domenica 3 marzo 2024
Prima Internazionale quale base per un socialismo democratico e libertario. Riflessione di Luca Bagatin
venerdì 1 marzo 2024
Gran Bretagna. Il socialista (autentico) George Galloway vince le elezioni suppletive e entra in Parlamento. Articolo di Luca Bagatin
Rarità negli ultimi trent'anni, se pensiamo che, in Europa, come ho scritto più volte, il socialismo è completamente scomparso, per lasciare lo spazio all'egoistico liberal-capitalismo assoluto e al più retrogrado militarismo.
Ebbene, George Galloway, alla guida del socialista Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain), è stato eletto deputato del Parlamento del Regno Unito alle elezioni suppletive del collegio di Rochdale del 29 febbraio scorso, con il 39,7% dei voti, battendo l'Indipendente David Tully (21,3%), il Conservatore Paul Ellison (12%), il Laburista Azhar Ali (7,7%), il Liberaldemocratico Iain Donaldson (7%) e l'esponente della destra euroscettica Simon Danczuk (6,3%).
Nato da una famiglia di umili operai nella città scozzese Dundee, vissuto nel quartiere irlandese, classe 1954, già collaboratore del giornale britannico “The Guardian”, scrittore (è autore di una biografia di Fidel Castro, una dell'ex calciatore e allenatore nordirlandese Neil Lennon e di una sua autobiografia), George Galloway fu attivo nel Partito Laburista britannico fin da adolescente.
A 26 anni divenne Presidente del Partito Laburista in Scozia e, con tale partito, fu eletto in Parlamento, per la prima volta, nel 1987.
Nel 2003 fu espulso dal partito con l'assurda accusa di gettare “discredito”. In realtà, le posizioni socialiste e autenticamente laburiste di Galloway e quelle del nuovo corso liberal capitalista e guerrafondaio di Tony Blair, non erano più compatibili da tempo.
Fu così che, nel 2004, entrò a far parte del socialista, anticapitalista, antimperialista e nonviolento Respect Party, con il quale fu rieletto al Parlamento nel 2012, alle suppletive del collegio di Bradford West, rimanendo in carica fino al 2015.
Anticonformista e libertario, nel 2006, divenne anche, goliardicamente, concorrente del Grande Fratello VIP britannico.
In tutti questi anni si è sempre battuto, sia dentro che fuori dal Parlamento britannico – come tutti i socialisti autentici (uno per tutti, il nostro caro vecchio Bettino Craxi) - per la giustizia sociale, il multipolarismo, il sostegno alla causa palestinese, il superamento del capitalismo, la liberazione del giornalista libertario Julian Assange, guidando oggi il Workers Party of Britain, ovvero il Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna, fondato nel 2019 da supporter dell'ex leader laburista Jeremy Corbyn.
Il Workers Pary of Britain, infatti, si propone – in primis - di raccogliere i voti dei delusi dell'attuale Partito Laburista, ormai da tempo svuotato e diventato partito liberal capitalista e militarista, non così diverso da quello Conservatore.
Il Workers Party of Britain, che ambisce a diventare un vero grande Partito Laburista autentico, si propone, fra le altre cose: una ricostruzione dell'industria britannica; la ridistribuzione della ricchezza e del potere ai lavoratori; la partecipazione e il controllo delle imprese da parte dei lavoratori; la possibilità di andare in pensione a 60 anni; la richiesta di un referendum che chieda ai cittadini l'uscita della Gran Bretagna dalla NATO; il diritto alla casa per tutti; un trasporto pubblico gratuito o comunque economico; una sanità gratuita e universale ed ha simpatia, a livello internazionale, per le politiche socialiste e multipolari di Repubblica Popolare Cinese e Cuba.
Il Workers Party of Britain si propone, dunque, quale alternativa socialista in Gran Bretagna. Una alternativa che manca da tempo, tanto nel Regno Unito, quanto in Unione Europea.
Luca Bagatin
martedì 27 febbraio 2024
Riflessioni socialiste. Di Luca Bagatin
Il socialismo è un metodo che, fra le altre cose, permette all'essere umano di tenere a bada l' ego.
L'ego è quella patologia, purtroppo non ancora classificata come tale, con la quale l'essere umano viene al mondo.
E che genera tutti gli squilibri presenti nel mondo.
(Luca Bagatin)
Ormai persino l'intelligenza artificiale scrive libri.
Cosa pretendiamo, noi, che scriviamo per mestiere da quasi 25 anni?
Che ci documentiamo, che ci roviniamo la vista, la schiena e le dita per studiare e passare interi giorni al computer?
Cosa pretendiamo se macchine di merda, inventate da gente irresponsabile (perché chi promuove la tecnologia, senza porre limiti, è pericoloso e irresponsabile) ormai finiscono per sostituirci?
La tecnologia, l'automazione tecnologica, sono patologie. Sono il trionfo dell'ego umano e di come la mente umana sia perversa e controversa (lo studio non serve a nulla se non conosci e migliori prima te stesso).
Quando ce ne renderemo conto avremo smesso persino di vivere, oltre che di sognare.
(Luca Bagatin)
Accettare la vecchiaia e la fine di qualcosa è la cosa più difficile al mondo, in particolare per le civiltà occidentali e moderne.
Non ditelo a me, perché sono aspetti che non accetterò mai o mai completamente.
E che mi hanno scavato dentro.
Invidio molto quelle civilità che non sentono il passare del tempo. Che sono eternamente giovani, perché i loro componenti muoiono prematuramente e senza pena.
Penso che le civiltà arcaiche fossero più forti delle nostre, proprio per questo.
Penso che dovremmo completamente cambiare il nostro punto di vista, per stare psicologicamente meglio.
Accettare la fine, considerare la morte nostra compagna, smetterla di pensare di voler allungare eternamente la nostra vita e la nostra giovinezza.
Il liberale si crede libero.
In realtà è un servo doppiamente.
Della sua miopia e della sua ideologia.
PS: non lo dico per pregiudizio, ma per aver studiato da liberale, essere cresciuto da liberale e, infine, aver aperto gli occhi da persona pensante con la propria testa.
Socialismo non è statalismo, ma superamento dello Stato (sino alla sua completa estinzione) e del mercato.
È abolizione della dittatura dei politici e delle loro leggi e abolizione del dominio del danaro sui rapporti sociali e umani.
E' superamento dell'ego. E' trionfo dell'amore.
(Luca Bagatin)
https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/670930/ritratti-del-socialismo/
lunedì 26 febbraio 2024
Un ricordo di Bettino Craxi a 90 anni dalla nascita
Quella che segue è l'intervista che il canale YouTube di Ancora Italia, diretto da Arturo Ferrara, ha realizzato al sottoscritto, alla mia cara amica Ananda Craxi e allo scrittore Lamberto Rimondini.
Ringrazio sia Ananda per avermi suggerito la partecipazione all'intervista, che il canale per avermi dato l'opportunità di parlare di Bettino Craxi e del glorioso Partito Socialista Italiano dei cari bei tempi andati, in veste di autore del saggio "Ritratti del Socialismo" (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/670930/ritratti-del-socialismo).
Per il resto, vorrei comunque precisare che non ho nulla a che fare con il partito Ancora Italia, che, fino a qualche giorno fa, non conoscevo. Penso anzi che, in generale, le mie posizioni socialiste democratiche, risorgimentali e libertarie, raccontate anche nel video stesso, oltre che in tutti i miei saggi, siano assai distanti dalle loro. Così come sono distante da alcune posizioni espresse nel video stesso.
Il dialogo e l'approfondimento, ad ogni modo, fanno sempre bene a tutti.
Detto ciò, vorrei rimarcare che, ciò che manca oggi in Italia e Europa, purtroppo, come sottolineo nella video-intervista che segue, sono le idee, le progettualità e il pragmatismo dell'unico Centro-Sinistra che l'Italia abbia mai conosciuto, dal 1946 al 1993.
Tali idee, progettualità e pragmatismo sono state distrutte, appunto, nell'anno di disgrazia 1993.
Luca Bagatin
martedì 20 febbraio 2024
lunedì 19 febbraio 2024
ETERNITA'. Poesia di Luca Bagatin
ETERNITA'
poesia di Luca Bagatin
Lo vedo correre
Sopra l'arcobaleno.
Fondersi con il Cielo
Il tuo gatto
Dalle forti fusa.
E' così che percepisco
Che un'Anima
Sia essa umana che animale
Passi la sua Eternità.
In realtà
Esiste solo l'Eternità.
Non esiste nemmeno la materia
Che ci circonda.
Esiste un'unica Anima.
Eterna.
Che sei tu che mi stai leggendo, che sono io, che è il tuo gatto, il tuo cane,
Qualsiasi essere tu ami o abbia amato.
La materia, la razionalità, ci fanno soffrire
Perché ci fanno percepire
La perdita di chi abbiamo amato.
Ma, in realtà, la sofferenza è transitoria.
Non abbiamo mai perduto nessuno
Perché niente è perduto.
Tutto è con noi
Eternamente.
Tutto è dentro di noi.
L'Eternità è quell'Amore
Che unisce la nostra Anima
A quella di chi amiamo
E abbiamo amato.
Il tuo gatto Vasya
E' là
In quell'Eternità.
E in quella Eternità
Ci sei tu
C'è tutto l'Amore
Che, tu e lui, vi siete donati
Nel corso degli anni.
Luca Bagatin
domenica 18 febbraio 2024
Il dissidente russo Eduard Limonov, il 22 febbraio prossimo, avrebbe compiuto 81 anni. Articolo di Luca Bagatin
Lo scrittore dissidente russo di fama internazionale, Eduard Limonov, il 22 febbraio di quest'anno, avrebbe compiuto 81 anni.
L'ultimo e definitivo numero della rivista statunitense “Esquire”, in Russia, che uscì nell'aprile 2022 (prima di chiudere la versione russa, a causa delle assurde sanzioni), gli dedicò la copertina con il titolo: “La vita e il posto nella Storia del grande scrittore russo” e, recentemente, è stato realizzato un film ispirato alla sua vita - “Limonov: The Ballad of Eddie”, scritto dal regista polacco Paweł Pawlikowski, diretto dal regista russo Kirill Serebrennikov e interpretato dall'attore britannico Ben Whishaw (celebre per aver recitato nei film “The Danish Girl”, “Il ritorno di Mary Poppins” e “La vita straordinaria di David Copperfield).
Il film, peraltro, è ispirato al romanzo-biografia “Limonov”, del francese Emmanuel Carrère, del 2011, edito in Italia da Adelphi. Romanzo che, in verità, Limonov non considerava per nulla, in quanto lo riteneva scritto dal punto di vista di un “ricco borghese” e dichiarò di non averlo mai voluto leggere.
Da dire che, già nel 2018, il regista italiano Mimmo Calopresti gli dedicò un docu-film, ove accostò Limonov alla figura di Pier Paolo Pasolini.
Limonov, alla sua morte, avvenuta il 17 marzo 2020, aveva all’attivo oltre 60 libri. Prevalentemente romanzi a sfondo autobiografico.
Ma chi fu Eduard Limonov, al quale ho dedicato – due anni fa - persino il mio penultimo saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo” (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/)?
Dissidente integrale, negli Anni ’70, si fece volutamente espellere dall’URSS per approdare negli USA, ove vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme al compagna dell’epoca, Elena Schapova, la quale diverrà presto una modella e oggi è moglie di un nobile italiano.
Fu autodidatta, sarto, attivista trotzkista, comunista indipendente, redattore di giornali, maggiordomo di un miliardario e, per un periodo, visse persino da senzatetto.
Visse a Parigi negli Anni ’80, con la seconda moglie (la prima fu Anna Rubinstein, che sposò negli Anni '60), la cantante e scrittrice Natalya Medvedeva, e successivamente, negli Anni ’90, partecipò alla guerra civile nell’ex Jugoslavia a sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di Transnistria, a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prese parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto bombardare da Eltsin.
Nel 1992 collaborò con Vladimir Zirinovskij, leader del Partito LiberalDemocratico russo, ricevendo la nomina a “Ministro della Sicurezza” del governo ombra creato dallo stesso Zirinovskij. Presto ne prese le distanze, spiegandone le ragioni nel saggio “Limonov contro Zirinovskij”.
L’anno successivo, invece, organizzò un gruppo di poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo dell’Unione Sovietica e vittime dell’avvento dei liberalismo oligarchico.
Un gruppo di giovani e giovanissimi, prevalentemente artisti autodidatti, musicisti, pittori, scrittori, che si ispiravano e ascoltavano la musica di David Bowie e Viktor Coj e leggevano le opere di Aleister Crowley, del Marchese De Sade, di Gabriele d'Annunzio, di Yukio Mishima, di William S. Burroughs, di Jack Kerouac e di Hunter S. Thompson. E che, dunque, trovarono in Limonov il loro profeta artistico, il loro padre, una guida che aveva attraversato tutte le generazioni che amavano e che li facevano sentire vivi: quella beatnik, hippie, punk e cyberpunk.
Quel nucleo di “desperados”, nel 1993, prenderà il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito NazionalBolscevico (PNB), unendo i principi del nazionalbolscevismo di Ernst Niekisch (ex deputato socialidemocratico e primo oppositore, in Germania, del totalitarismo hitleriano), a quelli della controcultura punk e beatnik.
Limonov, il filosofo Aleksandr Dugin (prima di andarsene dal partito e prendere le distanze da Limonov), il cantante e chitarrista punk rock Egor Letov e il musicista e attore Sergey Kuryokhin (oltre che numerosi altri artisti, scrittori e musicisti, molti dei quali diventeranno celebri nella Russia post-sovietica), saranno, dunque, i maggiori animatori del PNB e del suo giornale controculturale “Limonka” (“Granata”) e riusciranno, via via, ad aggiudicarsi le simpatie di quei giovani delusi dall’avvento di Eltsin al potere e della conseguente distruzione economico-sociale della Russia, che si avviava – come tutte le altre Repubbliche post-sovietiche - a divenire – contro la volontà dei cittadini - un Paese liberal-capitalista e oligarchico.
Il Partito NazionalBoslcevico sarà bandito in Russia, nel 2007, con l’infondata accusa di “estremismo”. Ma, nel settembre 2021, la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU), con sede a Strasburgo, ha dichiarato che lo scioglimento del Partito NazionalBolscevico (PNB) è da considerarsi una violazione dei diritti umani e ha condannato le autorità russe a pagare un risarcimento ai giovani figli adolescenti di Limonov e ai dirigenti del partito di allora.
La CEDU ha infatti stabilito che vietare il PNB fu un atto “sproporzionato e non necessario in una società democratica” e ha fatto cadere ogni accusa attribuita al partito dalla giustizia russa, ovvero le accuse infondate di “estremismo”, “incitamento all’odio” e “appelli a disordini di massa”.
Dopo una breve alleanza con i liberali di Kasparov e Kasyanov - oltre che con i comunisti di Viktor Anpilov – nella coalizione democratica “Altra Russia” (il nome è tratto da un saggio politico dello stesso Limonov, del 2003), Limonov e i suoi giovani militanti organizzeranno, nel 2010, il partito “L’Altra Russia” che, dopo la sua morte, ha assunto la denominazione “L’Altra Russia di Eduard Limonov”. Collocato a sinistra e spesso alleato, in varie manifestazioni, a diversi partiti comunisti russi, non rappresentati alla Duma, il parlamento russo.
Ancora oggi partito di opposizione fra i più perseguitati in Russia (ed ai quali è impedito presentare liste elettorali), il partito di Limonov propone – fra le altre cose – una forma di socialismo popolare e democratico, fondato sull'anticapitalismo e sulla nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia; il rispetto dell’articolo 31 della Costituzione che sancisce la libertà di riunione e manifestazione; la fine dell’autoritarismo imposto dal governo Putin e la riunificazione delle Repubbliche ex sovietiche, liberandole da ogni forma di russofobia e nazionalismo di estrema destra. Aspetti che, per primo, Limonov denunciò nel 1992, facendo presente come il crollo dell'URSS stava aprendo le porte al nazionalismo anti-sovietico e anti-comunista, a forme di separatismo sciovinista e russofobo e a possibili nuovi conflitti fra popolazioni che, grazie all'URSS, vivevano tutte – pacificamente – sotto lo stesso tetto.
La compianta giornalista Anna Politkovskaja sui nazionalbolscevichi di Limonov ebbe a scrivere:
“Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.
(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.
(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.
(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.
Eduard Limonov di Anna Politkovskaja scrisse:
"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi ? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".
(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".
In Italia, in questi ultimi anni, opere di Limonov sono state editate da Sandro Teti, che continuerà, negli anni a venire, a pubblicare sue opere.
Fra queste ricordiamo il romanzo dai contorni noir e erotici “Il Boia” e “Zona Industriale”, nel quale l'autore racconta il periodo trascorso dopo l'uscita dal carcere di Lefortovo e il ritorno nel suo malmesso e fatiscente appartamento, sito nella periferica zona industriale moscovita di Syri.
Limonov, infatti, non si è mai arricchito e non gli è mai interessato vivere negli agi, nonostante la sua ultima moglie sia stata l'affascinante attrice, cantautrice e modella Ekaterina Volkova, amante del jet set, e dalla quale ha avuto due figli, Aleksandra e Bogdan.
Sandro Teti ha curato anche la prefazione al mio già citato saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, edito da IlMioLibro e uscito, come dicevo, due anni fa, che cerca di cogliere l'anima artistica e controculturale del Nostro.
L'ultima compagna di Limonov, alla quale è sempre stato sempre fedele, fu Fifì, alla quale dedicò una raccolta di poesie erotiche - “A Fifì” - appunto, con l'affascinante fanciulla in copertina, nuda, di spalle.
Limonov e Fifì saranno anche protagonisti del numero 100 della rivista “Rolling Stones”, l'uno accanto all'altra, con lei, completamente nuda, di spalle.
Nel suo soggiorno statunitense, negli Anni '70, Limonov conobbe il poeta e editore della Beat Generation Lawrence Ferlinghetti (il quale gli consigliò un finale diverso per il suo romanzo “Sono io, Edika”, tipo l’omicidio di una persona famosa, anziché la frase “Affanculo tutti!”) e Andy Wharol.
Recentemente, le edizioni Bietti, hanno ripubblicato, di Eduard Limonov, uno dei suoi saggi più attuali e emblematici: “Grande Ospizio Occidentale”.
Scritto alla fine degli Anni '80, il “Grande Ospizio Occidentale” denunciato da Limonov altro non è che il peggiore degli inferni possibili. Ovvero la nostra società Occidentale, liberal capitalista, che il Nostro osserva e ha osservato sin dagli Anni '70, quando si fece espellere dall'URSS e approdò negli Stati Uniti d'America.
L'Ospizio di Limonov, come ho ricordato anche in una mia recensione al saggio, altro non è che una società sorvegliata dall'Amministrazione, che garantisce ai Malati (i cittadini) ogni tipo di piacere e comfort, utilizzando così quella violenza soft – attraverso l'esaltazione di un Popolo senza opinioni, amante del progresso e del piacere illimitato - che lo stesso Hitler uzilizzò contro i tedeschi della sua epoca, mascherando così tutto l'orrore autentico del Regime.
Un Ospizio nel quale tutto è permesso, ovvero niente è davvero permesso, come affermava Pasolini. In cui i media e i giornali permettono “libertà di parola”, ma effettivo spazio lo trovano solo coloro i quali hanno i mezzi finanziari per poter raggiungere le masse. Oppure, venendo alla nostra epoca dei “social”, tutti possono scrivere contro l'Amministrazione dell'Ospizio, ma questo non smuoverà la situazione di una virgola.
Nell'Ospizio denunciato da Limonov l'uomo è svirilizzato, addomesticato dalla pubblicità commerciale, dalla televisione, dalla musica pop, dai reality show (denunciati già nel 1988-89 da Limonov!).
Egli è coccolato in modo che non si ribelli mai e poi mai, se non a parole. In questo senso, coloro i quali Limonov definisce Agitati (ovvero l'opposto dei Malati), quali ad esempio il leader socialista libico Gheddafi (che Limonov paragona al nostro Giuseppe Garibaldi e all'eroe latinoamericano Simon Bolivar, altri Agitati da sedare e combattere, secondo le regole dell'Ospizio), vanno vilipesi e bollati come criminali, terroristi, selvaggi, barbari e chi più ne ha più ne metta.
Persino il sistema del voto elettorale, secondo Limonov, è inutile. Ovvero non è altro che una legittimazione dell'Amministrazione dell'Ospizio, la quale propone candidati incolore, de-ideologizzati, nessuno dei quali vuole davvero cambiare alla radice il sistema.
“La maggioranza dei cittadini non ha un'opinione, per mancanza di voglia e incapacità” - scrive Limonov - “Vota in funzione di opinioni prefabbricate, elaborate dall'Amministrazione e suggerite dai media”. E, spesso, ne consegue, che la gran parte dei Malati-elettori abbia persino rinunciato ad andare a votare (Limonov riporta, in merito, i dati elettorali di Francia e USA alla fine degli Anni '80, epoca in cui ha scritto il suo saggio, rilevando come in Francia votasse la metà degli aventi diritto al voto, mentre negli USA gli elettori effettivi fossero addirittura una minoranza).
“E' illogico” - prosegue Limonov - “far eleggere i dirigenti dell'Ospizio a un Popolo così influenzabile: non è lo stesso Popolo, d'altronde, che il 30 gennaio 1933 ha dato il potere, con elezioni “libere e democratiche”, a un certo leader tedesco?”. Sottolineando, dunque, come l'elettoralismo possa addirittura portare al potere – con il voto “democratico” (si fa per dire) – i peggiori dittatori.
E Limonov, eterno profeta, come lo fu Pasolini, punta il dito contro l'uomo bianco, borghese, ricco e “civlizzato”, il quale “è convinto di poter capire qualsiasi conflitto sul pianeta dopo aver dato una rapida occhiata alla televisione o leggiucchiato un paio di trafiletti su qualche giornale. Non è cosciente delle conseguenze negative del proprio intervento nella vita dell'Africa, del fatto che la civiltà europea non è estranea alla moltiplicazione delle Vittime”.
E, con ciò, Limonov sottolinea come l'Amministrazione dell'Ospizio, attraverso i media, si ponga sempre dalla parte delle Vittime...ma solo se non provengono da Africa, America Latina e Asia, ovvero quelle realtà che non fanno parte dell'Ospizio.
Le realtà estranee all'Ospizio, infatti, secondo Limonov, hanno mantenuto il loro senso comunitario, aracico, ribelle, agitato, estraneo all'ammorbamento prodotto dal benessere materiale, dalla tecnologia, da un lavoro alienante che costringe le persone (i Malati dell'Ospizio) – dalla culla alla casa di riposo – a produrre sempre di più, distruggendo così sempre più risorse naturali e l'ambiente.
L'Ospizio, secondo Limonov, in nome dell'ideologia del progresso e della prosperità, ha veicolato un piacere effimero, che ha annientato - negli esseri umani che ne fanno parte - ogni senso di sofferenza e dolore. Condizioni necessarie, all'essere umano, per crescere, emanciparsi ed essere realmente felice, in quanto realmente artefice del proprio destino, attraverso il superamento degli ostacoli e delle difficoltà che la vita e la Natura che lo circonda gli offre.
Limonov ci mette dunque in guardia – sin dai lontani Anni '80 - da una modernità e ci sta auto distruggendo.
Intervistai Eduard Limonov nel 2018 e con me non fu propriamente simpatico. Fu, infatti, un'intervista difficile. Non ci teneva affatto ad essere simpatico con il prossimo, soprattutto con chi lo ammirava. E, l'ho capito dopo, aveva ragione lui.
Lui che disse a Emmanuel Carrère che la sua era "una vita di merda" e che se volevano scriverci un libro o farci un film, facessero pure, ma a lui non interessava affatto. Così come non gli interessava che cosa pensassero gli altri di lui.
A lui interessavano i suoi "giovani ragazzi proletari", i nazionalbolscevichi. Di cui sognava di essere alla testa fin da quando, nel 1981, lo scrisse nel suo "Diario di un fallito".
Ovvero scrisse di voler essere alla testa dei looser e perdenti di tutto il mondo. Che cercano un riscatto (come lo cercano tutti i popoli diseredati). In nome della loro esistenza disperata, del loro amore per l'arte e per una vita vissuta appieno – per quanto difficile economicamente – senza le regole imposte dall'Ospizio.
Era una persona semplice, Limonov. Un eterno ribelle che, anche a 81 anni, avrebbe dimostrato sempre non più di 18 anni, nello spirito. E ha, ancora oggi, tutto da insegnare a un mondo, quello Occidentale, folle e alla deriva.
Luca Bagatin






