mercoledì 9 giugno 2021

Sbagliato equiparare comunismo a nazifascismo. Articolo di Luca Bagatin

Equiparare comunismo a nazifascismo non solo è storicamente sbagliato, ma anche ideologico e pretestuoso.

Se il primo fu un esempio di emancipazione civile e sociale (sia nella sua versione marxista-leninista che anarchica e socialista), declinato nei secoli nelle varie “vie nazionali al socialismo”, il secondo fu un fenomeno essenzialmente capitalista e razzista, come peraltro rilevato negli Anni '20 – quindi agli albori del fenomeno hitleriano - dai nazionalbolscevichi tedeschi Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel.

E' pretestuoso in quanto equiparazione sbandierata già in sede UE dai liberal-capitalisti e da tempo applicata in Paesi semi-autoritari quali Polonia, Ucraina, Paesi Baltici, Slovacchia e Ungheria.

Preoccupante, dunque, la proposta di legge del partito della Meloni, che vorrebbe identificare il comunismo quale “totalitario” (dimenticando che totalitario è piuttosto il liberal-capitalismo, che sta mettendo e mette ogni cosa in vendita, persino le vite delle persone) e addirittura parlando di Venezuela quale Paese comunista e totalitario, quando in realtà è governato democraticamente da un leader eletto socialista (e non comunista, per quanto il Partito Comunista Venezuelano sia nella compagine governativa, pur, peraltro, su posizioni critiche).

Puntare il dito poi contro Cina, Vietnam, Corea del Nord e Cuba, quali Paesi comunisti “totalitari”, significa non solo non conoscerne i meccanismi politici e socio-economici, ovvero il significato di che cosa sono le democrazie popolari, ma anche pensare che tali sistemi siano uguali fra loro, quando invece ciascuno segue la propria personale via nazionale al socialismo, adattata non solo alle caratteristiche sociali, culturali e economiche, ma anche alla volontà dei rispettivi popoli (senza contare che ciascuno di questi Paesi presenta sistemi elettorali e finanche aspetti di democrazia diretta).

Parimenti, puntare il dito contro l'Unione Sovietica quale “dittatura totalitaria”, da parte del partito della Meloni, è altrettanto scorretto, in quanto l'URSS fu un sistema socio-economico e geopolitico ampiamente condiviso dalla popolazione (al punto che questa votò a maggioranza - 77,8% - per la sua conservazione, in un celebre referendum – nel marzo 1991 - poi disatteso dal golpismo di Eltsin), del quale ha ancora oggi nostalgia.

Chi scrive, pur avendo avuto una formazione liberalsocialista e liberaldemocratica ed essendo stato in passato apertamente anticomunista, proprio avendo approfondito tali realtà storiche, sociali e politiche, ha mutato da tempo modo di vedere.

Da dire che persino Eduard Limonov, Egor Letov e il filosofo Aleksandr Dugin, fondatori del Partito NazionaBolscevico in Russia, pur essendo stati in passato fortemente critici nei confronti del sistema sovietico (Limonov si fece espellere dall'URSS, Egor Letov fu a lungo perseguitato e Dugin era apertamente anticomunista), negli Anni '90 mutarono la loro visione e il Partito NazionalBolcevico divenne il più acceso sostenitore di un ritorno all'URSS, certo con un sistema più aperto e un socialismo popolare e anti-burocratico.

Mi sovviene alla mente poi, come la Meloni, nel 2016, inneggiasse alla figura di Gabriele d'Annunzio, contrapponendolo a Che Guevara. 

Allora scrissi un articolo per fare presente come il Vate d'Annunzio non fosse affatto così lontano da Che Guevara, ma, come lui, fosse un eroe anti-casta e un promotore del socialismo, contrapponendosi alla borghesia e all'oligarchia internazionale.

Da non dimenticare anche come d'Annunzio, nell'intervista a una rivista anarchica affermasse: “Io sono per il comunismo senza dittatura […] È mia intenzione di fare di questa città un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse”.

Ricordando anche come tutta la sua cultura fosse “anarchica”. Eh sì, perché, da Kropotkin in avanti, facciamo notare come esista anche il comunismo anarchico e come comunista anarchico fosse Nestor Machno, eroe della rivoluzione russa, che purtuttavia Lenin fece malissimo a non ascoltare.

Perché, se anarchici e comunisti si fossero uniti (un po' come nella visione nazionalbolscevica, che non unisce affatto fascisti e comunisti, ma anarchici e comunisti), l'URSS sarebbe diventata una realtà socialista popolare autentica e completa.

Da notare, peraltro, come proprio l'Unione Sovietica leninista fosse l'unica ad aver riconosciuto la Reggenza del Carnaro d'annunziana e come Lenin, a proposito di d'Annunzio, lo elogiasse quale “unico rivoluzionario in Italia”.

Lo studio e l'approfondimento della Storia e della cultura, dunque, dovrebbe farci rifuggire da ogni norma o atteggiamento liberticida e censorio – tipico ormai del liberal-capitalismo e del liberal-conservatorismo - e aprirci alla più ampia libertà di pensiero, approfondimento e parola.

Ovvero l'opposto rispetto a proposte di legge come quella del partito della Meloni.

Luca Bagatin

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martedì 8 giugno 2021

La nudità censurata dai social. Articolo di Luca Bagatin

Il nudo fa ancora scandalo, a giudicare dal fatto che, alcuni social network, come ad esempio Facebook, lo censurino ancora oggi, nel 2021.

Per quanto artistico, casto, tutt'altro che esibito in modo procace.

Il sottoscritto è stato bannato/bloccato per giorni su Facebook, in passato e finanche di recente, per queste ragioni. Per aver postato foto di nudi artistici tratti da opere del grande fotografo Helmut Newton o comunque scatti artistici nei quali si vedeva una donna completamente nuda, di spalle.

Aggiungendo talvolta una frase che mi sembra oggi più che mai evocativa: “Una delle cose che mi intriga di più in una donna è il suo spirito selvaggio.

Incatenato da secoli da una società di merda, fondata sul materialismo, la religione e il danaro (i più demoniaci degli strumenti inventati dalla mente umana malata), tale spirito aspetta solo di essere liberato.

Per congiungersi al Divino che è in lei/noi”.

Nel 2013 pubblicai un articolo, contenuto anche nel mio secondo saggio, “Ritratti di Donna” (Ipertesto Edizioni, 2014), dal titolo “Il mito della Donna Selvaggia e gli archetipi junghiani attraverso fiabe e miti”, nel quale analizzai il celebre testo “Donne che corrono coi lupi”, della psicanalista junghiana Clarissa Pinkola Estés.

Tale testo è fondamentale per comprendere come le religioni, in particolare quelle monoteiste istituzionalizzate e la cultura patriarcale-clericale, abbiano voluto distruggere tutto quanto di istintuale, naturale e “selvaggio” fosse custodito dalle più antiche civiltà della terra.

Non stupisce, dunque, che la nudità, la sessualità libera e non mercificata (dalla pubblicità commerciale, dalla prostituzione, dalla pornografia dietro pagamento di danaro), desti ancora oggi scandalo e debba essere perseguitata, così come tutti coloro i quali cercano di “liberarla”, attraverso immagini, testi, poesie, riflessioni.

Nel mito antico greco, la natura istintuale e selvaggia delle donne, era rappresentata da Baubo, la dea greca dell'oscenità e della sessualità sacra. Una dea senza testa, i cui occhi sono i capezzoli e la cui bocca è una vagina, la quale aveva il particolarissimo compito di raccontare storie oscene e piccanti, al fine di far sorridere Demetra e quindi trarla in salvo dalla depressione per la perdita della figlia, fornendole l'energia necessaria per riprenderne le ricerche.

Ecco che Baubo rappresenta l'energia sessuale, una vera medicina per lo spirito e pertanto, sin dalle più antiche Tradizioni, ritenuta sacra e paragonata all'umorismo, al sorriso che allevia ogni tristezza e collera.

Ovvero il contrario della repressione, della censura, della tristezza fomentata dalle ideologie, dalle religioni fanatiche e finanche dai social network che della censura (fatta passare per “standard della comunità”) fanno una bandiera.

Libera sessualità e nudità (simbolo della verità senza ipocrisie), libere appunto dalla mercificazione, dal pregiudizio e dalla violenza, furono invece la bandiera non solo degli hippie degli Anni '60, ma, più indietro nel tempo, delle comunità naturiste tedesche degli Anni '20, promosse dal pedagogista Adolf Koch, leader del movimento naturista e socialista Freikörperkultur (cultura del corpo libero), fondato nel 1898.

Ovvero uno dei primi movimenti nudisti a livello mondiale (recuperando le concezioni precedenti alla visione mortificatrice del nudo a partire dal triste e oscuro Medioevo), che, lontano da ogni forma di erotismo, proponeva semplicemente il nudismo – spesso legato a sport atletici - per migliorare il proprio benessere fisico e mentale, a contatto con la natura incontaminata.

Un aspetto peraltro già sperimentato da Gabriele d'Annunzio e dai suo Legionari, nella libera Repubblica di Fiume o Reggenza del Carnaro, nel 1919-1920. Nella Fiume d'annunziana non solo il nudismo era libero, ma era libera ogni forma di sessualità fra persone consenzienti.

Fatto sta che, proprio per il suo carattere libero e socialista, il movimento Freikörperkultur fu bandito e perseguitato dal nazismo.

Non stupisce che, ancora una volta, l'oscurantismo bigotto, conservatore e antisocialista, perseguiti forme di quella che amo definire libera-azione. E' così da secoli e, come per ogni forma di libero pensiero, tutto ciò è destinato, in un modo o nell'altro, a finire represso a vario modo.

Non sia mai che l'essere umano possa scoprire che egli è molto di più di un automa condizionato o condizionabile da ideologie, sovrastrutture, religioni o sistemi economici....

Persino lo scrittore nazionalbolscevico Eduard Limonov, negli Anni '70 e '80, posò per dei celebri scatti fotografici completamente nudo (alcune volte con le mogli dell'epoca, altre da solo).

Ma questi scatti destano ancora oggi scandalo...per i social network e non solo...quando invece l'oscenità è ben altrove.

E' nell'ipocrisia delle menti di chi guarda con occhio limitato e malizioso.

E così, anche questo articolo, nella sua home page, non può essere pubblicato con una foto di nudo, per non incappare nella censura. Ma con la foto della sagoma di una donna, nella natura, che ci da le spalle...forse per non vedere gli orrori del mondo ipocrita e ottuso che abbiamo costruito.

Luca Bagatin

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sabato 5 giugno 2021

Riflessioni contro i demoni del danaro, della religione, del materialismo. Per la liberAzione

Una delle cose che mi intriga di più in una donna è il suo spirito selvaggio.
Incatenato da secoli da una società di merda, fondata sul materialismo, la religione e il danaro (i più demoniaci degli strumenti inventati dalla mente umana malata), tale spirito aspetta solo di essere liberato.
Per congiungersi al Divino che è in lei/noi.
(Luca Bagatin)
 
Sri Narasiṃha fu, secondo la tradizione indù, una delle incarnazioni di Dio (Avatara), ovvero di Sri Visnu-Krishna.
Sri Narasiṃha, uomo-leone, venne sulla terra per difendere il devoto Prahlāda, perseguitato dal demone Hiraṇyākaśipu.
Sri Narasiṃha divorò il demone, ristabilendo la verità e la giustizia sulla terra, come ogni incarnazione Divina.
Le incarnazioni Divine (Avatara) della tradizione indù ci possono a volte sembrare crudeli, violente, senza cuore, contro i demoni che combattono.
Ma in realtà emanano amore in ogni istante, perché impermeabili all'odio.
Uccidendo i demoni, non li odiano. Viceversa, li liberano dalla loro condizione demoniaca e li riportano alla loro condizione Divina.
Ogni Avatara protegge e ama i devoti e tutte le persone che seguono la retta via verso la Divinità.
Ma ama anche i demoni, consapevole che la materialità della vita terrena li ha condotti verso gli abissi.
Dai quali l'Avatara li libera.
Per farli tornare a Dio.
(Luca Bagatin)
 
Giornata mondiale dell'ambiente.
Si parla di salvare il Pianeta, ma, sino a che non si cambierà radicalmente sistema economico, mettendo al bando l'industrializzazione, l'ideologia malsana del lavoro, della produttività e della crescita, continueremo a distruggere il Pianeta e il suo ecosistema.
E le parole di chi auspica il "salvataggio del Pianeta entro i prossimi anni" suonano vane e ipocrite.
(Luca Bagatin)
 

Argentina. 75 anni fa, Juan Domingo Peron, assunse la sua prima presidenza. Articolo di Luca Bagatin

Il 4 giugno 1946, 75 anni fa, Juan Domingo Peron, indimenticato Presidente argentino, assunse la sua prima presidenza.

Già divenuto popolare a seguito del golpe militare del giugno 1943, allorché, assieme ai suoi compagni del Grupo Oficiales Unidos (Gruppo Ufficiali Uniti), rovesciò il governo conservatore del corrotto Ramon Castillo, divenendo Ministro del lavoro e dello stato sociale, Peron contribuirà presto ad emancipare le classi proletarie e oppresse, i cosiddetti descamisados.

Eletto dal Partito Laburista, con il suo primo governo, Peron, inizò a garantire maggiore equità e distribuzione del reddito, iniziando a reprimere ogni forma di oppressione.

Fondatore, nel 1947, del Partito Giustizialista, di orientamento anticapitalista e populista di sinistra, Peron aumentò i salari, mise sotto controllo i prezzi (a iniziare da quello degli affitti) e migliorò le prestazioni previdenziali, investendo nel rafforzamento dello stato sociale. Nazionalizzò i servizi pubblici quali compagnie telefoniche, elettriche, gas e ferrovie.

Tutto ciò si tradusse non solo in un miglioramento delle condizioni di vita dei settori popolari, ma anche in un aumento del PIL, dei beni e dei servizi disponibili e in un forte calo del debito contratto con l'estero.

Nel 1945, Peron, sposò Eva Duarte, soprannominata affettuosamente dal popolo Evita. Evita contribuirà molto alla popolarità del marito, occupandosi peraltro per tutta la sua pur breve vita (morì nel 1952, a soli 33 anni) di diritti delle donne, dei bambini e degli anziani.

Furono i governi di Peron a introdurre, in Argentina, la legge sul divorzio, a sopprimere l'educazione religiosa nelle scuole e a legalizzare la prostituzione. Tutto ciò costò a Peron la scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII.

Nel settembre 1955, un'alleanza fra clero, militari e servizi segreti statunitensi, ad ogni modo, bloccò ogni nuova riforma peronista: un Colpo di Stato guidato dal generale Pedro Eugenio Aramburu, infatti, destituì il Presidente Juan Peron da ogni carica e lo costrinse all'esilio. Un esulio che durò sino al 1973.

In Argentina, peraltro, il Partito Giustizialista fu dichiarato illegale e per quasi vent'anni l'Argentina e il suo popolo subirono un lungo susseguirsi di dittature militari e di violenze, oltre che di pesantissime crisi economiche e di ruberie di Stato, che non permisero più al Paese di risollevarsi come aveva fatto, invece, durante il decennio peronista.

Juan Domingo Peron, ad ogni modo, nel suo esilio di Madrid, scriverà, nel 1967, una sorta di testamento politico, di documento storico e di esortazione al popolo ed ai popoli e lo intitolerà, emblematicamente, “L'ora dei popoli”. In tale testo, che anticiperà il suo ritorno trionfale in patria nel 1973, oltre a denunciare i suoi nemici in patria, denuncerà il pericolo dell'imperialismo yankee, ovvero statunitense. Inoltre, fu forse il primo a denunciare le manovre speculative dei governi USA relative al dollaro, fra cui il fenomeno dei signoraggio, e del Fondo Monetario Internazionale che, peraltro, sono tutt'oggi all'origine della crisi economica che stiamo subendo e fu il primo che, durante il suo mandato di governo, propose l'unificazione dell'America Latina, ovvero la fondazione degli Stati Uniti Latino-Americani.

Peron nel suo “L'ora dei popoli”, a proposito del giustizialismo e delle sue prospettive scrive infatti: “Il giustizialismo si fonda su tre grandi premesse: 1) La necessità di promuovere una riforma che il mondo dei nostri giorni, con la sua inarrestabile evoluzione, stava segnalando come un imperativo ineludibile. 2) La necessità di una integrazione latino-americana per creare, grazie ad un mercato ampliato, senza frontiere interne, le condizioni più favorevoli al nostro sviluppo; per migliorare il tenore di vita dei nostri 200 milioni di abitanti; per creare le basi dei futuri Stati Uniti Latino-Americani, posto che spetta all'America Latina nelle questioni mondiali. 3) L'opportunità di realizzare un'integrazione storica che permetta di consolidare quella liberazione per la quale lottano oggi quasi tutti i popoli sottomessi.

La lotta in favore dei popoli sottomessi, infatti, fu la costante del pensiero e dell'azione di Juan Peron. La sua posizione politica, infatti, coincideva con quel Terzo Mondo sfruttato e depredato dagli USA e, in tal proposito, scriveva, anche riferendosi alla dittatura antiperonista che stava in quegli anni martoriando l'Argentina: “I governi usurpatori di quelle dittature che pretendono di affermare la propria esistenza con la protezione straniera non possono durare. I governi militari e imposti dal Pentagono e dal Fondo Monetario Internazionale, incorreranno nella stessa sorte in Vietnam come in America Latina, in quanto nulla di stabile può essere fondato sull'infamia”.

Socialismo, integrazione storica del Terzo Mondo e dell'America Latina, sovranità popolare, tutti aspetti che gli imperialisti non potevano e non possono tollerare.

Juan Domingo Peron, nonostante il ritorno trionfale in patria nel 1973 e la sua successiva rielazione, lasciando presto il governo nelle mani della seconda moglia Isabelita - che certo non aveva il piglio e l'anima sociale di Evita - non riuscì, causa anche la sua morte avvenuta nel 1974, ad impedire l'avvento di nuovi golpe militari che soffocarono ogni possibile riforma in Argentina.

Fu solo nel 2003 che, con Nestor Kirchner e successivamente sua moglie Cristina (attuale Vicepresidente dell'Argentina), il peronismo tornò al governo, salvo la breve e catasfrofica parentesi del liberale Mauricio Macri (2015 – 2019).

Oggi, nel solco del peronismo, il governo argentino è presieduto da Alberto Fernandez, il quale prosegue nela storica promozione dei diritti sociali e civili del Paese.

Luca Bagatin

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mercoledì 2 giugno 2021

Convegno mondiale dei partiti comunisti organizzato dalla Cina per rilanciare il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

La Cina, ormai potenza mondiale economica, non a caso è fra le più attaccate dagli Stati Uniti d'America, che hanno perso gran parte del proprio primato mondiale.

Assistiamo, dunque, a un nuovo anacronistico scenario da Guerra Fredda, che non fa bene a nessuno.

Non fa bene ai popoli del mondo in primis, che stanno da poco uscendo da una pandemia senza precedenti e ancora tutt'altro che emancipati socialmente, economicamente e culturalmente.

Il Partito Comunista Cinese ha organizzato – il 28 maggio scorso – un convegno mondiale online dei partiti politici comunisti (World Symposium for Marxist Political Parties), al quale sono intervenuti i leader di 58 partiti marxisti-leninisti provenienti dalle vare aree del pianeta.

Fra i presenti vale la pena ricordare i rappresentanti del Partito Comunista di Cuba, del Vietnam, quello del Sudafrica, del Nepal, degli USA e il Partito Comunista della Federazione Russa.

Al convegno è intervenuto anche il Segretario Generale del PCC, oltre che Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, il quale ha sottolineato come il marxismo sia “pieno di vitalità nella Cina del XXI secolo” e come esso sia “teoria scientifica che rivela i modelli alla base dello sviluppo della società umana”, rappresentando “il formidabile strumento teorico che usiamo per capire il mondo ed effettuare il cambiamento”.

Il Presidente Xi – invitando a “unirci e opporci insieme alla nuova Guerra Fredda” in quanto “il mondo vuole giustizia, non egemonia”, ha altresì sottolineato come sia necessaria una collaborazione fra tutti i partiti comunisti del mondo, secondo i principi di “indipendenza, uguaglianza, rispetto reciproco e non ingerenza negli affari interni altrui”.

Anche il responsabile delle relazioni internazionali del Comitato Centrale del PCC, Song Tao, ha messo in allerta i presenti sui rischi di una nuova Guerra Fredda, iniziata dagli USA e a cui anche l'UE sembra volersi appiattire.

Song Tao ha fatto presente come il socialismo, in Cina, abbia avuto successo, ricordando che “nei 70 anni sotto la guida del Partito Comunista Cinese, una media di oltre 10 milioni di persone ogni anno sono state sollevate dalla povertà”.

Prendendo la parola, il Primo Segretario del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, ha affermato che “la Cina continua a sviluppare creativamente il marxismo-leninismo, imparando dai nostri errori durante il periodo dell’Unione Sovietica” e che “il mondo ha bisogno di cambiamenti radicali e le persone di tutti i Paesi hanno bisogno di un ordine e di un sistema internazionali nuovi di zecca”.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli USA hanno rafforzato la loro egemonia, ma con l’ascesa della Cina sulla scena internazionale, l’imperialismo statunitense sta gradualmente scomparendo”, ha fatto presente il rappresentante del Partito Comunista del Cile, partito piuttosto favorito nei sondaggi alle prossime elezioni presidenziali nel Paese latinoamericano.

Interessante e conclusivo l'intervento dell presidente di Vatan Partiti, ovvero il Partito Patriottico turco (nazionalista di sinistra), Dogu Perinçek, il quale ha sottolineato come “è solo con il XX secolo che il socialismo scientifico ha abbracciato l’intera umanità e il fulcro della rivoluzione si è spostato verso le nazioni oppresse” e come sia importante la lotta degli Stati nazionali contro l'imperialismo.

Il comunismo, dunque, è tutt'altro che morto. Non è nemmeno più “uno Spettro che si aggira per l'Europa”, come scrissero Marx ed Engels, all'inizo del loro celebre “Manifesto del partito comunista”, ma un rinnovato movimento mondiale che, ancora oggi, rappresenta milioni di nuovi proletari. Alternativi a quel liberal-capitalismo che ogni cosa vorrebbe mettere in vendita. Persino la vita delle persone.

Luca Bagatin

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La Repubblica di Mazzini a Garibaldi era la Repubblica dell'Amore (non dei politici o dell'economia globalista)

La Repubblica che sognavano Mazzini e Garibaldi era un'altra cosa.
Era la Repubblica del Popolo sovrano, affratellato, libero dal giogo straniero (oggi UE).
Era la Repubblica dei Doveri, ove tutti avrebbero avuto di che vivere.
Era la Repubblica dell'Amore, non il paravento dei politicanti.
Viva la Repubblica mazziniana e dell'Amore !
 
(Amore e Libertà)

martedì 1 giugno 2021

Scompare il Principe Amedeo, Duca d'Aosta e Savoia. Un ricordo. Articolo di Luca Bagatin

E' scomparso il Principe Amedeo, Duca d'Aosta e Savoia, nell'ospedale San Donato di Arezzo, ove era ricoverato da giovedì 27 maggio, per un intervento chirurgico al rene.

Toscano, classe 1943, sopravvisse al campo di concentramento nazista di Hirschegg in Austria, ove fu internato nel 1944, ad appena un anno, assieme alla madre Irene di Grecia e alle cugine Margherita e Maria Cristina.

Dal 2006 aveva rivendicato il ruolo di Capo della Real Casa, in disputa dinastica contro Vittorio Emanuele di Savoia.

Personalmente lo conobbi, il 30 aprile 2010, ad un convegno, a Pordenone, nel quale fu presentato il suo libro, a cura del giornalista Fabio Torriero, “Proposta per l'Italia”.

Ricordo che, prima del convegno, fu contestato da un gruppetto di anarchici, con il quale si confrontò amabilmente e senza farsi intimorire, lasciandoli – alla fine - con il cerino in mano, viste le sue idee piuttosto aperte e anticonformiste.

Parlammo a lungo, prima e dopo il convegno. Avevamo peraltro un'amicizia in comune, ovvero il prof. Aldo A. Mola, storico del Risorgimento e della Massoneria, il quale ricopre la carica di Presidente della Consulta dei Senatori del Regno.

All'epoca, quando ancora credevo che quel partito difendesse gli ideali di Mazzini e Garibaldi, militavo nel Partito Repubblicano Italiano ed ero componente direttivo provinciale. Era normale, inizialmente, per me, nutrire alcuni pregiudizi che, purtuttavia, dialogando, presto si dissiparono.

Amedeo di Savoia si proclamò, infatti, di ideali mazziniani e socialisti, ricordando la sua amicizia con il Segretario del PSDI Antonio Cariglia e ricordò come anche la zia, la Regina Maria José del Belgio, avesse votato per Saragat, alle elezioni per l'Assemblea Costituente, allora ancora vicino, per molti versi, al marxismo.

Evitò ad ogni modo sempre la politica, rifiutando ogni proposta di candidatura che gli fu fatta. Parlammo così di Nenni, Pacciardi, Saragat e di molti altri laici della Prima Repubbica.

Mi colpì molto la sua simpatia per Giuseppe Mazzini e per l'impresa della gloriosa Repubblica Romana del 1849 e di come fosse rammaricato del fatto che fosse (e rimanga) pochissimo studiata e ricordata.

“Infondo, le confesso che ogni mattina, appena mi sveglio, mi sento repubblicano anch'io”, mi disse, pur ritenendo preferibile, come forma di governo, una Monarchia costituzionale super partes.
Lo definii e lo vorrei ricordare, ancora oggi, come un “monarca illuminato” e ricorderò sempre quel giorno di primavera nel quale dialogammo e ci stringemmo la mano.

Luca Bagatin

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Luca Bagatin e Amedeo d'Aosta, 30 aprile 2010