lunedì 11 maggio 2015

In ricordo di Mario Appignani: un ragazzo all'inferno. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Molti si ricorderanno di Mario Appignani detto “Cavallo Pazzo” per le sue incursioni televisive al Festival di Sanremo o a quello di Venezia, tentando di arraffare il microfono ed interrompere un compassato Pippo Baudo. Oppure le sue incursioni allo stadio le domeniche pomeriggio degli Anni '90.
Mario è morto di AIDS nel 1996 ed allora Pippo Baudo, che non conosceva la storia di Appignani, disse che era affetto da “una complessa forma di esibizionismo” che “non aveva niente da dire”.
In realtà Mario Appignani, romano, classe 1954, sin dal 1975, ebbe molto da dire, forse anche più di quanto l'emblema della mediaticità nazional-popolare baudiana, intrisa, questa sì, di esibizionismo catodico, abbia mai avuto da dire dal dopoguerra sino ad oggi.
Quando aveva appena 19 anni, Mario Appignani, scrisse infatti un bellissimo libro autobiografico che non è più distribuito da tempo: “Un ragazzo all'inferno”. Il saggio è edito da Roberto Napoleone, con l'introduzione di Lamberto Antonelli e con prefazione di Marco Pannella, l'unico politico che diede voce a questo ragazzo emarginato, senza famiglia, che visse sin dall'età di 6 anni fra brefotrofi, orfanotrofi, manicomi, case di cura e di “rieducazione”.
Il piccolo Mario, infatti, è figlio di Tina, una prostituta - avviata a sua volta alla prostituzione dalla madre - che non lo può mantenere e così lo lascia sui gradini di una chiesa. E' così che passerà sotto la “tutela” dello Stato, con i suoi istituti che fanno parte dell'Opera Nazionale Maternità ed Infanzia (OMNI), istituita dal fascismo e gestite materialmente dalla Chiesa cattolica, ricevendo sovvenzioni statali.
Istituti che, in realtà, sono dei veri e propri lager che, proprio grazie alle denunce di Mario Appignani ed all'intervento di Pannella e dei radicali, sono state chiuse definitivamente nel 1975.
“Un ragazzo all'inferno” è un libro toccante e brutale, a tratti tenero come tenero è il cuore di Mario, ragazzo che è diventato uno “scapestrato” (bisognerebbe poi capire se lo è stato per davvero però !) dopo anni di abusi e sevizie da parte delle suore, dei suoi compagni, dei direttori, delle forze di polizia e della politica dell'epoca - dalla clerico-fascista Dc sino all'indifferente e connivente sinistra - sorda di fronte all'esistenza di bambini e ragazzi poveri e senza famiglia.
E' agghiacciante pensare che, quanto accaduto a Mario ed ai suoi compagni, accadeva nell'Italia “repubblicana” di solo quarant'anni fa ! E' agghiacciante pensare che anche l'Italia “repubblicana” e “antifascista” abbia avuto i suoi lager e che in essi ci finissero i “reietti” della società, ancorché bambini (sarebbe da chiedersi se questo i vari Pippo Baudo ed i vari Bruno Vespa, sostenitori strenui della DC lo sapessero !).
Mario ci racconta di quando entrò per la prima volta in un brefotrofio, all'età di soli sei anni. E' gestito da suore tutt'altro che buone cristiane, che fra le altre cose somministrano ai bambini dei pasti scarsissimi – al limite della denutrizione – e spesso pieni di insetti. Le punizioni, poi, sono da lager nazista: i bambini sono spesso costretti a rimanere sul balcone, all'esterno, in pieno inverno, con le sole mutandine addosso.
E' in una situazione come questa che Mario conosce Francesco, un bambino di 8 anni. Francesco e Mario si incontrano sul balcone dell'istituto e si riscaldano abbracciandosi vicendevolmente. La punizione di Mario termina prima di quella di Francesco e così quest'ultimo è costretto a rimanere da solo al freddo. Da allora di Francesco non se ne saprà più nulla sino a che, un anno dopo, il giardiniere ne troverà il cadavere nell'orto, putrefatto ed irriconoscibile. Un caso che sarà insabbiato per sempre anche dai carabinieri, per non far ricadere lo scandalo sull'intero istituto, sovvenzionato dall'OMNI (sic !).
Mario, sarà successivamente trasferito in un altro istituto, diretto da quella suor Diletta Pagliuca che finirà in carcere proprio grazie alle denunce di Mario, anni dopo. Qui i bambini sono spesso legati ai loro letti con dei lucchetti, costretti a defecarsi ed urinarsi addosso, privi di lenzuola e coperte.
Con il passare degli anni Mario, da un'istituto all'altro, da una punizione all'altra come le docce fredde ed i sassolini sotto alle ginocchia, impara a non fare la spia e spesso è costretto anche a soccombere agli appetiti sessuali dei suoi compagni, a mentire, a rubare gli indumenti degli altri come gli altri rubano i suoi: a prevalere è la legge del più forte, la legge della giungla.
E' così che tenterà il suicidio all'età di dodici anni e sarà trasferito alla Neuro, ovvero l'anticamera del manicomio.
Isolandosi sempre di più, Mario, ad ogni modo, scoprirà l'interesse per la lettura: dai fumetti passa a letture impegnate come Balzac, Kafka, Proust, Flaubert, Boudelaire, Dumas, Stevenson, Jack London, Palazzeschi, Moravia e Marinetti. E poi alla passione per l'ascolto della musica classica, in particolare di Beethoven.
Il suo è un modo per emanciparsi, per elevarsi da quella vita di dolore e vessazioni. Ma ci sarà spazio anche per l'amore. Amore omosessuale per un suo compagno, Cesare, che Mario descrive teneramente nel suo libro e che deve essere “nascosto” perché i costumi ipocriti dell'epoca – impregnati di bigotto cattolicesimo - impongono che sia così, sia per gli omosessuali, ma anche per gli eterosessuali.
Mario trova tutto ciò assurdo, così come è assurdo il comportamento delle suore e dei preti degli orfanotrofi. E' un comportamento che stride con il messaggio di Cristo, che Mario ama moltissimo ed infatti egli scrive: “L'idea del Cristo che è morto per noi, nella sua infinita bontà, mi esalta, mi affascina, mi turba. Ma tutto viene spazzato via (…) da questa cerimonia stucchevole, da questa finzione”. Ed ancora Mario ricorda che il Cristo diceva “Amatevi come fratelli”. Cosa che di rado accade negli orfanotrofi...
Mario ritiene poi – come sostenevano anche gli intellettuali omosessuali Dario Bellezza e Massimo Consoli - che l'omosessualità negli orfanotrofi sia spesso una conseguenza della natura sessuofoba della nostra società, che rende estremamente difficili i rapporti fra un ragazzo ed una ragazza. Aspetto appunto tipico delle comunità ristrette come gli orfanotrofi, che sono delle comunità omosessuali per eccellenza in quanto composte da persone dello stesso sesso.
Nel momento in cui avrà modo di prestare servizio volontario presso la Croce Rossa, Mario avrà quindi anche la possibilità di uscire dall'istituto nel quale è recluso. E si innamorerà di Katia, che purtuttavia scoprirà essere una prostituta e ciò lo deluderà moltissimo.
Nel frattempo finirà anche in galera, accusato di un furto che non aveva mai commesso in realtà e, una volta uscito, per mantenersi, assieme ad un suo ex compagno di collegio, inizierà a prostituirsi, ma finirà in galera ancora allorquando deciderà di tenersi una tessera appartenente ad un componente della Guardia di Finanza che aveva trovato a terra, solo per non pagare il cinema e che la polizia gli troverà addosso.
Curioso a dirsi, ma Mario scoprirà persino di avere un fratellastro, Giulio, il quale tenterà di metterlo in contatto con il patrigno, che purtuttavia lo rifiuterà e con la madre, Tina, che per la prima volta Mario incontrerà al Policlinico, al capezzale della sorellastra quattordicenne, la quale aveva appena tentato il suicidio. Ma, fondamentalmente, rimarrà deluso nell'apprendere che lei l'aveva abbandonato e che lo Stato italiano, anziché fornire un assegno mensile alla madre per il suo mantenimento, ha preferito affidarlo agli istituti dell'OMNI.
Solo l'incontro con Don Mario Picchi, che dirige il Centro Italiano di Solidarietà, gli permetterà di avere una sistemazione degna di questo nome e sarà proprio questo buon prete che lo esorterà a scrivere, appunto, la sua storia.
Mario, come scrive all'inizio ed alla fine di “Un ragazzo all'inferno”, è disilluso. Non pensa che il racconto della sua storia serva a qualcuno ed invece... Ed invece, grazie a Marco Pannella ed al Partito Radicale nel quale il giovane Mario militerà per alcuni anni, le cose inizieranno presto a cambiare, per quanto concerne gli istituti, gli orfanotrofi, i brefotrofi e parecchie persone saranno portate alla sbarra, fra cui la terribile suor Diletta Pagliuca.
Mario Appignani, nel corso degli Anni '70, grazie alla sua “cultura stramba”, come amava definirla, fu anche rappresentante degli Indiani Metropolitani, un gruppo libertario che, in Italia, si ispirò alla Beat Generation di Kerouac e Ginsberg e la sua vicenda politica e controculturale è raccontata da un suo compagno di militanza – Marco Erler – nel saggio “Assalto alla diligenza. Quando Appignani rinacque Cavallo Pazzo” edito da Memori alcuni anni fa.
Come Marco Erler, penso anch'io che la vicenda di Mario Appignani non vada dimenticata.
E penso che anche le sue scorribande televisive, negli Anni '90, pochi anni prima di morire, siano emblematiche. Era il suo modo goliardico ed irriverente per denunciare la società dello spettacolo e dei media, retti dall'uomo simbolo di una DC che pur stava tramontando per lasciare spazio alla sua continuità inculturale, ovvero al berlusconismo: Pippo Baudo.
Oggi i tempi sono per molti versi cambiati, ma penso che “Un ragazzo all'inferno”, di cui saranno anche scaduti i diritti editoriale da tempo, dovrebbe essere ripubblicato, a beneficio dei più e dei meno giovani. Affinché sappiano che cosa accadeva agli emarginati, appena quarant'anni fa in Italia. Affinché ciò non accada mai più, perché non c'è peggior olocausto, non c'è peggior genocidio di quello compiuto da uno Stato che si autoproclama “democratico” o “repubblicano” e nei fatti non lo è.
Uno Stato, quello italiano che, ad ogni modo, i poveri e gli emarginati – tanto cari a Pasolini ma non alle destre ed alle sinistre - non li ha mai potuti sopportare.
E che, grazie ad Appignani, intellettuale e politico autodidatta che sulla sua pelle e sulla sua anima ha pagato un prezzo altissimo, hanno avuto, per una volta, una pur timida voce.

Luca Bagatin

sabato 9 maggio 2015

Ci sono due destre in Italia: una capital-fascista (Renzi) e una catto-comunista (Bersani, Vendola e Co.). L'unico partito di sinistra è "Amore e Libertà" !

Ci sono due destre in Italia: una capital-fascista (Renzi) che, con il suo autoritarismo, sta danneggiando la gran parte del popolo e una catto-comunista (Bersani, Vendola & Co.) che per vent'anni, assieme a Berlusconi, ha danneggiato il popolo.

Come scrivevamo in tempi non sospetti, infatti, l'unico partito di sinsitra in Italia, è “Amore e Libertà”.

 
"Amore e Libertà” è l'unico partito di sinistra oggi in Italia (e, perché no, anche in Europa)
di Luca Bagatin (4 ottobre 2014)


Amore e Libertà” è l'unico partito di sinistra oggi in Italia (e, perché no, anche in Europa)
Eh sì, avete letto bene: "Amore e Libertà" (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it) - che non è un partito nel senso elettoralistico del termine - è l'unico partito di sinistra - pur non essendo di sinistra, ma di centro o, meglio, di estremo centro - in Italia. E, perché no, anche in Europa.
Come abbiamo più e più volte scritto, da lungo tempo i partiti cosiddetti "socialisti" europei hanno rinunciato a difendere la classe lavoratrice ed a porsi dalla parte dei popoli. I vari rappresentanti della "social-Burocrazia" europea hanno infatti preferito accodarsi all'obamismo, ovvero all'asservimento alle Banche Centrali (BCE e FED) ed ai relativi interessi dell'economia, della grande impresa e dello Show Business, oltre che delle guerre contro altri popoli, facendole passare per "lotta al terrorismo" o “interventi umanitari”. Tartassando e penalizzando i cittadini europei, sempre più alle prese con una disoccupazione endemica.
"Amore e Libertà", che, come abbiamo scritto, non è un partito, ma un pensatoio (anti)politico e (contro)culturale, sin dalla sua nascita, nel maggio 2013, si è posto come obiettivo l'ambiziosa ricerca della Civiltà dell'Amore, ovvero la ricerca di un'alternativa non-ideologica all'attuale politica fatta di sfruttamento dell'uomo sull'uomo.
In questo senso, "Amore e Libertà", che ha per simbolo un'eroina dimenticata morta a soli 28 anni per l'unica vera Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto (la Repubblica Romana), ovvero Anita Garibaldi, è schierato all'estremo centro del panorama politico, perché al centro c'è l'individuo. Ed in questo senso non ambisce a presentarsi alle elezioni politiche, bensì a superarne il sistema, tutt'altro che democratico, attraverso un recupero dell'Agorà greca, ove tutti i cittadini possano concorrere alla co-gestione del potere. O, meglio, del non potere.
In questo senso, fra i punti del nostro manifesto d'intenti vi sono i seguenti aspetti:
- socializzazione (a fini autogestionari) delle imprese ex pubbliche o municipalizzate o pubblico/private quali Eni, Telecom Italia, Trenitalia, Rai Tv ecc... ed una conseguente autogestione delle medesime da parte di tutti i cittadini italiani attraverso l'azionariato popolare e la possibilità dei medesimi di partecipare, oltre che agli utili di dette imprese, anche alle decisioni aziendali medesime. Niente più intervento Statale e niente più intervento privato-padronale
Amore e Libertà crede inoltre nella possibilità che le singole intelligenze possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà dell'Antica Grecia. In questo senso Amore e Libertà trova interessante il sistema elettivo tipico di quel periodo, ovvero la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni, oppure, proprio come avveniva nell'Antica Grecia, fra i maggiori di 30 anni.
Amore e Libertà si pone, come obiettivo di massima, la fondazione di un'Internazionale dell'Amore, che vada a recuperare gli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 promossa allora da mazziniani, garibaldini, anarchici e socialisti e vada a sanarne le divisioni storico-politiche.
Amore e Libertà ritiene che anteporre l'economia al sentimento ed all'umanità significhi ancora una volta seguitare a dare credito al sistema monetario internazionale, al sistema politico dei governi e dei parlamenti, al sistema delle tasse e delle imposte che ingrassa solamente il sistema politico (senza garantire alcun effettivo servizio), al sistema della pubblicità e di un mercato delle vacche che ha reso gli individui merci di scambio, invece che persone affratellate, che potrebbero vivere felici del loro lavoro, cooperando, barattando beni e servizi, approfondendo lo studio delle scienze umane, alla ricerca di nuove tecnologie non già da commerciare, bensì da condividere, senza costi per nessuno.
In questo senso possiamo dire di essere un partito nel senso Ottocentesco del termine, come lo furono il Partito d'Azione di Mazzini e Garibaldi e come lo fu il Partito Comunista di Marx ed Engels: gruppi di pressione, pensatoi di attivisti per l'emancipazione sociale e civile.
Ed in questo senso, fra il marasma dell'Italia d'oggi guidata da un leader che va a ledere i diritti civili e sociali dei cittadini e quello dell'Europa guidata dalla Merkel e soggetta alle scelte di Obama, siamo l'unico partito di sinistra oggi presente. Ovvero l'unico partito per l'emancipazione sociale e civile dell'individuo. Che, come tale, merita di essere al centro.

venerdì 8 maggio 2015

Come restituire le pensioni bloccate dalla Legge Fornero

I pensionati siano risarciti direttamente dalle tasche degli ex Ministri e Sottosegretari del Governo Monti che vararono l'incostituzionale Legge Fornero e dai Deputati e Senatori che la votarono in Parlamento.
Ci attendiamo presto che sia introdotta nel nostro ordinamento la responsabilità pecuniaria dei politici che introducono norme incostituzionali e/o che danneggiano il cittadino, ovvero che risarciscano l'Erario o il cittadino medesimo di tasca propria qualora ciò accadesse.

giovedì 7 maggio 2015

Gran Bretagna al voto: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri...

Sentiamo dire che in Gran Bretagna (che oggi si appresta al voto) Cameron ha fatto un buon lavoro, ha risanato l'economia, le quotazioni in borsa crescono e così via.
Purtuttavia anche il divario fra ricchi e poveri cresce e ciò significa che Cameron non ha affatto fatto un buon lavoro !
Perché l'economia che "tira" serve unicamente ai ricchi speculatori per diventare ancora più ricchi, mentre i poveri sono ancora più sfruttati, specie da un'Unione Europea di neonazisti.

Non vediamo candidati all'altezza, ma non nascondiamo la nostra simpatia per George Galloway che, non a caso, i media non nominano mai.

domenica 3 maggio 2015

Gli scontri di Milano e le manifestazioni violente rafforzano da sempre il Potere. L'alternativa è voltare le spalle al Sistema. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

E' chiaro che non sono teppistelli, ma terroristi. E' grave che a chiamarli “teppistelli” sia il Capo del Governo, che, come solitamente fa, tende a minimizzare un atto gravissimo. Atto gravissimo che, peraltro, rafforza il Potere ed il Governo in carica. E tutti i governi repressivi.
Come nella Genova del G8 2001, anche questa volta è andato in onda un vero e proprio atto di guerriglia che, anziché danneggiare i Potenti, ha danneggiato la povera gente, la quale dovrebbe essere risarcita dagli stessi terroristi arrestati e dalle loro famiglie, siano residenti anche nella Papua Nuova Guinea !
Danneggiare abitazioni, automobili private, piccoli negozi, oltre ad essere un atto di terrorismo (e come tale andrebbe considerato e sanzionato), è un atto che con la lotta alla globalizzazione ed al sistema economico, non ha davvero nulla a che vedere. Anzi.
E' un danno alla cittadinanza (e cittadini sono anche i poliziotti, con stipendi da fame, come già ci ricordò Pier Paolo Pasolini), a persone inermi già tartassate dagli Stati e dai Governi e già sfruttate dal capitalismo, al punto che fa pensare che i black bloc, oltre che degli scalmanati, siano anche dei provocatori prodotti dal sistema globalista.
Noi, che siamo cresciuti a pane raffermo e controcultura, preferiamo ricordare un militante controculturale e libertario puro, uno che ha subito e affrontato spesso le angherie del governo statunitense (al punto da essere costretto ad andare in clandestinità alla fine degli Anni '70 e a doversi sottoporre a plastica facciale), che ha combattuto il sistema solamente con la goliardia e la nonviolenza: Abbie Hoffman.
Abbie Hoffman fu, fra le altre cose, il leader del partito degli Yippie e protagonista di tutte le battaglie contro la guerra nel Vietnam negli Anni '60 e '70 e di una lotta serrata al sistema capitalistico al punto che goliardicamente, nel 1967, si mise a gettare biglietti da un dollaro sugli scambisti della Borsa di New York e organizzò numerosissime manifestazioni provocatorie e nonviolente contro il Sistema (come proporre la candidatura alle elezioni politiche di un maiale chiamato Pigasus o facendo marciare 50.000 persone attorno al Pentagono con il proposito di far lievitare l'edificio in aria).
Abbie Hoffman fu la persona che, assieme a Timothy Leary (che Nixon definì “l'uomo più pericoloso d'America”), diede più filo da torcere ai governi statunitensi ed al Sistema politico-economico di qualsiasi altro. Ed il tutto attraverso l'uso del cosiddetto “teatro di strada”, della nonviolenza, della goliardia, dell'irrisione, della de-mediaticizzazione del Sistema.
Questo i ragazzi ed i ragazzini di oggi nemmeno lo sanno. A loro basta trasformarsi in terroristi, far parlare di sé in televisione, postare video idioti nei cosiddetti “social” (che di sociale non hanno proprio nulla e sono stati ideati – non a caso - dall'ennesimo ragazzino in cerca di fama e soldi !) e fottere la povera gente, dando così una mano al Sistema politico-economico imperante.
Se volete fare la rivoluzione davvero, allora fatela contro i Potenti. Che hanno nomi e cognomi e che appaiono continuamente nei media. E soprattutto improntate la vostra vita in modo tale che il Sistema non vi riguardi più, che sia solo un'illusione. Smettendo così di collaborare con esso.
Non comperate più gli ultimi modelli di smartphone; non comperate più automobili (smettete di guidare, visto che esistono i mezzi pubblici !); non guardate la televisione e, comunque, se lo fate, cambiate canale quando trasmettono la pubblicità commerciale; non accettate alcuna offerta commerciale (che è l'ennesima ruberia legalizzata !); smettete di acquistare prodotti di marca e prodotti da multinazionali, le quali sfruttano da sempre i lavoratori; usate la rete, ma solo per diffondere messaggi d'amore e solo per ricercare rapporti d'amore e per comunicare messaggi profondi e meditati, che non inseguano stupide mode o piaceri effimeri; cercate di comprendere che i doveri (verso voi stessi, i vostri cari, l'umanità) sono più importanti dei diritti (leggere un rivoluzionario vero come Giuseppe Mazzini non vi farebbe male !); smettete di andare a votare, perché i politici ricercano il vostro voto solo per poter manipolare il vostro modo di essere e di vivere: informatevi ed autogestitevi, quindi; iniziate a coltivare la terra, anche un piccolo orto in casa, in modo da cercare di essere autosufficienti il più possibile; create reti sociali, società cooperative autentiche, con lo scopo di autogestire il vostro stesso lavoro; smettete di dare peso agli eventi mediatici e voltate loro le spalle.
Ritiratevi progressivamente dal Sistema, dunque. Smettete di essere consumatori/elettori/individui passivi. Acquisite consapevolezza spirituale e morale. Rifiutate il materialismo ed il modernismo.
Tutte cose che spaventeranno qualsiasi Potente, specie se attuate su vastissima scala. E che ci restituiranno un mondo migliore e delle persone più consapevoli, spiritualmente attive, autogestite

Luca Bagatin

sabato 2 maggio 2015

"I trafficanti di armi tolgono il cibo al Terzo Mondo con i loro sprechi...". Dal film "Diva Futura, l'Avventura dell'Amore"

"La vita non dev'essere divisa a spazi. Concentriamoci anche nel cibo. La nutrizione dev'essere assimilazione erotica.
I trafficanti di armi tolgono il cibo al Terzo Mondo con i loro sprechi. In Occidente i governi vogliono toglierci il piacere ! Noi invece abbiamo il coraggio di godere e nutrirci con amore.
Amore senza limiti, maledetti bigotti ! Senza limiti.
Hanno paura del sesso solo perché non sanno amare, allora lo censurano.
Il sesso è un atto naturale. Non può essere censurato"

(Ursula Davis Hula Hop dal film "Diva Futura, l'Avventura dell'Amore". Regia di Ilona Staller)
Luca Bagatin e Ursula Davis Hula Hop
Ilona Staller, Luca Bagatin e Ursula Davis Hula Hop