lunedì 27 luglio 2015

"La rivoluzione di Amore e Libertà". Il giornalista Gabriele Maestri dedica un articolo al nostro pensatoio/movimento. Tratto da www.isimbolidelladiscordia.it

La rivoluzione di Amore e Libertà


E se, alla fine, la soluzione fosse un simbolo senza partito? Nel senso che il simbolo c'è, ma al posto del partito si schiera un "pensatoio pubblico", un progetto culturale che fa politica, con il fine ultimo di tendere a una Civiltà dell'Amore (con tutte le maiuscole al loro posto). Questo curioso - e coraggioso, perché quasi inedito - esperimento è nato nel maggio 2013, non poteva che chiamarsi Amore e libertà e si deve a Luca Bagatin, classe '79, scrittore e collaboratore di varie testate. Nel suo sito lui si definisce "utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano"; ha militato in varie formazioni politiche, pensando sempre e solo con la sua testa, senza seguire alcuna disciplina di partito ("Ho sempre avuto di fronte e per scelta personale, invece, poche ma chiare idee: libertà individuale spasmodica, laicità, onestà intellettuale e morale, arte e bellezza"), arrivando a lasciare del tutto le logiche partitiche quando si è reso conto che soddisfare in pieno i suoi princìpi era impossibile. 
Anche per questo, Bagatin mette in chiaro un punto fin dall'inizio, nel suo "Manifesto d'intenti", per non lasciare spazio a dubbi: "Amore e Libertà non è un partito, ma un'associazione, un progetto culturale e politico alternativo ai partiti. Un pensatoio politico, storico, sentimentale, erotico, spirituale. Un'alternativa alla politica dell'ultimo Ventennio ed alla partitocrazia antirepubblicana dell'ultimo secolo. [...] Crediamo nelle idee, non nelle ideologie. Crediamo nelle persone che pensano con il cuore, anticamera dell'Amore".
Ora il Manifesto e l'intero sviluppo del "credo" politico di quel "pensatoio" è condensato e raccolto in Amore e Libertà. Manifesto per la Civiltà dell'Amore, ebook che Bagatin ha prodotto e distribuito in proprio per diffondere le sue idee. Nel volume, che si avvale della prefazione di Antonio Tiberio di Dobrynia - per lui Luca è un "eretico [...], perché libero di scegliere: vincolato solo al suo pensiero e ad una via che non conosce bivi incerti, perché pur dentro sentieri battuti è capace di aprirsi ovvie, semplici, ma per ciò stesso incomprese ai molti" - si sviluppa la riflessione programmatica di Amore e Libertà, che si articola in vari punti (dalla trasparenza delle istituzioni agli stipendi per le cariche in linea con quelli percepiti in precedenza, dalla meritocrazia alla lotta a ogni forma di discriminazione - massonofobia inclusa - passando per il pieno riconoscimento di ogni tipo di coppia, la legalizzazione dell'eutanasia/suicidio assistito, della produzione della cannabis e della prostituzione autogestita, fino all'istituzione dei "parchi dell'amore", alla "socializzazione" delle imprese pubbliche o partecipate e all'abolizione del diritto d'autore). Il fatto che Amore e Libertà non sia un partito non significa che non punti sul confronto pubblico e sulla partecipazione popolare, ovviamente sui generis: "Amore e Libertà - si legge nel libro - crede nella possibilità che le singole intelligenze possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà dell'Antica Grecia. In questo senso Amore e Libertà trova interessante il sistema elettivo tipico di quel periodo, ovvero la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni, oppure, proprio come avveniva nell'Antica Grecia, fra i maggiori di 30 anni. Amore e Libertà si pone, come obiettivo di massima, la fondazione di un'Internazionale dell'Amore, che vada a recuperare gli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 promossa allora da mazziniani, garibaldini, anarchici e socialisti e vada a sanarne le divisioni storico-politiche".
Difficile pensare che, in quella Boulé ateniese riveduta e corretta o nell'auspicata Internazionale dell'Amore, ci possa essere spazio per schede elettorali di qualche tipo, ma Amore e Libertà il suo simbolo ce l'ha comunque, disegnato da Martin Rua: il contorno è marcato da ventisei cuori bianchi e all'interno, su fondo rosso, c’è il ritratto di Anita Garibaldi: "Lei è un’eroina dimenticata, morta a soli 28 anni per la Repubblica, quella vera, quella Romana, fondata sul Popolo Sovrano, l’opposto di quella imposta dai partiti – aveva spiegato Bagatin nel mio libro Per un pugno di simboli –. Fu moglie del primo socialista e repubblicano senza tessere o ideologie di partito e come lui lottò sempre per la libertà e l’emancipazione umana e spirituale degli individui. Infine, la vicenda storico-affettiva di Anita e Giuseppe Garibaldi è un esempio di ricerca incessante di Amore e Libertà, senza condizionamenti, pur tra peripezie e sofferenze". L'ebook di Luca, peraltro, dà debitamente conto di altre figure comprese nel pantheon di Amore e Libertà, decisamente affollato, variegato e inconsueto: si va da Simon Bolivar a Evita Peron, dal vate D'Annunzio al "Cavallo Pazzo" Mario Appignani, ma ci sono anche esempi più recenti come “Pepe” Mujica, Evo Morales e Hugo Chavez, senza dimenticare Riccardo Schicchi e le sue creature più note, Moana Pozzi (massima incarnazione del Partito dell'Amore, modellato da Mauro Biuzzi) e - prima ancora - Ilona Staller (Cicciolina), già deputata radicale che Bagatin avrebbe voluto candidare a sindaca di Roma nel 2013, per "erotizzare" una "scl-erotizzata" area laico-liberale (mentre fu solo messa in lista dal Pli). Nessuna possibilità, insomma, di vedere il "pensatoio pubblico" concepito da Bagatin come concorrente a qualche elezione, ma il libro permette a tutti di conoscerlo meglio e, magari, di trarne qualche ispirazione. Non sarebbe così male adottare un "pensatoio", ai tempi in cui il problema più grave sembra condensato nel titolo di un meraviglioso tour-album di Giorgio Gaber: "E pensare che c'era il pensiero".
Gabriele Maestri 

sabato 25 luglio 2015

La Revolucion Ciudadana in Ecuador ed il Primer Taller de Verano a Roma. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

L'Ecuador è un piccolo grande Paese. Un piccolo grande Paese che, dal 2007 sta avanzando sotto il profilo socioeconomico grazie all'avvento del primo Presidente autenticamente democratico ed inclusivo che l'Ecuador abbia mai conosciuto, ovvero dell'economista Rafael Correa con suo movimento Alianza PAIS (Patria Altiva i Soberana) (www.alianzapais.com.ec), il quale ha avviato una vera e propria Rivoluzione Civile, la cosiddetta Revolucion Ciudadana.
Una Rivoluzione democratica e civile, che ha portato il Paese a rinegoziare il debito, a ridurre l'influenza straniera (in particolare dei rapaci USA), a ridurre la provertà, l'analfabetismo ed a permettere l'inclusione nella vita politica dei cittadini.
Di tutto questo e di molto altro si è parlato nel “Primer Taller de Verano – Buen Vivir y Revolucion Ciudadana” organizzato a Roma dal 23 al 25 luglio scorsi, presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi Roma Tre, in collaborazione con l'Ambasciata dell'Ecuador in Italia ed il Ministero ecuadoriano degli Affari Esteri e della Mobilità.
Un workoshop al quale io stesso ho partecipato e che ha visto come relatori, fra gli altri, l'Ambasciatore della Repubblica dell'Ecuador in Italia Dr. Juan Fernando Holguin, la Dr.ssa Federica Zaccagnini, il prof. Salvatore Monni e molti altri.
Si è parlato del Buen Vivir equadoriano, ovvero il nuovo modello di sviluppo, ispirato al “buon vivere” tipico dei popoli andini indigeni. Un modello che pone al centro del progetto politico-economico l'essere umano, anziché inseguire modelli edonisti che producono ricchezza effimera o comunque detenuta nelle mani di pochi.
L'Ecuador, come gli altri Paesi dell'America Latina, proviene da secoli di sfruttamento coloniale, da successive dittature militari, da pseudo-democrazie autoritarie che hanno distrutto l'economia del Paese e creato fortissimi squilibri e disparità sociali.
Con l'avvento del cosiddetto Socialismo del XXIesimo Secolo - un'alternativa sia al socialismo reale novecentesco che al liberalismo - al quale si ispirò anche Rafael Correa, anche l'Ecuador, come già avvenuto per il Venezuela di Chavez, per l'Argentina di Kirchner e per la Bolivia di Morales (e successivamente l'Uruguay di Mujica), iniziò a cambiare marcia.
Iniziò così ad attuare finalmente politiche alternative alla corruzione dilagante, politiche di rinnovata ricerca della sovranità nazionale, politiche di inclusione sociale e di lotta alla povertà ed all'analfabetismo, oltre che politiche di inclusione dei cittadini nel processo politico.
Un nuovo modello, dunque, che potrebbe essere di assoluta ispirazione per un'Europa nella quale è completamente fallito sia il modello liberal-democratico che social-burocratico.
Un'Europa che per secoli ha sfruttato il Terzo Mondo e che ne ha ancora per molti versi paura. Un'Europa che conosce benissimo quella che io definisco la “società del piacere” effimero, dell'edonismo egoista, della dittatura del danaro, ma che non conosce un'alternativa possibile, quella che nell'ambito del movimento “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it) ho definito “Civiltà dell'Amore” e di cui parlo nel mio ultimo saggio sociopolitico.
Una Civiltà dell'Amore che è totalmente in linea con la Rivolucion Ciudadana di Correa e degli altri leader dell'America Latina che hanno avviato questo processo. Un processo che ricerca – forse per la prima volta nella Storia – un modello di sviluppo nel quale la popolazione, le persone economicamente più disagiate in particolare, sono poste al centro della visione politica.
Purtuttavia l'Ecuador del Presidente Correa, così come altre realtà affini e che abbiamo già sopra citato, sono sempre a rischio di colpo di Stato da parte dell'opposizione, appoggiata molto spesso da nazioni straniere che hanno tutto l'interesse nel far prevalere interessi particolari e tutt'altro che popolari.
La Revolucion Ciudadana, la Rivoluzione Civica Equatoriana è ad ogni modo avviata e merita di essere conosciuta e diffusa in tutto l'Occidente cosiddetto “democratico”.
Perché mai come in questo preciso momento storico necessitiamo di una seria Rivoluzione Civica sul modello del “Buen Vivir”.

Luca Bagatin

venerdì 17 luglio 2015

Cuba: la democrazia dei Caraibi. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Questa storia di Fidel Castro dittatore e di Cuba quale ultimo avamposto del comunismo stalinista cominciava ad andarmi stretta.

La propaganda radical-liberal-edonista mi aveva stancato da tempo e francamente iniziavo a trovarla pretestuosa e presuntuosa.

Ora, io non sono comunista anche se non mi ripugnerebbe affatto esserlo. Ciascuno ha le sue idee ed io le rispetto quasi tutte. Solo che dei comunisti non ho mai accettato la visione materialistico-economicista, che peraltro è la medesima dei liberali.
Sono da sempre un ammiratore del Generale Juan Domingo Peron, ex Presidente dell'Argentina che disse un giorno che a lui non importava se Fidel Castro e Che Guevara fossero comunisti. Per lui erano dei giustizialisti, nel senso che avevano fatto del bene al popolo cubano.
Ecco, la penso esattamente come lui.
Senza Fidel Castro e Che Guevara Cuba sarebbe ancora sotto il tallone del dittatore e criminale Fulgencio Batista il cui unico scopo era intascarsi i danari degli yankee e della mafia e sfruttare il suo stesso popolo.
Fidel Castro a differenza di Che Guevara, che fu un marxista della prima ora, era un comunista utopista. La stessa “Revolucion cubana” del 1959 non fu una rivoluzione socialista, bensì una rivoluzione di popolo e per il popolo. Il socialismo arrivò dopo, ma spesso in forme piuttosto libertarie, autogestionarie, piuttosto che comuniste/collettiviste tout-court.
Soprattutto nessuno dei rivoluzionari si sognò mai di esportare la rivoluzione, ma nessuno di loro rinunciò a dare sostegno ai movimenti di emancipazione sociale e nazionale in giro per il mondo: dall'Angola sino al Sudafrica che subì – sino al benefico ed auspicato trionfo di Nelson Mandela – il regime dell'apartheid.
Sì, è vero, Cuba si alleò ai sovietici. Avrebbe potuto rimanere un Paese non allineato ed invece si alleò con i russi. Ma che avrebbero mai potuto fare Fidel ed il Che con un embargo economico e con un rischio d'invasione da parte degli yankee ? Perché mai rinunciare alla sovranità nazionale e rischiare, oltretutto, di morire completamente di fame ? Ricordo che la stessa Repubblica libertaria di Fiume di Gabriele d'Annunzio si fece riconoscere dai sovietici. Certo, i russi erano una dittatura e nemmeno delle migliori, ma dall'altra parte era davvero così rosea la situazione come ci hanno fatto credere per decenni di pubblicità commerciale edonista e rimbabimento politico ? Gente che bambarda altra gente inerme e che impone il proprio sistema economico “libero”, può dirsi una democrazia ? Un governo che fa pagare le cure mediche a chi non ha danaro è una democrazia ? Un sistema politico che prevede la concorrenza fra candidati che spendono milioni di dollari o di euro a caccia di voti...anziché spenderli in progetti sociali, culturali ecc...è una democrazia ?
Lo ripeto, non sono né sarò mai comunista, ma sicuramente non dirò mai che il sistema yankee o capitalista sia un sistema democratico e civile. Sono entrambi sistemi criminali e antiumanitari e ne ho già spiegato le ragioni in innumerevoli articoli, oltre che nel mio ultimo saggio.
A Cuba la sanità è gratuita ed i medici sono all'avanguardia. Ed operano in tutto il mondo, senza egoismi. Ma questo quasi nessun giornale “libero” lo scrive.
A Cuba è riconosciuta la libertà di culto, anche se ho sentito assurde leggende metropolitane che vorrebbero che a Cuba il Natale non si fpotesse festeggiare sino al 1998, allorquando il papa dei cattolici incontrò il Lider maximo.
A Cuba peraltro i massoni – cosa strana...visto che persino nell'Italia degli Anni '90 sono stati perseguitati – sono liberi di riunirsi nelle loro Logge. Che sono peraltro molto numerose sull'isola caraibica, anche perché la gran parte dei rivoluzionari appartenevano alla Massoneria.
A Cuba l'istruzione è libera e gratuita e l'analfabetismo è praticamente debellato, come, nonostante l'embargo economico, la gente non muore più di fame.
Oltretutto i diritti umani sono rispettati...nonostante ciò che ci raccontano dalle nostre parti.
I diritti delle donne sono esattamente gli stessi rispetto a quelli degli uomini e l'Assemblea Nazionale, ovvero il Parlamento cubano, è composto da quasi il 50% di donne. Eh sì, perché anche Cuba ha un Parlamento regolarmente eletto a suffragio universale e Fidel Castro o, meglio, oggi suo fratello Raul, non ha affatto un potere illimitato.
E sui diritti degli omosessuali, la deputata Mariela Castro, figlia di Raul Castro, si sta battendo affinché possa essere riconosciuto il matrimonio fra persone dello stesso sesso.
C'è un partito unico, il Partito Comunista Cubano (www.pcc.cu), che purtuttavia non si presenta alle elezioni, ma è un simbolo: il simbolo della Rivoluzione. E poi, visto il pluripartitismo elettoralistico dei Paesi cosiddetti “liberal-democratici”...possiamo davvero dire che ciò sia una pecca ? Fra l'altro a Cuba ogni candidato all'Assemblea Nazionale è uguale all'altro, visto che non esiste – come nei nostri Paesi “liberal-democratici” - alcun tipo di propaganda elettorale ove vengono spesi milioni di euro per ottenere voti...spesso frutto di “amicizie” interessate e clientele (sic !).
Oggi finalmente anche il Presidente degli USA Obama ha capito che l'embargo nei confronti di Cuba era una follìa. Per quanto chi scrive teme che Cuba – anche con il possibile arrivo di Dominique Strauss-Kahn (uno che dovrebbe andare a nascondersi visti i suoi trascorsi !) nell'isola quale consulente di Raul Castro...il futuro dei Caraibi sembra tingersi di grigio !
Raul non è Fidel. Così come in Venezuela Maduro non è Chavez. Ma al momento meglio loro che qualcun altro.
Confidiamo ad ogni modo nei popoli caraibici e latinoamericani. Che la Rivoluzione sia sempre nei loro cuori e nelle loro menti e che non finisca tutto come la Grecia di Tsipras: nella resa ai potenti ed agli sfruttatori criminali di turno.

Luca Bagatin

"Donna Anima". Poesia by Luca Bagatin

 
Guardo la luna, sento il richiamo del bosco.
E' come se avvertissi il tuo respiro.
E allora ammiro ancora una volta il cielo e le stelle
che ancor più belle mi guidano verto il pensiero di te.
Donna Anima.
Strega di Luce nella notte che tace.

(Luca Bagatin)

martedì 7 luglio 2015

Ripensare il Mondo: alla ricerca di uno sviluppo umanista alternativo alla crescita economica ed allo sfruttamento. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

La questione greca è emblematica, così come lo è la questione Mediterranea, dell'immigrazionismo imposto “grazie” a quelle forze franco-anglo-statunitensi che hanno bombardato degli Stati sovrani...regalandoci Daesh (l'Isis).
Immigrazione peraltro egoisticamente bloccata a Ventimiglia da quel governo francese che prima produce il danno e poi...fingendo che l'Italia non sia membro dell'Unione Europea, lascia che ce la risolviamo da soli (sic !).
Così come la Germania e gli altri Paesi pretendono di soffocare ancor più la Grecia, che, con uno scatto d'orgoglio, ha scelto da che parte stare: dalla parte della sovranità nazionale, dalla parte della crescita interna, senza imposizioni da parte di Paesi globalisti al servizio del Fondo Monetario Internazionale.
Ad ogni modo ormai non è nemmeno più questione di stare o meno dentro il sistema euro, oppure dentro o meno il sistema del dollaro. La questione è molto più semplice, ma proprio per questo molto più radicale.
Bisogna avere il coraggio di scegliere, specie in questo momento di profonda crisi umanitaria – perché in Grecia la gente sta morendo di fame e così accadrà presto anche da noi - se seguitare a stare all'interno del sistema monetario internazionale, oppure tornare alle economie di sussistenza, rinunciando ad un benessere effimero e a inutili consumi che ci hanno resi degli imbecilli addormentati e degli sfruttatori egoisti nei confronti di chi ha poco o nulla.
Solo allora si riscoprirà l'economia del dono, tipica delle civiltà matriarcali, così lontane dalla società del piacere effimero di matrice occidentale, che ci sta portando all'autodistruzione.
Può sembrare ciò utopistico ? Certo, di fronte a quei mercati, specie finanziari, che non tengono conto delle persone, ciò è altamente utopistico.
Come ho già detto più volte, le ideologie del Novecento, figlie del positivismo e dunque del materialismo, non hanno mai tenuto conto dell'essere umano. Delle sue pulsioni, sentimenti e delle sue passioni. Del suo bisogno di vivere in armonia con il cosmo e con la natura, traendo insegnamento da essa.
Il liberalismo, in questo senso, è contiguo al comunismo ed al socialismo marxista. Entrambe le ideologie andrebbero rigettate, in nome dell'umanesimo e di una visione spirituale della realtà.
E proprio per non aver tenuto conto di questa realtà, marxisti da una parte e liberali dall'altra, hanno lasciato il campo libero alla speculazione finanziaria globale. Allo sradicamento di interi popoli, allo spopolamento delle campagne, ad un progresso tecnologico-industriale indiscriminato che, anziché garantirci un vero benessere e la possibilità di godere dei suoi frutti (sia in termini di tempo libero che di crescita intellettuale/spirituale), ci ha obbligati prima a lavorare dieci ore al giorno e successivamente a subire gli effetti della cosiddetta “crescita”...con conseguente disoccupazione endemica.
Occorre una soluzione alternativa che guardi all'essere umano, senza tante chiacchiere o discussioni inutili che nascondono solo la volontà dei ricchi di seguitare a sfruttare i poveri.
Occorre ripensare l'idea stessa di Mondo.

Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

domenica 5 luglio 2015

No all'Unione Europea ! Sì all'Amore !

NO ALL'EUROPA DEI BANCHIERI E DELLE MULTINAZIONALI !

NO ALL'EUROPA DELLE FACCE DI MERKEL, DEI FIGLI DI PUTIN E DELLE TESTE DI KATAINEN !

NO ALL'EUROPA DELLO SFRUTTAMENTO DELL'UOMO SULL'UOMO !


SI ALL'USCITA DAL SISTEMA MONETARIO INTERNAZIONALE !

Sì ALL'AUTOGESTIONE ED ALL'ECONOMIA DEL DONO !