sabato 14 novembre 2020

Un mio articolo sul nazionalbolscevismo (e riflessioni socialiste) pubblicato dal sito fiammingo Zannekinbond

Alcuni giorni fa, in Russia, sono stati celebrati i 103 anni della Rivoluzione bolscevica d'Ottobre.

Come più volte scritto, il nazionalbolscevismo russo fu e rimane molto legato a tale ricorrenza e, per l'occasione, il sito fiammingo Zannekinbond ha pubblicato un mio lungo articolo sulla storia del nazionalbolscevismo: da Ernst Niekisch a Eduard Limonov, passando per il repubblicano mazziniano, antifascista e nazionalcomunista Mario Bergamo.

Di seguito vorrei riportarne il link, assieme al link al medesimo sito, relativo ad alcune mie riflessioni a carattere sociale e socialista:

https://zannekinbond.org/honderd-jaar-nationaalbolsjewisme-van-ernst-niekisch-tot-eduard-limonov-1920-2020-door-luca-bagatin/ 

https://zannekinbond.org/korte-beschouwingen-over-sociale-rechtvaardigheid-en-de-kritiek-van-de-moderniteit-luca-bagatin/

Molto probabilmente l'anno prossimo, forse in occasione del passaggio oltre la materia dello scrittore e  leader nazionalbolscevico Eduard Limonov (17 marzo), uscirà un mio saggio in merito, edito da una importante casa editrice.

Un modo per conoscere meglio la controcultura nazionalbolscevica russa e l'attività dissidente del partito di sinistra patriottica "L'Altra Russia di Eduard Limonov".

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it 

L'UE proroga le sanzioni al Venezuela. Il governo socialista: "Sanzioni danneggiano la popolazione". Articolo di Luca Bagatin

L'Unione Europea ha prorogato di un anno le sanzioni contro il Venezuela, attraverso un embargo al commercio di armi e il divieto di ingresso in UE a circa 30 funzionari governativi venezuelani.

Ciò in accordo con quanto deciso dagli Stati Uniti d'America, i quali, come l'UE, riconoscono quale Presidente del Venezuela l'ex deputato Juan Guaidò, autoproclamatosi a tale carica, ma mai eletto, anche in quanto non si è mai stato candidato alle elezioni presidenziali del Paese. Guaidò è peraltro decaduto anche dalla carica di parlamentare.

Juan Guaidò, nell'aprile 2019, incitò i militari alla rivolta contro il governo socialista presieduto da Nicolas Maduro e istigò, assieme all'ex leader dell'opposizione – Leopoldo Lopez – alle violenze di piazza.

Ogni tentativo di golpe da parte di Guaidò, ad ogni modo, è sempre stato respinto, anche con il sostegno della maggioranza delle popolazione venezuelana.

Il Venezuela ha più volte denunciato che le sanzioni contro il Paese costituiscono un attacco contro la popolazione, in quanto limitano la capacità delle autorità di ottenere - attraverso il commercio internazionale - il reddito essenziale ai cittadini.

Tali sanzioni, inoltre, come più volte fatto presente dal governo venezuelano, violano il diritto internazionale, in quanto minano i principi fondamentali delle relazioni fra Paesi sovrani e minano il rispetto all'autodeterminazione degli Stati.

Il Presidente Maduro, in proposito, all'inaugurazione della Fiera Internazionale del libro del Venezuela, ha dichiarato: “L'Unione europea è rimasta attaccata a Donald Trump e in modo crudele e senza successo continua la sua politica di sanzioni. È rimasta dietro a Trump con il suo ruolo vergognoso, scandaloso e triste attraverso il quale sta danneggiando il popolo venezuelano” e, ha aggiunto: “Ma il Venezuela vincerà e non possono né potranno batterci attraverso le sanzioni o le minacce. Né Donald Trump né mille Trump europei potranno fare qualcosa contro di noi”, ha così concluso.

Il 6 dicembre prossimo i cittadini venezuelani saranno chiamati ad eleggere 277 deputati al Parlamento. Circa 14.400 candidati provenienti da 107 forze politiche si stanno candidando a tali elezioni legislative.

Luca Bagatin

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lunedì 9 novembre 2020

Bentornato Evo !



Covid 19: l'unica via d'uscita è il Socialismo. Riflessione breve

Se il lockdown è necessario si faccia e per il tempo che serve.

Risolvere il problema dell'economia con il lockdown?

Semplice. Nazionalizzare tutto.

Nessuna impresa privata.

Tutto pubblico.

Servizi pubblici gratuiti: acqua, gas, luce, telecomunicazioni.

Sanità efficiente.

Economia pianificata.

Come nei Paesi autenticamente socialisti.

Solo la pianificazione può fare funzionare le cose, soprattutto in tempi di emergenza.

Folle chi pensa ancora che il capitalismo possa essere praticabile.

Folle chi protesta a vanvera senza pretendere questo.

Luca Bagatin

Vedi anche: http://amoreeliberta.blogspot.com/2020/10/covid-19-uscire-dal-modello.html

http://amoreeliberta.blogspot.com/2020/10/coronavirus-la-chiave-della-vittoria-si.html

 http://amoreeliberta.blogspot.com/2020/11/come-e-stato-contrastato-il-covid-19-in.html 

sabato 7 novembre 2020

Bolivia. Si riparte dalle misure sociali, nonostante la violenza di piazza dell'estrema destra liberale. Articolo di Luca Bagatin

 

Eletto il 18 ottobre scorso con il 55% dei voti, al primo turno, il nuovo Presidente della Bolivia, il socialista Luis Arce, ha subito annunciato le misure economiche che intenderà adottare già a inizio del suo mandato.

Egli ha infatti annunciato che intende introdurre un “buono contro la fame” di 1000 boliviani (circa 150 dollari). Oltre a ciò ha proposto un disegno di legge che prevede la riduzione dell'IVA per i pagamenti con carte di credito, che passerà dal 13% all'8% e il recupero dell'IVA per le persone con redditi bassi.

Altre misure saranno inoltre adottate al fine di rivalutare il peso boliviano.

Nell'ambito della politica estera, la Bolivia, rinsalderà i suoi rapporti con altri importanti Paesi socialisti limitrofi, ovvero Cuba e il Venezuela.

Presidente del Senato boliviano è stato poi eletto il Senatore Andrónico Rodríguez, del Movimento per il Socialismo (MAS), ovvero il partito di governo. Andrónico Rodríguez, 32 anni, è un giovane sindacalista cocalero ed è considerato uno dei rappresentanti dell'ala più rivoluzionaria del MAS.

Una cattiva notizia, ad ogni modo, ha offuscato nei giorni scorsi la vittoria socialista alle presidenziali e il ritorno del Paese alla democrazia. Sebastian Michel, portavoce del MAS, ha infatti denunciato, giovedì scorso, un tentativo di attentato contro il Presidente Arce attraverso un attacco dinamitardo nel corso di una riunione presso la sede del partito a La Paz.

Fortinatamente non vi sono stati feriti.
L'attacco è avvenuto il giorno in cui gruppi di estrema destra, sostenitori del passato regime liberale, hanno scioperato a Santa Cruz, contestando il risultato elettorale del 18 ottobre scorso.

Nei giorni precedenti, peraltro, si erano registrati altri episodi di violenza e attacchi contro organizzazioni sindacali e sociali, sostenitrici dei socialisti.

Il 28 ottobre, a seguito di tali violenze, morì peraltro il Segretario della Federazione Sindacale dei Lavoratori Minerari della Bolivia, Orlando Gutierrez, attivo sostenitore del Movimento per il Socialismo e del Presidente Arce.

Il governo di Luis Arce non consentirà nessun gruppo armato irregolare in Bolivia, né l'uso di armi”, ha dichiarato il portevoce del MAS ai media boliviani.

Luca Bagatin

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103 anni di Rivoluzione d'Ottobre. Una Rivoluzione sociale, socialista e nazionalbolscevica


Per non dimenticare la Rivoluzione d'Ottobre, allorquando a Pietrogrado i bolscevichi, al comando di Vladimir Lenin, il 7 novembre 1917 (25 ottobre secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia), fecero irruzione nel Palazzo d'Inverno, ponendo fine al dominio dell'oligarchia zarista. E ponendo le basi per la costituzione della Repubblica Socialista Sovietica.

Tale anniversario è stato oggi così ricordato in Russia, da parte dei nazionalbolscevichi de "L'Altra Russia di Eduard Limonov" e altre forze di sinistra patriottica, davanti ai monumenti di Lenin sparsi nel Paese.

 

Il nazionalbolscevismo è il fondamento delle rivoluzioni russe e proletarie del 1905 e del 1917.
Opposte alla rivoluzione francese del 1789, tali rivoluzioni hanno edificato un nuovo sistema sociale, sovvertendo l'economia, annientando la borghesia e adattando il nuovo sistema alla mentalità russa.

Nell'occidente capitalista il termine "nazionalismo" ha assunto il carattere negativo di "sopraffazione di una nazione su un'altra".
Così fu ad esempio nella Prima e nella Seconda guerra mondiale, fra le nazioni europee.
In realtà non liberali né capitaliste, invece, il nazionalismo è semplicemente il riconoscimento dell'identità e unità nazionale di un popolo.
Così furono nazionalisti, per loro stessa ammissione, Fidel Castro e Ho Chi Min.
Il nazionalismo di sinistra (in Eurasia definito nazionalbolscevismo), come può essere quello della rivoluzione cubana, non è altro che un internazionalismo che difende la propria identità e quella altrui, unita all'affermazione della giustizia sociale. 

(Luca Bagatin)


"Nell’Himalaya, sappiamo ciò che tu stai compiendo. Hai abolito la chiesa, che è diventata una fucina di menzogne e di superstizione. Hai distrutto la borghesia che diventata agente di pregiudizi. Hai distrutto le scuole che erano diventate delle carceri. Hai condannato l’ipocrisia della famiglia. Hai eliminato l’esercito, che guida degli schiavi. Hai schiacciato i guadagni degli avidi speculatori. Hai chiuso le case di tolleranza. Tu hai liberato il paese dal potere del denaro. Hai riconosciuto che la religione è l’insegnamento della materia universale. Hai riconosciuto l’irrilevanza della proprietà privata. Hai previsto l’evoluzione della comunità. Hai posto l’accento sull’importanza della conoscenza. Ti sei prostrato davanti alla bellezza. Hai riservato tutto il potere del Cosmo per i bambini. Hai aperto le finestre dei palazzi. Hai visto l’urgenza di costruire case per il Bene Comune. Hai fermato la rivolta in India, perché era prematura, ma abbiamo riconosciuto la tempestività del tuo intervento, e vi mandiamo tutto il nostro aiuto, affermando l’Unità dell’Asia"

(Mahatma Morya, Maestro dell'Himalaya, dalla lettera consegnata a Nikolaj Konstantinovič Rerich per Lenin ai ministri Lunacharsky e Tchitcherin della neonata Repubblica Sovietica)

QUANDO C'È LO STATO NON C'È LA LIBERTÀ.
CI SARÀ LIBERTÀ QUANDO SCOMPARIRÀ LO STATO (LENIN)

"Soltanto nella società comunista, quando la resistenza dei capitalisti è definitivamente spezzata, quando i capitalisti sono scomparsi e non esistono piú classi (non v'è cioè piú distinzione fra i membri della società secondo i loro rapporti coi mezzi sociali di produzione), soltanto allora «lo Stato cessa di esistere e diventa possibile parlare di libertà». Soltanto allora diventa possibile e si attua una democrazia realmente completa, realmente senza alcuna eccezione. Soltanto allora la democrazia comincia a estinguersi, per la semplice ragione che, liberati dalla schiavitù capitalistica, dagli innumerevoli orrori, barbarie, assurdità, ignominie dello sfruttamento capitalistico, gli uomini si abituano a poco a poco a osservare le regole elementari della convivenza sociale, da tutti conosciute da secoli, ripetute da millenni in tutti i comandamenti, a osservarle senza violenza, senza costrizione, senza quello speciale apparato di costrizione che si chiama Stato.
L'espressione: «lo Stato si estingue» è molto felice in quanto esprime al tempo stesso la gradualità del processo e la sua spontaneità. Soltanto l'abitudine può esercitare, ed eserciterà certamente, una tale azione, poiché noi osserviamo attorno a noi milioni di volte con quale facilità gli uomini si abituano a osservare le regole per loro indispensabili della convivenza sociale, quando non vi è sfruttamento e quando nulla provoca l'indignazione, la protesta, la rivolta e rende necessaria la repressione.
La società capitalistica non ci offre dunque che una democrazia tronca, miserabile, falsificata, una democrazia per i soli ricchi, per la sola minoranza. La dittatura del proletariato, periodo di transizione verso il comunismo, istituirà per la prima volta una democrazia per il popolo, per la maggioranza, accanto alla repressione necessaria della minoranza, degli sfruttatori. Solo il comunismo è in grado di dare una democrazia realmente completa: e quanto piú sarà completa, tanto piú presto diventerà superflua e si estinguerà da sé."

(Vladimir Lenin, da "Stato e Rivoluzione")

domenica 1 novembre 2020

Come è stato contrastato il Covid 19 in Cina. Intervista di Luca Bagatin allo studioso Marco Bagozzi

 

In tutto il mondo i contagi da Covid 19 aumentano. Particolarmente preoccupanti i dati negli USA e in Europa.

A Cuba, da qualche giorno, si sta sperimentando un secondo vaccino, il “Soberana 2”, mentre il Venezuela ha sperimentato una molecola utile alla lotta al Covid 19.

Il mondo socialista sta, dunque, dando grandi prove di sé, nella lotta al Coronavirus più temuto.

Nell'altro grande Paese socialista, ovvero nella Repubblica Popolare Cinese, nella quale tutto è nato, i contagi sembrano da tempo essersi arrestati e la vita pubblica e sociale riprende - gradatamente – la sua normalità.

Ciò è stato confermato, recentemente, anche da Business Insider, autorevole sito web economico, che ha spiegato il percorso portato avanti dalla Cina per raggiungere questi risultati. Dal tracciamento efficace, gratuito e intelligente, alle chiusure e ai distanziamenti rigorosi, favoriti anche dall'uso intelligente della tecnologia e dall'efficienza dell'apparato pubblico.

Di questo ne parla anche il recentissimo saggio curato dallo studioso triestino Marco Bagozzi, “Contrasto al Covid: la risposta cinese”, edito da Anteo.

Il saggio da te curato è un istant book, potremmo dire, che approfondisce la gestione della pandemia in Cina e come la Cina abbia aiutato e stia aiutando la comunità internazionale ad uscirne. Ci sono molti che ritengono che la Cina abbia, in un primo tempo, nascosto i dati relativi all'epodemia da Covid 19 sul proprio suolo nazionale e che oggi i risultati che hanno ottenuto e stanno ottenendo siano falsati. Cosa rispondi in merito ?

Innanzitutto mi piacerebbe ringraziare tutti i collaboratori che in piena estate si sono sobbarcati un lavoro impegnativo per portare a termine il libro in tempi rapidissimi. Ovviamente nei ringraziamenti va aggiunto l’editore Stefano Bonilauri, che mi ha proposto il volume e ci ha fortemente creduto. Il libro ha anche avuto l’apprezzamento dell’Ambasciatore cinese in Italia Li Junhua, che ci ha scritto la prefazione e ospita l’intervento di una ricercatrice dell’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, Jiang Fengfei.

Per tornare alla tua domanda, spetterebbe all’accusa produrre prove e non soltanto “ipotesi”. Contro la Cina si sta muovendo la solita canea mediatica a reti unificate, che proprio in questi giorni, davanti all’evidente fallimento del sistema euro-atlantico di prevenzione e contenimento della pandemia, ha ripreso a gran forza lo “scarica barile” nei confronti della Repubblica Popolare, accusata di aver risolto in breve tempo, con grande efficacia il grosso del problema. Tutti i dati e soprattutto la cronologia, mettendo a confronto le curve epidemiche, tornano e sono pienamente coerenti con la versione di Pechino. Inoltre il fatto che da più parti siano emersi studi scientifici che fanno risalire le prime “polmoniti sospette” già ad ottobre in Paesi come Italia e Francia, dovrebbe - stante le logiche di cui sopra - accusare anche tali Paesi di “aver occultato lo scoppio della pandemia”.

Sul complottismo anticinese, alimentato direttamente o indirettamente dalla rete Qanon, legata a Steve Bannon (ad esempio fa parte della rete la virologa Lin Meng-Yan, che nell’ulitmo periodo presenta a reti unificate e senza contraddittorio i suoi studi, debolissimi dal punto di vista scientifico, sul virus prodotto in laboratorio), c’è nel libro un capitolo scritto da Clara Statello.

C'è chi sostiene che i lockdown in Cina abbiano funzionato in quanto sia un Paese “autoritario” e “dittatoriale”. Per contro, il Vicepresidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa e deputato russo, Yuri Afonin, nel marzo scorso, che ha affermato di visitare spesso la Repubblica Popolare Cinese, ha parlato di successo dei lockdown e dell'assistenza sociale, tutto favorito da un sistema di autogoverno di base. A partire dai condomini e dai quartieri. In merito cosa puoi dirci ?

Innanzitutto va detto che il lockdown di Wuhan e dello Hubei non era fine a se stesso, ma era parte di un piano pandemico che si è dimostrato efficace: isolare immediatamente il grande focolaio preparando in anticipo il passo successivo, attraverso le celebri “tre T”: tracciare, testare, trattare. Per capirci, in Italia è stato fatto il primo passo, cancellando tutto quanto bisognava fare successivamente. Bisognava dare l’impressione che il peggio fosse ormai passato, perché a settembre le elezioni regionali erano un appuntamento troppo importante, per governo e opposizione. 

Personalmente su questo sposo in toto le dieci criticità mosse da un gruppo di dieci scienziati al governo - tra i quali il microbiologo Andrea Crisanti, ormai diventato oggetto di una campagna mediatica vergognosa - pubblicato dal “think thank 150”.

Il piano pandemico cinese ha dato ottimi risultati perché inserito in un sistema che dall’alto (il Partito e il Governo) è stato calato a livello gerarchico alle provincie e alle municipalità ed è stato fatto proprio anche dai cittadini: non bisogna dimenticare che il controllo sociale, che non è la delazione, è un punto focale dell’efficacia dell’intero sistema.

Come hanno reagito le comunità cinesi nel resto del mondo ?

Le comunità cinesi nel mondo fanno parte di questo sistema. Nel libro riportiamo una testimonianza di come si è comportata la comunità cinese della mia città, Trieste. Praticamente la quasi totalità della comunità cinese, oltre ad avvisare, inutilmente, amici e conoscenti italiani del pericolo che stavamo correndo, si è auto-isolata, chiudendo attività e sospendendo momenti di incontro sociale. I bambini sono stati anche ritirati momentaneamente dalle scuole, sia per tutelarli da un crescente razzismo “anticinese” che stava montando in quei giorni, sia perché i loro genitori erano rimasti scottati dalla crisi della SARS del 2004, che ha segnato un’intera generazione di cinesi e che spinse il Governo cinese a reinvestire massicciamente sulla sanità pubblica.

Le modalità di contrasto al Covid, in Cina, a tuo parere, sarebbero esportabili in Europa ?

Una delle obiezioni che si possono muovere a coloro che sostengono che la Cina stia mentendo sui numeri è di andare a dare un’occhiata a cosa è avvenuto in tutto l’Estremo Oriente, zona nella quale, nonostante sistemi politici diversissimi, non solo la Cina è riuscita a contenere la seconda ondata epidemica. Nelle due Coree, in Giappone, a Singapore, ad Hong Kong, a Taiwan, in Mongolia o per arrivare nel Sudest, in Vietnam, la situazione è totalmente sotto controllo.

Segno che lungimiranza, rispetto delle autorità, metodo scientifico, tracciamento massiccio attraverso i big data e soprattutto efficacia, efficienza e risposta rapida in un quadrante strategico di fondamentale importanza come la salute pubblica sono elementi che dalle nostre parti sono finiti nel dimenticatoio.

In Cina il principio del bene comune è tenuto in grande considerazione, non per coercizione: le azioni delle comunità cinesi all’estero lo confermano. Da quelle parti non esistono no-vax, no-mask o gente che contesta il Governo con argomentazioni pseudoscientifiche.

Qual è, secondo i tuoi studi, lo stato dell'arte dell'economia e della politica cinese ?

Nella risposta precedente parlavo del ruolo strategico della salute pubblica nel sistema cinese.  Elemento che è ancora più presente se consideriamo che la Cina sarà una delle poche economie in crescita in questo 2020. Nel libro il capitolo riguardante la crescita economica è stato trattato nel capitolo scritto da Giulio Chinappi, in cui viene sottolineato come il successo della Cina sia un successo del suo sistema socialista. Il controllo sui grandi conglomerati economici, la proprietà pubblica dei settori strategici, il ruolo della pianificazione economica, la presenza del Partito Comunista in tutto il territorio cinese, la capacità di reindirizzare i consumi nella produzione interna.

Tu hai dato alle stampe, sempre per Anteo, oltre a questo saggio, anche “Il socialismo nelle steppe. Storia della Repubblica Popolare di Mongolia”. Mongolia che, peraltro, ha sempre avuto ottimi rapporti con la Cina, anche quando, dal 1992, smise di essere uno Stato socialista. Cosa puoi dirci, in sostanza, del socialismo mongolo e come questo ha influenzato la geopolitica dell'Asia ?

La Repubblica Popolare Mongola è stato il secondo stato socialista a consolidarsi dopo l’Unione Sovietica. Proprio grazie all’aiuto dei vicini sovietici la Mongolia ha avuto un enorme sviluppo economico e socioculturale, facendo uscire l’intera popolazione dal sottosviluppo e, sostanzialmente, dal “medioevo” in cui viveva fino al 1921. Un “lungo medioevo”, come lo chiamo nel libro, dominato da una casta di nobili e clero buddhista, che teneva il resto della popolazione nell’isolamento e nell’ignoranza.

Il Governo socialista ribaltò queste istituzioni e garantì la crescita economica, l’istruzione di massa, la crescita socioculturale, in particolare dal secondo dopoguerra quando la Mongolia poteva contare su un numero di paesi amici che garantivano conoscente tecniche e scientifiche, oltre che una mutualità nel commercio e negli scambi internazionali.

Gli anni ‘60 e ‘70, in particolare, non furono anni facili nel rapporto con i cinesi, anzi. La Mongolia seguì i sovietici durante gli anni dello scisma con Pechino e non mancarono di attaccare la dirigenza maoista con grande veemenza. I rapporti sono stati riallacciati solo nella seconda metà degli Anni ‘80, ma tutt’ora sono presenti. La Mongolia ha saputo mantenere, nonostante la svolta liberaldemocratica, molte delle direttive geopolitiche e sociali del periodo socialista e, non per caso, una delle due forze politiche che si dividono il potere, è l’erede diretto del Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo, che guidò il Paese durante il periodo della Repubblica Popolare. E nell’ala socialdemocratica non manca di rivendicare il passato con orgoglio.

Luca Bagatin

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