lunedì 26 settembre 2022

Cuba approva il matrimoni e le adozioni omosessuali. "L'amore è già legge", esulta il governo. Articolo di Luca Bagatin

Cuba – con il referendum del 25 settembre scorso - approva, con il 66,87%, il nuovo Codice della Famiglia che, fra le altre cose, introduce nella Repubblica socialista, matrimoni e adozioni omosessuali.

Il Presidente della Repubblica e Primo Segretario del Partito Comunista Cubano (PCC), Miguel Díaz-Canel aveva fortemente sostenuto il SI al referendum dichiarando, fra le altre cose: “Oggi è un appuntamento con il futuro e un giorno per cambiare tutto ciò che dovrebbe essere cambiato nel diritto di famiglia a Cuba”.

Il Presidente dell'Assemblea Nazionale del Potere Popolare, ovvero il Parlamento cubano, tramite il suo Presidente, Esteban Lazo, membro del Comitato Centrale del PCC, aveva peraltro invitato i cittadini a “votare SI per il nuovo Codice della Famiglia, per l'inclusione, l'amore, l'affetto, la pace e la giustizia sociale”.

Lazo aveva peraltro fatto presente, ai media, che il Paese ha sottoposto le Costituzioni del 1976 e del 2019 a un referendum popolare, ma per la prima volta sottopone una legge al giudizio popolare. “Rappresentiamo uno stato di diritto e giustizia sociale e questo Codice lo dimostra. Fin dall'inizio, Fidel ci ha insegnato a contare sulle persone”, aveva dichiarato Lazo.

Soddisfazione per il risultato, oltre che dal governo - che ha diffuso manifesti e hashtag sui social con lo slogan “El amor ya es ley” (“L'amore è già legge”) - anche dalle associazioni per i diritti civili di Cuba, fra cui l'attivista e blogger per i diritti civili Francisco Rodriguez Cruz, il quale, su Facebook, fra le altre cose ha scritto: “Ma l'attivismo per i diritti delle persone LGBTIQ+ non finisce: inizia un'altra fase. Bisogna implementare il Codice, e tutte le altre leggi che derivano dalla Costituzione del 2019. L'educazione integrale della sessualità deve uscire dall'armadio in cui è stata archiviata. La lotta contro l'omofobia e la transfobia continuerà, perché molti pregiudizi e stigmate sono ancora lì, vivi. Abbiamo almeno due milioni di persone che hanno detto No, con cui dobbiamo convivere, lavorare e insegnar loro dal nostro esempio individuale e collettivo il rispetto che chiediamo e meritiamo. Occorre anche superare i nostri stessi stereotipi di genere, le discriminazioni internalizzate, le paure e le colpe.

Come disse Fidel quell'8 gennaio 1959, "non ci illudiamo credendo che d'ora in poi tutto sarà facile; forse d'ora in avanti tutto sarà più difficile". Questo 25 settembre 2022 anche la nostra Rivoluzione LGBTIQ+ ha trionfato, e l'abbiamo fatta come quella di 63 anni fa: con il popolo cubano. A costruire ora il socialismo sessuale del ventunesimo secolo”.

Mentre l'Italia e l'Europa, da tempo, virano verso destra, sembra che gran parte dell'America Latina socialista prosegua, invece, il suo cammino verso l'emancipazione sociale e civile.

Luca Bagatin

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lunedì 19 settembre 2022

XX Settembre: festa (di laicità e libertà spirituale) cancellata. Articolo di Luca Bagatin del 19 Settembre 2019

XX Settembre.

Una data simbolo. Storica. Dimenticata.

Abolita prima dal fascismo e poi mai reintrodotta dalla Repubblica della partitocrazia e del clericalismo.

Perché mai?

Forse perché essa simboleggiava e continua a simboleggiare la fine dello Stato Pontificio e la caduta del potere temporale dei Papi dei cattolici. E rimane simbolo di anticlericalismo, democrazia, laicità e libertà spirituale.

Quel 20 settembre 1870, con la presa di Roma, nota anche come Breccia di Porta Pia, allorquando i Bersaglieri italiani irruppero nello Stato Pontificio e lo conquistarono, l'Italia fu finalmente unita. Gli ideali del Risorgimento, mazziniani e garibaldini, trovarono quantomeno parziale compimento, per quanto, i successivi accordi fra il becerume liberal-monarchico al governo dell'Italia e la cosiddetta Santa Sede, mutilarono quella nobile vittoria anticlericale.

Con l'infausta Legge delle Guarentigie, infatti, il Regno d'Italia non solo garantì l'inviolabilità del Pontefice nella sua persona, ma anche l'inviolabilità dei suoi onori sovrani; la possibilità di avere delle forze armate; l'extraterritorialità dei palazzi vaticani, i quali rimanevano esentati dalla legge italiana e fu garantito finanche un introito annuo da corrispondere al Papa e al suo entourage di oltre 3 milioni di lire (oggi corrispondenti a circa 15 milioni di euro)!

Una legge vergognosa, che diverrà ancor più vergognosa con le ulteriori concessioni allo Stato Pontificio concesse dal fascismo mussoliniano, con i Patti Lateranensi (ancora oggi presenti nella Costituzione italiana) e con il successivo Nuovo Concordato, il peggior errore che Bettino Craxi – pur grande statista – potesse commettere.

Ad ogni modo, nonostante questi obbrobri clericali e di genuflessione ad uno Stato straniero, il XX Settembre rimane una data simbolica, purtroppo ancora oggi non più celebrata e festeggiata come tale e ricordata unicamente dalla Massoneria italiana e da qualche associazione laica e anticlericale. E ciò, nonostante siano state depositate alcune proposte di legge trasversali di reintroduzione di tale festività.

Ad ogni modo quello spirito garibaldino, che pur fu sconfitto negli anni successivi al Risorgimento (si pensi che Garibaldi si ritirò, povero e deluso, nella sua Caprera, dimettendosi finanche dalla carica di deputato al Parlamento, per tornare a fare l'agricoltore), continua ad aleggiare nei cuori di coloro i quali hanno combattuto e combattono ancora per un ideale.

Giuseppe Garibaldi, simbolo di socialismo originario e di lotta ai tiranni disse: “Il giorno in cui i contadini saranno educati nel vero, i tiranni e gli schiavi saranno impossibilitati sulla terra”.

In alcune zone del mondo questo monito e auspicio si è avverato. In Italia evidentemente no, ma l'eroe non è colui che vince sulla terra, ma colui il quale vince nello spirito e lo spirito è e rimane senza tempo.

Luca Bagatin

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sabato 10 settembre 2022

Superare l'ego e l'ipocrisia ("Penso, quindi (non) sono")

L'ego è la più grande malattia congenita delle società liberal capitaliste, in particolare Occidentali.
Andrebbe identificata e trattata come tale, in quanto portatrice di violenza, propagazione del potere politico ed economico e della sottomissione dell'essere umano stesso e della sua psiche a tale patologia, di cui non è nemmeno consapevole.
Curando l'ego e annullandolo, si possono curare gran parte delle storture del mondo e delle sue sofferenze.
E superare la barriera della materia che imprigiona le società.
 
(Luca Bagatin) 

I conflitti nascono quando le persone non si spiegano.
Spesso non si spiegano perché hanno paura di offendere il prossimo. Oppure non lo fanno per orgoglio o per altre ragioni.
Se non ci si spiega, se non si parla chiaro, nascono conflitti o eventuali diffidenze. Entrambi aspetti a volte insanabili.
Quasi mai le persone si spiegano. Ciò rende spesso i rapporti fra le persone (persino fra gli Stati, se ragioniamo in termini geopolitici) molto difficili, specie sul lungo periodo.
Le uniche persone a dire sempre ciò che pensano e ad essere chiare sono spesso le persone con la sindrome di Asperger. E pensare che questa cosa viene, nella malata società attuale (fondata sull'ego e sulla "razionalità"), considerata una "malattia". E per questo le persone Asperger vengono evitate e isolate. O giudicate come inferiori (sic!).
Forse la vera malattia è l'ipocrisia, ma non viene diagnosticata come tale. Forse è la diffidenza la malattia e sicuramente lo è la paura e il giudizio altrui.
Paura e giudizio (inteso nel senso di "giudicare gli altri"), sono i cani da guardia dell'ego. Che, se non curato e superato, porta a conflitti insanabili.
 
(Luca Bagatin, agosto 2019)

giovedì 8 settembre 2022

I comunisti portoghesi festeggiano il giornale "Avante!" e la lotta contro l'oppressione. Articolo di Luca Bagatin

 
Il 2, 3 e 4 settembre scorsi, a Lisbona, si è tenuto l'”Avante! Festival”, dedicato allo storico giornale del Partito Comunista Portoghese (PCP) - “Avante!, appunto - fondato nel 1931, il cui nome riprende la storica testata del Partito Socialista Italiano, fondato a Imola, dall'anarco-socialista Andrea Costa, nel 1881.

I festeggiamenti di quest'anno – fra canti, balli, spettacoli e dibattiti - hanno previsto, peraltro, un concerto sinfonico dedicato al centenario della nascita dello scrittore portoghese José Saramago, nonché comunista libertario iscritto al PCP, clandestinamente, nel 1969, ai tempi della dittatura di Salazar.

L'ultimo giorno del Festival, è intervenuto il Segretario Generale del Partito Comunista Portoghese, Jerónimo de Sousa, il quale ha dichiatato, fra le altre cose:

Un caro saluto a tutti voi, a tutti i costruttori, partecipanti e visitatori dell'”Avante! Festival”. Un Festival di un prestigioso giornale, organo centrale del Partito Comunista Portoghese!

Un Festival senza eguali costruito con l'opera e l'arte di un grande collettivo militante!

Un saluto speciale ai giovani e al JCP che, sia in termini di costruzione che di partecipazione, sono la prova di un Festival pieno di futuro. Un Festival che racchiude un sogno che perseguiremo: che il progetto del Portogallo per cui lottiamo avrà un giorno gran parte della bellezza, della solidarietà e dell'armonia del nostro “Avante! Festival”.

Salutiamo anche gli artisti che, con punti di vista molto diversi, qui hanno portato la loro arte nelle sfaccettate dimensioni culturali, qui hanno esercitato la loro attività professionale, qui hanno dato nuovamente espressione alla libertà che il popolo portoghese ha conquistato con il 25 di aprile, un saluto esteso agli atleti, ai tecnici, a tutti gli altri partecipanti al vasto programma del Festival.

Eccoci qua, con un'edizione sempre nuova e rinnovata del Festival che, ancora una volta, ha riscosso un enorme successo nonostante ripetute campagne di manipolazione e menzogna, pressioni e spregevoli ricatti.

Eccoci, in questo spazio di affermazione dei valori di fraternità, pace, solidarietà internazionalista, democrazia e socialismo.

Eccoci qui e qui c'erano migliaia e migliaia di partecipanti a questo Festival incomparabile e multiforme, il più grande evento politico e culturale del Paese.

Eccoci qui, con i nostri amici di tutti i continenti che accogliamo da qui, i partiti comunisti e le altre forze progressiste e antimperialiste che ci onorano con la loro presenza.

Eccoci ed eccoci qui questo Partito Comunista Portoghese, pronto e determinato a continuare la lotta in difesa degli interessi dei lavoratori, del nostro popolo, del Paese, e in solidarietà con la lotta dei lavoratori e dei popoli di tutto il mondo.

Un mondo in cui il capitalismo conferma e rivela le sue contraddizioni, la sua natura sfruttatrice, oppressiva, aggressiva e predatoria, la sua crisi strutturale. Questo non solo mostra l'incapacità di questo sistema di rispondere ai principali problemi dell'umanità, ma mostra anche che esso è insieme causa e fattore del loro peggioramento, che si riflette nel sempre maggiore sfruttamento, disuguaglianze e ingiustizie, nell'attacco alla democrazia, nel degrado ambientale.

Un mondo in cui l'acuirsi dell'aggressività dell'imperialismo porta nuovi pericoli, con crescenti esplosioni di conflitti e un'accelerazione della corsa agli armamenti, con l'aggravarsi della crisi e il relativo declino delle principali potenze imperialiste, vale a dire gli USA, di fronte allo sviluppo di un vasto processo di riallineamento delle forze a livello internazionale.

Questo è evidente nelle manovre e nelle provocazioni che si stanno verificando sempre più contro la Cina, nel passo dopo passo dell'assedio della Russia, così come nelle azioni di ingerenza e aggressione dell'imperialismo contro tanti altri Paesi.

Il Convegno Nazionale “Prendere l'iniziativa, rafforzare il Partito, rispondere alle nuove esigenze” è qui e da qui invitiamo tutti a partecipare con il proprio contributo al dibattito che seguirà.

Sì, con il contributo di tutti, daremo una prospettiva fiduciosa del futuro alla nostra lotta e alla lotta dei lavoratori e del nostro popolo, per una vita migliore e per lo sviluppo del Paese.

Sì, lavoriamo allo stesso tempo per assicurare i compiti di rafforzamento dell'organizzazione del Partito! Non ci arrendiamo, non ci conformiamo e non ci arrendiamo!

Vogliamo un Paese più sviluppato ed equo, un Portogallo con un futuro. Lo costruiremo!

Sappiamo cosa siamo e cosa vogliamo essere: siamo e vogliamo essere il Partito Comunista Portoghese, con la sua storia, la sua lotta, la sua identità, il suo progetto per il futuro.

Affermiamo la sua natura di classe di Partito della classe operaia e di tutti i lavoratori, quello che meglio sostiene gli interessi e le aspirazioni di tutte le classi e ceti antimonopolistici. Sottolineiamo il suo obiettivo supremo di costruire una nuova società socialista e comunista, libera dallo sfruttamento e dall'oppressione.

Siamo un Partito con un'identità inconfondibile, la ragione della sua esistenza, la sua forza e il suo ruolo insostituibile. Sempre con i lavoratori e il popolo, sempre con sovranità e indipendenza nazionale, sempre con principi internazionalisti, siamo e saremo il Partito Comunista Portoghese - il Partito a cui siamo orgogliosi di appartenere!

Viva l'Avante Festival!

Viva la Solidarietà Internazionalista!

Viva il JCP e la Gioventù!

Viva il PCP!”

Il PCP, fondato nel 1921 e registrato ufficialmente dal 1974 come partito politico, dopo la caduta del regime di Salazar, dal 1987 è federato al Partito Ecologista nella “Coalizione Democratica Unitaria”.

Alle ultime elezioni, tenutesi il 30 gennaio 2022, tale coalizione ha conquistato il 4,3% dei voti e 6 deputati all'Assemblea Legislativa portoghese.

Luca Bagatin

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venerdì 2 settembre 2022

Argentina. Tentato omicidio alla Vicepresidente Cristina Kirchner. Articolo di Luca Bagatin

La Vicepresidente argentina Cristina Kirchner, all'uscita dall'auto, di fronte a casa sua, in mezzo a una folla festante che la salutava e le chiedeva autografi, si è vista puntare contro una pistola da un 35enne brasiliano di simpatie nazifasciste, residente in Argentina dal 1993.

Immediatamente arrestato l'aggressore - Fernando André Sabag Montiel - che aveva premuto il grilletto dell'arma, che fortunatamente si è inceppata.

Intervenendo alla televisione nazionale, il Presidente peronista Alberto Fernandez, ha dichiarato, fra le altre cose: “Siamo di fronte a un episodio che ha un'estrema serietà istituzionale e umana (…). La pace sociale è stata turbata. (…). E' la cosa più grave che sia accaduta da quando abbiamo recuperato la nostra democrazia” (…). Possiamo non essere d’accordo, possiamo avere profondi disaccordi, ma l’incitamento all’odio non può aver luogo perché genera violenza e non c’è possibilità che la violenza coesista con la democrazia”, ha sottolineato il Presidente Fernandez .

Solidarietà è giunta immediata anche dall'opposizione liberale di destra e dai governi socialisti di Venezuela e Cuba.

Ripudiamo vigorosamente questa azione che cerca di destabilizzare la pace del popolo fraterno argentino. La Patria Grande è con te Compagna!”, ha scritto il Presidente venezuelano Nicolas Maduro e “Da Cuba, costernati dal tentativo di omicidio di Cristina Fernández, abbiamo inviato tutta la nostra solidarietà alla Vicepresidente, al governo e al popolo argentino”, ha twittato il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel.

Solidarietà immediata è giunta anche dal Presidente cileno Gabriel Boric e dall'ex Presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, che ha denunciato l'aggressione perpetrata da un “criminale fascista”.

Cristina Kirchner, 69 anni, è recentemente stata accusata di frode e corruzione, durante i suoi due mandati presidenziali, dal 2007 al 2015. Le accuse sono sempre state rimandate al mittente dalla Kirchner, che ha definito tali accuse un “plotone di esecuzione mediatico-giudiziario”.

Tutto ciò, in effetti, ricorda molto quanto subito sia del nostro ex Presidente socialista Bettino Craxi, che dall'ex Presidente socialista brasiliano Lula, poi assolto, tanto che è pronto, fra pochi mesi, a battere Bolsonaro, visti tutti i sondaggi in suo favore.

Cristina Kirchner, già moglie del compianto Presidente peronista Nestor Kirchner, deceduto nel 2010, ha governato l'Argentina dal 2007 al 2015.

Paladina dei diritti sociali e civili, assieme al marito, attuò un piano di nazionalizzazioni, riuscendo a far fronte alla spesa pubblica galoppante e a ridurre la povertà in tre anni (passata dal 21% all'11%). Finanziò massicciamente il sistema scolastico ed educativo, oltre che assicurò casa e lavoro a disoccupati e disagiati, ricevendo il riconoscimento ufficiale della FAO. Nel 2010 legalizzò i matrimoni omosessuali.

Vicepresidente dell'Argentina dall'ottobre 2019, con Alberto Fernandez alla presidenza, ha continuato a portare avanti una politica di diritti civili e sociali, riaffermando le conquiste del peronismo argentino, aumentando le imposte ai più ricchi e alla classe media; agevolando le classi più povere e distribuendo buoni pasto per i meno abbienti, oltre che introducendo una tassa del 30% sull'acquisto di valuta estera, esportazioni agricole e acquisto di automobili.

Sul tentato omicidio e le dinamiche è stata aperta un'inchiesta e il capo di gabinetto del governo argentino, Juan Manzur, ha convocato urgentemente il Consiglio dei Ministri.

Luca Bagatin

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lunedì 29 agosto 2022

"Sbatti il matto in prima pagina", interessante saggio sulla questione psichiatrica prima della legge Basaglia, di Pier Maria Furlan

Desidero segnalare questo interessante saggio di Pier Maria Furlan (1943 -2022), già ordinario di psichiatria dell’Università di Torino.

Probabilmente presto o tardi lo recensirò anche. 

Il libro contiene, peraltro, anche un mio articolo dedicato a Mario Appignani detto "Cavallo Pazzo", artista e leader del movimento politico e controculturale degli "Indiani Metropolitani".

Un saggio molto importante, per non dimenticare i maltrattamenti subiti dagli ultimi. 

Affinché ciò non accada mai più.

Luca Bagatin 

In dieci anni, tra il 1968 e il 1978, matura il clima che porterà l’Italia, primo paese al mondo, alla chiusura dei manicomi. In questo contesto il ruolo dei quotidiani è fondamentale: grazie alle loro inchieste e alle interviste, cronisti, inviati e opinionisti contribuiscono a sensibilizzare l’opinione pubblica sugli orrori nascosti dentro le mura degli ospedali psichiatrici, dove poveri, anziani, omosessuali e bambini disabili vengono di rado curati e quasi sempre segregati e maltrattati, sino a far perdere loro ogni dignità umana. 

Attraverso gli articoli delle maggiori testate giornalistiche nazionali, questo lavoro ricostruisce la storia di quegli anni così significativi: a raccontarla sono i protagonisti della cultura del tempo, da Indro Montanelli ad Angelo Del Boca, da Dacia Maraini a Natalia Aspesi, ma anche intellettuali internazionali come Michel Foucault, Noam Chomsky e Jean-Paul Sartre. 

Migliaia di personaggi e oltre mille articoli di giornale per ricostruire la cultura dell’epoca, l’ignavia e le controversie attorno alla malattia mentale: medici che non vedono, sindacati che proteggono i propri iscritti, partiti attenti a non urtare gli elettori e lo stesso Franco Basaglia contrario alla legge che porta il suo nome. 

Emerge uno scenario diverso da quello generalmente immaginato, nel quale diventano evidenti i retroscena dei controversi atteggiamenti dei politici, che contrastano le aperture progressiste di innovatori ormai dimenticati. 

Nel 1978, dopo anni di dibattito intensissimo, anche grazie alla diffusione dei quotidiani, la situazione non può più essere ignorata: quelli che il Ministro della Sanità, Luigi Mariotti, nel 1965 aveva definito «lager», chiudono finalmente i battenti.

Autore

Pier Maria Furlan
Pier Maria Furlan, ordinario di psichiatria dell’Università di Torino, è stato vicerettore, preside della II Facoltà di medicina, vicepresidente della Conferenza nazionale presidi. Primo direttore universitario di un Dipartimento di salute mentale e patologia delle dipendenze, ha chiuso il manicomio di Collegno. Presidente e consigliere di numerose società scientifiche internazionali e nazionali, è distinguished fellow dell’American Psychological Association (Apa). È stato consigliere del Ministero dell’Istruzione, segretario generale dell’Università italo-francese, membro della Fondazione San Patrignano, esperto Anvur. È autore di circa trecento titoli, tra pubblicazioni scientifiche e libri. 

da: https://www.donzelli.it/libro/9788868434823

venerdì 26 agosto 2022

"Addio alle urne", un saggio di Francis Dupuis-Déri. Articolo di Luca Bagatin

 

“L'ideologia elettoralista, confondendo volutamente la democrazia con il regime parlamentare, ci porta a credere che tracciando una semplice X su una scheda elettorale si possa davvero influenzare la politica di un paese. Che ingenuità! La funzione del voto è ormai quella di mantenere viva un'illusione, la sovranità popolare, e di nascondere un'ovvietà: il potere politico è detenuto da altri”.

Questa la sintesi - riportata in quarta di copertina - del saggio “Addio alle urne” - edito recentemente in Italia da Elèuthera - di Francis Dupuis-Déri, canadese, insegnante nel Dipartimento di Scienze politiche dell'Università del Québec a Montréal e già ricercatore presso il Massachussets Institute of Technology di Boston.

Dupuis-Déri, ricorda come, sia negli USA che in Francia, uscite entrambe dalle rivoluzioni borghesi del XVIII, i rispettivi Padri fondatori, non abbiano mai preteso di fondare delle democrazie, in quanto non volevano affatto che i rispettivi popoli potessero governarsi direttamente, come invece avveniva nell'Antichità, ad Atene.

Il loro modello non era Atene, ma Roma” - scrive Dupuis-Déri – “con il suo senato, le elezioni e l'assenza di assemblee popolari”.

Dupuis-Déri spiega, in particolare, come già ai tempi dell'Antica Roma, il politico Quinto Tullio Cicerone, facesse presente ai candidati – nel suo “Manualetto di campagna elettorale” - che l'elettorato preferisce “una menzogna da parte tua piuttosto che un rifiuto” e che “ciò che è indispensabile è conoscere i nomi degli elettori, saperli adulare, frequentarli, mostrarsi generosi, curare la propria reputazione, e suscitare forti speranze per il modo in cui sarà condotta la cosa pubblica”.

In tal senso, spiega Dupuis-Déri, “Il mito della rappresentanza del popolo o nazione è profondamente antidemocratico, in quanto serve a convalidare il potere esercitato dai parlamentari sui loro concittadini, facendo loro credere di agire in loro nome e a loro vantaggio”.

In realtà, secondo quanto affermato nel saggio di Dupuis-Déri “Il sistema elettorale favorisce l'ascesa al potere di individui ambiziosi e arrivisti, sia sul fronte dei partiti progressisti che su quello dei partiti conservatori e reazionari”.

Dupuis-Déri ricorda, fra gli altri, la figura del rivoluzionario e filosofo scozzese John Oswald (1730 - 1793), il quale servì nell'esercito britannico in India e, successivamente, si unì ai rivoluzionari in Francia, ove prese parte alla celebre presa della Bastiglia e morì a difesa della Rivoluzione, oltre ad essere stato amico di Thomas Paine, eroe della Rivoluzione americana.

Oswald, secondo quanto ci riferisce Dupuis-Déri in “Addio alle urne”, trovava ridicolo il principio della rappresentanza politica e riassunse il suo pensiero nel breve saggio “Le Gouvernement du peuple”.

In esso, Oswald, fra le altre cose scrisse: “Confesso che non ho mai potuto pensare al sistema rappresentativo senza restare sorpreso dalla credulità, direi quasi dalla stupidità, con cui la mente umana abbocca alle più patenti assurdità. Se un uomo dicesse seriamente che la nazione deve pisciare per delega, lo si bollerebbe come un mentecatto: eppure pensare per delega è un'idea che non solo viene accolta senza sorpresa, ma addirittura con entusiasmo”.

Oswald proponeva, dunque, “un sistema libero dal parlamentarismo e costituito da una molteplicità di luoghi decisionali a livello locale, dove la gente potesse riunirsi e deliberare nelle assemblee popolari”. E, l'Autore prosegue: “Per le decisioni che richiedono un coordinamento su larga scala, proponeva un sistema federale in base al quale le assemblee locali potevano inviare dei portavoce per offrire consigli e informazioni ad altri portavoce, che li avrebbero poi riferiti alle loro assemblee locali, e così via”.

In tal modo, in sostanza, i portavoce, non avrebbero avuto il potere di prendere decisioni al di sopra delle assemblee locali, che avrebbero, invece, mantenuto ogni potere, compreso quello di rimuovere i portavoce medesimi.

In particolare, il saggio di Dupuis-Déri, fa presente come le cosiddette “democrazie parlamentari” o “rappresentative” siano state create nel Medioevo e che a ideare i parlamenti siano stati i Re e non certo rappresentanti delle classi popolari.

Inizialmente, infatti, si trattava di raduni occasionali nei quali il Re radunava i “grandi del Regno”, per introdurre nuove tasse. Il parlamento, inizialmente, era una sorta di riunione dei nobili, alla Corte del Re. Nel corso dei secoli, tali raduni, divennero occasioni per i nobili per esporre lamentele al Sovrano e chiedere rivendicazioni.

Solo con la Rivoluzione francese si arriverà al sistema parlamentare come lo conosciamo, ma anche lì, a comandare, furono sempre delle élite ristrette, che peraltro escludevano del tutto le donne e i rappresentanti del cosiddetto Quarto Stato, ovvero i settori più poveri e proletari.

Il saggio di Francis Dupuis-Déri, che è un vero e proprio excursus storico relativo all'elettoralismo e alla necessità di superarlo, per approdare alla democrazia autentica e diretta, è molto interessante, anche perché è una critica a chi critica a prescindere l'astensionismo, spesso attivo, che molti cittadini, da tempo, mettono in atto. In quanto preferirebbero auto-rappresentarsi e auto-gestirsi, come vorrebbe l'essenza stessa della democrazia.

In questo senso è molto interessante anche la postfazione di Moreno Mancosu, ricercatore di sociologia politica presso l'Università degli Studi di Torino, analista, in particolare, di comportamento elettorale.

Mancosu, ad esempio, analizzando le elezioni politiche italiane del 2018, in cui hanno votato circa 34 milioni di cittadini, ravvisa come il peso di ogni singolo voto, ovvero la capacità di spostare le percentuali effettive dei partiti, corrisponda allo 0,0000029%. Praticamente nulla, in sostanza.

Francis Dupuis-Déri, conclude il suo saggio affermando come, piuttosto che sprecare energie incardinandole nei processi elettorali, sarebbe molto più utile e razionale incanalarle “verso le comunità, le mobilitazioni popolari e i movimenti sociali, per lavorare alla costruzione di società che incarnino davvero la libertà, l'uguaglianza, la solidarietà e l'aiuto reciproco”. Attraverso un processo che guardi al “campo della democrazia (diretta) e dell'autogestione”.

Del resto, due propugnatori della democrazia popolare e del socialismo, nonché dei fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, ovvero Karl Marx e Michail Bakunin, pur essendo diversissimi fra loro, su questo campo la pensavano in modo assai simile.

Marx, infatti, affermava: “Agli oppressi è permesso di decidere, una volta ogni qualche anno, quale fra i rappresentanti della classe dominante li rappresenterà e li opprimerà in Parlamento!”.

L'anarchico Bakunin, per contro, scriveva cose piuttosto simili, ovvero “Democrazia rappresentativa - forma di Stato, fondata sulla pretesa sovranità, di una pretesa volontà del popolo che si suppone espressa da sedicenti rappresentanti del popolo in assemblee definite popolari, riunisce in sé le due principali condizioni necessarie al loro progresso: la centralizzazione dello Stato e la reale sottomissione del popolo sovrano alla minoranza intellettuale che lo governa, che pretende di rappresentarlo e che infallibilmente lo sfrutta”.

Luca Bagatin

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