lunedì 9 luglio 2018

"Simbolo d'Amore". Poesia di Luca Bagatin

Simbolo d'Amore
Poesia di Luca Bagatin
Foto di Antonio Rodríguez
Modella: María José Peón Márquez


Bellezza iberica
in questo deserto
chiamato vita.
Rischiari il cammino
di noi poeti,
cantori di femminile bellezza.
Il Dio Eros ti creò
per mostrare a noi,
comuni mortali,
un simbolo d'Amore
al quale ispirarci.
E così,
quel simbolo che sorge dalle acque primordiali
sei Tu, Venere moderna
in un mondo alla ricerca della Luce.

Luca Bagatin

Riflessioni socialiste in camicia rossa di Luca Bagatin

Porto camicie e magliette rosse da una vita.
Lo faccio in onore a Garibaldi e al socialismo.
Ovvero per le ragioni opposte rispetto a liberali, sinistri e europeisti al caviale.

Una fra le differenze fondamentali fra il socialismo e la sinistra è che, mentre il primo ritiene che il capitalismo non sia riformabile e che solo l'uscita da esso possa generare condizioni di eguaglianza e libertà per tutti, la sinistra ritiene che i poveri, gli indigenti, vadano aiutati, come se fossero dei piccoli bisognosi di cure, ma da tenere a bada.
La sinistra è pietista, borghese, anti popolare, assistenzialista.
Il socialismo è emancipatorio, proletario, popolare, populista e autogestionario.
Personalmente sono socialista e garibaldino proprio perché non sono né di sinistra né di destra.
Penso che dividere gli sfruttati e i proletari, ovvero i socialisti, sia, sin dalla borghese Rivoluzione Francese, lo scopo della destra e della sinistra, ovvero dell'alta e della media borghesia.

"Se Mira, se Kim", romanzo ucronico di Andrea Marsiletti. Recensione di Luca Bagatin tratta da Liberalcafé

Mira è un'insegnante trentacinquenne di Parma, componente del Partito Comunista Italiano in un'Italia alternativa rispetto a quella che conosciamo. Un'Italia socialista non revisionista, ove è stata abolita la proprietà privata e i mezzi di produzione sono stati messi in comune. Esistono solo attività statali e cooperative. Ogni differenza di classe è stata abolita, c'è piena occupazione e tutti
dispongono di un'abitazione e vivono in kommunalki, ovvero abitazioni comuni ove l'ingegnere divide il suo spazio con l'operaio e ciò - fra l'altro - ha favorito la socializzazione fra le persone. Un'Italia ove la crimintalità, il terrorismo e la mafia sono stati debellati e l'immigrazione è solo un miraggio, in quanto i principi marxisti-leninisti prevedono che ciascun popolo debba lottare per la propria emancipazione e non sfruttare la manodopera a basso costo favorendo un cosmopolitismo senza confini.
Questa la realtà immaginata da Andrea Marsiletti, autore del romanzo ucronico "Se Mira, se Kim" edito da Bloom.
Andrea Marsiletti è direttore di ParmaDaily, quotidiano online di Parma e proprio in questa città simbolo è ambiento gran parte del suo romanzo d'esordio, frutto dei suoi studi e di un suo viaggio a Pyongyang - nel settembre 2016 - come relatore del "Seminario internazionale sullo Juche e l'antimperialismo".
Lo Juche è il sistema ideologico comunista della Corea del Nord ideato da Kim Il Sung negli Anni '50, che al marxismo-leninismo unisce i principi del patriottismo coreano.
Il romanzo è un viaggio ucronico anche nello Juche, in quanto Mira è fidanzata con Kim, addetto all'Ambasciata della Corea del Nord con sede nella nuova Capitale d'Italia, ovvero Firenze.
Ma come ha fatto l'Italia ucronica immaginata da Marsiletti a diventare un Paese socialista reale ?
A seguito di un attentato al Segretario del PCI Palmiro Togliatti, ucciso da un esaltato nel 1948, gli ex partigiani e i comunisti ripresero le armi e fecero la rivoluzione, guidata da Pietro Secchia, il quale, una volta vinta la rivoluzione diventerà Capo del Governo. Del primo governo comunista d'Italia, che si doterà di una Costituzione comunista (i cui articoli - ideati dall'Autore - sono inseriti in appendice al romanzo) e lo Stato prenderà la denominazione di Repubblica Popolare d'Italia, mantenendo quale bandiera nazionale il Tricolore, con l'aggiunta di una stella rossa al centro.
La città che maggiormente si spese per il trionfo del comunismo sarà la sanguigna e popolare Parma, che l'Autore descrive facendo un parallelismo fra la Parma reale di oggi e quella socialista reale del romanzo, immaginandosi egli stesso uno dei personaggi minori, nei panni, ovviamente, di sé stesso, direttore di un ParmaDaily...comunista.
Il romanzo, ad ogni modo, oltre a raccontare tale realtà alternativa, è incentrato sulle vincende di Mira, ortodossa comunista stalinista sempre a caccia di revisionisti, trotzkisti e "rottamatori", come ad esempio il suo ex compagno di liceo nonché suo primo amore Pietro Privitera, bibliotecario e appassionato studioso di Vangeli apocrifi, gnosi e spiritualità orientale - in particolare buddhista - che egli ritiene essere compatibile e contigua con gli ideali marxisti, ponendo al centro l'essere umano e ricercando una via per la liberazione dalla sofferenza.
"Se Mira, se Kim", ad ogni modo, è anche il teatro di una guerra imminente fra un Giappone ritornato ad essere nazifascista e imperialista - alleato agli Stati Uniti d'America - e la Corea del Nord guidata da Kim Jong Un, che difende la sua indipendenza e il suo modello socialista e sarà proprio tale evento di portata epocale a segnare le vite di Mira e del suo innamorato Kim, sino al colpo di scena finale.
Romanzo appassionato, a tratti estremo, a tratti romantico, l'opera prima di Andrea Marsiletti incuriosirà certamente tutti i cultori del genere storico "alternativo", che mescola eventi e personaggi storici reali, anche contemporanei, in un contesto immaginario dai contorni che più rossi di così non si può.

Luca Bagatin

L'attivista panafricano Kemi Seba in Italia


"Il nemico dei popoli non sono i migranti, ma piuttosto quelli che saccheggiano e distruggono le nazioni costringendo le persone a migrare. Solo l'unità dei popoli oppressi di fronte all'oligarchia atlantista permetterà alle varie forme di umanità di emanciparsi "

(Kemi Seba) 

Vedi anche il seguente articolo:

mercoledì 4 luglio 2018

Nato il 4 luglio: Giuseppe Garibaldi, l'amico degli umili e dei popoli

Giuseppe Garibaldi: l'amico degli umili e dei popoli. Articolo di Luca Bagatin del 10 marzo 2017

La figura di Giuseppe Garibaldi (1807 - 1882) è ancora oggi poco conosciuta, in quanto poco studiata ed approfondita, specie attraverso gli scritti di coloro i quali vissero e combatterono con lui e ne descrissero le gesta. Prima fra tutti la biografa e giornalista, oltre che patriota Jessie White Mario (1832 – 1906), le cui opere dell'epoca non risultano più essere state di recente ripubblicate.
Purtroppo sulla figura di Garibaldi, salvo gli storici contemporanei Denis Mack Smith ed Aldo A. Mola, pochi sono coloro i quali hanno scritto del Generale in modo obiettivo, senza livore complottistico ed antirisorgimentale tipico di coloro i quali hanno preferito seguire certa storiografia clericale e marxista anziché la realtà storica e le gesta dell'Eroe senza macchia, che visse e morì povero, senza onori, che peraltro rifiutò.
Giuseppe Garibaldi fu fra i fondatori, con Mazzini, Marx, Engels e Bakunin, della Prima Internazionale dei Lavoratori (1864) e questo certa storiografia preferisce dimenticarlo, forse perché il Generale, lungi dall'essere marxista, fu socialista libertario, sansimoniano e umanitario. E Friedrich Engels (1820 - 1895), grande sostenitore dell'impresa dei Mille (1860), ebbe sempre per lui parole di stima, come quando, a proposito di tale azione militare, scrisse: “Garibaldi ha dimostrato di essere non soltanto un capo coraggioso, ma anche un generale dotato di una buona preparazione scientifica. L'attacco aperto a una catena di forti costieri è un'impresa che richiede non soltanto talento militare, ma anche scienza militare”.
Pochi sanno che il Generale Giuseppe Garibaldi scrisse peraltro due romanzi, ripubblicati nel 2006 dalla casa editrice Kaos, ovvero “Cantoni il volontario” e “Il governo dei preti”, entrambi pubblicati per la prima volta nel 1870, prima della Breccia di Porta Pia. Scrive in proposito il prof. Giorgio Galli nella prefazione ad uno dei romanzi di Garibaldi, ovvero “Cantoni il volontario”, riedito dalla casa editrice Kaos nel 2006: “Tra le righe di “Cantoni il volontario”, così come del “Governo dei preti”, si possono leggere i tratti del profilo di Garibaldi. Socialista libertario ingenuo ma non incolto, generale guerrigliero ma non militarista né guerrafondaio, eroe popolare vittorioso ma schivo, anticlericale eppure non insensibile alla fede e alla spiritualità. Solidale con le condizioni delle classi subalterne, rispettoso della figura e del ruolo della donna, cosmpolita e terzomondista ante litteram, perfino dotato di una sensibilità ambientalista (…)”.
Ritango che tale descrizione fatta dal prof. Galli sia davvero emblematica e riassuntiva del personaggio che fu eroe di tutte le cause – dall'America Latina all'Italia – d'emancipazione popolare e sociale. Eroe che richiese sempre precisi impegni ai suoi interlocutori e, non a caso, rifiutò di combattere a fianco dei nordisti nella Guerra Civile Americana o Guerra di Secessione Americana (1861 – 1865) in quanto Lincoln non prese mai un impegni pubblico per l'abolizione della schiavitù.
Fu amante dell'ambiente e degli animali, tanto che fondò l'Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) tutt'oggi attivo. Fu ingenuo, certo, in quanto si fidò del Re e di Casa Savoia pur di fare l'Italia. Un'Italia che però non nacque come egli e Mazzini auspicavano: onesta, laica, indipendente, sovrana. Ma corrotta e ben presto clericale, al punto che Garibaldi – coerentemente con i suoi principi e le sue idee – il 27 settembre 1880 si dimise da deputato al Parlamento scrivendo sul giornale “La Capitale” di non voler essere “tra i legislatori di un Paese dove la libertà è calpastata e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà ai gesuiti ed ai nemici dell'unità d'Italia. Tutt'altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa, miserabile all'interno e umiliata all'estero”. Dopo di ciò il Generale tornò nella sua Caprera a fare il mestiere di sempre, ovvero l'agricoltore.
Garibaldi fu massone e teosofo e lo rimase per tutta la vita nel suo cuore, anche allorquando, in polemica con i massoni della sua epoca assai poco massoni, si dimise da ogni carica. Ricoprì la carica di Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia e fu il primo ad iniziare le donne in Massoneria, iniziando, pare, anche l'occultista russa Helena Petrovna Blavatsky (1831 - 1891), fondatrice della Società Teosofica e che fu sempre una sua sostenitrice, anche durante la battaglia di Mentana (1867) alla quale prese parte.
Molte cose potrebbero essere dette su Garibaldi, come sui suoi amori. Il più grande fu quello per la rivoluzionaria brasiliana Anita, ovvero per Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva (1821 - 1849), la quale combattè al suo fianco sia in America Latina che in Italia, in particolare durante la Repubblica Romana (1849), ove morì poco dopo a causa della malaria a soli 28 anni. Di Anita, ad ogni modo, parlai già in un altro articolo di qualche tempo fa (http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/01/anita-garibaldi-eroina-dei-due-mondi.html).
Giuseppe Garibaldi è e rimane una figura centrale nel panorama non solo risorgimentale, ma anche degli Eroi di tutti i tempi. Giuseppe Garibaldi fu infatti prima di tutto l'amico degli uomini e dei popoli per eccellenza e, come al conte Alessandro Cagliostro, sembrò toccare la stessa sorte: amato dagli umili, vilipeso da coloro i quali erano e sono in malafede.
Ma ciò non può toccare il cuore di coloro i quali ricercano, intimamente, il bene dell'umanità e credono nel valore dell'amore e della fratellanza universale. Senza distinzioni.

Luca Bagatin


domenica 1 luglio 2018

Credo nell'Amore, non all'"amore". Poesia e riflessioni di Luca Bagatin

All'amore non credo più da tempo.
Semmai credo nell'Amore.
Nella coerenza dei rapporti.
Troppe persone mi hanno detto
"Ti voglio bene", "Ti amo".
E poi sono sparite
nel nulla.
Raramente ho usato frasi così.
Quando le ho dette erano vere.
Ma sono stato coerente.
Sono rimasto.
Sino a che altri evaporavano.
Ci ho fatto il callo.
Alla malinconia si è sostituita
la rassegnazione, poi l'indifferenza.
"Sei maturato"
mi dice una ex.
No, sono indifferente,
ma questa frase
la tengo per me.
Non credo all'amore,
ho smesso di cercare.
Tutto tanto, comunque,
è destinato a finire.
E noi non sappiamo.
Anche se noi stessi
siamo destinati ad evaporare.
E a contare solo
su noi stessi.


(Luca Bagatin)

Quando ero bambino proponevo a tutte le donne che mi piacevano di sposarmi.
In realtà lo faccio ancora oggi, ma per scherzo.
Fu uno shock, crescendo, scoprire che il matrimonio era un contratto economico, che in minima (ma proprio minima) parte aveva a che vedere con quel sogno di vivere accanto per tutta la vita con la persona amata.
Fu così che capii che danaro e amore non potevano andare d'accordo. E non mi stupì più di tanto il fatto che la gran parte delle coppie si separassero (mi sarei stupito del contrario !).
Ovviamente non mi sposai mai e dubito mi accadrà.

Luca Bagatin

Senza Amore non esiste Patria (né Libertà). Per Obrador Presidente del Messico