domenica 26 dicembre 2021

Niente è MAI come appare. Riflessioni di fine anno di Luca Bagatin

Purtroppo non possiamo scegliere le caratteristiche fisiche con le quali veniamo al mondo.

Spesso le caratteristiche esteriori non corrispondono affatto a quelle interiori, ma raramente il prossimo se ne rende conto.

Pensiamo che tutto ciò che è visibile sia reale, eterno, immutabile e vero. Ma non è affatto così.

È esattamente l'opposto.

(Luca Bagatin)

La natura delle donne non è fatta per essere imbrigliata in qualche schema o da qualcuno.

In realtà non lo è nemmeno la natura dell'uomo, che spesso perde tempo e energie nel rincorrere beni materiali, sicurezze e una compagna (a tutti i costi).

Nel mondo materiale nulla è certezza, molto è dolore e tutto è attaccamento.

Una volta spezzato ogni attaccamento materiale c'è spazio solo per una sconfinata libertà (prima di tutto mentale).

(Luca Bagatin)

Riflettevo sulle discriminazioni.

La società, soprattutto moderna, tende spesso e spontaneamente a tutelare le cosiddette "minoranze" e a volerle "includere".

Per cui si tutelano le donne, le persone di colore, i disabili e gli omosessuali. Che, in realtà, non sono affatto minoranza. Semplicemente, per ignoranza, nei secoli, sono stati emarginati o sottomessi.

In realtà la società (dei "normali"), non prende minimamente in considerazione le persone che fanno fatica ad integrarsi, anche se queste sono di sesso maschile, bianche, eterosessuali e non hanno disabilità evidenti (magari le hanno, ma non sono "visibili" agli occhi degli apparentemente "normali").

Questa forma di discriminazione permane e temo rimarrà.

Della società dei "normali", fondata sull'ipocrisia e la menzogna, dubito ci si possa fidare.

Perché ottusa, stupida e incapace di guardare oltre il proprio naso, sin tanto che essa continuerà ad esistere.

(Luca Bagatin)

Riunione fra il Partito Comunista della Federazione Russa e quello della Repubblica Popolare di Donetsk. Articolo di Luca Bagatin

Come riportato dall'organo di stampa “Avanti”, del Partito Comunista della Repubblica di Donetsk, http://wpered.su, il 26 dicembre, a Donetsk, si è tenuta una riunione della delegazione del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), giudata dal deputato russo Kazbek Taisayev (Primo Vice Presidente del Comitato Centrale dell'Unione dei Partiti Comunisti – Partito Comunista dell'Unione Sovietica (UPC – CPSU) e il Partito Comunista della Repubblica Popolare di Donetsk, giudato da Boris Litvinov.

Dopo le formalità di rito, Taisayev ha parlato dell'assistenza fornita dal Partito Comunista della Federazione Russa, guidato da Gennady Zjuganov (e maggior partito d'opposizione russo) al popolo del Donbass e della Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk.

Il deputato del KPRF ha fatto inoltre presente che, il partito, è riuscito ad ottenere un aumento del numero di posti finanziati nelle università russe per i residenti nelle Repubbliche Popolari del Donbass, il rilascio di diplomi russi per un'università di medicina e passaporti russi per i residenti nelle Repubbliche Popolari.

I comunisti russi patrocinano, infatti, diverse istituzioni educative e forniscono regolarmente aiuti umanitari ai residenti nel Donbass più bisognosi.

Luca Bagatin

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venerdì 24 dicembre 2021

A NATALE PUOI? Racconto surRenale di Luca Bagatin

A Natale tutti a ricercare l'ultimo regalo, ad accalcarsi nei centricommerciali, freneticamente, con la frenetica frenesia dei frenologi dell'Ottocento.
Perché, nell'800, i fenologi andavano di fretta? Chiederete voi.
E che ne so? Però suonava bene. Un po' come la campana per Heminguay che, pure, non era sordo come la suddetta.
"A Natale si può amare di più", ma a ricordarcelo c'è solo il jingle (bells, siamo a Natale!) dello spot pubblicitario del pandoro Bauli.
"A Natale puoi fare ciò che non puoi fare mai", ci ricorda il medesimo spot.
Ad esempio potremmo scassinare una gioielleria. Se non l'abbiamo mai fatto. Per dire.
Ma, più prosaicamente, potrei mettermi a dieta.
Cosa che non ho mai fatto, sia detto per inciso, e l'ho evitato perché amo mangiare con gli incisivi in modo tutt'altro che conciso (e men che meno circonciso, eh!, sia BEN chiaro!).
Oggi ho mangiato al giapponese "all you can eat", che suona (come la campana di Heminguay) tipo "tutto quello che puoi mangiare". E, in effetti, ho svuotato la cucina giapponese, pagando poco più di una pizza. Che non ho mangiato. Ma non tanto perché ero pieno, quanto perché non era nel menù.
All'all you can eat, ad ogni modo, preferisco l'"all you need is love" dei Beatles. Perché ho nostalgia di Alberto Castagna. O, meglio, del suo cappello, detto, appunto "castagna".
Tutto ciò di cui hai bisogno è l'amore e a Natale si può amare di più.
Anche se non compri il pandoro Bauli. Anche se non sei un frenologo e non svaligerai alcuna gioielleria e eviterai la dieta (molto meglio evitarla, infatti!).
A me, a Natale, piacerebbe amare Irene, ma, nell'impossibilità, le mando un bacio, un saluto e anche un augurio di buon duemilaecredici.
 
Luca Bagatin

Russia. Il Plenum del Comitato Centrale del partito “Comunisti di Russia” fa il punto della situazione. Articolo di Luca Bagatin

  

Si è tenuto, a Mosca, il 19 dicembre scorso, il Plenum del Comitato Centrale del partito “Comunisti di Russia” (CPKR), guidato da Maxim Suraykin.

Partito non revisionista e dai principi marxisti-leninisti ortodossi, il CPKR ha fatto il punto della situazione dopo le elezioni parlamentari russe, tenutesi nel settembre scorso.

La risoluzione della sessione plenaria, ha rilevato che, nonostante i non ottimi risultati delle elezioni parlamentari del 19 settembre, che hanno riconfermato la maggioranza al partito liberal conservatore “Russia Unita” di Putin, il CPKR ha rafforzato la sua presenza nella raccolta di firme e nell'ambito della campagna elettorale, sia attraverso i canali tradizionali (giornale di partito e volantinaggi), che attraverso i social network.

I “Comunisti di Russia” hanno inoltre ribadito il loro slogan elettorale, ovvero “Abbasso il capitalismo, per il socialismo!”, che ha ricevuto risposte positive da parte di un elettorato sempre più in fermento, vista la situazione sempre più drammatica dell'economia capitalista russa e delle ripercussioni sulle fasce più deboli, ottenendo un sostegno di 700.000 elettori.

Il CPKR ha peraltro ottenuto tre deputati regionali in più, rispettivamente nei parlamenti del territorio dell'Altai e nelle regioni dell'Amur e di Omsk, per un totale di 65 deputati regionali. Risultato che è stato considerato notevole per un partito non ancora presente nella Duma, ovvero il Parlamento russo.

Il CPKR ha peraltro ribadito la necessità di ripristinare il potere sovietico e di abbandonare definitivamente il capitalismo, secondo gli insegnamenti di Vladimir Lenin, invitando tutti i componenti del partito a perseverare nell'ottenimento di tale risultato.

Luca Bagatin

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martedì 21 dicembre 2021

Solstizio d'Inverno, Yule, festa della Luce e del Natale del Sole Invincibile. Articolo di Luca Bagatin

Il Natale è una forma rituale antica il cui significato originario andò perduto già per molti versi con l’avvento del cristianesimo, il quale utilizzò la festività pagana del Sol Invictus ovvero del Dies Natalis Solis Invicti (Giorno Natale del Sole Invincibile), la festività di Yule secondo il calendario celtico e dei Saturnalia secondo quello romano, per decretare – attraverso l’Imperatore Costantino – la nascita di Gesù detto Il Cristo.

Il Solstizio d’Inverno, in celtico Yule, rappresenta dunque un passaggio fondamentale per tutte le persone impegnate sul sentiero spirituale, da comprendere e interiorizzare. È il momento in cui la luce vince sull’oscurità, il momento in cui la Dea partorisce il Bambino Sacro, il momento in cui la vibrazione della speranza si diffonde come un’onda sulla Terra.

Simbolicamente, ad ogni modo, anche la nascita (simbolica ma non storica) del Cristo può indicare la Luce, il Sole che illumina d’amore le coscienze terrene e le invita al dono ed è in questo senso che il Natale può essere celebrato e vissuto. Non dovrebbe, in sostanza, essere certo la festa del commercio, del consumo, dello spreco, tanto in voga nell’occidente liberal-capitalista.

Ricordo che, anni fa, partecipai alla presentazione di un illuminante saggio dell’amico prof. Claudio Bonvecchio, dall’emblematico titolo “Filosofia del Natale”.

Un saggio senza tempo, che merita di essere conosciuto, in quanto va ad approfondire il significato di questa festività, troppo relegata al consumismo e molto poco al suo profondo significato spirituale, gnostico ed esoterico.

Il testo del prof. Bonvecchio spiega infatti come il Natale, Yule, la Festa della Luce o, appunto, il “Giorno Natale del Sole Invincibile”, fosse festeggiato tanto dalle popolazioni indo-iraniche devote al dio del sole Mithra, quanto dagli antichi romani, attraverso le celebrazioni dei “Saturnalia” in onore, appunto, di Saturno, il mitico dio della pace e della felicità.

Con l’avvento del cristianesimo, come spiegato anche dal prof. Bonvecchio, per volontà dell’Imperatore romano Costantino, fu deciso di cumulare la festa del Sol Invictus con quella della nascita del Cristo, considerato, appunto, la “Luce del Mondo” e fu così che il 25 dicembre divenne la data ufficiale della festività del Natale.

Di quel Natale ricco di simboli antichissimi, dunque, tutti spiegati nel testo del buon prof. Bonvecchio: dall’Albero natalizio – simbolo dell’unione fra Cielo e Terra – passando per il significato della stella di Natale, del vischio, dei cibi natalizi, dei canti di Natale e via via sino agli ornamenti dell’albero di Natale stesso e del presepe.

In particolare il prof. Bonvecchio si sofferma sulla spiegazione del simbolismo della grotta, ovvero della capanna nella quale, secondo quanto scritto nei Vangeli Apocrifi (e non in quelli canonici), nacque il Cristo. La grotta, secondo tutte le tradizioni simboliche, rappresenta infatti l’“uterus mundi”, ovvero il luogo nel quale si trovano le acque primordiali che, come il liquido amniotico per il feto, portano alla nascita/rinascita di una nuova vita. Oltretutto, come spiegato nel saggio, le grotte erano i luoghi nei quali non solo nascevano le grandi divinità, ma erano anche il santuario nel quale venivano praticati i rituali in onore alla Grande Madre o al dio Mithra, imperniati non a caso sulla morte simbolica e sulla rinascita dell’iniziando.

Altra figura simbolica del Natale è quella relativa a Babbo Natale, il quale incarna la figura di San Nicola, vescovo in Asia Minore e protettore dei bambini ai quali, come tradizione vuole, porta in dono dei regali. I bambini, peraltro, secondo tutte le tradizioni simboliche, sono considerati l’incarnazione degli antenati morti che, peraltro, erano i veri protagonisti della festività romana dei “Saturnalia”. E’ così che, per allontanare l’immagine della morte dalla società e farci credere nella vita, Babbo Natale colma i bambini di doni, propiziandosi così anche le anime degli antenati defunti.

Anche il prof. Bonvecchio, in conclusione del suo saggio, sempre attuale, pone l’accento sul drammatico abbandono dello spirito del Sacro da parte di un’incalzante società mercantilista e dei consumi, che ha trasformato il Natale – persino in piena pandemia Covid 19 – nel solito happening del commercio, figlio di una società sempre più relativista, nichilista, fredda, tecnologica, edonista, globalizzata.

Una società neo-oscurantista, potremmo dire, laddove le tenebre sono rappresentate da questi aspetti materialistici e volti al profitto individuale, anziché al bene collettivo e comunitario.

Ecco dunque la necessità di invertire la rotta, di ricercare la luce dentro noi stessi, attraverso la riscoperta della dimensione del Sacro: restituendo dignità al simbolo, alla simbolica, alla filosofia del Natale, liberando così la società della metaforiche tenebre che l’avvolgono.

Solo allora potremo assistere ad una nuova rinascita del Vero, del Buono, del Bello, ovvero nel momento in cui ci riapproprieremo dell’autentico significato gnostico della festività natalizia.

Non il Natale del consumismo, dunque, ma il Natale della Luce, del Sole, dell’innocenza dei bambini non più resi adulti da una società senza coscienza, ma aperti alla conoscenza di sé stessi per costruire, da adulti, un mondo d’amore, armonia e fratellanza universale.

Luca Bagatin

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Fascismo e liberalismo, due facce della stessa (totalitaria) medaglia

I fascisti e i liberali non comprendono che la loro natura è la stessa.
I fascisti puntano a uno Stato forte, dove l'autorità statale governi, continuando non solo a permettere la proprietà privata, ma anche sostenendo i ricchi industriali.
I liberali puntano a uno Stato più debole, leggero, ma dove la proprietà privata e il ricco imprenditore, rimangono le figure centrali della società.
Considerare fascismo e liberalismo come due facce sfruttatrici della stessa medaglia è necessario.
Stato, mercato, proprietà privata imprenditoriale (oltre che sistema monetario e religione) sono le malattie della modernità.
Vanno abolite e distrutte.
Per dare TUTTO il potere ai popoli.
Nel segno del socialismo autogestito.
 

lunedì 20 dicembre 2021

Andrea G. Pinketts era una leggenda. Articolo/ricordo di Luca Bagatin

  

Vorrei, di seguito, ripubblicare l'articolo che scrissi quando appresi della morte dell'amico Andrea G. Pinketts, il 20 dicembre 2018. 

Andrea era una leggenda.

Era la leggenda di sé stesso.

Era Lazzaro Santandera, il suo alter ego letterario, in grado di sgominare bande di criminali incalliti e persino di resuscitare.

Andrea G. Pinketts - al secolo Andrea Giovanni Pinchetti - con le sue cravatte fantasia, le sue giacche e cappelli colorati - era immortale e tale rimarrà.

Ex pugile, ex fotomodello, ex istruttore di arti marziali, giornalista investigativo e soprattutto scrittore di gialli e di racconti noir.

Grande viveur, bevitore di birre enormi (nello storico locale milanese "Le Trottoir" gli fu dedicata - oltre che una sala - la birra formato gigante battezzata, per l'appunto, "birra Pinketts") e fumatore di sigari. Andrea Pinketts era scrittore funambolico e poliedrico.

Negli Anni '80 recitò un piccolo ruolo nel film di Carlo Vanzina "Via Montenapoleone". Diventeranno celebri le sue inchieste giornalistiche per "Esquire" e "Panorama", che lo porteranno, negli Anni '90, ad incastrare alcuni camorristi nella città di Cattolica; all'incriminazione della setta dei "Bambini di Satana" e a suggerire agli inquirenti il profilo del "mostro di Foligno" Luigi Chiatti.

Furono queste esperienze che gli permisero di scrivere i suoi numerosi romanzi e racconti gialli e noir: da "Lazzaro vieni fuori" a "La capanna dello zio Rom", passando per "Il vizio dell'agnello", "Il conto dell'ultima cena", "Il senso della frase" e moltissimi altri (almeno una ventina).

Il protagonista era sempre lui, ovvero il suo alter ego: Lazzaro Santandrea. Un perdigiorno che vive con la madre ed il cagnolone Benvenuto e si mantiene con l'eredità della ricca zia Olghina. Frequentatore seriale di bar, amici e belle donne, Lazzaro si ritrova inevitabilmente sempre coinvolto in casi di cronaca nera che...armato del suo sigaro (rigorosamente Antico Toscano) e del suo "senso della frase", condito di giochi di parole funambolici e della sua abilità nel provocare e vincere risse, riuscià immancabilmente a risolvere. Incastrando il criminale o i criminali di turno, riuscendo a, come dice stesso Lazzaro, "fare giardino", ovvero risollevare le sorti di una situazione disastrosa riscrivendo e "sovvertendo" ogni regola.

I romanzi di Andrea erano e rimangono dei pezzi unici di letteratura per diverse ragioni: sono tratti da casi di cronaca nera che lui ha vissuto in prima persona; i personaggi sono tutto tranne che immaginari, ma rappresentano - spesso con tanto di nome e cognome reali - i suoi amici e conoscenti (uno dei quali ho avuto modo di conoscerlo personalmente); sono uno scoppiettante susseguirsi di assonanze e giochi di parole e letterari, battute comiche ad effetto, pur calate in un contesto da romanzo giallo, noir, ricco di colpi di scena.

Andrea Pinketts li ha scritti regolarmente tutti nel locale che ha sempre frequentato ogni sera e notte - "in mezzo al casino", che gli permetteva di concentrarsi, come diceva lui - ovvero Le Trottoir, in pieno centro a Milano. E sono stati tutti scritti con la sua fedele penna Mont Blanc, in quanto non amava le tecnologie e, quando lo conobbi, sapeva a malapena maneggiare un telefono cellulare di vecchissima generazione.

Andrea era un caro amico, che ho avuto l'onore e il privilegio di conoscere nella primavera del 2004, proprio al Trottoir. Lì ci siamo dati appuntamento, dopo che avevo divorato gran parte della sua produzione letteraria e ne ero rimasto affascinato. Da allora ci siamo visti spesso, in quegli anni, abbiamo bevuto e fumato sigari a lungo sia al Trottoir che allo Smooth di Via Buonarroti, vicino a dove abitava con la madre Mirella, la quale, ricordo, gli preparava le valige ogni qual volta era invitato a tenere presentazioni dei suoi libri, oppure doveva presiedere qualche concorso in qualità di giurato.

Come Jack Kerouac, anche Andrea, oltre ad essere uno sregolato in tutto, era legatissimo a sua madre. E come Jack Kerouac, anche Andrea era amico di Fernanda Pivano, la quale lo definì, nelle prefazioni ai suoi libri "un duro dal cuore di meringa".

Andrea Pinketts era "un duro", sin da ragazzino. Sin da quando fu espulso dal liceo per aver "menato" il preside. Ragazzo irrequieto, insofferente alle costrizioni, evase dalla caserma dei granatieri di Orvieto e si finse psicopatico. Bevitore e fumatore incallito sin da ragazzo, non smise mai quel suo vizio che, come da lui stesso ammesso, finirà per portarlo nella tomba, novello Kerouac, novello "scrittore maledetto" che, sino all'ultimo ha lottato, non già contro i suoi vizi, che per lui erano piaceri e virtù, ma contro la tristezza della sofferenza, contro la tristezza della malattia. Quella tristezza che ti fa essere e sentire debole, mentre Andrea Pinketts, documentando la sua degenza all'ospedale Niguarda di Milano con numerosi video su Youtube, ci appare come sempre pieno di spirito e di giochi di parole funambolici.

Quei giochi di parole usati anche nelle sue apparizioni televisive in qualità di showman o di opinionista, ove, presentandosi sempre completamente ubriaco (esattamente come Kerouac nelle sue celebri interviste), e pieno di spirito (non solo alcolico), ribaltava ogni canone mediatico, lasciando di stucco la presentatrice o il presentatore di turno che, rimasto senza parole, non poteva che arrendersi al genio e alla sregolatezza di questo artista dei nostri tempi.

Pinketts era, come il suo personaggio letterario Lazzaro, un antieroe. Un "cattivo ragazzo", ma sempre dalla parte dei più deboli e sempre dalla parte dei "buoni" contro i "cattivi", fossero costoro corrotti, stupratori, stalker, balordi che si divertivano a dar fuoco ai barboni. Andrea Pinketts interveniva sempre, in prima persona, con il suo metro e novanta di stazza e le sue capacità di "persuasione".

I romanzi di Andrea Pinketts, a onor del vero, erano più letti all'estero che in Italia. Non era un profeta in Patria, in sostanza. Amatissimo in Francia e lì pluri-premiato, fu apprezzato molto dal regista e sceneggiatore Claude Chabrol che, in ogni suo film, omaggerà Pinketts con un cameo dei suoi romanzi e che avrebbe voluto realizzare un film tratto dal romanzo (a parer mio il più bello) "Il conto dell'ultima cena".

Con Andrea Pinketts, che se ne va a soli 57 anni, non se ne va Lazzaro Santandrea, in quanto, l'ultimo romanzo che lo vede protagonista - "La capanna dello zio Rom" - lascia un finale aperto.

Forse nemmeno Andrea Pinketts se ne va del tutto. Almeno non se ne andrà dal mio cuore, ove lo tengo fra i miei "eroi-antieroi" preferiti, viventi e non, conosciuti da me personalmente o meno (assieme a Jack Kerouac, William Burroughs, Moana Pozzi, Mario Appignani, Peter Boom, Eduard Limonov).

La madre Mirella così lo ricorda, nel suo necrologio ed è con queste toccanti parole - le parole della persona che più lo ha amato al mondo - che vorrei concludere questo mio articolo in sua memoria:

"Con passo marziale sta valicando i confini degli spazi celesti e dei cieli infiniti Andrea G. Pinketts, scrittore-giornalista. Ha accanto l’amore di chi lo ha preceduto che lo accoglie con gioia accorata, così presto! Lazzaro Santandrea, la sua creatura, è ansioso di future, mirabolanti avventure da vivere insieme. Mirella Marabese Pinketts è fiera del tuo talento e della tua genialità. Prosegue il cammino terreno come tu vuoi. Non ti dirò mai addio. Mamma".

Luca Bagatin

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