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venerdì 28 novembre 2025

Gianni De Michelis, il socialismo, la democrazia costituzionale e il mondo multipolare. Articolo di Luca Bagatin

Gianni De Michelis e Luca Bagatin, dicembre 2003
 

Il 26 novembre scorso, Gianni De Michelis, avrebbe compiuto 85 anni.

Lo conobbi nel 2003, quando era Segretario del Nuovo PSI, al quale mi iscrissi anch'io - pur per un breve periodo – essendo socialista (e mazziniano) fin da quando ero ragazzino e leggevo Marx, Proudhon, Garibaldi, Mazzini, Gaetano Salvemini e Ernesto Rossi, oltre ai discorsi di Craxi e dello stesso De Michelis.

Fu per me, quindi, un onore diventarne amico e avere anche l'occasione di essere relatore, accanto a lui, ad un convegno pubblico socialista (vedi foto).

De Michelis aderì al Partito Socialista Italiano negli Anni '60, collocandosi a quei tempi nella corrente di sinistra, guidata da Riccardo Lombardi, denominata “Alternativa Socialista”, nella quale erano presenti anche i socialisti rivoluzionari.

Nel 1976 appoggiò - e a mio avviso giustamente - la Segreteria guidata da Bettino Craxi e divenne componente della Direzione Nazionale del PSI.

Nel corso degli Anni '80 ricoprirà anche il ruolo di Ministro delle Partecipazioni Statali (quando in Italia e Europa ancora lo Stato contava qualcosa e la politica comandava sull'economia e non viceversa!), Ministro del Lavoro, Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri.

Coinvolto nella falsa rivoluzione di Tangentopoli, sarà sottoposto a diversi procedimenti giudiziari, ma spesso fu assolto.

Denuncerà sempre, assieme a Craxi, il clima avvelenato di quegli anni, teso a colpire unicamente i partiti di governo e in particolare quel PSI che, se da una parte voleva modernizzare l'Italia, smarcandosi dalle “chiese” democristiana e comunista (ma già da tempo non più comunista e via via sempre più liberal-capitalista e visceralmente anti-socialista), dall'altra mirava a una politica estera multipolare, smarcata dagli USA e parimenti denunciava l'avanzare della globalizzazione neoliberale e le sue pericolose derive, che avrebbero portato – con il successivo avvento del capitalismo assoluto - a una diffusa povertà, alla sudditanza dell'Italia a poteri stranieri ed economici e all'immigrazione di massa.

Gianni De Michelis sosterrà sempre una politica estera multipolare, a partire dal ruolo centrale del Mediterraneo e dei Balcani in Europa (fece peraltro di tutto per evitare la disgregazione della Jugoslavia); propose l'integrazione della Federazione Russa nel sistema comunitario europeo; promosse un rapporto privilegiato e sinergico con una Repubblica Popolare Cinese, che già negli Anni '80 e '90 si stava modernizzando e aprendo al mondo.

A confronto dei politicanti di oggi, tutti chiacchiere, voltafaccia, rosari e tatuaggi da esibire, Gianni De Michelis, con realismo e pragmatismo, aveva tutto da insegnare. E lo avrebbe ancora.

Fu peraltro degnissimo consigliere di Silvio Berlusconi, negli ultimi decenni della sua vita e si può dire che proprio Berlusconi (non certo i suoi sodali, che presto lo tradiranno), fu l'ultimo politico di razza di questo triste scorcio di Seconda Repubblica.

A Gianni De Michelis, Paolo Franchi ha dedicato un'interessante biografia, “L'irregolare”, edita da Marsilio.

Appena uscita, nel 2024, l'ho volentieri recensita e può essere letta a questo link: https://amoreeliberta.blogspot.com/2024/07/lirregolare-gianni-de-michelis-nella.html.

Ci sono alcuni passaggi molto interessanti.

Fra questi una risposta di Gianni De Michelis all'intervista di Stefano Lorenzetto – che Paolo Franchi riporta - che recita così: “Dalla fine del precedente ordine mondiale sono passati invano vent'anni. O l'ordine nuovo lo costruiamo adesso, trovando i compromessi necessari per quella che io chiamo la governance multilaterale del mondo multipolare, oppure scoppierà un altro conflitto planetario. E' inevitabile (…). Un mondo così è troppo pesante anche per le spalle degli Stati Uniti, non può essere governato da un Paese solo, da un sistema unipolare”.

Ancora lontani erano i tempi delle irresponsabili Von Der Leyen e Kaja Kallas e delle e dei loro emulatori – bipartisan - in Italia.

Ancora lontani erano i tempi in cui persino i comici avrebbero fondato partiti e sarebbero persino stati eletti a capo di Paesi, con tutte le nefaste conseguenze del caso!

Indietro, ad ogni modo, non si torna più.

Ma il realismo e il pragmatismo di certi politici e statisti con la P e la S maiuscola rimangono, così come rimane l'insegnamento pratico di certi partiti politici storici che hanno guidato, nella democrazia costituzionale, l'Italia, dal 1946 al 1993.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 16 luglio 2024

"L'irregolare" Gianni De Michelis nella biografia di Paolo Franchi. Articolo di Luca Bagatin

 

E' la prima biografia ufficiale dedicata a Gianni De Michelis, quella pubblicata recentemente da Marsilio, scritta da Paolo Franchi e intitolata “L'irregolare”.

Una biografia nota a molti di noi, che hanno seguito e conosciuto Gianni in vita e/o hanno militato nel suo glorioso Partito Socialista Italiano, che, dal 1993 ad oggi, non esiste più, salvo la breve parentesi del Partito Socialista (avente per simbolo sette garofani rossi, un libro aperto e un sole nascente) e poi del Nuovo PSI, rifondati proprio da De Michelis alla fine degli Anni '90.

Una biografia certamente utile ai più giovani, in particolare in quanto ricorda la lungimiranza in ambito geopolitico di Gianni De Michelis, che prefigurò un mondo multipolare e la necessità di integrare la Russia al sistema europeo e un dialogo costante e strategico con la Repubblica Popolare Cinese.

Come ricorda Franchi, De Michelis, cresciuto in una famiglia protestante metodista veneziana, giovanissimo – a 11 anni - si proclamò monarchico, ma molto presto scelse la via socialista, aderendo, nel 1960, a vent'anni, al PSI e all'UGI, il movimento universitario della sinistra laica, di cui diverrà Presidente nel 1962.

Si schiererà immediatamente con la sinistra socialista, quella facente capo a Riccardo Lombardi, che lascerà molti anni dopo, quando sosterrà la candidatura di Bettino Craxi alla segreteria del partito e si proclamerà sempre laico o laicista, ovvero antifascista, anticomunista e anticlericale, come molti socialisti, repubblicani, radicali e socialdemocratici della sua epoca e generazione e come molti di noi, cresciuti nel loro esempio.

Lombardiano, dunque riformista rivoluzionario, De Michelis ritiene che il capitalismo sia una macchina a cui va cambiato il motore.

Come Lombardi, ritiene che vada creata una “società senza classi” e la parola d'ordine della sinistra di matrice socialista e socialdemocratica dell'epoca è: “Case, scuole, ospedali” e, infatti, opera principale di partiti quali il PSI, il PSDI e il PRI al governo saranno: nazionalizzazione dell'energia elettrica, riforma della scuola e dell'università, riforma urbanistica e abolizione della mezzadria.

Tutte cose considerate dalla destra, sia democristiana che missina, “l'anticamera del bolscevismo” e criticate anche dai comunisti, in quanto costoro ritengono che finiscano per “integrare la classe operaia nel sistema capitalista”.

Laureato in chimica industriale nel 1963, presso l'Università degli Studi di Padova, De Michelis iniziò la carriera accademica e, nel 1964 fu eletto consigliere comunale di Venezia e Assessore all'Urbanistica.

In quegli anni, assieme al fratello Cesare, assume il controllo della casa editrice Marsilio, che si trasforma in SpA.

Dal 1969 gli viene affidata l'organizzazione del partito e, nel 1976, riesce a farsi eleggere per la prima volta Deputato al Parlamento.

Da sempre in dialogo diretto con gli operai, come ricorda Franchi, cerca di far loro accettare anche le scelte più impopolari, convinto, anche da Ministro delle Partecipazioni Statali (dal 1980 al 1983), che occorra modernizzare il Paese e renderlo più efficiente.

Sosterrà, dunque, in questo senso, il nuovo corso socialista portato avanti da Bettino Craxi, che sarà eletto alla Segreteria del PSI nel 1976, anche grazie ai voti dei lombardiani.

Da Ministro delle Partecipazioni Statali, De Michelis, scontrandosi spesso con i democristiani, ritiene che occorra porre un argine all'assistenzialismo e al salvataggio di imprese pubbliche inefficienti, ritenendo che sia necessario introdurre “principi di economicità” nella gestione pubblica, anche a costo di perdere consenso elettorale.

Con questo spirito sosterrà la scelta di Craxi di tagliare alcuni punti della scala mobile, per frenare l'inflazione. Scelta peraltro sostenuta anche della maggioranza degli italiani che, al referendum abrogativo del 1985, sostenuto dal PCI, dal MSI, da Democrazia Proletaria e dalla CGIL, voteranno contro.

De Michelis e i socialisti in generale, peraltro, spingeranno per la riforma delle pensioni, ma saranno bloccati dalla convergenza conservatrice di comunisti, democristiani, CGIL e MSI, che continueranno a garantire i privilegi pensionistici di pochi, a scapito dei molti.

In quegli anni, peraltro, si fa crescere i capelli ed è noto il suo amore per il ballo in discoteca, di cui scrive anche una guida, con prefazione di Gerry Scotti.

Dal 1989 al 1992 ricoprirà la carica di Ministro degli Esteri e, anche in questo ambito, sarà attivissimo e sarà fra i primi a sostenere il ruolo centrale del Mediterraneo, dei Balcani, oltre che il ruolo modernizzatore, a livello internazionale, della Cina, accolto con tutti gli onori dall'allora Presidente cinese Jiang Zemin.

Nell'ambito della crisi jugoslava, peraltro, sarà in prima linea per evitare ogni conflitto, ma, purtroppo, le vicende relative alla falsa rivoluzione di Tangentopoli gli impediranno di proseguire nel suo ruolo, così come di promuovere ulteriori relazioni con la Repubblica Popolare Cinese.

Dopo la caduta, come ricorda Paolo Franchi, a seguito della vicenda denominata Tangentopoli, che abbatterà il sistema democratico dei partiti storici, De Michelis tenterà di ricomporre la diaspora socialista, ma riuscendovi solo in parte ed essendo eletto europarlamentare nel 2004, grazie al 2% ottenuto dalla lista “Socialisti Uniti per l'Europa”.

In quegli anni, come molti ex elettori del PSI, De Michelis si schiererà con Berlusconi, perché non avrebbe certo potuto schierarsi con i carnefici del socialismo italiano, ovvero con quel finto “centrosinistra” post-comunista (oggi PD e i suoi alleati) che aveva fatto di tutto per abbattere il PSI e l'unico autentico Centro-Sinistra (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI) che l'Italia abbia mai conosciuto.

La Repubblica Popolare Cinese avrebbe voluto offrirgli un lavoro di supporto alle imprese italiane che cercavano di collocarsi nel suo mercato, ma rifiutò.

Nel 2009 accettò, invece, di fare da consulente per la Riforma della pubblica amministrazione, con uno stipendio annuo di 40.000 euro lordi e divenne anche Presidente dell'Istituto per le relazioni tra l'Italia e i Paesi dell'Africa, dell'America Latina e del Medio Oriente.

Gianni De Michelis ci lascierà l'11 luglio 2019 e, come riportato nella biografia scritta da Paolo Franchi, riportando una frase tratta da un'intervista di Stefano Lorenzetto, ci ha lasciato anche un monito su un nuovo ordine mondiale multipolare, tutto da costruire: “Dalla fine del precedente ordine mondiale sono passati invano vent'anni. O l'ordine nuovo lo costruiamo adesso, trovando i compromessi necessari per quella che io chiamo la governance multilaterale del mondo multipolare, oppure scoppierà un altro conflitto planetario. E' inevitabile (…). Un mondo così è troppo pesante anche per le spalle degli Stati Uniti, non può essere governato da un Paese solo, da un sistema unipolare”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 29 giugno 2024

L'attualità del pensiero politico e geopolitico di Gianni De Michelis. Articolo di Luca Bagatin


La biografia di Gianni De Michelis, socialista di lungo corso, già Ministro del Lavoro e delle Partecipazioni Statali e degli Esteri, oltre che Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, scritta di recente da Paolo Franchi e edita da Marsilio, intitolata “L'irregolare”, invita a riflettere sul presente.

Ho conosciuto Gianni De Michelis, personalmente, esattamente vent'anni fa e gli ero vicino politicamente.

Ho sempre pensato fosse una grande mente politica del glorioso Partito Socialista Italiano, assieme a Bettino Craxi.

Un partito che non esiste più, né in Italia, né in Europa. In particolare non ne esiste più lo spirito lungimirante, pragmatico, dialogante, sociale e al contempo libertario.

Mi riprometto di recensire lungamente la biografia scritta da Franchi in un secondo tempo, ma in essa vi sono dei passaggi che meritano di essere immediatamente fotografati, perché dimostrano come De Michelis avesse ragione e guardasse in anticipo sui tempi.

Paolo Franchi ricorda, nell'introduzione, un passaggio dell'ex Premier britannico Boris Johnson, intervistato da “La Repubblica” nel 2016: “De Michelis amava molto ballare in discoteca, ha anche scritto un libro su questo. Di certo, sul Mediterraneo aveva ragione. Aveva fatto una proposta sul Nord Africa che ricordo bene: tutti i Paesi dovrebbero pagare parte del loro PIL all'Africa del Nord per affrontare lo sviluppo di quei luoghi. Ebbene, questa idea più di vent'anni fa sembrava pazzesca, ma a me questa idea piace e come staremmo se oggi avessimo seguito quel consiglio? Secondo me molto meglio”

Ancora lontani erano i tempi delle irresponsabili Von Der Leyen, degli irresponsabili Borrel, Biden and Co, quando Gianni De Michelis affermava, come riportato da Paolo Franchi: “Dalla fine del precedente ordine mondiale sono passati invano vent'anni. O l'ordine nuovo lo costruiamo adesso, trovando i compromessi necessari per quella che io chiamo la governance multilaterale del mondo multipolare, oppure scoppierà un altro conflitto planetario. E' inevitabile (…). Un mondo così è troppo pesante anche per le spalle degli Stati Uniti, non può essere governato da un Paese solo, da un sistema unipolare”.

Parole attualissime, che fanno il paio con quanto afferma da decenni il prof. Giancarlo Elia Valori e ogni persone dotata di buonsenso, logica, conoscenza della Storia, della cultura e della geopolitica.

Parole molto lontane dai politici occidentali di oggi. Quelli italiani, per carità... Ma anche quelli del resto dell'UE e degli USA, che continuano a inviare armi a pseudo democrazie corrotte, anziché ascoltare tutte le parti, ricercare il dialogo, la cooperazione e lottare contro il terrorismo e la corruzione internazionale, in modo serio e incisivo.

Gianni De Michelis e Bettino Craxi lavorarono moltissimo per il dialogo fra Nord e Sud del mondo e per primi compresero la necessità di integrare la Russia nello scacchiere europeo.

Compresero il ruolo centrale del Mediterraneo e dei Balcani e De Michelis, in particolare, fece di tutto per evitare la disgregazione della Jugoslavia.

Craxi, nel suo esilio ad Hammamet, si opporrà peraltro ai disastrosi bombardamenti NATO, sostenuti anche da un poco responsabile governo D'Alema, oltre che da pseudo socialdemocratici quali Schroder, Blair e Clinton.

In merito egli scrisse, sul saggio edito da Mondadori “Uno sguardo sul mondo. Appunti e scritti di politica estera”:

I bombardamenti dell’aviazione americana ed inglese, almeno sino ad ora, sembrano da qualche tempo il bastone con il quale ci si industria a governare le situazioni distorte che si presentano nel mondo. Le bombe dovrebbero essere la soluzione miracolosa destinata a distruggere il male e a far rifiorire il bene. Di bombardamenti del resto, solo nell’ultimo anno, se ne possono ormai elencare non pochi. Si sa tutto di loro e dei loro bagliori, si sa poco o nulla dei risultati che le imprese della più grande, moderna, e sofisticata aviazione del mondo abbiano potuto ottenere […]

Questa situazione terribilmente intricata verrà risolta a colpi di bombe? Molto difficile. Le bombe provocheranno altri disastri ed altre vittime ed apriranno la strada a nuovi conflitti ed ad una estensione pericolosa delle reazioni e delle contro reazioni. Ripetiamo ciò che ha detto dall’alto della sua esperienza ed anche della sua saggezza un ufficiale italiano, una medaglia d’oro, che non può essere accusato di essere un pauroso. Il mito dell’arma aerea, come provano i fatti, potenza risolutrice, è giustappunto un mito. Se si dovesse passare allo scontro umano si toccherebbe un fondo che si sperava ormai estraneo alla storia delle nazioni europee. La politica e la diplomazia, senza il continuo rincorrersi di minacce e di ultimatum, debbono trovare la forza e la strada per giungere ad imporsi. La politica e la diplomazia non possono dichiarare fallimento. La bomba può essere considerata la via facile ma la pace continuerebbe ad essere difficilissima […]

Purtroppo gli italiani sono già alla frontiera. Il governo aveva detto così anche per l’aviazione. La Serbia aveva rotto le relazioni diplomatiche con tutti i Paesi della NATO tranne che con l’Italia. Era un ponte diplomatico che bisognava avere il coraggio di usare. Per tutta risposta abbiamo inviato i nostri aerei a bombardare, coprendoci sotto la formula della «difesa integrata» alla quale non crede nessuno”.

Ieri come oggi. Dal 1993 in poi solo il caos.

Mi fa piacere leggere, su “Il Riformista” del 29 giugno, che D'Alema (che personalmente non ho mai considerato né socialista, né di sinistra) affermi - al forum cinese per il 70esimo anniversario dei “Cinque principi di coesistenza pacifica” - che: “Abbiamo bisogno ora più che mai dell’iniziativa e del coraggio del Sud globale per rilanciare la causa della pace e i principi basilari della coesistenza pacifica”.

I socialisti, almeno quelli di un tempo, lo sostengono almeno fin dagli Anni '60! E con la Cina, oltre che con la Jugoslavia, la Romania e la Libia socialiste, ci dialogavano sin da quegli anni. E lo facevano anche e soprattutto quando avevano responsabilità di governo.

Come ricorda Paolo Franchi, De Michelis fu fra coloro i quali videro per primi l'ascesa e l'importanza del nuovo corso della Cina socialista riformista nello scacchiere internazionale, al punto da entrare in polemica con il fratello Cesare, dicendogli: “Mettiti in testa, caro Cesare, che i centomila libri della tua biblioteca puoi anche bruciarli, e sostituirli con l'opera omnia di Deng Xiaoping”.

Personalità lungimirante e di cui avremmo necessità, fu Gianni De Michelis.

Personalmente penso che noi, che ancora oggi ci definiamo socialisti, socialisti democratici e repubblicani, non dovremmo nemmeno pensare di perdere tempo nel ricostituire fantomatici partiti o partitini, per poi contarci alle elezioni e capire che non si conta più nulla.

Sono le idee e le prospettive che contano, ma, oggi, di idee e prospettive, o non ve ne sono, o ve ne sono sempre meno.

Perché mancano le basi. Quelle basi fondate sulla conoscenza della Storia, della cultura e della geopolitica, che avevano molti esponenti delle passate generazioni.

Quando torneranno le idee e le prospettive, non occorrerà altro. Del resto, Paesi lungimiranti come la Repubblica Popolare Cinese, hanno attinto proprio dalla loro Storia e cultura millenaria, combinandola con un socialismo moderno, adatto ai tempi.

Quando lo capiremo anche noi?

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Gianni De Michelis e Luca Bagatin nel 2004