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giovedì 2 aprile 2026

Lettera aperta di un ebreo errante a Benjamin Netanyahu di Dominique Intini

Signor Primo Ministro,
Le scrivo con gravità.
Questa gravità è intima. Sono ebreo. Sono legato all’esistenza dello Stato d’Israele, alla sua sicurezza e alla sua legittimità.
So cosa significa, nella storia, essere privati di una terra, di una protezione, del diritto stesso di esistere.

L’esistenza dello Stato d’Israele non è, per me, un dato astratto: è il compimento di una storia tragica e la condizione concreta di una sicurezza a lungo negata agli ebrei. Ha permesso di rompere con una vulnerabilità secolare. Ha reso possibile ciò che, per secoli, non lo è stato: non dipendere più dal buon volere, né unicamente dalla protezione degli altri, per sopravvivere.

Durante la Rivoluzione francese, Stanislas de Clermont-Tonnerre affermava che bisognava «rifiutare tutto agli ebrei come nazione e concedere tutto agli ebrei come individui». Questa frase riassume una lunga storia: quella di un popolo al quale si riconoscevano talvolta dei diritti, ma al quale si negava il diritto di esistere collettivamente.
E per molti, ancora oggi, questa idea sembra persistere — non più come una dottrina esplicita, ma come un riflesso, un presupposto implicito dei giudizi rivolti a Israele, anche da parte di coloro che non ne conoscono né l’origine né l’autore.
Lo Stato d’Israele è nato anche da questa negazione. Ha posto fine ad essa.
Ma proprio per questo, Israele non può che essere uno Stato esemplare nel suo rapporto con il diritto, con la vita umana e con la giustizia.

Nessuno contesta l’orrore del 7 ottobre 2023. Nessuno contesta il diritto di Israele a difendersi, né a difendere il proprio diritto di esistere come nazione. Ma ciò che è stato fatto da allora sotto la sua autorità eccede questo diritto. A Gaza, la guerra è diventata distruzione. Ha causato decine di migliaia di morti, ha devastato città, ha distrutto le strutture essenziali alla sopravvivenza di una popolazione civile. Ha imposto la fame, lo sfollamento, la paura permanente.
Spingendo questa logica fino alle sue estreme conseguenze, le cose si rovesciano contro l’obiettivo iniziale. Ciò che doveva proteggere Israele lo espone. Ciò che doveva garantire la sua sicurezza ne compromette la legittimità.
Una politica può essere militarmente potente e strategicamente distruttiva.
Questa deriva è anche politica.

Lei governa un Paese profondamente diviso, mentre è personalmente coinvolto in diversi procedimenti penali.
Si mantiene al potere in un momento in cui la fiducia si sgretola, in cui la guerra sembra prolungare una necessità politica tanto quanto una strategia militare, confondendo pericolosamente il confine tra l’interesse di un uomo e quello di uno Stato.

Allo stesso tempo, il suo governo sostiene e promuove testi volti ad estendere il ricorso alla pena di morte nei confronti dei palestinesi.
Un simile orientamento, fondato su una differenziazione di trattamento in base all’origine o all’appartenenza, fa emergere l’idea di un diritto d’eccezione.
Per chi conosce la storia, esso richiama quei dispositivi giuridici che assegnavano agli ebrei uno status particolare, distinto, sempre a scapito dei loro diritti.
Non è così che si difende uno Stato di diritto. È così che se ne alterano le fondamenta.

Mai, nella sua storia recente, Israele era stato così isolato. Sono stati avviati procedimenti davanti alla Corte internazionale di giustizia. È stato emesso un mandato di arresto dalla Corte penale internazionale. Al di là dei dibattiti giuridici, un fatto resta: l’immagine di Israele è colpita come non lo era mai stata.
Ed è qui che il pericolo diventa ancora più profondo.
Perché questo scivolamento non riguarda solo un governo. Agli occhi di una parte crescente del mondo, è Israele nel suo insieme — e, per un inquietante slittamento, gli ebrei stessi — ad essere ritenuti responsabili.
Questa confusione è ingiusta. È pericolosa. Alimenta amalgami di cui la storia ha già mostrato le conseguenze più tragiche.

Il popolo ebraico, nel corso dei secoli, ha invece portato una tradizione intellettuale e morale di straordinaria ricchezza.
Ha contribuito in modo decisivo al pensiero, al diritto, alla scienza, alla medicina, alla filosofia, alla letteratura.
Da Baruch Spinoza a Albert Einstein, da Sigmund Freud a Hannah Arendt, da Franz Kafka a Claude Lévi-Strauss, ha spesso opposto alla violenza del mondo un’esigenza di lucidità, di giustizia e di dignità — nonostante persecuzioni, espulsioni e massacri.
È proprio questa storia che rende oggi la situazione insostenibile.

Rifiuto che questa tradizione venga deformata.
Rifiuto che la memoria ebraica venga invocata per giustificare politiche che espongono nuovamente gli ebrei del mondo alla confusione, all’ostilità e all’odio.
Rifiuto che il nome di Israele sia associato all’idea che una democrazia possa sopravvivere alla distruzione illimitata di un altro popolo senza distruggere se stessa.

Non capisco più come Lei possa ancora governare. Non capisco più come un leader così contestato, perseguito e isolato possa continuare a impegnare il
destino di un Paese di cui compromette ogni giorno di più la credibilità, la sicurezza a lungo termine e l’onore.
Ci sono momenti in cui il potere non protegge più uno Stato, ma lo espone.
Ci sono momenti in cui restare diventa una colpa.
Ci sono momenti in cui andarsene diventa un’esigenza.
Questo momento è arrivato.

Se ne vada!

Dominique Intini

https://www.centrostudimb2.eu/2026/04/02/lettera-aperta-di-un-ebreo-errante-a-benjamin-netanyahou-di-dominique-intini/ 

Dominique Intini, calsse 1958, è avvocato e vive a Parigi. Di origini ebraiche da parte di madre, Nevski Landau, scrive qui a titolo personale.

giovedì 29 aprile 2021

Videogame. “Freud's Bones The Game”: un gioco per indagare l'animo umano (con intervista alla creatrice). Articolo di Luca Bagatin

Forse per la prima volta, un videogioco, cerca di esplorare l'animo umano.

E lo fa permettendo al giocatore di entrare nella coscienza nientemeno che di Sigmund Freud, il padre della psicanalisi.

“Freud's Bones The Game” è un progetto tutto italiano nato dall'ingegno di Axel Fox, al secolo Fortuna Imperatore, giovane ragazza campana laureata in filosofia che, investendo i suoi stipendi di addetta alle pulizie, ha realizzato un innovativo quanto elegante e intelligente “serious game”.

Al momento, su Steam, è disponibile solo la demo gratuita, ma avendola testata, possiamo dire che preannuncia un videogame completo veramente profondo e insolito e che dovrebbe uscire ufficialmente nel luglio prossimo.

Ci troviamo a Vienna, nel 1925. Sono le 3 di notte e Sigmund Freud passeggia nervoso nel suo studio. Fuma il suo sigaro ed è particolarmente pensieroso a causa delle critiche che gli riservano i gornali, dei suoi rapporti famigliari tesi e dall'arrivo di misteroise lettere anonime...

E' in questo momento che fa capolino una voce interiore...ovvero noi giocatori, che avremo a tutti gli effetti la possibilità di guidare Freud e la sua coscienza.

Gestiremo così le sue finanze, leggeremo e risponderemo alle lettere che riceverà, compileremo le cartelle cliniche dei pazienti che ci faranno visita dopo che avremo iniziato con loro le sedute terapeutiche. Porremmo domande mirate e, attraverso l'ascolto della loro coscienza, tenteremo di giungere al nucleo del loro dolore, al fine di curarli e liberarli dal malessere psichico.

Consulteremo i testi originali del dottor. Freud e tenteremo di approcciare allo stile terapeutico che più si adatterà a noi.

Ascolteremo i pazienti, li consoleremo, tenteremo di estorcere i loro segreti più inconfessabili e penetreremo nel loro animo. Potremo così costruire le nostre ipotesi e verificare le nostre teorie psicanalitiche in merito.

“Freud's Bones The Game” si presenta con una grafica piuttosto elegante, stile libro illustrato o film d'animazione di particolare pregio artistico e una musica di sottofondo che aiuta il gocatore a immedesimarsi nello stile stesso di gioco.

Sarà disponibile sia per la console Nintendo Switch che in versione per pc, scaricabile da Steam.

La demo gratuita, per testarlo, è scaricabile su Steam al seguente link: https://store.steampowered.com/app/1477980/Freuds_Bonesthe_game/

Abbiamo inoltre avuto la possibilità di intervistare la sviluppatrice e editrice del gioco, Axel Fox, per saperne di più del suo progetto.

Luca Bagatin: Come è nata l'idea di “Freud's Bones The Game” e perché hai pensato a Freud quale protagonista del gioco?

Axel Fox: L'idea mi è nata guardando un documentario su Freud, anni fa. Ho immaginato, quasi fosse una visione, un intero videogioco sulla psicoanalisi e mi sono chiesta perché nessuno avesse pensato di realizzarne uno. Freud è un personaggio estremamente accattivante, moderno, cinico, un anti-eroe ideale dotato di un fascino sherlockiano e di un carattere da fiction. In quel momento della mia vita avevo terminato l'Università. Ero in analisi e mi ci approcciavo con una sete di conoscenza e un tormento tale da spingermi a studiare me stessa e provare a decodificarmi utilizzando la sua visione materiale e cruda. Ho riflettuto su quanto lo stigma circa la psicanalisi possa persistere nei giovani, su quanto la psicologia sia diventata un prodotto da frase preconfezionata e motivazionale. E mi ha infastidito molto pensare che molti concetti freudiani siano entrati a far parte del linguaggio comune, ma senza che le persone conoscano la loro origine. Ho deciso di dismettere i panni della fruitrice e di diventare, così, una creatrice. Non conoscevo assolutamente nulla sul processo tramite cui si genera un videogioco, ma ho fatto tutto da totale autodidatta.

Luca Bagatin: Quando e come è nata questa tua passione e come hai imparato a realizzare videogame?

Axel Fox: Mi affascinano i processi creativi. Ho un'ossessione per la decostruzione e ho voluto capire come e perché i videogiochi riuscissero ad avere un impatto così profondo nella costruzione della mia personalità. Ho letto manuali di Game Design online in inglese, scaricato engines, tentato il 3d, poi RPG maker. Ho collezionato vari tentativi grezzi prima di capire che dovevo caratterizzare Freud e creare un gameplay inedito. Ho volutamente ignorato i consigli classici: "gioca e ruba" mi dicevano molti. Io non volevo fare uno sterile copia e incolla di meccaniche ormai trite e ritrite da avventura grafica. Così ho creato un ibrido, mescolando meccaniche gdr con quelle gestionali.

Luca Bagatin: Qual è la filosofia di fondo di “Freud's Bones The Game”? Che tipo di pubblico potrebbe attrarre?

Axel Fox: Ho provato a targettizzare un mio pubblico, ma – con il tempo - ho capito che, essendo un gioco ibrido, attrae inevitabilmente un pubblico ibrido. Questo gioco e la demo su Steam attraggono i curiosi in generale, gli appassionati di enigmi, quelli che si fanno domande esistenziali. Le persone che vogliono non solo che gli si racconti una storia, ma che vogliono essere parte attiva del processo di decodifica dei casi clinici. La sua filosofia potrei racchiuderla in una frase concettualmente strana: l'archeologia dell'umano. I pazienti protagonisti dei casi clinici sono presi dalla Storia (in parte) e non sono simboli di malattie anomale o grottesche. Soffrono di turbamenti che sono incredibilmente attuali: ansie, isteria, repressione emotiva, conflitti famigliari. Freud aveva uno sguardo talmente tagliente da portare il giocatore a diventare il suo braccio destro, abile nel governare strumenti retorici e cognitivi.

Luca Bagatin: Sei laureata in filosofia, ma lavori come addetta alle pulizie. Uno spaccato delle generazioni rese precarie negli ultimi venti anni, in Italia e Europa. Pensi che quello della sviluppatrice di videogame possa diventare, per te, a tutti gli effetti un lavoro?

Axel Fox: Penso che possa diventare un lavoro, miro a quello. Ho sempre lottato contro lo spreco del potenziale umano e intellettuale delle persone che ho incrociato nella mia vita e ho capito d'essere anch'io un potenziale tendente allo spreco e all'alienazione. Per questo ho scelto di realizzare un prodotto in condizioni di estrema difficoltà e privazione. Ci insegnano ad accontentarci e ad aspirare a lavori banali, ma sicuri. Nessuno spiega che sono le chimere di una generazione passata, perché la mia generazione ha la lucidità e la complessità inadatte a desiderare una vita banale e monotona. Bisogna essere seriamente tenaci e folli! Prima o poi si fa breccia nel muro che ci separa da ciò che dovremmo diventare.

Luca Bagatin: Pensi di realizzare, prossimamente, altri videogame e, soprattutto, altri “serious game”?

Axel Fox: Assolutamente! Vorrei fare un'intera serie sulle "Ossa di..". Omaggiare i miei miti, i miei salvatori, gli scrittori, i poeti, gli artisti. Non sarei in grado di realizzare nient'altro che “serious games”.

Luca Bagatin: Un'ultima cosa...puoi dirci quando uscirà, ufficialmente, “Freud's Bones The Game”?

Axel Fox: Lavorando a ritmi folli come quelli attuali, credo di riuscire a rilasciarlo in autunno, su Steam e su Nintendo Switch.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

 

Axel Fox