martedì 28 luglio 2020

Fra Recovery fund e possibili nuovi balzelli, occorre un cambiamento sociale e socialista. Articolo di Luca Bagatin

Pensavamo che, l'emergenza sanitaria, fosse e fosse stata utile – quantomeno, nella sua tragicità - ad aprire le coscienze.
A far comprendere che non era e non è più possibile proseguire nella strada dell'austerità, dei tagli alla sanità, dei tagli ai servizi pubblici, dell'aumento delle imposte ai poveri cristi e nelle politiche della “crescita” economica, che non è affatto illimitata, che genera spirali incontrollate, inquinamento ambientale ed è pagata unicamente dalle fasce povere della popolazione, a vantaggio di quelle ricche e in grado di investire i loro danari nelle speculazioni economico-finanziarie.
Pensavamo, quindi, che il sistema liberal capitalista sul quale è fondata l'Unione Europea, dovesse necessariamente essere sovvertito. In favore di una economia della decrescita, dello scambio equo, dei finanziamenti massicci a sanità, ricerca, istruzione e sulla redistribuzione delle risorse.
In realtà, all'indomani della fine del lockdown, come se nulla fosse successo, come se i morti e i contagiati non ci fossero mai stati, non si è affatto discusso di tutto ciò.
L'UE e i Paesi membri hanno discusso unicamente di come fare in modo che, i rispettivi popoli, potessero ancora essere più imbrigliati e indebitati. Attraverso i vari MES e i vari Recovery fund. Che non sono soldi stampati e dati gratis (vista l'eccezionalità dell'emergenza), purtroppo, o buoni senza alcuna condizionalità, ma richieste di nuove garanzie che i cittadini di ogni singolo Paese europeo dovranno rispettare. Senza essere minimamente stati interpellati !
Tali garanzie richieste ai cittadini, potrebbero tradursi, prossimamente, in nuove tasse che andranno a colpire le fasce più deboli. Già si parla di reintroduzione dell'IMU sulla prima casa; di prelievi forzosi sui conti correnti (ovvero sui risparmi) e, non improbabile, di un nuovo aumento dell'IVA. Misure raccomandate dall'UE e fortemente anti-sociali, tali da poter aggravare ulteriormente una situazione già molto difficile per i cittadini.
C'è da chiedersi quali siano stati, in tutti questi anni, i vantaggi dell'esistenza dell'Unione Europea per i cittadini che, formalmente, la compongono. Una entità non eletta da nessuno, che ha unicamente funzioni economicistiche e politiche. Che decide ingiuste sanzioni a Paesi sovrani, laici democratici e socialisti come il Venezuela e la Siria, specie in un periodo di emergenza sanitaria. Che vorrebbe imporre misure economiche ai singoli Stati che la compongono, esattamente come in tutti questi anni ha fatto il Fondo Monetario Internazionale (FMI) con la gran parte dei Paesi del Terzo Mondo.
Fondo Monetario Internazionale già guidato nel recente passato da Christine Lagarde, oggi alla guida della Banca Centrale Europea.
Tali politiche definite “europeiste” sono politiche liberal-capitaliste a tutto vantaggio dei ricchi investitori, del sistema bancario e delle multinazionali. Politiche peraltro non diverse da quelle imposte finanche da Putin in Russia (che, non a caso, ha aumentato l'età pensionabile e l'IVA e distrutto, negli anni, le conquiste sociali sovietiche dei decenni precedenti). Le medesime che il FMI impone agli Stati e che non accetta governi né misure socialiste.
Governi socialisti e laici che, oggi come ieri, venivano e vengono contrastati dal FMI proprio perché si sono liberati o hanno tentato di liberarsi dalle nefaste politiche di indebitamento e di conseguente austerità da esso imposte. Pensiamo al Cile di Allende, alla Libia di Gheddafi, al Burkina Faso di Sankara, alla Romania di Ceausescu, all'Argentina di Peron e dei Kirchner, alla Bolivia di Morales, al Venezuela di Chavez e Maduro e così via.
L'ultimo socialista italiano e europeo degno di questo nome, Bettino Craxi, non a caso, nei suoi scritti e discorsi ha sempre lanciato moniti in tal senso. Craxi disse: “Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso terrestre, arriveremo al paradiso terrestre… L’Europa per noi, come ho già avuto modo di dire, per noi nella migliore delle ipotesi sarà un limbo. Nella peggiore delle ipotesi l’Europa sarà un inferno. Quindi bisogna riflettere su ciò che si sta facendo. Perché la cosa più ragionevole di tutte era quello di richiedere e di pretendere, essendo noi un grande Paese – perché se l’Italia ha bisogno dell’Europa l’Europa ha bisogno dell’Italia – pretendere la rinegoziazione dei parametri di Maastricht”. E disse anche: “Dietro la longa manus della cosiddetta globalizzazione si avverte il respiro di nuovi imperialismi, sofisticati e violenti, di natura essenzialmente finanziaria e militare”.
Sappiamo bene la fine ignominiosa che fu fatta fare a Craxi. La stessa fine che fecero fare a molti socialisti autentici e originari come lui.
Chi si indebita rinuncia alla sua sovranità personale e nazionale. Lo fanno gli Stati con i prestiti e lo fanno le persone con i mutui. Mai vivere al di sopra delle proprie possibilità ! Sempre cercare di vivere con lo stretto necessario, con rettitudine e onestà.
Occorre un cambio radicale di mentalità. Un cambio di forma sociale, economica e politica.
Un cambio fondato sullo scambio equo e sulla ridistribuzione equa delle risorse. Affinché nessuno sia lasciato indietro e tutti abbiano il necessario per vivere dignitosamente. Né più, né meno.
Una forma sociale fondata sulla fratellanza e sul rispetto fra le genti e i popoli. Non sulla concorrenza, sulla slealtà, sulla prevaricazione, sull'arricchimento dei pochi a scapito dei molti.

Luca Bagatin

lunedì 27 luglio 2020

Addio a Nina Andreeva, la bolscevica che criticò Gorbaciov. Articolo di Luca Bagatin

Si è spenta a San Pietroburgo, il 24 luglio scorso (ma la notizia si è appresa solamente il 26 luglio), all'età di 81 anni, Nina Aleksandrovna Andreeva, pasionaria del bolscevismo russo.
Nina Andreeva, insegnante di chimica di umili origini operaie, nata nel 1938 a Leningrado (oggi San Pietroburgo) e membro del Partito Comunista dell'Unione Sovietica (PCUS) dal 1966, salì alla ribalta delle cronache nel 1988 per aver scritto – il 13 marzo di quell'anno - una dura lettera pubblicata sul quotidiano “Sovetskaja Rossija” (e che ebbe molta eco anche nella DDR) dal titolo “Perché non possiamo transigere sui principi”.
La sua lettera, che divenne poi celebre con il nome di “manifesto delle forze anti-perestrojka”, fu il primo attacco alla deriva revisionista e riformista di Gorbaciov, che avrebbe portato l'URSS allo sfacelo e alla sua disgregazione, oltre che all'avvento degli oligarchi e del capitalismo più assoluto e selvaggio.
Fedele ai principi marxisti-leninisti, la Andreeva, nella sua lettera, difese i principi socialisti, criticando l'avvento di quello che ella chiamò “un non meglio definito socialismo liberale di sinistra”. Quello che ella ravvisò come un tentativo di smantellare le conquiste sovietiche e di falsificare la storia del socialismo, al fine di aprire la strada al capitalismo, all'imperialismo e al cosmopolitismo occidentale e borghese.
Nella sua lettera criticò, altresì, le tendenze “conservatrici e tradizionaliste”, che avrebbero voluto superare il socialismo facendo un salto all'indietro.
La Andreeva, dunque, concluse la sua missiva ritenendo che fosse necessario tornare alle origini dei principi socialisti e sovietici – donati al popolo da Lenin - e che su questi non si dovesse transigere. E accusò Gorbaciov e i suoi collaboratori di non essere dei veri comunisti.
Tale lettera fu accolta con fervore dalla fazione conservatrice e intransigente del PCUS e ciò permise alla Andreeva di guidare, nei primi Anni '90, la fazione bolscevica del Partito, la quale portò, nel 1991, all'espulsione di Gorbaciov dal PCUS stesso.
Nel 1991, Nina Andreeva, fondò il Partito Comunista di tutti i Bolscevichi, ancora oggi presente nel panorama politico russo con la deniminazione Comunisti di Russia e oggi guidato dal giovane Maksim Suraykin, classe 1978. Uno dei pochi partiti di ispirazione socialista al quale è consentito presentarsi alle elezioni (oltre che al KPRF di Zjuganov).
E sono proprio i Comunisti di Russia a dare, sul loro sito, la notizia della scomparsa di Nina Andreeva, che ricordano essere stata “un simbolo di integrità, lealtà all'idea comunista, lealtà allo Stato sovietico. Nella vita ordinaria, Nina A. Andreeva era una persona semplice, gentile e comprensiva, molto colta e educata. Per tutta la vita ha vissito in un modesto appartamento a Leningrado”.
I Comunisti di Russia, che rivendicano l'eredità sovietica di Lenin e Stalin, pur opponendosi all'attuale governo liberal autoritatio di Putin (come tutte le forze socialiste russe, compresi i nazionalbolscevichi di Limonov, il Fronte di Sinistra e i comunisti del KPRF), sono in forte concorrenza ideologica anche con il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) guidato da Gennady Zjuganov, la cui consistenza elettorale è, ad ogni modo, maggiore. Costoro, infatti, accusano il KPRF di essere eccessivamente transigente e moderato.
Con Nina Andeeva – la prima a prevedere l'involuzione della Russia in senso capitalista e oligarchico - se ne va un pezzo di storia sovietica e russa. Un pezzo importante della storia del bolscevismo.

Luca Bagatin

sabato 25 luglio 2020

Adriano Celentano Presidente della Repubblica (la nostra proposta - d'Amore e Libertà - per un artista che, da almeno 40 anni, ha capito tutto)



Il MUTO di Adriano Celentano

Se non vuoi che fra di noi
Succeda
una spaccatura
di dimensioni internazionali
NEXTIGORL IUON THE DRAISEN
che significa smettila
di incaponirti
nel volere acquistar
senza soldi
ciò che non puoi
I debiti uccidono
Eccome
Diffida di chi ti vuole vendere
specie quando dicono:
non importa se ora non paghi
basta mettere una firma
sul mutuo
e diventerai un bel padrone del nulla
Aiai lo stress
ci consumerà
ma così non va
ci dobbiamo fermar…
soltanto così
l’Italia si salverà
serve solo un po’ di coraggio
per davvero ricominciare

ONDSTEN
e ridare un volto alle città,
GEI GEIS FORMAN LAV
quartieri e piccoli artigiani
GESCO UAN MI
su per gli antichi selciati
GESCO UAN MI
dove l’arte e la cultura
GESCO UAN MI
affondan le loro radici
GEI GEIS FORMAN LAV
e… se abbiam le scarpe bucate
ONDSTEN
ce li aggiustan per pochi danari

Risorgeranno i calzolai
per ricostruire l’incanto violato
dai condoni edilizi
E i carpentieri che
con animo artistico
riscoprono la bellezza,
il seme di ogni forma di vita
lontani da quei loculi quadrati di cemento
La solitudine dell’uomo
vive
vive nel marcio
di quelle bustarelle comunali
che concepiscono
quartieri già infettati
ma per cambiare un po’ ci costa
risposta
ma per cambiare un po’ ci costa
Fino a quando noi
non ci saremo liberati
ma per cambiare un po’ ci costa
da una globalità
che ama giocare
coi nostri guai
Gli Stati invocano la crescita
ma l’unica via contro lo Spread
IUES
per una sana e angelica
economia:
è la decrescita
GONNEND STIV ENEND DE BASTED
IUES
Senza abbassare lo stipendio
di chi non ci arriva
alla fine del mese
rinunciando a qualcosa
per primi, gli industriali
Se non lo faranno
ONDSTEN
i padroni ricchi falliranno
GEI GEIS FORMAN LAV
è inutile poi andar in Cina
GESCO UAN MI
in cerca di un nuovo profitto
GESCO UAN MI
IUES
E’ solo questione di tempo
GESCO UAN MI
verrà il giorno che pure la Cina si inceppa
GEI GEIS FORMAN LAV
E… dopo la seconda guerra mondiale
GESCO UAN MI
IUES
ci fu il grande Boom economico

ONDSTEN
Le macerie riunirono la gente
GESCO UAN MI
Come in un solo corpo nell’amor patrio
Ma oggi non è poi tanto diverso
GESCO UAN MI
Siamo vittime di un crollo economico mondiale
ONDSTEN
Ma l’unico Boom che ci potrà salvare
è solo il Boom
il Boom della bellezza

Parlato:
E allora l’Italia sarà bella come una volta
senza più nessuno che vuole dividerla…
spaccarla, invocare la secessione…
E la gente sarà felice perché avrà qualcosa da AMARE
qualcosa che è dentro il proprio DNA… la BELLEZZA
La bellezza di un’Italia UNITA, dell’ambiente,
di come sono fatte le case, la bellezza della gente che si incontra nelle PIAZZE,
nei BAR, nei piccoli NEGOZI.
La bellezza delle cose fatte a misura d’uomo dove la corruzione
e la violenza non possono attecchire, perché sarebbero troppo esposte.
Quella bellezza che è dentro di noi, fin dalla nascita,
e che ci tiene saldamente attaccati alla VERITA’,
poiché nasce dalla VERITA’ e non ci permette di fare cose di cui vergognarsi,
perché la bellezza è ovunque: nell’uomo, nelle donne, nei vecchi, nei bambini, nelle PIETRE.
Anche se i partiti e i governi arraffoni di tutto il mondo, dopo il famoso Boom economico…
l’hanno mezza massacrata…
Ma noi possiamo ricominciare,
e fare le cose da capo,
perché lei è lì
è lì che ci aspetta
fin dalla notte dei tempi.

Vedi anche: 
 https://amoreeliberta.blogspot.com/2019/06/ha-ragione-adriano-celentano-solo.html

http://amoreeliberta.blogspot.com/2019/01/adrian-solo-lamore-ci-puo-salvare.html 

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/

Ulteriore rinvio delle elezioni in Bolivia. Il candidato socialista, Luis Arce, vola nei sondaggi. Articolo di Luca Bagatin

Le elezioni, in Bolivia, si terranno il 18 ottobre prossimo.
Prima previste per maggio, sono successivamente state rinviate – dal Tribunale Elettorale della Bolivia - al 6 settembre. Con la scusa dell'emergenza sanitaria, sono state ulteriormente rinviate ad ottobre.
Ennesimo tentativo dell'autoproclamato governo guidato dalla liberale e fondamentalista religiosa Jeanine Anez, per prendere tempo. La Anez, infatti, non è stata eletta alla Presidenza. Si è semplicemente autoproclamata tale, lo scorso autunno, dopo aver costretto alle dimissioni e all'esilio all'estero – con l'appoggio delle forze armate - il Presidente socialsita Evo Morales.
La Anez, evidentemente, teme i sondaggi, che danno il candidato socialista (sostenuto da Morales) – Luis Arce – al 41,9% (ai primi di luglio era al 33%).
La Anez, secondo i sondaggi, sarebbe invece in coda con il 13,3% (ai primi di luglio era al 16%) dei voti, preceduta da Carlos Mesa, candidato di centrosinistra (anti-socialista), con il 26,8% (che ai primi di luglio si attestava al 18%).
Luis Arce, economista e già Ministro di Evo Morales, preoccupato dal precipitare dell'economia boliviana, a causa delle nefaste scelte dell'illegittimo governo liberale e dell'emergenza sanitaria, nei giorni scorsi ha proposto un piano di rilancio generale. A partire dalle micro e piccole imprese, dall'agricoltura, dal turismo domestico, oltre che misure per spingere la domanda interna.
Arce ha così dichiarato, in una intervista alla Radio Panamericana: Nell'immediato abbiamo fondamentalmente il settore manifatturiero, il settore agricolo, l'intero settore turistico interno per generare movimento economico e all'interno del settore manifatturiero, naturalmente, l'attore più importante che deve svolgere un ruolo fondamentale sono le micro e piccole imprese”.
Oltre a ciò, Arce, prevede di rilanciare il settore della fabbricazione di cemento, della produzione di elergia elettrica da esportare; oltre che lo sviluppo di biocarburi, che vadano in sostituzione dell'importazione di deasel e benzina.
Arce ha altresì ricordato come il piano che il governo socialista di Morales aveva iniziato ad applicare dal 2006 in avanti, stava dando ottimi risultati.
Ricordiamo che la Bolivia, con Morales, fra le altre cose, raggiunse una crescita del 5% annuo; ebbe un surplus fiscale; accumulò 15,5 miliardi di dollari in riserve internazionali; fece uscire dalla povertà mezzo milione di persone; garantì sussidi per bambini ed anziani.
Tutte conquiste distrutte dall'illegittimo governo liberale della Anez, che ha aperto la strada al ritorno nel Paese del Fondo Monetario Internazionale, con le sue politiche di deregolamentazione, di privatizzazione selvaggia, di austerità e di indebitamento.
La stessa nefasta strada intrapresa dall'Ecuador del neoliberale Lenin Moreno; del liberale cileno Pinera; del liberale Bolsonaro e dell'ex Presidente liberale dell'Argentina Macri.
Se le elezioni autunnali non dovessero essere vinte da Arce, per la Bolivia, il futuro potrebbe essere seriamente compromesso.

Luca Bagatin

venerdì 24 luglio 2020

"Riflessioni brevi sull'Europa, sul complottismo, sulle donne" by Luca Bagatin

Ho amici che, pur pensandola come me in ambito sociale, ritengono prioritaria la battaglia per una Europa unita e imperiale, alla Jean Thiriart, per intenderci.
Su questo non li seguo (Thiriart aveva aspetti interessanti, ma sulla geopolitica lo seguo sino a un certo punto, rimanendo egli comunque ancorato a una visione liberal giacobina).
Perché ritengo sia una battaglia del tutto inutile e ideologica.
Gli italiani, per dire, non c'entrano nulla con i tedeschi, ad esempio. Un po' come i cinesi non c'entrano nulla con i mongoli.
Sono solo geograficamente vicini.
L'Europa non è altro che una espressione geografica, fatta di miriadi di popoli diversi, anche all'interno dei singoli Stati nazionali.
Personalmente preferirei impiegare energie affinché non esistessero più sfruttatori né sfruttati. Affinché tutti avessero il necessario per vivere e per essere curati e istruiti. E per vivere in armonia con la Natura.
Tutto il resto non mi interessa.
Le differenze dei diversi popoli, poi, non vanno negate (come ha sempre fatto la Francia giacobina), ma esaltate e rispettate da tutti.
 
Il complottismo/cospirazionismo (ovvero credere a teorie strampalate auto convincendosi o tentando di convincere il prossimo attraverso dimostrazioni plausibili, ma senza fondamento reale) è una forma di circonvenzione di incapace.
Che gli incapaci siano in molti è comunque un grave problema.
Costoro sono affetti da: mancanza di approfondimento, ignoranza, superficialità, tendenza alla fantasticheria.
I problemi seri sono altri e evidenti, ma costoro, i creduloni un tanto al kg di teorie fantasiose, si rifiuteranno sempre di vederli.

Ogni donna merita di essere corteggiata, sia che il suo cuore sia libero o meno.

mercoledì 22 luglio 2020

Sergey Kuryokhin e "Lenin era un fungo" / Sergey Kuryokhin and "Lenin was a mushroom" :)

In pochi sanno (almeno in Italia) che il musicista, attore e compositore Sergey Kuryokhin (1954 - 1996), successivamente fra i fondatori del Partito NazionalBolscevico, con Eduard Limonov, Egor Letov e Aleksandr Dugin, nel 1991 fu intervistato da una influente rete televisiva sovietica, spacciandosi, goliardicamente, per uno storico. O quantomeno fu creduto tale.
Nell'intervista - condotta dal giornalista Sergey Sholokhov - Kuryokhin, narrò, con prove convincenti, che Vladimir Lenin consumava grandi quantità di funghi psichedelici e alla fine divenne egli stesso un fungo !
Molto divertente il punto nel quale affermò che il simbolo sovietico della falce e martello altro non era che la rappresentazione degli strumenti usati dai bolscevichi per raccogliere funghi !
Ovviamente si trattò di una goliardica bufala che mise volutamente a nudo la creduloneria delle masse (provocando grande scandalo all'epoca) e dimostra - ancora oggi - come il cosiddetto "complottismo" (ovvero rendere plausibili informazioni che in realtà non sono tali, manipolandole a uso e consumo) sia una immensa puttanata per creduloni.
In Russia, il geniale e poliedrico Kuryokhin, purtroppo prematuramente scomparso nel 1996, divenne molto popolare - oltre che per le sue performance artistiche e politiche - anche per questa impresa degna di un Gabriele D'Annunzio.
Qui di seguito la video-intervista d'epoca e una delle sue memorabili composizioni musicali, "Tragedy in the style of minimalism".
Luca Bagatin



"Rifessioni brevi sulla complessità dell'esistenza terrena" by Luca Bagatin

Nel mondo materiale ci insegnano ad essere ciò che fisicamente siamo. Ma, in realtà, dentro ciascuno di noi, siamo piuttosto diversi da come ci vedono gli altri.
Per questo trovo davvero orrendo giudicare le persone sulla base delle apparenze.
Che ingannano sempre.
 
Ho sempre avuto repulsione per tutto ciò che sapeva e sa di "chiesa" o di "dogma".
Per cui, da quando avevo 10 anni, mi sono allontanato dal cattolicesimo e da qualsiasi monoteismo, per abbracciare forme di spiritualità originarie e antiche.
Così anche in politica.
Mai amato i dogmi marxisti (apprezzo il socialismo, ma depurato da ogni dogma), né il concetto fascista di gerarchia (non credo in alcuna regola che non sia interiorizzata dal singolo), né tantomeno il dogma capitalista fondato sulla ricchezza materiale e sul danaro.
Ancora oggi credo semplicemente nella Natura, nella Gnosi e nelle sue leggi eterne e arcaiche.
Tutto quanto creato dall'essere umano (che è un essere condizionato e raramente libero dal dogma) lo vedo spesso con diffidenza e non posso che osservarlo e analizzarlo, ma difficilmente interiorizzarlo pienamente.
 
Luca Bagatin