giovedì 9 febbraio 2017

In memoria della Repubblica Romana, l'unica Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto !

In occasione del ricordo della Repubblica Romana nata il 9 febbraio 1849, ripubblichiamo in merito, qui di seguito, due articoli storici di Luca Bagatin, pubblicati l'8 febbraio 2016 ed il 9 febbraio 2008.

A&L


9 febbraio 1849: nasce l'unica Repubblica che l'Italia abbia mai avuto. Articolo di Luca Bagatin dell'8 febbraio 2016


9 febbraio 1849: nasce l'unica Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto.
L'unica Repubblica, avete letto bene. Perché, se per “res publica” intendiamo “cosa pubblica”, ovvero non cosa dei politici, dei partiti, delle banche, dell'economia e delle istituzioni lontane dai cittadini, allora la Repubblica Romana del 1849 è stata in assoluto l'unica Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto.
Fondata dal Trimumvirato costituito da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini, la Repubblica Romana, conquistata con il sangue di patrioti e di garibaldini che fecero fuggire il Papa Re a Gaeta, durò solamente cinque mesi, soffocata brutalmente dai francesi di Napoleone III alleati del Papa. Essa purtuttavia riuscì a dotarsi di una Costituzione avanzatissima per l'epoca, che prevedeva la sovranità del Popolo fondata sull'eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza alcun privilegio, nonché sulla piena libertà religiosa e di culto.
Una Repubblica indipendente non solo dal potere religioso-statuale, ma anche da quello monarchico dei Savoia. Una Repubblica che consacrò ad eroina quella Anita Garibaldi che morirà poco dopo.
Una Repubblica dimenticata e la cui memoria fu offuscata persino dall'attuale “Repubblica dei partiti”, fondata nel 1948, la cui Costituzione è nata dal compromesso fra clericali, comunisti e persino fascisti e che oggi è totalmente serva di logiche internazionali: dal Fondo Monetario, alla Banca Centrale Europea.
Solo la Libera Repubblica di Fiume di Gabriele D'Annunzio e Alceste De Ambriis del 1919, riuscirà ad eguagliare lo spirito della Repubblica Romana di mazziniana e garibaldina memoria, persino connotando questa nuova impresa di aspetti libertari, anarco-comunisti, erotici e spiritualisti. Si pensi peraltro che la Costituzione della Repubblica di Fiume, ovvero la Carta del Carnaro prevedeva aspetti avanzatissimi per l'epoca, al punto che nemmeno oggi, alcuni aspetti, sono garantiti dalla Costituzione italiana, ovvero: libertà di associazione, libertà di divorziare, libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luoghi pubblici, assistenza ai disoccupati e ai non abbienti, promozione di referendum, promozione della scuola pubblica, risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario, inviolabilità del domicilio.
Anche questa nuova impresa di ispirazione libertaria, garibaldina e mazziniana sarà soffocata dall'imperialismo internazionale e dal governo italiano retto da Giovanni Giolitti che, nel 1920, inviò le truppe italiane a sgomberare a cannonate i legionari di D'Annunzio.
Uno spaccato di Storia italiana ed europea, insomma. Antica e più moderna. Che vide contrapporsi eroi e martiri da una parte e politicanti prezzolati dall'altra.
Mazzini, Saffi, Armellini, i coniugi Garibaldi, D'Annunzio, De Ambriis e molti altri da una parte e i Giolitti, i Nitti, gli Andreotti, i Fanfani, i Togliatti ed oggi i Draghi, i Renzi, le Merkel, gli Hollande e via discorrendo dall'altra.
(Anti)politica nel senso di Alta-politica da una parte e realpolitik nel senso di opportunismo politico affamapoli dall'altra.
La Storia si ripete.
Sveglia ragazze e ragazzi !

Luca Bagatin
 
 Lo spirito della Repubblica Romana per uscire dalla crisi. Articolo di Luca Bagatin del 9 febbraio 2008
 
La Costituzione italiana compie quest'anno 60 anni e per quanto andrebbe oggi modificata per adeguarla ai tempi, ha garantito a noi tutti democrazia e civiltà grazie soprattutto al referendum del 1946 che sancì la procalamazione della Repubblica in Italia.
Il coronamento dei sogni di Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi, avvenne infatti proprio a molti di distanza dalla loro morte e dopo che l'Italia fu purtroppo martoriata e vilipesa dal fascismo.
Purtuttavia, senza la loro guida politica e le loro battaglie risorgimentali, l'Italia, oggi, sarebbe certamente meno civile e meno democratica.
Per comprenderlo meglio dobbiamo tornare al 9 febbraio del 1849, ovvero quando fu proclamata la Repubblica Romana sotto la guida del Mazzini che ne fu il il propugnatore ed ispiratore politico e grazie al valore militare ed al sangue versato dai garibaldini come Goffredo Mameli e dal popolo romano i cui moti insurrezionali fecero fuggire il Papa Pio IX a Gaeta.
La Repubblica Romana, guidata dal trimunvirato: Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini si dotò immediatamente di una Costituzione liberale la quale, agli Articoli I e II, stabiliva che la sovranità spettasse unicamente al Popolo, il quale si dava per regola tre principi fondamentali: l'eguaglianza, la libertà e la fraternità senza riconoscere alcun privilegio di casta o di titolo nobiliare.
In tutto il Documento si può notare come essa ricalcasse perfettamente i principi della Costituzione democratica degli Stati Uniti d'America redatta alla fine del '700, ovvero quanto gli USA avevano scacciato il tirannico regime monarchico inglese. Inoltre si può notare quanto fosse liberale e tutt'altro che antireligioso lo spirito di tale Costituzione, la quale, all'Articolo VIII dei Principi Fondamentali stabiliva che al Papa sarebbero comunque state concesse tutte le "guarentigie necessarie per l'esercizio indipendente del potere spirituale" e, all'Articolo precedente, si stabiliva la piena libertà religiosa dei cittadini della Repubblica.
Oggi certa storiografia clericale tende a descrivere i risorgimentali mazziniani di allora come dei "briganti atei ed antireligiosi". Nulla di più falso e calunnioso, al punto che lo stesso Giuseppe Mazzini ha sempre fatto riferimento nei suoi scritti e discorsi a Dio, inteso come Divinità universale antidogmatica, al di sopra di ogni Potere costituito.

Nella fattispecie la bandiera della Repubblica Romana: il tricolore verde, bianco e rosso, recava al centro la scritta "Dio e Popolo" (che per molti versi ricorda l'iscrizione posta sul Dollaro statunitense "In God We Trust", adottato circa un secolo dopo, ovvero nel 1956), per rimarcare la fede mazziniana e repubblicana nel Popolo sovrano e nella Divinità Universale (e ciò ci rimanda per moltissimi versi al teismo illuminista e volteriano), la quale non può ritenersi privilegio esclusivo della Chiesa cattolica e del Vaticano.
La Repubblica Romana durò solamente cinque mesi, soffocata nel sangue il 3 luglio 1849, dopo un mese di assedio, dai soldati francesi di Napoleone III alleati con il Papa. Purtuttavia essa fu un evento storico fondamentale e di svolta nelle lotte risorgimentali per l'unità d'Italia nonché per gettare il seme della speranza verso la creazione di uno Stato laico, civile e repubblicano.
Uno Stato libero dall'influenza della Chiesa e di Casa Savoia, entrambe ree di aver gettato gli italiani, specie i popolani e le classi sociali meno abbienti in generale, nel più nero sottosviluppo.
Oggi, a scuola, di tutto ciò si insegna poco o nulla ed è normale che, raggiunta l'età adulta, si sia poco consapevoli non solo della propria storia e quindi delle proprie origini, ma anche dei propri diritti e doveri.
Se, quantomeno nella scuola pubblica, ovvero in quelll'istituzione per la quale i mazziniani si batterono con maggiore tenacia per garantire a tutti l'elevazione intellettuale, morale e spirituale, si studiasse la Costituzione della Repubblica Romana e i "Doveri dell'Uomo" di Giuseppe Mazzini, sono certo che molti giovani comincerebbero a diventare veramente consapevoli del ruolo politico attivo che ricoprono nella società.
La politica italiana di oggi fa veramente ribrezzo e non mi stancherò mai di ripeterlo. La classe politica che siede in Parlamento è, per la maggior parte, totalmente incolta sia sotto il profilo intellettuale che morale.
La Costituzione della Repubblica andrebbe certamente rivista ed adeguata ai tempi, come abbiamo scritto all'inizio di quest'articolo, ma, come farlo con coloro i quali preferiscono fare accordi sottobanco e, di fronte agli elettori, insultarsi a vicenda come fossimo nella più malfamata delle osterie ?
Un'Assemblea Costituente urge, come nel 1946, per uscire dal nuovo fascismo nel quale siamo entrati da un quindicennio a questa parte.
Prima i cittadini-elettori e soprattutto i giovani elettori prenderanno coscienza del proprio ruolo attivo in una democrazia repubblicana e prima usciremo dal pantano nel quale ci siamo cacciati.
Lo spirito della Repubblica Romana non è morto né morirà mai. Vediamo di ricordarcelo e di agire di conseguenza.
Per il bene nostro e dell'Italia intera.
 
 
Luca Bagatin

lunedì 6 febbraio 2017

Lenin Moreno Presidente dell'Ecuador 2017 ! Per il proseguimento della Revolucion Ciudadana !



Un piano per tutta la vita.
Un governo responsabile e che garantisca i suoi cittadini per tutta la vita.
Una casa per tutti, soprattutto per i poveri.
Sostegno alla maternità.
Sostegno al lavoro giovanile.
Raddoppio delle pensioni degli anziani.
Libertà completa dalla povertà e investimenti nello sviluppo umano.


http://amoreeliberta.blogspot.it/2015/07/la-revolucion-ciudadana-in-ecuador-ed.html

http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/07/lecuador-della-revolucion-ciudadana-una.html



sabato 4 febbraio 2017

Cercasi Gesù. Cercasi l'Amore. Articolo di Luca Bagatin

Se Gesù detto “Il Cristo” tornasse sulla terra, molto probabilmente o, quasi sicuramente, non sapremmo riconoscerlo, come e peggio di quanto accadde ai suoi tempi, forse. In questo mondo sempre più corrotto, ipercecnologico, violento, che ha perduto ogni senso di rettitudine e di spiritualità, ci sfuggirà dalle mani ogni possibile incontro con il Sacro, ovvero con la semplicità dell'amore.
Metafora del Cristo ai giorni nostri è il film “Povero Cristo”, scritto e diretto dall'ottimo Pier Carpi nel 1975 e interpretato da un commovente Mino Reitano il quale, nei panni dell'anonimo e dalla vita grama Giorgio Cavero, scoprirà - lungo il suo cammino - il Cristo in sé stesso, ovvero identificherà sé stesso nel Cristo e raggiungerà la redenzione finale.
Bellissimo e poco conosciuto film interpretato da un inaspettato Beppe Grillo è peraltro “Cercasi Gesù”, diretto e sceneggiato da Luigi Comencini (e finanche da Antonio Ricci, padre di “Striscia la Notizia”) nel 1982.
Film che vorrebbe essere satirico e comico e che risulta invece commevente e profondo. Un film che fa molto riflettere e che è l'estrema metafora del Cristo ai giorni nostri.
“Cercasi Gesù” è la storia di Giovanni (Beppe Grillo), un ragazzo mite che fa l'autostop ed a cui Don Filippo (Fernando Rey), responsabile di una casa editrice cattolica, concede un passaggio, assieme ad una giovane terrorista d'estrema sinistra, Francesca (interpretata da Maria Schneider).
Don Filippo, colpito dai tratti somatici del ragazzo, così simili al Gesù dell'iconografia cristiana, propone a Giovanni di diventare il nuovo testimonial pubblicitario della casa editrice, la quale pubblicherà a puntate la vita di Gesù e successivamente finanche un album di figurine.
Giovanni accetta e così la città sarà tappezzata di manifesti pubblicitari con il suo volto. Nel frattempo, Giovanni, riceve ospitalità da un falegname, il quale è costretto – in modo rassegnato - a pagare il pizzo ad una banda di malviventi.
Giovanni è un ragazzo buono, che difende il falegname dalle aggressioni dei malviventi e regala il primo milione guadagnato dalla pubblicità ad una ragazza madre tossicodipendente, affinché non si buchi più. Inoltre è solito giocare a pallone con dei ragazzini, uno dei quali, Ivan, è un bambino paraplegico ed è solito portarli presso gli uffici della casa editrice cattolica a giocare in giardino, con grande disapprovazione delle alte sfere ecclesiastiche.
Giovanni troverà comprensione solo in Don Gaetano (Néstor Garay), l'unico prete che nella casa editrice non conta nulla – come Giuseppe stesso gli fa notare - ma che sarà il primo a chiamarlo Gesù, ricevendone pronta risposta, ovvero, forse, riconoscendo in Giovanni il Cristo.
Quanto a Don Filippo e agli altri preti, invece, penseranno solo a sfruttarne l'immagine mediatica (ma ad essi Giovanni spesso si ribellerà), sino al punto che, quando Francesca la terrorista rapirà Giovanni per riceverne un riscatto, faranno di tutto per non pagarlo.
Giovanni, durante il periodo del rapimento ad ogni modo, sarà comprensivo con Francesca. Anzi, le dirà che di lei si fida ciecamente e rimarrà con lei, sino al suo estremo pentimento. Purtuttavia il pentimento di Francesca le costerà caro, in quanto, una volta liberato Giovanni, sarà presto trucidata dai suoi compagni terroristi per averlo fatto e ciò getterà Giovanni nello sconforto.
I preti, insolentiti dal comportamento ribelle ed alle richieste di compassione e di carità verso tutti i diseredati, decideranno di spedire Giovanni in una casa di cura e diranno soddisfatti: “Finalmente ce ne siamo liberati !”. Tranne Don Gaetano e le suore, le quali guarderanno alla sua partenza con tristezza.
L'ultimo saluto Giovanni lo riceverà dal piccolo Ivan, il quale sarà l'unico a riconoscere in Giovanni la figura di Gesù e gli chiederà di donargli la possibilità di camminare. Giovanni gli dirà che lui non può fare nulla, in quanto non può fare miracoli ma...una volta andatosene, scortato in automobile dai preti, il piccolo Ivan si alzerà dalla carrozzina e, per la prima volta, riuscirà a camminare.
In “Cercasi Gesù” vediamo scontrarsi la semplicità e bontà di Giovanni-Gesù (il Dio dei poveri e dei diseredati) con la violenza e materialità del mondo (la tossicodipendenza; l'indifferenza dei preti di fronte ai mali del mondo e la loro fede espressa nella forma dell'”esteriorità” mediatica; il sistema pubblicitario e lo showbusiness; il “pizzo” mafioso; il terrorismo politico; la sofferenza di un bambino paraplegico).
Agli occhi dei più, nel corso del film, sarà la violenza e la materialità a trionfare, ma in realtà non è così. La redenzione di Francesca ed il miracolo operato sul piccolo Ivan valgono più dell'ipocrisia dei preti e della violenza dei terroristi e dei malviventi.
Francesca comprenderà che uccidere è peggio ancora che morire. E il piccolo Ivan, forse perché è solo un bambino innocente, sarà l'unico a riconoscere davvero Gesù e a riceverne la Grazia.
Quanto a Giovanni-Gesù, tutto sembra scivolargli addosso. Gli daranno del “pazzo” e dello “stronzo”, ma lui prenderà tutto con filosofia e con semplicità. Si fida del prossimo e vuole fidarsi del prossimo. Riconosce al prossimo il libero arbitrio al fine di fargli comprendere da sé i propri errori, se ad essi vuole rimediare.
Non ci riuscirà con la giovane tossicodipendente, che tornerà a bucarsi. Non ci riuscirà con Don Filippo, che contiuerà a credere nel sistema mediatico-pubblicitario di una “fede” esteriorizzata e poco praticata nella quotidianità. Ma ci riuscirà con Francesca che, per la sua redenzione, sarà uccisa. Ma sarà liberata dal peccato.
Quanto a Giovanni-Gesù, ritenuto pazzo, sarà internato, così come, forse, sarebbe internato Gesù detto “Il Cristo” se oggi tornasse sulla terra e ci parlasse e praticasse l'amore.
“A me non piace far l'amore” - dice ad un certo punto Giovanni-Gesù nel film e prosegue: “il bello sarebbe poter dire siamo l'amore, non ci sarebbe né prima né dopo”. Ecco, in questa frase è forse racchiuso il messaggio d'amore di Gesù, che poi è il medesimo di tutte le correnti spirituali della terra e dell'universo conosciuto e non conosciuto.
Ma l'amore, in questo mondo, fa paura e va rinchiuso. A Giovanni-Gesù si danno due milioni per fare il testimonial pubblicitario, purchè non parli. Purché non esprima sé stesso. Purchè non esprima l'amore. L'amore è follia. L'amore è una stronzata (a Giovanni danno diverse volte dello “stronzo”) in questo mondo materiale e corrotto.
Invece l'amore è tutto. E fa miracoli. L'amore fa paura perché è semplicità e trascende la materialità. E' dono (il dono di un milione che Giovanni fa alla giovane tossicodipendente, senza chiedere nulla in cambio né come li spenderà). E' redenzione dal peccato del togliere la vita ad un altro essere umano. E' qualche cosa che gli umani non sembrano capire forse proprio per la sua semplicità, per la sua mitezza, perché va a toccare il cuore senza nulla chiedere, senza giudicare (come fa Giovanni, che si fida e non giudica).
“Cercasi Gesù” è un film che, a parer mio, merita di essere rivalutato. E così l'interpretazione di Beppe Grillo che oggi la politica sembra avere incattivito, forse perché la politica è materia e divisione, mentre noi tutti necessitiamo solo di spirito, di unità dello spirito e della semplicità dell'amore.

Luca Bagatin

giovedì 2 febbraio 2017

MARIE C. Court poème de Luca Bagatin / Breve poesia di Luca Bagatin


MARIE C.

Dans tes yeux le ciel et l'enfer.
L'émotion et l'abîme.
Fier oeil de Valkyrie.

(Luca Bagatin) 
MARIE C.
Nei tuoi occhi il cielo e l'inferno.
L'emozione e l'abisso.
Fiero sguardo di Valchiria.

(Luca Bagatin)

Eros e Thanatos

L'idea dell'amore fatto in un cimitero m'intriga molto e la trovo tutt'altro che blasfema.
La vita che si fonde e confonde con la morte è un'immagine molto filosofica.
Un inno ad entrambe.

 
(Luca Bagatin)

Immigrazione = nuova deportazione

Ci hanno abituati a credere che l'immigrazione sia un fenomeno normale e da incoraggiare.
Invece è un dramma e una forma di deportazione di origine padronale e neo-schiavista generata dal totalitarismo capitalista.
Un fenomeno da arrestare.

(Luca Bagatin) 



martedì 31 gennaio 2017

In difesa degli ideali mazziniani e garibaldini, ovvero repubblicani e socialisti rivoluzionari e umanitari. Articolo di Luca Bagatin

Desidero rispondere alle considerazioni dell'amico Giacomo Properzj, relativamente al suo articolo apparso su Pensalibero.it il 30 gennaio scorso dal titolo “La speranza muore dopo di noi o è già morta da un pezzo ?” (http://www.pensalibero.it/la-speranza-muore-gia-morta-un-pezzo/)
Nell'articolo Giacomo Properzj si riferisce alla galassia repubblicana, che - egli scrive - oggi non è più praticamente rappresentata in parlamento se non da alcuni senatori che fanno riferimento al leghista o ex leghista Tosi (sic !) - ovvero la negazione per eccellenza del mazzinianesimo e del garibaldinismo - ed ai quali il Partito Repubblicano “ufficiale” ha concesso loro la denominazione – scrive l'amico Properzj - in cambio di una quota del finanziamento istituzionale che viene dato al gruppo (sic !).
Ora, tralasciamo qui le miserie di questi aspetti che già farebbero rabbrividire eroi e combattenti quali Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi ed i loro discepoli che – per fortuna – mai costituirono partiti o partitini elettoralistici (e mai presero finanziamenti pubblici, al punto che Mazzini morì poverissimo e così Garibaldi che, dimessosi da deputato, sdegnato per un parlamento ed un governo corrotto, tornò nella sua Caprera a fare l'agricoltore), ma si batterono costantemente per l'emancipazione dei più deboli, degli oppressi, dei lavoratori e per l'onore e la libertà degli italiani tutti.
Giacomo Properzj prosegue nel definire i mazziniani d'oggi (ma non tutta la base dell'Associazione Mazziniana Italiana, per fortuna dico io) come “ancora sanamente ancorati all'antica e credono alla società occidentale e atlantica, nella sua difesa (leggi NATO), nel mercato globale e nel progresso tecnologico (...)”.
Ora, lette queste righe allibisco e non posso non intervenire, proprio da erede e custode quantomeno sul piano ideale e culturale (ormai la politica italiana è poca cosa e non mi interessa punto) degli ideali mazziniani e garibaldini originari (ovvero repubblicani e socialisti rivoluzionari e umanitari).
La NATO è una nefasta alleanza a guida straniera (statunitense) che, lungi dall'essere stata utilizzata come mezzo di difesa è stata, specie negli ultimi decenni, usata come mezzo di offesa di popoli sovrani: ad esempio nell'ex Jugoslavia, in Iraq, in Libia e in Siria.
In Libia, in particolare, la NATO ha contribuito a defenestrare l'unico oppositore al terrorismo islamico, oltre che leader laico e socialista al governo, ideatore e fautore (altro che dittatore !) della democrazia popolare diretta (la Jamahiria), ovvero il Rais Mu'Ammar Gheddafi.
La stessa cosa vale per la Siria guidata dal Partito Baaht (Partito del Risorgimento Arabo Socialista) che fu partito fondato da Michel Aflaq, il quale si ispirò proprio agli ideali risorgimentali di Giuseppe Mazzini (oltre che a Marx e a Nietzsche) e argine al fondamentalismo islamico da sempre.
L'unico repubblicano autentico del dopoguerra che si oppose allo strapotere della NATO e degli Stati Uniti d'America sul suolo europeo fu l'indimenticato Presidente francese Charles De Gaulle (i cui eredi hanno ne hanno presto tradito la memoria, come ebbe lui stesso a dire peraltro), non a caso riferimento ideale del repubblicano mazziniano Randolfo Pacciardi. Ma questo, gli eredi del PRI, sembrano averlo dimenticato da tempo.
Il mercato globale, esaltato dall'amico Properzj, poi, assieme alla cosiddetta “sociatà occidentale” (ma si noti che occidentale è anche l'America Latina del Socialismo del XXI secolo, di cui ho molto scritto in questi anni e che mi appare l'unico luogo nel quale si siano inverati, per molti versi, i sogni mazziniani e garibaldini), mi risulta abbia causato solo nuove povertà, nuove precarietà e squilibri sociali, oltre che nuove forme di deportazione e di sradicamento degli esseri umani di cui il fenomeno dell'immigrazionismo – indotto dal sistema capitalistico e dalle politiche nefaste portate avanti dal Fondo Monetario Internazionale - è il fenomeno più eclatante e drammatico.
Stupisce che non ci si renda conto che il capitalismo è il vecchio/nuovo totalitarismo da abbattere, per fondare una società di cittadini in grado di e di autogovernarsi (attraverso appositi comitati e assemblee popolari aperte a tutti) e di autogestirsi attraverso l'unione fra il capitale (soprattutto umano) ed il lavoro (che ciascuno dovrebbe avere la possibilità di scegliersi a seconda delle attitudini e delle aspirazioni) in piena concordia con gli ideali non solo mazziniani, ma anche portati avanti da Evita e Juan Peron nel periodo più florido che l'Argentina conobbe, prima delle sanguinarie dittature militari antiperoniste.
Quanto al progresso tecnologico, amato dall'amico Properzj, a me appare come un vero regresso che ha annichilito e rimbambito le menti con i cosiddetti “social-network”, che hanno lo stesso valore onanistico del bar dello sport, uccidono il pensiero e sdoganano la corbelleria libera; per non parlare dei vari smartphone i Ipod (non so se si scrive così, non ne ho mai voluto possedere uno) che, assieme ai “social” di cui sopra, hanno ridotto la comunicazione verbale, gestuale, umana, a masturbazione da tastiera e dunque a nuove forme di isolamento sociale.
Non mi sembra, in sostanza, che i tempi siano cambiati in meglio. Mi sembra invece che l'eroismo dei nostri padri (risorgimentali, ma non solo) sia stato dimenticato, a volte vilipeso, altre volte deriso, mentre l'ignoranza – attraverso una scuola trasformatasi in diplomificio universale – la faccia sempre più da padrone.
Mi sembra invece che ad essere protagoniste nell'epoca in cui viviamo siano: la precarietà (sociale, famigliare e sentimentale); l'individualismo (che ha disgregato famiglie e comunità); lo sradicamento culturale (che ha distrutto usi e costumi autoctoni per scopiazzarne altri ad uso e consumo delle mode e del mainstream); l'edonismo ed il mercantilismo, che sono poi gli specchietti per le allodole per le nuove classi di sfruttati, siano essi giovani o immigrati da immettere nel tritacarne della “crescita economica globalista”, ovvero nella nuova catena di montaggio delle sfruttamento delle menti e dei corpi.
La yankizzazione della nostra Italia, ma anche dell'intero continente europeo, in sostanza, ci ha trasformati in degli sradicati depurati dalla nostra millenaria cultura che, lungi dal voler esportare, rappresentava e rappresenterebbe il nostro tesoro più prezioso (altro che la merce ! Altro che il vil danaro !).
Quanto alla costruzione degli Stati Uniti d'Europa, tale progetto mi appare una autentica chimera. Prima di tutto perché, come ho descritto, vi sono problematiche assai serie nelle quali intervenire, in secondo luogo in quanto in Europa vi sono identità, culture ed economie assai diverse e, dunque, difficilmente integrabili.
Diverso fu, invece, il tentativo purtroppo al momento non riuscito ma ancora in cantiere, di intregrazione Latinoamericana tentato negli Anni '50 da Juan Domingo Peron e negli Anni '90 da Hugo Chavez attraverso l'ALBA, ovvero l'Alleanza Bolivariana delle Americhe ed altri organismi simili. Il Socialismo del XXI secolo latinoamericano ha peraltro moltissimi punti in comune con il mazzinianesimo (si legga la medesima “Dottrina Peronista”, di cui scrissi un articolo per il quotidiano
L'Opinione) ed il garibaldinismo, esaltato da Chavez in più occasioni assieme al bolivarismo.
Molto altro si potrebbe dire, ma mi fermo qui, essendo ad ogni modo consapevole di non aver scritto nulla di nuovo e che quanto ho scritto servirà, comprensibilmente, a poco.

Luca Bagatin