giovedì 2 luglio 2020

Referendum costituzionale in Russia. Fra annunci anticipati e irregolarità, Putin viene incoronato "Re" a vita. Articolo di Luca Bagatin

I risultati sono stati annunciati prima che i seggi chiudessero – in un Paese che conta 11 fusi orari - e già questo dato è tutto dire. Oltre a ciò, sono emerse numerose irregolarità.
Ad ogni modo, il referendum costituzionale più lungo della storia – le cui votazioni sono durate dal 25 giugno scorso sino al 1 luglio – hanno incoronato – con il 78% dei SI (affluenza al 65%) - Vladimir Putin “Re” a vita. Ovvero sarà rieleggibile sino al 2036.
In realtà, il governo liberal capitalista russo, ha ben pensato di inserire questo aspetto in un pacchetto referendario comprendente ben 206 emendamenti di modifica alla Cosituzione entrata in vigore nel 1993.
Fra gli emendamenti costituzionali sicuramente anche aspetti sacrosanti, come la priorità dell'infanzia nell'ambito della politica statale, l'indicizzazione delle pensioni e il salario minimo...ma anche, ebbene sì, la possibilità di avere Putin monarca assoluto per parecchi anni !
Numerose, ad ogni modo, le segnalazioni di violazioni elettorali al movimento per la difesa dei diritti degli elettori “Golos”, fra cui il “voto coatto”, con pressioni da parte dei datori di lavoro sui lavoratori, affinché andassero a votare o votassero direttamente in azienda.
Oltre a ciò, il governo, aveva organizzato una sorta di “enalotto” affinché venissero distribuiti agli elettori certificati per poter vincere premi o ottenere sconti nei supermercati.
Come se non bastasse, un esperimento del giornalista del canale TV Dozhd Pavel Lobkov, ha dimostrato che era possibile addirittura votare due volte online e al seggio elettorale.
Di fronte a tutto ciò, dunque, a poco sono serviti i picchetti e le manifestazioni con cartelli e striscioni (con la scritta “Abbasso il Re !”) degli attivisti del partito nazionalbolscevico di Eduard Limonov, “Altra Russia”, peraltro arrestati senza motivazione (e subito dopo rilasciati), nei giorni scorsi, solo perché invitavano all'astensione e denunciavano l'illegittimità degli emendamenti.
E a poco sono serviti anche gli appelli del maggior partito di opposizione alla Duma, il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) di Gennady Zjuganov, il quale ha condotto la campagna per il NO.
Putin, nei giorni scorsi, aveva attaccato Zjuganov, affermando che i comunisti erano contrari alle modifiche costituzionali in quanto “i comunisti hanno sempre sostenuto la dittatura del proletariato”.
Da parte sua, Zjuganov, si è sempre opposto all'oligarchia in Russia, prima con Eltsin e oggi con Putin. Egli – in un comunicato apparso ieri nel sito del Partito - ha affermato che i comunisti avevano presentato 15 emendamenti alla Duma, che miravano a ripristinare lo stato sociale smantellato da Putin, a garantire una miglior assistenza sanitaria e un'istruzione gratuita per tutti.
Nessun emendamento comunista è stato purtuttavia accettato dal partito liberal capitalista di governo “Russia Unita”.
Nulla cambia, dunque, in Russia. Il regime liberal capitalista è ancora saldo al potere e, purtroppo, si è ulteriormente rafforzato.

Luca Bagatin

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