Visualizzazione post con etichetta ddr. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ddr. Mostra tutti i post

lunedì 27 luglio 2020

Addio a Nina Andreeva, la bolscevica che criticò Gorbaciov. Articolo di Luca Bagatin

Si è spenta a San Pietroburgo, il 24 luglio scorso (ma la notizia si è appresa solamente il 26 luglio), all'età di 81 anni, Nina Aleksandrovna Andreeva, pasionaria del bolscevismo russo.
Nina Andreeva, insegnante di chimica di umili origini operaie, nata nel 1938 a Leningrado (oggi San Pietroburgo) e membro del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS) dal 1966, salì alla ribalta delle cronache nel 1988 per aver scritto – il 13 marzo di quell'anno - una dura lettera pubblicata sul quotidiano “Sovetskaja Rossija” (e che ebbe molta eco anche nella DDR) dal titolo “Perché non possiamo transigere sui principi”.
La sua lettera, che divenne poi celebre con il nome di “manifesto delle forze anti-perestrojka”, fu il primo attacco alla deriva revisionista e riformista di Gorbaciov, che avrebbe portato l'URSS allo sfacelo e alla sua disgregazione, oltre che all'avvento degli oligarchi e del capitalismo più assoluto e selvaggio.
Fedele ai principi marxisti-leninisti, la Andreeva, nella sua lettera, difese i principi socialisti, criticando l'avvento di quello che ella chiamò “un non meglio definito socialismo liberale di sinistra”. Quello che ella ravvisò come un tentativo di smantellare le conquiste sovietiche e di falsificare la storia del socialismo, al fine di aprire la strada al capitalismo, all'imperialismo e al cosmopolitismo occidentale e borghese.
Nella sua lettera criticò, altresì, le tendenze “conservatrici e tradizionaliste”, che avrebbero voluto superare il socialismo facendo un salto all'indietro.
La Andreeva, dunque, concluse la sua missiva ritenendo che fosse necessario tornare alle origini dei principi socialisti e sovietici – donati al popolo da Lenin - e che su questi non si dovesse transigere. E accusò Gorbaciov e i suoi collaboratori di non essere dei veri comunisti.
Tale lettera fu accolta con fervore dalla fazione conservatrice e intransigente del PCUS e ciò permise alla Andreeva di guidare, nei primi Anni '90, la fazione bolscevica del Partito, la quale portò, nel 1991, all'espulsione di Gorbaciov dal PCUS stesso.
Nel 1991, Nina Andreeva, fondò il Partito Comunista di tutti i Bolscevichi, ancora oggi presente nel panorama politico russo con la deniminazione Comunisti di Russia e oggi guidato dal giovane Maksim Suraykin, classe 1978. Uno dei pochi partiti di ispirazione socialista al quale è consentito presentarsi alle elezioni (oltre che al KPRF di Zjuganov).
E sono proprio i Comunisti di Russia a dare, sul loro sito, la notizia della scomparsa di Nina Andreeva, che ricordano essere stata “un simbolo di integrità, lealtà all'idea comunista, lealtà allo Stato sovietico. Nella vita ordinaria, Nina A. Andreeva era una persona semplice, gentile e comprensiva, molto colta e educata. Per tutta la vita ha vissito in un modesto appartamento a Leningrado”.
I Comunisti di Russia, che rivendicano l'eredità sovietica di Lenin e Stalin, pur opponendosi all'attuale governo liberal autoritatio di Putin (come tutte le forze socialiste russe, compresi i nazionalbolscevichi di Limonov, il Fronte di Sinistra e i comunisti del KPRF), sono in forte concorrenza ideologica anche con il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) guidato da Gennady Zjuganov, la cui consistenza elettorale è, ad ogni modo, maggiore. Costoro, infatti, accusano il KPRF di essere eccessivamente transigente e moderato.
Con Nina Andeeva – la prima a prevedere l'involuzione della Russia in senso capitalista e oligarchico - se ne va un pezzo di storia sovietica e russa. Un pezzo importante della storia del bolscevismo.

Luca Bagatin

lunedì 13 gennaio 2020

"La perestrojka e la fine della DDR", saggio di Hans Modrow, ultimo premier della DDR. Articolo di Luca Bagatin

La DDR o Repubblica Democratica Tedesca, aveva raggiunto, nel corso dei suoi 40 anni di vita, ottimi livelli di istruzione, cure mediche, acquisizione di nuove competenze. “La vecchiaia non era un peso, i bambini avevano delle prospettive”, così racconta Hans Modrow – ultimo Premier della DDR nel 1989 - nel suo saggio di memorie, “La perestrojka e la fine della DDR” edito in Germania nel 1998 e ripubblicato di recente da Mimesis, per la prima volta in edizione italiana, a quarant'anni dalla caduta del Muro di Berlino.
Modrow racconta di come la DDR, ad ogni modo, non si accontentasse dei risultati ottenuti, ma – dimenticando la lezione socialista e cedendo ad ambizioni piccolo-borghesi - volesse superare i suoi vicini occidentali, puntando a copiarli, pur non avendone le risorse.
La DDR, ad ogni modo, sotto la guida del Partito di Unità Socialista di Germania (SED), era riuscita a liberare dalla fame il suo popolo, garantire prezzi stabili, che ciascuno avesse un lavoro e una abitazione dignitosa. Certo, la DDR non era un Paese capitalista e il lusso non solo era stigmatizzato, ma non sarebbe stato possibile garantire un tenore di vita pari a quello dei Paesi capitalisti.
L'economia della DDR, del resto, risentiva dello sviluppo dell'URSS, per la quale era una sorta di figlio adottivo.
Modrow fece parte di quella corrente della SED più vicina alle idee riformatrici e, allorquando Michail Gorbaciov fu eletto Segretario Generale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS), Modrow nutriva verso di lui e verso la corrente riformista sovietica, grandi speranze.
La promozione di un socialismo democratico, attraverso riforme economico-sociali (perestrojka); l'apertura e la trasparenza dei processi politici (glasnost) e una politica estera aperta all'Occidente, erano le linee cardine di Gorbaciov e, inizialmente, anche di Modrow.
Quest'ultimo, come scrive nel saggio, non si sarebbe mai immaginato che, tale percorso, avrebbe condotto ben presto alla totale abolizione del socialismo e alla messa al bando del Partito Comunista dell'Unione Sovietica in URSS, oltre che alla totale distruzione della DDR e del suo partito, la SED, con l'avvento, ad Est, del capitalismo più selvaggio e assoluto.
Modrow, da iniziale sostenitore di Gorbaciov, a differenza del Presidente del Consiglio di Stato della DDR di allora, Erich Honecker - di orientamento socialista conservatore e fortemente critico della perestrojka - credeva sinceramente nella necessità di riforme in URSS e nella DDR, tali da poter migliorare l'economia, rendendola meno burocraticizzata e permettendo ai cittadini di essere maggiormente inclusi nella vita politica dei Paesi socialisti. La gestione centralizzata dell'economia, in URSS, aveva portato a un abbassamento della produzione e del tenore di vita e ciò andava di pari passo con gli eccessivi investimenti sovietici nel settore militare, dimenticando spesso gli altri settori.
Ciò, a parere di Modrow, significava allo stesso tempo un allontanamento dagli ideali e dalle prospettive originarie di Lenin, il quale promuoveva un socialismo democratico, pluralista e tutt'altro che incentrato nella militarizzazione del Paese, che pur all'epoca della Guerra Fredda era giustificato dalla corsa agli armamenti operata anche dal blocco Occidentale.
Ad ogni modo, a parte i grandi proclami di Gorbaciov sulla “libertà, la democrazia e l'autodeterminazione” e le sue eccessive aperture all'Occidente, non vi sarà alcun cambiamento sostanziale in URSS e ciò deluderà ben presto Modrow e i socialisti democratici di Germania, che avranno modo di osservare come, con Gorbaciov, le condizioni della popolazione fossero destinate a peggiorare, mentra l'apparato burocratico continuava – invece - ad ingrossarsi e a comandare.
Se da una parte Honecker non si rendeva conto delle richieste dei cittadini della DDR di maggiori aperture verso un socialismo più democratico, dall'altra i riformisti come Modrow, per sua stessa ammissione, non si rendevano conto di come Gorbaciov stesse – di fatto – creando le condizioni per l'abolizione del socialismo e per la disgregazione dell'URSS, che raggiungerà il suo apice con il golpe bianco di Eltsin e la decisione di quest'ultimo di vietare il PCUS.
A criticare Gorbaciov per primi, in URSS, unicamente gli esponenti dell'ala moderata e conservatrice del PCUS Egor Ligaciov (che peraltro in quegli anni ebbe colloqui con i pensatori nazionalbolscevichi Jean Thiriart e Aleksandr Dugin), Grigorij Romanov (già espulso dall'ufficio politico del PCUS nel 1985 da Gorbaciov) e Nina Andreeva, quest'ultima attraverso una lettera aperta – pubblicata anche nella DDR, oltre che sull'organo ufficiale del PCUS “Pravda” – nella quale proponeva un Manifesto delle forze anti-perestrojka.
Intanto, nella DDR, nell'ottobre 1989, Erich Honecker, già eroe della Resistenza contro il nazismo, su pressione del Politburo della SED, veniva obbligato alle dimissioni, sostituito dal ben più giovane Egon Krenz, che rimase in carica nemmeno due mesi, mentre il Muro di Berlino fu abbattuto.
A Krenz successe proprio Hans Modrow, nel dicembre 1989, il quale rimase in carica sino al marzo 1990. Fu peraltro durante la sua presidenza che la SED cambiò il nome in PDS, ovvero Partito del Socialismo Democratico.
Modrow, come scrive nel suo saggio di memorie, fa presente il suo tentativo di salvare sia il socialismo tedesco che la DDR dall'annessione della Repubblica Federale Tedesca guidata da Kohl. Il progetto prevedeva l'esistenza di due stati sovrani, con pari dignità, sistemi economici diversi, ma coesistenti e federati fra loro. Progetto, ad ogni modo, tradito da Gorbaciov e avversato da Kohl, al punto che la DDR cesserà di esistere definitivamente alla fine del 1990, annessa alla Germania Ovest, con conseguenze economico-sociali nefaste per i tedeschi dell'Est.
Modrow, in definitiva, sostiene che “la DDR e gli altri Paesi socialisti non sono stati semplicemente traditi o venduti da Mosca. La grande potenza sovietica ha trascurato di rappresentarne gli interessi con coerenza e perseveranza. Interessi che in definitiva erano anche i suoi”. E aggiunge: “Tuttavia, almeno nel suo fallimento, Mosca fu coerente: nemmeno gli interessi dei popoli dell'Unione Sovietica furono seriamente rappresentati. La fine dell'URSS fu una logica conseguenza”.
Modrow, nel suo saggio, alla fine, non dimentica di apprezzare il lavoro del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) guidato da Gennady Zjuganov (con l'iniziale collaborazione ideologica del filosofo nazionalbolscevico Aleksandr Dugin) che, fondato nel 1993 dalle ceneri del PCUS, nel 1996, alle elezioni presidenziali contro Eltsin, stava quasi per superarlo al primo turno.
Il KPRF, secondo Modrow, ha saputo ridare dignità al marxismo-leninismo in Russia e portare avanti istanze socialiste democratiche, al punto che oggi il KPRF è ancora il maggior partito opposizione alla Duma, contro il partito liberal-capitalista al governo. Non a caso, nelle file del KPRF, finiranno anche Ligaciov e Romanov, i maggiori oppositori dell'epoca a Gorbaciov, mentre Nina Andreeva fonderà il Partito Comunista di tutti i Bolscevichi, attivo ancora oggi, dalla linea più radicale, ma decisamente meno consistente sotto il profilo numerico.
Hans Modrow, che oggi ha 92 anni e ha di recente presentato in Italia il suo saggio anche ad un convegno organizzato dal Partito Comunista di Marco Rizzo, è stato eletto, nel 1999, Parlamentare europeo nelle file del Partito del Socialismo Democratico (PDS) e, dal 2007, è Presidente del consiglio degli anziani del partito Die Linke (La Sinistra), evoluzione del PDS.
Ancora oggi si definisce un sostenitore del socialismo democratico e rimane un oppositore del sistema capitalista, che considera economicamente e socialmente profondamente ingiusto.

Luca Bagatin

sabato 9 novembre 2019

Quando la Germania (Est) era ancora democratica e la dittatura del danaro "europeista" non aveva ancora preso il sopravvento

"Qui non solo si prosegue la guerra fredda, ma si vogliono gettare le fondamenta di un'Europa dei ricchi. L'idea della giustizia sociale deve essere soffocata una volta per tutte. Bollarci come assassini serve a questo." 

(Erich Honecker, Segretario generale della SED e Presidente della Repubblica Democratica Tedesca)


Per approfondire consigliamo questo recentissimo saggio: