martedì 19 agosto 2014

L'(anti)politica fondata sull'emancipazione dei popoli ha vinto sulla realpolitik fondata sull'economia e sul potere dei governi. Gli esempi di Bolivar, Garibaldi, D'Annunzio, Peron e Chavez. Articolo di Luca Bagatin tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it


In un articolo di luglio focalizzammo l'attenzione sulla questione latinoamericana, contrapponendola a quella europea. Scrivemmo, in particolare: “Vogliamo porre l'attenzione sull'America Latina, che necessita di una nuova liberazione sull'onda non già dei vari dittatori sanguinari che ha conosciuto e che talvolta - se non spesso - sono stati finanziati dalla CIA, bensì sulla base dell'esempio e dell'insegnamento di San Martin, di Bolivar, di Garibaldi”. E, a proposito dell'Europa scrivevamo: E” vogliamo porre l'attenzione sulla nostra Europa che non è l'Europa dei Popoli e delle Repubbliche sorelle che sognavano Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini; non è l'Europa degli Stati Uniti d'Europa che sognavano Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Altiero Spinelli. E' l'Europa della Merkel e di Van Rompuy. E' l'Europa degli Schulz e dei Matteo Renzi. E' un'Europa senz'anima e senza fratellanza, che se ne frega dei suoi stessi cittadini i quali sono considerati solo merci di scambio, meri individui utili solo a pagare le imposte ed a reggere un sistema bancario senza via d'uscita, visto che alimentato dal sistema del signoraggio, ovvero dello stampare moneta a più non posso – senza alcun collegamento con l'economia reale, ovvero senza tenere conto dei beni e servizi effettivamente prodotti - e del conseguente debito pubblico impagabile”.
In questo senso, volendo parlare dell'epopea di Bolivar e Garibaldi, ci rendiamo conto che questi eroi erano eroi (anti)politici. Non dimentichiamo mai che Giuseppe Garibaldi, prima di abbandonare per sempre il suo seggio al Parlamento italiano, per tornarsene nella sua Caprera a fare il contadino, schifato dalla politica post-risorgimentale dell'epoca, dichiarò: “Quando i posteri esamineranno gli atti del Governo e del Parlamento italiano durante il Risorgimento vi troveranno cose da cloaca”. Così come (anti)politici – ma ingiustamente definiti in senso spregiativo “populisti” - furono il Generale Juan Domingo Peron ed il Comandante Hugo Chavez.
Figure del nostro recente passato, Peron e Chavez offrirono tanto al popolo argentino quanto al popolo venezuelano, una prospettiva “terzista”, alternativa rispetto al Potere statunitense e sovietico, alternativa alla destra ed alla sinistra, attraverso una chiave terzomondista ed umanitaria. Peron e Chavez, in sostanza, stavano, almeno idealmente, dalla parte dei poveri e dei diseredati sfruttati dalla corruzione e dalla politica-partitica e pseudo-democratica che, allontanatasi dall'Agorà greca, ha costituito una nuova oligarchia.
L'oligarchia dei Roosvelt che fecero uscire gli USA dal sistema aureo, ovvero vietarono la conversione del dollaro in oro, costringendoci all'attuale signoraggio bancario (consideriamo che il valore nominale di ogni singola moneta o cartamoneta non corrisponde affatto alle riserve auree possedute da ciascuno Stato e ciò a tutto vantaggio delle Banche Centrali e dei Governi); l'oligarchia dei Truman e dei Kennedy, noti guerrafondai ed imperialisti, colonizzatori di Stati indipendenti; l'oligarchia dei Clinton e dei Bush, altrettanto guerradondai, come i loro precessori, che contraddissero l'esempio libertario e umanitario dei Padri Fondatori degli USA quali George Washington e Thomas Jefferson, i quali affermavano che la nazione americana avrebbe dovuto basarsi sul non interventismo, secondo il motto di Jefferson: Pace, commercio e amicizia tra tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze”.
In questo senso, il XX ed il XXIesimo secolo hanno visto il consolidarsi negli USA - che di fatto condizionano l'economia e la politica europea e mondiale - di un'alleanza fra liberal e neocon. Fra Partito Democratico in salsa roosveltian-fascio-kennedyana e destra neofascista in salsa famiglia Bush. Un'alleanza anti-libertaria smascherata solamente da personalità quali Barry Goldwater e Ron Paul e dagli antimperialisti quali Peron prima e Chavez, Lula, Morales e Kirchner negli ultimi anni. Per non parlare del Vate italiano Gabriele d'Annunzio nei primi anni del '900, il quale non solo non lesinò critiche alla casta politica (“Veramente sembra che l'Italia non possa assistere allo spettacolo che dà la casta politica se non con le narici turate, come quei cavalieri dei suoi vecchi affreschi fermi davanti ai cadaveri verminosi nelle bare senca coperchio”), ma lanciò invettive anche contro l'economia come mera fonte di accumulazione della ricchezza: Dovunque la lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, porta il pericolo delle più terribili conflagrazioni marziali”.
Il libertarismo e l'(anti)politica, dunque, smascherano la realpolitik e la costringono ad un confronto mediatico, per quanto i media tendano ad oscurare ed a mascherare l'(anti)politica, il libertarismo classico, il socialismo libertario, le posizioni terziste, oltre la destra e la sinistra, le posizioni che, di volta in volta, saranno bollate come “populiste”, “fasciste”, “comuniste”, “golpiste” o “reazionarie”.
Juan Peron era un Giustizialista. Hugo Chavez un Bolivariano.
Il limite dei due fu, semmai, un certo attaccamento al potere. Perché il potere è seduttivo e finisce per fagocitare gli uomini di contro-potere. Quando si scende nell'arena politica, nella competizione elettorale, si finisce spesso per perdere per strada gran parte delle buone intenzioni originarie.
Purtuttavia, ciò che ci interessa qui analizzare, sono le prospettive. Le prospettive di un Chavez che, nel 1992, si ribella alla corruzione che dilaga nel suo Paese, il Venezuela. Alla corruzione dei partiti e della politica e progetta un golpe, non già autoritario, bensì basato su prospettive bolivariane. La figura e gli ideai di Simon Bolivar – il Garibaldi latinoamericano – sono il cardine del progetto anti-autoritario di Chavez e del Movimento Bolivariano Rivoluzionario. Un golpe che fallirà, ma che consacrerà Chavez quale nuovo eroe (anti)politico e libertario dell'America Latina.
Allorquanto Hugo Chavez lancia, fra il 1994 ed il 1995, la sua campagna astensionista contro la corruzione della classe politica venezuelana, compie un atto eminentemente politico e di rottura con il sistema. Ma sarà nel 1998 che Chavez, con il Movimento Quinta Republica, diventerà Presidente del Venezuela con il 56% dei voti.
E ciò gli permetterà di redigere una nuova Costituzione, sempre secondo gli insegnamenti di Bolivar, ponendo attenzione ai diritti umani e via via introducendo norme per la lotta alla povertà ed all'analfabetismo, uscendo poi dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, promuovendo leggi sulle unioni civili e contro l'omofobia, ottendendo spesso risultati soddisfacenti al punto che, anche dopo la sua morte - avvenuta lo scorso anno - il Partito Socialista Unito del Venezuela, guidato oggi dal Presidente Nicolas Maduro - evoluzione del Movimento Quinta Republica – ha nuovamente la maggioranza dei seggi, pur con risultati non sempre soddisfacenti.
Il potere, ad ogni modo, è un brutto cancro e Maduro dovrebbe ricordarselo, così come tutti noi dovremmo sempre aver presente l'esempio di Bolivar, Garibaldi e del D'Annunzio dell'impresa di Fiume. Eroi con risultati alterni, grandi condottieri, ma animati unicamente dalla ricerca dell'amore per la libertà e della libertà come visione d'amore per l'umanità.
In questo senso l'(anti)politica fondata sull'emancipazione dei popoli ha vinto sulla politica, sulla realpolitik fondata sull'economia, sul mercimonio, sul potere dei governi e delle banche centrali, ovvero su un debito pubblico che, ogni economista serio sa bene, è impagabile ed è fonte unicamente di sfruttamento dell'individuo.
Il lungo ragionamento che abbiamo fatto potrebbe riassumersi in un'unica frase che, forse, potrebbe essere un piccolo incentivo all'uscita dalla crisi (che prima di tutto è umama, di valori, di mancanza d'amore fra gli individui): i popoli, anziché continuare ad eleggere e/o a seguire pedissequamente i propri rappresentanti, dovrebbero raggiungere un livello di evoluzione umana tale da imparare ad autogestirsi e ad auto-governarsi.
Questa è l'essenza dell'insegnamento dei nostri Padri storici e degli Eroi di un passato che è lì, pronto per essere riscoperto.

Luca Bagatin

lunedì 18 agosto 2014

Una nuova visione del mondo. Quella di Amore e Libertà.

Il senso e lo scopo di ciò che da diverso tempo vado scrivendo e delle battaglie che sto conducendo negli ultimi anni, è ricercare una nuova dimensione spirituale ed una nuova visione del mondo.
Una dimensione che guardi alla donna come fulcro centrale di una nuova umanità ed all'erotismo, oltre che all'esoterismo, quali nuove forme di non-potere e di non-ideologia.


(Luca Bagatin)

venerdì 15 agosto 2014

L'omaggio di Luca Bagatin - Presidente e fondatore di "Amore e Libertà" a Simon Bolivar El Libertador, nell'anniversario del suo giuramento a Roma, sul MonteSacro (Roma, 15 agosto 1805 - Roma, 15 agosto 2014)


Giuro davanti a voi sul Dio dei miei padri, giuro su di loro, giuro sul mio onore e giuro sulla mia Patria, che non darò riposo alle mie braccia né alla mia anima sino a quando non avrò spezzato le catene che ci opprimono per volontà del Potere, della Politica, dei Media, dell'Economia, della Partitocrazia e della Pornocrazia.

Luca Bagatin, Roma 15 agosto 2014


Simon Bolivar raccontato da Luca Bagatin
http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/2014/08/07/simon_bolivar_el_libertador.html
  

giovedì 14 agosto 2014

giovedì 7 agosto 2014

Simon Bolivar: El Libertador. Articolo storico di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Luca Bagatin -  Presidente e fondatore di Amore e Libertà - presenta la figura di Simon Bolivar, una delle personalità storiche che hanno ispirato il nostro movimento per la Civiltà dell'Amore.
 

Anche il Sud America ha avuto il suo Garibaldi, ben prima dell'eroismo di quest'ultimo contro l'Impero del Brasile e per la liberazione dell'Uruguay.
Stiamo parlando di Simon Bolivar, il Libertador, ovvero di colui il quale – in epoca Romantica, ovvero agli inizi dell'Ottocento - contribuì all'indipendenza di gran parte dell'America Latina dal giogo spagnolo e fu Presidente delle Repubbliche di Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù.
Fu il 15 agosto del 1805 che Bolivar – ventiduenne - giurò solennemente, a Roma, sul Monte Aventino (o Monte Sacro) e pronunciò le seguenti parole: Giuro per il Dio dei miei genitori, giuro per il mio onore e per la mia Patria, che non darò riposo al mio braccio né pace alla mia anima finché non avrò rotto le catene che ci opprimono per volontà del potere spagnolo.
E, a vent'anni da quel giuramento, l'Impero spagnolo crollò.
Simon Bolivar nacque in una famiglia agiata, di possidenti terrieri, temprato sin da ragazzino dal fuoco della ribellione contro l'oppressione. A ciò contribuì anche il suo precettore - Simon Rodriguez – libero pensatore e figlio dell'Illuminismo, il quale fu anche cospiratore contro l'Impero di Spagna che occupava la terra di Venezuela e gran parte dell'America Latina.
Bolivar non fu uno studente modello, purtuttavia diventò presto un valente combattente e spadaccino. Si sposò molto giovane con Maria Teresa Rodriguez del Toro, la quale contrasse la febbre gialla e morì presto, lasciandolo vedovo a soli vent'anni.
Simon Bolivar viaggiò molto in Europa ed anche a causa della sofferenza per la perdita prematura della moglie il suo spirito ribelle crescerà sempre più. Fu in questo contesto che il futuro El Libertador pronuncerà quel fatidico giuramento a Roma, sul Monte Aventino.
Fu così che inizierà la sua avventura di combattente per la libertà e l'emancipazione del suo popolo ed iniziò così ad organizzare il suo esercito di liberazione contro gli spagnoli, i quali saranno alleati di Napoleone, considerato da Bolivar un traditore degli ideali di Libertà, Eguaglianza e Fratellanza propugnati dalla Rivoluzione Francese.
Bolivar, in quegli anni, a Parigi, entrò in Massoneria e divenne, nel 1806, Gran Maestro della Loggia Madre di San Alessandro di Scozia all'Oriente di Parigi.
Forte dei suoi principi libertari, l'anno seguente, rientrò in Venezuela e da allora inizierà quella rivoluzione che porterà, nel corso degli anni – dal 1811 sino al 1830 – all'indipendenza di gran parte dell'America Latina ed alla proclamazione delle Repubbliche di Venezuela, Colombia, Perù e Bolivia (così chiamata in suo onore).
Nel 1812 Simon Bolivar scrisse il “Manifesto di Cartagena” in cui analizzò le prime sconfitte che portarono alla caduta della Prima Repubblica del Venezuela (1810 – 1812); mentre nel 1815 con la “Carta de Jamaica” gettò le basi per il suo progetto di emancipazione sociale dell'America del Sud, fondato su principi repubblicani, libertari, anti-imperialisti ed egalitari. Principi, peraltro, validi tutt'oggi, come validi sono stati i principi enunciati nella nostra Italia da personalità quali Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, i quali contribuirono alla fondazione della Prima Internazionale dei Lavoratori nel 1864.
Come Presidente della Repubblica di Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù, Bolivar abolì la schiavitù, confiscò le terre ai possidenti e le ridistribuì agli indigeni, costruì istituti e scuole per donne, bambini indigeni e figli degli schiavi. Le azioni militari che realizzò, in sostanza, spianarono la strada all'emancipazione sociale.
Fu un peccato, purtuttavia, che il progetto di Bolivar per l'integrazione e l'unità dell'America Latina sfumò ben presto e ciò portò - nei decenni successivi alla sua morte (1830) - al saccheggio delle terre latinoamericane da parte degli Stati Uniti d'America, i quali sin da allora rinnegarono i principi di libertà ed emancipazione propugnati dal loro Padre fondatore, ovvero da George Washington e dal Marchese de Lafayette (che tanto aveva fatto per la causa statunitense ai tempi della Guerra d'Indipendenza), il quale peraltro fu amico personale e Fratello - in senso massonico - di Bolivar. In questo senso Bolivar scrisse: “Gli Stati Uniti sembrano destinati dalla Provvidenza a riempire l'America di miseria in nome della Libertà”.
Si pensi peraltro che il figlio di Washington – George Washington Parke Curtis – fece avere in dono a Bolivar, nel 1826, il medaglione del padre, in segno di ammirazione e comunanza ideale. Ah, se i principi di Libertà, Fratellanza e Uguaglianza propugnati da Washington, Lafayette e Bolivar avessero prevalso sul saccheggio e sull'imperialismo, come sarebbero andate diversamente le cose e come i popoli sarebbero potuti crescere in spirito d'armonia e fratellanza!
Fu fra il 1825 ed il 1830 che il progetto di Simon Bolivar si frantumò definitivamente a causa del fatto che le terre che aveva liberato finirono presto nelle mani degli olgarchi e dei ricchi proprietari terrieri, i quali aprirono alla prima ondata di imperialismo nordamericano.
El Libertador morì nel 1830, a soli 47 anni, completamente povero ed il suo corpo fu coperto da una semplice camicia presa in prestito, in quanto quella che possedeva era ormai ridotta in brandelli.
Anche Bolivar, come Garibaldi e Mazzini, fu un eroe sconfitto, nonostante le imprese eroiche compiute in vita, solo per amore del popolo e della libertà. Purtuttavia il suo esempio è tutt'ora vivo nel cuore di chi lo ha amato.
In Italia è edito dalla casa editrice Mimesis, un bellissimo libro che raccoglie gli scritti ed i discorsi più importanti di Simon Bolivar, dal titolo “La rivoluzione latinoamericana” (titolo originario: “Simon Bolivar: The Bolivarian Revolution by Hogo Chavez”). E' curato dall'ex Presidente venezuelano Hugo Chavez – deceduto nel 2013 - e che a Bolivar ispirò il suo Movimento Quinta Repubblica ed il successivo Partito Socialista Unito del Venezuela. L'edizione italiana è tradotta da Donatella Caristina.
E' un saggio che io definisco fondamentale per comprendere la figura di Bolivar, così poco conosciuta nel nostro Paese, ma così vicina agli ideali mazziniani e garibaldini. Un saggio che evidenzia lo spirito libertario di Simon Bolivar attraverso la sua stessa voce. I suoi proclami, i discorsi pubblici, le lettere che scrisse alle personalità europee ed americane con cui era in contatto all'epoca, i passi salienti del “Manifesto di Cartagena” e della “Carta de Jamaica”. Una raccolta di scritti politici dell'epoca romantica, ma che sono oggi attualissimi, specie in questi decenni di profonda crisi economica, sociale, umana.
L'unica pecca del volume, se proprio debbo dire, è che la copertina reca l'immagine del Presidente Hugo Chavez e non quella del Libertador Bolivar, il quale, a parer mio, merita di essere raffigurato, essendo il vero protagonista del volume e, soprattutto, della Storia dell'America Latina e del Secolo Romantico.
A parte ciò “La rivoluzione latinoamericana” è un volume che non può mancare nella libreria di ogni sano attivista per le libertà e di ogni ricercatore storico che vuole comprendere la realtà di oggi attraverso lo sguardo di chi la Storia ha saputo anticiparla, al fine di gettare le basi per una dimensione diversa, libertaria ed umanitaria.

Luca Bagatin

lunedì 4 agosto 2014

Ciao Francesco, mi mancherai ! :'-( Articolo/ ricordo di Luca Bagatin in memoria di Francesco Uda (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)



Francesco Uda era un amico.

Era soprattutto un amico di Peter Boom, l'amico più caro che io abbia mai avuto.
Francesco aveva aperto e curato anche il sito ufficiale di Peter dopo la sua scomparsa - www.peterboom.it - nonché il gruppo ufficiale PETER BOOM su Facebook ed è a Francesco che Peter aveva affidato la sua eredità, pur ancora contestata.
Dopo la scomparsa di Peter sono diventato amico di Francesco. Ci sentivamo abbastanza spesso, al punto che dovevamo vederci un paio di settimane fa, a proposito della presentazione informale del mio ultimo saggio “Ritratti di Donna”, che Francesco aveva subito acquistato, come aveva acquistato ed apprezzato il mio primo saggio, “Universo Massonico”, appena uscì in libreria.
Purtroppo, il giorno della presentazione informale, Francesco non potè venire a Roma. Mi aveva detto che i figli lo reclamavano, per cui ci saremmo visti comunque un'altra volta. “Mi dispiace, Luca, comunque se ci fosse stato anche Peter sono certo che ci saremmo venuti insieme”. Alla fine, comunque, la presentazione non riuscii a farla - presso il parco sotto casa mia - causa pioggia torrenziale.
Francesco aveva anche realizzato, volontariamente, i manifestini della mia campagna elettorale alle amministrative di Roma dello scorso anno, quando proposi assieme ad Ilona Staller una campagna colorata e tutta incentrata sui diritti dei disabili, degli anziani, dei bambini e degli animali.
Francesco è stata la prima persona che mi ha chiamato il giorno in cui sono tornato a Roma, alla fine di maggio, quando ero ancora sul treno che da Pordenone mi avrebbe condotto nella Capitale.
Oggi, attraverso la comune amica Doriana Goracci, vengo a sapere che Francesco è volato via. Tragicamente.
Aveva 56 anni ed è morto contro la parete del monte Vettorre nei pressi di Norcia. Francesco era un appassionato scalatore, nonché un pilota esperto di parapendio. Ciò che è accaduto pare essere stata una tragica fatalità.
Non riesco a dire altro se non a riportare l'articolo che Doriana ha scritto sul suo sito www.reset-italia.net.
Ora, io non so dove si trovi Francesco in questo momento. So solo, come ha scritto Doriana, che, come Peter, è volato via.
In gergo massonico direi che è passato all'Oriente Eterno, per quanto Francesco non fosse massone, anche se di Massoneria, grazie a me e Peter, si interessava da tempo.
Mi fa piacere pensare e credere che, ovunque si trovi, si trovi assieme a Peter. Mi piace pensarli su una nuvoletta, lassù, vestiti da clown, che si burlano del mondo. Mi piace pensare che siano lassù, a salutarmi e sorridermi, ogni qual volta guardo il cielo.
Mi mancheranno le telefonate che ci scambiavamo ed i suoi commenti su Facebook, così come mi manca da morire la presenza di Peter.
Posso solo dire che entrambi hanno vissuto comunque sino infondo la loro avventura terrena, come due combattenti per le libertà.
Questo è ciò che conta davvero.
Ciao Francesco !

Luca Bagatin


Francesco Uda è volato via, ciao Amico caro scomparso come un angelo per un lungo viaggio
di Doriana Goracci

Francesco Uda con la moglie Anna ed i figli Stefano e Gianluca
Francesco Uda è volato via, a 56 anni, morendo contro una parete del monte Vettorre nei pressi di Norcia, in Umbria, in località Scoglio dell'Aquila, a quota 2.400 metri.
Dalla pagina facebook del diario di Francesco Uda: Il naso che è sul frigo di casa è di Anna; il mio è sempre con me specialmente se sono in viaggio, qualunque viaggio, da quando Lucia Caracol ce lo ha regalato come sanno alcuni amici, quando mi sento particolarmente triste lo indosso, sorrido immediatamente, penso a Lucia e alla sua vitalità e allegria, rivedo le mie stupide tristezze e lo rimetto a posto per paura di perderlo.
La notizia atroce e drammatica l’ho letta stamattina, prima domenica d’agosto malgrado scenda una pioggerellina come fosse autunno. Sì, Francesco Uda lo conoscevo bene, era un amico: Uda era considerato un pilota esperto, con una lunghissima serie di lanci alle spalle, inoltre, era anche appassionato di arrampicate sulle rocce.
La montagna era il suo ambiente, per questo i suoi amici ritengono impossibile che possa aver commesso una benché minima imprudenza. A ucciderlo, a loro dire, sarebbe stata una tragica fatalità.
L’allarme ai soccoritori è stato dato da altri piloti di parapendio in volo nella stessa area, che hanno assistito all’incidente. Sul posto sono intervenuti l’eliambulanza del 118, mentre una squadra di tecnici del soccorso alpino e spelelogico dell’Umbria ha raggiunto da terra il Pian Grande. Nonostante i tentativi di rianimazione, per il pilota del deltaplano non c'è stato nulla da fare.
Francesco era un carabiniere in pensione da quando era un ragazzino, lascia l’adorata moglie Anna, compagna di tutta la sua vita che era la sua ombra, e definiva con tanto orgoglio la spericolatissima la mia Anna non si ferma davanti a niente e lascia due figli di cui andava enormemente fiero, Stefano e Gianluca.
A lui, Peter Boom attore/scrittore/teorico pansessuale, aveva lasciato la sua eredità. C'è una causa ancora in corso per l’eredità, che spero sarà gestita dalla sua famiglia, perchè questo voleva Francesco, essere riconosciuto come l’amico, di cui ti puoi fidare, da avere come sostegno.
Lui l’aveva seguito nel corso di tutti questi anni e lui aveva costruito il sito in memoria di Peter Boom, per il quale avevamo creato un gruppo su Facebook e il 26 maggio del 2012 un incontro a Bagnaia per ricordarlo.
Scriverò di nuovo presto per far conoscere una lunga lettera che Francesco Uda, carabiniere (e lo sottolineo) mi ha lasciato ma ci tengo a rendere subito pubblici alcuni suoi brani di questo suo ricordo e testimonianza (avevo scritto un articolo per la morte di Giorgiana Masi, e lui non volle subito che io esponessi la sua memoria, oggi non devo mantenere nessun riserbo).
Ecco come iniziava e chiudeva la sua mail: “Il 12 maggio 1977 c'ero anch'io a Roma, stavo dall'altra parte, facevo il carabiniere, avevo anch'io 19 anni, anzi 18 e mezzo. Inizialmente non mi sembrava il caso di dirti come sono andate le cose viste dal mio punto di vista, potresti pensare che non sarei obiettivo, ma due cosette permettimi di dirle.
Come hai detto Tu, e ne sono convinto anch'io, la politica di alcuni personaggi di quel periodo, ha fatto molti danni manovrando, infiltrando, provocando, ecc. Mi sembra che lo facciano tutti quelli che hanno e vogliono mantenere il potere, non è cambiato nulla, guarda cosa combinano oggi. Ne avrei di cose da dirti ma tanto Giorgiana è morta e nulla la riporta indietro. Mi è sempre rimasta impressa dentro e davanti alla sua lapide ci ho portato sia mia moglie che i miei figli quando avevano un'età adeguata, perché ho sempre saputo cosa raccontare o almeno ci ho provato.
Chiudo con una mia riflessione: non dico che sia stato quel 12 maggio 1977 ad influenzare tutto il resto della mia vita da Carabiniere ma sicuramente ha rafforzato quello che era la mia idea di carabiniere. Mi ricorda sempre che io devo proteggere la gente e aiutarla, sono pagato per quello e quello ho sempre cercato di fare. Per me non esiste che un carabiniere possa fare violenza, quella gratuita poi. Scusa del messaggio privato ma non mi piace scrivere nei forum o simili”.
Su Facebook, Francesco aveva scelto per la sua copertina un bambino palestinese abbracciato ad un bambino ebreo. Le foto che allego a questo breve ricordo sono per la maggior parte scattate da Francesco che amava tra le tante cose anche la fotografia. Riporto anche una certa foto in cui Francesco Click Uda scriveva la frase che Peter diceva sempre quando ci salutava: “Comportatevi male!”.
Piaceva una canzone dei Led Zeppelin a Francesco, tanto che l’aveva messa su Facebook a giugno scorso-Una scala per il Paradiso: alla fine la melodia verrà da te quando tutti sono uno e uno è tutti per essere una roccia e non rotolare via e comprare una scala per il paradiso.
Mi avevi scritto una mail. "Mi sembri Peter, forse un po’ lo sei, e non è un’offesa. Un abbraccio". La conservo, con amore. Ciao amico caro scomparso come un angelo. Non perderò mai il tuo ricordo, i tuoi insegnamenti, la tua sincerità e ostinazione, il desidero di giustizia e verità.




La tomba di Peter Boom, esattamente così come avrebbe voluto che fosse - goliardicamente - allestita

venerdì 1 agosto 2014

DebDeaShakti



Una delle più suggestive foto artistiche di Debdeashakti, artista dell'eros dalle profonde conoscenze esoteriche e spirituali, nonché autrice della prefazione all'ultimo saggio di Luca Bagatin Ritratti di Donna.
Va sottolineata in particolare la scelta di apporre un cuore bianco
nel luogo più Sacro del corpo femminile.
In questo modo, peraltro, la censura internettica - dal sapore zuckerbergiano - è stata (s)fottuta con simpatia.