mercoledì 11 agosto 2021
Sessualità e tempi moderni
Sessualità e Divinità
lunedì 9 agosto 2021
Superare Stato e mercato. Per approdare all'autogestione, al socialismo, alla libera coscienza interiore
Stato e economia di mercato, due mali non necessari, che impoveriscono e imbarbariscono i popoli.
Sovvertire questi due aspetti, abbattendoli e trasformandoli in autogestione e in economia socialista di non mercato, è l'unica soluzione per tornare all'ordine naturale e civile delle cose.
Ovvero piccole comunità indipendenti e autogestite. Grandi al massimo quanto un quartiere. Con un'economia fondata sull'autoproduzione e la soddisfazione dei bisogni primari di tutti.
Un'economia fondata sul baratto, il dono e il libero scambio, volto al benessere e all'efficienza della comunità.
Senza imposizioni dall'alto, ma solo esposizioni della libera coscienza interiore. Senza egoismo dettato dal mercato e dalla mercificazione dei corpi e delle menti.
Luca Bagatin
sabato 7 agosto 2021
Il Partito Comunista di Ravenna ricorda Anita Garibaldi, Eroina proletaria. Articolo di Luca Bagatin
A commemorare Anita Garibaldi, l'Eroina dei Due Mondi, rivoluzionaria e moglie del primo socialista e repubblicano senza tessera di partito, ovvero Giuseppe Garibaldi, nel 172esimo anniversario della sua morte, il Partito Comunista di Ravenna.
Il 4 agosto scorso, infatti, i militanti del PC ravennate, il loro candidato a Sindaco Lorenzo Ferri, in testa, hanno voluto celebrarla, presentando anche un suggestivo video che la ricorda.
Un video, peraltro, consegnato in dono alle Ambasciate di Venezuela e Palestina.
“Anita Garibaldi era una donna del popolo, una donna coraggiosa, proletaria ed extracomunitaria che combatteva con le armi in pugno in difesa dei popoli oppressi e per la giustizia sociale”, così la ricordano i comunisti ravennati.
Nel video si ricorda come, sull'onda delle battaglie del Libertador Simon Bolivar, sia lei che Garibaldi, combatteranno “contro l'Impero del Brasile, per la giustizia sociale, contro lo schiavismo e i privilegi”.
Nel video, peraltro, si ricordano le doti di Anita, “abile cavallerizza e brava nel maneggio delle armi, fu sempre al fianco del Generale Giuseppe Garibaldi e alle sue Camicie Rosse” e come combattè sui campi di battaglia sudamericani e, sul Gianicolo, contro i Francesi di Napoleone III, alleati del Papa Re, difendendo la rivoluzione e la Repubblica Romana. Impresa nella quale morì, a soli 28 anni, a Mandriole di Ravenna, il 4 agosto 1849.
I comunisti ravennati hanno ricordato, inoltre, come il colore rosso delle divise di Anita e Giuseppe Garibaldi e dei loro prodi, sia stato e sia diventato “il colore delle tante battaglie condotte dal popolo italiano per ottenere diritti e giustizia negati dal potere reazionario e gattopardesco che ha tradito lo spirito rivoluzionario del Risorgimento popolare. Rosso era il colore delle prime cooperative, rosso era il colore della Rivoluzione Russa e delle Brigate Garibaldi. Rosso è il colore del socialismo, rossa è la bandiera che unisce i popoli di tutto il mondo”.
Rosso, peraltro, era il simbolo della Rivoluzione Bolivariana di Hugo Chavez, che utilizzò spesso la camicia rossa proprio in onore e ricordo di Anita e Giuseppe Garibaldi, come rammentato anche in diversi suoi discorsi pubblici.
Anita Garibaldi avrebbe lottato a fianco di tutti i popoli oppressi, ancora oggi, per il socialismo popolare. Assieme ai chavisti venezuelani e al popolo palestinese.
Personalmente, tengo a sottolinearlo anche da ex iscritto al PRI ed ex collaboratore de “La Voce Repubblicana” e de “L'Iniziativa Repubblicana” (prima di essere censurato da entrambe), molto pentito. Un PRI che, ancora oggi, muove polemiche inutili, a Ravenna, contro il PC, pur non rappresentando affatto ideali mazziniani e garibaldini, ma unicamente borghesi e capitalisti, tipici della destra liberale peggiore. Realtà che nulla hanno a che vedere con le lotte di emancipazione sociale e civile condotte dai Garibaldi e da Mazzini, fra i fondatori – peraltro – della Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864, assieme a Marx, Engels, Bakunin e Proudhon.
Anita e Giuseppe Garibaldi, come giustamente dicono nel video gli amici del PC di Ravenna, vorrebbero, ancora oggi, che fosse “il popolo a comandare e non i banchieri di Wall Street o dell'Unione Europea, o gli italianissimi pescecani predatori del lavoro”.
Oggi più che mai, in un'epoca di sfruttamento del lavoro e del precariato, in un'epoca di disvalori e in cui tutto è in vendita (persino menti e corpi), ci sarebbe la necessità di una nuova, ma questa volta unitaria, Prima Internazionale dei Lavoratori. Capace di mettere da parte le vecchie divisioni e le vecchie polemiche Mazzini contro Marx.
Proprio nel nome di Anita Garibaldi.
Hasta la Victoria Siempre, Anita !
Luca Bagatin
giovedì 5 agosto 2021
Luce, Vita, Amore e Libertà contrapposte all'ingiustizia. Il simbolo "V per Vittoria"
Luce, Vita, Amore e
Libertà.
I principi della filosofia Thelema diffusi dal mago, esoterista e scrittore britannico Aleister Crowley,
assieme al simbolo della “V per Vittoria", da egli utilizzato (suggerendone
l'uso pubblico a Winston Churchill) per contrapporlo alla svastica
nazista e al potere magico di tale simbolo, durante la Seconda Guerra
Mondiale.
La “V” quale simbolo che si contrappone all'ingiustizia.
Come riportato dall'articolo del 10 ottobre 2018, pubblicato da “Thelemic Union” (al seguente link: https://thelemicunion.com/v-for-victory), “Il simbolo “V per Vittoria”, fa riferimento alla storia di Iside, Apophis e Osiride, come è illustrato nel Rituale Minore dell'Esagramma, pubblicato per la prima volta da Crowley in “The Equinox I, nr. 3, nel 1910. In questo rituale, la svastica è usata per rappresentare il lutto di Iside, e la “V” è usata per simboleggiare Apophis o Tifone il distruttore. Questo simbolismo spiega l'uso della "V" da parte di Crowley come contrasto alla svastica, poiché Apophis uccide Osiride, causando il lutto di Iside”.
Questo simbolismo spiega dunque l'uso della "V" da parte di Crowley come contrasto alla svastica. Ovvero la giustizia spirituale composta di LUCE – VITA – AMORE - LIBERTA' combatte l'ingiustizia nazista e ogni forma di ingiustizia e prevaricazione.
Secondo il principio: "Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge. L'Amore è la Legge, Amore sotto la Volontà".
L. B.
lunedì 2 agosto 2021
Elezioni Russia. Il partito "Comunisti di Russia" (CPKR), guidato da Maxim Suraykin, scende in campo. Articolo di Luca Bagatin
Al via la campagna elettorale in Russia, in vista delle elezioni per il rinnovo della Duma, il Parlamento russo, che si terranno dal 17 al 19 settembre prossimi.
Se da una parte ai nazionalbolscevichi de “L'Altra Russia di Eduard Limonov” è stato impedito di presentare liste elettorali (senza una motivazione valida), mentre il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) di Gennady Zjuganov sta facendo ricorso per il rifiuto - da parte delle autorità - di presentare la candidatura di Pavel Grudinin, uomo di punta del partito, il leader dei “Comunisti di Russia” (CPKR), Maxim Suraykin, classe 1978, scende in campo con un tour elettorale, partendo dalla città di Barnaul, nel sud-ovest della Siberia.
Lo ha fatto il 30 luglio scorso, spiegando che, nonostante il fatto che il partito non disponga di finanziamenti pubblici (come i partiti presenti attualmente alla Duma) e quindi abbia a disposizione risorse limitate per poter raccogliere tutte le firme necessarie alla presentazione delle liste, conta di ottenere dal 7% al 12% dei consensi.
Gran parte del suo discorso è stato incentrato sulle critiche al sistema capitalista russo: “Molti soldi vanno agli oligarchi, quindi il 99% della popolazione del Paese vive male” - ha affermato Suraykin - “Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un alloggio, servizi pubblici gratuiti, medicine e cibo a buon mercato. In questo modo le persone possono essere felici. Questo è socialismo”, ha spiegato il leader comunista.
Suraykin ha anche discusso relativamente alle alleanze post-elettorali, spiegando che, secondo lui, sarà impossibile un'alleanza con il partito socialista patriottico “Russia Giusta – Patrioti – Per la Verità”, guidato da Sergey Mironov, Zakhar Prilepin e Gennady Semigin.
In merito, Maxim Suraykin, ha affermato: “Non
puoi combinare un serpente con un riccio. Sergey Mironov è un
socialdemocratico di destra, non di sinistra, lo ammette lui stesso.
È per il capitalismo, ma con il sostegno sociale. Lascia che Sergey
Mikhailovich recluti i comunisti nel partito. Quando ci sarà una
maggioranza di socialdemocratici di sinistra, ci uniremo a loro”.
In
tal senso, il leader dei “Comunisti di Russia”, è fiducioso che
molti esponenti di sinistra del partito “Russia Giusta – Patrioti
– Per la Verità”, come ad esempio gli esponenti di “Per la
Verità” di Prilepin, lo abbandoneranno e solo allora sarà
possibile un'alleanza con costoro.
“Siamo pronti a unirci alla vera sinistra, ai veri comunisti”, ha affermato Suraykin.
Relativamente al Partito Comunista della Federazione Russa di Zjuganov, Suraykin ritiene invece che, in quel partito, vi siano “veri comunisti”, ma rimane critico nei confronti della sua leadership.
Il partito “Comunisti di Russia” è appoggiato sia del Partito Comunista Unito, la cui leader, Darya Mitina, sarà candidata nelle sue liste; sia dall'Unione della Gioventà Comunista Leninista (Komsomol), che ha apprezzato non solo il programma anticapitalista del partito, ma anche il fatto che il 40% dei candidati abbia meno di 40 anni.
I giovani del Komsomol hanno invece giudicato il partito di Zjuganov, nel corso del loro Congresso, tenutosi il 31 luglio scorso nella regione di Mosca, “obsoleto e goffo” e “collegato alle autorità”, ovvero non alternativo all'attuale governo liberal-capitalista di Putin.
Luca Bagatin
domenica 1 agosto 2021
Cuba celebra la vittoria del pugile Julio César la Cruz alle Olimpiadi e il suo spirito patriottico. Articolo di Luca Bagatin
Il trentaduenne pugile cubano, della categoria dei mediomassimi, Julio César la Cruz, venerdì scorso, ha sconfitto, per 4 a 1, lo spagnolo Emmanuel Reyes, assicurando alla boxe cubana, tre podi alle Olimpiadi di Tokyo.
Reyes, nato a Cuba, ma attualmente residente in Spagna, ha voluto dedicare la sua vittoria alla sua patria d'origine, inchinandosi verso il pubblico e gridando: “Patria y Vida...NO! Patria o Muerte! Venceremos!”, ricordando il celebre slogan della Rivoluzione cubana.
Il Presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha voluto sottolineare, su Twitter, le performance della delegazione cubana alle Olimpiadi, affermando: “Ispirando le prestazioni dei nostri atleti, l'argento di Idalis Ortiz, il bronzo di Alba e il grido patriottico di #PatriaOMuerte di Julio César la Cruz in #Tokio2021. Ho parlato telefonicamente con loro e ho confermato l'orgoglio di #Cuba nei confronti dei suoi atleti”.
Durante la telefonata al pugile Julio César la Cruz, il Presidente cubano ha affermato inoltre che: “il tuo atteggiamento patriottico è stato un dono per il nostro popolo”.
Luca Bagatin






