martedì 15 dicembre 2020

IL NATALE, TRA IL SACRO E IL PROFANO di Pierpaola Meledandri, tratto da L'Opinione del 9 dicembre 2020

 IL NATALE, TRA IL SACRO E IL PROFANO

di Pierpaola Meledandri, tratto da L'Opinione del 9 dicembre 2020


Abbiamo già intervistato lo scrittore e saggista Luigi Pruneti su argomenti come la massoneria o su un libro da lui pubblicato di recente; dato, però, che s’interessa di miti, leggende, simbologia e tradizioni popolari, abbiamo pensato bene di rivolgergli qualche domanda sul Natale, per sapere quali siano gli aspetti meno noti della grande festa e per ottenere, caso mai, qualche “spigolatura” sul Natale attuale.

A suo avviso quando è nata l’attuale festa del Natale così come l’intendiamo oggi?

Il Natale, come solenne ricorrenza liturgica per celebrare la nascita del Salvatore, è nato nel IV secolo dopo Cristo; invece, come fenomeno sociologico, ha origini molto più tarde, riconducibili alla metà dell’Ottocento, quando scaturì in Gran Bretagna per poi svilupparsi negli Stati Uniti.

Ci illustri il fatto o l’episodio che generò il “fenomeno” Natale quale grande festa collettiva.

Fu un breve romanzo fantastico dal titolo “Canto di Natale” o “Ballata di Natale” o ancora “Racconto di Natale”, pubblicato nel dicembre 1843 dal grande scrittore Charles Dickens. Questa novella ebbe un enorme successo e contribuì a diffondere quella che alcuni chiamano le “filosofia del Natale”, una sorta di buonismo riformista e cristianeggiante, secondo il quale, con la carità, l’altruismo, la generosità era possibile risolvere numerosi problemi sociali e costruire un mondo migliore.

Quali sono i principali simboli, sacri e profani, della prossima Festività?

Ve ne sono moltissimi; fra i tanti, ricordo i principali, quelli più conosciuti e celebrati: il Presepe e l’albero di Natale.

Il primo si fa risalire a San Francesco che nel 1223 celebrò il Natale a Greccio, nella Valle Santa, con un quadro vivente, dove figuravano anche il bue e l’asinello, non presenti nei Vangeli Sinottici ma riferibili a una tradizione liturgica del IX secolo. Questa iniziativa si diffuse velocemente. I personaggi reali furono sostituiti da statue e nel 1301 Giotto, lo affrescò a Padova nella Cappella degli Scrovegni, inserendoci la stella dei Magi, in quanto quell’anno aveva visto la cometa di Halley. Il più antico Presepe, ancora visibile, è quello di Arnolfo di Cambio, conservato in Santa Maria Maggiore a Roma. L’abete, il simbolo laico del Natale, ha origini ancestrali probabilmente deriva dall’antico culto degli alberi che a sua volta era connesso a Yggdrasil, l’albero del mondo degli antichi germani. L’abete era, inoltre, un simbolo sacro e l’icona della speranza, del verde che rompe il biancore sepolcrale del ghiaccio. Con l’avvento del Cristianesimo tutto questo sparì a livello religioso, ma rimase nelle tradizioni popolari. Si sa che nel Medioevo, in Germania e in Scandinavia, sotto Natale, si tagliava un abete per poi decorarlo con ghirlande, uova dipinte e dolci. Si dice, inoltre, che Lutero, avvinto dallo splendore del ghiaccio sulle fronde degli abeti, volle adornarne uno con delle candeline. Si tratta chiaramente di un mito delle origini, presente solo fra i seguaci di Martin Lutero e non in altre chiese riformate. L’uso di addobbare l’abete per Natale fu poi introdotto nel 1840 dalla principessa Elena di Mecklenburg, moglie del duca d’Orléans, alle Tuileries e da Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, marito della Regina Vittoria, a Londra. Furono sempre i Tedeschi che portarono la tradizione dell’abete negli Stati Uniti.

Vi è un comune denominatore tra il Natale e il Solstizio d’inverno?

Certamente, il Solstizio d’inverno era un giorno sacro già per i popoli preistorici, rappresentava la rinascita del sole nel giorno più buio dell’anno. Per questo divenne il momento della nascita di numerose divinità, fra le quali la più celebre fu Mitra. In seguito, il Cristianesimo fece coincidere la nascita del Salvatore con il Solstizio, sia per sovrapporsi ai culti solari, sia perché il Redentore, nelle scritture veterotestamentarie (Malachia) e neotestamentarie (Luca), viene rappresentato come un sole che porta nuova luce all’umanità.

La religione cattolica parla di un evento eccezionale la nascita del Salvatore, altre tradizioni affermano che quella del 25 dicembre è una notte magica. Tutto questo non dovrebbe caricarci di particolare energia?

Certo, di solito avviene proprio questo. Al di là della fede religiosa, le feste, i grandi riti collettivi hanno proprio siffatta funzione. La partecipazione a un evento comune riesce a innescare una fiducia di gruppo, a riaccendere la speranza che si diffonde in modo esponenziale, a comunicare pulsioni positive. È una dinamica sociale, tipica delle solennità a sfondo ottimistico che implicano un contagio salutare. Non a caso le grandi feste vi sono sempre state; esse consolidano la società e infondono fiducia nei singoli. Non so, tuttavia, se questo Natale grigio, caratterizzato da un lockdown o da un semi- lockdown, è difficile prevederlo, sarà adeguato a tale funzione.

Nella sua veste di scrittore quale favola racconterebbe ai bambini per il Natale di quest’anno?

Il “Racconto di Natale”, di Charles Dickens è come un abito da mezza stagione, va sempre bene, in fin dei conti veicola sentimenti positivi e un ottimismo di fondo; per lo scrittore inglese, infatti, basterebbe poco per migliorare la società, sarebbe sufficiente essere più caritatevoli, umani e avere governi più giusti. Secondo me, tuttavia, per un Natale come questo, sarebbe più adatta la fiaba di Cenerentola.

Perché proprio Cenerentola?

In primo luogo perché è una fiaba antichissima, noi la conosciamo nelle versioni di Charles Perrault e dei fratelli Grimm, ma in realtà era già presente nel “Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile e le sue radici affondano nel mondo ellenico, dove era conosciuta come “Favola dell’Antico Egitto”. Ora, come tutti i racconti ancestrali, essa comunica un archetipo, in questo caso quello della speranza che non si spegne mai, anche quando la situazione sembra essere senza vie di uscita. Inoltre, mi sembra che vi siano alcuni aspetti nella narrazione di Cenerentola che richiamano la situazione attuale. La protagonista era la figlia di un uomo ricco e poi si ritrovò a vivere in uno stato miserrimo, l’Italia, ugualmente, era, un tempo, un Paese prospero e libero, ora non è più né l’uno, né l’altro. Eventuali altri parallelismi con gli ulteriori protagonisti della fiaba: matrigna, sorellastre, scarpetta di cristallo, principe e zucca, li affido alla sua immaginazione.

Tra carbone e zucchero filato di Père Noël, cosa immagina ai piedi dell'albero del 2020?

I dolciumi e lo zucchero filato che desidero tanto, sarebbero l’eclisse dell’incubo Covid-19 e la fine della dittatura sanitaria; non entro nel merito della sua necessità (“necessitas non habet legem”), ma è indubbio che di ciò si tratta. Il carbone vorrei proprio non averlo, ne abbiamo già fatta indigestione nel 2020, ma temo di trovarne un gran sacco, si chiama recessione e crisi economica.

Il Natale richiama un messaggio di speranza: la nascita salvifica del Messia, il Solstizio d’inverno preannuncia il ritorno graduale della luce e il suo trionfo sulle tenebre. Possiamo attenderci nell’anno del Covid-19 una nuova luce?

Quando si soffre di molti mali se il principale se ne va ci pare di stare già benissimo, anche se tutti gli altri acciacchi permangono. La fine della pandemia è il sole nel quale fidiamo, rimarrebbero tutti gli altri accidenti, ma intanto speriamo in questa luce.

La Stella cometa, nel Presepe, indica la giusta direzione per giungere a una meta. Quale è la meta per l’uomo del terzo millennio?

Un mondo migliore di questo, avviluppato da una globalizzazione disumanizzante, un mondo dove il protagonista torni a essere l’uomo e non il consumatore.

tratto da: http://opinione.it/cultura/2020/12/09/pierpaola-meledandri_pruneti-massoneria-natale-fenomeno-dickens-festivit%C3%A0-messia-salvatore-cometa-halley/

lunedì 14 dicembre 2020

Polonia. Proteste contro il governo, che vuole inasprire la legge sull'aborto e dichiarare illegali i comunisti. Articolo di Luca Bagatin

Se, da un lato, il governo di estrema destra polacco inasprisce le già restrittive misure anti-aborto, provocando così manifestazioni di piazza, a Varsavia, con migliaia di persone che domenica 13 dicembre hanno sfilato, spontaneamente, accusando l'esecutivo di autoritarismo; dall'altro, sempre tale governo, tenta di dichiarare illegali le attività del Partito Comunista di Polonia (KPP).

Il governo presieduto da Andrzej Duda, atlantista e fautore della cooperazione fra i Paesi del Gruppo di Visegrad (Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e, naturalmente, Polonia), noti per il loro autoritarismo e anticomunismo, incassa dunque le proteste sia dei cittadini nel loro complesso, compresi agricoltori, imprenditori e donne, trasformandosi nel più grande movimento di protesta in Polonia degli ultimi decenni, che dei comunisti.

L'inasprimento della legge sull'aborto, non è che la goccia che sta facendo traboccare il vaso. Nonostante le proteste di domenica siano state dichiarate illegali - in quanto non autorizzate - e la polizia abbia tentato di usare gas lacrimogeni contro i manifestanti, queste non si sono placate.

A ciò si sommano le proteste da parte dei comunisti di Polonia, che, come in Slovacchia alcune settimane fa, rischiano di veder dichiarate illegali le loro attività.

Accusati – dal Ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro - di fomentare la rivoluzione anticapitalista e di inneggiare a un'idea considerata “totalitaria”. Peraltro con il beneplacito dell'Unione Europea, che ha ritenuto di equiparare il comunismo al nazifascismo, come da sempre richiesto dai partiti dell'estrema destra, spesso proprio di matrice neonazista, i quali, nell'Est europeo, avanzano indisturbati.

Il Ministro Ziobro vorrebbe, inoltre, introdurre una legge che criminalizzi ogni riferimento al ruolo della Polonia durante l'Olocausto, in modo da evitare qualsiasi criminalizzazione di quei nazisti polacchi che collaborarono con il regime hitleriano, i quali, peraltro, combatterono contro l'Unione Sovietica.

In Polonia, nel silenzio complice dell'UE, nuove forme di autoritarismo d'estrama destra avanzano, tanto quanto avanzano il numero dei poveri e dei poverissimi. Il 17,4% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, il 4% vive addirittura in condizioni di estrema povertà.

Luca Bagatin

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venerdì 11 dicembre 2020

Uruguay. Morto l'ex Presidente socialista Tabaré Vazquez. Articolo di Luca Bagatin

E' deceduto all'età di 80 anni, l'ex Presidente socialista dell'Uruguay Tabaré Vazquez, a seguito di un tumore al polmone destro, già diagnosticato nel 2019.

Tabaré Vazquez, oncologo, fu Sindaco di Montevideo dal 1990 al 1994 e guidò l'Uruguay dal 2005 al 2010 e, successivamente, dal marzo 2015 sino al marzo 2020.

Indimenticato Presidente alla guida del partito socialista Frente Amplio, tanto quanto l'ex Presidente José “Pepe” Mujica - suo compagno di partito - Vazquez va ricordato sia per il rafforzamento del sistema sociale uruguayano, che per la legalizzazione della cannabis e per il miglioramento del tenore di vita della popolazione.

L'attuale Presidente, Luis Lacalle Pou, pur avversario di Tabaré Vazquez e leader del partito conservatore Partido Nacional, ha decretato tre giorni di lutto cittadino.

Luca Bagatin

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martedì 8 dicembre 2020

Erotismo contro il mondo moderno

“il potere formidabile e meraviglioso - il potere di Eros deve essere riconquistato dalla volgarità in cui il “mondo moderno” l'ha spinta ...”
(dal manifesto della performance "ESTREMISMO e EROTISMO", organizzata dal Partito NazionalBolscevico nel 1995.
Protagonisti Elena Burova e Eduard Limonov. Direzione artistica di Mikhail Roshnyak.
(anticipazione del prossimo saggio di Luca Bagatin in merito al nazionalbolscevismo e all'Altra Russia di Eduard Limonov)
 

lunedì 7 dicembre 2020

Venezuela. Vittoria schiacciante della coalizione socialista e bolivariana alle elezioni parlamentari. Articolo di Luca Bagatin

Vittoria schiacciante - alle elezioni del 6 dicembre, per il rinnovo dell'Assemblea nazionale venezuelana - con il 67,6% dei consensi (oltre 3 milioni e mezzo di voti), della coalizione socialista del Gran Polo Patriottico Simon Bolivar.

Fondata da Hugo Chavez nel 2011 e ispirata, appunto, a Simon Bolivar, ovvero il “Giuseppe Garibaldi dell'America Latina”, il Gran Polo Patriottico è la coalizione che sostiene l'attuale governo, presieduto da Nicolas Maduro e composta da partiti di ispirazione socialista, guevarista, bolivariana, marxista-leninista, socialista rivoluzionaria e indigenista.

Al secondo posto si è piazzata la coalizione centrista e di centrosinistra Alianza Democratica, che raccoglie il 17,95% dei consensi (944.665 voti); al terzo posto la coalizione Alianza Venezuela Unida, composta da partiti centristi, di centrosinistra e liberali, fra cui il partito di Juan Guaidò (l'autoproclamatosi Presidente, pur non essendo mai stato candidato a tale carica), Volontà Popolare, Primero Venezuela e Venezuela Unida, che raccoglie il 4,19% (220.502 voti) e, a seguire, la coalizione Alternativa Popolare Rivoluzionaria, guidata dal Partito Comunista del Venezuela, che ottiene il 2,73% (143.917 voti). Alti partiti hanno complessivamente ottenuto il 6.79% dei consensi (357.609 voti).

Soddisfazione da parte del Presidente in carica Maduro, il quale ha dichiarato che “E' stata una gigantesca vittoria elettorale”. E ha proseguito affermando che “oggi, cinque anni dopo, sapendo tutto quello che ha fatto questa Assemblea contro il popolo, colpi di stato, interferenze, sanzioni, oggi abbiamo una nuova Assemblea nazionale”. Ed ha sottolineato “Che nessuno interferisca negli affari del Venezuela. Sappiamo gestire i nostri problemi con il voto popolare'”.

Come nelle elezioni in Romania, tenutesi anch'esse il 6 dicembre, che hanno dato la vittoria ai liberali di centrodestra, anche in Venezuela l'affluenza alle urne è stata del 31% (5.264.104 voti), a causa della pandemia Covid 19.

Alle elezioni parlamentari venezuelani concorrevano 107 forze politiche, 14.400 candidati per conquistare 277 seggi nell'Assemblea.

Alcuni giorni fa era stata presentata una petizione, firmata, fra gli altri, dall'ex relatore speciale del Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU, Alfred De Zayas e dal cofondatore dei Pink Floyd, Roger Waters, affinché l'Unione Europea riconoscesse il risultato elettorale, senza interferenze. Rispettando la sovranità e volontà popolare del Venezuela.

Luca Bagatin

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(nella foto sotto la ripartizione dei seggi della nuova Assemblea nazionale venezuelana)



venerdì 4 dicembre 2020

Venezuela. Elezioni il 6 dicembre. Una petizione per chiedere all'UE il rispetto dei risultati elettorali. Articolo di Luca Bagatin

Domenica 6 dicembre 2020 si terranno, in Venezuela, le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea nazionale.

107 i partiti in lizza, fra cui l'attuale partito di governo, il Partito Socialista Unito del Venezuela, di ispirazione bolivariana e nazionalista di sinistra; Primero Justicia, partito di area centrista; Azione Democratica, partito di centrosinistra socialdemocratico e il Partito Comunista del Venezuela.

14.400 i candidati in corsa, per conquistare 277 seggi parlamentari.

Nonostante i ripetuti appelli al dialogo da parte del governo venezuelano, presieduto dal socialista Nicolas Maduro, l'Unione Europea, in linea con le politiche dell'ex Presidente degli USA, Donald Trump, ha sempre rifiutato di riconoscere il governo legittimamente eletto in Venezuela, preferendo riconoscere un ex deputato, Juan Guaidò, mai eletto alla carica presidenziale, anche perché mai candidato a tale carica.

L'UE, in tal senso, ha persino respinto l'invito, da parte del Venezuela, di inviare osservatori in qualità di garanti del buon svolgimento elettorale.

Nei giorni scorsi, è stata presentata una petizione, sottoscritta al momento da oltre 3.500 persone e personalità, proprio chiedendo all'UE di rispettare il verdetto che uscirà dalle urne il 6 dicembre, rispettando così la sovranità e volontà popolare dei venezuelani, senza pretendere un “cambio di regime”, come invece chiederebbero gli USA.

Fra i firmatari della petizione, il cofondatore dei Pink Floyd e attivista per i diritti civili e umani, Roger Waters; il Premio Nobel per la Pace, Adolfo Perez Esquivel; l'ex Presidente dell'Ecuador, Rafael Correa; il deputato francese e dirigente de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon; la deputata del Partito del Lavoro brasiliano, Gleisi Hoffman; il giornalista e scrittore Ignacio Ramonet; la deputata portoghese al Parlamento Europeo, Sandra Pereira e l'ex relatore speciale del Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU, Alfred De Zayas.

Se l'Unione Europea vuole davvero essere ciò che afferma, un vettore di pace in un mondo turbolento, non deve sostenere la via della violenza e degli scontri in Venezuela”, affermano i firmatari della petizione.

Luca Bagatin

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mercoledì 2 dicembre 2020

Superare il liberal-capitalismo, la religione e l'antropocentrismo. Per un Socialismo conservatore, laico, ecologista. Riflessioni brevi

Sino a che la sinistra europea non comprenderà che il peggior fascismo moderno è il liberalismo, il cui retaggio dovrà imparare a scrollarsi di dosso, continuerà ad essere la migliore servitrice del capitalismo. 

Il liberalismo è la prostituta del capitalismo.

Ho iniziato ad allontanarmi dal cattolicesimo quando avevo 10 anni. Proprio perché ho frequentato spesso le lezioni di catechismo e ho capito che ciò che veniva detto erano invenzioni. Negli anni ho avuto modo di comprendere, anche, che erano cose totalmente estranee alla nostra cultura e appartenevano a una cultura a noi distante, sia per forma mentis, che geograficamente. La spiritualità è un'altra cosa.

Mi auguro che un giorno ci si renderà conto che l'unico animale guasto e fuori posto è l'essere umano. Che, con quella che (impropriamente) viene chiamata "intelligenza", cerca di piegare la Natura al suo volere. E' uno sciocco, che solo le calamità naturali possono contribuire, in parte, a rinsavire. La Natura è selvaggia e non ha alcun sentimento di bontà e cattiveria. E' al di là del bene e del male e per questo è naturale. L'essere umano, invece, è naturalmente guasto. E causa del suo e dell'altrui danno (anche alle specie animali). 

Nell'occidente opulento e moderno (per quanto vi lamentiate di "non essere ricchi", ma comunque di "amare il progresso") il nazionalbolscevismo non è compreso.
Lo si scambia, a torto, per una forma di fascismo. Quando invece fu il primo antifascismo (dal 1920).
Oppure lo si scambia per una forma di comunismo, il che è vero solo in parte, in quanto il nazionalbolscevismo è anti-materialista e anti-moderno.
Esso è una forma di socialismo arcaico, originario, selvaggio come le popolazioni che lo hanno ispirato: dall'Eurasia all'America Latina 

(Luca Bagatin)