domenica 29 luglio 2018

Arte contro pornocrazia. Riflessioni brevi di Luca Bagatin

Nell'epoca dell'ipersessualizzazione dei costumi e dei consumi imposta dall'economia liberale, dal modello inculturale tecnomodernista, l'arte viene accomunata alla pornografia.
Quando invece la vera pornografia, la vera pornocrazia, è il capitalismo assoluto.


Non capisco chi cura l'estetica della propria persona all'estremo.
Meno che meno quelli o quelle che si rifanno, assomigliando a clown.
Penso che siano ridicoli e perdano tempo.
La natura è natura e va accettata.
Ciò che si può curare - e poco si fa - è solo la propria interiorità.


La gente teme la democrazia e pensa che libertà sia qualche cosa che attiene il danaro e la sfera economica (più hai danaro più hai libertà...una vera assurdità).
 

Personalmente sono per la democrazia e la libertà autentiche, il che presuppone libertà dal danaro e dall'interesse economico, comunità federate, indipendenti e autogestite e spirito di sacrificio e collaborazione. 



venerdì 27 luglio 2018

Civiltà dell'Amore contro Società dello Spettacolo

A Mario Appignani Cavallo Pazzo
Pier Paolo Pasolini e Mario Appignani

E' chiaro che, nella Società dello Spettacolo, ovvero nella Inciviltà della Morte Civile, anche una manifestazione che utilizzi il linguaggio dello spettacolo, clownesca, goliardica, boccaccesca, può essere utile. Lo comprese il d'Annunzio di Fiume e così l'Asso di Cuori Guido Keller. Lo compresero i radicali degli Anni '70 e gli Indiani Metropolitani: primo fra tutti Mario Appigniani Cavallo Pazzo. Lo comprese lo Schicchi di Diva Futura, lo compresero le Femen e i Nazionalbolscevichi di Limonov.
Usare la spettacolarizzazione per farsi beffe della Società dello Spettacolo, del consumismo, del capitale, del liberalismo, dell'autoritarismo e di tutta la merda che tutto ciò si porta dietro.


(Luca Bagatin) 

martedì 24 luglio 2018

Il mio ricordo di Oksana Shachko: paladina d'amore, democrazia e libertà. Articolo di Luca Bagatin

Non riesco a credere che Oksana non ci sia più.
Era la più bella delle attiviste Femen, a parer mio. Quella che in me suscitava maggiore passione e sensibilità, al punto che qualche anno fa, dopo aver scritto l'ennesimo articolo sul loro attivismo (http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/11/femen-paladine-damore-democrazia-e.html), decisi di apporre sulla fascia destra del mio blog "Amore e Libertà" una sua foto - volendo così inserirla quale icona d'Amore e Libertà - e in diversi post alle Femen dedicati, posi spesso la sua immagine in risalto. Dedicando a lei e a tutte le eroine e le donne dell'Est, finanche una poesia.
Oksana Shachko era un'artista ucraina, oltre che un'attivista contro la mercificazione dei corpi e delle menti e contro l'autoritarismo della politica e della religione. Oksana era l'incarnazione del detto ucraino: "Nuda, scalza, ma con una corona di fiori in testa". Una ragazza povera ma bella, che con poco riesce a valorizzare la sua personalità.
Fra le co-fondatrici di Femen nel 2008, Oksana sarà costretta a rifugiarsi nel 2013 in Francia in quanto perseguitata politica nel suo Paese a causa del suo attivismo. A Parigi, ritiratasi alcuni anni fa dal movimento Femen, si dedicherà alla pittura, ispirandosi alle icone ortodosse, ma renterpretandole in chiave trasgressiva e umanista, sostenendo che "La vera arte è la rivoluzione".
Oksana aveva già tentato in passato il suicidio pare. Si è impiccata il 23 luglio, a 31 anni, lasciando una lettera d'addio ai suoi amici e una scritta in inglese: "Siete tutti un falso".
Mi sento di comprendere il gesto di Oksana, che è il gesto estremo scelto anche da Alex Langer e da Roberta Tatafiore, anche loro - peraltro - attivisti per l'ambiente, i diritti civili e delle donne.
Noi persone sensibili, che vorremmo un mondo diverso, meno falso, meno violento, meno mercificato, meno perverso, non sempre riusciamo a reggere alla pressione esterna.
Talvolta decidiamo di volare via, come hai fatto anche tu, dolcissima e bellissima Oksana.
Ti voglio e ti ho sempre voluto bene e vorrei ricordarti con la poesia che segue, che ho dedicato a te e a tutte le donne che lottano. Ti tengo nel mio cuore.

Donne dell'Est

di Luca Bagatin
(del 21 marzo 2017)

Nude, scalze, con una corona di fiori in testa
Siete pronte a far la festa
Al patriarcato familista
e all'occidentale consumista.
Oppure con un bavaglio sulla bocca
e la bandiera rossa
scavate la fossa all'ignoranza crassa,
dei media che nulla sanno di voi
e mai parlan degli Eroi.


Luca Bagatin

In difesa della democrazia partecipativa. Articolo di Luca Bagatin

Che il superamento dell'elettoralismo e del parlamentarismo sia inevitabile non sappiamo, che sia auspicabile in favore della democrazia partecipativa, sarebbe certamente positivo per la democrazia stessa.
Sarebbe auspicabile in quanto la democrazia prevede che sia il popolo stesso a decidere per sè stesso, senza mediazioni di sorta, fatte di ideologismi, di lobbismi ed interessi particolari, come spesso rischia di accadere.
Davide Casaleggio dice quindi una cosa giusta, per quanto egli ravvisa che ciò sia possibile attraverso la rete web.
Personalmente ho parecchi dubbi relativamente alla democraticità e trasparenza della rete, oltre che dell'effetiva efficacia del mezzo, oggi certamente utile, ma che limita fortemente la vera comunicazione e l'effettivo dibattito fra le persone, producendo spesso assurdi odi incrociati e invettive. In questo senso il web appare come un prolungamento della televisione e dei mass media in generale, totalmente avulsi dalla realtà delle persone comuni e rispondenti piuttosto a logiche mercantilistiche e di audience.
Affinché la democrazia partecipativa sia possibile sono dunque necessarie delle assemblee popolari pubbliche. Ove le persone tornino a parlarsi e a confrontarsi direttamente, guardandosi negli occhi. Venendo meno le sezioni di partito di un tempo, che erano anche palestre di formazione politica e di confronto, oggi, è più che mai auspicabile un sistema assemblearista aperto, su base federata il più possibile: a partire dai quartieri e via via sino ai livelli superiori. Ovvero dalla periferia sino al centro.
Un sistema di questo tipo è peraltro per molti versi profetizzato dal saggista Van Reybrouck nel suo libro "Contro le elezioni - perchè votare non è più democratico", edito da Feltrinelli e nel quale egli propone un sistema ove il Parlamento sia composto da persone estratte a sorte (una proposta peraltro contenuta anche nel saggio "Semplicemente liberale" di Antonio Martino, se non ricordo male) ed è un sistema non lontano da quello cubano - ove i candidati all'Assemblea Nazionale sono scelti a partire da assemblee di quartiere, su vari livelli e i deputati svolgono il loro lavoro a titolo gratuito, quale servizio alla comunità - o da quello libico gheddafiano nel quale vi erano congressi e comitati popolari aperti.
Il sistema della democrazia partecipativa sarebbe quanto di più democratico possibile, ma ciò presuppone che si investa fortemente nella scuola e nella formazione politica delle persone. I partiti stessi, le associazioni culturali, le fondazioni ecc... dovrebbero e potrebbero mutare la loro funzione in questo senso, ovvero tornare ad essere luoghi dove formare le persone.
Nella scuola (oltre che nella sanità) si dovrebbe investire almeno il 50% del PIL perché unico vero settore di crescita e di sviluppo umano, che è di gran lunga più importante della crescita economica, utile solo a chi vuole arricchirsi e accumulare beni materiali.
La democrazia partecipativa presuppone anche che ogni realtà locale torni ad essere una comunità di persone che vivono la medesima situazione e non un insieme di atomi separati, ciascuno arroccato nel proprio orticello e nel proprio particolaristico ed egoistico interesse.
In questo senso la democrazia partecipativa si coniuga con un sistema che superi egoismo, interesse e capitalismo, ovvero introduca forme di autogestione socialista ove ogni cittadino sia responsabile nei confronti di sè stesso e dunque dell'intera comunità.
Utopia ?
Le Civiltà Matriarcali, ancora oggi esistenti, si fondavano e fondano su questo. Ed erano e sono civiltà pacifiche e libere della mercificazione indotta dalla modernità liberale, dalla crescita illimitata, dallo sfruttamento, da un progresso che in realtà è solo regresso umano ed ecologico.
Questa la base di una possibile civiltà egualitaria, autogestita, ecologista, partecipativa e dunque pienamente democratica.

Luca Bagatin

venerdì 20 luglio 2018

Pier Paolo Pasolini, un cristiano anticlericale per la Civiltà dell'Innocenza e dell'Amore

"...nulla mi pare più contrario al mondo moderno di quella figura: di quel Cristo mite nel cuore, ma «mai» nella ragione, che non desiste un attimo dalla propria terribile libertà come volontà di verifica continua della propria religione, come disprezzo continuo per la contraddizione e per lo scandalo. Seguendo le «accelerazioni stilistiche» di Matteo alla lettera, la funzionalità barbarico-pratica del suo racconto, l’abolizione dei tempi cronologici, i salti ellittici della storia con dentro le «sproporzioni» delle stasi didascaliche (lo stupendo, interminabile discorso della montagna), la figura di Cristo dovrebbe avere, alla fine, la stessa violenza di una resistenza: qualcosa che contraddica radicalmente la vita come si sta configurando all’uomo moderno, la sua grigia orgia di cinismo, ironia, brutalità pratica, compromesso, conformismo, glorificazione della propria identità nei connotati della massa, odio per ogni diversità, rancore teologico senza religione.”

(Pier Paolo Pasolini) 

"Nulla muore mai in una vita. Tutto sopravvive. Noi, insieme, viviamo e sopravviviamo. Così anche ogni cultura è sempre intessuta di sopravvivenze. Nel caso che stiamo ora esaminando [La ricotta] ciò che sopravvive sono quei famosi duemila anni di "imitatio Christi", quell'irrazionalismo religioso. Non hanno più senso, appartengono a un altro mondo, negato, rifiutato, superato: eppure sopravvivono. Sono elementi storicamente morti ma umanamente vivi che ci compongono. Mi sembra che sia ingenuo, superficiale, fazioso negarne o ignorarne l'esistenza. Io, per me, sono anticlericale (non ho mica paura a dirlo!), ma so che in me ci sono duemila anni di cristianesimo: io coi miei avi ho costruito le chiese romaniche, e poi le chiese gotiche, e poi le chiese barocche: esse sono il mio patrimonio, nel contenuto e nello stile. Sarei folle se negassi tale forza potente che è in me: se lasciassi ai preti il monopolio del Bene".

(Pier Paolo Pasolini)



Queste le parole di un eretico, anticlericale ma cristiano, come Pier Paolo Pasolini.
Un eretico, anticlericale e cristiano contro la modernità e il consumismo che tutto hanno distrutto.
Persino l'Amore e quindi la Libertà.


L. B.

Nicaragua: Evo Morales denuncia le «strategie criminali» degli Stati Uniti per rovesciare Ortega (articolo tratto da L'Antidiplomatico)

Articolo tratto da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-nicaragua_evo_morales_denuncia_le_strategie_criminali_degli_stati_uniti_per_rovesciare_ortega/5694_24786/ 

Il leader indigeno boliviano ha inoltre evidenziato che nel luglio del 1979 con il trionfo del Fronte di Liberazione Nazionale Sandinista (FSLN) contro il dittatore Anastasio Somoza Debayle, ha avuto inizio un «un periodo di cambiamenti epocali in Nicaragua»

Il presidente boliviano Evo Morales saluta il 39° anniversario della Rivoluzione Sandinista e denuncia le «strategie criminali» dell’impero contro il Nicaragua. Strategie criminali che si dipanano su più fronti, dall’economico al mediatico, per accerchiare il governo Ortega e costringerlo ad abbandonare il potere nonostante la recente elezione dove  il Fronte Sandinista ha ottenuto quasi il 70% delle preferenze dei nicaraguensi.

Attraverso un tweet Evo Morales omaggia la Rivoluzione Sandinista e denuncia il ruolo delle famigerate agenzie USA impegnate nella destabilizzazione del governo Ortega: «Nell’anniversario del trionfo della Rivoluzione Sandinista, bisogna denunciare che l’impero sta dispiegando strategie criminali contro il governo del fratello Daniel Ortega. USAID e NED sostengono apertamente la violenza. Respingiamo l’ingerenza».

Il leader indigeno boliviano, già cocalero e dirigente del sindacato dei cocaleros, ha inoltre evidenziato che nel luglio del 1979 con il trionfo del Fronte di Liberazione Nazionale Sandinista (FSLN) contro il dittatore Anastasio Somoza Debayle, ha avuto inizio un «un periodo di cambiamenti epocali in Nicaragua».
  Da oltre tre mesi, in Nicaragua vi sono proteste violente scoppiate dopo l'entrata in vigore di una controversa riforma dell'Istituto nazionale di sicurezza sociale (INSS), approvata con l'obiettivo di aumentare il contributo delle imprese e dei lavoratori. Sebbene l'emendamento sia stato revocato, i manifestanti hanno intrapreso la via della violenza con l’obiettivo di rovesciare il governo sandinista con l’esplicito sostegno degli Usa e delle gerarchi cattoliche.

Ortega, nel frattempo, denuncia che dietro questi atti violenti, che hanno causato la morte di oltre 200 persone, tra cui bambini, donne e funzionari, c'è una «cospirazione» guidata da gruppi sostenuti dagli Stati Uniti e da narcotrafficanti.

In questo senso, il presidente nicaraguense, attraverso un messaggio trasmesso dalla moglie (il vicepresidente del paese), Rosario Murillo, ha invitato il popolo a seguire la via del cristianesimo, del socialismo e della solidarietà per ottenere «sicurezza, pace, lavoro e vita».


mercoledì 18 luglio 2018

"Zona Industriale" di Eduard Limonov. Articolo di Luca Bagatin

Ho incontrato alcune settimane fa l'editore Sandro Teti nel suo studio romano e gli ho chiesto che cosa pensasse di Eduard Limonov, di cui ha editato nei mesi scorsi il romanzo "Zona Industriale".
Mi ha risposto così: "E' un uomo affascinante, sui generis. Mi ha colpito per il suo distacco dalle cose e dal danaro, per il suo comportamento ascetico, tranne che in ambito sessuale...".
Sandro Teti conobbe Limonov negli Anni '90, davanti al mausoleo di Lenin fatto chiudere da Eltsin, ove si erano riuniti diversi oppositori al nuovo regime pseudo democratico della Federazione Russa.
Proprio in quegli anni Limonov e un manipolo di giovani e giovanissimi "desperados" delle periferie russe, fonderanno il Partito Nazional Bolscevico, quello che diverrà il principale partito d'opposizione al governo di Putin e che da questi sarà - unico partito in Russia a subire tale destino - messo fuorilegge nel 2007.
Eduard Veniaminovich Savenko, più conosciuto con il nome di Eduard Limonov e divenuto popolare nel mondo grazie al romanzo biografico - nel quale però Limonov non si riconosce affatto - "Limonov" scritto da Emmanuel Carrére, è una via di mezzo fra Gabriele d'Annunzio, Pasolini e Giacomo Casanova. E' ed è stato, oltre che leader e dissidente politico: scrittore, poeta, giornalista, vagabondo, soldato.
Di lui ho parlato in diversi articoli - il principale dei quali potete leggere a questo link http://amoreeliberta.blogspot.com/2018/05/eduard-limonov-un-dissidente-dalla.html - e in un'intervista che ho fatto al curatore del sito web che raccoglie gran parte della sua attività, José Setien: http://amoreeliberta.blogspot.com/2018/06/eduard-limonov-un-dissidente-dalla.html.
Limonov ha scritto almeno sessanta libri, di cui pochissimi editi in Italia. Sono principalmente romanzi autobiografici ove, attraverso la sua avventurosa vita egli parla delle vicende della Russia sovietica e soprattutto post-sovietica.
Sandro Teti mi ha detto che vorrebbe editare prossimamente altri due suoi libri: "Vacanze americane" e "Palach il boia".
"Zona Industriale", che l'Autore definisce "romanzo moderno", narra delle sue vicende appena uscito dal carcere di Lefortovo, ove ha scontato la pena a due anni e mezzo con l'accusa di traffico d'armi e tentativo di colpo di stato in Kazakistan.
Il libro è dunque ambientato fra il 2004 ed il 2007, principalmente nella periferica zona industriale moscovita di Syry, ove Limonov andrà a vivere in un appartamento fatiscente e malmesso, affittato da due suoi amici.
Limonov è accompagnato sempre dalle sue guardie del corpo, i suoi fedeli nazbol, osannati anche dalla compianta giornalista Anna Politkovskaja, i quali sono divenuti celebri e per questo perseguitati in Russia per le loro azioni goliardiche di protesta contro il governo di Putin attraverso lanci di uova e pomodori alle autorità e occupazione di uffici del potere, ricordando per molti versi le imprese goliardiche dei legionari fiumani fedeli al Vate d'Annunzio.
All'uscita dal carcere Limonov è atteso dalla sua fedele compagna, la ventenne Nastja, militante nazionalbolscevica molto più giovane di lui e che soprannominerà "bambina bulterrierrina" in quanto sempre in compagna del suo enorme cane bulterrier, che andrà con loro a vivere nell'appartamento di Syry, almeno sino a quando le incomprensioni fra Limonov e Nastja non faranno loro prendere strade diverse.
Nastja regalerà a Limonov un simpatico ratto bianco femmina, che egli battezzerà Krys ed al quale in "Zona Industriale" sono dedicate pagine bellissime e commoventissime. Il rapporto fra l'apparentemente "cinico" e "duro" Limonov e Krys è davvero molto tenero. Krys ama il sapone da bucato e odora di quello. Ama saltare sulle gambe e sulle spalle del Nostro e correre per l'appartamento. Purtroppo Limonov apprende che i topi, a dispetto o proprio in quanto animali molto vispi e energici, vivono pochi anni. Quando vede la sua Krys indebolirsi si intristisce e non accetta il suo invecchiare e, quando Krys, il 10 marzo 2005 muore, Limonov le costruisce con una scatola un giaciglio, mettendovi dentro ovatta come cuscino e una ghirlanda che le pone attorno ai fianchi. E la fa seppellire dalle sue guardie del corpo nella cavità di un albero. Le voleva davvero bene.
Limonov si descrive come un cinico, ma in realtà è un uomo che ama. E che ha amato le sue numerose donne, tutte molto più giovani di lui, spesso "bad girl", ragazze alternative a tratti punk, un po' come lui, che sono state sue mogli e amanti. Per quanto i rapporti fra lui e l'altro sesso siano stati piuttosto burrascosi.
In "Zona Industriale" l'Autore descrive lungamente il suo rapporto con l'Attrice, la donna che gli darà due bellissimi figli: Bogdan e Aleksandra. L'Attrice è la sua ultima moglie, il cui rapporto descrive come quello di uno "sciamano" con la sua "Venere". Rapporto passionale ma anche burrascoso, fatto di incomprensioni, durato alcuni anni. Anni nei quali il Nostro non smette di fare politica e, assieme a Kasparov e a Kasyanov, organizza una coalizione antigovernativa - L'Altra Russia - composta da nazionalbolscevichi, liberali, comunisti e nazionalisti, la quale portroppo naufragherà a causa dei litigi interni alla componente liberale.
Nel libro Limonov esalta, fra le altre cose, il sesso, inteso non nella sua funzione riproduttiva ma di "love making", parlando della sua "teoria del superamento della solitudine cosmica", ovvero la solitudine umana - che rischia di far appassire l'essere umano - può essere superata solo attraverso il sesso, sia esso eterosessuale che omosessuale, ovvero unendosi a un altro essere umano, anch'egli avvolto in questo senso di solitudine cosmica. In questo senso Eduard Limonov si riconferma al contempo degno erede e compagno d'erotismo di Casanova e del già citato d'Annunzio.
Alcuni capitoli di "Zona Industriale" sono dedicati a riflessioni di ordine spirituale e metafisico, a interpretazioni personali della Bibbia, a interpretazioni attorno all'universo femminile, grande Mistero che affascina da sempre il Nostro e con il quale ha da sempre un rapporto alterno, di amore e conflittualità, persino con l'anziana madre il quale lo rimprovera al telefono affettuosamente di dover mettere "la testa a posto" e di smettere con le sue "stramberie".
Eduard Limonov non si è mai arricchito grazie al suo lavoro. E' un eterno giovane di 75 anni. Un dissidente integrale. Un erotico-eretico con i suoi occhiali, il suo pizzetto, i suoi capelli rasati ai lati e dietro in stile post-punk. Un personaggio da romanzo. Un "cinico" dal cuore tenero che ha affascinato e continuerà ad affascinare generazioni di giovani delle estreme periferie dell'Est e dell'Ovest del pianeta terra, che lottano dalla parte dei più deboli.

Luca Bagatin