Porto camicie e magliette rosse da una
vita. Lo faccio in onore a Garibaldi e al socialismo. Ovvero
per le ragioni opposte rispetto a liberali, sinistri e
europeisti al caviale.
Una fra le differenze fondamentali fra
il socialismo e la sinistra è che, mentre il primo ritiene che il
capitalismo non sia riformabile e che solo l'uscita da esso possa
generare condizioni di eguaglianza e libertà per tutti, la sinistra
ritiene che i poveri, gli indigenti, vadano aiutati, come se fossero
dei piccoli bisognosi di cure, ma da tenere a bada. La sinistra è pietista, borghese,
anti popolare, assistenzialista. Il socialismo è emancipatorio,
proletario, popolare, populista e autogestionario. Personalmente
sono socialista e garibaldino proprio perché non sono né di sinistra né di destra.
Penso
che dividere gli sfruttati e i proletari, ovvero i socialisti, sia,
sin dalla borghese Rivoluzione Francese, lo scopo della destra e della
sinistra, ovvero dell'alta e della media borghesia.
Mira è un'insegnante
trentacinquenne di Parma, componente del Partito Comunista Italiano
in un'Italia alternativa rispetto a quella che conosciamo. Un'Italia
socialista non revisionista, ove è stata abolita la proprietà
privata e i mezzi di produzione sono stati messi in comune. Esistono
solo attività statali e cooperative. Ogni differenza di classe è
stata abolita, c'è piena occupazione e tutti
dispongono di
un'abitazione e vivono in kommunalki, ovvero abitazioni comuni ove
l'ingegnere divide il suo spazio con l'operaio e ciò - fra l'altro -
ha favorito la socializzazione fra le persone. Un'Italia ove la
crimintalità, il terrorismo e la mafia sono stati debellati e
l'immigrazione è solo un miraggio, in quanto i principi
marxisti-leninisti prevedono che ciascun popolo debba lottare per la
propria emancipazione e non sfruttare la manodopera a basso costo
favorendo un cosmopolitismo senza confini.
Questa la realtà immaginata
da Andrea Marsiletti, autore del romanzo ucronico "Se Mira, se
Kim" edito da Bloom.
Andrea Marsiletti è
direttore di ParmaDaily, quotidiano online di Parma e proprio in
questa città simbolo è ambiento gran parte del suo romanzo
d'esordio, frutto dei suoi studi e di un suo viaggio a Pyongyang -
nel settembre 2016 - come relatore del "Seminario internazionale
sullo Juche e l'antimperialismo".
Lo Juche è il sistema
ideologico comunista della Corea del Nord ideato da Kim Il Sung negli
Anni '50, che al marxismo-leninismo unisce i principi del
patriottismo coreano.
Il romanzo è un viaggio
ucronico anche nello Juche, in quanto Mira è fidanzata con Kim,
addetto all'Ambasciata della Corea del Nord con sede nella nuova
Capitale d'Italia, ovvero Firenze.
Ma come ha fatto l'Italia
ucronica immaginata da Marsiletti a diventare un Paese socialista
reale ?
A seguito di un attentato al
Segretario del PCI Palmiro Togliatti, ucciso da un esaltato nel 1948,
gli ex partigiani e i comunisti ripresero le armi e fecero la
rivoluzione, guidata da Pietro Secchia, il quale, una volta vinta la
rivoluzione diventerà Capo del Governo. Del primo governo comunista
d'Italia, che si doterà di una Costituzione comunista (i cui
articoli - ideati dall'Autore - sono inseriti in appendice al
romanzo) e lo Stato prenderà la denominazione di Repubblica Popolare
d'Italia, mantenendo quale bandiera nazionale il Tricolore, con
l'aggiunta di una stella rossa al centro.
La città che maggiormente
si spese per il trionfo del comunismo sarà la sanguigna e popolare
Parma, che l'Autore descrive facendo un parallelismo fra la Parma
reale di oggi e quella socialista reale del romanzo, immaginandosi
egli stesso uno dei personaggi minori, nei panni, ovviamente, di sé
stesso, direttore di un ParmaDaily...comunista.
Il romanzo, ad ogni modo,
oltre a raccontare tale realtà alternativa, è incentrato sulle
vincende di Mira, ortodossa comunista stalinista sempre a caccia di
revisionisti, trotzkisti e "rottamatori", come ad esempio
il suo ex compagno di liceo nonché suo primo amore Pietro Privitera,
bibliotecario e appassionato studioso di Vangeli apocrifi, gnosi e
spiritualità orientale - in particolare buddhista - che egli ritiene
essere compatibile e contigua con gli ideali marxisti, ponendo al
centro l'essere umano e ricercando una via per la liberazione dalla
sofferenza.
"Se Mira, se Kim",
ad ogni modo, è anche il teatro di una guerra imminente fra un
Giappone ritornato ad essere nazifascista e imperialista - alleato
agli Stati Uniti d'America - e la Corea del Nord guidata da Kim Jong
Un, che difende la sua indipendenza e il suo modello socialista e
sarà proprio tale evento di portata epocale a segnare le vite di
Mira e del suo innamorato Kim, sino al colpo di scena finale.
Romanzo appassionato, a
tratti estremo, a tratti romantico, l'opera prima di Andrea
Marsiletti incuriosirà certamente tutti i cultori del genere storico
"alternativo", che mescola eventi e personaggi storici
reali, anche contemporanei, in un contesto immaginario dai contorni
che più rossi di così non si può.
"Il nemico dei popoli non sono i migranti, ma piuttosto
quelli che saccheggiano e distruggono le nazioni costringendo le persone
a migrare. Solo l'unità dei popoli oppressi di fronte all'oligarchia
atlantista permetterà alle varie forme di umanità di emanciparsi "
Giuseppe Garibaldi: l'amico degli umili e dei popoli. Articolo di Luca Bagatin del 10 marzo 2017
La figura di Giuseppe Garibaldi (1807 -
1882) è ancora oggi poco conosciuta, in quanto poco studiata ed
approfondita, specie attraverso gli scritti di coloro i quali vissero
e combatterono con lui e ne descrissero le gesta. Prima fra tutti la
biografa e giornalista, oltre che patriota Jessie White Mario (1832 –
1906), le cui opere dell'epoca non risultano più essere state di
recente ripubblicate.
Purtroppo sulla figura di Garibaldi,
salvo gli storici contemporanei Denis Mack Smith ed Aldo A. Mola,
pochi sono coloro i quali hanno scritto del Generale in modo
obiettivo, senza livore complottistico ed antirisorgimentale tipico
di coloro i quali hanno preferito seguire certa storiografia
clericale e marxista anziché la realtà storica e le gesta dell'Eroe
senza macchia, che visse e morì povero, senza onori, che peraltro
rifiutò.
Giuseppe Garibaldi fu fra i fondatori,
con Mazzini, Marx, Engels e Bakunin, della Prima Internazionale dei
Lavoratori (1864) e questo certa storiografia preferisce
dimenticarlo, forse perché il Generale, lungi dall'essere marxista,
fu socialista libertario, sansimoniano e umanitario. E Friedrich
Engels (1820 - 1895), grande sostenitore dell'impresa dei Mille
(1860), ebbe sempre per lui parole di stima, come quando, a proposito
di tale azione militare, scrisse: “Garibaldi ha dimostrato di
essere non soltanto un capo coraggioso, ma anche un generale dotato
di una buona preparazione scientifica. L'attacco aperto a una catena
di forti costieri è un'impresa che richiede non soltanto talento
militare, ma anche scienza militare”.
Pochi sanno che il Generale Giuseppe
Garibaldi scrisse peraltro due romanzi, ripubblicati nel 2006 dalla
casa editrice Kaos, ovvero “Cantoni il volontario” e “Il
governo dei preti”, entrambi pubblicati per la prima volta nel
1870, prima della Breccia di Porta Pia. Scrive in proposito il prof.
Giorgio Galli nella prefazione ad uno dei romanzi di Garibaldi,
ovvero “Cantoni il volontario”, riedito dalla casa editrice Kaos
nel 2006: “Tra le righe di “Cantoni il volontario”, così
come del “Governo dei preti”, si possono leggere i tratti del
profilo di Garibaldi. Socialista libertario ingenuo ma non incolto,
generale guerrigliero ma non militarista né guerrafondaio, eroe
popolare vittorioso ma schivo, anticlericale eppure non insensibile
alla fede e alla spiritualità. Solidale con le condizioni delle
classi subalterne, rispettoso della figura e del ruolo della donna,
cosmpolita e terzomondista ante litteram, perfino dotato di una
sensibilità ambientalista (…)”.
Ritango che tale
descrizione fatta dal prof. Galli sia davvero emblematica e
riassuntiva del personaggio che fu eroe di tutte le cause –
dall'America Latina all'Italia – d'emancipazione popolare e
sociale. Eroe che richiese sempre precisi impegni ai suoi
interlocutori e, non a caso, rifiutò di combattere a fianco dei
nordisti nella Guerra Civile Americana o Guerra di Secessione
Americana (1861 – 1865) in quanto Lincoln non prese mai un impegni
pubblico per l'abolizione della schiavitù.
Fu
amante dell'ambiente e degli animali, tanto che fondò l'Ente
Nazionale Protezione Animali (ENPA) tutt'oggi attivo. Fu ingenuo,
certo, in quanto si fidò del Re e di Casa Savoia pur di fare
l'Italia. Un'Italia che però non nacque come egli e Mazzini
auspicavano: onesta, laica, indipendente, sovrana. Ma corrotta e ben
presto clericale, al punto che Garibaldi – coerentemente con i suoi
principi e le sue idee – il 27 settembre 1880 si dimise da deputato
al Parlamento scrivendo sul giornale “La Capitale” di non voler
essere “tra i legislatori di un Paese dove la libertà è
calpastata e la legge non serve nella sua applicazione che a
garantire la libertà ai gesuiti ed ai nemici dell'unità d'Italia.
Tutt'altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa, miserabile
all'interno e umiliata all'estero”.
Dopo di ciò il Generale tornò nella sua Caprera a fare il mestiere
di sempre, ovvero l'agricoltore.
Garibaldi fu
massone e teosofo e lo rimase per tutta la vita nel suo cuore, anche
allorquando, in polemica con i massoni della sua epoca assai poco
massoni, si dimise da ogni carica. Ricoprì la carica di Gran Maestro
del Grande Oriente d'Italia e fu il primo ad iniziare le donne in
Massoneria, iniziando, pare, anche l'occultista russa Helena Petrovna
Blavatsky (1831 - 1891), fondatrice della Società Teosofica e che fu
sempre una sua sostenitrice, anche durante la battaglia di Mentana
(1867) alla quale prese parte.
Molte
cose potrebbero essere dette su Garibaldi, come sui suoi amori. Il
più grande fu quello per la rivoluzionaria brasiliana Anita, ovvero
per Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva (1821 - 1849), la quale
combattè al suo fianco sia in America Latina che in Italia, in
particolare durante la Repubblica Romana (1849), ove morì poco dopo
a causa della malaria a soli 28 anni. Di Anita, ad ogni modo, parlai
già in un altro articolo di qualche tempo fa
(http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/01/anita-garibaldi-eroina-dei-due-mondi.html).
Giuseppe Garibaldi
è e rimane una figura centrale nel panorama non solo risorgimentale,
ma anche degli Eroi di tutti i tempi. Giuseppe Garibaldi fu infatti
prima di tutto l'amico degli uomini e dei popoli per eccellenza e,
come al conte Alessandro Cagliostro, sembrò toccare la stessa sorte:
amato dagli umili, vilipeso da coloro i quali erano e sono in
malafede.
Ma ciò non può
toccare il cuore di coloro i quali ricercano, intimamente, il bene
dell'umanità e credono nel valore dell'amore e della fratellanza
universale. Senza distinzioni.
All'amore non credo più da tempo. Semmai credo nell'Amore. Nella coerenza dei rapporti. Troppe persone mi hanno detto "Ti voglio bene", "Ti amo". E poi sono sparite nel nulla. Raramente ho usato frasi così. Quando le ho dette erano vere. Ma sono stato coerente. Sono rimasto. Sino a che altri evaporavano. Ci ho fatto il callo. Alla malinconia si è sostituita la rassegnazione, poi l'indifferenza. "Sei maturato" mi dice una ex. No, sono indifferente, ma questa frase la tengo per me. Non credo all'amore, ho smesso di cercare. Tutto tanto, comunque, è destinato a finire. E noi non sappiamo. Anche se noi stessi siamo destinati ad evaporare. E a contare solo su noi stessi.
(Luca Bagatin)
Quando ero bambino proponevo a tutte le donne che mi piacevano di sposarmi. In realtà lo faccio ancora oggi, ma per scherzo.
Fu uno shock, crescendo, scoprire che il matrimonio era un contratto
economico, che in minima (ma proprio minima) parte aveva a che vedere
con quel sogno di vivere accanto per tutta la vita con la persona amata.
Fu così che capii che danaro e amore non potevano andare d'accordo. E
non mi stupì più di tanto il fatto che la gran parte delle coppie si
separassero (mi sarei stupito del contrario !). Ovviamente non mi sposai mai e dubito mi accadrà.