sabato 14 settembre 2019

Moana Pozzi: eretica, erotica, eroica. Articolo di Luca Bagatin

Eretica, erotica, eroica. Questa era Moana, scomparsa prematuramente a soli 33 anni – l'età del Cristo – il 15 settembre 1994, ovvero venticinque anni fa.
Moana Pozzi fu una donna inquieta e trasgressiva e, perciò, eretica. Incarnò la fine dei rampanti Anni '80 e i decadenti Anni '90.
Incarnò sessualità e sensualità, mai volgarità. E per questo incarnò l'erotismo più autentico, quello che la fa ancora oggi paragonare a una sorta di Dea.
Fu attrice apprezzata da Federico Fellini, che le fece interpretare un ruolo in “Ginger e Fred”, nel 1986. Sarà nel cast di “Borotalco” di Carlo Verdone e in “...e la vita continua” di Dino Risi.
Sarà pornodiva, scoperta, in tutti i sensi, da Riccardo Schicchi e Ilona Staller Cicciolina e sarà co-protagonista del film erotico/giallo “Provocazione”, del regista Piero Vivarelli, assieme al celebre attore Marino Masè; oltre che protagonista di numerose trasmissioni televisive comico-surreali: “Tip Tap Club” (condotta assieme a Bobby Solo), “Matrioska” e “L'Araba Felice”.
Negli Anni '90 la svolta. Moana cerca di liberarsi via via dalla pornografia e recita il ruolo della protagonista in “Amami”, di Bruno Colella, che Iris trasmetterà in prima visione assoluta domenica 15 settembre, alle ore 21.15. “Amami” è il film al quale Moana si sente più legata, in quanto è una sorta di autobiografia che racconta la storia di una ragazza che lavora nel mondo dell'hard, ripudiata dal padre per le sue scelte professionali, ma con il quale riuscirà poi a riconciliarsi.
E' sempre negli Anni '90 che Moana incarnerà sia il simbolo – il suo volto sarà racchiuso all'interno di un cuore rosa - che la leadership della prima lista civica italiana: il Partito dell'Amore ideato da Mauro Biuzzi (che nel 2013 ebbi modo di intervistare lungamente: http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/03/intervista-esclusiva-di-luca-bagatin.html).
Un partito che anticiperà di decenni quello che poteva essere (pur senza riuscirci) il Movimento Cinque Stelle e che contrappose la cultura dell'amore a quella dell'odio (slogan utilizzato poi da Silvio Berlusconi in campagna elettorale). Una lista di persone comuni (salvo la capolista, Moana Pozzi), dichiaratamente antipolitica, di “estremo centro”, di ispirazione situazionista, garibaldina e cristiano-dionisiaca, come ricordato da Biuzzi in più occasioni.
Un partito che immaginava una sorta di Parlamento “a forma ellittica”, ove da una parte si sarebbero collocate le “forze del cambiamento” - guidate dal Partito dell'Amore – e dall'altra la “vecchia partitocrazia”.
Fu con questo spirito che Moana, pur raccogliendo solamente lo 0,5% dei consensi, si candidò finanche a Sindaco di Roma nel 1993, contrapponendosi a Gianfranco Fini e a Francesco Rutelli. Lei sognava una Roma e un'Italia pulita, libera dalla corruzione, onesta, ove tutti potessero avere un alloggio ed essere liberi dai pregiudizi.
Nella mia intervista a Biuzzi, nel febbraio 2013, egli disse, in proposito che “Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il Partito dell'Amore, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero”.
Moana fu per questo e, infine, una donna eroica.
E' così che vogliamo ricordarla. Ed è così che la ricorda l'Associazione che porta il suo nome (il cui sito web è www.moanamoana.it), fondata nel 1999 dalla madre – Giovannina Alloisio – e da Mauro Biuzzi.
Moana Pozzi eretica, erotica, eroica. Oggi come venticinque anni fa.

Luca Bagatin

giovedì 12 settembre 2019

VIVA D'ANNUNZIO ! VIVA FIUME ! VIVA L'AMORE (e la LIBERTA') ! Nel Centenario della sua Impresa

12 settembre 1919 - 12 settembre 2019
 
 
«Io sono per il comunismo senza dittatura […] È mia intenzione di fare di questa città un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse»
(Gabriele D'Annunzio)


Articoli di Luca Bagatin dedicati a d'Annunzio e alla libertaria e socialista Impresa di Fiume:




Cuba. Twitter censura gli account dei media e dei siti istituzionali mentre parla il Presidente Miguel Diaz-Canel. Articolo di Luca Bagatin

La censura è un bavaglio alla libertà di espressione. Di qualsiasi espressione, purché rispettosa del prossimo. La censura impedisce ogni comunicazione e ogni dibattito e quindi è, di per sé, sempre un atto autoritario e antidemocratico.
Sembra che i cosiddetti “social”, che in realtà di sociale hanno poco o nulla, ma hanno molto di commerciale (essendo peraltro di proprietà di società private statunitensi, tutt'altro che neutrali), amino da sempre censurare tutto ciò che non si allinea al pensiero unico politicamente corretto, specie se liberale e atlantista. Oltre che tutto ciò che non è commercialmente vendibile o spendibile.
Se in Italia Facebook censura le pagine di partitini di estrema destra, che comunque in pochi votano, a cadere nelle maglie della censura, ieri, sono stati i ben più seguiti account dei siti istituzionali e media cubani, che sono stati oscurati da Twitter in concomitanza con il discorso del Presidente del Consiglio di Stato e dei Ministri di Cuba, Miguel Diaz-Canel. Il Presidente stava infatti annunciando importanti provvedimenti economici, al fine di affrontare l'aggravarsi dell'ingiusto e iniquo embargo statunitense contro Cuba, che rende difficile, in primis, la produzione di energia e la distribuzione dei prodotti alla popolazione.
E così, ad essere oscurati, oltre che l'account dei principali organi di informazione dell'isola caraibica - Granma, Radio Rebelde, Cuba Debate e Mesa Redonda - anche le pagine del Partito Comunista di Cuba; quello del Ministero della Comunicazione; del Vicepresidente del sindacato dei giornalisti cubani e quello del direttore della comunicazione del Ministero degli Esteri.
Il sindacato dei giornalisti di Cuba, UPEC, ha pubblicato su Cuba Debate un comunicato stampa di denuncia dell'accaduto, nel quale si legge, fra le altre cose: “Appena cominciata la diretta del programma Mesa Redonda, che è cominciata alle 18.30 ora locale ed era attesa da milioni di cubani, decine di giornalisti hanno denunciato su Facebook, WhatsApp e altri social network di essersi visti sospendere i propri account Twitter. Sembrerebbe un’operazione organizzata, con segnalazioni di violazioni dei termini del servizio della piattaforma. Sorprende l’intento politico, la selezione degli account colpiti e il tempismo: proprio mentre parlava Diaz-Canel”.
Nel comunicato, peraltro, si fa presente che lo scorso giugno, la Cuba Internet Task Force del Dipartimento di Stato USA, ha pubblicato un elenco di consigli per l'utilizzo di internet quale mezzo di sovversione e dissidenza a Cuba e, da allora, l'isola sarebbe stata colpita da un numero sempre più crescente di cyber attacchi, come denunciato peraltro dalla giornalista di TeleSur Camila Sanchez.
Una censura davvero pretestuosa, che non fa che gettare ulteriore discredito sulla sedicente democraticità e apertura al dibattito dei cosiddetti “social”.

Luca Bagatin

lunedì 9 settembre 2019

Alle elezioni amministrative russe aumentano i voti ai comunisti. A Mosca, Putin, perde un terzo dei seggi. Articolo di Luca Bagatin

L'8 settembre si sono tenute, in Russia, diverse tornate amministrative: il rinnovo dei governatori di 16 regioni, il rinnovo di deputato locali in 13 regioni, mentre, in 22 città del Paese si sono tenute le elezioni comunali.
Piuttosto importante la tornata amministrativa che ha riguardato il rinnovo del consiglio comunale della Capitale, Mosca, svolta in 45 collegi elettorali a seggio unico.
La partecipazione cittadina, in generale, è stata piuttosto bassa. Alle 18.00, ovvero due ore prima della chiusura dei seggi, a Mosca si è registrata una affluenza del 17,2% (alla chiusura dei seggi, alle ore 20.00, arriverà al 21,04%), mentre, nel resto del Paese, era del 33,75%, come diffuso dalla presidente della Commissione Elettorale Centrale, Ella Pamfilova.
Il partito nazionalbolscevico “Altra Russia”, guidato dallo scrittore Eduard Limonov – il quale chiede da sempre una rivoluzione complessiva dell'economia, dello Stato e della politica, che l'attuale governo non è in grado di fare - avendo invitato al boicottaggio e all'astensionismo, in quanto ha ritenuto tali elezioni una farsa, può dunque esultare. Al partito, come a molti altri candidati, specie indipendenti, non è stato infatti permesso di presentarsi.
Nonostante le denunce di brogli, esulta anche il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), guidato da Gennady Zjuganov, che di fatto rappresenta l'unica opposizione parlamentare al partito liberal capitalista di Putin “Russia Unita” ed i cui candidati hanno incassato persino il sostegno del liberale Navalny, in chiave anti-Putin.
A Mosca il KPRF ottiene 14 dei 45 seggi in consiglio comunale (alla scorsa tornata ne aveva ottenuti solo 5) , mentre “Russia Unita” scende a 26 consiglieri, perdendo un terzo dei seggi, pur mantenendo la maggioranza. Il partito liberale Yabloko ottiene 3 seggi, mentre entra per la prima volta in consiglio, con un seggio, il partito socialdemocratico “Russia Giusta”. Non ottengono invece seggi i partiti di estrema destra, ovvero il Partito LiberalDemocratico e il partito “Rodina”.
Il KPRF aumenta i suoi voti un po' ovunque, soprattutto grazie alle imponenti manifestazioni condotte da un anno a questa parte, in particolare contro l'aumento della povertà nel Paese; contro le ingiuste sanzioni imposte da Europa e USA; contro l'aumento dell'IVA e dell'età pensionabile imposte dal governo e lottando in favore della nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia russa, che vanno al più presto sottratti ai privati e agli oligarchi.
Il Partito Comunista della Federazione Russa entra così - per la prima volta - nel Parlamento di Sebastopoli, in Crimea, ottenendo il 18,7% dei consensi e 3 deputati; con oltre il 50% dei voti, nella città capoluogo del Distretto Federale della Siberia – Novosibirsk – conferma il sindaco comunista Anatoly Lokot; ottiene il 35,7% nella città di Ulaan-Ude, capitale della Repubblica autonoma dei Buriati; nella città di Anadyr', capitale del distretto autonomo di Chukotka (Okrug), ottiene il 25,57%; anche nel Caucaso, nella Repubblica di Karachay-Cherkessia – roccaforte dei liberal-capitalisti di “Russia Unita” - il KPRF aumenta i consensi, ottenendo il 15,72%; nella Repubblica dell'Altai, in Siberia, i comunisti ottengono il 28,54% dei voti, rimanendo il primo partito in diversi collegi elettorali, superando il 30% e l'attuale partito di governo “Russia Unita”. Infine, nella regione Sakhalin Oblast, nell'Estremo Oriente russo, il KPRF ottiene il 23,21%, piazzandosi sempre al secondo posto.
In conferenza stampa, i rappresentanti del Partito Comunista, hanno dichiarato che sono riusciti a dimostrare di essere l'unico partito rivoluzionario e nazional-patriottico con un vero e proprio programma in grado di far uscire il Paese dalla crisi e garantire la sua ripresa. Hanno altresì dichiarato che, più persone vanno a votare, e più è difficile utilizzare il meccanismo delle frodi da parte delle autorità governative.
Le autorità governative, per contro, immaginando un risultato a loro piuttosto sfavorevole, avevano puntato il dito contro Google, Facebook e Youtube, accusandoli di “interferenze straniere”, in quanto hanno permesso, nella giornata di domenica, di pubblicare messaggi elettorali, in violazione della legge russa.
Ciò, a dirla tutta, ricorda un po' le accuse che muovono le autorità USA e dell'Unione Europea alla Russia, quando a vincere sono i partiti cosiddetti “populisti” e, a loro dire, “sostenuti da Putin”.
Il punto è che il liberal capitalismo e l'austerità, ormai da tempo, non convincono più i cittadini dell'Eurasia che, o si astengono in massa (pratica sempre più diffusa), oppure preferiscono votare contro i candidati dell'austerity e del Fondo Monetario Internazionale, siano essi di destra, centro o sinistra.
In Russia, ad oggi, avanzano i comunisti. Gli unici a quanto pare, ad oggi, in Eurasia, secondo chi scrive, a voler dare una risposta chiara e rivoluzionaria alla crisi generata - da qualche decennio - dalla globalizzazione.

Luca Bagatin

venerdì 6 settembre 2019

"Aleksandra, Principessa rossa". Poesie di Luca Bagatin

VISIONE CELESTE
Visione celeste
Di una ragazza dalla pelle morbida
E con occhi profondi,
Sorriso sensuale,
Anima felina.
Le mie parole non possono descrivere ulteriormente.
Le mie parole sarebbero superflue
Per descrivere questa visione celeste.

NOI, AVVOLTI NEL SILENZIO
Avvolti nel silenzio
Noi
Guardiamo là, dove
Il futuro ci guida.
Radioso è il cielo,
Rosso è il nostro cuore.
Bellissima sei tu,
Amica dei gatti,
Amica della mia anima.

PRINCIPESSA ROSSA
Principessa rossa
Vieni dall'antica Russia.
Mi hai trafitto il cuore
Come un dardo.
Non sono morto
Mi sono risvegliato
A nuova vita.

SGUARDO DI UNA NUOVA ALBA
Sguardo di giovane fanciulla.
Sguardo che guarda in lontananza.
Verso il futuro
Di una nuova alba,
Di una rossa alba.
Come il fuoco,
Come il cuore.

LABBRA ROSSE
Labbra a cuore.
Il tuo cuore è coraggioso.
Il tuo cuore è selvaggio.
Come quello di Nadežda Andreevna Durova.
Con queste mie parole onoro il tuo cuore.

INNO ALLA BELLEZZA
Un inno alla tua bellezza.
Un inno ai tuoi occhi.
Un inno alle tue gambe.
Un inno alle tue labbra da baciare.
Un cuore, il mio, che pulsa
Quando ti vedo
E la notte, al buio, diventa più dolce.

Poesie di Luca Bagatin
Modella: Aleksandra Ricikova


martedì 3 settembre 2019

Niente di nuovo sotto il sole partitocratico italiano. Articolo di Luca Bagatin

Il partito dei ricchi di sinistra, ovvero il PD, partito dell'abolizione dell'Articolo 18; della legge Fornero; dell'austerità; del sostegno incondizionato alla NATO e agli USA, senza meriti suoi, potrebbe – grazie all'accordo con i Cinque Stelle – tornare malauguratamente al governo.
Curiosamente, di ciò, dovrebbe ad ogni modo indirettamente ringraziare il partito dei ricchi di destra, ovvero la Lega di Salvini, quella della flat tax, che, facendo cadere il primo governo Conte, ha spianato la strada a nuove ipotesi.
Del resto, sia il partito dei ricchi di sinistra (PD e alleati) che il partito dei ricchi di destra (Lega, Berlusconi e Meloni), hanno non poche visioni politiche in comune: dal sì alla TAV alla politica estera filo statunitense; dalle politiche antisociali alle liberalizzazioni selvagge.
Quanto ai Cinque Stelle, il partito della finta democrazia diretta e del finto populismo, sin dalla sua trasformazione – da movimento di piazza a partito elettoralistico – non ne ha indovinata una.
Anziché catalizzare il potere della piazza – cosa che da quasi un anno a questa parte stanno facendo invece i Gilet Gialli in Francia – e puntare a diventare un partito per la vera democrazia diretta, l'abolizione della partitocrazia e una “nuova idea di mondo”, secondo la prospettiva originaria di Grillo, sono diventati un partito come gli altri.
Lo si è capito soprattutto nel momento in cui, anziché capitalizzare i loro risultati elettorali, divenendo alle ultime consultazioni politiche addirittura partito di maggioranza relativa, tale da poter dettare la linea e le condizioni programmatiche, si sono prima appiattiti sulle posizioni della Lega e, venuta meno quest'ultima, si stanno concedendo armi e bagagli al PD.
Di tutto ciò, stando ai sondaggi almeno, sembra avvantaggiarsi elettoralisticamente la Meloni, almeno per ora, la quale ad ogni modo è programmaticamente pressoché contigua alla Lega e probabilmente le sta rosicchiando consensi.
Nulla di nuovo, dunque, sotto il sole partitocratico.
L'unica alternativa e opposizione sembra farla chi, in Parlamento, oggi non siede, ma nei sondaggi sta aumentando consensi e simpatie. Ovvero il Partito Comunista di Marco Rizzo che, coerentemente, propone l'uscita dell'Italia da Unione Europea, NATO e sistema capitalista, ovvero dalle logiche dei partiti dei ricchi.

Luca Bagatin