domenica 12 maggio 2019

Ancora un ricordo di Mario Appignani, Cavallo Pazzo


Questa è una foto storica.
Fra Marco Pannella e Oriana Fallaci c'è Mario Appignani, al XX secolo Cavallo Pazzo.
Fra un politico di razza e una fine giornalista c'è un freak, uno "sconciato", uno di noi, che forse meglio di altri ha incarnato, per averle vissute sulla sua pelle, molte lotte di liberAzione.
Figlio di una prostituta, cresciuto in un brefotrofio fra violenze e umiliazioni di ogni genere, Appignani divenne il simbolo e il portavoce della lotta contro gli orfanotrofi lager.
Con il suo spirito autodidatta e battagliero fu uno dei leader degli Indiani Metropolitani.
Primo dei disturbatori televisivi. Romanista incallito.
Nel mio imminente saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" un intero capitolo è dedicato a lui (il mio pezzo è riportato anche alla voce di Wikipedia "Mario Appignani", tratto dal quotidiano "L'Opinione delle Libertà"), come anche a lui è dedicato il pensatoio da me fondato, "Amore e Libertà", appunto.
Cavallo Pazzo è nei nostri (bianchi) cuori perché è uno di noi. Un fricchettone che molto ha sofferto e che ha sempre pensato con la sua testa.

Luca Bagatin

sabato 11 maggio 2019

In memoria di un socialista: Gianni De Michelis. Articolo di Luca Bagatin

Gianni De Michelis e Luca Bagatin (2004)
Gianni De Michelis è passato oltre il velo della materia.
Era un socialista di altri tempi. Quanto ancora, in Italia, esisteva un Partito Socialista e quando la politica italiana aveva ancora un suo peso in Europa e nel mondo.
Fu, nel corso degli Anni '80, Ministro delle Partecipazioni Statali (quando ancora lo Stato contava qualcosa e la politica comandava sull'economia e non viceversa !), Ministro del Lavoro, Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri.
Ventenne – negli Anni '60 - aderì al Partito Socialista Italiano, collocandosi in quegli anni nella corrente di sinistra, denominata “Alternativa Socialista”, allora guidata da Riccardo Lombardi e nella quale erano presenti anche i socialisti rivoluzionari.
Nel 1976 appoggiò la candidatura di Bettino Craxi a Segretario del PSI e divenne componente della Direzione Nazionale del Partito. Negli Anni '80, oltre che più volte Ministro, sarà presidente del gruppo socialista alla Camera dei Deputati.
Coinvolto nella falsa rivoluzione di Tangentopoli, sarà sottoposto a diversi procedimenti giudiziari, ma spesso fu assolto. Denuncerà sempre, assieme a Craxi, il clima avvelenato di quegli anni, teso a colpire unicamente i partiti di governo e in particolare quel PSI che, se da una parte voleva modernizzare l'Italia, smarcandosi dalle “chiese” democristiana e comunista (ma già da tempo non più comunista e via via sempre più liberal-capitalista), dall'altra mirava a una politica estera multipolare, smarcata dagli USA e parimenti denunciava l'avanzare della globalizzazione neoliberale e le sue pericolose derive, che avrebbero portato – con il successivo avvento del capitalismo assoluto - a una diffusa povertà, alla sudditanza dell'Italia a poteri stranieri ed economici e all'immigrazione di massa.
Il PSI di Craxi e De Michelis fu infatti profetico e, forse per questo e per questo suo voler contrastare l'avanzare dei Poteri Forti economici, finanziari e mediatici, spazzato via in un sol colpo da una falsa rivoluzione che, nel 1993, segnerà la fine definitiva della politica dei partiti e l'inizio di una nuova stagione – nella quale viviamo tutt'oggi – fatta di personalismi, di ricerca del consenso attraverso meri slogan, dell'economia che governa sui popoli e che annichilisce e avvilisce i poveri.
Nel 1996 Gianni De Michelis, nonostante l'esilio ad Hammamet di Bettino Craxi, assieme ad altri socialisti di area craxiana (fra cui Luca Josi, Margherita Boniver e Ugo Intini), rifonda il Partito Socialista, il cui simbolo sarà composto di sette garofani, il sole nascente e un libro. In quegli anni rinascono anche le pubblicazioni socialiste storiche “Critica Sociale” (ancora oggi diretta dall'amico Stefano Carluccio) e “L'Avanti” (oggi di proprietà di Critica Sociale). La collocazione del nuovo partito è autonoma, ma guarda con simpatia all'area laico-socialista di Forza Italia. Sono molti, infatti, i forzisti che escono dal partito berlusconiano e ritornano al Partito Socialista.
A molti ciò può sembrare un paradosso, come scrisse Fabrizio Cicchitto in un suo saggio (“Il paradosso socialista. Da Turati a Craxi a Berlusconi”, Edizioni Liberal, 2003). In realtà i socialisti non sono mai stati di destra, ma nemmeno potevano definirsi storicamente di sinistra. In Italia, in particolare, non potevano collocarsi dalla parte dei loro carnefici postcomunisti alleati alla sinistra DC e sostenere il nascente prodismo e le privatizzazioni selvagge proposte dall'allora (falso) centrosinistra. Craxi, non a caso, si oppose strenuamente a quelle privatizzazioni, poi attuate dai governi successivi alla sua scomparsa politica.
Nel 2001 Gianni De Michelis sarà fra i fondatori e Segretario nazionale del Nuovo PSI, assieme alla Boniver, a Bobo Craxi e a Claudio Martelli. Il partito si collocherà nell'area di centrodestra. Certo, Berlusconi lascerà poco o nessuno spazio ai laici e ai socialisti di De Michelis al punto che, credo, oggi quel Nuovo PSI non esista nemmeno più o sia durato comunque molto poco.
In quegli anni io stesso, esattamente nel 2004, mi avvicinai a quel partito. Vi rimasi molto poco, pochi mesi, in quanto non condivisi le politiche dei vecchi notabili a livello locale nella mia città, allora Pordenone. Ad ogni modo ebbi il tempo di conoscere di persona Gianni De Michelis, di cui avevo letto pressoché tutti i saggi e trovandovi spunti interessanti, sia sulla politica interna che su quella estera.
Conservo ancora una foto (quella qui sopra) nella quale, ad una riunione pubblica del Partito, nella città di Pordenone, parlo accanto a lui, il quale mi fece poi i complimenti. Era il periodo delle europee (le ultime alle quali sarei andato a votare !) e allora il Nuovo PSI (Socialisti Uniti per l'Europa) prese ben il 2% dei voti e, non essendovi allora sbarramenti di sorta, elesse due deputati, fra cui lo stesso De Michelis.
Di acqua sotto i ponti, da allora, ne è passata molta. I miei ideali liberalsocialisti sono, negli anni, evoluti nel socialismo puro, originario e anticapitalista. Ad ogni modo la mia formazione craxiana e il mio rispetto per quelle figure politiche, nel bene o nel male, è sempre rimasto.
De Michelis, poi, era un personaggio piuttosto trasgressivo e irriverente e ciò lo e me lo rendeva particolarmente simpatico, anche da Ministro.
Amava le belle donne e le discoteche. Scrisse, nel 1988, per Mondadori, con prefazione di Gerry Scotti, la guida ai locali notturni “Dove andiamo a ballare questa sera ?”. La cosa scandalizzò molti, ma lui certo non se ne curava. Capelli lunghi e spirito libertario. Anche questo era il PSI di quegli anni. Un partito non ingessato, contro il bigottismo, aperto alla trasgressione che lo porterà ad essere spesso vicino al Partito Radicale (di quegli anni, molto diverso da quello di oggi o di ciò che ne è rimasto !) di Marco Pannella.
Mi dispiace che Gianni se ne sia andato. Era una grande mente e una grande persona. Forse solo in questi anni, di totale decadenza della politica italiana e europea, ce ne rendiamo davvero conto.

Luca Bagatin

lunedì 6 maggio 2019

Pensieri, riflessioni, introspezioni sparse di Luca Bagatin

Con le donne eterosessuali sono spesso entrato in conflitto. Le mie relazioni sentimentali sono infatti durate pochissimo, causa continue incomprensioni.
Diversamente, sono sempre stato in sintonia con lesbiche e bisessuali, consapevoli della propria bisessualità.
Mi sono spesso innamorato di loro e spesso sono stato ricambiato. Ma, non essendo una donna, si è trattato solo di relazioni, anche in quel caso, piuttosto brevi.

Basta polemiche su fascismo e antifascismo !
Avete rotto.
Il perché ho smesso da anni (e dico sul serio) di interessarmi (e di scrivere) di politica italiana è che le banalità che ascoltavo avevano per me raggiunto un limite massimo.
Ancora mi arrivano, nonostante io cerchi di ignorare gran parte di ciò che proviene dalla politica italiana (però se leggi Facebook o ti capita di accendere la TV è inevitabile che giunga qualcosa).
A quando un po' di risveglio dell'intelligenza e di superamento della banalità ?
A quando la scoperta del vero nemico, ovvero del liberal capitalismo, del danaro e dell'odio atavico dell'essere umano sull'essere umano (o, peggio, contro gli animali) ?
Sono pessimista per natura e per osservazione del genere umano.
La mia risposta è quindi un rammaricato "A mai".

Trovo il fascismo degli antifascisti altamente pericoloso.
Lo dicevano già i radicali (quelli veri e dei vecchi tempi) e soprattutto Pasolini.
In Italia ancora non si è capito un cazzo.
Ora sapete perché noi libertari siamo da sempre ritenuti degli appestati. Perché un po' meno superficiali della massa.
E lo siamo con orgoglio. 

All'avere ho sempre preferito essere. L'avere non l'ho mai capito, perché anche se hai qualcosa, prima o poi, la vita ti costringe a lasciarla comunque. Ciò che sei, invece, rimane. Quantomeno nella memoria di qualcuno.

Luca Bagatin

sabato 4 maggio 2019

Gilet Gialli ancora in piazza. Sostenuti anche dal mondo dell'arte e della cultura. Articolo di Luca Bagatin

Il popolo francese ancora in marcia contro il governo dei ricchi di Macron.
Per i Gilet Gialli è la ventiseiesima settimana di protesta. Ben sei mesi di proteste ininterrotte e di denunce di violenze da parte delle forze di polizia contro manifestanti inermi.
E' stato addirittura diffuso un video su Youtube nel quale si vede un poliziotto lanciare un sampietrino contro i manifestanti, il primo maggio. Una scena inaudita, l'ennesima, dopo che, nei mesi scorsi, la ventenne studentessa di filosofia Fiorina Jacob Lignier e uno dei leader dei Gilet Gialli, Jerome Rodrigues, feriti dai lacrimogeni della polizia, hanno perso un occhio.
Persino l'ONU, attraverso l’Alto commissario per i diritti umani Michelle Bachelet, aveva sollecitato “un’indagine approfondita su tutti i casi segnalati di uso eccessivo della forza”.
I Gilet Gialli sono stati accusati, dal Ministro dell'Interno Christophe Castaner, di aver “invaso”, nelle manifestazioni del primo maggio, un ospedale e di aver danneggiato le sue strutture. Accusa rivelatasi totalmente infondata. Le ricostruzioni dei fatti e i video hanno infatti rilevato che diverse decine di Gilet Gialli si sono riversati presso l'ospedale della Pitié-Salpetriere non certo per danneggiarlo, quanto piuttosto per proteggersi dalle cariche violente della polizia.
Il Ministro dell'Interno ha tentato inutilmente di scusarsi, affermando “Non avrei dovuto usare il termine attacco, ma piuttosto di intrusione violenta che ha scioccato il personale sanitario. Accettare di ritrattare le mie parole, non mi crea problemi”. In realtà nemmeno di intrusione violenta non si è trattato.
Sono pertanto in molti a richiedere le dimissioni del Ministro Castaner. Primo fra tutti il leader de La France Insoumise Jean-Luc Mélenchon, il quale ha affermato che Castaner “è un bugiardo, oltre a essere un incompetente”. La senatrice verde-comunista Esther Benbassa ha definito su Twitter Castaner “Pinocchio” e l'esponente dei Repubblicani Bruno Retailleau ha scritto che “il ministro dell'Interno deve smetterla di gettare olio sul fuoco e spiegarsi sulle sue dichiarazioni smentite dai fatti”.
Nel frattempo, 1400 firme sono state pubblicate sul quotidiano “Libération” in calce a un appello di “artisti, creatori e creatrici” riuniti nel collettivo “Yellow Submarine”, ispirato a John Lennon e alle sue battaglie libertarie (il testo al seguente link: www.nousnesommespasdupes.fr). L'appello ha per titolo “Non siamo sciocchi” e sottolinea come il movimento civico e spontaneo dei Gilet Gialli sia “un movimento senza precedenti nella Quinta repubblica”, un movimento “che il potere tenta di screditare e reprime duramente mentre la violenza più minacciosa è quella economica e sociale”. E si conclude con queste parole: “Usiamo il nostro potere, quello delle parole, della parola, della musica, dell'immagine, del pensiero, dell'arte, per inventare una nuova narrativa e sostenere coloro i quali lottano nelle strade da mesi. Niente è scritto. Disegniamo un mondo migliore”. Fra i primi firmatari dell'appello le celebri attrici Juliette Binoche e Emmanuelle Beart e gli scrittori Edouard Louis e Annie Ernaux.
Ancora una volta il governo Macron esce sconfitto e si ritrova l'opposizione netta nelle piazze, in Parlamento e quella del panorama culturale e artistico francese. O Macron deciderà di dimettersi, fare mea culpa e indire nuove elezioni, oppure la situazione in Francia è destinata e diventare sempre più preoccupante e sempre meno democratica.

Luca Bagatin

giovedì 2 maggio 2019

Lo sviluppo è insostenibile. Conservazione (dell'ambiente, dei sentimenti, del socialismo originario) unica rivoluzione


"Non si ripeterà mai abbastanza che ciò che distrusse la famiglia nel mondo moderno, fu il Capitalismo [...] È il Capitalismo che ha portato le tensioni morali e la competizione affaristica tra i sessi, che ha sostituito all'influenza del genitore l'influenza del datore di lavoro; che ha fatto sì che gli uomini abbandonassero le loro case per cercare lavoro; che li ha costretti a vivere vicino alle loro fabbriche o alle loro ditte invece che vicino alle loro famiglie; e soprattutto che ha incoraggiato per ragioni commerciali, una valanga di pubblicità e di mode appariscenti che per loro natura uccidono tutto ciò che erano la dignità e il pudore dei nostri padri e delle nostre madri"

(Gilbert Keith Chesterton)

E' uscito il nuovo numero della rivista francese "Rébellion" !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale francese "Rébellion" degli amici dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr)


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mercoledì 1 maggio 2019

Lunga vita al Primo Maggio !

"Compagne, compagni: Ancora una volta sono nella lotta, di nuovo sono con voi, come ieri, oggi e domani. Sono con te per essere un arcobaleno di amore tra la gente e Perón; Sono con voi per essere quel ponte di amore e felicità che ho sempre cercato di essere tra voi e il capo degli operai"

(Evita Peron, 1 maggio 1952. Suo ultimo discorso)

 

Senza il socialismo è il mercato che governa i popoli. Articolo di Luca Bagatin

http://amoreeliberta.blogspot.com/2019/04/senza-il-socialismo-e-il-mercato-che.html