venerdì 21 aprile 2023

Sudafrica. Muore Chris Matlhako, leader comunista panafricano e internazionalista. Articolo di Luca Bagatin

 

Chris Matlhako, Segretario per le Relazioni Internazionali del Partito Comunista Sudafricano, è deceduto giovedì 20 aprile scorso, all'età di 59 anni.

A comunicarlo il Partito Comunista Sudafricano (SACP) e numerose organizzazioni comuniste e socialiste nel mondo, che hanno espresso il loro cordoglio per la prematura scomparsa di Matlhako.

Chris Matlhako, componente del Comitato Centrale del SACP dal luglio 2022, fu Secondo Vice Segretario Generale del SACP; membro dell'African National Congress; attivista panafricano, internazionalista e antimperialista; leader della South African Peace Initiative (SAPI) e Segretario Generale della Società degli Amici di Cuba – Sud Africa (FOCUS-SA).

I suoi compagni di partito lo ricordano come attivista, sin da giovanissimo, del movimento studentesco per combattere il sistema razzista dell'apartheid in Sudafrica.

Fine studioso e intellettuale, scrisse numerosi articoli e pubblicazioni riguardanti la rivoluzione e la causa socialista e una raccolta dei suoi articoli è stata resa disponibile sulla rivista “Thinking Che”.

Sostenitore delle strette relazioni Cina-Africa, ha fatto parte del gruppo consultivo dell'associazione Friends of Socialist China, che ha voluto ricordarlo sul suo sito web, ricordando come egli, celebrando - nel 2021 – il concomitante centenario del Partito Comunista Sudafricano e del Partito Comunista Cinese, ha fatto presente come entrambi i partiti “a modo loro hanno contribuito enormemente alla teorizzazione e all'ulteriore elaborazione della teoria socialista”.

Luca Bagatin

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giovedì 20 aprile 2023

Roger Waters sfida il Consiglio Comunale di Francoforte in nome della libertà di parola e dei diritti umani. Articolo di Luca Bagatin

 

Roger Waters, musicista e attivista per i diritti umani e civili di fama internazionale, accusato ingiustamente di antisemitismo dal Consiglio Comunale di Francoforte, ha annunciato che – nonostante gli amministratori della città abbiano annullato il suo concerto previsto per il 28 maggio prossimo – sarà comunque presente in quella data.

E lo ha fatto con un messaggio sui suoi canali social, pubblicando la foto della tomba di Sophie Scholl (1921 – 1943), attivista antinazista di ispirazione cristiana, che fu gigliottinata a Monaco di Baviera il 22 febbraio 1943 – assieme ad altri suoi tre compagni - per aver distribuito volantini contro la guerra e a sostegno della Resistenza antinazista.

Nel suo messaggio Roger Waters scrive: “Aggiornamento sullo show di Roger Waters a Francoforte. Il Consiglio Comunale di Francoforte era obbligato per legge a rispondere all'ingiunzione provvisoria di Roger Waters entro la mezzanotte del 14 aprile. Lo ha fatto? Nessuno lo sa? Possiamo solo tirare a indovinare cosa sta succedendo a Francoforte? Giocano con il tempo? Chi lo sa? Non che importi molto. Noi comunque verremo. Perché i diritti umani contano! Perchè la libertà di parola è importante! Sì! Consiglio Comunale di Francoforte. Ricordiamo la notte dei cristalli. Come Sophie Scholl i nostri padri sono rimasti in piedi con quei tremila ebrei, oggi noi stiamo con i palestinesi! Noi stiamo arrivando a Francoforte il 28 maggio. Con Amore, Roger.”

Ancora una volta, Roger Waters, da una lezione d'amore e libertà a tutto il mondo liberal-capitalista, ovvero a tutte le destre autoritarie e a tutte le pseudo sinistre europee guerrafondaie e razziste camuffate.

In nome della libertà di parola. Della pace. Dei diritti anche di coloro i quali, come diceva Pier Paolo Pasolini, non sanno di avere diritti.

Luca Bagatin

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giovedì 13 aprile 2023

Il Presidente brasiliano Lula in Cina per rafforzare la cooperazione e promuovere la pace. Articolo di Luca Bagatin

  

Il Presidente socialista brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è in visita in Cina e conta di rafforzare i rapporti economici con quest'ultima.

Entrambi i Paesi, peraltro, sono componenti del gruppo dei BRICS, assieme a Russia, India e Sudafrica.

Il Brasile è il maggior esportatore in Cina di prodotti quali soia, carne bovina, ferro, pollame, canna da zucchero, cotone e petrolio e - in questi giorni - i due Paesi dovrebbero firmare almeno venti accordi bilaterali.

Lula parteciperà, inoltre, all'insediamento di Dilma Rousseff, ex Presidentessa socialista del Brasile, la quale assumerà la guida della Nuova Banca di Sviluppo, istituita dai BRICS nel 2014 quale alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale.

L'obiettivo che lo stesso Lula si è posto è quello di “Liberare le economie emergenti dalla sottomissione alle istituzioni finanziarie tradizionali” e, in proposito, il Presidente brasiliano si è posto il seguente quesito: “Mi chiedo ogni notte: perché tutti i Paesi sono obbligati ad utilizzare il dollaro per gli scambi commerciali? Perché non possiamo usare le nostre valute? Perché non ci impegnamo per innovare?”.

Lula si è posto, dunque, l'obiettivo di far tornare il Brasile protagonista della geopolitica internazionale e di uscire dall'isolamento nel quale il suo predecessore di estrema destra, Bolsonaro, aveva relegato il Paese.

Relativamente al conflitto russo-ucraino, anche Lula, come il Presidente cinese Xi Jinping ritiene necessaria la mediazione. In tal senso, anche il Brasile, ha evitato qualsiasi forma di imposizione di sanzioni alla Russia e ha suggerito a Kiev di rinunciare a rivendicare la Crimea, già annessa alla Russia nel 2014.

Il ruolo del Brasile socialista di Lula, come quello della Cina, è dunque volto alla ricerca del dialogo, della pace, della stabilità e della cooperazione internazionale.

Luca Bagatin

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martedì 11 aprile 2023

Silvio Berlusconi: leader alternativo alla pseudo-sinistra e critico verso la destra. Articolo di Luca Bagatin

Lo stato di salute di Berlusconi è in costante miglioramento e me ne rallegro.

Berlusconi è e rimane un protagonista della scena politica mondiale e per varie ragioni, che vanno elencate e sottolineate anche da chi, come me, non ha mai votato il suo schieramento politico, ma non ha nemmeno mai votato la pseudo-sinistra che gli si contrappone.

Quando Silvio Berlusconi, annunciò, quel 26 gennaio 1994, la sua cosiddetta “discesa in campo”, mettendo in piedi un nuovo partito di centro – Forza Italia – in pochi avrebbero probabilmente scommesso che avrebbe messo i bastoni fra le ruote a quella pseudo-sinistra catto e post-comunista radical-chic, che, dalle ceneri del vero e unico centro-sinistra che l'Italia abbia mai avuto (guidato da socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e socialdemocratici), aveva pensato di vincere a man bassa.

Berlusconi, strutturando sì il suo partito in modo verticistico, ma allo stesso tempo cercando di unire e recuperare i consensi di socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e socialdemocratici – abbattuti dal golpe mediatico-giudiziario che Bettino Craxi battezzò “Falsa rivoluzione” e i media “Tangentopoli”, si accingeva ad evitare che il Paese cadesse nelle mani di quei poteri forti che Bettino Craxi aveva sempre tentato di arginare.

E sì, Berlusconi lo fece sdoganando partiti impresentabili come il MSI e la Lega Nord, che pur avevano cavalcato l'onda anti-democratica contro il Pentapartito.

Sdoganò la destra più per calcolo e vantaggio politico che per altro. Ma cercò sempre di tenerla a bada.

Il suo scopo fu quello di lanciare una battaglia anti-burocratica e anti-statalista, ma allo stesso tempo aumentò le pensioni minime, abolì l'ICI sulla prima casa e la tassa di successione, introdusse bonus per i ceti meno abbienti, attuando così misure in favore della terza età e dei ceti medio-bassi.

Proposte, peraltro, quella sulle pensioni e sull'abolizione dell'ICI, promosse già da Rifondazione Comunista guidata da Bertinotti e Cossutta, verso la quale e verso i quali Berlusconi nutrì sempre rispetto e talvolta sintonia.

In realtà, il suo “anticomunismo” fu più di facciata che di sostanza.

Un “anticomunismo” che suonava più come slogan ed era rivolto direttamente al PDS-DS (poi PD), che aveva contribuito alla fine politica di Bettino Craxi. Un PDS-DS che in politica estera finì per appiattirsi all'atlantismo più estremo e che in politica interna promuoveva un'Unione Europea oligarchica, fatta di privatizzazioni e liberalizzazioni e rigorismo economico.

Ricordo che in un'intervista, Berlusconi, si definì un “liberale di sinistra”. E molto probabilmente lo era.

E questi aspetti furono compresi da quegli intellettuali marxisti come Lucio Colletti, già partigiano antifascista del Partito d'Azione e successivamente comunista revisionista, socialista autogestionario e, infine, deputato di Forza Italia dal 1996 al 2001.

Berlusconi, in sostanza, riuscendoci o meno sino in fondo, tentò di ricostituire una sorta di nuovo centro-sinistra, aperto alla destra perché opposta a una pseudo-sinistra radical-chic e in dialogo con i nuovi socialisti di Gianni De Michelis, una delle menti più brillanti del Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi e con il Partito Repubblicano Italiano, ovvero con quella parte di sinistra che non si era piegata al PDS-DS.

Silvio Berlusconi, inoltre, investì politicamente molto nelle relazioni internazionali. Forse più che in politica interna.

Questo lo portò ad avere ottimi rapporti personali con tutti i grandi leader del mondo. A dialogare amichevolmente con Hugo Chavez e Mu'Ammar Gheddafi e a mettere pace fra Bush e Putin.

Come peraltro ricorda Fabrizio Cicchitto nel suo “Storia di Forza Italia” (edito da Rubettino), Berlusconi, pur non riuscendoci, tentò persino di convincere Bush a evitare il suo secondo intervento in Iraq, dimostrandosi uomo di dialogo e di pace, come peraltro lo furono i Ministri degli Esteri della cosiddetta Prima Repubblica, come Andreotti e il già citato De Michelis, che ebbi l'onore di conoscere personalmente.

Tutto ciò non poteva che spiacere tanto ad alcuni suoi alleati quanto ai poteri forti di USA e UE, che faranno in ogni modo pressione affinché egli mollasse il colpo, agitando lo spauracchio dello “spread”, sino ad allora mai agitato da nessuno.

Con il governo Monti, del 2011, infatti, Berlusconi inizierà pian piano il suo declino.

Complice l'avanzare dell'età, l'uso politico della giustizia nei suoi confronti – mai mancato sin dalla sua discesa in campo - e anche il fatto che le sue promesse di governo non saranno sempre attuate nei fatti, negli ultimi anni Berlusconi finì un po' ai margini della politica.

Ma rimase sempre lucido e l'uomo di pace di un tempo, al punto di dire la verità sul conflitto russo-ucraino, comprendendo anche le ragioni dei russi in Donbass e affermando che, fosse stato per lui, a differenza della Meloni, non avrebbe incontrato Zelensky.

Egli affermò, nel febbraio 2023: "Io a parlare con Zelensky se fossi stato il Presidente del Consiglio non ci sarei mai andato perché come sapete stiamo assistendo alla devastazione del suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili: bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe avvenuto, quindi giudico, molto, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore".

A Berlusconi in molti devono molto o tutto della loro carriera politica. Senza di lui il partito della Meloni probabilmente sarebbe ancora ai margini e così quello di Salvini. E, vista l'inconsistenza delle proposte politiche e l'incoerenza di queste due forze, probabilmente sarebbe anche stato molto meglio.

Forse il vero problema di Berlusconi è stato proprio quello di lasciarsi prendere troppo la mano dalla destra e non prenderne abbastanza le distanze. E di fidarsi troppo di alcuni suoi sodali...che finiranno per tradirlo e per salire su altri carri politici, magari oggi più “vincenti”.

In generale penso che la storia politica di Berlusconi (al netto dei pregiudizi, che personalmente non ho mai avuto), abbia dimostrato due cose: che per essere potenti non occorre necessariamente essere ricchi; che, pur avendo avuto la maggioranza dei voti per molti anni, Berlusconi non ha mai avuto il coraggio di imporre davvero sino in fondo la sua visione delle cose.

Probabilmente temeva di fare la fine di Bettino Craxi, che fu un po' la fine di Napoleone esiliato all'Isola di Sant'Elena, sconfitto definitivamente da quella Santa Alleanza che poi sono i poteri forti di sempre, che vogliono un mantenimento di uno status quo che garantisca loro di permanere al potere.

Tornando al ragionamento precedente, vi è da dire che i veri potenti, da tempo, non sono certo i Berlusconi e quasi sempre non scendono in politica.

Pensiamo a Bill Gates, Elon Musk o Zukerberg (e tutte le società tecnologiche e delle telecomunicazioni). Sono potenti perché tutti noi abbiamo loro dato il potere di gestire non solo i nostri dati, ma anche l'intero settore delle telecomunicazioni.

Berlusconi, al loro confronto, ma anche un Trump, non contano praticamente nulla.

Così come costoro contavano ben poco quando erano al governo, a confronto con tutto l'apparato politico internazionale.

Chi conta davvero ha necessità di essere al governo per decenni – senza condizionamenti - e soprattutto deve avere il coraggio di imporre la sua visione.

A Berlusconi è mancata la prima occasione e non ha imposto la seconda.

Questi gli aspetti che, ahimè, gli andrebbero rimproverati.

Infine, non ha gettato le basi per una successione politica, ma, vista la qualità del personale politico degli ultimi decenni...la scelta di una successione era e rimane pressoché impossibile.

Silvio Berlusconi, ultimo politico di razza della sua generazione, se dovesse ritirarsi o scomparire dalla scena politica, mancherà ad ogni modo e sotto molti punti di vista.

Dovrebbe mancare in particolare a coloro i quali sono davvero di sinistra, socialisti o comunisti che siano, che da tempo hanno aperto gli occhi e compreso come il caravanserraglio PCI-PDS-DS-PD e associati (i vari Cinque Stelle, sedicenti ambientalisti, sedicenti socialisti, boniniani, calendiani, renziani...) non siano mai stati di sinistra, ma sempre dalla parte dei poteri forti eurocentrici e atlantici.

E dovrebbe mancare a tutti perché, senza di lui, si sono aperte le porte al melonismo, che è inconsistenza e incoerenza allo stato puro, mentre lo stesso Berlusconi ha più volte - e giustamente - criticato l'azione della Meloni e l'ha giudicata negativamente.

Luca Bagatin

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lunedì 3 aprile 2023

Dopo Lazio e Lombardia, anche in Friuli (stra)vince il Partito del Non Voto. Articolo di Luca Bagatin

E anche in Friuli Venezia Giulia, come alle regionali di Lazio e Lombardia di pochissimo tempo fa, a vincere sono gli astenuti, superando il 50% dei non-voti (esattamente i votanti sono stati il 45%).

Del resto, anche alle recenti regionali friulane del 2013 e del 2018, l'astensione o superava il 50%, oppure poco ci mancava, aprendo la strada a un fenomeno sempre più diffuso anche nel resto d'Italia.

E giustamente diremmo.

Perché?

Beh, dai, con i tagli alla sanità, l'aumento delle spese militari per compiacere gli USA, l'incoerenza totale di cosiddetti centrodestra e centrosinistra...ci sembra il minimo!

L'elettorato non è sciocco.

Okay, l'Italia non sarà come la Francia.

I francesi lottano per i loro diritti e lo hanno dimostrato da qualche secolo. E non sono ancorati tanto alle divisioni destra-sinistra, ma al senso di civiltà, democrazia e appartenenza a una nazione con la sua Storia, tradizione e cultura.

In Italia la maggioranza – purtroppo - non seguiva gli Eroi Mazzini e Garibaldi, ma stava alla finestra...per vedere chi sarebbe stato il vincitore. Qualcuno si è persino schierato con i Briganti (sic!).

Ad ogni modo non è che – nel 2023, con tutto quanto accade oggi - uno che si astiene sta necessariamente solo alla finestra, visto che alle elezioni amministrative italiane, solitamente, la partecipazione era maggiore rispetto alle politiche.

Mi ricordo i tempi in cui mi candidai anch'io alle amministrative (rigorosamente fuori da ogni schieramento e rigorosamente portando avanti idee e proposte socialiste libertarie e freakkettone): nel 1999, nel 2004, nel 2011 e nel 2013 (quando rilanciai in politica Ilona Staller Cicciolina, alle comunali di Roma).

In quegli anni la partecipazione era ben più alta e così anche un certo entusiasmo.

Ed era tutto dire, perché nemmeno ai tempi la classe politica era il massimo!

Ed è andata sempre peggio.

Al punto che, oggi, gli elettori di Lazio, Lombardia e Friuli hanno detto: “Ehy gente, sai che c'è? Che non ho più voglia di uscire di casa per andare ad apporre una croce sul partito della Meloni, della Schlein, di Conte, di Salvini, di Berlusconi, del duo Calenda&Renzi o di vattelapesca. Questi qui dicono una cosa e fanno l'opposto. E dovrei uscire di casa per apporre, ancora una volta, una croce? Ma lo sai quanto costa, oggi, andare al supermercato? Ma lo sai come funziona oggi la sanità regionale e quanto costa fare un mutuo anche grazie a Madame Lagarde? Ma dai! Siamo seri, non scherziamo!”

Per cui okay, ci sarà anche chi dirà che Tizio ha stravinto con il 60 o 70 percento di voti, ma sarà sempre un 60 o 70 percento del 45% di quelli che hanno votato! Per cui governerà con una fottuta minoranza di voti (un terzo dell'elettorato, se ho fatto bene i conti).

Diciamolo, perché è così.

Il vero problema non è il sacrosanto diritto al non-voto, che è comunque un'espressione democratica. Ma la mancata rappresentanza di quegli oltre 50% di cittadini che non si sente né vuole essere rappresentata da questa classe politica.

Diamo loro rappresentanza!

Il sottoscritto, anni fa, proponeva l'attribuzione di seggi – in proporzione – ai non votanti. Facendo occupare tali seggi a cittadini non-votanti estratti a sorte. E' un'idea.

E' un'idea anche per responsabilizzare – direttamente – i cittadini.

Come un'idea è quella che lanciò qualche tempo fa l'amico scrittore e ingegnere meccanico Riccardo Merendi, ovvero attribuire seggi vuoti in proporzione ai non-voti.

Del resto anche in caso di referendum, se il quorum non è raggiunto, la consultazione è dichiarata nulla.

Ora, non si tratta di dichiarare nulle le elezioni, ma di dare adeguata rappresentanza democratica a chi fa scelte diverse rispetto alla classe politica che non rappresenta ormai altro che una minoranza.

La democrazia è questa. E' dare rappresentanza a tutti. E' dare voce a tutti.

Non ci vuole un fottuto genio a capirlo.

E, del resto, dopo la tremenda pandemia, si sono fatte scelte opposte rispetto a quelle che andavano fatte.

Si è proseguito con misure di austerità; di tagli alla spesa sanitaria; di aumento alla spesa militare, incentivando sanzioni e controversie internazionali, anziché favorire pace, dialogo e commercio fra tutti; politiche fottute di aumento dell'età pensionabile (con la benedizione di Elon Musk che evidentemente ritiene che lavorare renda liberi e non schiavi del sistema economico di cui egli stesso è parte e promoter in pole position); di aumento dei tassi d'interesse, anziché nazionalizzare i settori chiave dell'economia: bancario, energetico, delle telecomunicazioni.

E nazionalizzare tali settori aprendoli alla compartecipazione diretta dei cittadini-utenti, come sarebbe giusto e democratico fare!

Figuriamoci!

Parole al vento!

Lo so, ne sono consapevole.

E poi magari c'è chi si stupisce se la pseudo-socialdemocratica Fidanzatina d'Europa Sanna Marin perde consensi e arriva terza alle parlamentarie finlandesi! Ma dai!

Se attui politiche di austerity, ma aumenti le spese militari; se dialoghi con Erdogan e ti dimentichi dei diritti dei curdi; se innalzi muri anti-migranti russi...allora apri le porte alla destra, perché stai attuando tu stessa politiche ancora più a destra!

Mi ricorda molto i Massimo D'Alema, i Blair e i Clinton dei vecchi tempi, quando bombardarono la Jugoslavia e lasciarono parlare le bombe. Senza fare nulla per i diritti sociali, in barba al loro pseudo-socialdemocraticismo.

Perché, diciamolo, il socialismo, in Europa, è morto nel 1992-1993.

E nessuno ha detto niente. Anzi. Tutti si sono lasciati turlupinare dal sedicente “nuovo che avanza”.

Sono lontani anni luce i tempi dei Bettino Craxi e di Gianni De Michelis (che ebbi l'onore di conoscere). Tempi in cui diritti sociali e diplomazia internazionale andavano di pari passo.

Non sarà stato il bengodi, ma era già molto, se pensiamo che i governi di cui facevano parte erano spesso preda del fuoco incrociato della DC, del PCI, del PRI e del PLI.

Ma sappiamo anche com'è finita e perché.

Perché al Potere, il socialismo autentico al governo, non faceva comodo. E faceva comodo sostituire una classe politica con un'altra che si fingeva “anti-sistema”.

Poi le abbiamo viste e le stiamo vedendo al governo... le pseudo sinistre e le pseudo destre italiane e dell'UE in salsa liberal-antidemocratica.

Ormai in crisi di consenso ovunque.

Dovrei dare una conclusione a questo articolo, ma la verità è che non ho nessuna conclusione da scrivere.

Scrivetela voi la conclusione.

Luca Bagatin

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