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venerdì 23 aprile 2021

Russia. Al via i Congressi dei partiti della sinistra patriottica in opposizione a Putin. Articolo di Luca Bagatin

In vista delle elezioni del 19 settembre, per il rinnovo della Duma, ovvero il parlamento russo, si stanno svolgendo, in questi giorni, i Congressi dei principali partiti della sinistra patriottica russa, maggiori oppositori al regime liberal conservatore di Putin.

Il 24 aprile si terrà, a Mosca, il 18esimo congresso del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), guidato da Gennady Zjuganov, maggior partito di opposizione alla Duma e, il giorno successivo, ovvero il 25 aprile, si terrà – sempre a Mosca e nonostante i tentativi di boicottaggio da parte delle autorità - il Congresso del partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, i cui sostenitori continuano ad essere arrestati e imprigionati, nel silenzio del mass media nazionali e internazionali.

Il Congresso di Altra Russia sarà particolarmente importante in quanto, i rappresentanti del partito, hanno intenzione di presentare i documenti necessari al Ministero della Giustizia per la registrazione alle elezioni di settembre, considerando che – ad oggi – è sempre stato proibito ai nazionalbolscevichi di Limonov – con ragioni pretestuose - di candidarsi a qualsivoglia competizione elettorale.

Il 22 aprile si è aperto invece il VI Congresso dei Comunisti di Russia (CPKR), guidati da Maksim Suraykin, i quali hanno omaggiato – deponendo mazzi di garofani rossi presso il suo Mausoleo - il 151esimo anniversario della nascita di Vladimir Lenin, eroe della Rivoluzione bolscevica dell'Ottobre 1917.

Al Congresso hanno preso parte, oltre ai delegati, i rappresentanti dei partiti fratelli dei Comunisti di Russia nelle Repubbliche ex Sovietiche, ovvero: il Partito della Sinistra Bielorusso Mondo Giusto (partito comunista oppositore di Lukashenko); il Partito Comunista Unito Progressista dell'Armenia; l'Unione dei Comunisti dell'Azerbaigian; l'Unione delle Forze di Sinistra del Donbass e il Komsomol (movimento giovanile comunista) di Lugansk.

I Comunisti di Russia – che pur non hanno al momento seggi alla Duma, ma hanno ottenuto significativi risultati elettorali alle più recenti amministrative - si differenziano dal Partito Comunista della Federazione Russa, in quanto decisamente più radicali e meno riformisti. Accusano infatti Zjuganov e il suo partito di essere troppo transigenti con il governo e di essere troppo borghesi.

Obiettivo dei Comunisti di Russia è ricostituire l'URSS (definiscono la Perestroika di Gorbaciov “un colpo di Stato borghese”), attraverso un socialismo rinnovato, ovvero, come recita il loro programma, sostengono “la ricostituzione di una società dove non ci sarà più sfruttamento dell'uomo sull'uomo”.

Denunciano la Russia attuale quale “Paese borghese che sta vivendo da tempo secondo le leggi del capitalismo” in cui le riforme di mercato hanno portato a concentrare la ricchezza nelle mani dell'1% della popolazione.

I Comunisti di Russia sono, in sostanza, per l'applicazione dei principi marxisti-leninisti storici, ove i mezzi di produzione divengano proprietà comune e il popolo sfruttato, unito, torni a lottare per i propri diritti.

Combattono, inoltre, ogni forma di sciovinismo e xenofobia, promuovendo il principio di uguaglianza delle nazioni e dei popoli e propongono, oltre ad un sistema di istruzione, sociale e sanitario efficiente e gratuito per tutti, anche la nazionalizzazione di: risorse naturali, terreni, industrie estrattive, settore energetico e dei trasporti, complesso militare-industriale, sistema bancario, settore farmaceutico e commercio estero.

In politica estera, i Comunisti di Russia si contrappongono alle forze della NATO e promuovono l'ONU quale strumento per la risoluzione pacifica delle controversie internazionali.

Guardano, inoltre, con grande ammirazione ai successi dei Paesi socialisti quali la Cina Popolare, Cuba, il Vietnam, il Laos Popolare e la Corea del Nord, rispettando le diversità di modelli socialisti applicati in quei Paesi.

Si dichiarano solidali con tutti i movimenti antimperialisti di ispirazione comunista e proletaria di tutto il mondo, in particolare con i partiti comunisti delle ex Repubbliche Socialiste Sovietiche.

I Comunisti di Russia hanno decisamente più punti in comune con il programma de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, rispetto che con il partito di Zjuganov e, negli ultimi tempi, i due partiti hanno spesso organizzato manifestazioni ed eventi comuni.

A legarli, in particolare, le idee economiche fondate sul socialismo popolare anticapitalista e la riunificazione delle ex Repubbliche Socialiste Sovietiche in seno a una Russia socialista, oltre che la critica agli attuali autocrati al potere quali Putin in Russia e Lukashenko in Bielorussia (quest'ultimo è invece sostenuto dal partito di Zjuganov).

Che i Comunisti di Russia e i nazionalbolscevichi di Limonov possano presentare liste comuni è prematuro dirlo, ma non impossibile pensarlo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Simbolo dei Comunisti di Russia

Simbolo de L'Altra Russia di Eduard Limonov

Simbolo del Partito Comunista della Federazione Russa

lunedì 27 luglio 2020

Addio a Nina Andreeva, la bolscevica che criticò Gorbaciov. Articolo di Luca Bagatin

Si è spenta a San Pietroburgo, il 24 luglio scorso (ma la notizia si è appresa solamente il 26 luglio), all'età di 81 anni, Nina Aleksandrovna Andreeva, pasionaria del bolscevismo russo.
Nina Andreeva, insegnante di chimica di umili origini operaie, nata nel 1938 a Leningrado (oggi San Pietroburgo) e membro del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS) dal 1966, salì alla ribalta delle cronache nel 1988 per aver scritto – il 13 marzo di quell'anno - una dura lettera pubblicata sul quotidiano “Sovetskaja Rossija” (e che ebbe molta eco anche nella DDR) dal titolo “Perché non possiamo transigere sui principi”.
La sua lettera, che divenne poi celebre con il nome di “manifesto delle forze anti-perestrojka”, fu il primo attacco alla deriva revisionista e riformista di Gorbaciov, che avrebbe portato l'URSS allo sfacelo e alla sua disgregazione, oltre che all'avvento degli oligarchi e del capitalismo più assoluto e selvaggio.
Fedele ai principi marxisti-leninisti, la Andreeva, nella sua lettera, difese i principi socialisti, criticando l'avvento di quello che ella chiamò “un non meglio definito socialismo liberale di sinistra”. Quello che ella ravvisò come un tentativo di smantellare le conquiste sovietiche e di falsificare la storia del socialismo, al fine di aprire la strada al capitalismo, all'imperialismo e al cosmopolitismo occidentale e borghese.
Nella sua lettera criticò, altresì, le tendenze “conservatrici e tradizionaliste”, che avrebbero voluto superare il socialismo facendo un salto all'indietro.
La Andreeva, dunque, concluse la sua missiva ritenendo che fosse necessario tornare alle origini dei principi socialisti e sovietici – donati al popolo da Lenin - e che su questi non si dovesse transigere. E accusò Gorbaciov e i suoi collaboratori di non essere dei veri comunisti.
Tale lettera fu accolta con fervore dalla fazione conservatrice e intransigente del PCUS e ciò permise alla Andreeva di guidare, nei primi Anni '90, la fazione bolscevica del Partito, la quale portò, nel 1991, all'espulsione di Gorbaciov dal PCUS stesso.
Nel 1991, Nina Andreeva, fondò il Partito Comunista di tutti i Bolscevichi, ancora oggi presente nel panorama politico russo con la deniminazione Comunisti di Russia e oggi guidato dal giovane Maksim Suraykin, classe 1978. Uno dei pochi partiti di ispirazione socialista al quale è consentito presentarsi alle elezioni (oltre che al KPRF di Zjuganov).
E sono proprio i Comunisti di Russia a dare, sul loro sito, la notizia della scomparsa di Nina Andreeva, che ricordano essere stata “un simbolo di integrità, lealtà all'idea comunista, lealtà allo Stato sovietico. Nella vita ordinaria, Nina A. Andreeva era una persona semplice, gentile e comprensiva, molto colta e educata. Per tutta la vita ha vissito in un modesto appartamento a Leningrado”.
I Comunisti di Russia, che rivendicano l'eredità sovietica di Lenin e Stalin, pur opponendosi all'attuale governo liberal autoritatio di Putin (come tutte le forze socialiste russe, compresi i nazionalbolscevichi di Limonov, il Fronte di Sinistra e i comunisti del KPRF), sono in forte concorrenza ideologica anche con il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) guidato da Gennady Zjuganov, la cui consistenza elettorale è, ad ogni modo, maggiore. Costoro, infatti, accusano il KPRF di essere eccessivamente transigente e moderato.
Con Nina Andeeva – la prima a prevedere l'involuzione della Russia in senso capitalista e oligarchico - se ne va un pezzo di storia sovietica e russa. Un pezzo importante della storia del bolscevismo.

Luca Bagatin