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sabato 13 agosto 2016

Buon compleanno Fidel: lider maximo della democrazia dei Caraibi !

 
 CUBA: LA DEMOCRAZIA DEI CARAIBI. 
Articolo di Luca Bagatin del 17 luglio 2015
Questa storia di Fidel Castro dittatore e di Cuba quale ultimo avamposto del comunismo stalinista cominciava ad andarmi stretta.

La propaganda radical-liberal-edonista mi aveva stancato da tempo e francamente iniziavo a trovarla pretestuosa e presuntuosa.

Ora, io non sono comunista anche se non mi ripugnerebbe affatto esserlo. Ciascuno ha le sue idee ed io le rispetto quasi tutte. Solo che dei comunisti non ho mai accettato la visione materialistico-economicista, che peraltro è la medesima dei liberali.

Sono da sempre un ammiratore del Generale Juan Domingo Peron, ex Presidente dell'Argentina che disse un giorno che a lui non importava se Fidel Castro e Che Guevara fossero comunisti. Per lui erano dei giustizialisti, nel senso che avevano fatto del bene al popolo cubano.

Ecco, la penso esattamente come lui.

Senza Fidel Castro e Che Guevara Cuba sarebbe ancora sotto il tallone del dittatore e criminale Fulgencio Batista il cui unico scopo era intascarsi i danari degli yankee e della mafia e sfruttare il suo stesso popolo.

Fidel Castro a differenza di Che Guevara, che fu un marxista della prima ora, era un comunista utopista. La stessa “Revolucion cubana” del 1959 non fu una rivoluzione socialista, bensì una rivoluzione di popolo e per il popolo. Il socialismo arrivò dopo, ma spesso in forme piuttosto libertarie, autogestionarie, piuttosto che comuniste/collettiviste tout-court.

Soprattutto nessuno dei rivoluzionari si sognò mai di esportare la rivoluzione, ma nessuno di loro rinunciò a dare sostegno ai movimenti di emancipazione sociale e nazionale in giro per il mondo: dall'Angola sino al Sudafrica che subì – sino al benefico ed auspicato trionfo di Nelson Mandela – il regime dell'apartheid.

Sì, è vero, Cuba si alleò ai sovietici. Avrebbe potuto rimanere un Paese non allineato ed invece si alleò con i russi. Ma che avrebbero mai potuto fare Fidel ed il Che con un embargo economico e con un rischio d'invasione da parte degli yankee ? Perché mai rinunciare alla sovranità nazionale e rischiare, oltretutto, di morire completamente di fame ? Ricordo che la stessa Repubblica libertaria di Fiume di Gabriele d'Annunzio si fece riconoscere dai sovietici. Certo, i russi erano una dittatura e nemmeno delle migliori, ma dall'altra parte era davvero così rosea la situazione come ci hanno fatto credere per decenni di pubblicità commerciale edonista e rimbabimento politico ? Gente che bambarda altra gente inerme e che impone il proprio sistema economico “libero”, può dirsi una democrazia ? Un governo che fa pagare le cure mediche a chi non ha danaro è una democrazia ? Un sistema politico che prevede la concorrenza fra candidati che spendono milioni di dollari o di euro a caccia di voti...anziché spenderli in progetti sociali, culturali ecc...è una democrazia ?
Lo ripeto, non sono né sarò mai comunista, ma sicuramente non dirò mai che il sistema yankee o capitalista sia un sistema democratico e civile. Sono entrambi sistemi criminali e antiumanitari e ne ho già spiegato le ragioni in innumerevoli articoli, oltre che nel mio ultimo saggio.
A Cuba la sanità è gratuita ed i medici sono all'avanguardia. Ed operano in tutto il mondo, senza egoismi. Ma questo quasi nessun giornale “libero” lo scrive.
A Cuba è riconosciuta la libertà di culto, anche se ho sentito assurde leggende metropolitane che vorrebbero che a Cuba il Natale non si fpotesse festeggiare sino al 1998, allorquando il papa dei cattolici incontrò il Lider maximo.
A Cuba peraltro i massoni – cosa strana...visto che persino nell'Italia degli Anni '90 sono stati perseguitati – sono liberi di riunirsi nelle loro Logge. Che sono peraltro molto numerose sull'isola caraibica, anche perché la gran parte dei rivoluzionari appartenevano alla Massoneria.
A Cuba l'istruzione è libera e gratuita e l'analfabetismo è praticamente debellato, come, nonostante l'embargo economico, la gente non muore più di fame.
Oltretutto i diritti umani sono rispettati...nonostante ciò che ci raccontano dalle nostre parti.
I diritti delle donne sono esattamente gli stessi rispetto a quelli degli uomini e l'Assemblea Nazionale, ovvero il Parlamento cubano, è composto da quasi il 50% di donne. Eh sì, perché anche Cuba ha un Parlamento regolarmente eletto a suffragio universale e Fidel Castro o, meglio, oggi suo fratello Raul, non ha affatto un potere illimitato.
E sui diritti degli omosessuali, la deputata Mariela Castro, figlia di Raul Castro, si sta battendo affinché possa essere riconosciuto il matrimonio fra persone dello stesso sesso.
C'è un partito unico, il Partito Comunista Cubano (www.pcc.cu), che purtuttavia non si presenta alle elezioni, ma è un simbolo: il simbolo della Rivoluzione. E poi, visto il pluripartitismo elettoralistico dei Paesi cosiddetti “liberal-democratici”...possiamo davvero dire che ciò sia una pecca ? Fra l'altro a Cuba ogni candidato all'Assemblea Nazionale è uguale all'altro, visto che non esiste – come nei nostri Paesi “liberal-democratici” - alcun tipo di propaganda elettorale ove vengono spesi milioni di euro per ottenere voti...spesso frutto di “amicizie” interessate e clientele (sic !).
Oggi finalmente anche il Presidente degli USA Obama ha capito che l'embargo nei confronti di Cuba era una follìa. Per quanto chi scrive teme che Cuba – anche con il possibile arrivo di Dominique Strauss-Kahn (uno che dovrebbe andare a nascondersi visti i suoi trascorsi !) nell'isola quale consulente di Raul Castro...il futuro dei Caraibi sembra tingersi di grigio !
Raul non è Fidel. Così come in Venezuela Maduro non è Chavez. Ma al momento meglio loro che qualcun altro.
Confidiamo ad ogni modo nei popoli caraibici e latinoamericani. Che la Rivoluzione sia sempre nei loro cuori e nelle loro menti e che non finisca tutto come la Grecia di Tsipras: nella resa ai potenti ed agli sfruttatori criminali di turno.

Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it



giovedì 21 aprile 2016

Fidel Castro e Marco Pannella: due eroi del XX e del XXI secolo. Articolo di Luca Bagatin

Fidel Castro e Marco Pannella: due rivoluzionari quasi cotanei, due vite diverse ma accomunate entrambe da battaglie di emancipazione sociale e individuale.
Il primo komunista, il secondo amerikano, pur non essendo affatto né comunisti né veramente americani, ma rimanendo sempre loro stessi: castristi e pannelliani, ovvero, in due parole: socialisti e radicali.
Fidel Castro, con il recente discorso a L'Avana, si congeda dalle scene e così ha fatto Marco Pannella che, da qualche mese, a causa delle sue condizioni di salute, si è ritirato in casa, ricevuto solo dagli amici più cari, non ultimo Vasco Rossi.
Marco Pannella, classe 1930, allievo politico di Benedetto Croce e fra i fondatori del primo Partito Radicale con Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi – rompendo con la tradizione liberal-confindustriale e dando vita ad un partito contro i monopoli di Stato e di mercato - e del secondo Partito Radicale – partito dei diritti civili e anticlericale per eccellenza - di cui diventerà il leader indiscusso.
Fidel Castro, classe 1926, leader della Rivoluzione Cubana negli Anni '50 assieme a Che Guevara contro il dittatore Fulgencio Batista e Leader Maximo dell'Isola Caraibica sino al 2011, quando lascerà l'incarico al fratello Raul. Marxista non sovietico, che finirà per scegliere l'alleanza con l'URSS unicamente per convenienza geopolitica.
Che cosa unisce Marco e Fidel, apparentemente così lontani ?
L'essere stati degli eroi del XX e di parte del XXI secolo: Marco con le sue lotte contro i monopoli, la partitocrazia, per il diritto all'emancipazione femminile, al divorzio, all'aborto, ai diritti degli omosessuali e per l'antiproibizionismo su tutto. Fidel Castro per aver dato un'opportunità di riscatto sociale non solo alla sua isola natale, ma a tutta l'America Latina preda del colonialismo e del neocolonialismo, avendo peraltro ispirato e supportato le imprese democratiche e civili di Chavez, Morales, Ortega, Mujica...in questi ultimi quindici anni.
Marco Pannella giocava sul “fronte occidentale”, amico degli USA in quanto amico del sistema elettorale e liberale “amerikano”, ma sino ad un certo punto. Ovvero, nei fatti, comunque dalla parte del Terzo Mondo, contro lo sterminio per fame di milioni di africani, contro il neocolonialismo e per il disarmo unilaterale del blocco occidentale.
Fidel Castro, amico dell'URSS, ma solo per convenienza strategica. In realtà fiero marxista convinto che il sistema socialista non andasse affatto esportato, ma andasse bene per i Paesi poveri e sfruttati come quelli colonizzati dagli europei e dall'Impero del Male yankee. Fidel, capace di autocritica di fronte al trattamento prigionieri politici cubani e di fronte a quegli omosessuali che aveva preferito inviare nei campi di lavoro ai tempi della Rivoluzione, al punto che oggi – grazie alla nipote Mariela Castro, figlia del fratello Raul – si discute della possibilità di riconoscere il matrimonio omosessuale a Cuba.
Marco e Fidel, ad ogni modo, come tutte le persone intelligenti e tutti i rivoluzionari, non sono privi di contraddizioni e di errori, ma non possiamo non riconoscere le loro lotte sprezzanti del pericolo, condotte in modo assai diverso, ma non meno rispettabile.
Marco, gandhianamente, digiunando e talvolta beccandosi botte e insulti nei vari sit-in nonviolenti organizzati dai radicali. Fidel attraverso la guerriglia nella Sierra Maestra. Ma “senza mai perdere la tenerezza”, come soleva dire il Che.
L'obiettivo era una società diversa, libera, libertaria, socialista, autogestionaria. In questo senso non ci dimentichiamo i dibattiti aperti dal Partito Radicale negli Anni '70 per la costruzione di un ampio soggetto socialista e libertario, che vedesse coinvolti socialisti del Psi, ma anche pezzi di Lotta Continua e di Democrazia Proletaria, che furono ad ogni modo coinvolti in diverse battaglie radicali (ricordiamo la martire laica Giorgiana Masi, che, nel 1977, a soli 18 anni morì sotto i colpi di agenti in borghese, solo per aver pacificamente manifestato assieme a radicali e sinistra extraparlamentare).
La stessa Rivoluzione Cubana infiammò gli animi delle controculture hippie, ovvero dei vari Jerry Rubin e Abbie Hoffman, ovvero di quegli statunitensi libertari stanchi del sistema capitalista e borghese e critici nei confronti degli USA quali “gendarmi del mondo”.
Marco e Fidel, oggi anziani ma non domi che, per oggettive ragioni di salute si ritrovano ad uscire gradualmente di scena. Entrambi ricevendo gli amici più cari e continuando a dare consigli.
Pannella ricevendo l'amico di tante battaglie Vasco Rossi e rilanciando la battaglia radicale per la legalizzazione della cannabis, attraverso una raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare in tal senso; Castro ricevendo recentemente il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e criticando così le aperture del fratello Raul ad Obama.
L'Italia di oggi non è più l'Italia degli Anni '70, ma ad ogni modo, anche se non ha vinto il radicalismo liberalsocialista pannelliano, i costumi sono molto cambiati anche grazie e soprattutto ai radicali di Marco Pannella.
L'America Latina, anche se sta subendo numerosi tentativi di golpe e di inversioni di marcia (osserviamo i casi emblematici del Brasile e dell'Argentina), ha comunque oggi le spalle ben più larghe rispetto al periodo precedente alle Rivoluzioni Cubana di Castro e Bolivariana di Chavez ed ha conosciuto quel Socialismo del XXI secolo che è oggi l'unico autentico esempio di emancipazione sociale al mondo.
Rimangono così due eroi che, a 90 anni dalla loro nascita, ci hanno lasciato una profonda eredità e dei profondi insegnamenti: non occorre essere maggioranza – peggio ancora se silenziosa e conformista - per vincere le battaglie e le guerre. Si può essere anche minoranza, a patto di essere una minoranza anticonformista e battagliera, senza mai perdere la tenerezza, procedendo con onestà intellettuale e rinunciando ad ogni forma di egoismo.
Cari Marco e Fidel, da voi ho imparato moltissimo. E, credo, di non essere stato l'unico.

Luca Bagatin