Mi permetto qualche riflessione relativamente all'incontro fra Mario Monti e Roberto Vannacci a Cernobbio, una delle tante kermesse delle élite, che poco interessano ai cittadini, ma molto più accattivanti per i grandi media e la politica da salotto.
Questo incontro-scontro-confronto mi ha comunque
fatto pensare al fatto che è proprio gente come Monti (e Draghi) che
ha fatto crescere il fenomeno Vannacci.
Un po’ come la crisi
dello Stato liberale e il clima politico del primo dopoguerra
alimentarono quell'humus che portò all'avvento del fascismo
mussoliniano, “grazie” alla sua incapacità di comprendere le
esigenze popolari, marginalizzando le autentiche forze socialiste e
di sinistra.
Fascismo mussoliniano che, nei fatti, come il
vannaccismo, non è altro che l'altra faccia del liberal capitalismo
e delle élite.
Gabriele D’Annunzio (colui il quale sognava "un comunismo senza dittatura") e Alceste De Ambris
all’epoca lo compresero. E lo comprese il repubblicano mazziniano
Mario Bergamo che, mettendo al centro del suo progetto la questione
sociale e proponendo un'alleanza fra repubblicani e socialisti,
ovvero le due forze dell'estrema sinistra dell'epoca, si pose fra i
primi quale argine tanto allo Stato liberale, quanto al fascismo.
I
Monti, i Draghi e i vari cosiddetti “liberaldemocratici”,
“riformisti” del centro, della sedicente sinistra e del
centrodestra, continuano a non comprendere che proprio le loro
ricette euro-oligarchiche non fanno che far aumentare i consensi
dell'estrema destra.
Per anni la dirigenza UE ha imposto austerità e tagli alla spesa pubblica e sociale. Si è tagliato in sanità, welfare e istruzione. Oggi ci chiedono danari per riarmarci contro un nemico che vedono solo loro. La Russia. Che è anch'essa Europa. Solo perché si sono messi in testa di sostenere, “fino all'ultimo ucraino”, un'autocrazia corrotta né aderente all'UE né alla NATO. Seguendo i desiderata dei Presidenti USA di turno.
E parlano di un atlantismo anti-storico e che nulla ha a che fare con l'atlantismo responsabile della Prima Repubblica, attraverso il quale mai siamo ricorsi alle armi contro altre potenze. Con le quali dialogavamo e spesso commerciavamo.
I Monti, i Draghi, i Merz, i Macron, le von der
Leyen che parlano di arginare il fascismo (che Paesi come Russia e
Cina hanno peraltro sempre combattuto) e di un'Europa unita (sì, ma
non parlano di una Europa sociale), da tempo hanno gettato le basi
per l'ascesa dei Vannacci, delle Le Pen, delle AfD, ecc...
La
Storia, dunque, sembra ripetersi.
Un tempo a denunciare le oligarchie europee e la
crisi dello Stato liberale, come poco fa scrivevo, solo i D'Annunzio,
i De Ambris, i Bergamo e pochi altri.
Ancora oggi lo fanno solo
piccole minoranze illuminate (come Angelo D’Orsi e pochi altri),
che hanno compreso che la causa del nuovo fascismo è il liberal
capitalismo e i sepolcri imbiancati alla Monti e alla Draghi, oltre
ad una maggioranza e ad una opposizione, in Italia, in linea con
l’irresponsabile Agenda Ursula.
Ci sarà un futuro roseo?
Negli
Anni '20 e successivi di roseo non ci fu proprio nulla.
Era già
troppo tardi.
Personalmente continuo a credere al buonsenso di persone come D'Orsi, Alessandro Di Battista, l'On. Dario Rivolta, il prof. Giancarlo Elia Valori, Paola Bergamo (nipote di Mario Bergamo) e a pochi altri.
Diversi fra loro per storia e orientamento politico, ma le cui lucide analisi fotografano una realtà che, fra qualche tempo, potrebbe essere ancor più tragica.
Luca Bagatin
