martedì 2 giugno 2020

Mario Bergamo, il repubblicano mazziniano nazionalcomunista che combattè il fascismo, ma non riconobbe la Repubblica del 1946

Articolo di Luca Bagatin
del 19 marzo 2019 contenuto anche nel saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore"

Quella del repubblicano mazziniano trevigiano Mario Bergamo (1892 – 1963) è, per molti versi, una storia dimenticata. Volutamente o meno.
Vicino alle posizioni del Partito Repubblicano Italiano, fonderà, nel 1912, a Bologna – a soli venti anni – l'Alleanza Universitaria Repubblicana. A Bologna si laureerà in legge nel 1914 e, in seguito all'attentato di Sarajevo, diventerà ardente interventista, partecipando così, volontario, alla Prima Guerra Mondiale, così come molti suoi compagni di militanza.
Nel Partito Repubblicano Italiano fu capostipite della corrente denominata “Repubblica Sociale”, la quale mirava a recuperare l'ideale autogestionario e cooperativista di Giuseppe Mazzini.
Fervido sostenitore, anche negli organi di stampa, dell'impresa di Fiume di D'Annunzio e De Ambriis, oltre che del cooperativismo, nel 1919, fonderà, assieme all'allora repubblicano Pietro Nenni ed al fratello Guido e al socialista Arpinati, il Fascio di combattimento di Bologna, abbandonandolo poco dopo nel momento in cui le idee squadriste e violente di Mussolini presero il sopravvento. Egli stesso ricevette le percosse dei fascisti ed il suo studio fu più volte devastato.
Fu eletto, nel 1924, nelle file del Partito Repubblicano Italiano e, dalle colonne de “La Voce Repubblicana”, divenne uno dei più acerrimi oppositori al fascismo mussoliniano e propose la costituzione di un partito repubblicano-socialista, in grado di raccogliere le migliori forze antifasciste.
Nel 1926, accusato dell'attentato contro Mussolini, fu costretto a fuggire, assieme a Nenni, prima a Lugano e successivamente a Parigi, contribuendo alla costituzione della Concentrazione antifascista, ponendo ad ogni modo come primo obiettivo l'abolizione della monarchia e la nascita della Repubblica.
Nel 1928 propugnò l'idea di costituire una Internazionale Repubblicana e, in quell'anno, elaborò la sua teoria sul Nazionalcomunismo, che molti punti aveva in comune sia con l'esperienza d'annunziana di Fiume che con il Nazionalbolscevismo promosso dall'ex socialdemocratico tedesco Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel, i primi a combattere – in Germania – il nascente nazismo hitleriano e a subirne le persecuzioni.
Il Nazionalcomunismo, termine ideato dallo stesso Bergamo, non era altro che un recupero del repubblicanesimo mazziniano originario e degli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, fuso con il nascente Bolscevismo sovietico e gli ideali patriottici. Una fusione, in sostanza, fra il nazionale e l'internazionale, che avrebbe dovuto portare alla nascita di una Repubblica Sociale.
Non sappiamo se Bergamo – che sempre si definì un “socialista mazziniano” - abbia avuto rapporti, anche epistolari, con Niekisch o avesse attinto alle sue pubblicazioni (al giornale Widerstand ad esempio), ad ogni modo, anche il Nazionalbolscevismo, negli stessi anni, voleva fondere gli ideali comunisti con quelli nazionali e patriottici, in opposizione al capitalismo, al liberalismo, all'antisemitismo dei regimi totalitari nazifascisti, proponendo un radicale rinnovamento sociale di stampo repubblicano.
Negli Anni '30, Mario Bergamo, editò la rivista “I nuovissimi annunci”, ove elaborò e diffuse le sue teorie socio-politiche e, nel 1935, a Parigi, diede alle stampe “Un italiano ribelle” (Un italien révolté), raccolta di epistole a personalità europee nelle quali egli condannava la politica coloniale fascista in Etiopia e l'ipocrisia della Società delle Nazioni.
Sul finire degli Anni '30 aderirà alla Lega dei combattenti per la pace e, allorquando i nazisti occuperanno la Francia, sarà attivo nell'aiuto ad ebrei e antifascisti.
Mussolini, comunque affascinato dai suoi ideali, gli proporrà più volte di tornare in patria, ma Bergamo sempre rifiuterà. Così come rifiuterà di partecipare alla redazione della costituzione della Repubblica Sociale Italiana nel 1943. Il suo rifiuto del fascismo e l'opposizione allo stesso furono sempre totali e intransigenti.
Mario Bergamo, peraltro, si rifiuterà di tornare in Italia anche alla fine della guerra, ritenendo che la nuova Repubblica non avesse imparato nulla dalle tristi vicende del fascismo e non rispecchiasse affatto l'idea di Repubblica popolare e socialista propugnata da Mazzini e Garibaldi.
Diverrà, successivamente, consigliere legale dell'editore socialista e garibaldino Cino Del Duca, il quale pubblicherà, nel 1965, postumo, il saggio “Nazionalcomunismo”, che raccoglierà gli ideali socialisti e repubblicani del Bergamo.
Mario Bergamo morirà a Parigi nel maggio 1963. Figura dimenticata in Italia, specie dai mazziniani, merita di essere recuperata per la fedeltà al pensiero di Giuseppe Mazzini ed alla sua intransigenza.
L'Ideale Nazionalcomunista e Nazionalbolscevico, può essere per molti versi contiguo e finanche aver ispirato il Peronismo argentino, il Sandinismo del Nicaragua, il Socialismo arabo e quello cubano. Un ideale repubblicano e laico, che mette al primo posto l'autogestione e l'autogoverno dei lavoratori e dei cittadini. Decenni dopo la morte di Mario Bergamo e quella di Niekisch, in Russia – negli Anni '90 - lo scrittore Eduard Limonov, il chitarrista Egor Letov ed il filosofo Aleksandr Dugin fonderanno il Partito NazionalBolscevico (oggi fuorilegge e denominato “Altra Russia”, guidato dal solo Limonov), che diventerà il maggior sostenitore del ritorno al socialismo in Russia e si opporrà alle politiche oligarchiche e liberali di Eltsin e Putin.
Dugin, nel suo saggio “La Quarta Teoria Politica”, definisce il nazionalbolscevismo come un “nazionalismo di sinistra”, con aspetti spirituali e non materialisti ed egli individua nei nazionalisti di sinistra odierni in particolare i movimenti politici dell'America Latina del Socialismo del XXI secolo, ove peraltro i leader sono spesso persone di origine indigena (vedi Evo Morales, Presidente della Bolivia). Di ispirazione nazionalcomunista, anche l'attuale Partito Comunista della Federazione Russa guidato da Gennady Zjuganov, maggior oppositore, in Parlamento, al governo Putin.
Il nazionalbolscevismo o nazionalcomunismo, potremmo dire, è una forma di anti-autoritarismo e di anti-totalitarismo, volto a recuperare gli ideali del primo socialismo e del primo repubblicanesimo ottocentesco, in chiave moderna, opposta al liberalismo ed al capitalismo che tutto mettono in vendita.
 
Luca Bagatin

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