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mercoledì 23 settembre 2026

"La Confederazione vittoriosa". La Guerra Civile Americana secondo Michele Angelini. Articolo di Luca Bagatin

 

La Guerra Civile Americana (1861 – 1865) scoppiò per ragioni ben più complesse rispetto alla questione dello schiavismo e, a spiegarcelo, l'agile e interessante saggio di Michele Angelini, “La Confederazione vittoriosa”, edito da Mattioli 1885/Archivio Storia (https://mattioli1885.com).

Nel saggio, oltre a fornire ipotesi su un possibile esito alternativo del conflitto, è chiaramente spiegato come il conflitto fra gli Stati dell'Unione del Nord e quelli ribelli del Sud, affondasse su molteplici ragioni.

Gli Stati del Nord erano industrializzati e, per favorire il proprio settore produttivo, erano protezionisti, mentre quelli del Sud erano fondamentalmente agricoli, basavano la loro economia sulle esportazioni di cotone e, dunque, avevano un orientamento liberista.

Oltre a ciò, gli Stati del Sud che andranno nel 1861 a fondare, con il Presidente Jefferson Davis, la Confederazione, avevano una concezione arcaica, aristocratica e pre-capitalistica della società. Fondavano sì la loro economia sulla barbarica pratica dello schiavismo (gli schiavi, come spiegato nel saggio di Angelini, erano comunque venduti dai mercanti del Nord), ma allo stesso tempo avevano una concezione patriarcale degli schiavi e anelavano all'indipendenza da degli Stati Uniti d'America diventati centralisti, che lasciavano poca autonomia ai singoli Stati e che, nella loro visione borghese, vessavano l'economia e non concepivano l'anti-modernità delle popolazioni sudiste.

Tutti aspetti profondamente spiegati nel saggio in questione.

Un saggio che non è necessariamente apologetico della Confederazione, ma cerca di inquadrarla sotto il profilo storico puro, oltre le banalità prodotte da tanta cinematografia, che ha finito per elogiare i vincitori, gettando discredito sui perdenti.

Angelini analizza la Confederazione sotto vari punti di vista. Spiega gli errori commessi dai Generali nel corso di alcune battaglie. Spiega come l'economia sudista, fondata sull'agricoltura, l'abbia sì penalizzata, ma allo stesso tempo spiega anche come la guerra abbia favorito un settore manifatturiero, in particolare bellico, posto sotto il controllo pubblico.

Una Confederazione, dunque, liberista nelle esportazioni, ma orientata al pubblico in economia interna. Con poche tasse (il che però l'ha penalizzata, come spiegato dall'Autore) e con molta autonomia fra gli Stati che la componevano.

Un'autonomia e una ricerca dell'indipendenza dall'Unione che, per molti versi, l'ha fatta entrare nell'immaginario romantico di molti e che portò anche molte tribù Native a combattere nelle fila della Confederazione, spesso per uno stile di vita agrario simile e un senso di rivalsa nei confronti dei Nordisti.

Pochi sanno, peraltro, come spiega l'Autore, che la Confederazione, anche se tardivamente, permise agli schiavi di colore di servire nell'esercito confederato. Fu proprio l'aspetto tardivo di tale scelta a pesare, visto che, come spiega Angelini, se tale riforma fosse stata introdotta prima, molto probabilmente l'esercito confederato sarebbe stato più numeroso e, allo stesso tempo, se la Confederazione avesse abolito la schiavitù, avrebbe potuto ricevere il tanto agognato sostegno europeo.

Eh sì, perché i seguaci di Jefferson Davis confidavano proprio in Gran Bretagna e Francia, affinchè scendessero nell'agone bellico al loro fianco.

Queste due potenze, come spiegato nel saggio, infatti, si rifornivano del cotone degli Stati del Sud e, allo stesso tempo, salvo lo schiavismo, avevano una visione simile.

Come ben sappiamo, ad ogni modo, il tanto ricercato sostegno dall'Europa, non arrivò mai.

Le conseguenze della sconfitta della Confederazione?

Come spiega Angelini, innanzitutto l'impoverimento degli Stati del Sud, sfruttati dalla borghesia profittatrice del Nord; lo sfruttamento dei Nordisti, a scopi propagandistici, dell'abolizione della schiavitù dei neri, i quali ad ogni modo finiranno per essere o ghettizzati o sfruttati dai capitalisti del Nord nelle loro fabbriche; la radicalizzazione del razzismo in un Sud impoverito, con conseguente fondazione del Ku Klux Klan.

“La Confederazione vittoriosa” di Michele Angelini ci offre un punto di vista diverso sulla Guerra Civile Americana e ci costringe a riflettere e a rivalutare la Storia, così come sarebbe sempre giusto accadesse, per chi la ama e la vuole approfondire senza pregiudizi.

Un saggio che ci presenta, peraltro, un Abraham Lincoln molto meno “epico” di quello che viene tramandato dai film o dai fumetti. In realtà politicamente molto debole, sostenuto solo da una parte del Partito Repubblicano e molto meno convinto di Jefferson Davis e dei suoi “soldati grigi”, al punto che, se questi avessero ottenuto qualche vittoria in più, Angelini sostiene che Lincoln avrebbe potuto probabilmente perdere il secondo mandato presidenziale contro il Democratico Gen. McClellan, il quale avrebbe ben presto firmato la pace con la Confederazione.

La Storia, dunque, avrebbe preso una piega molto diversa.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com