lunedì 11 febbraio 2019

"Tutto si vende ! Tutto si compra ! (ma non l'Amore che il tuo Spirito incontra)". Poesia/ballata/canzone/rap di Luca Bagatin


Se l'unica libertà che conosci
è quella di guadagnare
Se l'unica libertà che conosci
è quella di accumulare
Se l'unica libertà che conosci
è quella di consumare
Forse hai perduto la capacità di amare.

Tutto si vende
Tutto si compra
E' una malattia mentale !
Tutto si vende
Tutto si compra
E' la malattia del capitale !
Tutto si vende
Tutto si compra
Produci ! Produci ! Produci !
Consuma ! Consuma ! Consuma !
E' una legge innaturale
Tutto si vende
Tutto si compra
Produci ! Produci ! Produci !
Consuma ! Consuma ! Consuma !
E' una legge un po' immorale.

Produci ! Produci ! Produci !
Consuma ! Consuma ! Consuma !
E immetti nel mercato.
Produci ! Produci ! Produci !
Consuma ! Consuma ! Consuma !
Che è già un po' drogato.
Tutto si vende
Tutto si compra
Ridistribuire a chi mangiare non ne ha ?
Non se ne parla e non, ahimè, se ne parlerà !

L'ideologia della crescita
è una grande mescita
L'ideologia della crescita
e la fine di ogni rinascita (del cuore)
L'ideologia della crescita
è quella che mi fa più paura
Perché rende la vita decisamente meno pura
e ancor più dura.

Nasci/produci/consuma/crepa
Crepa
Crepa
Crepa
La crepa è ormai nel tuo cuore.
La crepa è la fine del tuo amore.
La crepa impedisce ogni rinascita
Spirituale
Che mai tradisce
ma sempre stupisce.

Non cedere al mercato
Non cedere al potere
Non cedere al consumo
Non cedere al profumo
del danaro.
Credi.
Credi sempre
che esista qualche cosa.
Dentro di Te c'è il Divino
C'è l'Amore
C'è il Cammino
Spirituale che ci libera
da ogni male.
Che ci libera
da ogni violenza.
Questa è l'unica vera Scienza.

Credi che l'Amore
dentro Te
non sia mai morto.
Egli è lì
è sempre lì.
E' il Cristo Risorto.
Per noi.
Noi siamo qui
che lottiamo
per l'Amore e la Libertà
del cuore.
Noi siamo qui
che lottiamo,
ovvero siamo qui
che amiamo
e di continuo rinasciamo.
Sino a quando scopriremo il Paradiso
in noi
e così capiremo
che la Verità è racchiusa proprio lì.
Proprio lì dentro.
Nel nostro Eterno Centro.

Luca Bagatin

Ambroise Croizat, il Ministro operaio simbolo delle lotte sociali di un'Europa opposta rispetto a quella odierna. Articolo di Luca Bagatin

L'11 febbraio 1951 moriva, per un cancro ai polmoni, a soli 50 anni, forse uno degli ultimi rappresentanti francesi ed europei delle lotte per le conquiste sociali, ovvero il Ministro Ambroise Croizat.
Vale la pena ricordarlo, in un'Unione Europea che oggi sanziona il socialismo nell'America Latina e che sta distruggendo i diritti sociali conquistati negli anni delle lotte civili e democratiche; che sta distruggendo la sovranità degli Stati nazionali e in una Francia odierna che preferisce annientare nel sangue ogni protesta, come quella dei Gilet Gialli, che chiede da mesi unicamente più democrazia e meno austerità.
Ambroise Croizat nacque in Savoia nel 1901. Nel 1917 si iscrisse all'organizzazione dei giovani socialisti francesi e, l'anno successivo, aderì al Partito Socialista (quando era ancora un partito operaio e non il partitino liberal-capitalista di Hollande). Fu operaio metallurgico, guidò i grandi scioperi di Lione e sostenne l'affiliazione della Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO) all'Internazionale Comunista.
Dal 1920 al 1928 guidò la Lega dei Giovani Comunisti, quando ancora il Partito Comunista Francese si definiva semplicemente comunista e non, indistintamente, “di sinistra”, in quanto non partito borghese ma squisitamente partito operaio e socialista.
Nel 1936 divenne Segretario Generale della Federazione dei Metalmeccanici della CGT, ovvero della Confederazione Generale del Lavoro, maggiore sindacato francese e parteciperà alle lotte che porteranno alle ferie pagate, alla riduzione dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali e alla legge che introdurrà i contratti collettivi nazionali.
Negli Anni '40, nella Francia occupata dai nazisti, fu arrestato assieme a molti suoi compagni comunisti e condannato a 5 anni di carcere nella colonia d'Algeria.
Dopo la Liberazione, Croizat, sarà eletto all'Assemblea Costituente e, successivamente, all'Assemblea Nazionale.
Diventerà Ministro del Lavoro del Governo De Gaulle dal 21 novembre 1945 al 26 gennaio 1946; successivamente Ministro della Previdenza Sociale dal 26 gennaio al 16 dicembre 1946 nei governi Gouin e Bidault e, infine, dal 22 gennaio al 4 maggio 1947 nel governo Ramadier.
Nel pur breve periodo del suo mandato introdusse e attuò: il sistema di protezione sociale; l'assicurazione sanitaria; il sistema pensionistico; raddoppiò l'importo degli assegni famigliari e migliorò il diritto del lavoro introducendo i consigli di fabbrica, la medicina del lavoro, la regolamentazione degli straordinari; lo statuto dei minori; la legge sugli infortuni sul lavoro.
Tutti aspetti, negli anni, via via sempre più attaccati e smantellati dai governi successivi, tanto pseudo gollisti che pseudo socialisti, per non parlare del liberale Macron e dei suoi attacchi al sistema sociale francese e ad ogni richiesta di maggiore democrazia diretta.
Celebre la frase pronunciata da Ambroise Croizat all'Assemblea Nazionale nel suo ultimo discorso, nell'ottobre 1950: “Non tollereremo mai la negazione di uno dei vantaggi della sicurezza sociale. Difenderemo sino alla morte e con tutte le forze, questa legge umana e di progresso”.
In un mondo che sta mettendo in vendita ogni cosa e ogni valore interiore e ove la libertà e la democrazia sembrano sempre più esistenti unicamente sulla carta, le idee di Ambroise Croizat ci illuminano ancora, come un faro, a dare nuovamente vita a quel Sol dell'Avvenire di garibaldina e socialista memoria.

Luca Bagatin

venerdì 8 febbraio 2019

"Solo l'Amore ci può salvare". Poesia di Luca Bagatin ad A.

In questo mondo che cade
E decade
Mi rimane un pensiero
Verso di te
Sei l'unica Donna
Che riesco a indentificare con l'Amore.
L'Amore e la Libertà
Di amarti
Senza mai avertelo detto.
Senza mai, forse, nemmeno avertelo fatto capire.
In questo mondo che rende il mio cuore triste
E che comprendo sempre meno
Mi rimane un pensiero
Verso i tuoi occhi
Verdi
Puliti
Fieri
Verso le tue labbra
Rosse
Verso i tuoi capelli
Neri.
Verso il tuo sorriso
Un sorriso a volte triste,
certo, può capitare.
Ma io sono qui.
E non me ne andrò.
Questa volta non più.
In questo mondo sempre più tetro e freddo
Vorrei poterti riscaldare.
Vorrei poter dire
Di sapere ancora amare.

Luca Bagatin

mercoledì 6 febbraio 2019

"Bestie, Uomini, Dei", il viaggio di Ferdinand Ossendowski alla ricerca del Re del Mondo. Articolo di Luca Bagatin

Un esploratore, scrittore, giornalista polacco in viaggio nella terra degli uomini, delle bestie e degli Dei. Questo il percorso che ha compiuto Ferdinand Ossendowski (1871 – 1945) negli Anni '20 del '900: dalla Russia alla Cina, attraversando la Mongolia, l'India, il Tibet ai tempi della Rivoluzione bolscevica.
Il suo viaggio lo descrisse appunto nel best seller “Bestie, Uomini, Dei. Il mistero del Re del Mondo”, edito per la prima volta nel 1924, che in Italia ebbe la prefazione di Julius Evola e che le prestigiose Edizioni Mediterranee hanno ripubblicato in un'agevole edizione curata da Gianfranco de Turris, il quale ne redige anche l'introduzione.
Il saggio può essere letto – come scrive il de Turris - come una sorta di romanzo d'avventura, “attraverso chilometri di pianure gelate, montagne nevose e innevate, laghi ghiacciati che sprofondano sotto il peso dei cavalli o che bruciano all'improvviso per la presenza di gas o petrolio (…)”, ma in realtà “Bestie, Uomini, Dei” è anche un'opera politica e di critica al bolscevismo da parte di un sostenitore delle Armate Bianche zariste come è Ossendowski, che nel saggio descrive anche gli scontri fra Bianchi e Rossi ed in particolare le gesta del Barone Bianco Roman Von Ungern-Sternberg (1886 – 1921), detto anche il “Barone Pazzo” o il “Barone Sanguinario”, celebre per aver combattuto contro i Cinesi ed aver liberato il Bogdo Gègèn Khan VIII, guida politica e religiosa mongola, inseguendo poi il sogno di costituire un'unica grande teocrazia buddhista comprendente Mongoli, Cinesi, Afgani, Tibetani, Buriati, Kirghisi e Calmucchi, contro ogni idea rivoluzionaria, atea e modernista proveniente da Occidente. Idea che sarà soffocata dai bolscevichi, allorquando, tradito da un predone calmucco, sarà consegnato all'Armata Rossa e da questa fucilato.
Ma vi è un altro tema cruciale trattato nel saggio di Ossendowski, ovvero il cosiddetto “mistero del Re del Mondo”, del quale Evola rimase molto affascinato e che ispirò anche l'esoterista René Guénon, che ne scrisse infatti in uno dei suoi saggi più celebri, ovvero “Le Roi du Monde”, del 1927. Ossendowski, infatti, riferisce di un lama che gli raccontò dell'esistenza di un misterioso centro iniziatico sotterraneo, chiamato Agharti, sede, appunto, del Re del Mondo. Un Re del Mondo che, si dice, sia in contatto con tutte le menti di coloro i quali sono in grado di influenzare il destino del pianeta: condottieri, sacerdoti, scienziati, uomini politici. Egli è in grado di favorire i loro piani, solo se questi sono graditi a Dio, mentre se sono sgraditi il Re ne decreterà – presto o tardi – la distruzione.

Il lama riferisce a Ossendowski, altresì, che “Il Re del Mondo apparirà dinanzi a tutti gli uomini quando per lui sarà venuto il momento di guidare tutti i buoni nella guerra contro i malvagi. Ma questo tempo non è ancora venuto. I più malvagi dell'umanità non sono ancora nati”.
Una leggenda simile a quella descritta nei Veda indù, i quali raccontano della venuta dell'Avatar Kalki, incarnazione di Dio sulla terra il quale, alla fine dell'era più corrotta, ovvero il Kali-Yuga, verrà a ristabilire un nuovo ordine morale e spirituale e la rettitudine fra le genti.
“Bestie, Uomini, Dei” è dunque molto più di un diario di viaggio. E' un viaggio verso una realtà molto diversa rispetto a quella modernista occidentale. Una realtà più “cruda”, ma anche più spirituale e tradizionale. Una realtà nella quale il buddhismo perde la sua aurea di religione pacifica, ma non quella di religione profetica e di ricerca dei Divino all'interno di ciascuno. Una realtà che supera il razionalismo ed il materialismo occidentale e raggiunge il cuore di miti ed archetipi antichi, per nulla svelati dalla mente scientifica dell'Ossendowski, ma osservati e raccontati, senza pregiudizio alcuno in un saggio che giunge a noi da un'epoca passata, per guidarci ancora una volta in quella presente.

Luca Bagatin

Sul Venezuela l'opinione del giornalista Paolo Di Mizio tratta dalla rubrica delle lettere de "La Notizia" del 6 febbraio 2019

L'opinione di Paolo Di Mizio, già giornalista per vent'anni del TG 5 e oggi condirettore del quotidiano online "Alganews" e collaboratore di altre importanti testate


Tratta da "La Notizia" del 6 febbraio 2019

martedì 5 febbraio 2019

Maduro resiste. Propone nuove elezioni parlamentari, ma non cede sul fronte straniero. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Il governo socialista di Nicolas Maduro, rieletto con il 67,6% dei voti il maggio scorso, resiste a ogni attacco. Resiste al golpe bianco dell'autoproclamatosi presidente Juan Guaidò e al sostegno che questi ha dagli USA e che ha incassato anche da diversi Paesi dell'Unione Europea.
Maduro è disposto a indire nuove elezioni parlamentari, ma non a indire nuove elezioni presidenziali e ciò forte del sostegno di gran parte della piazza (il 1 febbraio diverse piazze erano gremite di sostenitori del governo e della Rivoluzione bolivariana, che ha compiuto 20 anni, fra cui le piazze di Maturin, Guanare, Valencia, Cùa) e della comunità internazionale: dalla Cina alla Russia sino al Vaticano, Grecia, Turchia, Messico, Bolivia, Uruguay, Nicaragua. Il governo italiano, peraltro, a differenza di gran parte dei Paesi UE, mantiene una posizione di grande equilibrio e responsabilità e si oppone ad ogni ingerenza straniera in Venezuela.
Il Presidente USA Trump, da parte sua, si rifiuta di incontrare Maduro e continua a considerare il Venezuela e l'America Latina come il “cortile di casa” del suo Paese e la Francia, piegata da mesi di proteste dei Gilet Gialli, i quali anche sabato scorso sono stati barbaramente caricati dalla polizia, fa la voce grossa e pretende che Maduro indica nuove elezioni presidenziali entro otto giorni. Da che pulpito Macron, in caduta libera nei sondaggi e eletto nel 2017 da una esigua minoranza, oltre che sempre più contestato per le sue politiche di austerità, avanza queste pretese ?!? Siamo davvero alla medesima ipocrisia dei tempi di Rajoy in Spagna, il quale da un lato criticava la democrazia socialista venezuelana e dall'altro caricava i manifestanti pacifici catalani.
Che triste china sta prendendo la nostra Europa. Sembra quasi di tornare ai tempi del vecchio colonialismo !
Maduro, ad ogni modo, ha il sostegno sia del suo esercito che di gran parte dei leader autenticamente democratici e socialisti d'Eurasia: dal laburista Corbyn al socialista francese Mélenchon, dal comunista italiano Marco Rizzo al sindacalista Giorgio Cremaschi, dal comunista Zjuganov sino al nazionalbolscevico Limonov e allo studioso Noam Chomsky che, con altri 70 studiosi, ha redatto una lettera aperta.
La situazione deve essere risolta al più presto e nel mondo più pacifico, civile e democratico possibile.
Il popolo venezuelano non merita un bagno di sangue. Merita un bagno d'amore nel nome del socialismo bolivariano, cristiano, democratico, libertario !

Luca Bagatin