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giovedì 1 aprile 2021

Contro il riformismo. Per il socialismo originario.


Da tempo capisco perché il cosiddetto "riformismo" fu contrastato storicamente, dai socialisti originari e massimalisti e dai comunisti.
Lo capisco in particolare quando leggo sedicenti "socialisti" di oggi osannare Draghi.
Il "riformismo" non è altro che l'anticamera della borghesia. Non è altro che il compromesso al ribasso con le classi produttiviste, più abbienti, moderniste e sfruttatrici.
Il "riformismo" è una forma di compromesso funzionale a quel totalitarismo liberale che imprigiona l'essere umano, l'ecosistema, la società. 
Che imprigiona tutto ciò in una gabbia fondata sul consumo, sullo sfruttamento del lavoro, delle risorse e sulla totale messa in vendita di ogni cosa, di ogni valore, di ogni mente e di ogni corpo.
Riformismo e liberalismo sono i nemici di una società fondata sulla comunità, sulla decenza comune, sull'emancipazione sociale e sugli autentici diritti di libertà, fondati sui doveri verso il prossimo.
Aspetti che solo il socialismo originario, autentico, democratico diretto, anticapitalista e antimoderno, possono promuovere e garantire.
 
(Luca Bagatin)

mercoledì 8 gennaio 2020

Ripensare Craxi, socialista originario, a 20 anni dalla scomparsa. Articolo di Luca Bagatin

Bettino Craxi fu l'ultimo dei grandi statisti socialisti che l'Europa abbia avuto, prima che il cosiddetto “socialismo europeo” si tramutasse in capitalismo assoluto, ovvero in esecuzione sistematica dei diktat dei potentati sovranazionali, fossero essi di natura politica (Unione Europea, Stati Uniti d'America...) o economico-finanziaria (Fondo Monetario Internazionale, Banche Centrali...).
Bettino Craxi ravvisò, ben prima di altri, il destino che avrebbe atteso l'Europa, stretta nella morsa di una probabile immigrazione incontrollata – generata da guerre imperialiste, povertà, sfruttamento dell'Africa – e nella morsa dei potentati economici, che egli tentò in ogni modo di arginare.
Fu profetico e in questo senso scomodo, con il suo opporsi da una parte alle privatizzazioni selvagge e dall'altra attuando una politica estera di amicizia con il mondo arabo laico socialista; sostenendo in Medioriente la lotta palestinese di Arafat, paragonandola alle lotte risorgimentali italiane e in America Latina il Frente Sandinista del Presidente del Nicaragua Daniel Ortega, contro l'embargo statunitense, così come nel recente passato rese omaggio alla memoria del socialista Salvador Allende in Cile, sfidando Pinochet, alleato degli USA.
Craxi fu sì opposto ai comunisti italiani ed europei, ma parimenti fu opposto all'avanzante liberal capitalismo che, dopo gli Anni '90, travolgerà ogni cosa, ogni valore, ogni idea politica, mettendo in vendita tutto ciò che era possibile mettere in vendita.
Craxi, in questo senso, fu un socialista puro e originario, che da neo-Segretario del Partito Socialista Italiano, recuperò la figura storica e intellettuale dell'anarchico conservatore Pierre-Joseph Proudhon, simbolo del mutualismo ottocentesco, dell'anti-autoritarismo, del federalismo spinto. Quel Proudhon che considerava la proprierà dei capitalisti “un furto” ed il socialismo il superamento del liberalismo, definendo al contempo il comunismo marxista una “assurdità antidiluviana”. Quel Proudhon critico nei confronti dell'elettoralismo, definito una sorta di “tirannia dei mediocri” e che, diversamente, proponeva un sistema federalista integrale e autogestionario, laddove il suo concetto di anarchia era definito “governo dell'ordine”. Quel Proudhon che, assieme a Sorel, fu finanche punto di riferimento, nel 1911, dei nazionalsinidacalisti francesi, i quali fondarono il “Cercle Proudhon” e proposero un'aristocrazia operaia, contrapponendosi alla borghesia decadente.
Parimenti, Bettino Craxi, recuperò il garofano rosso – simbolo della Comune di Parigi del 1871 – inserendolo nel simbolo del suo rinnovato PSI, e le figure intellettuali e morali di Giuseppe Garibaldi e di Carlo Rosselli, unendo in questo modo lo spirito battagliero del socialismo originario a quello liberalsocialista, rilanciando l'alleanza dei “Meriti e dei Bisogni”, che sarà lo slogan cardine del socialismo di Craxi nel corso degli Anni '80.
Bettino Craxi, nel rinnovare il PSI ereditato da Pietro Nenni, in realtà, guardò al passato, ovvero alle migliori radici del Socialismo. Quelle della Prima Internazionale dei Lavoratori; quelle del cooperativismo mazziniano e garibaldino; quelle del conservatorismo dei valori e dell'autonomismo spinto alla Proudhon.
Ciò non poteva che infastidire una certa sinistra che, sempre più votata al compromesso storico con la DC, in questo modo, si vedeva scavalcata sul suo stesso terreno sociale.
Il PSI di Craxi, nel solco del primo (e autentico) centrosinistra italiano, rimase alleato alla DC, ed agli altri alleati di governo minori (PSDI, PRI, PLI), ma con essa ebbe sempre un rapporto conflittuale e mai subalterno. Così come mai subalterno fu il rapporto con il PCI di Berlinguer, assai austero. Quel PCI per molti versi preludio di ciò che sarebbe diventato quel partito, nella sua metamorfosi, sempre più spostata verso “destra”, in PDS, DS, PD, ovvero nel partito del capitalismo assoluto. Si pensi che proprio quel partito, che pur Craxi aveva cercato, crollato il Muro di Berlino, di portare a sé, in una rinnovata alleanza di “Unità Socialista”, sarà il partito che più contribuirà alla sua fine politica e, successivamente, sarà il partito che porterà Ciampi al governo e successivamente Prodi, ovvero quelle personalità che più di altre favoriranno le privatizzazioni selvagge, alle quali Craxi si era sempre opposto.
Craxi, del resto, era inviso non solo ai comunisti (ben presto post-comunisti) ed ai potentati economici che bramavano le svendite di Stato, ma anche a quegli USA che non gli avevano perdonato lo scatto d'orgoglio a Sigonella. E nemmeno a coloro i quali temevano una svolta autoritaria solo perché Craxi aveva rilanciato la storica battaglia presidenzialista del repubblicano mazziniano Randolfo Pacciardi. Una battaglia opposta rispetto ai successivi pasticci maggioritari di Segni e successori, che in realtà avrebbe ridato da una parte centralità al Parlamento, ma dall'altra maggiori poteri al Presidente della Repubblica, che sarebbe stato eletto dai cittadini.
Con il senno di poi, Bettino Craxi, lo rimpiangono in molti.
Persino il leader del Partito Comunista Marco Rizzo che, forse, è l'unico socialista autentico ancora rimasto in Italia. Rizzo, infatti, ha anche di recente dichiarato che la falsa rivoluzione di Tangentopoli ha preso il via dopo i fatti di Sigonella e – rifacendosi agli eredi del vecchio PCI, oggi PD - ha ricordato che “la sinistra ha tradito diventando la parte più conseguente per le banche, raccontandoci che il mondo sarebbe cambiato in meglio con un futuro dove si poteva saltare da un lavoro all’altro, invece ecco cosa è successo”.
Se la Storia fosse andata diversamente, forse, Bettino Craxi avrebbe fatto davvero grandi cose. Il precariato sociale e lavorativo sarebbe stato arginato, l'Italia sarebbe ancora un Paese sovrano e il socialismo, in Europa, esisterebbe ancora.

Luca Bagatin

giovedì 2 maggio 2019

Lo sviluppo è insostenibile. Conservazione (dell'ambiente, dei sentimenti, del socialismo originario) unica rivoluzione


"Non si ripeterà mai abbastanza che ciò che distrusse la famiglia nel mondo moderno, fu il Capitalismo [...] È il Capitalismo che ha portato le tensioni morali e la competizione affaristica tra i sessi, che ha sostituito all'influenza del genitore l'influenza del datore di lavoro; che ha fatto sì che gli uomini abbandonassero le loro case per cercare lavoro; che li ha costretti a vivere vicino alle loro fabbriche o alle loro ditte invece che vicino alle loro famiglie; e soprattutto che ha incoraggiato per ragioni commerciali, una valanga di pubblicità e di mode appariscenti che per loro natura uccidono tutto ciò che erano la dignità e il pudore dei nostri padri e delle nostre madri"

(Gilbert Keith Chesterton)

lunedì 23 aprile 2018

Riflessioni democratiche e socialiste originarie by Luca Bagatin

È in nome del progresso che le forze colonialiste hanno invaso e martoriato i popoli dell'Africa, dell'Asia e dell'America Latina.
È in nome della conservazione e delle diversità che dobbiamo rispettare e amare tutti i popoli.
Anche per questo sono orgogliosamente socialista anticapitalista e conservatore.

La democrazia non può mai essere autoritaria, come afferma Macron, che in Francia sta distruggendo i diritti sociali e dei lavoratori, oltre che sta invadendo militarmente uno Stato sovrano, come i suoi predecessori di destra e sinistra.
La democrazia è politica di popolo e per il popolo. La democrazia è ricerca di coesione e di condivisione, oltre che rispetto per le diversità e per la sovranità di tutti.

Mi stupisce che ancora non si comprenda, in Italia e in Europa, che essere socialisti non significa affatto essere "di sinistra" o "progressisti", visto che ormai ciò significa mettere in vendita ogni cosa, distruggere i servizi sociali, distruggere i diritti dei lavoratori, sostenere acriticamente una alleanza anacronistica e guerrafondaia come quella della NATO.
E' quanto fanno e hanno fatto i tanti "progressisti" e di "sinistra" in Europa e in Italia, che nulla hanno a che spartire con il socialismo originario, che è anticapitalismo, conservazione dei valori, sovranità, emancipazione sociale, rispetto per le diversità di tutti i popoli e lotta in favore dei popoli oppressi.
Valori ben conosciuti da figure leggendarie quali quelle di Giuseppe Garibaldi e di Gabriele d'Annunzio, i quali li misero in pratica nella loro opera politica e sociale. Valori ben conosciuti oggi nell'America Latina socialista, nella Siria laica e socialista e in tutto il mondo che resiste alla globalizzazione e all'imperialismo.

Oggi, credere nei valori, è molto più importante che credere nelle ideologie. Le ideologie, infondo, sono dogmi e i dogmi portano spesso al fondamentalismo e alla divisione in un mondo che, diversamente, necessita di condivisione nel senso etimologico e originario del termine. I valori hanno spesso significati spirituali e non sono affatto necessariamente universali, ma ciascun popolo detiene i suoi valori e ciò è bellissimo, perché ciò è alla base della diversità e la diversità è alla base della democrazia.
Il nemico della diversità e quindi della democrazia, è da sempre l'omologazione, che è livellamento della coscienza e annichilimento della conoscenza.

Una società che ha demandato al mercato, alla cosiddetta espertocrazia, al tecnicismo, al permissivismo, al liberalismo, al vuoto progressismo ogni suo valore, è una società destinata a soccombere, a produrre frustrati, bulletti come quelli che intasano le scuole di oggi, politicanti che prendono gli ordini da Paesi stranieri e hanno in spregio il popolo, genitori che accontentano i figli per ogni capriccio ecc...
Un sano ritorno all'autorità, alla solidarietà fra classi, alla sovranità del pubblico, alla conservazione dei valori e dei sentimenti, sarebbe quanto di meglio auspicabile.

Luca Bagatin

giovedì 12 ottobre 2017

La Prima Internazionale contro il totalitarismo liberale: per un ritorno al socialismo originario, né a destra né a sinistra. Per l'autogoverno e l'autogestione.


Per un ritorno al socialismo delle origini: né a destra, né a sinistra. Per l'autogoverno e l'autogestione. Articolo di Luca Bagatin del 10 marzo 2016

Il termine socialismo è spesso frainteso ed equivocato, specie da coloro i quali pretendono di collocarlo a “sinistra”, ma talvolta anche a “destra” dell'agone politico, allorquando, invece, i socialisti delle origini, primo fra tutti quel Pierre Leroux (1797 - 1871) – ex carbonaro, operaio tipografo e filosofo francese – che ideò il termine ed il concetto di Socialismo, mai si definirono di sinistra.
Va peraltro detto che il socialismo non è comunismo marxista, per quanto nella Prima Internazionale dei Lavoratori si trovarono a dialogare tanto socialisti, quanto marxisti, ma anche anarchici, mazziniani, repubblicani e garibaldini.
Pierre Leroux, ovvero l'ideatore del termine “socialismo”, lungi dal proporre una dottrina economica statalista o, peggio ancora, mercantilista, proponeva una società fondata sull'autogoverno e l'autogestione. Una visione non dissimile da quella degli anarchici Bakunin e Proudhon, oltre che per nulla lontana dalla visione di Giuseppe Mazzini dell'associazionismo repubblicano e operaio fondato sul concetto di “capitale e lavoro nelle stesse mani”.
Concetti tutt'altro che antichi, ma che si sono perduti in nome da una parte del trionfo del capitalismo mercantilista e liberale ad Ovest e dall'altra dal trionfo, ad Est, del capitalismo di Stato ovvero del comunismo stalinista e sovietico.
Una visione, quella socialista delle origini, che filosofi contemporanei quali Jean-Claude Michéa e Alain De Benoist, definiscono tutt'altro che di sinistra. E ciò in quanto il concetto di “sinistra” trae origine dalla Rivoluzione Francese, ovvero da una rivoluzione borghese e illuministico/modernista, fatta dai borghesi e per i borghesi ed ove il popolo, quello che definiremmo proletariato e/o sottoproletariato, fu tenuto ai margini.
E così, infatti, né Pierre Leroux, né Marx, Engels, Proudhon, Bakunin e Mazzini, mai si sono definiti di sinistra e certamente non di destra, ma sempre dalla parte dei lavoratori e degli oppressi.
Su queste basi, infatti, fu fondata la Prima Internazionale dei Lavoratori nel 1864, ovvero il primo tentativo ove ideali ed elaborazioni diverse, ma con un medesimo fine, tentavano di coesistere.
Senza farla troppo lunga e senza passare per la crisi della Prima Internazionale e tutto il Novecento, osserviamo, con Michéa e De Benoist, la forte crisi del socialismo europeo che, da difensore dei lavoratori e dei più deboli è progressivamente diventato il difensore dei borghesi, dei capitalisti e dei banchieri, oltre che delle élite sovranazionali come gli Stati Uniti d'America e le politiche nefaste della Federal Reserve.
Se escludiamo il caso di Bettino Craxi, messo in croce proprio per essersi opposto più volte alle politiche imperialiste e di ingerenza degli USA in Italia, oltre che per aver finanziato movimenti di liberazione nazionale quali l'OLP e per essersi opposto, in Italia, alle privatizzazioni selvagge, abbiamo visto come, dagli Anni '90 in poi, da Blair sino a Hollande, Renzi e Schulz, questi abbiano seguito pedissequamente gli ordini ed il volere degli Stati Uniti d'America, del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Centrale Europea e delle élite finanziarie a tutto scapito dei loro stessi popoli, oltre che del popolo libico, iracheno e siriano, barbaramente bombardati in nome di guerre di presunta esportazione della democrazia.
Non possono costoro, questi “liberal”, ovvero questi “fighetti di sinistra”, dirsi eredi del socialismo. Costoro sono infatti conseguenti alla loro estrazione sociale, ovvero alla borghesia progressista e modernista e dunque servi delle politiche keynesiane, stataliste e da sempre in favore della media borghesia e non dei meno abbienti. Costoro, ovvero i vari Blair (che, come abbiamo scritto altre volte, andrebbe incriminato per crimini contro l'umanità, assieme a Bush e Obama, per la sua barbarica politica estera), Hollande, Strauss-Kahn e compagnia, sono infatti dalla parte del trionfo del capitalismo assoluto.
Il socialismo autentico e delle origini, che per moltissimi versi fu seguito da statisti del calibro di Bettino Craxi, Juan Domingo Peron, Hugo Chavez, Gamal Abdel Nasser, Mu'Ammar Gheddafi, Bashar-Al-Assad e da tempo da pressoché tutti i leader dell'America Latina degli ultimi quindici anni da Evo Morales a José Mujica, è di fatto anticapitalismo e politica della derescita. Visione al contempo nazionalista, sovranista, libertaria e spiritual-sentimentale della società. Una visione di società o, meglio, di civiltà, che punti e guardi all'autogestione, al dono (come insegnò l'antropologo socialista Marcel Mauss) ed alla condivisione e che, nell'insegnamento di Serge Latouche, liberi la società occidentale dalla dimensione economicista, classista e capitalista.
Solo su queste basi può essere rifondato il socialismo. Una prospettiva che, nell'ambito del mio pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreelberta.blogspot.it), mi piace definire di “estremo centro”, perché al centro vi è l'essere umano e non ci si può non collocare, in maniera estrema, dalla parte dell'essere umano al quale vanno forniti gli strumenti materiali ed intellettuali per potersi autogestire ed autogovernare in maniera libera ed indipendente. Senza ingerenze straniere.

Luca Bagatin