giovedì 30 giugno 2016

Comunicato che riceviamo e volentieri pubblichiamo: "Gianicolo il colle "aureo" della cultura internazionale, della sacralità e della memoria". Iniziativa del Grande Oriente d'Italia.

Il Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia vi segnala il prossimo appuntamento
Venerdì 1 luglio 2016 Ore 19.00 Incontro in occasione della pubblicazione del volume
GIANICOLO IL COLLE "AUREO" DELLA CULTURA INTERNAZIONALE, DELLA SACRALITÀ E DELLA MEMORIA
A cura di Carla Benocci e Marcello Fagiolo (Artemide Edizioni)
PARCO DI VILLA IL VASCELLO (Via di San Pancrazio, 8 – Roma)


Interverranno: CARLA BENOCCI (Storica dell’Arte), MARCELLO FAGIOLO (Università di Roma “Sapienza”), GIUSEPPE MONSAGRATI (Università di Roma “Sapienza”)
Conclusioni di STEFANO BISI Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia
N.B. Chi non volesse più ricevere l’informativa del Servizio Biblioteca, è pregato di rinviare un messaggio con la richiesta di esclusione dalla mailing list.
Grande Oriente d'Italia - Palazzo Giustiniani
Servizio Biblioteca
villa il Vascello via di S. Pancrazio 8 00152 Roma:
telefono +39 06 5883214 (diretto); +39 06 5899344/5-215 (interno) fax +39 06 5818096;

martedì 28 giugno 2016

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Mr. Tisanoreica: Gianluca Mech

Gianluca Mech non è il classico imprenditore. E' un personaggio al contempo comune ed eclettico. Creativo, elegante, curioso. Del resto, chi ha guardato l'ultima edizione dell'“Isola dei Famosi”, avrà notato la sua spiccata vocazione all'ascolto. Ma anche il suo coraggio nel calarsi un una situazione ed in un ruolo che, con la sua attività professionale e personale, c'entrano davvero poco.
Gianluca Mech è Mr. Tisanoreica, titolare dell'omonima azienda conosciuta e diffusa in tutto il mondo, seguita da molti personaggi del mondo dello spettacolo, della cultura e della politica (fra cui il Lider Maximo Fidel Castro e da suo figlio Alex !), divulgatore scientifico, scrittore, personaggio televisivo ed anche attore nel ruolo di sé stesso nell'ultima edizione de “Il bello delle donne” che andrà in onda il prossimo autunno sul piccolo schermo.
Ho avuto dunque la possibilità di intervistarlo, amichevolmente, ringraziandolo anche per aver fatto da “testimonial” del mio secondo saggio “Ritratti di Donna” (Ipertesto Edizioni).
Gianluca Mech e Luca Bagatin

Luca Bagatin: La famiglia Mech è erede di una tradizione erboristica plurisecolare. Come nasce e si tramanda questa tradizione ? Puoi parlarcene, brevemente ?
Gianluca Mech: Diciamo che originariamente la formula galenica che utilizziamo, chiamata “Decottopia”, fu un segreto tramandato e di proprietà di una ristretta comunità protestante piemontese originaria della Svizzera. Tale segreto fu poi tramandato alla famiglia Bonardo, che, nei primi anni del '900, prenderà il nome di Balestra e successivamente Mech.
Fu il mio bisnonno, Balestra, appunto, che, nel 1911, vendeva nei mercati come ambulante, il cosiddetto “Fernet Balestra” che conteneva la forumula galenica chiamata “Decottopia”, in quanto composta da dieci piante officinali. Il “Fernet Balestra” era in sostanza un liquore senza alcol e senza zucchero, utilizzato per la depurazione, oppure per la tosse, la gastrite e, negli Anni '50, fu sviluppata una particolare linea di prodotto dimagrante.

Luca Bagatin: Tu hai ulteriormente sviluppato la “Decottopia”. In un'epoca ipertecnlogica come la nostra fa sensazione, per così dire, che un'azienda fondi il suo successo proprio su una formula che ci fa tornare alla natura, ovvero riscoprire le nostre radici. Puoi parlarcene, brevemente ?
Gianluca Mech: Iniziamo con il dire che anticamente era praticata la medicina tradizionale, la quale era in sostanza una sorta di medicina preventiva e che andava a curare le cause della malattia, senza preoccuparsi dei sintomi della stessa. Successivamente, nell'800, venne scoperta l'allopatia, ovvero la medicina in grado di curare i sintomi della malattia. La “Decottopia”, in sostanza, si basa proprio su questo, ovvero sui principi attivi delle piante in grado di curare i sintomi.
Fu quando mio padre morì di ictus in quanto obeso, che ebbi l'idea di utilizzare la “Decottopia” per controllare la chetosi, ovvero facendo in modo di eliminare i carboidrati attraverso prodotti derivanti dalle piante.
Riuscii ad ottenere un piccolo finanziamento dalla Camera di Commercio di Vicenza e decisi di intraprendere un'attività di ricerca per studiare la chetosi presso l'Università degli Studi di Padova e ciò con non pochi ostacoli, visto che l'Italia è la patria della dieta mediterranea, eccellente sistema di alimentazione, ma che fonda le sue radici nell'uso di carboidrati.
Oggi, ad ogni modo, abbiamo un nostro Istituto di Ricerca sulla chetosi proprio presso l'Università degli Studi di Padova.

Luca Bagatin: Sei conosciuto da molti anni ormai quasi più come personaggio televisivo che come erborista, imprenditore e divulgatore scientifico. Come mai questa scelta ? C'è in te un po' di vanità, per così dire ? Oppure è un modo per vincere una certa timidezza ?
Gianluca Mech: Ti dirò che in realtà mi ispiro a Giovanni Rana, che è un imprenditore che “ci mette la faccia” nel presentare i suoi prodotti e nel presentarsi al pubblico. Pensa che, dopo l'“Isola dei Famosi” l'ho anche conosciuto, a Verona, e mi ha confessato di ricordarsi di mio nonno che vendeva il “Fernet Balestra” al mecato ! Mi ha fatto molto piacere !

Gianluca Mech e Luca Bagatin
Luca Bagatin: Cosa ti ha spinto a partecipare all'ultima edizione dell'”Isola dei Famosi” e a recarti in Honduras ?
Gianluca Mech: Sull'Isola ho potuto finalmente essere me stesso. Non rappresentare più la mia azienda, ma essere semplicemente Gianluca Mech. E' stata una prova di verità, per farmi conoscere ai clienti per come sono.

Luca Bagatin: Il tuo eclettismo ti ha portato finanche a calarti nel ruolo di attore, tanto che in questo periodo sei impegnato nelle riprese dell'ultima edizione della fiction “Il bello delle donne”, nel ruolo di te stesso. Come mai, ancora una volta, una scelta così, per molti versi, lontana dal tuo vissuto professionale ?
Gianluca Mech: Sì, ho accettato anche questa sfida. Reciterò nel ruolo di me stesso, esperto in nutrizione e stili di vita, al fianco di Manuela Arcuri, fornendo peraltro ai telespettatori diversi consigli generali sul benessere e l'erboristeria.
Amo, per così dire, “educare divertendo”, ovvero rassicurare i miei clienti sulla bontà delle soluzioni di salute che propongo, presentandomi né più nè meno per come sono e fornendo consigli utili a tutti.

Luca Bagatin: Da molti anni hai dichiarato pubblicamente la tua omosessualità. Hai mai pensato di usare la tua popolarità in favore dei diritti civili degli omosessuali ? Pensi che sia ancora molto difficile, oggi, in Italia, dichiararsi omosessuale ?
Gianluca Mech: Diciamo che per anni mi sono sentito marginalizzato e represso. Ho iniziato a lavorare a 18 anni, ma ho preso coscienza di me solo a 40 anni. Essere dichiaratamente omosessuali a Montebello Vicentino, quando ero ragazzino, non era certo cosa facile e sono stato spesso discriminato ed emarginato. Per molto tempo questa cosa mi ha pesato molto, incidendo anche sulla mia autostima. Era come vivere in un ambiente tossico pensando però che fosse “normale e naturale”. Se vivi in una società omofobica finisci per pensare che ciò sia normale e che lo sbagliato sia tu !
Solo con il Gay Pride del 2000 posso dire di aver preso coscienza di me e non mi sono più nascosto. Arrivato in una grande città come Roma, poi, ho avuto la possibilità di liberarmi di tutti gli assurdi condizionamenti omofobici.
Finalmente questo Papa, che peraltro rispetta gli omosessuali, richiamandosi al Vangelo di San Paolo ha dichiarato: “Chi siamo noi per giudicare ?”. Io ho perso anche due dipendenti a causa dell'omofobia fra l'altro e sono felice che oggi i tempi siano molto cambiati e migliorati in merito al punto che molti omosessuali, quando escono, non vanno più esclusivamente nei locali gay, ma frequentano anche eterosessuali.
Gianluca Mech e Luca Bagatin
Non sono un attivista in senso stretto,ma cerco di dare un contributo alla causa. Come quando me la presi – andando sotto il palco di un'assemblea di Confindustria - con il Sindaco di Venezia Brugnaro, il quale sproloquiava di fantomatiche teorie gender e di utero in affitto, anziché parlare di economia e problematiche serie d'interesse per le imprese !

Luca Bagatin: E lui che rispose ?
Gianluca Mech: La sua fu la classica risposta evasiva da politico, ma da allora perlomeno smise di parlare di certe assurdità.

Luca Bagatin: Come si definirebbe Gianluca Mech ?
Gianluca Mech: Sono una persona curiosa del mondo, per certi versi un creativo. Mercedesz Henger, sull'Isola, mi ha addirittura paragonato a suo padre Riccardo Schicchi per la mia creatività, pensa. E soprattutto amo molto “contaminare”,“accostare” cose anche lontane fra loro, accollandomi ogni rischio (sorride).

Luca Bagatin

lunedì 27 giugno 2016

L'incomunicabilità nei rapporti di coppia e fra i sessi. Articolo di Luca Bagatin

Noto molto maschilismo di ritorno, che cela una paura fottuta per le donne, che si conoscono (e spesso si fanno conoscere) sempre meno.
Spesso noi maschietti eterosessuali siamo spaventati dal mondo femminile, inutile nasconderlo. Ma i conflitti si superano affrontandoli e approfondendo.
Mai come in questa epoca vi è abuso dell'immagine e totale incomunicabilità fra i sessi.
Le donne sembrano fintamente emancipate o chiuse a riccio nei confronti del mondo maschile, o diffidenti e ciò – a onor del vero - è sia causato dai retaggi della cultura patriarcale, sia spesso talvolta dall'inaffidabilità conclamata di molti maschi nel prendersi i rischi di una relazione o, ancor peggio, di pretendere di averne e gestirne più di una.
Purtuttavia è assurdo che ancora oggi si possa pensare ai ruoli imposti e, senza scomodare l'arcaica ed assurda figura dell'uomo padre padrone, è assurdo anche pensare che un uomo debba per forza proteggere una donna, accudirla, guidarla, che è cosa a cui molte donne ancora oggi assurdamente anelano. E parliamo di protezione spesso economica, oltre che fisica e psicologica e ciò le rende illusoriamente emancipate ed illusoriamente libere. Illusoriamente in quanto ciò le rende, ancora una volta, prigioniere e mercificate. E rende indirettamente prigionieri, in un ruolo imposto da chissà quale assurda credenza e/o tradizione, anche gli uomini.
E' altrettanto assurdo, peraltro, che un uomo ambiasca ad una donna per forza dolce e remissiva e/o procace e disposta a tutto o, eventualmente, al contrario, accetti di essere sottomesso o di sottomettere, così come va molto in voga in questi anni in cui il genere sadomaso sembra andare per la maggiore in quanto, forse, non si è in grado di stabilire un certo equilibrio entro sé stessi ed all'interno della coppia. Ed allora si sottomette, si pretende e si prende tutto dall'altra persona, come se questa fosse una macchina e non un essere umano indipendente e cosciente.
O peggio ancora si sceglie la via del cosiddetto “poliamore” e/o degli scambi di coppia, che è un modo per non voler ammettere i propri fallimenti sentimentali ed i propri squilibri emotivi.
Vi è da dire, poi, che anche una certa sensibilità maschile non sempre è compresa dalle donne e nemmeno una certa galanteria. E questo è uno dei tanti aspetti riguardanti l'incomunicabilità fra i sessi ed i ruoli imposti che sembrano non prevedere che un uomo possa essere sensibile, romantico, galante senza per forza un secondo fine. Talvolta sembra persino assurdo, per alcune donne, che un uomo possa essere un soggetto pensante, al punto che spesso talune donne preferiscono scegliere uomini forti, prestanti fisicamente, diretti, sedicentemente misteriosi, persino ricchi economicamente, ma non sempre o spesso altrettanto prestanti e ricchi intellettualmente. Forse ciò perché un uomo non sempre intelligente e colto è meglio gestibile e/o soddisfa meglio taluni bisogni materiali.
Ed anche qui rientriamo in un ennesimo rapporto di sottomissione e di incomunicabilità, dunque di squilibrio emotivo, sentimentale e affettivo colmato attraverso la mera materialità.
I rapporti, tutti i rapporti, che siano umani, sentimentali, affettivi o sessuali, necessitano poi di calma, tempo e di contatto diretto. La virtualità, la fuggevolezza dei rapporti, non fa che favorire l'incomunicabilità.
La società ipertecnologica, capitalistica, globalizzata e internettizzata, che è poi la società che ha generato la flessibilità/precarietà lavorativa ed il cosmopolitismo lavorativo (ovvero l'obbligo di spostarsi continuamente per lavoro), oltre che la vita frenetica ed il consumismo, non fa che rendere ogni tipo di rapporto di pessima ed infima qualità. Ogni rapporto è fuggevole, effimero, consumistico, appunto, ove i tradimenti sono spesso all'ordine del giorno, così come le separazioni ed i divorzi.
Occorre dunque fermarsi un attimo. Lasciare da parte il lavoro e la frenesia, per concentrarsi sugli affetti. Chi lavora troppo non fa l'amore ! E ciò con buona pace di quanto cantava Celentano negli anni che furono ! Lasciate un po' da parte la virtualità, le chat, le discussioni online, i forum, i blog, facebook, twitter, gli smartphone, il sesso virtuale, la pornografia (che poi sembra ormai essere sinonimo dei “social” precedenti) e/o quanto ne consegue, per uscire di casa: incontratevi, parlatevi di persona, confrontatevi, vedetevi, toccatevi, baciatevi, amatevi, persino litigate se è il caso: ma fatelo vis-à-vis. Direttamente, guardandovi in faccia.
La realtà parallela, compresa quella lavorativa, è e rimane parallela. E' e può essere utile per alcune ore al giorno, ma non può sostituire la vita di ciascuno. Non può sostituire i sentimenti, i pensieri, le azioni quotidiane. Il vivere civile è, in sostanza, preferibile rispetto al vivere di illusioni e consumismo che generano ulteriore incomunicabilità fra le persone e persino fra i sessi. Il sesso virtuale, sia detto per inciso, quale commento en passant, con il tempo inibisce una sana vita sessuale e/o di coppia, generando totale disinteresse per la stessa.
Vivere, in sostanza, è infinitamente meglio che condividere su Facebook.
Ma la qualità della vita passa dalla qualità dei rapporti umani, civili, sentimentali, affettivi: da ricercare e ricostruire completamente. Così come vanno ripensate completamente le fondamenta della nostra stessa società.

Luca Bagatin

venerdì 24 giugno 2016

Referendum Brexit: un esempio di democrazia diretta da estendere a politica ed economia globale. Articolo di Luca Bagatin

Non si possono mettere assieme capra e cavoli. La capra, spesso, finisce per mangiarseli.
E' forse questa l'interpretazione da dare al referendum sulla Brexit, vinto da coloro i quali non vogliono più che la Gran Bretagna faccia parte dell'Unione Europea.
Non possiamo mettere mettere assieme Paesi e culture diverse e farlo per meri interessi economicistici di banchieri, grandi imprese ed investitori. E questo è quanto è stato fatto in tutti questi anni, con un'Unione Europea germanocentrica, allargata a Paesi dell'Est e fra un po' anche all'antidemocratica Turchia. I minestroni economicistiti, non funzionano. E non sono accettati dal popolo inglese, la cui maggioranza ha deciso, appunto, di uscirne.
La democrazia vorrebbe e contemplerebbe il fatto che a tutti i Paesi fosse data la possibilità di decidere con appositi referendum sulla permanenza o meno nell'UE. E questo con buona pace del Senatore Mario Monti che, se ci riferiamo alle sue dichiarazioni in merito, non ama per nulla la democrazia e forse sono piuttosto politici come lui – che rinnegano la volontà popolare - il vero pericolo per l'Europa.
La democazia ed il rispetto della stessa passano anche per l'esito del referendum britannico sulla Brexit, dunque. E tale volontà democratica può essere spesso opposta rispetto alla volontà di economisti e politici, i quali sono dei meri mediatori e tali dovrebbero rimanere, ovvero dovrebbero unicamente servire i cittadini ed eseguire ciò che i cittadini decidono.
La democrazia diretta, ovvero la democrazia autentica, ad ogni livello, sarebbe dunque auspicabile perché i problemi vanno condivisi. Solo un popolo consapevole, direttamente, dei suoi problemi, può riuscire a superarli. Un popolo schiavo di politica ed economia è un popolo inconsapevole ed in balìa di decisioni altrui, ovvero dei ricchi e dei potenti di turno, i quali oggi piangono per i risultati drammatici delle Borse, che hanno fatto loro perdere non pochi quattrini.
Solo i cittadini ed i rispettivi popoli, con le loro diversità e specificità dovrebbero avere la possibilità di decidere e di governare, in apposite assemblee e comitati popolari aperti a tutti. E tali popoli dovrebbero cooperare, dialogare, aiutarsi con spirito fraterno, ma ben consapevoli delle loro diversità e specificità, senza assurde fusioni economicistiche a vantaggio dei ricchi investitori.
Occorre proteggere e garantire i meno abbienti, che ormai sono la maggioranza degli europei e fornire loro un reddito di cittadinanza, che li faccia sentire parte di una comunità da costruire su solide basi fraterne, ovvero fatta di garanzie fondate su solidi doveri civici e di cittadinanza. E qui torna utile l'insegnamento, nelle scuole, dei “Doveri dell'uomo” di Giuseppe Mazzini, un testo diretto al cuore degli operai e dei poveri e di scottante attualità. Occorre difendere i piccoli produttori, in Europa ed ovunque, martoriati dalle multinazionali e dalla grande distribuzione, favorita dai processi capitalisti e di globalizzazione.
Occorre peraltro comprendere che i debiti pubblici di ogni Stato sono impagabili e, come tali, vanno condonati e aboliti. Ci rimetteranno i ricchi investitori, certo, ma ne trarranno beneficio i cittadini. Lo spirito del dono e della cooperazione dovrebbe prevalere rispetto a quello del diritto privato di matrice liberale, dell'economia e del rigore.
Questa la lezione che si dovrebbe riuscire a trarre.
Esattamente un anno fa, in un mio articolo apparso anche sul quotidiano nazionale “L'Opinione delle Libertà” (http://www.opinione.it/politica/2015/06/20/bagatin_politica-20-06.aspx) e dal titolo “Una alternativa all'Unione globalista”, proponevo, in alternativa all'UE, un'Unione dei Paesi Euromediterranei e latini, molto più vicini fra loro per Storia, cultura, tradizioni e ciò in un rinnovato dialogo con il mondo ellenico, latino, latino-americano e terzomondista, al fine di sconfiggere la fame, l'immigrazionismo, il terrorismo, la povertà, l'esclusione sociale, ovvero tutte cose che – come scrissi allora – non sono risolvibili attraverso l'accettazione supina delle regole del mercato capitalista, le quali generano sradicamento sociale ed indentitario di interi popoli, obbligano i governi ad accettare le politiche del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e della Federal Reserve e rischiano di instaurare fantomatici mercati transatlantici che di fatto impongono, ancora una volta, le volontà di Washington al mondo intero.
Un'unione alternativa tanto al blocco nordamericano che a quello putiniano e che anzi, possa dare qualche lezione di emancipazione anche a quei due blocchi che, come ai tempi della Guerra Fredda, fronteggiandosi, hanno da sempre affamato i popoli del mondo e finanche i rispettivi popoli.
Questo può essere definito populismo, certo. E lo è, ma nella sua accezione positiva ed originaria del termine, giacché il populismo fu movimento di ispirazione socialista nato alla fine dell'800 in Russia per rappresentare i contadini ed i servi della gleba.
Oggi siamo tutti dei servi che devono essere in grado di liberarsi, spezzando le loro catene e guardando ad un avvenire fatto di autogestione dell'economia, delle imprese e della politica, ovvero di democrazia diretta e libertà civica proprio perché rispettosa dei doveri civici di ciascuno nei confronti del proprio Paese e dell'Umanità intera.

Luca Bagatin

giovedì 23 giugno 2016

Milo Moiré: l'artista arrestata che libera la sessualità (repressa) e mette a nudo la società pornocratica. Articolo di Luca Bagatin

Vi scandalizzerete !
Farà scandalo una modella che si fa masturbare in pubblico in un'epoca in cui il sesso è sempre più slegato dall'amore e in cui non si fa più sesso di qualità !
Farà scandalo come ai tempi in cui ci fu chi si battè contro la legislazione ipocrita sul “comune senso del pudore”.
Farà scandalo perché il sesso non è libero, perché le vostre menti asessuali e asessuate non sono libere; perché la sessualità non è posta al centro del Pianeta e della politica e, meglio ancora, dell'economia.
Farà scandalo e la chiamerete mercificazione, ma la mercificazione comporta il ricevere qualcosa in cambio, spesso in danaro. Ma l'artista svizzera Milo Moiré non si fa pagare. Si fa dolcemente e pubblicamente masturbare. La pornocrazia non è questa, bensì la mentalità bigotta e oscurantista.
La pornocrazia è la violenza contro le donne, è l'ipocrisia, è il terrorismo globale fomentato dal danaro, dall'ideologia, dalla religione. La pornocrazia è la politica e l'economia.
Non certo un corpo nudo che si fa titillare amorosamente.
E così, invece, la società pornocratica punisce il corpo e l'arte surreal-sessuale e arresta Milo Moiré che si stava esibendo a Londra, a Trafalgar Square.
La solerzia della polizia inglese, che non fu così solerte nel proteggere, invece, la giovane deputata laburista Jo Cox, minacciata da mesi da un neonazista squilibrato.

Luca Bagatin


mercoledì 22 giugno 2016

La Massoneria dell'America Latina e dei Paesi latini: un esempio di emancipazione sociale. Articolo di Luca Bagatin

La Massoneria, nella Storia dell'emancipazione dell'America Latina, ha sempre giocato un ruolo cruciale, così come in tutti i Paesi latini ove il peso dell'aristocrazia e della Chiesa cattolica hanno oppresso i popoli, lasciandoli nell'ignoranza e nella più cieca povertà.
Meglio, si potrebbe dire, che taluni massoni latini – probabilmente proprio grazie agli insegnamenti Libero Muratori di Libertà, Fratellanza e Uguaglianza e di adogmaticità massonica – hanno provveduto ad emancipare quei popoli oppressi, garantendo loro un futuro.
E' così che nelle file massoniche annoveriamo figure quali Simon Bolivar (1783 – 1830), che nel 1806 divenne Gran Maestro della Loggia Madre di San Alessandro di Scozia all'Oriente di Parigi; José Martì (1853 – 1895) , eroe dell'indipendenza cubana ed affiliato ad una Loggia di Madrid; José de San Martin (1778 – 1850), eroe dell'indipendenza di Argentina, Cile e Perù, iniziato alla Massoneria in Inghilterra e successivamente affiliato alla Loggia Lautaro, composta da militari indipendentisti e fondata dal già patriota venezuelano e combattente assieme a Bolivar Francisco de Miranda (1750 - 1816); il nostro Giuseppe Garibaldi (1807 – 1882), iniziato nella Loggia “L'Asil de la Vertud” e successivamente affiliato alla Loggia “Les Amis de la Patrie” di Montevideo, in Uruguay, ed anch'egli, assieme alla moglie Anita, contribuì all'indipendenza di quelle terre.
L'elenco, come possiamo notare, è lungo se consideriamo che abbiamo qui citato solo alcune delle personalità massoniche più illustri fra gli emancipatori latini.
In epoca più recente l'America Latina ha annoverato massoni illustri in Augusto César Sandino (1895 – 1934) eroe nicaraguense in lotta contro il dittatore Somoza e fondatore del sandinismo, oggi al governo del Nicaragua; Salvador Allende (1908 – 1973), già Presidente del Cile; numerosissimi rivoluzionari castristi cubani, fra cui, pare, anche Che Guevara (1928 - 1967) e l'indimenticato Presidente dell'Argentina Juan Domingo Peron (1895 - 1974), nei suoi ultimi anni di vita.
Anche il compianto Presidente del Venezuela moderno, Hugo Chavez (1954 - 2013), confessa – in uno dei suoi interventi, nel 2008 - di essere stato massone affiliato alla Gran Loggia di Ciudad Bolivar. Del resto i suoi principi cristiani ed al contempo libertari, lo pongono quale continuatore dell'opera di Bolivar (al quale egli stesso e la sua Rivoluzione si ispirarono), San Martin e de Miranda, così come peraltro anche dichiarato dal Gran Maestro della Gran Loggia di Francia Michel Barat in un'intervista ad un giornale venezuelano.
La Massoneria latina, proprio per la sua particolare storia legata all'emancipazione sociale e contigua agli ideali repubblicani, laici e democratici - i quali si concretizzarono ovunque nella richiesta e nell'ottenimento del suffragio universale, nella riduzione dell'orario di lavoro, nell'istituzione della scuola pubblica, laica e gratuita per tutti, nella richiesta della legislazione sul divorzio (in Italia sarà ottenuto solo molti anni dopo, nel 1970, alla faccia della presunta influenza massonica nel potere politico !) e nella moralizzazione della vita pubblica - avrà dunque un peso fondamentale nella Storia sia dell'America Latina che della nostra Penisola italiana, oltre che della Francia napoleonica, comunarda e successivamente gollista (pensiamo ad esempio al massone e anarchico Pierre-Joseph Proudhon ed alla rivoluzionaria della Comune di Parigi Louise Michel, iniziata alla Massoneria nel 1904).
Diverso, invece, il discorso della Massoneria di matrice anglosassone, più legata alla tradizione latomistica ed esoterica e meno propensa ad avere, nelle sue fila, liberomuratori impegnati politicamente e socialmente.
La Massoneria, nel suo complesso, ad ogni modo, non si occupa né di politica né di religione. E' pur vero, ad ogni modo, che nel suo seno gli ideali di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza propugnati dal conte Alessandro di Cagliostro nella Francia pre-rivoluzionaria, hanno contribuito a formare generazioni di uomini e ben presto - una volta aperte le Logge femminili e miste - anche di donne pensanti.
Tutte cose purtroppo sconosciute ai più o, meglio, negate dai media sempre pronti a dipingere massoni e Massoneria quali agenti di un sedicente Nuovo Ordine Mondiale a vantaggio dei potenti.
Ebbene, si sappia che la Massoneria è quanto di più lontano vi sia dal potere. Al massimo e senza affatto discostarci dalla realtà, possiamo dire che essa è un contro-potere. Iniziatico, spirituale, civico e civile.
La Storia, le donne e gli uomini che l'hanno fatta, ad ogni livello, ce lo insegnano. Anche se si studia poco e se viene oscurata dai tanti, troppi “operatori della comunicazione” nostrani e dai tanti, troppi autori di libri da supermercato o di trasmissioni televisive gossippare e ciarlatane che deformano la realtà. Gettando fango sugli eroi.

Luca Bagatin

venerdì 17 giugno 2016

Vogliamo l'Europa dei popoli fratelli o quella delle élite economico-politiche ? Articolo di Luca Bagatin

Quanto accaduto in Gran Bretagna in queste ore è terribile. L'omicidio di una giovane deputata laburista, Jo Cox, da parte di un neonazista, è seriamente deprecabile, oltre che sconvolgente. Tanto più quando apprendiamo che, la stessa, era oggetto di minacce da mesi. Minacce bellamente ignorate dalla polizia britannica.
La follia di un neonazista, simpatizzante dell'apartheid sudafricano peraltro, non può comunque inficiare le giuste ragioni di chi non vuole l'Europa delle plutocrazie.
La Gran Bretagna di Cameron, dunque, un po' come tutta Europa, deve seriamente fronteggiare la minaccia di un nuovo vento neofascista e neonazista, alimentato da un'immigrazione incontrollata e che spaventa e che è foriera, come abbiamo già scritto in un altro articolo, di sfruttamento dell'uomo sull'uomo e per questo va arrestata.
O i popoli europei scelgono di essere solidali fra loro, oltre le volontà dei loro governanti, oppure non se ne uscirà facilmente.
O vogliamo l'Europa dei popoli fratelli, oppure quella delle élite economico-politiche e, se scegliamo il primo caso, occorre ripensare completamente al modello di sviluppo economico, che deve essere votato all'uscita dal capitalismo ed all'autogestione delle imprese e ad un modello che guardi ad politica partecipativa ed attiva da parte dei cittadini, in luogo dei mediatori politico/partitici.
Diversamente saremo schiavi dell'utilitarismo economicista, che sfrutta il lavoro a basso costo offerto dall'immigrazione generata da guerre e povertà scatenata dall'Occidente opulento e dal commercio delle armi.
L'Europa che sognavano i nostri Padri repubblicani e socialisti libertari - Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi - non era certo l'Europa dei governanti, degli investitori in Borsa, delle imprese che pretendono la crescita illimitata sulle pelle dei lavoratori, dei consumatori, degli immigrati. Una crescita che in Francia ha portato, come già in Italia, ad una legge sul lavoro – la Loi Travail – che smantella i diritti dei lavoratori in nome della competitività dei mercati. Mercati che vanno, invece, aboliti, in nome dell'umanità, dei diritti e dei doveri di cittadinanza dei popoli europei che devono finalmente appropriarsi della propria sovranità economica e politica.
Utopia, si dirà, perché i cittadini non sono capaci di autogestirsi. E' proprio così ? In Francia sembrano invece voler rivendicare le proprie conquiste sociali e così in Belgio. Ed in Spagna l'ottimo risultato del partito civico Podemos sembra andare in questa direzione e così l'Austria che per la prima volta ha eletto un Presidente verde critico nei confronti delle politiche di austerità.
L'Italia, diversamente, sembra rimasta ferma o quasi, ammansita dalle promesse e dalle misure di un Pifferaio magico che fa il gioco delle tre carte togliendo da una parte e aggiungendo dall'altra.
La sua Capitale, poi, mi appare sempre come una città isolata, lontana dalla realtà, dalla mentalità isolata, fatta di gente isolata e che tende a isolare senza rendersene conto, pur con eccezioni importanti, in quanto ho notato che sempre più spesso, a Roma e non solo, molte cose che dovrebbero essere curate dal Comune, sono invece curate dai residenti. Penso ad esempio al verde pubblico o ad alcune strade che sono state pulite o rimesse a nuovo (un parco cittadino persino arredato) con il contributo diretto dei cittadini.
Ciò significa, a parer mio, che la politica e le istituzioni italiane sono diventate sterili, spesso inutili ed inutilmente costose, come quelle di Bruxelles che sindacano sulla lunghezza di questo o quell'ortaggio, ovvero su questioni lontane dai bisogni reali delle persone.
E' forse il momento di dare spazio ai cittadini ed alla comunità attiva. E' forse il momento di permettere ai cittadini di decidere del proprio destino, senza più essere cullati dall'illusione di essere governati. E' forse il momento di diventare un'autentica comunità di persone pensanti.

Luca Bagatin