lunedì 20 dicembre 2021

Cile. Il socialista Gabriel Boric è il nuovo Presidente. Più vicina un'integrazione latinoamericana socialista. Articolo di Luca Bagatin

Una vittoria elettorale al ballottaggio, quella di Gabriel Boric, che sbarra la strada ad un nuovo totalitarismo liberale stile Pinochet, in Cile.

Con il 56%, ottenuto al ballottaggio per le presidenziali cilene, tenutosi il 19 dicembre scorso, Gabriel Boric, 35 anni, avvocato e leader delle proteste studentesche contro il governo liberale, dal 2011 al 2013, è il nuovo Presidente del Cile.

Boric è stato sostenuto dalla coalizione Apruebo Dignidad, costituita da socialisti, comunisti, ecologisti, sinistra cristiana e socialisti libertari.

Sconfitto con il 44%, il rivale José Antonio Kast, rappresentante dell'estrema destra religiosa e liberal-capitalista, che al primo turno era in vantaggio con il 27,9%.

L'affluenza è stata da record, per il Cile, superando il 50%. Ciò sembra significare che, il timore che la destra liberal-capitalista in salsa pinocchettista, potesse tornare al governo, ha portato a votare per Boric coloro i quali avevano espresso – al primo turno - un voto per i candidati di centrodestra, piuttosto che coloro i quali avevano sostenuto partiti di centrosinistra, oppure il marxista-leninista patriottico Eduard Artes.

Il sindaco comunista del distretto di Racoleta a Santiago del Cile, Daniel Jadue, rivale di Boric alle primarie di coalizione, ha dichiarato: “Con questa vittoria consideriamo chiuso il capitolo della dittatura di Augusto Pinochet”.

Il neoletto Presidente Boric ha promesso di giudare il Paese da “Presidente di tutti i cileni”.

Messaggi di congratulazioni al Presidente Boric sono giunti dai Presidenti socialisti di Cuba (Miguel Diaz-Canel); Venezuela (Nicolas Maduro); Argentina (Alberto Fernandez) e Bolivia (Luis Arce), oltre che dagli ex Presidenti della Bolivia, Evo Morales; del Brasile, Lula e dell'Ecuador, Rafael Correa.

Con la vittoria di Boric e la probabile vittoria alle prossime Presidenziali del Brasile di Lula, una nuova integrazione latinoamericana, nel segno del socialismo, sembra essere e ritornare più vicina.

Luca Bagatin

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sabato 18 dicembre 2021

GUERRIERA GRECA. Poesia di Luca Bagatin / GREEK WARRIOR. Poem by Luca Bagatin

GUERRIERA GRECA

Poesia di Luca Bagatin

Musa nella foto: Ellada Elven

 

Guerriera greca

Che combatti nei Secoli

Con la tua Spada di Fuoco.

Guerriera greca

Che attraversi le Ere, i Secoli,

Avvolta dal tuo spirito,

Fonte di Sapienza, Coraggio, Forza, Ribellione.

Donna Scarlatta di Grecia,

Che con i tuoi rossi capelli

E il tuo sguardo,

Mi hai permesso di riconoscerti.

Non ti conosco, ma ti ho riconosciuta.

Il nostro sangue,

La nostra carne,

Il nostro spirito,

Si uniscono in questa eterna danza

Che vuole liberare l'Eros

Da ogni forma di volgarità,

Da ogni forma di morale,

Da ogni forma di impurità

Imposta dal mondo moderno.

Liberare il mondo moderno

Da ogni forma di volgarità,

Da ogni forma di morale,

Da ogni forma di impurità,

Significa combattere e dominare il mondo moderno.

Significa riunire ciò che è sparso.

Significa superare l'ordine costituito sulla terra.

Significa governare l'Arte Creativa del Caos

E della Magia dell'Eros.

Significa rinascere nello Spirito del Tempo Antico.

Significa rinascere nell'Amore, che è l'unica Legge.

Luca Bagatin

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GREEK WARRIOR

Poem by Luca Bagatin

Muse pictured: Ellada Elven


 Greek warrior

You fight for centuries

With your Sword of Fire.

Greek warrior

Through the Ages, the Centuries,

Enveloped in your spirit,

Source of Wisdom, Courage, Strength, Rebellion.

Scarlet Woman of Greece,

Than with your red hair

And your gaze,

You allowed me to recognize you.

I don't know you, but I recognized you.

Our blood,

Our meat,

Our spirit,

They come together in this eternal dance

Who wants to free Eros

From every form of vulgarity,

From every form of morality,

From all forms of impurities

Set from the modern world.

Free the modern world

From every form of vulgarity,

From every form of morality,

From all forms of impurities,

It means fighting and dominating the modern world.

It means bringing together what is scattered.

It means overcoming the established order on earth.

It means ruling the Creative Art of Chaos

And the Magic of Eros.

It means being reborn in the Spirit of Ancient Time.

It means being reborn in Love, which is the only Law.

Luca Bagatin

Saggezza crowleyana su emancipazione femminile e superamento dell'ego

"Le Leggi contro l'adulterio sono basate sul concetto che la donna è un oggetto di arredamento, così che il far l'amore con una donna sposata significa privare il marito dei di lei servizi. È la più franca e la più grossolana dichiarazione di una situazione di schiavitù. Per noi, ogni donna è una stella. Ella ha perciò un diritto assoluto di viaggiare nella sua personale orbita. Non c'è ragione per la quale ella non debba essere l'ideale hausfrau* , se questa sorte è la sua volontà. Ma la società non ha diritto di insistere su tale schema"
* Ted. : Casalinga

(Aleister Crowley - " La Legge è per Tutti")
 
"Rinunciare a qualcosa in cambio di un vantaggio personale, è magia nera. Non sei più un generoso donatore di tutto te stesso, bensì un trafficante meschino"
 
(Aleister Crowley - "Magick")
 

L'Avana. Summit dell'ALBA-TCP per rafforzare l'alleanza caraibico-latinoamericana opposta all'imperialismo. Articolo di Luca Bagatin

Il 14 dicembre scorso si è tenuto, a L'Avana, Capitale di Cuba, il XX Simmut dell'ALBA-TCP (Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America – Trattato Commerciale dei Popoli).

Presenti, fra gli altri, il Presidente di Cuba Miguel Diaz-Canel; quello del Venezuela, Nicolas Maduro; della Bolivia, Luis Arce e del Nicaragua, Daniel Ortega.

Tale Alleanza politico-commerciale, di ispirazione bolivariana e socialista, fondata nel 2004 da Venezuela e Cuba, per volontà dell'allora Presidende venezuelano Hugo Chavez, comprende, oltre a Venezuela e Cuba, anche Bolivia, Nicaragua, Grenada, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine e Dominica.

Nel Summit del 14 dicembre scorso, i Paesi membri hanno ribadito la volontà di rafforzare tale accordo politico-commerciale, a diciassette anni dalla sua fondazione, allo scopo di rafforzare l'integrazione latinoamericana e caraibica e i suoi meccanismi di difesa della pace e della cooperazione.

“Rinnoviamo il nostro impegno a rafforzare questo meccanismo di accordo politico, basato sui principi di solidarietà, giustizia sociale, cooperazione e complementarietà economica, come risultato della volontà politica dei suoi fondatori, i comandanti Fidel Castro Ruz (di Cuba) e Hugo Rafael Chávez Frías (del Venezuela)”, ha indicato la dichiarazione finale del suddetto incontro.

Allo stesso tempo, i Paesi membri dell'ALBA-TCP, hanno ribadito la necessità di contrastare “le rivendicazioni del dominio e dell'egemonia imperialista e le crescenti minacce alla pace e alla stabilità regionali”, ribadendo la necessità di sostenere un ordine internazionale “trasparente, democratico, giusto ed equo, basato sul multilateralismo, il rispetto e i principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale”.

Il documento finale del Summit ha condannato il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli USA contro Cuba e ha respinto le “misure coercitive unilaterali contro il popolo e il governo del Venezuela”. Denunciando, altresì, “l'uso di strategie di guerra non convenzionali contro i governi e i leader progressisti della regione”, oltre che rifiutando ogni forma di criminalizzazione della migrazione irregolare, di razzismo, di discriminazione razziale, di xenofobia e di incitamento all'odio nei confronti dei migranti.

In tema di migrazioni, il documento finale del Summit, ha espresso l'impegno a voler proteggere i diritti umani delle persone che migrano, secondo “i principi di una migrazione responsabile, sicura, ordinata e regolare, lavorando per sradicare le cause della migrazione irregolare”.

Il Summit ha, inoltre, posto l'accento sul cambiamento climatico, definito “una delle principai minacce per l'umanità” e, pertanto, il documento finale, chiede “un'azione concertata per la piena attuazione degli impegni delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e dell'Accordo di Parigi sulla base dell'equità e del principio delle responsabilità comuni, ma differenziate”, riaffermando, peraltro, l'impegno da parte dei Paesi che compongono l'ALBA-TCP, di promuovere i “diritti inviolabili di Madre Terra e della sua interrelazione con l'essere umano in armonia con la natura”.

Il documento, infine, ha voluto mettere in evidenza gli ottimi risultati ottenuti da Cuba nello sviluppo di tre vaccini contro il Covid 19 e riconosciuto il lavoro “umanistico e altruistico svolto dal contingente medico Henry Reeve e il suo contributo contro il Covid 19 in varie nazioni” (fra le quali, non dimentichiamo, l'Italia).

Luca Bagatin

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venerdì 17 dicembre 2021

Nestor Machno, l'anarco-comunista che si contrappose a zaristi e bolscevichi. Articolo di Luca Bagatin

La storia del movimento machnovista, di matrice anarco-comunista, libertaria e contadina, fu certamente aspetto profondo e interessante della guerra civile russa del 1917 e degli anni successivi.

Di Nestor Machno, guida armata, stratega geniale e anima della rivolta contadina e anarchica ucraina, parla l'ottimo saggio “Nestor Machno: bandiera nera sull'Ucraina”, scritto dallo storico russo Alexander V. Shubin e edito in Italia da Elèuthera.

Nestor Machno, nato in Ucraina, a Guljaj Pole, nell'ottobre 1888 (per quanto egli credette di essere nato l'anno successivo, a causa della falsificazione della data di nascita da parte dei suoi genitori, affinché fosse richiamato dall'esercito un anno più tardi), da poveri contadini, ebbe un'infanzia di forti privazioni economiche.

Lavorò, sin dall'infanzia, come pastore e successivamente come manovale in una fonderia di proprietà di ricchi possidenti tedeschi.

Come ci racconta il saggio di Shubin, fu proprio con lo sciopero della fonderia, nel 1905, che Machno si trovò catapultato in un contesto politico. Il 1905, fu infatti l'anno dello scoppio della prima rivoluzione proletaria che la Russia conobbe.

Fu proprio in quell'anno che Machno si avvicinò all'organizzazione contadina anarco-comunista, chiamata Unione dei contadini liberi, la quale era dedita agli espropri ai danni di ricchi borghesi e possidenti.

Nel corso di una delle azioni dell'organizzazione, nel 1907, Machno venne arrestato per la prima volta e, nel 1908, venne nuovamente arrestato, per una rapina presso la fonderia per la quale lavorava.

Nello stesso anno venne condannato a morte dalle autorità zariste, ma, a causa della sua giovane età, la pena gli fu commutata in ergastolo, nel carcere di Mosca.

Fu dunque in carcere che iniziò a maturare la sua coscienza anarchica, anche grazie ai suoi compagni di prigione, e ad approfondirne l'ideologia, ispirata dagli scritti di Michail Bakunin, Pierre-Joseph Proudhon e Petr Kropotkin.

Nel marzo 1917, la rivoluzione bolscevica leninista, liberò dunque Machno dal carcere e fu in quell'anno che, ritornato nella sua natìa Guljaj Pole, iniziò a costituire un gruppo anarco-comunista armato, composto prevalentemente di contadini e proletari, oltre che di socialisti rivoluzionari di sinistra.

Il loro obiettivo – come fa presente Shubin nel suo saggio - era quello di abolire le istituzioni governative, abolire la proprietà privata della terra e delle fabbriche e opporsi ad ogni forma di Potere. Tutto ciò li mise immediatamente in attrito con il nascente governo bolscevico di Vladimir Lenin.

Lenin, pur avento istituito, su ispirazione anarchica, i Soviet, ovvero i consigli degli operai e dei contadini, sembrava pian piano distaccarsi dall'idea rivoluzionaria originaria e voler accentrare il potere nelle mani del partito bolscevico.

Machno e i suoi, per contro, ritenevano che i Soviet andassero rafforzati ed essere la base per l'autogoverno degli operai, dei contadini e delle masse proletarie nel loro complesso. Senza alcun partito al comando, senza alcuna forma di Stato.

Machno, in sostanza, immaginava un sistema di liberi Soviet, apartitici, coordinati fra loro, autogestiti dai lavoratori e culla per una nuova società fondata sul lavoro in comune, il baratto e il socialismo libertario.

Soviet retti, gestiti ed eletti dai lavoratori stessi.

Per quanto, per combattere i Bianchi, ovvero le truppe zariste e i borghesi, machnovisti e bolscevichi si fossero inizialmente alleati, ben presto, le differenze ideologiche fra i due movimenti, divennero sempre più evidenti e sempre meno conciliabili.

In particolare per i bolscevichi, i quali bollarono i machnovisti con l'appellativo “piccolo borghesi” e – a differenza dei seguaci di Machno - miravano ad una forma di organizzazione gestita dall'alto.

Alexander Shubin ci ricorda anche l'incontro fra Machno e Lenin. 

Incontro inizialmente cordiale ma, mentre il primo guardava ad una visione nella quale tutto il potere dovesse essere effettivamente nelle mani dei Soviet, ovvero allineato “alla coscienza e alla volontà stessa dei contadini” (come egli stesso gli disse al “piccolo padre” della rivoluzione bolscevica), il secondo accusò i contadini di essere “contaminati dall'anarchia”.

Il che, per Machno, non poteva essere altro che un bene.

L'esercito insurrezionale rivoluzionario di Machno, detto anche Machnovščina, fu essenzialmente nomade e organizzato, appunto, in Soviet del lavoro, consigli di fabbrica e cooperative.

Per la prima volta, nella Storia, grazie alla Machnovščina, venivano sperimentate delle comunità autogestite di lavoratori, i quali lavoravano le terre espropriate ai grandi proprietari terrieri.

Fu la prima esperienza egualitaria della Storia che, per molti versi, sarà esportata prima nella Spagna anarchica (prima della guerra civile del 1936) e, diverso tempo dopo, nella Jugoslavia di Josip Tito Broz e nella Libia di Gheddafi.

A partire dal 1919, machnovisti e bolscevichi, ruppero definitivamente. Se prima erano uniti nel combattere Bianchi, austro-tedeschi e nazionalisti ucraini, ora divennero definitivamente nemici.

I machnovisti e i socialisti rivoluzionari, contavano, all'epoca, di far scoppiare una terza rivoluzione proletaria in Russia. Ovvero una rivoluzione anarchica e socialista rivoluzionaria, che avrebbe dovuto mirare alla soppressione di ogni forma di autoritarismo e di governo centralizzato, restituendo il potere a tutto il popolo.

Purtuttavia, nel 1921, i machnovisti e i socialisti rivoluzionari, furono definitivamente sconfitti dai bolscevichi e costretti all'esilio dalla madrepatria.

Prima in Romania e successivamente in Francia, i machnovisti non si arresero mai e continuarono a propagandare le idee anarchiche, sempre pronti ad accendere la fiaccola della rivoluzione, da riportare anche in Russia.

Le loro idee saranno di ispirazione agli anarco-sindacalisti spagnoli che, nel 1936, riucirono a portare le idee della rivoluzione anarchica in Spagna, allorquando gli anarchici e i repubblicani vinsero le elezioni (prima volta nella Storia nella quale gli anarchici presentarono liste elettorali). Ma, ben presto, verranno spazzati via dal golpe di Francisco Franco e dal suo totaliarismo clerico-fascista.

Machno non smise mai di essere vicino ai suoi compagni, sia russi che del resto d'Europa, anche nei suoi utimi giorni di vita, vinto dalla tubercolosi. Così come fu sempre un padre e un marito affettuoso.

Morì a Parigi, in esilio e completamente povero, nel 1934.

Il saggio “Nestor Machno: bandiera nera sull'Ucraina”, del prof. Alexander V. Shubin, ce ne restiuisce un profilo autentico, sia dal punto di vista biografico che delle sue idee politiche e delle sue capacità di stratega militari.

In tal senso, probabilmente, Machno potrebbe essere paragonato al nostro Giuseppe Garibaldi. L'eroe senza macchia, lo stratega militare, ma con un cuore e uno spirito antimilitarista. Il socialista umanitario e anti-autoritario che entra in conflitto con il potere costutuito. Che viene sconfitto, nella Storia, ma non nella bontà dei suoi atti e delle sue idee.

Luca Bagatin

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giovedì 16 dicembre 2021

Superare l'egoismo per superare l'illusione della mente

 

Non bisognerebbe mai fare le cose per un tornaconto personale.
Ciò perché il mondo della materia è illusorio e delude sempre.
Tutto ciò che è demoniaco delude, perché illude ed è falso.
Il mondo della materia (tanto amato dalle religioni monoteiste di matrice mediorientale e abramitica) è illusorio e infernale.
Per questo ogni azione non va mai fatta con intenzione, con uno scopo recondito.
Ma solo con passione e amore.
Chiunque conosca la magia (di qualsiasi colore e natura essa possa essere), lo sa bene.
Chiunque si lasci trascinare dal mondo della materia finirà, invece, in questa o nella prossima vita, per impazzire. Perché non sarà più in grado di controllare la propria mente.
La mente è la scimmia del mondo materiale.
 

mercoledì 15 dicembre 2021

Adriano Celentano Presidente della Repubblica. Articolo di Luca Bagatin

 

Il prossimo Presidente della Repubblica sarà eletto a inizio 2022.

Come al solito è partito il consueto balletto dei politici, sempre più slegati dai problemi del Paese, sempre più uniti da un sistema economico che favorisce i più abbienti, il sistema bancario, il sistema delle imprese e quello di una crescita economica (niente affatto illimitata), volta alla distruzione del Pianeta e allo sfruttamento del lavoro.

Un sistema, peraltro, governato sempre più dalle logiche di Washington e di Bruxelles.

Così è da almeno quasi trent'anni. E oggi, con un governo espressione praticamente di tutto il Parlamento e di tutti i poteri forti internazionali, è ancora più evidente.

In tutto ciò, non potrà che essere eletto il solito Presidente espressione dei veti incrociati fra i politici e gradito ai poteri forti internazionali.

Ma ciò, non ci toglie il piacere di sognare e di immaginare come, per una volta, sarebbe bello eleggere un Presidente totalmente fuori dai giochi.

In questo senso trovo che Adriano Celentano sarebbe la persona più giusta e lo dico tanto seriamente quanto, proprio per questo, sono consapevole che non potrebbe mai e poi mai, non solo essere eletto, ma nemmeno essere preso in considerazione.

E ciò non in quanto Celentano è uomo di spettacolo (lo sono gran parte dei politici italiani più noti, ormai da qualche decennio), ma in quanto Celentano ha sempre usato la sua immagine e popolarità per fare politica. O, meglio (anti)politica. Che è la politica più alta che possa esistere, in quanto volta alla sovversione della realpolitik e del Potere prostituito (prima ancora che costituito) alle logiche del mercato e dell'economia.

Celentano, dicevamo, ha sempre fatto politica. Non partitica, anzi. Non ha mai fatto parte di alcun partito. Ma, sin dagli Anni '80 almeno, ha sollevato questioni sociali e politiche molto forti. Per quanto scarsamente comprese, in un'Italia che ha preferito lasciarsi abbindolare dalla pubblicità commerciale (sin da tempi non sospetti) e dalla propaganda partitica.

Nel 1985, Celentano, realizzò un bellissimo quanto dimenticato film: “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì”. Un film a tratti comico, ma anche profondamente crudo e drammatico.

Un film nel quale, il Molleggiato, vestiva i panni del Messia o, quantomeno, di un Messia. Un Messia moderno/antimoderno, che tentava di illuminare il cammino di un'umanità preda della dittatura tecno-mercantile e consumista. Una dittatura già denunciata, qualche tempo prima, da Pier Paolo Pasolini, totalmente inascoltato.

E Celentano ha proseguito su questo filone, pur prendendosi critiche e perdendo finanche in popolarità.

Non era già più il Celentano semplice cantante “molleggiato” degli Anni '50 e '60, o quello divertente e a tratti romantico delle commedie di Castellano & Pipolo, con Ornella Muti.

Era qualcosa che mirava a scuotere le coscienze, usando per la prima volta il mezzo televisivo volto all'intrattenimento.

Nel 1987, in una puntata di “Fantastico”, da lui diretta, realizzò un monologo nel quale si definì, provocatoriamente “figlio della foca” e lanciò lo slogan “La caccia è contro l'amore”, che i cittadini avrebbero dovuto scrivere sulla scheda elettorale dei referendum abrogativi, che si tenevano in quei giorni.

La cosa costò a Celentano un processo da parte della Corte di Assise di Roma, nel febbraio 1988, che portò alla sua assoluzione nel 1989.

Ma, per la prima volta, una star della televisione faceva apertamente politica o, meglio, (anti)politica, sovvertendo le regole del gioco e parlando al cuore delle persone.

Ecco, Celentano, da allora, iniziò a parlare al cuore delle persone.

Contro la caccia, per la tutela dell'ambiente (decenni prima del fenomeno mediatico Greta Thumberg, che non ha mai rischiato alcun processo), per una società diversa e più giusta.

E lo farà negli anni successivi, con i suoi show e con molte delle sue canzoni (pensiamo ad esempio a “Arrivano gli uomini” e a “Facciamo finta che sia vero”).

E lo farà anche con il purtroppo ignorato cartone animato-serie evento “Adrian”, del 2019.

Una serie animata nella quale lui stesso si trasforma in una sorta di supereroe che abita nelle periferie di Milano e diviene, così, una bandiera post-ideologica.

La bandiera dei più deboli, schiacciati dal cemento, dalla mafia, dai soprusi di una politica autoreferenziale e di una economia che promuove la dittatura del danaro e del consumo e lo fa in modo subdolo, strisciante, come il peggiore dei totalitarismi.

Una serie animata sulla realtà che stiamo vivendo e su quella ancora peggiore che potremmo vivere, se non acquisiremo consapevolezza della deriva che sta prendendo questa sedicente “civiltà”.

“Solo l'Amore ci può salvare”, fu il leitmotiv che accompagnava tale serie tv, dedicata a Gino Santercole e prodotta da Claudia Mori, la cui bellissima immagine fu rappresentata anche nel cartone quale compagna di Adrian.

“Solo l'Amore ci può salvare” è una frase apparentemente banale, ma che dice tutto.

Solo ciò che non si può ancora vendere e comprare ci può salvare. Perché ci stiamo condannando e non ce ne stiamo nemmeno rendendo conto.

E i governi di tutti il Pianeta ci stanno condannando. Da secoli, da decenni.

Sarebbe bello che, a ricordarcelo, a livello istituzionale, fosse un Adriano Celentano nelle vesti di Presidente della Repubblica. Per la prima volta un Presidente superpartes e oltre ogni forma di Potere.

Sarebbe bello, ma, come dicevo, purtroppo, non accadrà.

Luca Bagatin

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