lunedì 28 settembre 2015

Haile Selassie I: l'ultimo Re dei Re. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Sembra così lontana ed invece è vicina.
Lo è non solo perché i suoi figli si sono rifugiati nelle nostre terre, da molto tempo, ma anche in quanto con lei siamo in debito e non già in credito, come pensano gli economisti, i governanti, gli arricchiti sulla pelle degli altri.
Stiamo parlando dell'Africa verso la quale abbiamo molti debiti, mai pagati.
In primis i debiti di guerra e coloniali, per averla sfruttata, martoriata, ucciso milioni di persone, calpestandone le tradizioni e costringendo ancora oggi milioni di persone ad abbandonarla, per cercare “fortuna” da noi, che pensiamo ancora una volta di sfruttare la loro manodopera.
Sembra una realtà lontana e invece è la nostra realtà. Solo che, essendo bianchi, ricchi ed europei (pur spesso discendenti da tribù barbariche !), pensiamo di esserle superiori, pensiamo che gli africani siano da sempre privi di qualsivoglia civiltà.
Nella fattispecie vorremmo parlare dell'Etiopia, già colonizzata da noi italiani per volontà del fascista Benito Mussolini, il quale pensò bene, per assoggettarla al suo dominio, di utilizzare sulla popolazione – per la prima volta nella Storia – le armi chimiche.
Quanti sanno, dunque, che proprio gli italiani si sono macchiati di questo grande crimine umanitario ?
Ma soprattutto quanti conoscono la storia di Haile Selassie I (1892 - 1975), il Negus, ovvero Imperatore d'Etiopia dal 1930 al 1936 e del 1941 al 1974 ?
Haile Selassie, ultimo Re dei Re, discendente della dinastia di Re Salomone e della Regina di Saba, fu un sovrano illuminato e combattivo, il quale, oltre a battersi strenuamente contro i fascisti, modernizzò la sua terra.
Della sua storia e dei suoi discorsi parla il bellissimo saggio “Haile Selassie I – discorsi scelti 1930 – 1973” a cura di Lorenzo Mazzoni ed edito da Stampa Alternativa.
Haile Selassie, incoronato nel 1930, nel 1936 pronunciò uno storico discorso a Ginevra, alla Società delle Nazioni, nel quale richiese l'aiuto delle nazioni civili e democratiche per scongiurare l'invasione fascista dell'Etiopia, denunciando, come dicevamo, l'utilizzo delle armi chimiche sulla popolazione civile. Il suo appello rimase inascoltato. Nessuna nazione cosiddetta “civile” raccolse il suo appello ed anzi, Francia e Gran Bretagna favorirono addirittura – in funzione anti-tedesca – l'invasione dell'Etiopia da parte dei fascisti. Solo l'alleanza fra Mussolini ed Hitler porterà la Gran Bretagna a schierarsi contro l'Italia e ad allearsi con le truppe del Negus che, nel 1941, poté rientrare ad Addis Abeba e in un'Etiopia finalmente indipendente. Si noti bene che, per volere del Negus e nonostante le violenze compiute dai fascisti sulla popolazione etiope, a nessun italiano sarà torto un capello ed i soldati italiani poterono rientrare in patria senza subire alcuna violenza.
Nel dopoguerra Haile Selassie iniziò l'opera di ricostruzione e di ammodernamento dello Stato, introducendo un'imposta progressiva sul reddito e tassando i beni ecclesiastici, oltre che limitando i poteri del clero. Successivamente fece stilare una nuova Costituzione attraverso la quale ogni cittadino poté essere liberamente eletto in Parlamento.
Il Negus fu sempre un sostenitore, oltre che della spiritualità cristiana, della scienza, ma fu anche da sempre fiero oppositore del pericolo nucleare e fra i più attivi sostenitori del Movimento dei Paesi Non Allineati, fondato dal Presidente jugoslavo Tito, il quale proclamava l'equidistanza sia dal blocco statunitense che sovietico.
Proprio in chiave di non allineamento e di risoluzione dei conflitti bellici, Haile Selassie, fondò – nel 1963 – l'Organizzazione dell'Unità Africana (OUA), la quale in più occasioni riuscì a risolvere conflitti armati fra popolazioni e nazioni africane e fu da sempre un sostenitore dei movimenti anti-apartheid sudafricani.
I piani di pace e di modernizzazione dell'Etiopia furono purtuttavia interrotti dal colpo di Stato ordito dai militari dell'esercito nel 1974, che portarono il Paese a subire un'instabilità permanente sino praticamente ai giorni nostri. Haile Selassie invece fu probabilmente ucciso dai militari per soffocamento, come afferma lo storico Angelo Del Boca, per quanto le circostanze della sua morte non saranno mai chiarite.
Ciò che purtuttavia sappiamo è che la figura del Negus ha ispirato il movimento rasta ovvero il movimento detto Livity, diffuso anche grazie alla musica di Bob Marley.
Il movimento rasta, infatti, sorto in Giamaica, terra popolata dai discendenti di schiavi provenienti dall'Africa, a seguito delle profezie di Marcus Garvey, giornalista ed attivista dei diritti civili dei neri e del movimento panafricano, ritiene che Haile Selassie I, discendendo da Re Salomone e dalla Regina di Saba, ovvero dalla stirpe di Re Davide, come Gesù, sia un'incarnazione divina.
Da notare come Haile Selassie non abbia mai confermato né smentito tale affermazione e come ancora oggi il movimento Livity sia diffuso e, più che una religione, sia una filosofia di vita di pace ed amore fraterno fra tutti i popoli, come insegnato dal Negus.
Haile Selassie I, ultimo Re dei Re, rimane dunque figura terrena alle soglie della divinità/mitologia, di cui oggi, a parte il saggio di Mazzoni e quello di Del Boca, si parla molto poco nel nostro Paese.
Eppure è e rimane figura chiave per comprendere il popolo africano ed il suo percorso di emancipazione sociale ed il processo stesso di decolonizzazione africana. Processo dal quale, ancora oggi, complice organismi criminali come il Fondo Monetario Internazionale ed ex potenze coloniali senza scrupoli, ancora fatica a liberarsi. 

Luca Bagatin

sabato 26 settembre 2015

"Non prendere, imprendere, pretendere. Semplicemente intraprendi !". Riflessioni e aforismi di Luca Bagatin (tratte da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)




“Siete tutti figli di puttana ! Io sono il Casanova e il Che Guevara della letteratura russa ! In questo mondo di belle donne e di uomini malvagi, in questo mondo del sangue, della guerra, degli eroi e dei draghi, io mi sono già conquistato un posto alla tavola rotonda degli eventi”.

(Eduard Limonov)


 
Forse anche io avrei preferito vivere durante la Seconda Guerra Mondiale. Allora almeno c'erano i partigiani che, armi in pugno, si battevano contro i fascisti al governo. Oggi ci sono solo pappamolla. Eppure i fascisti al governo ci sono ancora.

Non ho capito perché tanti ce l'hanno con la nuova Miss Italia.
Il dramma è che esistano ancora manifestazioni ebeti per ragazze che possono mostrare solo il loro corpo (e solo in parte !) e non la loro anima.


Mi guardo bene dall'essere di sinistra, ma sicuramente non sono di destra.

La vita è mistero. Non possiamo che arrenderci al mistero e tentare di comprenderlo. Ma senza pretendere di giungere per forza alla verità. Ciò implica l'eterno dubbio.

Non credo ai ruoli imposti, alle risposte scontate e ai luoghi comuni.
Se sono diventato cinico e mi sono alquanto rotto le palle è perché la mentalità dell'universo mondo è pressoché piatta e appiattita su sé stessa.


Ho trovato più solitudine e isolamento a Roma che in trent'anni vissuti in un piccolo paese del nord.

Le donne sono imprevedibili e ciò non sempre in modo positivo. Personalmente mi sono dovuto organizzare di conseguenza.
Puoi stare con me per piacere o per amore, ma togliti dalla testa l'idea di fidanzarti o di spostarti con me.
Le storie non durano ed il mio cuore è stato fatto a pezzi già da quel dì.

(non so quanti uomini o, meglio, maschi, abbiano il coraggio di essere sinceri quanto me...)

La mia idea di impresa è una società senza imprese né imprenditori.
Ovvero senza sfruttatori né ladri.


Non voglio prendere, pretendere, imprendere. Ovvero non voglio rubare.
Preferisco intraprendere.

mercoledì 23 settembre 2015

"Fuga all'inferno e altre storie": la raccolta di racconti e parabole di Mu'Ammar Gheddafi. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

“Sono il leader dei leader arabi, il re dei re dell'Africa e l'imam del musulmani”, così si presentava il colonnello e Raìs libico Mu'Ammar Gheddafi ad Angelo Del Boca, massimo storico del colonialismo italiano.
Gheddafi il leader, il rivoluzionario capace – attraverso una rivolta incruenta e senza alcun spargimento di sangue – di abbattere, nel 1969, la monarchia nel suo Paese - asservita a statunitensi ed inglesi - e a far riappropriare il popolo libico delle sue risorse naturali ed energetiche.
L'autore del “Libro Verde”, pamphlet ideologico sulla Terza Via Universale oltre capitalismo e socialismo reale, per la democrazia diretta dei cittadini nella vita pubblica e l'autogestione delle imprese, fu anche autore, nel 1990, di “Fuga all'inferno e altre storie”, pubblicata per celebrare la vittoria delle truppe libiche su quelle italiane nel 1915, guidate dal colonnello Miani.
“Fuga all'inferno” è una raccolta di dodici racconti, che furono ripubblicati in Francia nel 1996 e successivamente, nel 1998, in Canada e Stati Uniti d'America. Curiosamente, in Italia, sono stati pubblicati solo nel 2006 e ad opera della piccola casa editrice del quotidiano “il manifesto”, la “manifestolibri”, con introduzione di Valentino Parlato il quale, non a caso, ne denuncia il ritardo di avvenuta pubblicazione in un Paese come il nostro, così vicino geograficamente alla Libia e per molto tempo in sintonia con il governo di Tripoli.
In questo testo il Raìs libico si propone nella veste di “re filosofo” o, come amava egli dire, di “pastore del deserto”. Si tratta infatti di una raccolta di riflessioni e parabole, scritte con linguaggio semplice e didattico, dal contenuto sociale, politico, antropologico, laico e spirituale al contempo.
Si parte da una critica serrata alle città, all'urbanizzazione, alla città come “tomba delle relazioni sociali”, alla necessità del contadino e del povero a trasferirsi in città per trovare un lavoro, sradicato dalla campagna, dalla vita semplice ed armoniosa del villaggio, travolto da una modernità senz'anima, spintonato a destra e a manca da altri poveri diavoli come lui, stipati nei mezzi pubblici o travolti dalla strada, dal traffico, dalla velocità imposta dall'urbanizzazione.
Gheddafi, diversamente, esalta la vita del villaggio, semplice, quella vita che egli stesso, figlio di beduini di Sirte ha vissuto sin da bambino. Una vita più solidale, non legata al superfluo ed all'accumulo della ricchezza.
Gheddafi esalta poi la ricchezza della terra e dell'ambiente, che va preservato dall'uomo e dal sistema capitalistico. Egli, dunque, rifugge il progresso, l'urbanizzazione e la tirannia della maggioranza per rifugiarsi in quello che definisce l'inferno, ovvero l'utopia. Egli ama le masse, ma al contempo le teme e teme che queste possano essere influenzate tanto dal progresso scientifico quanto dalla superstizione religiosa.
In alcune sue parabole, non a caso, critica le superstizioni religiose di alcuni gruppi musulmani e arabi, i quali preferiscono seguire e interpretare a loro modo le sacre scritture dell'Islam, finendo per generare fra loro guerre di religione senza fine, anziché ricercare l'unità dei popoli arabi ed islamici, contro i nemici colonialisti ed imperialisti.
Interessante è il racconto di Gheddafi sulla morte. La riflessione su di essa è un racconto intimistico, che ricorda le vicende di suo padre, soldato libico contro le truppe fasciste durante la Seconda Guerra Mondiale. Gheddafi si chiede se la morte sia maschio o femmina, ovvero se essa è maschio è necessario combatterla, mentre se è femmina è necessario abbandonarvisi, sino all'ultimo respiro. E dunque protagonista del suo racconto è il padre, il quale considera la morte come principio maschile e quindi lotta contro di essa sul campo di battaglia, sfuggendo alle pallottole fasciste ed ai bombardamenti. Ma è costretto ad abbandonarsi ad essa nel momento in cui si ammala, esalando il suo ultimo respiro l'8 maggio 1985. Gheddafi a tal proposito scrive: “Dovete combattere contro la morte per prolungare la vostra esistenza (…). L'atteggiamento più giusto è la resistenza, perché la fuga, anche all'estero, non sottrae alla morte (…). Ma quando la morte si indebolisce, e si cambia in una femmina, né rivoluzionaria né occidentale, diventando una donna arrendevole (…), si deve solamente soccomberle, fino all'ultimo respiro.
Emblematico quanto scrive Valentino Parlato nell'introduzione al testo, che, come dicevamo, fu pubblicato nel 2006, a proposito di una possibile morte violenta del Raìs: “...se un giorno Gheddafi fosse travolto da una protesta popolare sono sicuro che non si stupirebbe. Il beduino del deserto sa più cose dell'intellettuale di città: sa che la politica non è solo, non può essere, calcolo politico dei politicanti, ma è fatta di passioni e di pulsioni di massa, che difficilmente un regista politico può orientare”.
Mu'Ammar Gheddafi fu barbaramente ucciso non già dalla protesta popolare, ma dal calcolo politico di francesi, statunitensi e dai loro alleati. Il leader e teorico della Jamahiriya, ovvero del governo delle masse, è stato ucciso dalla realpolitik e dai nemici del suo stesso popolo.
Oggi è bene ricordarlo non solo come leader, ma anche come autore di parabole e di racconti che possono illuminare le menti di un Occidente decadente e di un mondo islamico preda del fondamentalismo che si sta allontanando sempre più dalle sue antiche radici spirituali.

Luca Bagatin

martedì 22 settembre 2015

Beppe Grillo, la massonofobia ed il nuovo fascismo. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Beppe Grillo, tornato dalle vacanze nella sua villa, nel suo lungo sproloquio dal 2042 dell'altro giorno, non dimentica di tirare in ballo la Massoneria, dichiarando che, con il suo partito al governo, essa sarebbe abolita ed i massoni non potrebbero essere candidati.
Ora, come abbiamo scritto più volte, Beppe Grillo ed i suoi adepti si comportano esattamente come fecero i fascisti, i nazisti ed i comunisti autoritari di tutto il pianeta e, prima di loro, i monarchi autoritari ed i clericali: abolire un'istituzione di libero pensiero, nella quale, peraltro, nei Paesi latini, hanno trovato posto e fatto carriera anche noti rivoluzionari e riformatori sociali quali Voltaire, Simon Bolivar, George Washington, Benjamin Franklin, Giuseppe Garibaldi, Che Guevara, Gandhi, Salvador Allende e moltissimi altri.

Tutto ciò o Grillo lo ignora - ma ne dubitiamo - oppure il suo disegno autoritario è completo: mettere il bavaglio a possibili sobillatori della sua autorità indiscussa e quella degli imprenditori Casaleggio & Associati, mica di operai, impiegati, casalinghi qualsiasi !
Si noti come il Paese rischi di finire nelle mani, dopo gli autoritarismi antisociali di Berlusconi e Renzi, nell'ennesimo autoritarismo.
Si noti, peraltro, come il movimento di Grillo sia costituito non solo da un ricco comico già lanciato in Rai da Pippo Baudo e nella quale ha fatto ampia carriera, ma anche da imprenditori quali i Casaleggio, come imprenditore era Silvio Berlusconi (amico, peraltro, dell'oligarca autoritario Vladimir Putin) e come dagli imprenditori è finanziato Matteo Renzi, il premier che, più di tutti, ha attuato leggi antisociali e antidemocratiche. L'esatto opposto, insomma, di forze politiche nate dal basso, dalle esigenze dei diseredati, degli operai e delle operaie, degli impiegati e delle impiegate, dei casalinghi e dei casalinghi, degli insegnanti (martoriati da una riforma della scuola che tende ad escludere e a premiare il demerito e la raccomandazione) e così via.
Tutte forze politiche peraltro - i Cinque Stelle fra questi - elettoralistiche e quindi che non rappresentano affatto la maggioranza degli elettori che, in massa, non a caso, alle elezioni si astengono.
La parola, infatti, dovrebbe passare ai cittadini, ovvero alla vera democrazia diretta, fondata su comitati popolari o assemblee spontanee, volendo anche estratte a sorte, come ai tempi della democrazia ateniese. Abolendo, come sostiene il saggista belga David Van Reybrouck nel suo ultimo saggio, le elezioni che, nei fatti, rappresentano solo i politicanti e le loro lobby economiche di riferimento.
Pensiamo ad esempio alla tanto sbandierata riforma del Senato. Finalmente ci sarebbe la possibilità di dare la parola ai cittadini, rendendo il Senato non già elettivo e composto da politicanti, bensì da cittadini estratti a sorte. Finalmente la parola passerebbe davvero a rappresentanti comuni del popolo e potrebbe fungere da contrappeso agli interessi delle lobby politico-economiche, dei partiti, dei pagati dai contribuenti che impongono le loro leggi. Leggi non decise dai cittadini in primis.
Sappiamo purtuttavia come stanno andando le cose e le varie forze politiche - dal Pd a Forza Italia sino ai Cinque Stelle grillini - stanno studiando una riforma che favorisca questo piuttosto che l'altro partito, in un bailamme autoritario ed antidemocratico, in quanto non deciso dai cittadini.
Del resto, in un Paese addormentato come il nostro, ove la politica e l'economia hanno ucciso il pensiero, le persone hanno smesso di mostrare il loro volto rivoluzionario. Come accadde invece durante il Risorgimento, anche e proprio grazie all'istituzione massonica, guida morale ed intellettuale per e degli spiriti liberi e rivoluzionari. Come durante la Rivoluzione Americana. Come durante la Rivoluzione cubana, ove la maggioranza dei castristi era anche componente della Massoneria, Che Guevara in primis. Oppure durante la Rivoluzione nonviolenta dell'India ove il massone Mohandas Gandhi ispirò la sua azione a quella dei mazziniani e dei teosofi.
Oggi, diversamente, assistiamo a sedicenti massoni o a ex iniziati alla Massoneria che si divertono a scrivere libelli antimassonici, discettando di presunte “Ur-Lodges” (di cui dicono di aver fatto parte) ed il loro scopo è unicamente quello di occupare posti di potere (come fecero quando erano affiliati alle “Ur-Lodges”, peraltro !), fondando ulteriori partiti elettoralistici contigui, peraltro, al caravanserraglio di Beppe Grillo e della Casaleggio & soci.
Occorre che le menti si risveglino. Approfondiscano, studino, lottino con ogni mezzo contro l'avanzare di questo nuovo fascismo fatto, ancora una volta, da gente ricca e che, ancora una volta, vuole comandare su tutti.
Occorre che le menti libere ricerchino l'autogestione e l'autogoverno: delle imprese, della politica, dell'economia, del proprio corpo, della propria anima. Smettendo di andare a votare e imparando a ricercare nuovi (o, meglio, antichi quanto l'Agorà Greca e le società matriarcali) strumenti di governo e di gestione dell'economia. Puntando all'economia del dono tipica delle società matriarcali. Puntando all'abolizione del debito pubblico, all'abolizione del libero commercio (che, nei fatti, è prostituzuone), al ritorno allo stato di natura, ovvero alla ricerca della Civiltà dell'Amore, alternativa a quella attuale dell'odio, del dolore e della prevaricazione del Potere sulle menti e sui corpi.

Luca Bagatin

lunedì 21 settembre 2015

"Le mie verità": Mimesis pubblica il "Libro Verde" di Mu'Ammar Gheddafi. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Fra le già molto interessanti proposte editoriali della casa editrice Mimesis, desideriamo segnalarne una particolarmente rara, ovvero la pubblicazione del “Libro Verde” di Mu'Ammar Gheddafi, saggio di cui parlammo già in altro articolo e che merita di essere presentato al lettore occidentale.
Il titolo dell'opera editata da Mimesis è, in realtà, “Le mie verità”, con commento dei giornalista Marco Marsili.
Al di là del commento di Marsili, che tende troppo frettolosamente a banalizzare il pensiero del Raìs libico ragionando in termini strettamente occidentalisti, l'opera di Gheddafi è certamente unica nel suo genere, anche perché di rara reperibilità editoriale.
Un saggio tutt'altro che liberticida quello di Gheddafi, troppo frettolosamente bollato in Occidente – sull'onda dell'influenza statunitense – come dittatoriale.
Si pensi infatti che il "Libro Verde", nella sua parte iniziale, muove una critica serrata ai sistemi elettorali, fatti di partiti e di parlamenti, che, nei fatti, non rappresentano affatto la reale volontà popolare ma unicamente quella del partito che ha raccolto più voti e che come tale non rappresenta di fatto il popolo, ma solo una parte ideologica, peraltro formata da una fetta esigua di rappresentanti, ovvero i parlamentari.
E propone un sistema fondato sulla democrazia diretta, chiamata da Gheddafi Jamahiriyya, ovvero governo delle masse, da attuarsi attraverso appositi comitati popolari spontanei.

Interessante anche l'analisi economica del Raìs e colonnello Gheddafi, il quale propone un sistema di autogestione delle imprese, ove il lavoratore non è più un salariato, ma proprietario dell'impresa medesima, richiamandosi, per molti versi, non già al marxismo come sostenuto da Marsili, bensì al pensiero mazziniano ove capitale e lavoro risiedono nelle stesse mani.
Un pensiero, quello di Gheddafi, a tratti forse un po' utopistico, come egli stesso rivelò allo storico Angelo Del Boca, affermando di essere rimasto un po' deluso nel non essere stato totalmente compreso dal suo popolo, il quale talvolta ha abusato del “potere delle masse” per diventare corrotto, indolende e consumista. Le parole di Gheddafi a Del Boca sono le seguenti: “(...) I principi contenuti nel Libro Verde sono, ovviamente, principi utopistici. Se però la mia gente li avesse adottati, oggi vivremmo in un mondo più felice, più verde. Ma è difficile, con la gente di oggi, conseguire tali risultati. Di conseguenza il nostro mondo è ancora, purtroppo, di colore nero”.
Quella che il Raìs di Tripoli chiama Terza Teoria Universale, oltre capitalismo e marxismo, è, nei fatti, una nuova visione umanista non sempre di facile attuazione.
Purtuttavia è innegabile che la Libia di Gheddafi, oltre ad essersi riappropriata dell sue risorse – petrolio in primis – strappate alle potenze colonialiste straniere, fece passi da gigante.
Come scrisse il giornalista Mario Vignolo nella sua biografia sul Raìs: "La Libia è un laboratorio sociopolitico fondato su un miscuglio di oligarchia e anarchia, democrazia diretta e guidata, consumismo e rigorismo morale. La spinta ideologica viene sempre da Gheddafi che si dedica ad organizzare l'anarchia. (...) Pensa che il suo compito sia di condurre il suo piccolo popolo a fare a meno di ogni guida.
(...) Audace e appassionato come quando era un ragazzo, Gheddafi non ama essere l'uomo politico che si arrangia nel campo del possibile. Si trova più a suo agio ai confini fra realtà e utopia. (...) Alcuni sogni sono rimasti tali: il popolo libico non è diventato produttore, l'unità araba è ancora un miraggio. (...), ma molti sogni si sono avverati: i libici hanno ritrovato orgoglio, dignità e un senso di identità; la Libia di cui si diceva "è un Paese che non esiste", ha un posto di rilievo nell'atlante geopolitico; i particolrismi regionali e tribali sono superati; i diseredati non sono più tali; la sfida contro le onnipotenti compagnie del petrolio è stata vinta e ha messo in moto un meccanismo destinato a modificare gli equlibri mondiali".
Una Libia che, purtroppo, oggi non esiste più, invasa prima dagli anglo-franco-statunitensi e dalle truppe della NATO che hanno consegnato Gheddafi nelle mani dei ribelli - che lo hanno barbaramento ucciso - ed oggi martoriata dai terroristi di Daesh, ovvero l'Isis.
L'utopia del colonnello Gheddafi è stata rasa al suolo dalla realpolitik dei nuovi barbari, dai nuovi colonizzatori. Ieri in Libia, oggi in Siria. In nome del dio danaro.

Luca Bagatin

venerdì 18 settembre 2015

XX Settembre: ricorrenza tradita dai liberal-giolittiani ed affossata prima dai fascisti e poi dalla partitocrazia. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Con il 20 Settembre 1870, l'entrata dei bersaglieri a Porta Pia e la conseguente caduta del potere temporale del Papa dei cattolici, si compie l'Unità d'Italia.
Data storica che, prima dell'avvento dei fascismo - sceso a patti con la Chiesa cattolica – era anche considerata festa nazionale.
Festa nazionale ormai cancellata e la data pressoché dimenticata da tutti, salvo da noi anticlericali, repubblicani, mazziniani e massoni.
Non va dimenticato che il 20 Settembre vide per la prima vola uniti repubblicani mazziniani, socialisti e persino liberali che, con Cavour, dichiararono “Libera Chiesa in libero Stato”. Salvo tradire lo stesso Cavour, nel 1913, con il patto Gentiloni voluto da quello che Gaetano Salvemini definì il “Ministro della malavita”, Giovanni Giolitti.
Il patto, infatti, previde un accordo fra liberali e cattolici dell'Unione Elettorale Cattolica Italiana, che prevedeva una nutrita quantità di seggi cattolici in seno al partito liberale. E ciò per contrastare l'avanzare dei repubblicani e dei socialisti. Un patto che permise ai liberal-cattolici di ottenere il 51% dei voti. Ovviamente le elezioni erano a suffragio universale ristretto !
Ecco che lo spirito del 20 Settembre fu tradito dai liberal-giolittiani prima e affossato dal fascismo mussoliniano nel 1929 e dalla sedicente Repubblica italiana del 1948, la quale, fondata sul tacito accordo fra cattolici e comunisti, rimarrà in mano alla partitocrazia ed agli umori del Papa dei cattolici, non più Re, ma pur sempre condizionante l'attività del Parlamento, salvo essere contrastato dallo spirito libertario dei radicali, repubblicani, socialisti e liberali del dopoguerra, i quali riusciranno quantomeno ad ottenere la legge sul divorzio e sull'aborto, confermate dal voto popolare referendario.
Di questo oggi rimane ben poco. La Repubblica italiana rimane una non-Repubblica delle banane, ovvero un'oligarchia di politicanti senza arte né parte. La stessa legge sulle unioni civili che dovrebbe essere approvata è imposta da Bruxelles e sarà sicuramente all'acqua di rose. I diritti delle persone, come sempre da noi, calpestati in nome della stupidità dogmatico-religiosa, che di spirituale e di umanitario non ha mai avuto nulla.
A parte queste facili e desolanti constatazioni, desideriamo segnalare un interessante saggio, appena uscito per le ezioni Ibiskos, realizzato da Renato Traquandi, repubblicano mazziniano della prima ora, che con “Le strategie vaticane” racconta proprio le alterne vicende e rapporti fra il nascente Stato unitario e la Chiesa cattolica. Una lettura storica e politica interessante, che andrebbe suggerita anche al Papa dei cattolici Francesco o Sig, Bergoglio che dir si voglia, che ci appare piuttosto l'ennesimo burattino nelle mani di un potere che rappresenta tutto salvo che gli insegnamenti di fratellanza, povertà e uguaglianza dettati dal Cristo.

Luca Bagatin

lunedì 14 settembre 2015

"Senza pudori". Aforismi e riflessioni by Luca Bagatin (tratte da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Le case editrici che chiedono soldi agli autori non sono serie e vanno evitate. Piuttosto pubblicate il vostro lavoro in proprio, meglio se gratis e sul web.



L'editore dovrebbe credere nell autore, non spremerlo. Altrimenti non si chiama editore, ma ladro.


Direi che la mia donna ideale è un misto fra la principessa romantica, la donna guerriera e la pornostar.

Leggo in giro per la rete che c'è chi si schiera con Obama, chi con Putin.... Non capisco che cosa ci sia di interessante nello schierarsi con gente che scopa poco e che pensa solo ad esportare la guerra, sfruttando i suoi rispettivi popoli. Il mio Presidente idale, oggi, sarebbe Moana Pozzi.
Una donna che non può più parlare, ma ne avrebbe da dire su tutti.

L'unica economia non soggetta a bolle speculative è l'economia del dono.

Se proprio dovete sposarvi non dimenticate di sottoscrivere prima un contratto prematrimoniale. Se l'altra persona vi rovinerà la vita, quantomeno potete essere parzialmente risarciti del danno.

Mi sento da sempre un AN-archico. Ovvero, rinunciando ad assoggettarmi a qualsivoglia potere politico, preferisco contemplare, in ogni sua forma e dimensione, il sedere. Bello, sodo, femminile !

Per secoli se la sono presa con massoni e Massoneria. Salvo scoprire che le uniche forze eversive erano quelle politiche.

Anche di Moana dissero che era finanziata dal KGB, come oggi dicono che Femen sono finanziate da Soros e dalla CIA.
Che cosa non si inventano i seguaci del Potere pur di screditare le eroine !

E poi mi chiedono perché ho iniziato a fare politica sull'onda dell'elezione di Cicciolina in Parlamento !
Meglio una pornodiva nel palazzo, che tanti magnaccia !


Ecco perché preferisco da sempre - pur con tutte le loro contraddizioni e limiti - i Garibaldi, i Peron, i Pacciardi, i Craxi, i Gheddafi, i Chavez. I Caudillos popolari, populisti e repubblicani, che hanno combattuto e dato da mangiare ai poveri e tentato di includerli nell'attività di governo, anziché i politicanti "eletti" occidentali, che mai hanno combattuto, cravattoni succhiasoldi e affamapopoli, senza sogni, senza prospettive:
"La Libia è un laboratorio sociopolitico fondato su un miscuglio di oligarchia e anarchia, democrazia diretta e guidata, consumismo e rigorismo morale. La spinta ideologica viene sempre da Gheddafi che si dedica ad organizzare l'anarchia. (...) Pensa che il suo compito sia di condurre il suo piccolo popolo a fare a meno di ogni guida.
(...) Audace e appassionato come quando era un ragazzo, Gheddafi non ama essere l'uomo politico che si arrangia nel campo del possibile. Si trova più a suo agio ai confini fra realtà e utopia. (...) Alcuni sogni sono rimasti tali: il popolo libico non è diventato produttore, l'unità araba è ancora un miraggio. (...), ma molti sogni si sono avverati: i libici hanno ritrovato orgoglio, dignità e un senso di identità; la Libia di cui si diceva "è un Paese che non esiste", ha un posto di rilievo nell'atlante geopolitico; i particolrismi regionali e tribali sono superati; i diseredati non sono più tali; la sfida contro le onnipotenti compagnie del petrolio è stata vinta e ha messo in moto un meccanismo destinato a modificare gli equlibri mondiali".
(Mario Vignolo da "Gheddafi - Islam, petrolio e utopia" - Rizzoli, 1982).