Interessante l'articolo
del prof. Marco Tarchi, politologo e studioso in particolare di
populismo, sul quotidiano “Domani” del 14 maggio scorso, dal
titolo “Il sogno del populismo di sinistra si è scontrato con la
realtà”.
Il prof. Tarchi si
riferisce, in particolare, alla fine politica dell'ex politico Pablo
Iglesias ed alla china presa dal suo movimento Podemos che, una volta
andato al governo con il Partito Socialista di Sanchez (consentendo a
Iglesias di divenire Vicepremier), ha finito per perdere consensi e
annacquare il suo programma rivoluzionario.
Ciò, ha portato al
ritiro dalla scena politica di Sanchez, dopo la sconfitta alle
amministrative di Madrid e, già nel 2019, portò alla scissione di
Podemos ed alla formazione del movimento populista-socialista Mas
Pais.
Il prof. Tarchi, nel suo
articolo, fa un'analisi interessante dei fasti passati di Podemos e
del suo più recente declino, spiegando come anche questo movimento,
come Syriza di Tsipras in Grecia, la France Insoumise in Francia e
Die Linke in Germania, finendo per abbracciare il “liberalismo
sociale” - esattamente come tutti i sedicenti partiti “socialisti”
europei, - abbiano finito per annacquarsi e perdere la loro essenza
originaria.
In realtà, si potrebbe
dire che, in Europa, non esista ancora un autentico “populismo” o
“populismo di sinistra”, salvo i tentativi di cui sopra, falliti
proprio perché si è tradito alla base il concetto stesso di
populismo, che è politica socialista di popolo, senza alcun
compromesso con le élite liberali, siano esse di sinistra o di
destra.
Qui è necessaria una
piccola premessa storica. Ovvero occorre tenere presente che il
populismo nacque fra il 1860 e il 1880, in Russia, ad opera dei
narodniki (da narod = popolo), ovvero dei socialisti russi che
vollero alfabetizzare le masse contadine e oppresse e proposero una
riforma agraria in senso socialista, in quanto ritennero che i
contadini fossero l'unica classe rivoluzionaria in grado di opporsi
all'occidentalizzazione della Russia e all'espansione del
capitalismo.
Un filo rosso lega il
socialismo originario, in particolare le battaglie della Prima
Internazionale dei Lavoratori (1864 - 1876), di matrice socialista,
mazziniana, garibaldina e anarchica e il populismo - rettamente
inteso - ovvero privo delle falsificazioni linguistiche e concettuali
operate dal linguaggio mediatico corrente, influenzato dall'ideologia
liberale e borghese.
Fatta tale doverosa
premessa, possiamo dire, con i filosofi Alain de Benoist, Jean-Claude
Michéa e Christopher Lasch, che il populismo è, in sostanza, una
delle più moderne forme di democrazia attiva e partecipativa.
Potremmo dire che è una delle forme più pure di socialismo
conservatore, ovvero di rottura con la modernità liberale e
capitalista, che tutto ha messo in vendita. Dagli elettrodomestici
agli embrioni, oltre che i corpi e le menti dei lavoratori e delle
prostitute.
Va da sé che, il
cosiddetto “populismo di destra”, tanto sbandierato dalla stampa
e dai media quando si parla o si parlava di Salvini, Trump, la
Meloni, Bolsonaro e compagnia, non è affatto populismo, ma
liberal-conservatorismo. In quanto volto a conservare l'attuale
sistema economico-sociale fondato essenzialmente su: crescita
economica; sfruttamento delle risorse; sostegni agli imprenditori (ma
non ai lavoratori o ai precari); conservatorismo nell'ambito dei
diritti civili.
Quanto al populismo
autentico (che potrebbe anche essere definito “populismo di
sinistra” o “nazionalismo di sinistra”), che è ed è stato la
base dei movienti del Socialismo del XXI secolo latinoamericani (dal
socialismo del venezuelano Hugo Chavez al peronismo argentino dei
coniugi Kirchner, passando per il correismo ecuadoriano al sandinismo
nicaraguense, sino alla Bolivia di Evo Morales e all'Uruguay di
“Pepe” Mujica), ma lo è anche del nazionalbolscevismo russo, dei
vari partiti comunisti russi e - per moltissimi versi - del movimento
trasversale e civico dei Gilet Gialli francesi, è un'altra cosa.
Ed è un'altra cosa
perché, innanzitutto, ha un progetto di società e di economia
radicalmente diverso rispetto al modello liberal-capitalista, fondato
sulla crescita e sullo sfruttamento delle risorse e del lavoro.
Ovvero si fonda sul superamento del capitalismo; sulla ricerca del
lavoro in comune (la famosa unione del capitale e del lavoro
predicata anche dal nostro Giuseppe Mazzini in epoca risorgimentale);
sulla redistribuzione delle risorse e sulla valorizzazione delle
risorse naturali e dell'ecosistema. Oltre che su partecipazione più
diretta dei cittadini e dei lavoratori alle decisioni politiche.
E' chiaro che, per
attuare progetti di questo tipo, è fondamentale non scendere a
compromessi con alcun partito di governo. O si arriva da soli al
governo, oppure si continua la lotta.
In questo senso, l'ex
Presidente venezuelano Hugo Chavez, fu un chiaro esempio.
Dopo il tentativo di
insurrezione popolare - contro i governanti corrotti - nel 1992 e
anni di invito all'astensionismo elettorale, si candidò, nel 1998,
con un suo movimento – il Movimento Bolivariano Quinta Republica –
e, ottenendo il 56% dei consensi, fu eletto Presidente. Senza
scendere a compromessi con nessuno.
E' chiaro che, se Podemos
scende a compromessi con i sedicenti “socialisti” di Sanchez, che
hanno un programma fondamentalmente liberal-capitalista, non possono
che dover rinunciare ai loro progetti rivoluzionari e socialisti
autentici E, dunque, finire per perdere consensi, come infatti è
accaduto.
Che è esattamente quanto
successo al Movimento Cinque Stelle (benché non fosse né sia né
populista, né socialista), alleandosi prima con la Lega e poi con il
PD. Cosa ne è rimasto dei loro programmi originari ? Nulla. Cosa sta
rimanendo del loro partito ? E' in caduta libera in tutti i sondaggi.
E' chiaro, dunque, che il
presente e il futuro del populismo, ovvero del socialismo originario,
è una radicale rottura con il sistema attuale. Ma ciò presuppone,
in Europa, un radicale modo di pensare che, per molti versi, solo il
movimento civico dei Gilet Gialli francesi è riuscito – in questi
anni - a comprendere.
Rottura con l'Unione
Europea - utile solo ai ricchi investitori – e con il Fondo
Monetario Internazionale (e le sue politiche di austerità, fra cui
il probabile ritorno dell'IMU sulla prima casa in Italia...sic !).
Rottura con il
capitalismo e con il sistema della crescita economica, che genera
sfruttamento del lavoro, precariato sociale e insicurezza.
Promozione di un sistema
sociale e socialista fondato sul lavoro in comune (lavorare meno e il
necessario a soddisfare i bisogni primari), l'autogestione delle
risorse, la sicurazza economica e sociale per tutti (nessuno
escluso), investimenti massicci in sanità, ricerca e valorizzazione
dell'ambiente e dell'ecosistema.
Comprendere tali
necessità, in una realtà abituata all'ideologia liberal-capitalista
(lastricata di “buone intenzioni”, ma in realtà portatrice del
contrario), non sarà certo facile.
Ma sarebbe già molto se
si riuscisse ad aprire un dibattito in merito.
Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it