
Siamo giunti al termine
del 2023 e, come ogni anno, è tempo di bilanci.
Da due anni USA e UE
gettano benzina sul fuoco di conflitti che hanno origini lontane.
Ad Est, il conflitto
russo-ucraino, ha origine della disgregazione dell'URSS, avvenuta a
seguito di golpe interni e esterni. Una tragedia immane che ha
lasciato il popolo sovietico (compresi i popoli russo, ucraino,
lettone e così via) - finito sul lastrico - nelle mani di oligarchi
ed estremisti di destra.
Una tragedia che
preoccupò finanche la classe politica di governo dell'unico vero
centro-sinistra italiano, lungimirante e responsabile, della gloriosa
Prima Repubblica, che si reggeva sull'asse socialisti - democratici
cristiani - socialisti democratici e repubblicani.
Una tragedia tanto quanto
quella che portò alla distruzione della Jugoslavia, sulla quale gli
USA e i loro alleati, soffiarono sul fuoco, portando morte,
distruzione e barbarie.
E pensiamo a quanto
l'Italia di allora, con Gianni De Michelis Ministro degli Esteri,
grande amico del Paese balcanico, tentò il tutto per tutto per
evitare la guerra.
La politica delle
sanzioni è sempre una politica deleteria e non fa che rafforzare chi
siede al governo del Paese sanzionato. E' storicamente sempre stato
così e solo chi non osserva la Storia non lo comprende. Se ad essere
sanzionato è, peraltro, un Paese che detiene risorse (gas, petrolio
o altro) di cui il sanzionatore ha necessità, allora le difficoltà
maggiori le avrà senza dubbio il sanzionatore.
E' quanto avvenuto con le
assurde sanzioni alla Russia da parte dell'UE, imposte senza alcun
criterio da politici e tecnici totalmente irresponsabili e per nulla
lungimiranti.
Qualcuno disse, facendo
una battuta tanto pessima, quanto fuori luogo: “Preferiamo la
pace o il condizionatore acceso?”. In realtà anche un bambino
capirebbe che, se vuoi la pace (e anche salvare il tuo Paese, la sua
economia e evitare, in generale, morti innocenti), ti adoperi
affinché questa avvenga e cerchi di operare in modo serio e
lungimirante, ovvero:
1) se vuoi la pace cerchi
il dialogo;
2) non ha senso ed è
controproducente impegnarsi militarmente in conflitti che non ci
riguardano;
3) pace e commercio con
TUTTI, come disse il Presidente statunitense Thomas Jefferson (1743 -
1826), nel suo primo discorso di insediamento alla Presidenza: “Pace,
commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo
d"alleanze"”;
4) nessuna ingerenza in casa di altri;
5) rispetto e promozione del diritto
internazionale;
6) cooperazione e rispetto
dell'autodeterminazione dei popoli.
E' chiaro che, i problemi
sia nazionali che europei si trascinano dal 1993, l'anno orribile
che, in Italia, ha distrutto una classe politica democratica e
lungimirante, che – pur rimanendo ancorata all'Alleanza Atlantica -
dialogava con tutti, favoriva la pace, la concordia, il commercio
internazionale, la stabilità economica, ma non a scapito delle
tasche dei cittadini (come invece fa l'UE, con politiche di
austerità, aumento del tesso di interesse, deregolamentazione del
mercato energetico e così via).
Una classe politica che,
in Italia e Europa, prima del 1993, non favoriva il militarismo, non
inviava armi, gettava acqua sul fuoco di ogni conflitto. Ed erano gli
anni terribili della Guerra Fredda!
Oggi sembra che i
governanti di USA e UE siano fermi alla mentalità della Guerra
Fredda, ma siano totalmente privi della lungimiranza, responsabilità
e intelligenza dei politici che li hanno preceduti e che la Guerra
Fredda l'hanno vissuta davvero.
I politici di USA e UE di
oggi sembra, in sostanza, che giochino con i videogames, ma,
purtroppo, le vittime che le loro politiche irresponsabili generano
sono fin troppo reali.
Nel 1993 non solo ad Est
erano già crollate realtà pluri-nazionali, che erano unite nel
socialismo, ma, in Italia, una strana convergenza fra settori
mediatici, finanziari, postcomunisti, postfascisti e leghisti metteva
fine al governo di centro-sinistra (l'unico vero centro-sinistra in
Italia), che aveva garantito stabilità dal 1948, ovvero l'anno
dell'inizio ufficiale della ricostruzione dalle macerie del
vergognoso regime mussoliniano.
Dal 1993 in poi, il
diluvio.
L'avvento al governo, non
solo di imprenditori, tecnici, comici, postfascisti e postcomunisti
ormai promotori del capitalismo assoluto, ma anche l'avvento
dell'austerità in UE; la deregolamentazione dell'economia; le
privatizzazioni selvagge; la perdita di sovranità dell'Italia e di
ogni Paese europeo; l'apertura indiscriminata delle frontiere, la
delocalizzazione delle imprese (con conseguente perdita di posti di
lavoro nei singoli Paesi europei); la distruzione della scuola e
della sanità pubbliche. Tanto per citare alcuni effetti nefasti che
si sono diffusi a macchia d'olio negli anni. E siamo ancora lì, a
quel punto.
Ciò che siamo oggi lo
dobbiamo a quanto avvenuto esattamente trent'anni fa.
Da dire, ad ogni modo,
che la globalizzazione ha favorito, a livello internazionale, nel
lungo periodo, più i Paesi emergenti e storicamente sfruttati dal
colonialismo Occidentale.
Pensiamo alla Cina,
all'India, al Brasile e ai BRICS in generale. Paesi che, in modo
molto intelligente e lungimirante hanno saputo unirsi, cooperare,
favorire le proprie economie interne investendo in settori produttivi
(e non in armamenti!) e soprattutto non chiudendosi –
ideologicamente – nei confronti di quei Paesi che avevano sistemi e
valori diversi da loro.
La massima del buon
Thomas Jefferson - “Pace, commercio e amicizia con tutte le
nazioni, nessun vincolo d"alleanze"” - sembra dunque
essere da tempo diventata l'orizzonte dei BRICS.
E già il buon leader
socialista cinese Deng Xiaoping – aprendo la Repubblica Popolare
Cinese al mercato, ma mantenendo, giustamente e responsabilmente,
nelle mani della comunità e del pubblico tutto l'apparato economico
– con la celebre frase “Non importa se il gatto
è bianco o nero, l'importante è che acchiappi i topi”, vide
lontano.
Oggi fanno molto
sorridere i finti “sovranisti”, che a parole vorrebbero
combattere la globalizzazione, con politiche anti-storiche quanto
controproducenti (come l'imposizione di dazi doganali). Pseudo
“sovranisti” che rimangono legati alla visione
liberal-capitalista della Guerra Fredda, senza alcuna visione del
presente, né del futuro. E non si dimostrano minimamente differenti
dai vari “liberal” alla Biden and Co..
Oggi il mondo ha alcune
sfide molto serie da affrontare e, se tutti i Paesi non si siedono ad
un tavolo e non si uniscono in tale ottica, sarà molto difficile risolverle.
Il rischio di pandemie
continue è dietro l'angolo. Il rischio di attentati di matrice
terroristico-ideologica-religiosa lo è altrettanto. Le città sempre
meno sicure per quanto riguarda la criminalità (più o meno
organizzata) e le baby gang - sempre più drammaticamente in crescita
- è un altro serissimo problema, ancora profondamente sottovalutato.
La sanità pubblica al collasso. Una scuola pubblica che ha smesso di formare.
Tutti problemi che vanno
discussi, seriamente, anche e soprattutto a livello internazionale.
Evitando sciocche divisioni. Mantenendo un atteggiamento di
concordia, rispetto reciproco, cooperazione, collaborazione
paritaria.
Altro settore al quale
andrebbe posta seria attenzione è quello tecnologico, in particolare
relativo all'Intelligenza Artificiale.
L'IA rischia di sfuggirci
di mano. Quello che personalmente chiamo “governo delle macchine”
sulle persone, potrebbe diventare un problema molto serio. Già
ciascuno di noi è, spesso e inconsapevolmente, psicologicamente
dipendente dal suo smartphone.
Le nuove tecnologie per
uso civile ci stanno facendo diventare degli analfabeti funzionali.
Non siamo più in grado di scrivere, parlare correttamente e, dunque,
di ragionare correttamente e, più in generale, rischiamo di
compromettere ogni nostro processo cognitivo.
Se l'attuale classe
politica occidentale è meno lungimirante del passato, un motivo c'è
e viene sottostimato. Così come viene sottostimato il fenomeno degli
hikikomori, ovvero quelle persone – in particolare giovani – che
si auto-isolano dalla società e si rinchiudono nel loro mondo
virtuale e fatto esclusivamente di tecnologia.
L'IA per uso civile,
peraltro, sta e rischia sempre più di sostituire i mestieri, sia nel
settore dell'arte (musica, cinema, letteratura), ma anche – via via
- in tutti i settori produttivi.
Ragionare in merito
all'IA per uso civile – arrivando anche a porvi un limite -
dovrebbe essere argomento di discussione molto serio.
Si tende,
purtroppo, a livello globale, ad analizzare i fenomeni osservandone i
vantaggi a breve o brevissimo termine. Non ragionando nel lungo e
lunghissimo periodo. Salvo condannare le generazioni future, presto o
tardi, a una schiavitù che oggi – in modo molto miope – non si
vorrebbe vedere.
In generale
non sono molto d'accordo con l'affermazione dell'economista John
Maynard Keynes “Nel lungo periodo siamo tutti morti”.
La Storia
dimostra, ha dimostrato e sta dimostrando che, quei popoli che hanno
saputo essere lungimiranti, ovvero ragionare nel lungo e lunghissimo
periodo, hanno saputo resistere ad ogni crisi, uscendone rafforzati.
Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it