Visualizzazione post con etichetta alain soral. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta alain soral. Mostra tutti i post

domenica 9 ottobre 2016

Fra capitalismo, globalizzazione e democrazia: intervista-confronto fra Luca Bagatin ed il saggista Paolo Borgognone

Paolo Borgognone
Paolo Borgognone, classe 1981, astigiano, laureato in Scienze Storiche all'Università di Studi di Torino con il massimo dei voti, è ormai un saggista noto negli ambienti critici del fenomeno della globalizzazione e del capitalismo.
I suoi ultimi saggi, pubblicati d Zambon, sono: “La disinformazione e la formazione del consenso attraverso i media”; “Capire la Russia. Correnti politiche e dinamiche sociali nella Russia e nell'Ucraina postsovietiche” e “L'immagine sinistra della globalizzazione. Critica del radicalismo liberale”.
Trovo che Paolo sia un analista interessante dei processi geopolitici più recenti. Molte delle prospettive che egli ha analizzato sono concordanti con le mie, per quanto vi siano dei punti che ci dividono completamente.
Poiché, come ho sempre sostenuto, “è solo dal confronto che può nascere cultura”, ho deciso di proporre a Paolo un'intervista-confronto. E dunque di sottoporla ai lettori, anche vista la radicalità delle nostre posizioni, non sempre concordanti.
Luca Bagatin
In essa Paolo ed io ci confrontiamo su temi che spaziano dalla globalizzazione al capitalismo; dai concetti di destra e di sinistra; dal socialismo ai più recenti fenomeni di immigrazione; passando per la Massoneria, la spiritualità, la Russia e la democrazia.


Luca Bagatin: Qual è la tua formazione politico-culturale ? Come nasce la tua critica radicale alla globalizzazione ed al capitalismo assoluto ?
Paolo Borgognone: Sono un autodidatta. Non ho padroni. La mia formazione è stata dettata da criteri istintivi. Ho 35 anni, osservo il tipo antropologico “maschile” oggi di moda, ovvero lo sbruffone ipertatuato, buono soltanto a fare il “figo” con tutte le ragazze che gli capitano a tiro e ad atteggiarsi a “padrone del mondo” con i suoi omologhi “maschi” ma che poi, davanti al capufficio, si caga addosso e china la schiena. Allora dico a me stesso: devo fare qualsiasi cosa per essere assolutamente l’opposto rispetto a questa rappresentazione dell’“uomo” contemporaneo. La penso, politicamente, come Alain Soral, ossia faccio riferimento alla destra dei valori cavallereschi e alla sinistra del lavoro, dell’antimperialismo e della dignità. Ho militato in un’organizzazione giovanile di destra quando da adolescente ho cominciato a percepire che il conformismo era, ed è, direttamente proporzionale alle idee propugnate dalla sinistra e in un’organizzazione di sinistra quando vidi che a “destra” più che altro si pensava ai soldi da esibire quale passepartout per accedere alla considerazione femminile, alle discoteche e ai listini di borsa. Lasciai anche la sinistra all’inizio del 2014, nauseato dal settarismo e dallo snobismo che caratterizzano questa entità astratta. Dopodiché persi il conto di tutto e oggi sono un pensatore indipendente. I miei critici di sinistra mi insultano con epiteti tipo “fascista” e “rosso-bruno” e io rispondo loro con calma, affermando che i miei riferimenti intellettuali sono pensatori tutt’altro che fascisti, come Dragoš Kalajić, Aleksandr Dugin, Gennadij Zjuganov, Igor Šafarevič, Aleksandr Zinov’ev, Alain De Benoist, Costanzo Preve, Dominique Venner, Maurizio Blondet, Roberto Pecchioli, Jean-Claude Michéa e il citato Soral.

Luca Bagatin: Nessuno meglio di me può comprenderti, ti dirò. Anche io nasco autodidatta, oltre che di umili origini e, forse per questo, approdo giovanissimo alla sinistra pur non sentendomi affatto di sinistra, ma oltre le ideologie. Specie se totalitarie e totalizzanti. Molti dei tuoi riferimenti intellettuali sono anche miei, anche se non tutti. Di Alain Soral ho letto poco e non condivido tutto, purtuttavia è da molto tempo uno dei riferimenti del Partito dell'Amore fondato da Mauro Biuzzi, che ebbi modo di intervistare alcuni anni fa e che fu autore peraltro di un appello a sostegno dell'intellettuale francese (http://www.partitodellamore.it/attivita/alain_soral/comunicato_pda_or.pdf).
Mi riconosco personalmente in toto, invece, nelle prospettive lanciate da De Benoist e da Michéa. Oltre che delle teorie sulla decrescita economica proposte da Serge Latouche. Più che a Dugin – troppo vicino all'oligarca autoritario Putin per i miei gusti – preferisco invece Eduard Limonov, che tu nei tuoi saggi definisci un “anarchico di destra”, mentre io lo considero piuttosto un nazionalista moderato ed un bolscevico moderno, amante della libertà di espressione in tutte le sue forme.

Come definiresti il processo di globalizzazione ? Cosa rappresenta, a tuo giudizio, il capitalismo assoluto ?
Paolo Borgognone: Il capitalismo odierno è assoluto perché svincolato da tutti i limiti che l’ideologia borghese, un’ideologia radicalmente incompatibile con il mio modo di essere e di vedere le cose, gli aveva imposto, grosso modo tra il 1945 e il 1975, in ibrido connubio con le forze politiche e sindacali facenti capo al movimento dei lavoratori. Con il Sessantotto parte la retorica giovanilistica del “Vietato vietare”, uno degli slogan più infami che venivano incessantemente salmodiati all’epoca e tutto è cambiato…in peggio. Nella società di mercato odierna, che ha preso il posto della società dicotomica novecentesca, è davvero “Vietato vietare” e il risultato qual è ? La tecnica si è impadronita dei destini dell’umanità. Le nuove tecnologie orientano tutte le nostre scelte, il nostro modo di pensare, di agire, di rapportarci vicendevolmente. Credo che il film Videodrome di David Cronenberg abbia predetto questo sfacelo sin dal 1983. Anche La Mosca (1986), sempre di Cronenberg, ha perfettamente colto il meccanismo di ibridazione, di unificazione tra uomo e nuovi apparati tecnologici deumanizzanti. Naturalmente, alla fine, l’universo virtuale delle nuove tecnologie digitali s’impadronisce dell’uomo, lo trasforma e sfigura, lo assimila e poi lo sputa ormai consunto. E’ il nichilismo caratteristico di un mondo a trazione univocamente scientista e tecnocratica.

Luca Bagatin: Il problema ritengo, personalmente almeno, non sia tanto il “vietato vietare”. Nessuno direi, si dovrebbe arrogare il diritto di dire agli altri che cosa devono o non devono fare. In questo senso, anzi, ritengo che sia un vero scandalo il fatto che uno Stato – solo nominalmente democratico – si arroghi, attraverso le sue leggi, il diritto di decidere se una persona debba morire (attraverso la pena di morte) oppure non morire (se l'individuo stesso lo chiede).
Penso che la vita appartenga a ciascuno ed in questo senso ciascuno abbia il diritto di disporne come meglio crede.
In questo senso il capitalismo trovo faccia semplicemente concorrenza allo statalismo: impone delle sue regole, che sono regole slegate dalle necessità delle persone.

Nel tuo ultimo saggio “L'immagine sinistra della globalizzazione”, rilevi come le “leggi del mercato” si siano sostituite ai valori patriottici ed al concetto di sovranità dei popoli e degli Stati. Puoi spiegarci meglio questo concetto ?
Paolo Borgognone: Il mercato, nell’Occidente paranoico contemporaneo, è principalmente un mercato di prodotti finanziari da speculazione, di gadget tecnologici d’avanguardia e di consumo e desiderio sessuale a basso costo. E’ ovvio che se il mercato è egemonizzato da queste offerte, frutto di una domanda sempre crescente di denaro, smartphone, divertimento e sesso facile e a ogni costo, allora ogni spazio per qualsivoglia riferimento all’etica, alla morale e alla virtù si restringe inevitabilmente. Il mercato oggi non considera l’amor patrio, i legami comunitari e la cultura come veicolo di ribellione anticapitalistica prodotti “spendibili”. Il mercato, che è soprattutto mercato di immagini estrapolate con i nuovi strumenti di comunicazione universale, promuove e invoglia la riproduzione seriale di vicende obiettivamente desolanti sul tipo di quella che ha visto protagonista la sventurata ragazza di nome Tiziana Cantone nel mese di settembre di quest’anno. Questo perché la società del capitale divora i suoi figli, li manipola, fa credere loro di essere in grado di controllare i meccanismi perversi della comunicazione globale e a costo ridotto. Naturalmente è vero il contrario, ossia è la comunicazione globale a controllare i suoi prodotti umani. E poi “succedono” le tragedie. Ma anche tragedie come quella occorsa alla povera Tiziana Cantone sono il frutto della perdita irreversibile delle identità, dei valori comunitari, di pietas religiosa ecc. A un “pensiero unico” debole e mercificato, corrispondono persone deboli e mercificate.

Luca Bagatin: Per molti versi sono d'accordo, anche se personalmente sul caso Tiziana Cantone preferisco sospendere il giudizio, non conoscendo a fondo la vicenda e non essendo in grado di fornire un'opinione lapidaria e univoca. Personalmente direi che la mercificazione delle menti e dei corpi ha annichilito per molti versi l'erotismo dei tempi antichi, l'eros decantato e sperimentato sia da Giacomo Casanova che da Giuseppe Garibaldi e da Gabriele D'Annunzio e inveratosi, per molti versi, nella libera e libertaria Repubblica di Fiume.
Un erotismo che guarda sempre e comunque all'amore ed ai sentimenti e non al freddo materialismo, alla fredda tecnica del piacere che, nei fatti, si manifesta nelle più varie forme di masturbazione mentale o fisica, di dipendenza patologica dagli oggetti (vedi i già citati smartphone) o dai beni di uso, abuso e consumo (alcool, cibo, droghe, le stesse tecnologie, il sesso compulsivo...).

Nel tuo saggio la tesi di fondo è che il fenomeno globalista e capitalista sia stato cavalcato e favorito dalla sinistra politica ed istituzionale. Puoi riassumerci brevemente questa tua tesi, ampiamente articolata nel saggio stesso ?
Paolo Borgognone: Ma sì, la capii a 13 anni questa cosa, quando ad Asti, la mia città, vidi dei giovani di Rifondazione (era la campagna elettorale del 1994) inalberare una serie di slogan dietro l’altro tutti estremamente compatibili con l’ideologia del mercato globale di mode e “culture” e del consumo libero uscita vincitrice dai tumulti del “fatidico 1989”. Bertinotti ha sdoganato, a sinistra, lo shopping e i “salotti” e s’incazzava quando gli facevano ascoltare l’inno sovietico (la musica più bella del mondo, che Putin ha giustamente reintrodotto come inno russo a partire dal dicembre 2000); Paolo Ferrero, uno dei successori di Bertinotti, parla continuamente di matrimonio gay (oh, a questo punto, vorrei precisare: gay e omosessuale non sono la stessa cosa, l’omosessuale è sempre esistito e a questo tipo antropologico va il mio riconoscimento, mentre il gay è l’involuzione postmoderna, adattata alla società dei consumi e dello spettacolo, dell’omosessuale); Vladimir Luxuria ha vinto l’Isola Dei Famosi dopo essere stato parlamentare di Rifondazione e persino Maria De Filippi disse di votare, quando questo partito esisteva ancora, per il Prc. Devo fornire altre prove per dimostrare la correità tra sinistra politica e globalizzazione liberale, anzi il ruolo della sinistra come vettore di costruzione, legittimazione e accelerazione di detti processi ? No perché ne avrei altre centinaia ma l’intervista diventerebbe a questo punto eccessivamente lunga e noiosa.

Luca Bagatin: Anche tu, dunque, come saggisti del calibro di Alain De Benoist e Jean-Claude Michéa, ritieni che ci sia una differenza abissale fra il concetto di “socialismo” e quello di “sinistra” ?
Paolo Borgognone: Assolutamente sì e infatti credo che l’appellativo di “intellettuale di sinistra” oggi sia il peggior insulto che mi si possa rivolgere. Anche “intellettuale di destra” è tutt’altro che un complimento. Queste categorie politiche sono infatti state frollate, con tutto il resto, classi sociali comprese, nel tritacarne contemporaneo dell’Occidente mercantilizzato e integralmente anarco-capitalistico. Sono convinto che la dicotomia sinistra/destra sussista ancora in varie aree del mondo, come l’America Latina. Evo Morales, infatti, è certamente un uomo di sinistra e io sto dalla sua parte, come da quella di Maduro, di Ortega, Correa e Castro. E Kirchner, anzi, Kirchner più di tutti, essendo una parte della mia famiglia di origini argentine e avendo ereditato una spiccata simpatia per il peronismo di sinistra. Ma in Europa no, non mi si raccontino stronzate. In Europa, soprattutto in Francia, in Ungheria e anche in Italia, la dicotomia sinistra/destra è tramontata e anzi, oggi, la destra, o meglio, una certa destra (spirituale, identitaria, tradizionale) è assai più antiglobalista della sinistra.

Luca Bagatin: Una cosa che non ho condiviso nei tuoi scritti è l'identificazione della “massoneria” o della cultura “massonica” come foriera di capitalismo e/o di liberalismo. Invero la Massoneria non si è mai occupata di politica direttamente e, quando alcuni suoi esponenti lo hanno fatto (ciò è accaduto nei Paesi di cultura latina e latinoamericana, come ho avuto modo di scrivere in questo mio articolo: http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/06/la-massoneria-dellamerica-latina-e-dei_45.html), essi sono stati avversi all'oligarchia ed ad una visione capitalistico-egoistica della società. Pensiamo a Proudhon, Bakunin, Garibaldi, Pierre Leroux, Bolivar, Louise Michel e persino Hugo Chavez, i quali erano, oltre che socialisti, anche massoni dichiarati ed hanno contribuito a diffondere le loro idee di emancipazione sociale anche e proprio in quanto tali. Non pensi che una certa vulgata mediatica e complottistica (pensiamo anche a trasmissioni mainstream quali “Mistero”) abbia contribuito – così come ho avuto più modo di rilevare – a diffondere una immagine distorta della Massoneria ?
Paolo Borgognone: Non ho alcuna simpatia per la massoneria e sono un critico feroce della vulgata storiografica cosiddetta “risorgimentale”. Se in America Latina Chavez fu massone, affari suoi. Io sto con lui, e ne onoro la figura, perché ha osato sfidare gli yankee e ha ridato la dignità e la sovranità a un popolo coloniale. Chavez era un vero socialista, al di là degli errori che tutti, ma proprio tutti, possono commettere.

Luca Bagatin: E' ovvio che l'iniziazione massonica è un fatto personale e che ciascuno ha le sue simpatie o antipatie. Un altro fatto purtuttavia è anche che nei Paesi latini – ed in particolare dell'America Latina - la gran parte dei massoni e degli eroi e delle eroine (vedi la nostra Anita Garibaldi) risorgimentali ha contribuito ad emancipare i popoli oppressi a rischio stesso della vita. Spesso nel segno del socialismo, i cui simboli peraltro sono mutuati dalla simbologia massonica medesima. Lo stesso Presidente argentino Juan Domingo Peron negli ultimi anni della sua vita, fu iniziato alla Massoneria, per non parlare di Che Guevara e della gran parte dei rivoluzionari cubani. Essendo una forma di spiritualità laica, ma al contempo intrisa di cristianesimo gnostico, la Massoneria, pur non occupandosi di politica, ha purtuttavia animato gli spiriti liberi, specie laddove il cristianesimo ufficiale e istituzionale li aveva spenti.

Capitalismo, globalizzazione, immigrazione e cosmopolitismo (con relativa “fuga di cervelli”). Pensi che ci sia una stretta correlazione fra questi aspetti ? Se sì, quale ?
Paolo Borgognone: Mi sono occupato perlopiù dei fenomeni migratori legati ai ceti ricchi, benestanti, europei, soddisfatti ma non ancora sazi dai processi di globalizzazione: la Generazione Erasmus, per dirlo in breve. Sì, questi sarebbero i “nuovi europei”. E vogliono viaggiare, divertirsi, acquistare, fare turismo senza capire né conoscere una mazza della storia dei Paesi che visitano (l’importante, d’altronde, sono i locali trendy e l’abbondanza di “Movida” e le discoteche, che io sappia, sono uguali a Milano come a Ibiza o a Dubai), desiderando tutto ciò che può essere in qualche modo fagocitato e assimilato. E’ una gioventù onnivora, molto inibita (altrimenti non si spiegherebbe il ricorso massivo dei giovani maschi adulti d’oggi alla prostituzione per sfogare i propri istinti e la contestuale incapacità di questi “uomini” di spiccicar parola davanti a una donna per cui provano interesse o attrazione) e subalterna. Una generazione infertile, impotente. Una generazione che, per fortuna, si riproduce con il contagocce e che dunque si estinguerà presto. Ciò mi consola. Sull’immigrazione di massa dai Paesi cosiddetti extracomunitari si è occupato, con estrema accuratezza, il giornalista Adriano Scianca nel suo ultimo libro, “L’identità sacra” (AGA Editrice) e rimando a questa lettura chi voglia saperne di più sul tema.

Luca Bagatin: Nel tuo saggio dimostri come il Partito Comunista Italiano sia stato, in assoluto, il partito che più di altri in Italia si è progressivamente avvicinato al capitalismo assoluto, alla tecnocrazia e all'atlantismo. Puoi parlarcene ? Pensi che l'attuale Partito Democratico renziano non sia altro che una diretta conseguenza di questo processo ?
Paolo Borgognone: Sì, il renzismo è un prodotto pubblicitario, un detersivo che poi, quando lo provi, nemmeno smacchia e anzi imbratta ancor più del ragù, della merda o dell’inchiostro. Una “sòla”, per dirla in romanesco. Renzi e i suoi ministri-teenager stanno in piedi perché godono dell’appoggio di una lista di supporter ricchi, potenti, influenti e stranieri che occuperebbe, se elencata a dovere, almeno 6.000 pagine di un libro a formato gigante. Per cui… Ma Renzi piace, in definitiva, perché è proprio come gli italiani, è il premier degli italiani. Agli italiani è sempre piaciuto lustrare le scarpe agli americani o ai potenti di turno, strisciare davanti al padroncino al motto di “Franza o Spagna purché se magna !”, cercare di fottere il simile e schiacciare il più debole. Gli italiani hanno grandi individualità ma sono un collettivo volutamente debole, privo di coesione sociale. Per questo all’Italia serve un sistema autoritario, come quello della Corea del Sud degli anni Sessanta-Ottanta in politica interna, orientato in senso filo-russo in politica estera e piuttosto dirigista in politica economica. Un regime che imponga agli italiani i valori funzionali a rendere la società più coesa, ossia il patriottismo, la passione per il lavoro fatto bene, il senso dello Stato, della famiglia e della giustizia, l’empatia, la lealtà e l’onore. Ovviamente, essendo l’Italia piena di quegli italiani così ben descritti e rappresentati dai personaggi cinematografici interpretati da Alberto Sordi e non di coreani, di giapponesi anteguerra e di prussiani in stile Federico il Grande, non vedo una classe dirigente capace di smantellare l’attuale sistema di sudditanza collettiva generalizzata e orgogliosamente ostentata caratterizzante i nostri connazionali (i cosiddetti “Italians”).

Luca Bagatin: Beh, in realtà c'è una grande differenza storica, oltre che culturale e ideologica fra i coreani, i giapponesi anteguerra, i russi alla Putin e i prussiani alla Federico il Grande. Quest'ultimo ha tutta la mia ammirazione, ti dirò, essendo stato il personaggio storico che amai di più e che iniziai a studiare quando avevo quattordici anni (assieme alla figura di Casanova e successivamente di Garibaldi). Ma nota bene: fu un filosofo illuminato, amico di Voltaire ed al contempo fu uno spiritualista e teosofo, legato all'ordine massonico della Rosa Croce d'Oro. Un po' diverso rispetto ai tecnocratici giapponesi o alla Cina capital-comunista o a Putin, il quale personalmente non lo vedo affatto diverso rispetto ai vari Bush, Clinton o Obama, ma unito a costoro nella lotta per il trionfo del capitale e del controllo delle menti e dei corpi dei popoli.
Uno spirito illuminato alla Federico il Grande già sarebbe molto, direi. Ma senza una coscienza spirituale e gnostica alla base, la vedo assai dura ti dirò.

Nei tuoi saggi sei sempre stato molto critico nei confronti delle cosiddette “primavere arabe” e delle varie guerre del Golfo che, nei fatti, hanno defenestrato governi laici e spesso socialisti (come quello del Rais Mu'Ammar Gheddafi), favorendo l'avvento di Daesh e del fondamentalismo islamico. Come giudichi il fatto che, a livello mediatico, di questo non si parli mai e che leader quali Sarkozy e Blair, per non parlare di Bush, non siano mai stati incriminati per crimini contro l'umanità per le illegittime invasioni compiute ai danni di popoli e di Paesi sovrani ?

Paolo Borgognone: Con una frase soltanto: fintantoché i grandi quotidiani borghesi italiani continueranno a scrivere che i palestinesi “rapiscono” israeliani e gli israeliani “catturano” o “arrestano” palestinesi non vi sarà alcuna informazione corretta né credibile su Medioriente e dintorni. Per fortuna, le persone più consapevoli tendono sempre a cercare canali d’informazione alternativi a quelli forniti dal mainstream. Per esempio, sulle questioni mediorientali, reputo il sito del giornalista Maurizio Blondet una delle più preziose fonti d’informazione presenti in Italia, così come considero i libri scritti, tradotti e prefati da Diego Siragusa (“Il terrorismo impunito”, “Vivere con la spada”, “Sionismo” e Il vero nemico degli ebrei”, tutti editi da Zambon) strumenti di ricerca e di analisi storiografica fondamentali capire motivazioni, dinamiche e strategie all’origine dell’imperialismo di Israele in Mediorente.

Luca Bagatin: Che cosa ne pensi delle aperture obamiane nei confronti di Cuba ? L'isola dei Caraibi rischierà di perdere tutte le conquiste sociali ottenute in tutti questi anni di Rivoluzione castrista ?
Paolo Borgognone: Penso che la carota certe volte possa essere più efficace del bastone per ottenere i risultati che, dal 1959, gli Usa si prefiggono nei confronti di Cuba. Gli yankee l’hanno capito e agiscono di conseguenza. Le profferte di beni di consumo generalizzati e soldi facili e per tutti su vasta scala sono le nuove armi del colonialismo. Ricordo Eltsin strillare, nel 1991, che i russi sarebbero divenuti, sotto la sua presidenza e senza più il comunismo storico novecentesco tra i piedi, tutti ricchi e tutti molto più “americani” nei consumi. Quattro anni dopo l’aspettativa di vita media in Russia era crollata a 55 anni (era 67 nel 1990), le pensioni non venivano più pagate, l’inflazione era alle stelle e un pugno di mafiosi s’era impadronito di tutte le ricchezze nazionali. Eltsin aveva promesso ai russi che avrebbe portato loro l’America in casa e così fu, in un certo qual senso. Il capitalismo americano colonizzò la Russia e la situazione economica e sociale interna al Paese nel 1943 era paragonabile, per molti aspetti, allo stato di miseria e di devastazione che l’Urss patì durante il periodo dell’invasione nazista. Ricordo che nel 1991 i cittadini russi (non sovietici nel loro complesso, sto parlando degli abitanti dell’allora Rsfsr) erano complessivamente 148 milioni. Nel 1999 erano scesi a 143 milioni. Il drastico calo demografico fu diretta conseguenza degli effetti dell’imposizione del capitalismo americano a un popolo ormai ridotto allo stato semi-coloniale.

Luca Bagatin: Filosofi quali Alain De Benoist e Jean-Claude Michéa, oltre che fra l'altro il sottoscritto, auspicano un modello di sviluppo fondato sulla democrazia autentica, autogestionaria e diretta. Un sistema che richiama per molti versi al socialismo delle origini di Pierre Leroux. Quale modello di sviluppo ci attende a tuo parere ?
Paolo Borgognone: Attualmente agli “Italians” non farei autogestire nemmeno uno scantinato vuoto o il cesso di un bar di estrema periferia. Io sono per una democrazia organica, dove l’individuo sia parte integrante di un tutto, dove il ciclo delle stagioni determini l’organizzazione e la riproduzione della società. Una democrazia scrupolosamente rispettosa delle tradizioni religiose dei popoli costituenti. Mi rendo conto che tutto ciò è assolutamente impensabile tenendo presenti le peculiarità relative al carattere nazionale degli italiani. In maniera volutamente provocatoria affermo che agli italiani, o meglio, agli attuali “Italians”, serve un regime autoritario in stile Idi Amin Dada, ma molto più militarizzato. Un regime che li faccia lavorare (soprattutto i giovani, i teenager) per il bene della patria 18 ore al giorno (con un richiamo notturno di 4 ore, coatto e non retribuito), per 250 euro (lordi) al mese, dai 14 ai 102 anni. Soltanto così si potrà tenere gli “Italians” lontani da Facebook, Tinder, Internet e dai social network più in generale nonché dal dating, dalle fiction, dal gossip e da tutti gli agenti mediatici di costruzione del consenso di massa nei confronti della società di mercato. Soltanto riducendo al silenzio, all’impotenza e alla schiavitù sul modello propinato agli ebrei dal regime babilonese di Nabucodonosor II la generazione cui, mio malgrado, appartengo, si potrà sperare di “salvare” la generazione successiva dall’abisso di stupidità, di conformismo, di subalternità, di incomunicabilità e di apatia in cui ci siamo, in larga parte volontariamente, precipitati noi trenta-quarantenni odierni, ossia una Generazione Y che merita niente (altro che “welfare” e “diritti civili”…).

Luca Bagatin: Personalmente penso che ciascun popolo abbia le sue peculiarità ed all'interno dello stesso popolo vi siano altrettante peculiarità. Che vanno comunque rispettate. In questo senso mi sento di dissentire completamente da te e ritengo che, se un popolo vuole essere l'artefice del suo stesso destino, ovvero voglia essere un popolo davvero consapevole, debba per forza di cose imparare ad autogestirsi e ad autogovernarsi, ritenendo peraltro ciò l'unica forma naturale e democratica di organizzazione possibile.
Credo che, agli italiani come ai francesi, ai tedeschi, ai russi, ai cinesi, agli statunitensi e così via, occorra – in questo senso - formazione in luogo dell'informazione. Oggi l'informazione è massiccia e contribuisce unicamente a generare confusione, insicurezza, instabilità, inutili ansie e inutili smanie di sapere fatti tutto sommato marginali (come ad esempio i fatti di cronaca nera o il gossip).
La formazione, diversamente, permette alle persone di ragionare e di comprendere da dove provengono e dove possono avere la possibilità di andare. La formazione è conoscenza, gnosi nell'accezione originaria del termine. Manca, in credo, una scuola formativa, come ai tempi dell'Antica Grecia, per citare un esempio.
Perché anche se imponi un fantomatico autoritarismo non è affatto detto che il leader autoritario sia una persona sensata o competente. La Storia ha già prodotto, direi, abbastanza folli che si sono messi a capo delle nazioni. E l'autoritarismo si è rivelato comunque, direi, il peggiore dei regimi possibili. E' forse l'ora che i cittadini si mettano a capo delle nazioni. Ovvero nessuno comandi più, ma tutti inizino a vivere in comunione fraterna.
E ciò è possibile, io credo, solo scavando nella profondità del proprio e dell'altrui essere. Comprendendo che l'unica tecnologia utile all'umanità è il potenziale interiore (che potremmo riassumere in tre concetti: anima, mente, cuore), che è poi l'unica cosa che tutte le correnti spirituali hanno cercato di comunicare all'essere umano, il quale, spesso, per bramosia di potere, le ha volutamente fraintese, istituzionalizzandole in religioni, con le conseguenti guerre fratricide.
L'America Latina del Socialismo del XXI secolo – alternativa umanitaria tanto al socialismo reale quanto al capitalismo - per molti versi, si è ispirata ad un modello autogesionario e libertario dell'esistente. Leader come Chavez, Morales, i Kirchner, Correa e José “Pepe” Mujica hanno saputo porre al centro l'essere umano ed i suoi sentimenti. In questo senso i continui richiami di Chavez all'amore – anche attraverso l'uso simbolico del cuore – vanno visti, ritengo, in quest'ottica.
Quanto al lavoro, come ricordò Alain De Benoist in una intervista nel 2002, trovo sia ormai diventata una ideologia da superare. Egli disse infatti testualmente: “Tutta un'educazione ci ha abituati a pensare che lavorare sia al contempo normale e morale. Ora si tratta di disfarsi di questa educazione per sostituire a poco a poco, nella misura del possibile, il lovoro con l'attività liberamente scelta. La società attuale continua a fare l'apologia del lavoro mentre la sua evoluzione rende il lavoro sempre meno necessario. A partire dal momento in cui un numero crescente di bisogni possono essere soddisfatti con una quantità di lavoro sempre più debole, debbono essere tratte indispensabili lezioni”.
Lavoro, salario, alienazione, ideologia, politica, economia: tutti concetti che, nel corso dei secoli, hanno schiavizzato l'essere umano rendendolo sempre meno consapevole del proprio potenziale. E' in questo senso che ideai il pensatoio “Amore e Libertà” nel 2013: una prospettiva autogestionaria per superare tutto ciò. Puntando al cuore: all'esteremo centro dell'essere umano.

Ringrazio dunque Paolo Borgognone per il confronto che abbiamo avuto e che potrebbe essere il primo di una serie di futuri confronti.

Luca Bagatin

venerdì 9 settembre 2016

"Franciavanguardia": una rivoluzione culturale sociale e nazionale. Articolo di Luca Bagatin

La Francia è da sempre un'avanguardia intellettuale e culturale, fucina di tradizione e trasgressione, di spiritualità (vedi le numerose comunità Catare e non solo) e di laicità.
La Francia è la culla dell'Illuminismo nelle sue più varie declinazioni (da quello di Rousseau a quello di Voltaire), della Rivoluzione francese del 1789 sino a quella proletaria della Comune di Parigi del 1871.
E' così che nasce un testo insolito, “Franciavanguardia”, del giovane gionalista Sebastiano Caputo, edito dalle Edizioni Circolo Proudhon, che è un insieme di analisi e soprattutto di interviste ad intellettuali e studiosi dell' “altra-Francia”, ovvero quella che si contrappone al “pensiero unico” borghese e progressista. La Francia che riscopre il socialismo delle origini – quello di Pierre Leroux, Proudhon e Sorel – che non è mai stato di sinistra né di destra, che si è da sempre contrapposto al capitalismo, al progressismo ed alla crescita economica illimitata.
“Franciavanguardia”, che è appunto, come suggerito dal sottotitolo, la “cronaca di una rivoluzione culturale”, è poi l'analisi di come oggi in Francia sia piuttosto il Front National di Marine Le Pen a raccogliere i consensi dei ceti proletari e meno abbienti, rispetto alle élite di destra e sinistra di Sarkozy ed Hollande, le quali hanno venduto al capitale ed alla finanza internazionale gli ideali rispettivamente di De Gaulle e del socialismo autentico.
“Franciavanguardia” è, se vogliamo, l'elogio delle analisi di Rousseau, il primo ad individuare le derive della società individualista, egoista, borghese e liberale e la critica alle rispettive élite, compresa quella sionista. Qui l'unico appunto che mi sento di fare al giovane Caputo è l'aver inserito fra queste élite – per quanto en passant – quella “massonica”. Mi sento infatti, da studioso di Massoneria di dissentire, in quanto la Massoneria – e quella francese non fa eccazione, anzi ! - oltre a non essere una élite, raccoglie da sempre personalità diversissime fra loro. Non è una scuola di razionalità (per quanto in Francia vi sia stata qualche deriva in tal senso), bensì di spiritualità ed al suo interno convivono spiriti e ideali diversissimi, uniti unicamente dalla ricerca interiore e filosofica. Si pensi infatti che lo stesso Rousseau fu massone, così come l'ideatore del termine “socialismo” Pierre Leroux e così i rivoluzionari Pierre-Joseph Proudon e Michail Bakunin (allo scopo di propagandare i propri ideali anarchici all'interno delle Logge), oltre che la paladina della Comune di Parigi Louise Michel, tanto per citarne sono alcuni. In questo senso nel testo, a parer mio, avrebbe potuto essere trattato diffusamente questo tema, ovvero come la Massoneria francese, di matrice Liberale (ovvero non Tradizionale ed anglosassone), abbia influenzato l'azione ed il pensiero dei rivoluzionari e dei socialisti francesi e latini di ispirazione anarchica sia in Francia che in Italia, oltre che in America Latina (si veda in proposito il mio articolo: http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/06/la-massoneria-dellamerica-latina-e-dei_45.html).
In “Franciavanguardia” è dunque trattato, grazie ai dotti interventi dei filosofi Jean-Claude Michéa ed Alain De Benoist, il tema del socialismo, che mai fu un concetto di sinistra o di destra (Marx e Proudhon, oltre che gli altri teorici del socialismo mai usarono il termine “sinistra” per indentificarsi e giammai proposero una fantomatica formula dell'”unità delle sinistre” tanto abusata in quest'epoca globalista). Il socialismo, infatti, rappresentò sempre ed unicamente i ceti popolari, contadini ed operai i quali solo durante il periodo dell'”affaire Dreyfus” - temendo un colpo di Stato di matrice monarchica ed aristocratica – scesero a compromessi con la sinistra parlamentare, borghese, bottegaia, colonialista e progressista.
Pierre Leroux
Questo fu il più grande errore del socialismo, come ricorda Michéa, in quanto il più grande nemico del socialismo fu proprio la sinistra parlamentare, che, nel corso degli anni, tradirà ogni istanza sociale, comunitaria ed operaista per garantire unicamente quelle élite liberali, borghesi e progressiste che saranno poi all'origine dell'attuale capitalismo assoluto, ovvero quelle che garantiranno precariato sociale, disoccupazione endemica, immigrazionismo, sradicamento dei popoli e neo-colonialismo, oltre che nuovi “scontri di civiltà”, fomentati dagli Stati Uniti d'America e dalle loro lobby economico-politico-geopolitiche.
Alain De Benoist ricorda in particolare come la Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO), nel 1905, fosse guidata dalla corrente socialista rivoluzionaria ed avesse ancora un programma anticapitalista, aspetto che sarà destinata a perdere nel corso dei decenni a causa del compromesso con le varie correnti della sinistra parlamentare che daranno vita all'attuale Partito Socialista, rappresentante massimo della borghesia capitalista con le sue Loi Travail e la sua difesa strenua dei ceti medio alti a discapito di quelli medio bassi e degli abitanti delle banlieue.
“Franciavanguardia”, dunque, ci parla, nell'introduzione, dell'esperienza del “Cercle Proudhon”, fondato nel 1912 dai deiscepoli del socialista Georges Sorel, ovvero Georges Valois ed Edouard Berth, i quali si proponevano un superamento della destra e della sinistra fondendo valori nazionali con istanze socialiste, riprendendo così la tradizione anarco-socialista di Proudhon di critica nei confronti del liberalismo, dei cosiddetti “valori borghesi” e del parlamentarismo. Esperienza purtroppo destinata ad esaurirsi a causa della Grande Guerra.
“Franciavanguardia” è il saggio che lega a questa tradizione sociale e nazionale anche all'esperienza del Generale Charles De Gaulle, il quale, pur stimato a destra ed a sinistra, non si riconosceva in nessuno di questi due filoni (ricordiamo che in Italia De Gaulle fu ispirazione politica per due medaglie d'oro della Resistenza, il liberale Edgardo Sogno ed il repubblicano Randolfo Pacciardi). De Gaulle è infatti ricordato come il presidente che rimpatriò le riserve auree; condannò le politiche israeliane in Palestina e quelle statunitensi in Vietnam; provocò l'uscita della Francia dalla NATO preservando così l'indipendenza militare della nazione; consolidò il sistema del welfare e si oppose all'ingresso dell'Inghilterra nella comunità europea.
A tradire tale patriomonio, sia gollista che socialista originario, furono appunto i vari partiti di destra e di sinistra, attraverso politiche ultra liberali di privatizzazione industriale, deregolamentazione finanziaria e di subordinazione al dollaro statunitense. Non a caso il Generale De Gaulle ebbe a dire, prima di morire: “Odio i socialisti perché non sono socialisti, mentre odio i miei perché amano troppo il denaro”.
Inutile dire che fu profetico rispetto ai minus habens politici di oggi Sarkozy ed Hollande, ovvero sedicenti “repubblicani” e sedicenti “socialisti” che hanno saputo alla perfezione distruggere un Paese ed un popolo dalle grandissime potenzialità sociali, intellettuali ed artistiche, consegnandolo all'insicurezza, alla precarietà ed in balìa del terrorismo.
Il saggio di Caputo “Franciavanguardia” è questo e lo è attraverso le parole degli intellettuali controcorrente francesi di oggi quali Alain Soral e Dieudonné, non a caso stigmatizzati dai media, fondatori dell'associazione metapolitica “Egalité & Réconciliation” - il cui slogan è “destra dei valori e sinistra del lavoro” - che si propone di lottare contro il mondialismo e superare lo scontro di civiltà, dialogando con il mondo musulmano valorizzando le identità nazionali di tutti e riconciliando il proletariato con la classe media. Da notare che Alain Soral è un ex militante del Partito Comunista Francese e lo è stato per sette anni, prima di approdare al Front National e poi abbandonarlo per fondare la sua associazione. In Italia, peraltro, il fondatore del Partito dell'Amore Mauro Biuzzi, ha denunciato pubblicamente – nell'isolamento generale – il tentativo di discriminazione nei confronti delle idee di Alain Soral (http://www.partitodellamore.it/attivita/alain_soral/comunicato_pda_or.pdf).
Intellettuale di spicco intervistato da Sebastiano Caputo nel suo saggio è il già citato filosofo orwelliano Jean-Claude Michéa. Anch'egli ex comunista di provata fede, da tempo è impegnato nell'opera di denuncia della sinistra venduta al capitalismo (si vedano i miei articoli in merito: http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/il-socialismo-non-e-di-sinistra-parola.html – http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/il-vicolo-cieco-delleconomia-articolo.html).
Jean-Claude Michéa
Michéa, come De Benoist, anch'egli intervistato nell'ambito di “Franciavanguardia”, si rifà molto alla teoria del dono dell'antropologo socialista Marcel Mauss e ritiene, pertanto, che si siano perduti valori fondamentali quali la lealtà, il senso di aiuto reciproco e la benevolenza, che sono alla base di una società degna di questo nome al fine di combattere l'ideologia utilitarista della crescita illimitata fondata sui più bassi istinti egoistici ed individualisti.
Dello stesso avviso il saggista Alain De Benoist, il quale risulta essere letto più in Italia che in Francia, e che rifugge dall'idea di essere definito “di destra”, bensì preferisce dire di essere “un uomo di destra di sinistra e un uomo di sinistra di destra”, che ritiene ad esempio che il Front National di Marine Le Pen abbia saputo attrarre il voto popolare ed operaio attraverso il recupero di alcuni ideali socialisti e gaullisti originari, ma ad ogni modo rimane in disaccordo con diverse idee di fondo di tale partito che, ci tiene a dire, in Italia non è affatto rappresentato da persone come la Meloni e Salvini, ma, forse e solo in minimissima parte, dal Movimento Cinque Stelle.
Il piglio trasgressivo di Sebastiano Caputo si spinge financo ad intervistare per il suo saggio Jean Marie Le Pen, considetato nientemeno che il “demonio della Repubblica” francese, ma è davvero così ? Oppure si tratta piuttosto di un leader identitario che sì, eccessi a parte, si è posto quale spina nel fianco del duopolio destra-sinistra e per questo demonizzato ben oltre il dovuto ?
Alain De Benoist
Dalla caduta del Muro di Berlino il Front National lepenista ha saputo spostare il discorso dall'esclusiva lotta all'immigrazione ad aspetti più economici e sociali e lottando contro la perversità del libero mercato, rispettando comunque le minoranze e diventando così un partito maggioritario e di riferimento di quell'elettorato che, in passato, votava per il partito comunista e socialista.
Interessante anche l'intervista all'ecologista Lautent Ozon, il quale propone un progetto di riemigrazione, che favorisca il ritorno in patria degli immigrati approdati in Europa attraverso un progetto di cooperazione economico-sociale con i Paesi d'origine, che è poi in linea con l'idea dell'altro intervistato Kemi Seba, intellettuale panafricano che con l'associazione senegalese “Afrikan Mosaique” promuove il ritorno in patria dei migranti e ritiene che il multiculturalismo sia un fenomeno destinato a fallire e a creare una coabitazione forzata fra popoli troppo differenti e destinati ad essere sradicati e ad entrare in conflitto.
Interessantissimi poi gli interventi dell'economista Serge Latouche, promotore della decrescita economica, il quale ritiene che occorra vivere in una società di “abbondanza frugale”, ovvero un una società prospera e senza crescita economica, la quale – nella sua illimitatezza – è destinata a distruggere l'ambiente circostante e a distruggere ogni tipo di risorsa disponibile sul pianeta, come sta avvenendo infatti nell'inquinatissima e ipercapitalistica Cina.
Rilevante l'intervista conclusiva e a un non francese, ma, ad ogni modo, in linea con il filone controculturale del saggio, ovvero quella allo svizzero Piero San Giorgio, saggista “survivalista” che spiega come “sopravvivere al collasso economico” modificando il nostro stile di vita e tornando alla natura ed all'agricoltura, così come lui stesso ha fatto e propone un sistema basato su quella che definisce BAD, ovvero Base Autonomia Durevole, descritta anche in uno dei suoi video su youtube in italiano: https://www.youtube.com/watch?v=jdT-x2_QXpU.
“Franciavanguardia” di Sebastiano Caputo è dunque un saggio “collettivo”, ovvero che da voce a molte voci diverse, ma anche simili. A pensatori, studiosi, alcuni apparentemente utopisti altri apparentemente estremisti, la maggior parte concreti e critici nei confronti di un sistema che è fallito da tempo: quello capitalista, egoista, borghese, illiberale e antidemocratico anche se si definisce – illusoriamente – liberaldemocratico.
La Francia è dunque una fucina intellettuale, come ho avuto modo anche di scrivere recentemente presentando l'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea e la sua rivista “Rébellion” (http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/08/rebellion-e-lorganizzazione-socialista.html), con la quale recentemente ho iniziato a collaborare.
Lo è tanto quanto l'America Latina del Socialismo del XXI secolo di cui ho più volte scritto in questi anni. Il filone intellettuale e spirituale – per molti versi di matrice latina - è del resto il medesimo e riunisce anche le nostre lotte Risorgimentali mazziniane e garibaldine, che troveranno una sintesi nella Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 che vedrà, per la prima volta, dialogare repubblicani, socialisti e anarchici sino a che, purtroppo, le divisioni tenderanno a prevalere. Divisioni che, oggi e da tempo, hanno spianato la strada alle élite economiche e a quella globalizzazione antiumanitaria che è destinata a fomentare nuovi conflitti.
Proletari e trasgressivi di tutti i Paesi, ricominciamo a dialogare !

Luca Bagatin