giovedì 31 marzo 2022
Aleksandra Kollontaj (31 marzo 1872 - 9 marzo 1952) su Amore, Eros e Rivoluzione
Berlino. Democristiani vorrebbero smantellere il monumento dedicato a Ernst Thälmann, comunista e antifascista. Articolo di Luca Bagatin
La CDU (Unione Cristiano Democratica) del distretto di Berlino, Pankow, come riportato già da numerosi giornali tedeschi il 24 marzo scorso - vorrebbe far fondere il monumento dedicato al leader comunista antifascista Ernst Thälmann (1886 – 1944) , che fu uno dei principali oppositori al nazismo hitleriano, negli Anni '20 e '30, tanto che sarà internato in un lager e, nel 1944, ucciso dalle SS.
Il monumento a Thälmann, progettato dallo scultore sovietico Lev Kerbel, negli Anni '80, si erge presso l'Ernst-Thälmann-Park, nel quartiere Prenzlauer Berg di Berlino.
La CDU berlinese ha presentato un'assurda mozione dal titolo “Nessun onore per i nemici della democrazia, smantellere il monumento a Ernst Thälmann”, chiedendo che i soldi della vendita del materiale fuso sia devoluto alle vittime della guerra in Ucraina.
Ad opporsi per primo alla richiesta della CDU, Matthias Zarbock, del partito socialista, anticapitalista e di sinistra DieLinke, il quale ha affermato: “Naturalmente, la fazione di sinistra rifiuterà la mozione. Troviamo irriverente usare la guerra criminale di Putin contro l'Ucraina e le sue terribili sofferenze come giustificazione per la richiesta che il monumento venga demolito. Ciò ignorerebbe il fatto che Thälmann fu assassinato dai nazisti nel campo di concentramento di Buchenwald. Non vogliamo cancellare le occasioni per affrontare la Storia dallo spazio pubblico, ma piuttosto affrontarle attivamente”, ha affermato Zarbock.
Di pari opinioni anche il socialdemocratico della SPD Roland Schröder, affermando – al Berliner Morgenpost – che “Il gruppo parlamentare SPD rifiuterà quindi la mozione”.
E anche Verdi e liberali della FDP hanno annunciato che respingeranno la mozione della CDU, pur rimanendo critici sulla presenza di tale monumento.
L'esponente berlinese del Partito Comunista Tedesco (DKP), Stefan Natke, ha ricordato come, alle elezioni presidenziali del 1932, in cui si candidarono Ernst Thälmann, Paul Von Hindenburg e Adolf Hitler, lo slogan di Thälmann fosse “Chi vota per Hindenburg vota per Hitler. Chi vota per Hitler, vota per la guerra” e così è andata, ha dichiarato Natke. Ricordando come Thälmann sia stato “un antimilitarista e antifascista” e che dunque, rimuovere il monumento a lui dedicato, in particolare in questo momento storico, sarebbe un vero scandalo.
Ernst Thälmann nacque ad Amburgo nel 1886, fu da sempre attivista contro ogni guerra, convinto – assieme a Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht e Lenin, che “Il nemico è in casa propria”, riferendosi al capitalismo.
Fu arruolato a forza a combattere, sul fronte occidentale, nella Prima Guerra Mondiale, ma si arrese nel 1918, tornò all'attivimo politico nel campo marxista-leninista e lottò per far cadere il governo del Kaiser.
Nel 1920 uscì dal Partito Socialdemocratico Indipendente e aderì al Partito Comunista Tedesco (KPD), guidando, nel 1923, l'insurrezione operaia di Amburgo. Nel 1925 fu nominato Segretario Generale del partito e si candidò alle elezioni presidenziali di quell'anno, ottenendo il 7% dei consensi, pari 1.871.815 voti.
Da sempre sostenitore di un'azione rivoluzionaria e di un fronte unico, nelle fabbriche, fra comunisti e socialdemocratici, si candidò anche alle elezioni presidenziali del 1932 contro Hindenburg e Hitler, ma pur sconfitto, ottenenne ben il 13,2% e 3.700.000 voti.
Con l'avvento di Hitler al potere, nel 1933, inizò la repressione contro i comunisti e tutti i partiti della sinistra e, in quell'anno, Thälmann venne arrestato e deportato nel campo di concentramento di Sonnenburg, passando i successivi undici anni, da una prigione all'altra.
Verrà ucciso, nel 1944, con un colpo alla nuca dalle SS, nel campo di concentramento di Buchenwald.
Un busto di Thälmann fu eretto a Cuba negli Anni '70, alla presenza di Fidel Castro e l'isola cubana di Cayo Blanco del Sur fu rinominata Isola Ernst Thälmann.
Dire – come fanno quelli della CDU berlinese - che Ernst Thälmann sia un “nemico della democazia” appare dunque, quantomeno, bizzarro e pretestuoso.
Luca Bagatin
mercoledì 30 marzo 2022
Con Adriano Celentano Presidente della Repubblica, l'Italia avrebbe ripudiato la guerra e fatto trionfare l'amore
Con Adriano Celentano Presidente della Repubblica, molto probabilmente, l'Italia sarebbe stata fuori da ogni conflitto e non avrebbe mai aumentato le spese militari.
Adriano Celentano Presidente della Repubblica. Articolo di Luca Bagatin del 15 dicembre 2021
Come al solito è partito il consueto balletto dei politici, sempre più slegati dai problemi del Paese, sempre più uniti da un sistema economico che favorisce i più abbienti, il sistema bancario, il sistema delle imprese e quello di una crescita economica (niente affatto illimitata), volta alla distruzione del Pianeta e allo sfruttamento del lavoro.
Un sistema, peraltro, governato sempre più dalle logiche di Washington e di Bruxelles.
Così è da almeno quasi trent'anni. E oggi, con un governo espressione praticamente di tutto il Parlamento e di tutti i poteri forti internazionali, è ancora più evidente.
In tutto ciò, non potrà che essere eletto il solito Presidente espressione dei veti incrociati fra i politici e gradito ai poteri forti internazionali.
Ma ciò, non ci toglie il piacere di sognare e di immaginare come, per una volta, sarebbe bello eleggere un Presidente totalmente fuori dai giochi.
In questo senso trovo che Adriano Celentano sarebbe la persona più giusta e lo dico tanto seriamente quanto, proprio per questo, sono consapevole che non potrebbe mai e poi mai, non solo essere eletto, ma nemmeno essere preso in considerazione.
E ciò non in quanto Celentano è uomo di spettacolo (lo sono gran parte dei politici italiani più noti, ormai da qualche decennio), ma in quanto Celentano ha sempre usato la sua immagine e popolarità per fare politica. O, meglio (anti)politica. Che è la politica più alta che possa esistere, in quanto volta alla sovversione della realpolitik e del Potere prostituito (prima ancora che costituito) alle logiche del mercato e dell'economia.
Celentano, dicevamo, ha sempre fatto politica. Non partitica, anzi. Non ha mai fatto parte di alcun partito. Ma, sin dagli Anni '80 almeno, ha sollevato questioni sociali e politiche molto forti. Per quanto scarsamente comprese, in un'Italia che ha preferito lasciarsi abbindolare dalla pubblicità commerciale (sin da tempi non sospetti) e dalla propaganda partitica.
Nel 1985, Celentano, realizzò un bellissimo quanto dimenticato film: “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì”. Un film a tratti comico, ma anche profondamente crudo e drammatico.
Un film nel quale, il Molleggiato, vestiva i panni del Messia o, quantomeno, di un Messia. Un Messia moderno/antimoderno, che tentava di illuminare il cammino di un'umanità preda della dittatura tecno-mercantile e consumista. Una dittatura già denunciata, qualche tempo prima, da Pier Paolo Pasolini, totalmente inascoltato.
E Celentano ha proseguito su questo filone, pur prendendosi critiche e perdendo finanche in popolarità.
Non era già più il Celentano semplice cantante “molleggiato” degli Anni '50 e '60, o quello divertente e a tratti romantico delle commedie di Castellano & Pipolo, con Ornella Muti.
Era qualcosa che mirava a scuotere le coscienze, usando per la prima volta il mezzo televisivo volto all'intrattenimento.
Nel 1987, in una puntata di “Fantastico”, da lui diretta, realizzò un monologo nel quale si definì, provocatoriamente “figlio della foca” e lanciò lo slogan “La caccia è contro l'amore”, che i cittadini avrebbero dovuto scrivere sulla scheda elettorale dei referendum abrogativi, che si tenevano in quei giorni.
La cosa costò a Celentano un processo da parte della Corte di Assise di Roma, nel febbraio 1988, che portò alla sua assoluzione nel 1989.
Ma, per la prima volta, una star della televisione faceva apertamente politica o, meglio, (anti)politica, sovvertendo le regole del gioco e parlando al cuore delle persone.
Ecco, Celentano, da allora, iniziò a parlare al cuore delle persone.
Contro la caccia, per la tutela dell'ambiente (decenni prima del fenomeno mediatico Greta Thumberg, che non ha mai rischiato alcun processo), per una società diversa e più giusta.
E lo farà negli anni successivi, con i suoi show e con molte delle sue canzoni (pensiamo ad esempio a “Arrivano gli uomini” e a “Facciamo finta che sia vero”).
E lo farà anche con il purtroppo ignorato cartone animato-serie evento “Adrian”, del 2019.
Una serie animata nella quale lui stesso si trasforma in una sorta di supereroe che abita nelle periferie di Milano e diviene, così, una bandiera post-ideologica.
La bandiera dei più deboli, schiacciati dal cemento, dalla mafia, dai soprusi di una politica autoreferenziale e di una economia che promuove la dittatura del danaro e del consumo e lo fa in modo subdolo, strisciante, come il peggiore dei totalitarismi.
Una serie animata sulla realtà che stiamo vivendo e su quella ancora peggiore che potremmo vivere, se non acquisiremo consapevolezza della deriva che sta prendendo questa sedicente “civiltà”.
“Solo l'Amore ci può salvare”, fu il leitmotiv che accompagnava tale serie tv, dedicata a Gino Santercole e prodotta da Claudia Mori, la cui bellissima immagine fu rappresentata anche nel cartone quale compagna di Adrian.
“Solo l'Amore ci può salvare” è una frase apparentemente banale, ma che dice tutto.
Solo ciò che non si può ancora vendere e comprare ci può salvare. Perché ci stiamo condannando e non ce ne stiamo nemmeno rendendo conto.
E i governi di tutti il Pianeta ci stanno condannando. Da secoli, da decenni.
Sarebbe bello che, a ricordarcelo, a livello istituzionale, fosse un Adriano Celentano nelle vesti di Presidente della Repubblica. Per la prima volta un Presidente superpartes e oltre ogni forma di Potere.
Sarebbe bello, ma, come dicevo, purtroppo, non accadrà.
Luca Bagatin
martedì 29 marzo 2022
L'India in sciopero contro le privatizzazioni. Articolo di Luca Bagatin
In India milioni di lavoratori hanno indetto uno sciopero nazionale, il 28 e 29 marzo, contro le politiche di privatizzazione selvaggia attuate dal governo conservatore di Narendra Modi.
Dieci i sindacati che hanno organizzato lo sciopero e pretendono che il governo fornisca una copertura sociale universale, aumenti il salario minimo e blocchi la privatizzazione del settore bancario.
Lo sciopero ha avuto maggiori successi nel Kerala meridionale, il cui governo è retto dal Partito Comunista Marxista d'India, fra i maggiori sostenitori dello sciopero.
Proprio nel Kerala era stata eletta Sindaco della capitale, nel dicembre 2020, la giovane Arya Rajendran, di 21 anni, la quale si contrappose, già allora, alle riforme agrarie di matrice liberale imposte dal governo e scarsamente contrastate dal centrosinistra, ovvero dal Congresso Nazionale Indiano, che è stato sconfitto in ben 5 Stati alcune settimane fa.
Allora, Arya Rajedran, aveva affermato, al momento della sua elezione: “La democrazia non è una sola persona al comando, ma si tratta di prendere decisioni collettive. Il partito ha inaugurato una nuova era sulla base di questa prospettiva e mettendo in campo così tanti giovani candidati, comprese giovani donne”.
Luca Bagatin
lunedì 28 marzo 2022
Comunisti per la pace e contro i governi capitalisti guerrafondai. Articolo di Luca Bagatin
L'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP o Solidnet), rete di solidarietà internazionale, alla quale aderiscono partiti comunisti e operai di tutto il mondo, ha esposto – già da alcune settimane - la sua posizione, in merito al conflitto russo-ucraino.
E lo ha fatto attraverso una dichiarazione congiunta – dal titolo “No alla guerra imperialista in Ucraina!” - pubblicata in varie lingue, sul suo sito ufficiale: http://solidnet.org/article/Urgent-Joint-Statement-of-Communist-and-Workers-Parties-No-to-the-imperialist-war-in-Ukraine.
“I Partiti Comunisti e Operai” - si legge nel testo della dichiarazione - “si oppongono al conflitto imperialista in Ucraina, che costituisce una delle conseguenze della tragica situazione per i popoli formatisi dopo il rovesciamento del socialismo e la dissoluzione dell'Unione Sovietica. (…) la restaurazione del capitalismo ha significato lo smantellamento delle conquiste storiche degli operai e del popolo e ha portato i popoli dell'URSS all'era dello sfruttamento di classe e delle guerre imperialiste”.
“Gli sviluppi in Ucraina che hanno luogo nel quadro del capitalismo monopolistico” – prosegue la dichiarazione - “sono legati ai piani di USA, NATO e UE e al loro intervento nella regione nel contesto della loro feroce competizione con la Russia capitalista per il controllo dei mercati, delle materie prime e delle reti di trasporto del Paese. Questi propositi sono nascosti dalle potenze imperialiste, che sono in conflitto promuovendo i propri pretesti come la “difesa della democrazia”, l'”autodifesa”, e il diritto di “scegliere le proprie alleanze”, il rispetto dei principi dell’ONU o dell’OSCE, o il presunto “fascismo”, mentre separano deliberatamente il fascismo dal sistema capitalista che lo genera e lo utilizza”.
Nella dichiarazione vengono altresì denunciate le persecuzioni contro i dissidenti, i cittadini di lingua russa e i comunisti, in Ucraina: “Denunciamo l’attività delle forze fasciste e nazionaliste in Ucraina, l’anticomunismo e la persecuzione dei comunisti, la discriminazione della popolazione di lingua russa, gli attacchi armati del governo ucraino contro la popolazione del Donbass. Condanniamo l’utilizzo delle forze politiche reazionarie dell’Ucraina, compresi i gruppi fascisti, da parte delle potenze euro-atlantiche per la realizzazione dei loro piani (…)”.
Nella dichiarazione comunista viene inoltre espressamente condannato il governo capitalista di Putin: “La decisione della Federazione Russa di riconoscere inizialmente l'”indipendenza” delle cosiddette “Repubbliche popolari” nel Donbass e poi di procedere a un intervento militare, che si sta svolgendo con il pretesto dell'”autodifesa” della Russia, della “smilitarizzazione” e della “defascistizzazione” dell’Ucraina, non è stata presa per proteggere il popolo della regione o la pace, ma per promuovere gli interessi dei monopoli russi nel territorio ucraino e la loro feroce concorrenza con i monopoli occidentali”.
Viene dunque espressa solidarietà sia ai comunisti che ai popoli fratelli di Russia e Ucraina, invitandoli a prendere le distanze dai rispettivi governi e ad allearsi in nome del socialismo: “Esprimiamo la nostra solidarietà ai comunisti e ai popoli della Russia e dell’Ucraina e siamo al loro fianco per rafforzare la lotta contro il nazionalismo, che è favorito da ogni borghesia. I popoli di entrambi i Paesi, che vivevano in pace e prosperavano insieme nel quadro dell’URSS, così come tutti gli altri popoli non hanno alcun interesse a schierarsi con l’uno o l’altro imperialista o alleanza che serve gli interessi dei monopoli”
Ferma condanna viene espressa anche contro UE e NATO: “(…) la verità è che la NATO e l’UE, come ogni unione transnazionale capitalista, sono alleanze predatorie di natura profondamente reazionaria che non possono diventare a favore dei popoli e continueranno ad agire contro i diritti dei lavoratori e dei popoli; e che il capitalismo va di pari passo con le guerre imperialiste”.
Un invito - a resistere alla propaganda capitalista - viene dunque posto ai popoli di tutti i Paesi: “Invitiamo i popoli dei Paesi i cui governi sono coinvolti negli sviluppi (…) a lottare contro la propaganda delle forze borghesi che attirano i popoli nel tritacarne della guerra imperialista usando vari falsi pretesti”.
E viene ribadita l'esigenza di “chiusura delle basi militari, il ritorno a casa delle truppe dalle missioni all’estero e a rafforzare la lotta per il disimpegno dei Paesi dai piani e dalle alleanze imperialiste come la NATO e l’UE”.
La dichiarazione congiunta si conclude come segue, ovvero con un invito agli strati popolari a non dividersi, ma a rafforzarsi, contro il capitalismo: “L’interesse della classe operaia e degli strati popolari ci impone di rafforzare il criterio di classe per analizzare gli sviluppi, per tracciare il nostro cammino indipendente contro i monopoli e le classi borghesi, per il rovesciamento del capitalismo, per il rafforzamento della lotta di classe contro la guerra imperialista, per il socialismo, che rimane più che mai attuale e necessari”.
Tale dichiarazione è stata firmata da oltre 60 partiti e movimenti comunisti e operai, dall'Europa all'Asia, passando per l'Africa, il Nordamerica e l'America Latina.
Luca Bagatin
sabato 26 marzo 2022
Il Potere (politico, economico, mediatico, religioso) è opposto alla democrazia (e all'amore). Articolo di Luca Bagatin
Nessun governo dovrebbe essere legittimato ad agire al posto dei cittadini. Sono convinto che i governi non siano affatto i rappresentanti dei cittadini, ma siano il primo ostacolo alla democrazia.
Sono i cittadini, liberi dall'ego, che possono fondare una democrazia e una civilità. Che sarà tale solo quando sarà fondata sui valori di Amore e Libertà, Giustizia e Bellezza, Emancipazione e LiberAzione.
La democrazia è volontà di un popolo. Decisione diretta di un popolo. Senza sovrastrutture.
Ma, senza autocritica e liberazione dall'ego, le sovrastrutture rimangono.
Per sovrastrutture intendo i sistemi politici, mediatici, religiosi e economici.
Che sono tali e sono presenti per alimentare l'ego, ovvero il senso di potere degli individui. E tale senso di potere genera oppressione (degli uni verso gli altri) e dentro sé stessi.
Penso che la politica, come l'economia, il sistema religioso e mediatico, vadano de-strutturati. E analizzati sotto il profilo sociologico e psicologico.
Tutto nasce dalla vita di tutti i giorni di noi comuni mortali. Ovvero dai nostri bisogni primari. E forse il principale dei bisogni primari è l'amore, inteso in tutte le sue forme.
Le sovrastrutture nascono dall'ego.
Ego con il quale, purtroppo, veniamo al mondo. E con il conseguente desiderio di potere e di controllo (sugli altri e su noi stessi).
Le
sovrastrutture esistono solo per proteggere l'ego e per alimentarlo.
Diffondendo e propagando ulteriore discordia, ulteriore dipendenza
(psicologica e sociale) e ulteriore potere (che genera, appunto,
oppressione). E tutto ciò genera, appunto, odio e violenza.
Finché non
sviscereremo questo nodi, non andremo lontano e ci troveremo a
ripetere le stesse situazioni, le stesse tragedie, anche nelle nostre stesse vite (è così da sempre, nel corso della Storia)
Molte persone, nella vita, purtroppo, amano essere ingannate e sottomesse.
Il sistema politico, mediatico, religioso e economico, è cucito loro addosso e realizzato (o auto-realizzato) proprio sulla base del fatto che amano essere ingannate e sottomesse.
Personalmente non sono contro le ideologie, di per sé stesse. Ma le apprezzo solamente se sono libere dal dogma. Apprezzo molto il socialismo autogestionario (che poi non è così lontano da com'erano organizzate le società arcaiche e matriarcali). Ma le ideologie, come ogni altro aspetto, compresa la ricerca spirituale e interiore, sono utili solo se usate non come fine ultimo, ma come strumento per comprendere sé stessi e per trascenderle.
Arrivando alla liberazione dell'ego e al raggiungimento della vera emancipazione (dalle dipendenze, ovvero dalle sovrastrutture).
Purtroppo, chi è legato alle ideologie dogmatiche (di ogni colore), fatica ad andare oltre a queste.
Non penso che i dogmatismi ideologici (al pari di quelli religiosi o mediatici) abbiano nulla di intressante.
Chi ha delle verità in tasca, in realtà, ha solo delle enormi insicurezze, nella sua tasca.
La pigrizia mentale porta ad avere verità preconfezionate. La ricerca incessante, invece, porta all'esercizio della libertà interiore.
Luca Bagatin
mercoledì 23 marzo 2022
AMORE CONTRO IL POTERE. Poesia di Luca Bagatin
Non dal Potere,
Ma dall'Amore
Nasceranno i fiori
Di un'autentica primavera.
Arte – LiberAzione – Creatività
interiore - Erotismo - Spiritualità
Luca Bagatin
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