mercoledì 11 ottobre 2023

La mancanza di Craxi alla Presidenza e di Andreotti agli Esteri si sente eccome. Articolo di Luca Bagatin

Probabilmente mai come in questo periodo storico, servirebbero un Bettino Craxi Presidente del Consiglio e un Giulio Andreotti Ministro degli Esteri.

I Presidenti del Consiglio e degli Esteri degli ultimi venticinque anni e, soprattutto, degli ultimi anni, hanno dimostrato totale incompetenza, inconsistenza e incoerenza, ovvero nessuna strategia e serietà, in ambito geopolitico, sociale e economico.

Personalmente, avendo molto presto aderito agli ideali socialisti libertari e democratici, sono – sin da quando ero adolescente - un sostenitore della Prime Repubblica e dei governi di centro-sinistra di allora (unico e autentico centro-sinistra in Italia, non le accozzaglie confuse e di potere sorte dal 1994 in poi).

In questo senso, nella cosiddetta Seconda Repubblica, aderii, nel 2004 al Nuovo PSI giudato dall'amico Gianni De Michelis e, nel 2008, al Partito Repubblicano Italiano.

Nel 2013 lanciai la proposta, a tutti coloro i quali si richiamavano ai partiti laici della Prima Repubblica (socialisti, repubblicani, socialdemocratici e liberali), la candidatura a Sindaco di Roma dell'ex On. Ilona Staller, in arte Cicciolina e lo feci riproponendo un nome trasgressivo della Prima Repubblica. Ad accettare tale candidatura, ma solamente alla carica di Consigliere comunale, fu il rinato Partito Liberale Italiano, nel quale mi candidai infatti, da socialista e repubblicano, assieme all'amica Ilona.

Rimasi ad ogni modo presto deluso da queste nuove riedizioni di partiti laici, pieni di divisioni, leadership deboli e incapaci di imporsi nel nuovo quadro politico italiano. E non smisi mai di sottolineare il mio disappunto, con articoli e interventi, anche su Radio Radicale.

Ricordo con grande stima solamente Gianni De Michelis, che tentò di recuperare la tradizione craxiana, ma, purtroppo, Silvio Berlusconi dei quale fu amico e consigliere, non ebbe nemmeno il coraggio di nominarlo Ministro degli Esteri, preferendo personalità deboli e, francamente, molto poco ferrate in materia (non ultimo Tajani, sul quale evitarei qualsiasi commento).

Penso che, da tempo, l'Italia e l'Europa siano prive di strategie e prospettive serie e preferiscano scegliere la strada della sudditanza a degli Stati Uniti d'America guidati, a loro volta, da un Presidente senza strategie, prospettive e logica.

La progressiva distruzione dell'istruzione pubblica, la mancata selezione di una classe dirigente attraverso metodi seri e meritocratici e l'asservimento a potentati internazionali (peraltro del tutto privi di logica), hanno contribuito a portare il nostro Paese e il nostro continente a livelli molto bassi, sotto il profilo politico, economico e geopolitico, oltre che sull'orlo di conflitti che andrebbero sanati e spenti al più presto possibile, anziché alimentati.

Senza dilungarmi troppo, vorrei riproporre qui un articolo che scrissi alcuni mesi fa (pubblicato, oltre che su questo blog, anche da “Olnews”, “Electomagazine”, “Liberalcafé” e “La Giustizia”), e che mi valse anche l'apprezzamento del prof. Giancarlo Elia Valori, che mi contattò per complimentarsi.

E' un articolo nel quale ricordo, ma soprattutto sottolineo, la lungimiranza dei governi della Prima Repubblica. Quando in Italia e Europa vi era ancora un minimo di lucidità, razionalità, spirito riformista e democratico.

Non saprei dire se queste riflessioni possano essere, in qualche modo, utili. Probabilmente lo saranno se le nuove generazioni avranno la voglia di approfondire e di comprendere. Fuori dai pregiudizi, dagli scemi precostituiti e da opposte tifoserie, che non permettono alcun tipo di ragionamento, ma, anzi, sono funzionali a mantenere un clima di ignoranza e di discordia.

Luca Bagatin

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Elogio della Prima Repubblica

Articolo di Luca Bagatin dell'11 luglio 2023

Con la morte, a 97 anni, di Arnaldo Forlani, se ne va uno degli ultimi esponenti della Prima Repubblica.

Quella che ha garantito stabilità, prosperità e ordine al Paese e a riconoscerlo dovrebbero essere, oggi, persino coloro i quali tanto la criticarono.

Lungi dall'osannare la DC, dalla quale – da buon laico-socialista e anticlericale fin da quando ero ragazzino - mi sono sempre sentito distante, ho comunque sempre riconosciuto ai suoi grandi esponenti e in particolare al Quadripartito (DC – PSI – PSDI – PRI) e al Pentapartito (DC – PSI – PSDI – PRI – PLI), un ruolo fondamentale nel garantire all'Italia un posto importante nel mondo e una stabilità completamente perduta dagli Anni '90 in poi.

Anni '90 in poi che hanno aperto al caos. Un caos favorito da quella che Bettino Craxi definì “falsa rivoluzione di Tangentopoli” (che fu già anticipata dal falso scandalo P2 un decennio prima, che peraltro costrinse Forlani alle dimissioni da Presidente del Consiglio).

Un caos che ha favorito l'alta finanza sorosiana e liberal-capitalista; la nascita di un'Unione Europea autoreferenziale e oligarchica; il dilagare del fondamentalismo guerrafondaio e atlantista (senza la lungimiranza, moderazione e visione dei pur già atlantisti, ma non guerrafondai della Prima Repubblica); il dilagare del fondamentalismo pseudo “ecologista”; il dilagare del fondamentalismo del politicamente corretto; il dilagare del fondamentalismo di un' “onestà” più sbandierata a parole che nei fatti; la sistematica distruzione del welfare state (che tanto contribuì a costruirlo un grande socialista quale fu l'ex Ministro della Sanità Luigi Mariotti); la sistematica privatizzazione dei settori chiave e strategici dell'economia italiana (che furono costruiti e difesi da socialisti e repubblicani nella Prima Repubblica); la sistematica distruzione della scuola pubblica (arrivando a promuovere facilmente chiunque, anche e soprattutto chi non studia o chi vilipende il corpo insegnante. Mentre un tempo, chi non aveva voglia di studiare, veniva caldamente invitato a trovarsi un lavoro ed aveva successo in quello e non veniva mantenuto a vita dalla collettività); la sistematica distruzione della sanità pubblica (il che ha favorito la sanità privata, con costi insostenibili per i cittadini, spesso costretti a non curarsi); il sistematico avvento delle baby gang di cui nessun governo sembra rendersene conto (un tempo esistevano i riformatori per i minori delinquenti e la leva militare era obbligatoria e ai giovani si insegnava in primis il rispetto e il servizio alla comunità); la sistematica distruzione del ruolo dei sindacati, ormai diventati totalmente amici dei governi di turno e di un padronato spesso sfruttatore e non all'altezza di quello del passato.

Questo per evidenziare solo alcuni degli aspetti che la distruzione della classe politica della Prima Repubblica e l'avvento di forze di pseudo “anti-sistema” hanno comportato.

La pseudo-sinistra a guida PCI-PDS-DS-PD; il MSI-AN-Fratelli Meloni; la Lega di Salvini; i Cinque Stelle e i gruppetti di Renzi, Bonino e Calenda, tutti uniti dalla lotta alla Prima Repubblica, al grido di “onestà, onestà, onestà” e tutti uniti a sostenere – nemmeno un anno fa – il peggior governo della Storia, ovvero il Governo Draghi (e il già Presidente della Repubblica Francesco Cossiga ebbe a spiegare molto su chi era Draghi) - cosa hanno prodotto?

Il caos attuale. In linea peraltro con quanto accaduto in tutto il mondo liberal-capitalista occidentale, ove i socialisti autentici (come Gonzales, Papandreu e Mitterand) sono stati sostituiti da pseudo-”socialisti” (Scholz, Sanna Marin, Stoltenberg...) guerrafondai, liberisti e ultra atlantisti, di un atlantismo irresponsabile e ideologico, che nulla ha a che vedere con quello responsabile degli anni del passato.

Un passato che vedeva l'Italia e l'Europa dialogare con tutti.

Con un Giulio Andreotti che amava così tanto la Germania da preferirne due.

Con un dialogo costante con il mondo laico-socialista arabo, con quello jugoslavo e dell'Est.

Senza assurde contrapposizioni e soprattutto senza servili e ideologiche subalternità agli USA.

Quello spirito di responsabilità, serietà e stabilità si è perduto, in tutta Europa.

E lo abbiamo perduto, in Italia, anche proprio grazie a quelle forze pseudo “anti-sistema” già citate, che nemmeno una personalità della vecchia guardia come Silvio Berlusconi è riuscito ad arginare.

Quale speranza per il presente e il futuro?

Non sono affatto ottimista.

Leggo con interesse le analisi di un autorevole osservatore come Giancarlo Elia Valori e mi consolo. Ma egli è ancora un esponente di una generazione nata negli Anni '40. Una generazione che è cresciuta in anni in cui l'Italia si risollevava dalla guerra e sapeva cosa significavano le difficoltà e occorreva non solo rimboccarsi le maniche, ma anche studiare, lavorare con pazienza, razionalità e intelligenza.

Una generazione che ha dato alla luce ottimi Ministri degli Esteri e del Lavoro come Gianni De Michelis, poi ingiustamente maltrattati da media sempre pronti a una sciocca invettiva, alimentata da una piazza ignorante, che ama slogan e semplificazioni e finisce per votare proprio quei movimenti pseudo “anti-sistema” che, infondo, finiscono per sostenere il vero Potere, figlio prediletto del danaro.

E siamo qui, nel 2023. In pieno caos e irrazionalità.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/07/elogio-della-prima-repubblica-articolo.html


lunedì 9 ottobre 2023

I conflitti si risolvono comprendendo tutti i punti di vista. Una società più giusta si ottiene ponendo un tetto alla ricchezza, ovvero ai desideri. Riflessioni di Luca Bagatin

Studiando la Storia, leggendo, approfondendo e confrontandomi con realtà e mentalità differenti, ho imparato che non esistono bene e male, giusto o sbagliato, ma semplicemente punti di vista differenti.
Le persone si dividono in fazioni, pensando di avere ragione. Ma in realtà non vedono altro che il proprio punto di vista.
La realtà è molto più complessa.
Ma comprendere che non esiste né bene né male, né buoni né cattivi, spaventa le masse.
Perché temono di perdere la loro personale idea di "verità".
Che, in realtà, esiste solo nella loro testa.
 
(Luca Bagatin)
 
In generale non simpatizzo per i ricchi perché, chi è ricco, vorrebbe sempre di più, non si accontenta mai, spesso disprezza i poveri e, soprattutto, non ha una visione complessiva della realtà, non essendo in grado di avere contezza del valore effettivo delle cose.
Nessuno dovrebbe mai diventare ricco, né aspirare alla ricchezza. 
Chi lo fa compie il primo passo per corrompere sé stesso, moralmente e spiritualmente.
Tutti dovrebbero, invece, avere il necessario per vivere e per apprezzare le piccole cose dell'esistenza.
Né di più, né di meno. 

(Luca Bagatin)

sabato 7 ottobre 2023

Le prospettive del Nepal socialista. Articolo di Luca Bagatin

Il Primo Ministro del Nepal, nonché leader del Partito Comunista del Nepal (Centro Maoista), Pushpa Kamal Dahal Prachanda, ha visitato la Repubblica Popolare Cinese dal 23 al 30 settembre e ha rilasciato un'intervista al quotidiano “Global Times”.

Nell'intervista ha dichiarato – fra le altre cose che - “Il Nepal ha urgentemente bisogno di creare più posti di lavoro per affrontare il problema della disoccupazione, aumentare la produttività, espandere la produzione di beni e servizi esportabili, esplorare nuovi mercati per l’esportazione, controllare l’inflazione e mantenere la bilancia commerciale. Questi obiettivi rappresentano le mie principali priorità”.

Relativamente alla Cina, con la quale il Nepal ha un ottimo rapporto, sin dagli Anni '50, ha fatto presente che: “La Cina è diventata la seconda economia più grande del mondo, dimostrando notevoli risultati nella trasformazione socio-economica della sua società. In particolare, la Cina funge da pilastro significativo del sostegno economico per il Nepal. Dall'instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Nepal e Cina nel 1955, la Cina ha svolto un ruolo importante nell'assistere le infrastrutture e gli sforzi di sviluppo del Nepal. Molti di questi progetti hanno un'enorme importanza per il progresso della nostra nazione. Mentre la Cina continua ad avanzare, il suo sostegno e i suoi investimenti in Nepal sono in continua crescita. Il Nepal vede la traiettoria di sviluppo della Cina come un’opportunità, con la BRI [Belt and Road Initiative] che funge da piattaforma adeguata per migliorare la connettività multidimensionale trans-himalayana”.

Relativamente al socialismo in Nepal, Prachanda ha dichiato che “La Costituzione del Nepal definisce il Nepal come uno stato orientato al socialismo. A mio avviso, il socialismo, le idee e gli insegnamenti del Presidente Mao rimangono rilevanti per trasformare il Nepal in un Paese socialista (…). Allo stesso modo, il Nepal determinerà il proprio percorso come Paese orientato al socialismo che si adatta al suo sviluppo politico storico e alle attuali realtà geopolitiche. Non si tratta del Nepal che imita il socialismo cinese e il presidente Mao Zedong. Il socialismo cinese e le idee di Mao ci offrono preziosi spunti per migliorare lo status socioeconomico delle classi di persone oppresse ed economicamente svantaggiate”.

E, relativamente alle conquiste ottenute dal Nepal negli ultimi decenni, il leader comunista e Primo Ministro Prachanda ha dichiarato che “Direi che i nostri sogni si sono parzialmente realizzati. Politicamente, il Paese ha rovesciato una monarchia secolare e si è trasformato in una repubblica. Ciò non sarebbe stato possibile senza la nostra “Guerra popolare”. Ora, agli occhi della Costituzione e delle leggi, tutti i cittadini sono uguali. Il Paese ha adottato politiche inclusive che tutelano i diritti fondamentali delle persone di ogni ceto sociale. Dal livello più alto come il Parlamento e altri organi costituzionali al livello più basso delle rappresentanze politiche, come i comitati di quartiere, dalle istituzioni governative alle cooperative, dalle assunzioni in posti di lavoro governativi all'ammissione degli studenti nelle università, sono state assicurate alcune riserve per le persone provenienti da gruppi emarginati come le donne, le persone economicamente povere e le classi svantaggiate”.

Nonostante tali conquiste il leader nepalese ammette che vi è ancora molto da fare nel suo Paese: “Devo ammettere che nel settore economico resta ancora molto da fare. I progressi economici, tecnici ed educativi richiedono più tempo per mostrare risultati visibili. Per ottenere progressi in questi settori, abbiamo bisogno di sforzi coerenti e a lungo termine e, soprattutto, di consenso nazionale”.

Il premier nepalese Pushpa Kamal Dahal Prachanda ha, fra le altre cose, ribadito che fra gli obiettivi del suo Paese – il quale mantiene una politica estera non allineata – vi è quelli di “Garantire una pace globale, una governance efficace, sostenere lo stato di diritto, promuovere l'unità nazionale e raggiungere il consenso politico”. Obiettivi ritenuti necessari per una “stabilità a lungo termine della nazione e per promuovere un ambiente economico solido”.

Pushpa Kamal Dahal Prachanda, classe 1954, divenne leader del Partito Comunista Maoista Nepalese nel 1994 e ha guidato la rivolta anti-monarchica dal 1996 al 2006, che ha portato all'abdicazione del Re Gyanendra, alla proclamazione della Repubblica e all'istituzione di un'Assemblea Costituente.

Prachanda fu eletto Primo Ministro per la prima volta nel 2008, quando il suo partito ottenne la maggioranza dei seggi alle elezioni dell'Assemblra Costituente.

Fu rieletto per un secondo mandato nel 2016 e per un terzo mandato nel dicembre 2022, sostenuto da una coalizione costituita da comunisti e socialisti.

Luca Bagatin

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giovedì 5 ottobre 2023

Quando a proporre il salario minimo fu - per primo - il Partito Socialista Unificato, nel 1969

 

Dal discorso dell'On. Pietro Longo al Congresso del Partito Socialista Democratico Italiano del febbraio 1971

 
In un'epoca in cui, in Europa, il socialismo democratico - autentico - è morto nel 1992/93 (e coloro i quali si dicono "socialisti europei", nei fatti, non lo sono affatto), e in cui in Italia, la destra e la sedicente sinistra fanno poco o nulla per i diritti sociali, interventi di questo tipo meritano di essere ricordati.
Seguiranno, prossimamente, mei articoli sulla storia del socialismo democratico in Italia e, prossimamente, sarà pubblicato un mio saggio dal titolo "Ritratti del Socialismo".
 
(Luca Bagatin) 

lunedì 2 ottobre 2023

Riflessioni su pesche, ovvero famiglia, fake news e intelligenza artificiale by Luca Bagatin

 

Non sono familista e non penso esista persona che crede meno di me al concetto di famiglia.

Detto questo, penso che sia normalissimo e giusto che un figlio, che è stato cresciuto da entrambi i genitori, voglia che questi non si separino.

È logico. È come se uno dei due genitori venisse a mancare per sempre. Il figlio ne risente e ci sta male.

Questo non vuol dire essere retrogradi (come direbbero i progressisti al caviale di casa nostra), ma essere umani.

Proprio per questo credo molto poco nel concetto di famiglia.

Quanti sono i genitori che crescono i propri figli come se fosse una missione?

Quanti sarebbero disposti a difendere fino alla fine la propria famiglia?

Se esistono, benissimo, hanno la mia stima.

Diversamente non hanno affatto la mia stima.

In generale non ho simpatia per la figura del genitore medio. In particolare in questa epoca moderna, in cui l'edonismo prevale sulla responsabilità.

E, pertanto, non credo minimamente al concetto di "famiglia tradizionale" propagandato dai conservatori al caviale di casa nostra.

(Luca Bagatin)

Filosoficamente, la verità, non esiste.

Non è affatto rivoluzionaria, come diceva Gramsci, ma è un concetto relativo.

Per questo trovo totalmente arbitrario e potenzialmente pericolosa per la democrazia la cosiddetta lotta alle fake news.

(Luca Bagatin) 

Lo sviluppo dell'intelligenza artificiale ha potenzialità enormi, ma, sono convinto che, come ogni innovazione tecnologica - in particolare in questo campo - porterà le persone a diventare più pigre, apatiche e dipendenti dalla tecnologia stessa.

Ovvero più stupide, cosa che sta avvenendo da tempo a livello globale.

Sviluppando al massimo la tecnologia, certo, potremmo tutti lavorare poco o nulla e si potrebbe anche pensare di ricevere uno stipendio pubblico. Questo sarebbe bellissimo ma... temo che tutto ciò potrerebbe a un impigrimento e a un imbarbarimento generale.

Forse, uscire dal sistema tecnologico-industriale quanto prima, sarebbe una strada razionale e preferibile.

(Luca Bagatin) 

domenica 1 ottobre 2023

Ottobre 1993. Il criminale golpe di Eltsin, che pose definitivamente fine al socialismo in Russia. Articolo di Luca Bagatin

 

Esattamente trent'anni fa, nell'ottobre 1993, mentre in Italia imperversava quella che Bettino Craxi definì, giustamente, “falsa rivoluzione di Tangentopoli”, che – annientando sotto la mannaia politico-mediatico-giusiziaria i partiti di governo democratici, ovvero la DC, il PSI, il PSDI, il PRI e il PLI - metteva fine a 50 anni di democrazia nel Paese, nella Russia neo-eltsiniana, accadeva più o meno la stessa cosa. Anche se in modo più violento e cruento.

Erano il 3 e 4 ottobre 1993, quando i commandos russi, su ordine di Boris Eltsin, bombardarono il Parlamento, ovvero il Congresso dei Deputati del Popolo.

Fu il culmine di quel golpe bianco liberale, che attentò al cuore della democrazia russa, ovvero della Repubblica Socialista Federativa Russa (RSFR).

Quasi 2500 le vittime.

Il tutto nacque con la crisi costituzionale del 21 settembre 1993, nel momento in cui Eltsin, Presidente della RSFR, decise di sciogliere il Congresso dei Deputati del Popolo e il suo Soviet Supremo, accusando i deputati di essere “troppo comunisti”.

Un atto totalmente incostituzionale, autoritario, golpista, ma fatto passare dai media occidentali come un atto di grande democrazia, così come ogni nefandezza di Eltsin. Ovvero il piano di svendita del patrimonio statale sovietico e la sua conseguente spartizione fra oligarchi e criminali.

Il Parlamento russo si oppose a tale piano definito, vergognosamente, “riformista”.

Il Vicepresidente Aleksandr Ruckoj – che si pose a difesa del Parlamento - denunciò il programma liberale di Eltsin definendolo una forma di “genocidio economico”, anche in quanto impoverì drammaticamente e drasticamente la popolazione.

Il Parlamento – dopo la richiesta di scioglimento - si affrettò dunque a sostituire Eltsin con Ruckoj, ma il Presidente rispose, dal 3 al 4 ottobre, inviando le forze speciali e i carri armati, bombardando la sede della democrazia sovietica, con i deputati chiusi all'interno.

Durissimi gli scontri, anche di piazza, fra le forze speciali e cittadini scesi a difendere – con tanto di bandiere rosse con la falce e martello e ritratti di Lenin in mano, ma anche con bandiere zariste - la legittimità del Parlamento e ciò che rimaneva delle conquiste socialiste e sovietiche.

Conquiste sostenute pensino dai monarchici neozaristi, che combatterono assieme ai loro ex nemici, ovvero i comunisti, per difendere ciò che rimaneva della democrazia russa.

Nonostante la resistenza popolare eroica, le forze di Eltsin accerchiarono la Casa Bianca, sede del Parlamento, che fu conquistata.

Il resto è Storia che conosciamo.

Gli oppositori al golpe liberale eltsiniano si riunirono nel Fronte Patriottico o Fronte di Salvezza Nazionale, composto da numerosi neonati partiti comunisti, fra cui i comunisti guidati da Gennady Zjuganov e dai nazionalbolscevichi dello scrittore Eduard Limonov, il quale partecipò attivamente alla difesa del Parlamento, mentre sua moglie di allora, la cantante e poetessa Natalya Medvedeva, lanciò un appello contro il golpe – pubblicato anche dalla stampa francese dell'epoca – e sottoscritto da numerosi artisti e intellettuali russi.

Nonostante ciò, l'oligarchia ebbe la meglio.

In Russia il comunismo – che dal 1917 aveva emancipato il popolo - fu, se non bandito, considerato alla stregua del fascismo. E continuarono le svendite di Stato e lo smembramento delle Repubbliche ex sovietiche, ormai preda di oligarchi, affaristi, mafiosi e neonazisti. Una svendita ancora per nulla terminata con il passaggio delle consegne da Eltsin a Putin, che ha proseguito nello smantellamento del sistema sociale e economico sovietico.

Ancora oggi, la gran parte dei cittadini russi, non ha dimenticato. E, molti dei famigliari delle vittime di allora, oltre che molti cittadini, sfilano ancora oggi con cartelli recanti le foto dei propri cari, amici, parenti e conoscenti morti negli scontri.

Nel 1993 venne pubblicato, in Italia, dall'editore Roberto Napoleone, un interessante saggio dal titolo “L'enigma Gorbaciov”, di Egor Ligaciov, di cui ho parlato qui: https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/02/egor-ligaciov-il-riformista-leninista.html

Ligaciov, esponente riformista del PCUS e successivamente anima riformista e moderata dell'opposizione guidata dal Partito Comunista della Federazione Russa, spiegò molto bene la tensione di quegli anni e le ragioni che portarono a tale tensione, che ancora oggi si trascina ad Est, con guerre fratricide, che sembrano drammaticamente non avere fine.

Molto interessanti questi passaggi di Ligaciov: “Il vero dramma della perestrojka consiste nel fatto che i suoi leader, invece di usare la normale arma della critica contro i cosiddetti conservatori, fecero loro la guerra e, impegnati in questo, non videro invece – o non vollero vedere – il vero, grande, principale pericolo che gradualmente aumentava: il nazionalismo e il separatismo”.

E molto interessanti le conclusioni di Ligaciov, in merito alla necessità di recuperare l'idea socialista democratica, peraltro distrutta, alla metà degli Anni '90, sia in Italia (con la distruzione del PSI di Bettino Craxi e del PSDI di Pietro Longo, leader purtroppo dimenticato e al quale dedicherò un futuro articolo), che nel resto d'Europa (dopo la scomparsa di Mitterrand e dei grandi leader socialisti europei degli Anni '70 e '80): “Sono convinto che il socialismo sia una delle vie che conducono al progresso universale. Come intendo io il socialismo? Una società in cui si dà priorità all'uomo e alla democrazia. La base economica del socialismo è la proprietà sociale dei mezzi di produzione, ma in forme differenziate: l'uomo vi diventa comproprietario, e vi convivono pianificazione e libero mercato.

La base politica di questo regime sono i Soviet a tutti i livelli e uno Stato di diritto. Sul piano morale è una società in cui nei valori socialisti trovano posto sublimandosi i valori individuali; sul piano sociale è un regime di giustizia sociale, privo di oppressioni e ingiustizie, una società in cui non esiste la disoccupazione e in cui a ciascuno viene garantito il diritto al lavoro”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it