lunedì 17 maggio 2021

Cile. Elezioni amministrative e per l'Assemblea costituente vinte dalle sinistra. Sconfitto il governo liberal conservatore. Articolo di Luca Bagatin

Il Cile è stato chiamato alle urne per le elezioni amministrative, oltre che per i 155 seggi dell'Assemblea costituente, voluta a seguito del referendum dell'autunno scorso, che ha abrogato la Costituzione introdotta dal dittatore Augusto Pinochet e in vigore da trent'anni.

Le elezioni hanno fortemente penalizzato la coalizione liberal conservatrice di governo, retto da Sebastian Pinera, già oggetto di proteste a seguito delle politiche di austerità non gradite alla popolazione.

La coalizione governativa di centrodestra Vamos por Chie, infatti, si è fermata al 20,8% dei consensi alle elezioni per l'Assemblea costituente, mentre - il blocco delle sinistra, composto da Partito Comunista, Lista Apruebo e Apruebo Dignidad - ha conquistato il 33,2% e, sempre un terzo dei voti, è stato ottenuto dai candidati indipendenti dell'opposizione.

Ottimo risultato del Partito Comunista anche nella capitale, Santiago del Cile, che elegge a Sindaco la trentunenne economista Iraci Hassler, che, con il 38,6% ha battuto l'attuale Sindaco liberal conservatore Felipe Alessandri.

Pinera ha ammesso la sconfitta, dichiarando che: “In queste elezioni, la cittadinanza ha inviato un messaggio forte e chiaro al governo e a tutte le forze politiche tradizionali: non siamo sintonizzati in modo adeguato con le richieste e i desideri dei cittadini e siamo chiamati al confronto da nuove espressioni e da nuovi leader”.

Il 21 novembre prossimo, in Cile, si terranno le elezioni presidanziali e i più recenti sondaggi danno in testa la candidata del Partito Umanista (populismo di sinistra/socialismo libertario), Pamela Jiles (ex iscritta al Partito Comunista), al 18%; a seguire il candidato del Partito Comunista Daniel Jadue, con l'11% dei consensi e, al terzo posto, il candidato liberal conservatore Joaquin Lavin con il 10%.

Luca Bagatin

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sabato 15 maggio 2021

Presente e futuro del populismo (di sinistra). Articolo di Luca Bagatin

Interessante l'articolo del prof. Marco Tarchi, politologo e studioso in particolare di populismo, sul quotidiano “Domani” del 14 maggio scorso, dal titolo “Il sogno del populismo di sinistra si è scontrato con la realtà”.

Il prof. Tarchi si riferisce, in particolare, alla fine politica dell'ex politico Pablo Iglesias ed alla china presa dal suo movimento Podemos che, una volta andato al governo con il Partito Socialista di Sanchez (consentendo a Iglesias di divenire Vicepremier), ha finito per perdere consensi e annacquare il suo programma rivoluzionario.

Ciò, ha portato al ritiro dalla scena politica di Sanchez, dopo la sconfitta alle amministrative di Madrid e, già nel 2019, portò alla scissione di Podemos ed alla formazione del movimento populista-socialista Mas Pais.

Il prof. Tarchi, nel suo articolo, fa un'analisi interessante dei fasti passati di Podemos e del suo più recente declino, spiegando come anche questo movimento, come Syriza di Tsipras in Grecia, la France Insoumise in Francia e Die Linke in Germania, finendo per abbracciare il “liberalismo sociale” - esattamente come tutti i sedicenti partiti “socialisti” europei, - abbiano finito per annacquarsi e perdere la loro essenza originaria.

In realtà, si potrebbe dire che, in Europa, non esista ancora un autentico “populismo” o “populismo di sinistra”, salvo i tentativi di cui sopra, falliti proprio perché si è tradito alla base il concetto stesso di populismo, che è politica socialista di popolo, senza alcun compromesso con le élite liberali, siano esse di sinistra o di destra.

Qui è necessaria una piccola premessa storica. Ovvero occorre tenere presente che il populismo nacque fra il 1860 e il 1880, in Russia, ad opera dei narodniki (da narod = popolo), ovvero dei socialisti russi che vollero alfabetizzare le masse contadine e oppresse e proposero una riforma agraria in senso socialista, in quanto ritennero che i contadini fossero l'unica classe rivoluzionaria in grado di opporsi all'occidentalizzazione della Russia e all'espansione del capitalismo.

Un filo rosso lega il socialismo originario, in particolare le battaglie della Prima Internazionale dei Lavoratori (1864 - 1876), di matrice socialista, mazziniana, garibaldina e anarchica e il populismo - rettamente inteso - ovvero privo delle falsificazioni linguistiche e concettuali operate dal linguaggio mediatico corrente, influenzato dall'ideologia liberale e borghese.

Fatta tale doverosa premessa, possiamo dire, con i filosofi Alain de Benoist, Jean-Claude Michéa e Christopher Lasch, che il populismo è, in sostanza, una delle più moderne forme di democrazia attiva e partecipativa. Potremmo dire che è una delle forme più pure di socialismo conservatore, ovvero di rottura con la modernità liberale e capitalista, che tutto ha messo in vendita. Dagli elettrodomestici agli embrioni, oltre che i corpi e le menti dei lavoratori e delle prostitute.

Va da sé che, il cosiddetto “populismo di destra”, tanto sbandierato dalla stampa e dai media quando si parla o si parlava di Salvini, Trump, la Meloni, Bolsonaro e compagnia, non è affatto populismo, ma liberal-conservatorismo. In quanto volto a conservare l'attuale sistema economico-sociale fondato essenzialmente su: crescita economica; sfruttamento delle risorse; sostegni agli imprenditori (ma non ai lavoratori o ai precari); conservatorismo nell'ambito dei diritti civili.

Quanto al populismo autentico (che potrebbe anche essere definito “populismo di sinistra” o “nazionalismo di sinistra”), che è ed è stato la base dei movienti del Socialismo del XXI secolo latinoamericani (dal socialismo del venezuelano Hugo Chavez al peronismo argentino dei coniugi Kirchner, passando per il correismo ecuadoriano al sandinismo nicaraguense, sino alla Bolivia di Evo Morales e all'Uruguay di “Pepe” Mujica), ma lo è anche del nazionalbolscevismo russo, dei vari partiti comunisti russi e - per moltissimi versi - del movimento trasversale e civico dei Gilet Gialli francesi, è un'altra cosa.

Ed è un'altra cosa perché, innanzitutto, ha un progetto di società e di economia radicalmente diverso rispetto al modello liberal-capitalista, fondato sulla crescita e sullo sfruttamento delle risorse e del lavoro. Ovvero si fonda sul superamento del capitalismo; sulla ricerca del lavoro in comune (la famosa unione del capitale e del lavoro predicata anche dal nostro Giuseppe Mazzini in epoca risorgimentale); sulla redistribuzione delle risorse e sulla valorizzazione delle risorse naturali e dell'ecosistema. Oltre che su partecipazione più diretta dei cittadini e dei lavoratori alle decisioni politiche.

E' chiaro che, per attuare progetti di questo tipo, è fondamentale non scendere a compromessi con alcun partito di governo. O si arriva da soli al governo, oppure si continua la lotta.

In questo senso, l'ex Presidente venezuelano Hugo Chavez, fu un chiaro esempio.

Dopo il tentativo di insurrezione popolare - contro i governanti corrotti - nel 1992 e anni di invito all'astensionismo elettorale, si candidò, nel 1998, con un suo movimento – il Movimento Bolivariano Quinta Republica – e, ottenendo il 56% dei consensi, fu eletto Presidente. Senza scendere a compromessi con nessuno.

E' chiaro che, se Podemos scende a compromessi con i sedicenti “socialisti” di Sanchez, che hanno un programma fondamentalmente liberal-capitalista, non possono che dover rinunciare ai loro progetti rivoluzionari e socialisti autentici E, dunque, finire per perdere consensi, come infatti è accaduto.

Che è esattamente quanto successo al Movimento Cinque Stelle (benché non fosse né sia né populista, né socialista), alleandosi prima con la Lega e poi con il PD. Cosa ne è rimasto dei loro programmi originari ? Nulla. Cosa sta rimanendo del loro partito ? E' in caduta libera in tutti i sondaggi.

E' chiaro, dunque, che il presente e il futuro del populismo, ovvero del socialismo originario, è una radicale rottura con il sistema attuale. Ma ciò presuppone, in Europa, un radicale modo di pensare che, per molti versi, solo il movimento civico dei Gilet Gialli francesi è riuscito – in questi anni - a comprendere.

Rottura con l'Unione Europea - utile solo ai ricchi investitori – e con il Fondo Monetario Internazionale (e le sue politiche di austerità, fra cui il probabile ritorno dell'IMU sulla prima casa in Italia...sic !).

Rottura con il capitalismo e con il sistema della crescita economica, che genera sfruttamento del lavoro, precariato sociale e insicurezza.

Promozione di un sistema sociale e socialista fondato sul lavoro in comune (lavorare meno e il necessario a soddisfare i bisogni primari), l'autogestione delle risorse, la sicurazza economica e sociale per tutti (nessuno escluso), investimenti massicci in sanità, ricerca e valorizzazione dell'ambiente e dell'ecosistema.

Comprendere tali necessità, in una realtà abituata all'ideologia liberal-capitalista (lastricata di “buone intenzioni”, ma in realtà portatrice del contrario), non sarà certo facile.

Ma sarebbe già molto se si riuscisse ad aprire un dibattito in merito.

Luca Bagatin

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venerdì 14 maggio 2021

FRAGRANZE DI DONNA. Tre poesie di Luca Bagatin

 

AMAZZONE INDOMITA

Bellezza dell'Est, 

Con sguardo profondo e orgoglioso. 

Amazzone indomita.

Questo risveglia il cuore

Dell'Eroe che sa capire

In profondità

La tua Anima.

Luca Bagatin

 

SENSUALITA' ARMONIOSA

Sensualità armoniosa,

Sensualità che il cuore

Rafforza e rende più puro.

Sensualità che si ammira,

Per sognare, ancora

Poggiando le labbra

Laddove la tua femminilità

Ravviva l'Anima

Di chi la assapora.

Luca Bagatin

 

ANIMA SELVATICA

E' l'Anima selvatica

L'essenza femminile

Che risveglia

I sensi addormentati

Di un cuore inaridito.

E' l'Anima selvatica

Che risveglia la Natura

Che si cela oltre il guado.

E' l'Anima selvatica

Che, superando ogni inibizione,

Arriva sicura e fiera al porto.

Il porto dell'Amore.

Luca Bagatin

Il popolo colombiano viene represso, ma il Parlamento Europeo vorrebbe fare pressione sulla Bolivia.... Articolo di Luca Bagatin

Il popolo colombiano protesta – dal 28 aprile scorso - contro il governo conservatore retto da Ivan Duque, che continua a reprimere le rivolte popolari con la violenza, come denunciato anche da diverse organizzazioni per i diritti umani.

Le proteste sono nate a seguito delle riforme introdotte dal governo, che andranno a penalizzare i ceti medi e poveri. Tali riforme prevedono un aumento delle tasse, a iniziare dall'IVA, mentre la riforma sanitaria sarà ispirata al modello statunitense, con l'introduzione di polizze private e prezzi differenti a seconda delle patologie delle persone.

Mentre le proteste del popolo colombiano vengono represse nella violenza, la Vicepresidente del Parlamento Europeo, la liberal conservatrice Dita Charazová, vuole fare pressione non già sulla Colombia, bensì sulla Bolivia, che si appresta a condannare l'ex presidente golpista Jeanine Añez e i suoi complici.

Il Parlamento Europeo, infatti, nelle scorse settimane ha votato a maggioranza una mozione dell'estrema destra, nella quale si vorrebbe invitare il governo socialista della Bolivia - retto da Luis Arce - a rilasciare i golpisti che – nell'autunno del 2019 – con un golpe, presero il potere nel Paese, attuando politiche di macelleria sociale e di repressione del dissenso.

Il governo Arce – da parte sua - ha respinto ogni forma di interferenza da parte del Parlamento Europeo in merito al processo che vedrà imputata la Añez e i suoi complici.

Luca Bagatin

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martedì 11 maggio 2021

Riaperture ? Ovvero un ritorno al vecchio sistema e al vecchio sfruttamento

Continuo a pensare che, con questa pandemia, si sia perduta una grande occasione.
Ovvero sovvertire l'economia per come l'abbiamo conosciuta.
Pretendere la fine del capitalismo, delle grandi imprese private, delle multinazionali.
Pretendere l'abolizione del debito pubblico per gli Stati.
Pretendere il lavoro in comune e autogestito e la gestione diretta delle imprese da parte di chi vi lavora.
Pretendere un reddito UNIVERSALE per tutti.
Si è protestato per puttanate.
Per riaperture che porteranno al vecchio sistema e al vecchio sfruttamento.
E già si contano i primi morti sul lavoro.
Il mondo, in generale, poi, è, tristemente, ancora in una nuova forma di Guerra Fredda.
Nonostante il rischio di pandemie sia ancora e sempre dietro l'angolo. E sia particolarmente pressante, oggi, nei Paesi più poveri.

Luca Bagatin

venerdì 7 maggio 2021

Russia. Muore, a 101 anni, Egor Ligaciov, il leone leninista che sfidò Gorbaciov. Articolo di Luca Bagatin


Oggi 7 maggio, è morto Egor Ligaciov, dirigente sovietico di lungo corso.

Ligaciov nacque nel 1920 e festeggiò il suo centesimo compleanno lo scorso autunno. Nel periodo dal 1965 al 1983, fu a capo della regione di Tomsk e, dal 1985 al 1990, fu membro del Politburo del Comitato Centrale del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS).
Al 28esimo Congresso del PCUS, nel 1990, criticò pesantemente Gorbaciov per le sue posizioni revisioniste e per aver aggirato il Partito, attraverso la sua presidenza.
Durante lo stesso Congresso, sfidò Gorbaciov per la carica di Segretario Generale del Partito, presentandosi come candidato "leninista" (contrapponendosi al "riformismo" di Gorbaciov).
Come dirigente dell'URSS, durante il periodo della Perestrojka, difese il sistema monopartitico nel Paese e i valori del socialismo, contro ogni forma di revisionismo e di golpismo eltsiniano.
Dopo la fine dell'URSS, fu eletto tre volte deputato alla Duma di Stato nelle file del Partito Comunista della Federazione Russa, di cui fu anche dirigente.

Luca Bagatin
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