giovedì 30 novembre 2023

Una società che giudica, senza approfondire, è una società malata e inquietante. Riflessioni di Luca Bagatin

 

Trovo sia molto miope avere una visione, al 100%, negativa su Henry Kissinger.

Certo, molte sono le ombre sul suo modo di operare. Ad ogni modo, personalmente, vorrei invitare ad approfondirne il pensiero e, guarda il caso, proprio in questo periodo sto ultimando di leggere il suo saggio "Ordine Mondiale", utilissimo per approfondire la geopolitica dal 1600 ad oggi ed il punto di vista statunitense.

Perché ogni punto di vista deve essere sempre conosciuto e approfondito, per avere una visione più ampia della realtà che ci circonda.

Kissinger fu fra i primi (secondo solo al leader socialista italiano Pietro Nenni), sin dagli Anni '70, a individuare nella Repubblica Popolare Cinese, il futuro di un nuovo ordine mondiale di stabilità e prosperità, ovvero Henry Kissinger comprese la necessità di dialogo e cooperazione fra USA e Cina, anziché ricercare sciocche, infantili, anacronistiche, irrazionali contrapposizioni.

Al punto che la sua visita al Presidente Xi Jinping risale all'estate appena trascorsa.

In mezzo a tanti, troppo incompetenti, negli USA come in UE, oggi, una personalità come quella di Kissinger mancherà.

(Luca Bagatin)

A me ciò che inquieta, da sempre, è la società.

Quella che giudica e punta il dito.

Mi spaventa.

Leggo che c'è chi punta il dito contro la sorella di quella povera ragazza.

Giudica perché vuole dare fiato alla sua bocca o togliere la polvere dalla sua tastiera.

Giudica sulla base di immagini.

È inquietante.

Giudicare sulla base di immagini, percezioni, è da persone piccine e ignoranti.

Ignoranti nel senso che non approfondiscono.

A me, una società così, inquieta.

Perché secoli fa si bruciavano le streghe.

E lo si faceva sulla base di giudizi lapidari e di morali religiose.

Ovvero sulla base di ignoranza e stupidità, che sono alla base della violenza e della cattiveria umana. Assieme all'egoismo.

Purtroppo si preferisce non riflettere, non studiare, non approfondire.

Così come ogni singolo individuo riflette poco su sé stesso.

Preferendo dare giudizi sommari sul prossimo.

E questo sì, mi fa paura.

E penso, da moltissimi anni, che i veri mostri siano attorno a noi.

(Luca Bagatin)

Il problema della gran parte delle persone è di giudicare, evitando di approfondire.

Giudicare è semplice e immediato.

Fornisce immediata e apparente soddisfazione esteriore.

Approfondire costa tempo e fatica. Ma dà profonda soddisfazione, in termini di crescita interiore.

Personalmente sono sempre per seguire la via più lunga, quella che richiede tempo, ma appagamento sicuro.

(Luca Bagatin)

Si tende ad analizzare i fenomeni (storici, politici, geopolitici ecc...) facendo riferimento alla propria realtà.

E così si finisce per andare fuori strada.

Mi spiego meglio.

In Europa il termine "populismo" viene indicato in modo negativo/spregiativo.

Il che è totalmente fuorviante, visto che in moltissimi Paesi (USA compresi, che hanno conosciuto il Populist Party nel '900) è aspetto totalmente positivo e popolare.

Oppure il termine "peronismo", che qualcuno si ostina ancora ad accostare, in modo totalmente errato, al fascismo.

Ma potremmo continuare.

Il problema è non volersi mettere NEI PANNI DEGLI ALTRI. Ovvero non provare minimamente ad approfondire realtà diverse, ma rimanere con il cervello fermi al proprio orticello.

È molto triste, secondo me.

Perché la conoscenza è fatta di apertura e approfondimento mentale, prima di tutto.

(Luca Bagatin)

Non ho mai amato chi ricerca la carriera facile o gli scoop.

L'ambizione, a mio modo di vedere, mal si concilia con l'approfondimento e la capacità di analisi.

L'ambizione è mera esteriorità.

E' roba, a parer mio, per persone umanamente piccine e che valgono molto poco.

Non consiglierei a nessun giovane di ricercare l'ambizione, la carriera, ma sempre l'approfondimento e la conoscenza.

Chi approfondisce e conosce, erediterà il Regno dei Cieli, ovvero si eleverà un po' di più, rispetto alle bassezze del mondo.

(Luca Bagatin)

Uno dei problemi della modernità, che non si vuol vedere?

La vita facile, comoda, i genitori che la danno vinta ai figli, i professori che giustificano tutto.

Scomodità. autorità e ordine.

Questo si è perso.

E solo scomodità, autorità e ordine possono formare persone che, a quel punto, si rimboccheranno le maniche e cercheranno di risollevarsi.

Diversamente alleveremo delinquenti e annoiati.

(Luca Bagatin)

lunedì 27 novembre 2023

Nicolae Ceausescu, un socialista oltre i blocchi contrapposti. Articolo di Luca Bagatin

 

Figura e storia molto poco approfondita dalla storiografia nostrana e spesso trascurata o bistrattata, in particolare a partire dai tragici Anni '90, quella di Nicolae Ceausescu, merita di essere – invece – recuperata e ricordata.

Segretario del Partito Comunista Rumeno e Presidente della Repubblica Socialista di Romania dal 1967, sino alla prematura e barbarica morte per fucilazione, il 25 dicembre 1989, Ceausescu fu figura politica socialista di primo piano e per molti decenni, avendo avuto ruolo spesso di cerniera e comunicazione pacifica fra il mondo Orientale e quello Occidentale.

Leader di dialogo, pace e cooperazione internazionale, fu fra i primi a sviluppare una mentalità capace di andare oltre i due blocchi contrapposti – quello sovietico e quello statunitense – ricercando un mondo multipolare, cooperativo e pacifico. Almeno sino alla sua tragica morte, a seguito del barbarico golpe ordito dal KGB gorbacioviano, sul finire del 1989, visto che la Romania di Ceausescu aveva sempre difeso la sua sovranità e indipendenza da parte del blocco sovietico ed era riuscita a ripagare i suoi debiti esteri.

Ho ricevuto in dono, proprio di recente, dal prof. Giancarlo Elia Valori, con tanto di dedica, un suo rarissimo saggio del 1974, dedicato proprio alla figura di Nicolae Ceausescu, del quale vorrei qui trattare.

Un saggio davvero raro e interessante, quello del prof. Valori, “Ceausescu”, Bulzoni Editore, che reca la presentazione dell'On. socialista Giovanni Mosca, deputato e sindacalista del PSI di quegli anni.

Da dire che il Partito Socialista Italiano, negli Anni '60, '70 e '80, aveva un ottimo rapporto con il Partito Comunista Rumeno (PCR) e con Ceausescu.

Nel 1978, in particolare, Bettino Craxi, nell'ambito della promozione dell'eurosocialismo (contrapposto all'eurocomunismo berlingueriano, molto più confuso e velleitario), mirava ad abbracciare tutti i fratelli socialisti d'Europa (fra cui i partiti socialdemocratici in esilio all'estero, quali quello polacco e cecoslovacco).

Fra questi, come dimostra la corrispondenza fra Craxi e Ceausescu di quegli anni, un rinnovato rapporto fra PSI e PCR e un incontro ufficiale a Bucarest, nell'ottobre '78, fra Craxi e il Presidente rumeno.

Un Presidente rumeno, Ceausescu, apprezzato non solo dall'Italia dell'epoca, ma da tutti i Paesi europei e persino dagli USA, con i quali aveva ottimi rapporti, pur nella diversità di opinioni politiche e di impostazione socio-economica.

Tornando al saggio del prof. Valori, in esso è riassunta non solo la politica e prospettiva politica di Ceausescu negli Anni '70, ma anche la sua biografia.

Nicolae Ceausescu nacque il 26 gennaio 1918, nel piccolo villaggio di Scornicesti, da una famiglia proletaria contadina, così povera da essere costretto a raggiungere la scuola a piedi nudi.

Scolaro diligente, fin da ragazzino aveva ben piantati i semi della giustizia sociale, al punto di diventare violento solo per difenderne i principi, come ricordavano i suoi insegnanti dell'epoca.

Nel 1929, il piccolo Nicolae, a 11 anni, raggiunse la capitale, Bucarest, per imparare il mestiere di calzolaio. Erano gli anni della crisi economica internazionale e il giovane Ceausescu entrò, ben presto, nel partito comunista, fondato nel 1921 e che, dal 1924, operava in clandestinità, in una Romania sotto il tallone, all'epoca, della monarchia.

Nel 1933 la crisi economica, in Romania, si fece pressante e Ceausescu iniziò a partecipare ai primi scioperi e fermenti rivoluzionari, assieme ad operai e contadini. Fu così arrestato, per la prima volta, il 23 novembre 1933, con l'accusa di “incitazione alla rivolta”.

Sarà successivamente arrestato altre volte, per le medesime ragioni, ma, nel frattempo, aveva aderito all'Unione della Gioventù Comunista e fu più volte costretto a cambiare identità e mestiere.

Erano gli anni dell'avanzata delle idee nazifasciste in Romania e, nel 1936, la politica di Re Carlo II divenne ancor più conservatrice e repressiva, in particolare contro gli antifascisti e i comunisti in generale. Accanto a ciò, il Re di Romania, aveva aperto il Paese allo sfruttamento da parte delle imprese straniere.

Fu così che, ben presto, la Romania fu asservita alla Germania nazista hitleriana ed enorme fu lo sdegno di Ceausescu e dei suoi compagni, che iniziarono a manifestare per la libertà, indipendenza e sovranità della Romania dal giogo hitleriano e contro il governo del nazista Antonescu e dei suoi lacchè della Guardia di Ferro.

Come sottolineato dal saggio del prof. Valori, Antonescu non teneva in nessun conto la vita e la dignità dei suoi avversari e questo contribuì a rafforzare la determinazione degli antifascisti rumeni nell'organizzare la resistenza al suo governo.

L'insurrezione popolare scoppiò infatti il 23 agosto 1944, quando Ceausescu era già Segretario dell'Unione della Gioventù Comunista.

Un'insurrezione che vide unite forze diverse, nel Blocco Nazionale Democratico, che portò alla fine del governo di Antonescu e alla costituzione di un governo di unità nazionale, comprendente anche socialisti e comunisti, che avviò le prime riforme popolari.

Successivamente, il Partito Socialista e quello Comunista si fusero in un unico partito, il Partito Romeno dei Lavoratori e, nel 1948, la Romania divenne una Repubblica popolare e socialista.

In quell'anno si avviarono le prime nazionalizzazioni dei settori chiave dell'economia quali miniere, banche e trasporti.

Nel 1946, peraltro, Ceausescu fu eletto deputato per la prima volta e divenne vice Ministro dell'Agricoltura, iniziando così la sua carriera politica e, successivamente, nel 1949, fu nominato vice Ministro delle Forze Armate.

Fu invece nel 1954 che divenne Segretario del Comitato Centrale del PCR; nel 1965, venne eletto Segretario Generale e Presidente del partito, che tornò ad assumere la denominazione di Partito Comunista Rumeno e, nel 1967, venne eletto Presidente del Consiglio di Stato.

Il prof. Valori, che ebbe modo anche di conoscere e di divenire amico di Ceausescu, negli Anni '70 (e con il quale ebbe modo di confrontarsi, anche nell'ambito di una tavola rotonda sull'ordine economico internazionale, assieme all'ex Presidente argentino Arturo Frondizi), nel suo saggio, spiega come il Presidente Ceausescu abbia adattato il marxismo-leninismo non solo ai tempi moderni, ma anche alla mentalità, storia e cultura della Romania, affermando sempre il principio di sovranità nazionale, indipendenza e autodeterminazione dei popoli.

In tal senso, Ceausescu, fu sempre in prima linea per la promozione dell'indipendenza e sovranità dei Paesi del Terzo Mondo, d'Asia, Africa e America Latina in particolare.

Tornando alla politica interna, come spiega Valori, Ceausescu avviò una lotta serrata alla burocrazia e promosse la gestione delle imprese da parte dei lavoratori, in modo che questi fossero, allo stesso tempo, proprietari e produttori e cercando di assicurare a tutti – attraverso un'apposita attività di programmazione, sia in ambito scolastico che economico - un lavoro confacente alle proprie attitudini, studi e abilità, retribuito in proporzione alla qualità ed alla qualità del lavoro svolto. Il tutto cercando di far partecipare direttamente operai, contadini e intellettuali – attraverso appositi consigli popolari - alla direzione della società, ovvero all'edificazione della democrazia socialista.

In ambito internazionale, come ricorda il saggio del prof. Valori, Ceausescu promosse non solo ottimi rapporti con gli altri Paesi socialisti all'interno del COMECON, ma anche con la Repubblica Popolare Cinese, che all'epoca aveva rapporti piuttosto freddi con l'URSS e, oltre a questi, con tutti i Paesi che uscivano dal colonialismo o, in ogni caso, ambivano a uscire dal colonialismo e dall'imperialismo Occidentale.

Grande attenzione, Nicolae Causescu, pose nei confronti dei Paesi africani e latinoamericani, che ambivano ad uscire dal giogo dello sfruttamento delle proprie risorse e alla ricerca della via dell'emancipazione, dell'indipendenza nazionale e della sovranità.

In tal senso, peraltro, va visto l'incontro fra Ceausescu e il Presidente argentino Juan Domingo Peron, nel 1974, a Buenos Aires, rientrato da poco in patria dopo un lungo esilio.

Il saggio del prof. Valori, che si conclude con una descrizione dei rapporti d'amicizia fra la Romania socialista e l'Italia, guidata dal centro-sinistra dell'epoca, rileva peraltro come il Presidente Ceausescu auspicasse lo “scioglimento del blocchi militari, delle basi militari” e lavorasse in favore del disarmo “per la comprensione e la collaborazione tra i popoli”, operando in tale direzione.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Nicolae Ceausescu e Bettino Craxi

Nicolae Ceausescu e il prof. Giancarlo Elia Valori 

venerdì 24 novembre 2023

Recensione di Alberto De Marchi a "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" di Luca Bagatin

  

per acquisti: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/

Luca Bagatin, “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell’Amore”, Ilmiolibro/Kataweb, 2019, 123 pagine, 12 euro

Un titolo che non deve trarre in inganno per questo terzo saggio di Luca Bagatin, che segue “Universo Massonico” (Bastogi Editore, 2013) e “Ritratti di Donna” (Ipertesto Edizioni, 2014) e che ne anticipa ufficiosamente due, per ora, però, ancora uno soltanto, e cioè “L’Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del Nazionalbolscevismo” (Ilmiolibro/Kataweb, 2022); sembrerebbe, infine, essere di imminente uscita il saggio dal titolo “Ritratti del Socialismo”, ma, fino all’ufficializzazione del tutto, Luca preferisce che se ne parli il meno possibile, anche (e soprattutto) per precisa scelta militante.

Del titolo, si parlava: di primo acchito lo si potrebbe riferire – più che erroneamente! – ad una pubblicazione pregna di buoni sentimenti e “volemose bene” un tanto al chilo, ma basta intervenga il sottotitolo per riportarci sulla buona strada, perché effettivamente trattasi di un manifesto, (anti)politico e (contro)culturale ma pur sempre un manifesto; anzi, molto probabilmente proprio per questo un Manifesto!

Introdotto da una composizione in versi dello stesso Bagatin, dalla prefazione del Principe Antonio Tiberio di Dobrynia, da uno scritto esplicativo e da un “Manifesto d’intenti di Amore e Libertà” a firma sempre dell’autore del saggio tutto, esso si sostanzia di tre parti: la prima e più corposa è il manifesto “politico” vero e proprio, la seconda è una raccolta di biografie (“Alcune figure storico-politiche che hanno ispirato Amore e Libertà”), il tutto si conclude con qualche pagina di “Recensioni a film e serie tv d’Amore e Libertà”.

Che cosa Amore e Libertà sia per Luca Bagatin è arduo da spiegare, soltanto lui lo potrebbe fare; ad ogni modo, recensire è anche un po' identificarsi non tanto con l’autore dello scritto che ci si ritrova fra le mani per consigliarne o sconsigliarne la lettura, quanto almeno coi suoi propri intenti, dunque ci proverò.

Amore e Libertà è la denominazione di un blog (anzi, di un pensatoio, come lui preferisce chiamarlo) che Luca ha fondato nel non certo lontanissimo ma neppure poi tanto vicino 2013 e che da allora e continuativamente aggiorna.

Gli argomenti trattati in esso si ritrovano in quelli di cui ha voluto riempire le pagine di questo saggio e che hanno una fortissima attinenza anche con quelli dei suoi saggi passati e futuri: esoterismo e massoneria, studi sul Risorgimento e sul socialismo originario (nelle sue varie declinazioni al di là del tempo e dello spazio), pensieri sparsi sul femminile, ritratto nel suo senso eterno e perenne, nulla a che vedere, quindi, col femminismo di matrice borghese che confonde la sacrosanta uguaglianza con l’identità fra uomo e donna (indi per cui: fra maschile e femminile), venendo sbugiardato fin dalla più basica biologia!

Scritti di lunghezza variabile, certi di taglio più giornalistico (per quanto Luca faccia propria la visione gurdjieffiana secondo cui il giornalismo altro non sarebbe che “una pessima forma di letteratura”), altri più letterari (in senso talvolta alternativo, talaltra insieme, o poetico o saggistico) che hanno avuto l’onore (ma suppongo anche l’onere, comune a qualsiasi prova scritta, di essere spiegati e – quando necessario – “giustificati” e difesi) di essere tradotti in francese, in portoghese ma finanche in lingua serba e fiamminga.

L’autore, al di là del suo allontanamento volontario da questi specifici settori, dimostra esplicitamente le proprie perizie, dovute ad anni di permanenza in svariate redazioni di giornali e riviste cartecee ed online (frequentazioni, queste, per la verità mai del tutto smesse, e per fortuna di chi può continuare a leggere le riflessioni di Luca) e sedi e sezioni di partito: l’antipolitica e la controcultura di cui sono impregnate ciascuna delle incursioni di Bagatin nei territori dello scibile principiano proprio da questo suo aver frequentato determinati ambienti dismettendone però gli abiti, operando un “rovesciamento” al fine di giungere al nocciolo delle questioni – politica e culturale – spogliandole di tutte le sovrastrutture, buoniste e mainstream, che ne hanno inficiato la purezza per provare a farle tornare al senso originario, quando non c’era bisogno di farle precedere dai prefissi “anti” e “contro”.

Procedere ad un elenco – che per forza di cose dovrebbe essere parziale – di ciò di cui si può trovare trattazione sfogliando le pagine del saggio, oltre che poco sensato risulterebbe scorretto nei confronti dei punti che, per forza o per amore, si dovrebbero dismettere dall’elenco in questione, quindi funga da invito alla lettura la conclusione dell’Introduzione di Luca (pagg. 7,8), che ad una prima lettura potrebbe sembrare in contrasto con quanto affermato dal sottoscritto lungo queste poche righe, ma non si tratta altro che di due modalità differenti per giungere alla medesima conclusione: “Questo Manifesto per la Civiltà dell’Amore tutto è tranne che un manifesto politico nel senso classico del termine. Esso vuole semplicemente invitare il lettore all’approfondimento e alla riflessione. Ovvero vuole guidarlo verso la sua stessa emancipazione”.

Alberto De Marchi

L'amico prof. Giancarlo Elia Valori insignito del titolo di Professore Onorario dell'Università di Pechino, il 10 novembre scorso

 Il mio articolo, che riporta il discorso del prof. Valori durante la cerimonia, leggibile a questo link:

https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/11/il-prof-giancarlo-elia-valori-la-cina.html 

Colgo l'occasione anche per ringraziare il prof. Valori per gli ottimi saggi che mi ha recentemente donato, con tanto di dedica. 

Preziosi contributi intellettuali in un'epoca di vuoto assoluto. 




mercoledì 22 novembre 2023

Roger Waters e José "Pepe" Mujica si incontrano. Due fari di luce in un mondo, quello Occidentale, oscurato dalla guerra e dalla follia. Articolo di Luca Bagatin

Mentre UE e USA sono tristemente impegnati a soffiare sul fuoco delle guerre - in Ucraina come in Medio Oriente – e sono ben lontani dallo scegliere la strada del negoziato e del cessate il fuoco, dei colossi dell'Amore e della Libertà mondiale come l'ex Presidente dell'Uruguay José Pepe Mujica, sua moglie Lucia e il musicista britannico Roger Waters, si sono incontrati, sabato 18 novembre scorso, nella cittadina uruguaiana di Maldonado.

Mujica, oggi 88enne, ex Presidente dell'Uruguay dal 2010 al 2015, leader socialista del Movimento di Partecipazione Popolare all'interno della coalizione di sinistra del Frente Amplio, durante il suo mandato si ridusse drasticamente lo stipendio; promosse l'autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; legalizzò la marjiuana; triplicò gli investimenti nella scuola e nell'educazione; legalizzò il matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali.

Risultato del suo mandato fu una riduzione dell'indice di disoccupazione al 6%; un aumento dei salari; un PIL cresciuto del 6% e una riduzione del tasso di povertà dal 39% al 6%.
Insomma, l'esatto opposto di quanto accade da moltissimi anni in UE, guidata dalle irresponsabili Von Der Layen, Lagarde e dai vari leader subalterni e guerrafondai: Meloni, Scholz, Macron, Sanna Marin, Duda e compagnia triste.

Roger Waters, 80enne, già co-fondatore dei Pink Floyd e sempre in prima linea per i diritti umani e civili, dalla parte dei popoli oppressi, contro ogni nazifascismo, ogni guerra, contro un Occidente liberal anti-democratico che preferisce far parlare le bombe, piuttosto che le parole.

Roger Waters è giunto in Uruguay per il suo tour - venerdì scorso - e ha voluto incontrare Mujica e sua moglie, Lucia Topolansky (anche lei, come Mujica, ex combattente Tupamaros contro la dittatura in Uruguay negli Anni '60 e '70), spinto dalla reciproca ammirazione e affetto.

Roger Waters, infatti, ha sempre sostenuto la politica umanitaria, sociale e socialista di Mujica e, da parte sua, Mujica, ha sempre riconosciuto la militanza e attivismo di Waters in tutto il mondo.

“Non c’è limite territoriale o linguistico che impedisca la possibilità di condividere un momento insieme”, ha affermato Roger Waters, entusiasta dell'incontro.

Mujica, nei giorni scorsi, si era peraltro scagliato contro il nuovo Presidente eletto in Argentina, il liberal-capitalista e complottista, Javier Milei, mettendo in guardia gli argentini dal rischio del ritorno di una dittatura e invitando loro a prendersi cura della democrazia.

Roger Waters e José “Pepe” Mujica sono, saranno e rimarranno sempre degli ottimi esempi della loro generazione. Forse l'ultima generazione ad avere un po' di sale nella zucca e ad avere a cuore il destino di un mondo, quello Occidentale e liberal-capitalista, sempre più preda della sconsideratezza dei propri politici (che si dicono “democratici”, senza esserlo nemmeno un po'), fatto di mostruosità, violenza, guerra e nuovi genocidi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 20 novembre 2023

DIMENSIONE OLTRE LA MORTE. Poesia di Luca Bagatin

 DIMENSIONE OLTRE LA MORTE

Poesia di Luca Bagatin

E se esistesse

Una dimensione

Nella quale

Lei

Non fosse mai morta?

Come accaduto, alla fine,

A Laura Palmer

In Twin Peaks?

Esiste una dimensione

Parallela?

Oltre il mondo

Cosiddetto

“Reale”?

Io credo di sì.

“Non siamo mai morti

Non siamo mai nati”

Canta

Nel suo "Testamento"

Franco Battiato.

E' esattamente così.

“Tu sei quello che tu vuoi,

ma non sai quello che tu sei”.

Canta, ancora una volta

Battiato

Ne “Il Vuoto”.

Noi non sappiamo

Ciò che siamo.

Esseri Divini

Inconsapevoli

Della nostra Divinità.

Oltre l'illusione

Della materia.

Noi siamo ciò che vogliamo

Nel momento in cui

Ci liberiamo

Dalla materia.

Che è fatta di egoismo e possesso.

Noi pensiamo,

Immersi in questo caotico mondo,

Fatto di violenza e mostruosità,

Di essere slegati

Gli uni dagli altri.

In realtà

Siamo l'Uno.

Esiste

Dunque

Una dimensione

Nella quale

Lei

Non è mai morta?

Esiste una dimensione

Nella quale

Nessuno di noi

E' mai morto.

Certamente.

Esiste una dimensione

Nella quale

Siamo uniti

Gli uni agli altri.

Siamo con i nostri cari

Che ci amano

E che amiamo.

Siamo lì,

a casa.

Non siamo mai andati

Da nessuna parte.

Non siamo mai

Volati via.

Niente vola mai via.

Nemmeno Lei.

Nemmeno le tante Donne

Che ogni giorno

Subiscono la violenza e mostruosità

Di questo mondo

Fatto di materia,

Ovvero di egoismo, possesso, illusione.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 19 novembre 2023

Amore non può essere ossessione. Articolo di Luca Bagatin

Si confonde l'amore con l'ossessione.

Si dice di amare, ma in realtà si è ossessionati.

Personalmente non punto il dito contro nessuno.

Perché a nessuno è stato dato il libretto delle istruzioni alla nascita (nascita che nessuno di noi ha chiesto, va detto).

Ma una cosa la vorrei dire.

Chi uccide o commette violenza, credendosi “innamorato”, in realtà è solamente ossessionato.

Questa estrema differenza va sottolineata, perché drammaticamente diffusa.

Drammaticamente, anche fra le persone più insospettabili.

Quindi, quando parlate di “amore”, non fatelo con leggerezza.

Chiedetevi piuttosto se siete ossessionati dalla persona che credete di amare.

Rifletteteci bene.

Se ne siete ossessionati, fatevi e fate alla persona amata un favore: lasciatela in pace e mettete il vostro cervello in pace.

Il problema non è essere maschi o femmine (scatenare nuove guerre fra i sessi, come fra i popoli, è la prima cosa che viene in mente, ma anche la più fuorviante e pericolosa), ma essere possessivi e, quindi, insicuri.

Nessuno vuole ammetterlo.

Si fa fatica ad ammettere le proprie debolezze.

Ma la vita (che non è buona, ma è spietata, anche se non è, in sé, cattiva) è anche questo.

Personalmente, da molti anni, penso che le persone non siano fatte per stare assieme a lungo (almeno non più di qualche ora, giorno, al massimo massimo, qualche mese).

Pensare di stare assieme “per tutta la vita” lo trovo un concetto aberrante e contro natura. Forse romantico, ma nemmeno.

Essere romantici, per me (che sarò anche un po' cinico e fin troppo pragmatico, ma spero di essere un romantico), significa amare in modo libero, sereno, ovvero con pieno rispetto per l'altra persona e quindi essere liberi da ogni forma di possesso.

Bisognerebbe prima di tutto imparare a convivere con sé stessi. Il che non è facile, ma nemmeno impossibile.

L'altro è uno specchio di te stesso. Ma se conosci te stesso, l'altro non ha più segreti per te.

Perché l'altro è già te stesso.

Il problema è che, per conoscere noi stessi, ci vogliono moltissimi anni. Forse decenni.

Abbiamo solo bisogno di non avere fretta.

E la fretta è la patologia della nostra epoca.

Tanto quando l'egoismo e il possesso, che sono le patologie dell'umanità intera, da millenni.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it