lunedì 1 aprile 2019

IL VENEZUELA E LA DISINFORMAZIONE OCCIDENTALE CHE CI HA INSTUPIDITI (tratto da un post del giornalista Paolo Di Mizio)

Oggi, l'amico Paolo Di Mizio - scrittore e giornalista - per vent'anni  nella redazione del TG5 e di numerose altre importanti testate nazionali, ha pubblicato questo interessante post su Facebook, a proposito delle fake news diffuse dai media occidentali, relative al Venezuela.
Il post è molto interessante, perché si rifà allo studio di Alan MacLeod, ricercatore universitario britannico che, in merito a tale argomento, ha redatto un interessante quanto poco conosciuto rapporto/saggio.
Alcuni significativi stralci del rapporto sono stati tradotti da Paolo, che li riporta nel suo post e che pubblico, di seguito, integralmente.

L. B.

Paolo Di Mizio: IL VENEZUELA E LA DISINFORMAZIONE OCCIDENTALE
CHE CI HA INSTUPIDITI
(questo post è dedicato a molti di noi, cioè a quelli che sono acciecati dalla falsa propaganda americana e occidentale orchestrata dalla Cia).
L'autore dello scritto che pubblico qui sotto è Alan MacLeod, un ricercatore universitario britannico e collaboratore di un'associazione di sorveglianza sui falsi mediatici chiamata “Fairness and Accuracy in Reporting”. MacLeod ha vissuto per alcuni anni in Venezuela per studiare il regime chavista. Nell'aprile scorso ha pubblicato il libro “Cattive nuove dal Venezuela. Vent’anni di false notizie e disinformazione”. Ecco alcuni brani di una sua lunga relazione sul Venezuela per l'ente di sorveglianza sulle fake news.
Una delle conclusioni cui giunge il ricercatore britannico è che le notizie dal Venezuela sono state profondamente e coscientemente inquinate dai massmedia americani ed occidentali per favorire gli interessi politici e petroliferi degli Stati Uniti.
Quella che segue è solo una parte del rapporto, che ho tradotto dall'inglese.
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DAL RAPPORTO DI A. MACLEOD
L’ultimo straordinario capitolo nel bizzarro romanzo della politica venezuelana si svolge sotto i nostri occhi. Pur avendo vinto le elezioni presidenziali del 2018, Nicolàs Maduro ha visto autoproclamarsi Presidente il Segretario dell’Assemblea popolare Juan Guaidò, un uomo di cui l’80% dei venezuelani non aveva mai sentito parlare fino a quel giorno.

Guaidò è stato immediatamente sostenuto dai governi degli Stati Uniti e del Regno Unito. Il vicepresidente americano Mike Pence ha dichiarato: “Nicolàs Maduro è un dittatore senza alcuna legittimità. Non ha conquistato la presidenza con libere elezioni ed è andato al potere imprigionando chiunque gli si opponesse”.
Ho già scritto in dettaglio su come i mass-media si siano impegnati a fare da eco all’idea secondo cui Maduro sarebbe totalmente illegittimo e a definire la posizione degli USA sulla politica venezuelana come quella di un arbitro neutrale.
Ma perché i mass-media, che detestano Trump a casa loro, si allineano così prontamente alla sua politica quando si tratta del Venezuela? E perché ci sono così poche voci critiche di quello che è essenzialmente un tentativo di colpo di Stato sostenuto dagli Stati Uniti?
(…)
Due elezioni, un caso di scuola.
A sostegno di questo metodo per testare i modelli di propaganda [ndr, si riferisce al libro di Noam Chomsky ed Edward Herman “La fabbrica del consenso”, sulla disinformazione nei mass-media], ho studiato la copertura mediatica in Occidente delle elezioni del 2018 in Colombia, un alleato degli Stati Uniti, e in Venezuela, nemico giurato degli USA. In Colombia ha trionfato il conservatore Ivan Duque; in Venezula ha vinto il socialista Maduro.
Le elezioni in Colombia si sono svolte in un clima di terrore. Il candidato della sinistra Gustavo Petro è sopravvissuto per un pelo a un tentativo di assassinio, mentre i paramilitari di destra minacciavano i suoi sostenitori. Il partito conservatore del presidente uscente Alvaro Uribe ha massacrato più di 10.000 civili, mentre alcuni osservatori elettorali statunitensi, come Daniel Kovalik, professore di Giurisprudenza all'Università di Pittsburgh, scambiati per elettori colombiani davanti alle urne, si sono visti offrire denaro per votare per Duque. Ci sono state più di 250 denunce ufficiali di frode elettorale.
I maggiori mass-media occidentali, nel frattempo, hanno massicciamente approvato le elezioni di questo Stato alleato degli USA, presentandole come una speranza per il paese e minimizzando tutti gli aspetti negativi, in particolare le violenze. La Cnn ha riferito che “nonostante ci siano stati isolati episodi di violenza, essi sono stati minimi”. La Associated Press è andata più lontano, affermando che il solo pericolo reale per la Colombia era che Petro avrebbe condotto il Paese “pericolosamente a sinistra”, mentre la Npr descriveva Alvaro Uribe come “immensamente popolare”, senza neppure menzionare i massacri commessi dal suo governo.
Al contrario, quasi all’unanimità i mass-media hanno presentato le elezioni che si tenevano contemporaneamente in Venezuela come “una parodia”, “l’incoronazione di un dittatore”, “pesantemente truccate”, “l’arroccamento di una dittatura”, “una farsa che cementa l’autocrazia”. Il Miami Herald le ha definite “fraudolente”, “truccate”, “teatrali”, “truffaldine”, il tutto in una sola colonna.
Le elezioni venezuelane hanno comportato forse alcuni aspetti discutibili. Ma l’idea che si trattasse di un “simulacro di elezioni” è stata subito contraddetta dagli osservatori internazionali che monitoravano le elezioni, molti dei quali hanno pubblicato rapporti dettagliati che ne attestano la corretta organizzazione e il corretto svolgimento.
Hanno seguito le elezioni anche diversi osservatori internazionali di primo piano, tra i quali l’ex Primo ministro spagnolo José Zapatero e l’ex Presidente dell’Ecuador Rafael Correa. Zapatero ha dichiarato che “non c’è alcun dubbio sul processo elettorale”, e Correa ha detto che le elezioni erano state “organizzate in modo impeccabile” e si erano “svolte nella completa normalità”. Ma farete fatica a trovare sui mass-media occidentali una qualunque menzione delle loro opinioni.
L’amministrazione americana getta la maschera
(…) Uno dei pochi aspetti positivi dell’amministrazione Trump è che non cerca neppure di nascondere le sue vere intenzioni. E infatti John Bolton, consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, ha apertamente descritto il Venezuela come un’opportunità di business. “Farebbe una grande differenza per gli Stati Uniti sul piano economico, se le compagnie petrolifere americane potessero investire nelle riserve petrolifere e nella produzione del Venezuela” ha detto Bolton. [ndr, il Venezuela possiede riserve petrolifere superiori a quelle dell’Arabia Saudita].
Con una similitudine evidente con la preparazione della guerra all’Iraq, Bolton ha anche etichettato il Venezuela come membro di “una troika della tirannia” e ha di recente suggerito di imprigionare Maduro a Guatanamo Bay.
Il governo britannico ha bloccato il trasferimento dell’oro venezuelano custodito dalla Banca d’Inghilterra, dopo aver dichiarato Guaidò legittimo presidente. Parallelamente, gli Stati Uniti hanno intensificato, nonostante gli appelli contrari dell’ONU, le sanzioni contro il Paese già assediato. Il Consiglio dei diritti umani dell’ONU ha formalmente condannato le sanzioni, facendo notare che esse hanno aggravato la crisi umanitaria. Un ex inviato speciale per il Venezuela ha dichiarato che si trattava di un possibile “crimine contro l’umanità”.
Da parte sua la stampa fa da grancassa alla “promozione della democrazia” e alla protezione dei diritti dell’uomo. Il Washington Post, per esempio, ha applaudito alle azioni della Casa Bianca, esortandola a indurire le sanzioni e affermando che Guaidò aveva “donato una speranza al popolo del Venezuela”.
I grandi mass-media sembrano ignorare le opinioni dei venezuelani. L’86% di loro è contrario a un intervento militare e l’81% è in disaccordo con le sanzioni, secondo un recente sondaggio.
L’approccio uniformemente adottato dai grandi mezzi di comunicazione per delegittimare il regime di Maduro ha forse una motivazione nascosta: minare e discreditare le idee di ispirazione socialista (dette “populiste”) che riemergono nei loro Paesi.
Quando si tratta di questioni come la politica estera, la maschera dell’imparzialità e della verità dei mass-media cade e rivela il loro vero ruolo: servire i potenti.
Alan MacLeod

Nella prima foto, tratta dal post di Paolo Di Mizio, si vede la folla venezuelana a un comizio di Maduro di qualche settimana fa: è la stessa gente che prima dell'avvento del governo socialista soffriva la fame mentre le società petrolifere americane incameravano tutti i proventi del petrolio venezuelano. Il governo socialista ha tolto le concessioni alle società americane e ha nazionalizzato il petrolio, di cui possiede le maggiori riserve al mondo, superiori a quelle dell'Arabia Saudita.

La seconda foto è la copertina del saggio di Alan MacLeod, acquistabile, in lingua originale, anche online. 

tratto da: https://www.facebook.com/paolo.dimizio.1/posts/1209154832574623

Stateve ‘n’po’ zitti e buoni day (Per una VERA consapevolezza dell'autismo). Tratto da Aspieairlines.com

Per il 2 Aprile, invece dei soliti festeggiamenti con lancio di palloncini, discorsi dal palco, canzoni etc. io propongo una giornata di *vera* consapevolezza dell’autismo.
Cioè: gente, rendeteve conto che noi autistici ci siamo. Siamo creature reali. Siamo in mezzo a voi, non altrove. Tutto l’anno. E voi fate troppo casino per noi.
Quindi, per festeggiare degnamente ed autisticamente questa bella ricorrenza, proporrei lo STATEVE ZITTI E BUONI DAY. Un giorno di esercitazioni nella disciplina del vero autism-friendly, al di là delle retoriche di circostanza. Abbassate quelle suonerie. Fate attenzione quando spostate le sedie. Tenete a posto quelle mani che non c’è bisogno di tutto ‘sto contatto fisico. Mollate un po’ co’ sta storia che bisogna guardarsi negli occhi, guardiamoci le ginocchia tanto per cambiare se proprio è necessario. Abbassate quella cavolo di musica nei locali e nei negozi, anzi levatela proprio. Provate a fare un po’ di stimming pure voi, sai mai ve rilassate un po’ e smettete di considerarla una cosa “straaaaanaaa” che tocca farla di nascosto. E facciamo che a scuola spiegate ai creaturi che vabbe’ essere liberi e spontanei ma devono fare meno casino, mica stamo allo stadio, e facciamo che abbassate quelle luci al neon appese là sopra, che mettete delle tende alle finestre, che capite che i palloncini oltre che all’ambiente fanno paura pure ai bambini autistici, che i fuochi artificiali pure se sono blu dipinti di blu sono il MALE, e tu tu e tu con i tricchetracche e il microfono appalla, prego, la porta è da quella parte.
AAAAAHH, si sta d’un bene adesso!
E co’ tutto ‘sto silenzio, potreste persino sentirci mentre cerchiamo di spiegarvi come funzioniamo…
Buon 2 Aprile.

Sulla famiglia, la modernità e il capitalismo. Riflessioni brevi di Luca Bagatin

Non amo il concetto di famiglia propagandato, perché mi sa di ipocrisia. E l'ipocrisia è il massimo dell'immoralità.
Se una persona crede nella famiglia dovrebbe assumere l'obbligo morale, con la sua coscienza, di non tradirla MAI e di non sfasciarla MAI. Se lo fa non può certo parlare di famiglia.
Quante persone si sono assunte tale obbligo morale e sono riuscite a portarlo a termine ?
Solo un congresso di tali persone può essere credibile.
Altrimenti non può esserlo affatto.

Una famiglia può esistere solo se fondata sull'amore. Il resto è mera propaganda.

Sono fra quelli che considerano:
il liberal-capitalismo il male assoluto;
l'immigrazione un fenomeno negativo e padronale;
l'europeismo di oggi una follia;
la modernità un capriccio;
il populismo una politica di popolo e in favore del popolo;
il socialismo autogestionario l'unica via per superare l'odio e l'ineguaglianza;
la conservazione (dei sentimenti) una alternativa alla decadenza di oggi.

II capitalismo è una malattia.
Se ci sono poche persone ricche e molte povere, vuol dire che le prime hanno sottratto risorse alle altre.
È molto semplice da capire.
E qui l'ideologia c'entra poco. È una questione di logica.

venerdì 29 marzo 2019

Guaidó ineleggibile. Golpe in Venezuela all'ultimo atto. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Fallito il tentativo di golpe del deputato venezuelano Juan Guaidó già a fine febbraio, con il blocco dell'arrivo di armi dalla Colombia, fatte passare per “aiuti umanitari” e anche grazie al sostegno di gran parte della popolazione venezuelana e alle sue manifestazioni di massa – pur spesso censurate dai media europei - in favore del governo socialista di Maduro, legittimamente eletto nel maggio 2018, oggi Guaidó viene esautorato di tutti i suoi poteri.
Guaidó – autoproclamatosi in modo illegittimo “Presidente del Venezuela” alla fine del gennaio scorso - oggi non è più nemmeno Presidente del Parlamento. Il Presidente della Corte dei Conti del Venezuela, Elvis Amoroso, ha dichiarato infatti Guaidó ineleggibile per i prossimi 15 anni, in quanto – con la sua “autoproclamazione”, ha usurpato funzioni pubbliche e violato palesemente la Costituzione del Paese, oltre ad essere accusato di aver commesso azioni in combutta con governi stranieri. Guaidó, da quando è diventato deputato, è risultato che abbia realizzato oltre 90 viaggi all'estero - per un costo complessivo di 310 milioni di bolivares - non manzionati nella sua dichiarazione dei redditi.
Gli USA, sempre pronti a gettare benzina sul fuoco e a voler destabilizzare la sovranità del Venezuela socialista, hanno appreso con sdegno tale decisione e Trump pretende peraltro che il governo russo, che sostiene la legittimità di Maduro, ponga fine ad ogni sostegno.
La Russia, diversamente, attraverso il portavoce del governo Dmitri Peskov, ha espresso la sua estrema preoccupazione “per il fatto che diversi Paesi hanno apertamente dichiarato la loro intenzione di immischiarsi negli affari del Venezuela, non consentendo a questa nazione sovrana di superare i problemi di politica interna”. Su posizioni analoghe, peraltro, anche la Repubblica Popolare Cinese, altro Paese multipolare e a sostegno della stabilità internazionale e della non ingerenza degli affari di Paesi sovrani.
La Russia ha peraltro inviato in Venezuela, nei giorni scorsi, un gruppo di specialisti informatici al fine di risolvere il problema dei blackout nel Paese ed evitare eventuali ulteriori attacchi hacker.
Già nei giorni scorsi, la Portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, aveva dichiarato su Facebook, rivolgendosi al consigliere per la sicurezza nazionale USA John Bolton: "Vorrei ricordare a John Bolton che, se un grande Paese occidentale smettesse di tormentare il popolo del Venezuela con le sanzioni e il secondo Paese orientale insieme ad un certo numero di istituti bancari internazionali sbloccassero i miliardi di dollari venezuelani nei loro conti, allora i venezuelani potrebbero acquistare medicine e cibo senza l'aiuto della Buona Washington”.
La situazione, in Venezuela, risulta dunque ancora piuttosto tesa. Ad ogni modo il governo socialista rimane in carica e – già nel febbraio scorso - si era detto disposto ad indire elezioni parlamentari per il rinnovo dell'Assemblea nazionale, ma, certamente, non nuove elezioni presidenziali, in quanto queste si sono tenute nel maggio scorso. Elezioni presidenziali peraltro anticipate di sette mesi rispetto alla scadenza naturale, come peraltro richiesto espressamente dall'opposizione, il cui partito principale – quello di Guaidó, composto da partiti di destra e sinistra di matrice liberal-capitalista – non aveva però voluto presentare un proprio candidato. E quindi ora non può certo pretendere di lamentarsi o di accusare Maduro di essere un “dittatore”.

Luca Bagatin

Alcune recensioni di videogame a cura di Luca Bagatin: "Legendary Eleven", "Dawn of Man", "Soviet Republic". Tratte da "Alganews"

“LEGENDARY ELEVEN”: TUTTO IL CALCIO DEGLI ANNI ’70 COME NON LO AVETE MAI VISTO

Quale è stato il periodo d'oro del calcio ?
Molto probabilmente gli Anni '70 o giù di lì. Ancora il business non era entrato nello spirito calcistico e quello sport era ancora, fondamentalmente, una vera passione.
E' questo il periodo rappresentato dal nuovo videogame per pc - “Legendary Eleven: Epic Football” - sviluppato e editato da Eclipse Games (https://www.eclipse-games.net), che permette proprio di rivivere il calcio degli Anni '70.
In “Legendary Eleven”, che è tradotto totalmente in italiano, il giocatore può scegliere una delle 36 squadre disponibili e affrontare il Campionato Mondiale, oppure decidere di conquistare la Coppa d'Africa, quella d'Asia, quella America, oppure di affrontare gli Europei.
La particolarità è che, rivivendo un'epoca “epica”, appunto, sono presenti squadre oggi scomparse, come ad esempio l'Unione Sovietica o la Jugoslavia, peraltro con caratteristiche tecniche davvero invidiabili e in linea con le squadre dell'epoca. Eh sì, perché ogni squadra presenta giocatori con caratteristiche differenti, sia per abilità che per resistenza e per velocità. E' chiaro che le squadre decisamente più forti sono sempre il Brasile e la nostra cara Italia, ma non è escluso che l'abilità del giocatore non possa permettere anche all'apparentemente scarso Marocco di aggiudicarsi il titolo mondiale !
Le caratteristiche grafiche di “Legendary Eleven” sono l'aspetto più simpatico, in quanto lo stile è molto “cartoon” e umoristico. I giocatori, come quelli dell'epoca, sono magrissimi e hanno capigliature spesso enormi e bizzarre, nonché baffi e barbe tipiche degli Anni '70. La presentazione iniziale delle squadre, poi, è davvero spettacolare e molto colorata.
Certo, un purista dei videogame per pc potrebbe avere di che obiettare, ma lo stile unico del gioco lo rende davvero godibile, fluido e divertente.
Dopo aver preso dimestichezza con le dinamiche di gioco, potremmo cimentarci nel rubare la palla all'avversario, tentare delle scivolate evitando che l'arbitro ci fischi il fallo, oppure mantenere il possesso della palla e tentate un “Super tiro”. Eh sì, perché il gioco permette, una volta che siamo vicini alla porta avversaria e saremo riusciti a dribblare tutti i nostri avversari, di effettuare un tiro strabiliante e spettacolare che, si spera, potrà permetterci di segnare un goal !
Prima di ogni partita, inoltre, avremo la possibilità di decidere la formazione della nostra squadra, i giocatori da mettere in campo e persino utilizzare delle speciali figurine scambiabili che ci permetteranno di potenziare alcuni aspetti del nostro gioco, quali ad esempio l'abilità dei centrocampisti, dei difensori, avere un arbitro “compiacente” nei confronti della nostra squadra e molte altre. Le figurine sono sbloccabili mano a mano che, nel gioco, riusciremo ad avanzare, segnando goal e vincendo partite su partite.
“Legendary Eleven” è sicuramente un videogame del calcio un po' “sopra le righe” il cui scopo è, essenzialmente, divertire, oltre che affrontare i nostri avversari, volendo anche online.
Nel gioco sono presenti inoltre delle “partite leggendarie” tratte dalla Storia del calcio - dagli Anni '70 sino agli Anni '90 - quali ad esempio la famosa Italia-Brasile del 1982, che permetteranno al giocatore di confermare, oppure di ribaltare la Storia.
Nel menu di gioco è presente anche un editor che permette di modificare sia le caratteristiche della squadra in termini di abilità, che le caratteristiche fisiche dei giocatori in termini di altezza ecc...
“Legendary Eleven” è un videogame che sicuramente ha poco a che vedere con le caratteristiche sia tecniche che grafiche della celebre serie di videogame per pc e PS4 “FIFA”, ma, ad ogni modo, sia per ambientazione che per grafica innovativa, riesce comunque ad essere un ottimo titolo e a divertire tutti gli appassionati dei pc game stile arcade, nonostante qualche “difetto” tecnico, come ad esempio l'impossibilità del portiere di poter uscire dalla sua area di gioco.
Per poterlo giocare occorre sicuramente un controller XBOX o simili (è davvero poco stimolante e difficoltoso usare la sola tastiera del pc) e un computer di fascia media, con un sistema operativo da Windows 7 in su, una memoria RAM di 4 gb e uno spazio su disco di 700 mb.
Chiunque volesse giocarci può acquistarlo e scaricarlo, su Steam, al seguente link: https://store.steampowered.com/app/839300/Legendary_Eleven_Epic_Football/

Luca Bagatin

CON “DAWN OF MAN” SI RIVIVE LA PREISTORIA  

Immaginate di trovarvi all'Alba dei Tempi. Immersi nella natura più selvaggia, fra arbusti, montagne, praterie sconfinate. Immaginate di essere sprovvisti di tutto, tranne che di miseri indumenti che vi coprono appena...e solo di qualche utensile, ricavato da voi stessi con la grezza pietra.
Vi trovate nel Paleolitico oppure...state giocando a “Dawn of Man”, il nuovissimo gestionale per pc sviluppato e edito dalla spagnola Madruga Works (www.madrugaworks.com) !
Un gestionale che riesce a simulare perfettamente e con una grafica davvero ottima, senza richiedere per forza un pc ultra performante, la vita degli uomini primitivi e del loro habitat naturale.
Inizierete con una manciata di donne e uomini, i quali dovranno imparare ad accendere un fuoco, a pescare e a cacciare, per potersi sfamare. Successivamente dovranno imparare a costruirsi una tenda rudimentale, utilizzando le pelli degli animali cacciati e raccogliendo rami, utili sia per il fuoco che per costruire le strutture delle capanne. Via via che le vostre conoscenze aumenteranno, vi saranno assegnati dei punteggi che vi permetteranno così di sbloccare nuove tecnologie, le quali a loro volta vi permetteranno di accedere a nuove abilità e conoscenze. Ad esempio alla realizzazione di nuovi utensili per la caccia, oppure per alla raccolta della frutta, oppure per mietere il grano una volta acquisita la conoscenza dell'agricoltura. E così avanti, arrivando a poter costruire archi e frecce, per difendersi sia dai predoni che per cacciare bisonti, caprioli, mufloni e così via, le cui pelli – lasciate ad essiccare al sole – saranno necessarie alla produzione di indumenti in cuoio per la vostra tribù, che dovrà proteggersi dal freddo inverno.
La tribù, se provvista di cibo e di organizzazione, potrà crescere, sia in quanto nuovi abitanti si uniranno a voi, sia perché le coppie avranno generato nuovi figli che, a loro volta, crescendo, potranno incrementare il lavoro della comunità primitiva.
“Dawn of Man” è un simulatore/gestionale storico davvero accurato e complesso, che potrebbe essere utilizzato, volendo, anche come strumento didattico per insegnare ai bambini ed ai ragazzi la Preistoria ed il cammino dell'essere umano lungo le successive ere: dall'Età della Pietra sino all'Età del Ferro. Che è esattamente il periodo di tempo rappresentato nel gioco.
Lo scopo del giocatore è infatti far progredire la sua tribù nel corso delle Ere, attraverso nuove conoscenze e scoperte, affrontando l'alternarsi delle stagioni, superando le avversità, gli attacchi di animali selvatici e dei predoni. Commerciando con altre tribù, ovvero barattando i propri prodotti con quelli di altre.
“Dawn of Man” presenta un ottimo tutorial introduttivo, indispensabile per apprendere i rudimenti del gioco. Non tutto è spiegato in esso, ma, ad ogni modo, ben presto sarete in grado di provvedere alle necessità della vostra tribù, guidandola verso le successive evoluzioni.
Interessante la possibilità, per ogni componente della tribù, per ogni animale (ve ne sono moltissimi: dal bisonte antico al muflone, dal lupo alla capra passando per gli asini, le tigri e così via) e per ogni albero ed elemento naturale, è possibile utilizzare una speciale telecamerina in modo da poterli osservare da vicino e godere meglio dell'azione, oppure semplicemente per immergersi in modo ancor più realistico in un'epoca storica a noi lontanissima.
Mano a mano che progredirete nel gioco di base, accumulando punti su punti, sbloccherete nuovi scenari, che ad esempio vi permetteranno di guidare una mandria di Mammut nella loro lunga marcia per la sopravvivenza, oppure uno scenario in cui dovrete costruire nuovi templi in onore alla Natura, o, ancora, lottare per la sopravvivenza – con le vostre armi in ferro – contro altri guerrieri antichi.
“Dawn of Man” è certamente un gestionale destinato a sorprendere, sia per l'originalità dell'ambientazione, sia per la cura nei dettagli storici e tecnologici.
Il gioco si presenta tradotto in molte lingue, ma non ufficialmente in italiano. Non temete però. Un appassionato ha ben pensato di tradurlo completamente nella nostra lingua e di rilasciare una mod gratuita, totalmente legale e auto-installabile, semplicemente accedendo al seguente link e cliccando su “sottoscrivi”: https://steamcommunity.com/sharedfiles/filedetails/?id=1657889673
Per poter essere giocato, “Dawn of Man”, richiede un sistema operativo da Windows 7 in su, un processore da 2Ghz, una memoria minima di 4 gb di RAM e 2 gb di spazio su disco.
Chiunque volesse tornare indietro nella Storia e guidare la sua tribù di uomini primitivi, può acquistare il gioco tramite Steam al seguente link: https://store.steampowered.com/app/858810/Dawn_of_Man/

Luca Bagatin

CON IL NUOVO CITY BUILDER “SOVIET REPUBLIC” COSTRUISCI IL COMUNISMO

Siamo in piena epoca sovietica, agli inizi degli Anni '60.
Ci troviamo nell'Europa orientale, alla guida di una Repubblica Socialista Sovietica e a gestirne ogni aspetto logistico ed economico. L'economia è pianificata e noi dobbiamo fare in modo che le necessità dei nostri cittadini siano soddisfatte, che abbiano un'abitazione dignitosa, un'istruzione adeguata, una sanità efficiente, del cibo, un lavoro che li soddisfi e che questo, a sua volta, contribuisca al buon funzionamento dell'economia e della Repubblica stessa.
Questa la filosofia e l'impostazione di fondo del nuovo city builder sviluppato da Peter Adamcik per la software house slovacca 3Division (www.3division.net) dall'emblematico titolo “Workers & Resources: Soviet Republic”.
Gioco molto atteso da tutti gli appassionati - “Workers & Resources: Soviet Republic” - si presenta come un prodotto di alta ingegneria e si vede che il lavoro di sviluppo è stato certosino e accurato. Profondamente curato sotto il profilo storico, stilistico e grafico, il gioco riesce perfettamente a simulare la costruzione di immense città sovietiche – con edifici e veicoli del tutto uguali a quelli dell'epoca sovietica - all'interno della nostra Repubblica virtuale, peraltro estesissima se si pensa che si tratta comunque di un videogame per pc di costruzione.
Il giocatore ha la possibilità di gestire e costruire tutto quanto serve ad una città ed ai suoi abitanti:
  • infrastrutture: strade, ferrovie, marciapiedi, nastri trasportatori, cablaggi e condutture, oltre che il sistema elettrico e di illuminazione di abitazioni e delle strade medesime (bellissimo l'alternarsi fra il giorno e la notte, con la possibilità di vedere le città da noi costruite illuminarsi);
  • costruzione di complessi abitativi che possano accogliere gli abitanti provenienti o dai Paesi del blocco sovietico, oppure da Paesi del Terzo Mondo (saremo noi a scegliere chi accogliere nelle città); costruzione di asili, scuole, università, istituti di ricerca e formazione, ospedali, caserme dei pompieri;
  • costruzione di complessi industriali con stazioni di carico e scarico merci, magazzini, depositi, fabbriche e campi agricoli;
  • costruzione di servizi per il tempo libero dei cittadini, quali cinema, campi da gioco, taverne e negozi;
  • gestione del sistema dei trasporti pubblici e dei veicoli agricoli, industriali, ferroviari, ambulanze, camion dei pompieri, autobus. Tutti veicoli originali dell'epoca sovietica e di tutti i Paesi del blocco socialista. E' possibile infatti che il giocatore acquisti veicoli sia provenienti dall'URSS, come da altri Paesi quali la Cecoslovacchia, la Romania, la Polonia, la DDR, l'Ungheria o la Bulgaria e, ciascun veicolo, ha caratteristiche estetiche e tecniche sue proprie;
  • edificazione di statue commemorative in memoria di Lenin e di simboli del comunismo – nello stile del Realismo Socialista – per abbellire la città e per motivare i cittadini alla causa comune.
Il giocatore ha altresì la possibilità di inviare i lavoratori nei campi al fine di coltivarli, oppure nelle fabbriche per produrre beni manifatturieri (abiti, articoli elettronici...), oppure del cibo (carne, bevande...), oppure ancora inviarli nelle miniere al fine di ottenere carbone, ferro e altre risorse.
Altro aspetto da tener presente è quello strettamente economico, con la possibilità e spesso necessità di vendere e acquistare risorse e merci dai Paesi del blocco socialista o da quello occidentale, al fine di ottenere danaro (dollari o rubli) necessario a sua volta ad acquistare prodotti o risorse di cui la Repubblica necessita, oppure utili alla costruzione di nuove infrastrutture e/o edifici.
“Workers & Resources: Soviet Republic” presenta diversi livelli di gioco, dal più facile al più difficile, compresa la modalità “sandbox”, ovvero la possibilità di avere danari e risorse illimitate, avendo così la possibilità di costruire ciò che si vuole senza alcun limite.
Avendolo personalmente testato posso dire che il gioco è tutt'altro che semplice. Occorre pianificare accuratamente ogni scelta di costruzione e ogni nostra scelta deve avere una sua logica, altrimenti rischiamo di sperperare risorse inutilmente e di costruire una città del tutto inefficiente e, così facendo, i nostri abitanti ben presto vorranno abbandonarla.
Questo è l'aspetto davvero realistico del gioco. Occorre porsi quindi degli obiettivi minimi di volta in volta. Prima provvedere all'agricoltura e all'allevamento, dalla quale deriva il cibo primario e, successivamente, provvedere alla costruzione del comparto industriale, facendo sempre attenzione all'urbanistica, in modo da permettere ai lavoratori – i quali possono spostarsi unicamente con autobus o treni pubblici – di raggiungere il proprio posto di lavoro.
Le fabbriche sono molteplici e tutte realmente esistenti in epoca sovietica. Il gioco inizia, come dicevamo all'inizio, negli Anni '60 e prosegue sino agli Anni '90 e oltre.
Altro aspetto da tenere sotto controllo è quello economico, in quanto i prezzi delle risorse sul mercato globale cambiano nel tempo e il prezzo di ogni cosa è collegato al costo del lavoro e delle risorse e, man mano che ciò si modifica anche le esigenze dei cittadini si modificano e ci sarà sempre maggiore necessità di risorse al fine di soddisfare le loro esigenze.
“Workers & Resources: Soviet Republic” è dunque un city builder storico-politico originale e realistico, con anche un comparto musicale di tutto rispetto e che richiama, anch'esso, lo stile sovietico ed il Realismo Socialista.
Infine, altro aspetto sicuramente importante, è il fatto che – a differenza di molti giochi del genere, realizzati anche da software house più conosciute – è interamente tradotto in italiano.
Per poterlo giocare è necessario però un pc abbastanza “corazzato” e potente. Consiglierei un pc fisso, per quanto sia giocabile anche su notebook adatti al gaming, ma a basse impostazioni di gioco. E' richiesto un sistema operativo da Windows 7 in su, un processore 2,5 GHz Dual Core, 8 gb ram di memoria e uno spazio su disco di 5 gb.
Chiunque volesse acquistarlo può farlo direttamente sul portale di Steam al seguente link: https://store.steampowered.com/app/784150/Workers__Resources_Soviet_Republic/

Ho avuto la possibilità di porre alcune domande allo sviluppatore del gioco, Peter Adamcik, in modo da saperne qualcosa in più.

Luca Bagatin: Come è nata l'idea di realizzare un city builder d'epoca sovietica ?
Peter Adamcik: Nella mia infanzia ho giocato a una grande quantità di vecchi videogiochi gestionali e di costruzione, come Transport Tycoon o SimCity. Ho sempre sognato di costruire anche la città e le fabbriche in Transport Tycoon e ho anche sognato di costruire case prefabbricate in SimCity, in modo che la città assomigliasse alla città in cui vivo. Più tardi ho scoperto che c'era molto interesse da parte dei giocatori nell'ambito dell'architettura sovietica o socialista e l'esistenza di molte mod per i giochi attuali. Quindi ho avuto l'idea di realizzare un gioco sul socialismo, dove tutto fosse pianificato, tutto fosse controllato dai giocatori, in modo da controllare tutto: settore manifatturiero, produzione, cittadini, trasporti, ecc., Ottimo per le meccaniche di gioco e anche per il tema interessante !

Luca Bagatin: Quanto tempo ci avete messo a realizzarlo ?
Peter Adamcik: Circa due anni, fino ad ora. Ma il motore è ancora costruito su misura ed è stato preso da progetti precedenti, ma solo da due anni.

Luca Bagatin: Sono previsti dei nuovi contenuti scaricabili, oppure il gioco è completo così ?
Peter Adamcik: Il gioco è lontano dall'essere terminato, nel senso che ha ancora moltissime potenzialità e abbiamo previsto altri due anni di sviluppo. La versione che pubblichiamo ora è solo Early Access, ovvero è un “accesso anticipato”. Sono sicuro che ci saranno contenuti scaricabili, molto probabilmente, ma è difficile da dire, dipende da molti fattori.

Luca Bagatin

martedì 26 marzo 2019

L'Argentina ricorda. E Cristina Kirchner attacca Macri. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Il 24 marzo si è tenuta una grande manifestazione in Argentina, organizzata da movimenti sociali, sindacali e politici, a 43 anni dal colpo di stato militare antiperonista sotenuto dagli USA e che destituì dal governo la Presidentessa Isabel Martinez de Peron - seconda moglie del compianto Presidente Juan Domingo Peron - dando il via a una nuova stagione di dittature militari antiperoniste, guidate dal generale Jorge Videla. Dittature che termineranno solamente alla fine di ottobre del 1983.
Il 24 marzo, per l'Argentina, è il "Giorno della memoria" delle vittime delle dittature militari, ovvero dei tanti "desaparecidos" accusati di essere peronisti o comunque oppositori al regime di Videla, e pertanto arrestati, torturati e uccisi senza che le autorità avvertissero miniamente di tutto ciò le famiglie dell'avvenuto arresto o che fossero forniti dei capi di imputazione chiari.
In questo giorno è intervenuta anche l'ex Presidentessa peronista Cristina Fernández de Kirchner, strenua oppositrice dell'attuale governo in carica, quello del liberale Mauricio Macri, il quale - oltre ad aver attuato, in questi anni, politiche fortemente antisociali e aver nuovamente indebitato l'Argentina con il Fondo Monetario Internazionale - giunse finanche a negare l'esistenza di trentamila desaparecidos (si pensi che la Corte Suprema argentina, i cui membri sono di nomina governativa, arrivò, nel 2017, a ridurre le pene per i detenuti militari per crimini contro l'umantà).
L'ex Presidentessa Kirchner ha paragonato - attraverso Twitter - il piano economico del 25 marzo 1976 con quello del governo attuale ed ha affermato che, come a quel tempo, anche oggi vi è una persecuzione degli oppositori politici. Un piano economico che - ha affermato la Kirchner - ha distrutto l'industria nazionale e aumentato la povertà.
In Argentina si voterà il 27 ottobre prossimo e Cristina Kirchner, alla guida della sua lista peronista Unidad Ciudadana, ha tutte le intenzioni di tornare in campo e battere Macri.

Luca Bagatin

Russia. Contro la legge sul controllo di internet manifestano 15.000 persone. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Lo scorso 10 marzo 15.000 persone hanno manifestato a Masca per protestare contro la legge sulla "sovranità digitale" approvata in prima lettura alla Duma nel febbraio scorso. Tale legge prevede - se passasse definitivamente - l'obbligo, per le compagnie di telecomunicazione russe, di far passare il traffico dati internet unicamente attraverso router approvati dal Ministero delle Telecomunicazioni.
Secondo il governo russo, tale norma sarebbe funzionale a ridurre la dipendenza informatica dagli USA e rafforzare la sicurezza digitale.
Gli oppositori di tale legge, diversamente, ritengono che essa - se dovesse passare, in seconda lettura, nei prossimi giorni - sia utile al governo per controllare e censurare i movimenti di opposizione attraverso la rete, in quanto tale legge prevede peraltro che i cosiddetti VPN (Virtual Private Network), utilizzati da molti per navigare in modo anonimo, siano resi inefficaci.
Ad opporsi maggiormente a tale legge sono in particolare coloro i quali hanno partecipato massivamente alla manifestazione del 10 marzo, ovvero i libertari di Mikhail Svetov e il partito nazionalbolscevico "Altra Russia", fondato dallo scrittore Eduard Limonov e che ha fra i suoi sostenitori giovani e giovanissimi, fra cui la pasionaria Olga Shalina che, nell'autunno scorso, rischiò ben cinque anni di carcere per aver protestato, presso una mostra ove erano esposte attrezzature militari e di polizia, contro le torture nelle carceri russe, tagliandosi - provocatoriamente - le vene del braccio sinistro.
Già nel maggio 2018 il governo russo annunciò la chiusura del servizio di messaggistica Telegram, ma, grazie alle proteste di oltre 7000 persone, tale decisione fu revocata.

Luca Bagatin