Sono a segnalarvi con entusiasmo l'uscita del quarto numero della rivista cartacea "sovranista" "Il Guastatore", diretta da Clemente Ultimo e coordinata da Luca Lezzi.
Aperta a varie riflessioni
politiche e a vari orientamenti, anche contrapposti.
Se il secondo numero ospitava un
mio lungo articolo storico sui cento anni di
NazionalBolscevismo, da Ernest Niekisch sino a Eduard Limonov e il terzo numero ha ospitato un mio pezzo su Jean Thiriart e l'Impero Euro-Sovietico, in questo quarto numero - dedicato peraltro all'ambiente - vi è un mio pezzo sulla necessità di una decrescita economica che porti al centro la Natura e l'ecosistema, sovvertendo l'economia capitalista.
Giuseppe Garibaldi: l'amico degli umili e dei popoli. Articolo di Luca Bagatin del 10 marzo 2017
La figura di Giuseppe Garibaldi (1807 -
1882) è ancora oggi poco conosciuta, in quanto poco studiata ed
approfondita, specie attraverso gli scritti di coloro i quali vissero
e combatterono con lui e ne descrissero le gesta. Prima fra tutti la
biografa e giornalista, oltre che patriota Jessie White Mario (1832 –
1906), le cui opere dell'epoca non risultano più essere state di
recente ripubblicate.
Purtroppo sulla figura di Garibaldi,
salvo gli storici contemporanei Denis Mack Smith ed Aldo A. Mola,
pochi sono coloro i quali hanno scritto del Generale in modo
obiettivo, senza livore complottistico ed antirisorgimentale tipico
di coloro i quali hanno preferito seguire certa storiografia
clericale e marxista anziché la realtà storica e le gesta dell'Eroe
senza macchia, che visse e morì povero, senza onori, che peraltro
rifiutò.
Giuseppe Garibaldi fu fra i fondatori,
con Mazzini, Marx, Engels e Bakunin, della Prima Internazionale dei
Lavoratori (1864) e questo certa storiografia preferisce
dimenticarlo, forse perché il Generale, lungi dall'essere marxista,
fu socialista libertario, sansimoniano e umanitario. E Friedrich
Engels (1820 - 1895), grande sostenitore dell'impresa dei Mille
(1860), ebbe sempre per lui parole di stima, come quando, a proposito
di tale azione militare, scrisse: “Garibaldi ha dimostrato di
essere non soltanto un capo coraggioso, ma anche un generale dotato
di una buona preparazione scientifica. L'attacco aperto a una catena
di forti costieri è un'impresa che richiede non soltanto talento
militare, ma anche scienza militare”.
Pochi sanno che il Generale Giuseppe
Garibaldi scrisse peraltro due romanzi, ripubblicati nel 2006 dalla
casa editrice Kaos, ovvero “Cantoni il volontario” e “Il
governo dei preti”, entrambi pubblicati per la prima volta nel
1870, prima della Breccia di Porta Pia. Scrive in proposito il prof.
Giorgio Galli nella prefazione ad uno dei romanzi di Garibaldi,
ovvero “Cantoni il volontario”, riedito dalla casa editrice Kaos
nel 2006: “Tra le righe di “Cantoni il volontario”, così
come del “Governo dei preti”, si possono leggere i tratti del
profilo di Garibaldi. Socialista libertario ingenuo ma non incolto,
generale guerrigliero ma non militarista né guerrafondaio, eroe
popolare vittorioso ma schivo, anticlericale eppure non insensibile
alla fede e alla spiritualità. Solidale con le condizioni delle
classi subalterne, rispettoso della figura e del ruolo della donna,
cosmpolita e terzomondista ante litteram, perfino dotato di una
sensibilità ambientalista (…)”.
Ritango che tale
descrizione fatta dal prof. Galli sia davvero emblematica e
riassuntiva del personaggio che fu eroe di tutte le cause –
dall'America Latina all'Italia – d'emancipazione popolare e
sociale. Eroe che richiese sempre precisi impegni ai suoi
interlocutori e, non a caso, rifiutò di combattere a fianco dei
nordisti nella Guerra Civile Americana o Guerra di Secessione
Americana (1861 – 1865) in quanto Lincoln non prese mai un impegni
pubblico per l'abolizione della schiavitù.
Fu
amante dell'ambiente e degli animali, tanto che fondò l'Ente
Nazionale Protezione Animali (ENPA) tutt'oggi attivo. Fu ingenuo,
certo, in quanto si fidò del Re e di Casa Savoia pur di fare
l'Italia. Un'Italia che però non nacque come egli e Mazzini
auspicavano: onesta, laica, indipendente, sovrana. Ma corrotta e ben
presto clericale, al punto che Garibaldi – coerentemente con i suoi
principi e le sue idee – il 27 settembre 1880 si dimise da deputato
al Parlamento scrivendo sul giornale “La Capitale” di non voler
essere “tra i legislatori di un Paese dove la libertà è
calpastata e la legge non serve nella sua applicazione che a
garantire la libertà ai gesuiti ed ai nemici dell'unità d'Italia.
Tutt'altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa, miserabile
all'interno e umiliata all'estero”.
Dopo di ciò il Generale tornò nella sua Caprera a fare il mestiere
di sempre, ovvero l'agricoltore.
Garibaldi fu
massone e teosofo e lo rimase per tutta la vita nel suo cuore, anche
allorquando, in polemica con i massoni della sua epoca assai poco
massoni, si dimise da ogni carica. Ricoprì la carica di Gran Maestro
del Grande Oriente d'Italia e fu il primo ad iniziare le donne in
Massoneria, iniziando, pare, anche l'occultista russa Helena Petrovna
Blavatsky (1831 - 1891), fondatrice della Società Teosofica e che fu
sempre una sua sostenitrice, anche durante la battaglia di Mentana
(1867) alla quale prese parte.
Molte
cose potrebbero essere dette su Garibaldi, come sui suoi amori. Il
più grande fu quello per la rivoluzionaria brasiliana Anita, ovvero
per Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva (1821 - 1849), la quale
combattè al suo fianco sia in America Latina che in Italia, in
particolare durante la Repubblica Romana (1849), ove morì poco dopo
a causa della malaria a soli 28 anni. Di Anita, ad ogni modo, parlai
già in un altro articolo di qualche tempo fa
(http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/01/anita-garibaldi-eroina-dei-due-mondi.html).
Giuseppe Garibaldi
è e rimane una figura centrale nel panorama non solo risorgimentale,
ma anche degli Eroi di tutti i tempi. Giuseppe Garibaldi fu infatti
prima di tutto l'amico degli uomini e dei popoli per eccellenza e,
come al conte Alessandro Cagliostro, sembrò toccare la stessa sorte:
amato dagli umili, vilipeso da coloro i quali erano e sono in
malafede.
Ma ciò non può
toccare il cuore di coloro i quali ricercano, intimamente, il bene
dell'umanità e credono nel valore dell'amore e della fratellanza
universale. Senza distinzioni.
Il mio ideale di società è fondato su piccole e
piccolissime comunità autogestite indipendenti, immerse nella
Natura, arcaiche e in pace fra loro. Comunità dove prevalga
attenzione al sociale, la cura dell'ecosistema e il disprezzo per la
ricchezza. Ciò direi che fa di me una persona ben oltre la destra
e la sinistra. Un estremista di centro, laico e anti-liberale.
Non ci potrà mai essere una unità degli
anti-liberali sino a che ci saranno cosiddetti anti-liberali che
continueranno a sostenere, in Russia, un liberale come Putin; sino a
che ci saranno anti-liberali che non vogliono superare il capitalismo
e sino a che ci saranno anti-liberali avvelenati dalle religioni
monoteiste, che hanno distrutto le antiche conoscenze gnostiche e
pagane. Sono molto radicale nelle mie posizioni, perché ho sempre
osservato che le mezze misure sono piene di tradimenti, confusionismi
e infiltrazioni dannose.
C'è poco da dire, ma il razzismo è un male che
esiste e dubito sarà sradicato, facilmente, in questo mondo, fondato sulla materia. Potete
fare tutte le leggi che volete, ma saranno solo ipocrisia. Perché
dico questo e con rammarico ?
Perché, se ben osservate (e vi
osservate), sin da piccoli le persone si dividono per gruppi e
gruppetti e tendono a escludere chi non è come loro, ovvero chi non
fa parte del proprio gruppo di appartenenza. E così, chi è
escluso, o è costretto a far parte di un gruppo, oppure sarà
escluso a vita. Ciò non è affatto bello per chi viene escluso,
ma alla maggioranza delle persone non fregherà un cazzo. E in
questo mondo, purtroppo, è la maggioranza che detta legge. Temo
che su questo non si voglia riflettere e per due ragioni: saremmo
costretti a riconoscere che come esseri umani siamo, per la maggior
parte, delle merde; saremmo costretti a riconoscere che siamo delle
persone paurose e insicure che, senza appartenenza ad un gruppo, non
valiamo un cazzo.
La burocrazia serve unicamente a fare lavorare gente
che altrimenti sarebbe a spasso. Ad ogni modo, la burocrazia è
così dannosa che sarebbe meglio pagare questa gente per stare a
spasso, piuttosto che permetterele di danneggiare il cittadino con
inutile e farraginoso lavoro burocratico. Ecco anche perché sono
favorevolissimo a un reddito perenne di cittadinanza. Meglio
nessun lavoro che un lavoro dannoso.
"Ho
creato un partito senza politici di professione. Ma basato sulla Punk
Generation"
(Eduard
Limonov)
“Che
progetti state portando avanti ?”,
chiedo a Limonov.
“Che
progetti ? Stiamo cercando di fare e costruire un avvenimento eroico”
(dall'intervista
di Luca Bagatin a Eduard Limonov, 28 agosto 2019)
“Gli
piacciono e gli sono sempre piaciuti soltanto quelli che sono in
posizione di inferiorità... il suo percorso, per quanto ondivago
possa sembrare, ha una sua coerenza, perché Eduard si è schierato
sempre, senza eccezione, dalla loro parte”
(da
“Limonov” di Eammanuel Carrère)
"I
Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che
permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese"
(Anna
Politkovskaja, “Diario russo 2003 - 2005)
"Да,
смерть!" ("Sì, morte!")
(motto dei nazionalbolscevichi di "Altra Russia", il partito fondato e guidato da Eduard Limonov)
Il musicista
rock russo Alexander F. Sklyar e il suo gruppo punk
metal Va-bank, hanno dedicato una canzone alla memoria dello
scrittore e politico russo nazionalbolscevico Eduard Limonov, dal
titolo “Ragazzo Edik”.
Il testo richiama la
vita e le gesta di Limonov, eterno ragazzo, eterno ribelle, eterno
eroe in un mondo in decadenza.
E, tradotto, il testo suona più
o meno così:
Ragazzo, ragazzo con la
testa
Eddie Boy non è facile
Con la testa piena di roba
È
venuto dai morti vivi
E venne alla vita con la guerra
Con i
morti vivi - in armonia con te stesso
Con Kalash o con Limonka
- Sì, morte!
Per sempre furioso e sonoro - Sì, morte!
Spietato,
spericolato
Abbagliante, intelligente
Sì, morte! Sì,
morte!
Ragazzo coraggioso con la testa
Per sempre giovane e
pazzo
Don Juan e il capo, il guerriero e l'eroe
Zek, nonno
battezzato in prigione
Pistola sotto il cuscino
Anarchico,
piantagrane con i capelli grigi
Dalla Transnistria ai Balcani
- Sì, morte!
Krajina serba, Vukovar - Sì, morte!
Da Donbass
ad Altai
Da New York a Shanghai
Sì, morte! Sì,
morte!
Ragazzo alla moda, ragazzo arrabbiato
Il ragazzo è
forte e magro
Lupo solitario con un'anima ferita
Rock and Roll,
Sansculot
Busotere e Don Chisciotte
In The Book of the Dead,
Edik è per sempre vivo
Il nostro Edik, i pirati urlano - Sì,
morte!
Il nostro Edik, i soldati cantano - Sì, morte!
Edward è
nostro, non ingannerà
Non ritirarti, non andartene
Sì,
morte!
Sì, morte!
Sì, morte!
“Quando parlano di migranti e di razzismo non vi raccontano tutta la verità. L’Africa di oggi potrebbe
esser diversa. Potrebbe esser rigogliosa ed indipendente se
l’imperialismo non l’avesse depredata e non avesse ucciso i suoi capi
come l’eroe africano Patrice Lumumba che nasceva il 2 luglio di 95 anni
fa. Patrice Lumumba è un altra vittima della CIA. Emblema della
lotta africana contro il colonialismo, primo capo del governo della
Repubblica democratica del Congo dopo l’indipendenza, arrestato e ucciso
nel 1961 dalle forze golpiste del colonnello Mobutu, con l’aiuto degli
statunitensi. Patrice Lumumba è un simbolo per tutta l’Africa. Fondò il
Movimento Nazionale Congolese alla guida del quale, riuscì ad ottenere
l’indipendenza del suo paese il 30 giugno 1960. Il giovane primo
ministro pagava la sua intransigente politica anti coloniale, il suo
desiderio di sollevare le condizioni di vita del suo popolo. Se oggi a
governare l’Africa ci fossero capi come Lumumba non ci sarebbero nè
migrazioni forzate, nè razzismo.”
I risultati sono stati
annunciati prima che i seggi chiudessero – in un Paese che conta 11
fusi orari - e già questo dato è tutto dire. Oltre a ciò, sono
emerse numerose irregolarità.
Ad ogni modo, il
referendum costituzionale più lungo della storia – le cui
votazioni sono durate dal 25 giugno scorso sino al 1 luglio – hanno
incoronato – con il 78% dei SI (affluenza al 65%) - Vladimir Putin
“Re” a vita. Ovvero sarà rieleggibile sino al 2036.
In realtà, il governo
liberal capitalista russo, ha ben pensato di inserire questo aspetto
in un pacchetto referendario comprendente ben 206 emendamenti di
modifica alla Cosituzione entrata in vigore nel 1993.
Fra gli emendamenti
costituzionali sicuramente anche aspetti sacrosanti, come la priorità
dell'infanzia nell'ambito della politica statale, l'indicizzazione
delle pensioni e il salario minimo...ma anche, ebbene sì, la
possibilità di avere Putin monarca assoluto per parecchi anni !
Numerose, ad ogni modo,
le segnalazioni di violazioni elettorali al movimento per la difesa
dei diritti degli elettori “Golos”, fra cui il “voto coatto”,
con pressioni da parte dei datori di lavoro sui lavoratori, affinché
andassero a votare o votassero direttamente in azienda.
Oltre a ciò, il governo,
aveva organizzato una sorta di “enalotto” affinché venissero
distribuiti agli elettori certificati per poter vincere premi o
ottenere sconti nei supermercati.
Come se non bastasse, un
esperimento del giornalista del canale TV Dozhd Pavel Lobkov, ha
dimostrato che era possibile addirittura votare due volte online e al
seggio elettorale.
Di fronte a tutto ciò,
dunque, a poco sono serviti i picchetti e le manifestazioni con
cartelli e striscioni (con la scritta “Abbasso il Re !”) degli
attivisti del partito nazionalbolscevico di Eduard Limonov, “Altra
Russia”, peraltro arrestati senza motivazione (e subito dopo
rilasciati), nei giorni scorsi, solo perché invitavano
all'astensione e denunciavano l'illegittimità degli emendamenti.
E a poco sono serviti
anche gli appelli del maggior partito di opposizione alla Duma, il
Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) di Gennady Zjuganov,
il quale ha condotto la campagna per il NO.
Putin, nei giorni scorsi,
aveva attaccato Zjuganov, affermando che i comunisti erano contrari
alle modifiche costituzionali in quanto “i comunisti hanno
sempre sostenuto la dittatura del proletariato”.
Da parte sua, Zjuganov,
si è sempre opposto all'oligarchia in Russia, prima con Eltsin e
oggi con Putin. Egli – in un comunicato apparso ieri nel sito del
Partito - ha affermato che i comunisti avevano presentato 15
emendamenti alla Duma, che miravano a ripristinare lo stato sociale
smantellato da Putin, a garantire una miglior assistenza sanitaria e
un'istruzione gratuita per tutti.
Nessun emendamento
comunista è stato purtuttavia accettato dal partito liberal
capitalista di governo “Russia Unita”.
Nulla cambia, dunque, in
Russia. Il regime liberal capitalista è ancora saldo al potere e,
purtroppo, si è ulteriormente rafforzato.
Il governo boliviano,
guidato dalla liberale Jeanine Anez, che ha defenestrato -
nell'autunno scorso - il Presidente socialista Evo Morales con un
golpe bianco, ha formalizzato una denuncia penale per danni economici
allo Stato, contro Luis Arce, già Ministro dell'Economia di Morales
e attuale candidato alla Presidenza del Movimento per il Socialismo
(MAS).
Le accuse di
malversazione arrivano ad Arce dopo che il governo ha tentato di
vietare il suo partito politico – attualmente in testa, secondo i
sondaggi – ed è l'ennesimo tentativo per impedirgli di candidarsi.
Uno scenario già visto –
peraltro - in Ecuador, con le ingiuste accuse mosse all'ex
vicepresidente socialista Jorge Glas, le persecuzioni politiche
contro l'ex Presidente socialista ecuadoriano Rafael Correa e le
persecuzioni giudiziarie contro l'ex Presidente socialista brasiliano
Lula.
Le elezioni, in Bolivia,
dovrebbero tenersi il 6 settembre prossimo, ma, stando alle premesse,
il settori liberal capitalisti, potrebbero manovrarle a loro favore.
Attualmente i sondaggi
danno il candidato socialista Luis Arce al 33%, il candidato di
centrosinistra Carlos Mesa al 18% e la liberale Anez al 16%.
Ad Evo Morales rimane
comunque impedito di candidarsi, in quanto la sua candidatura è
stata respinta e, in patria, è in stato di arresto per “sedizione”.
Morales è infatti stato costretto, dall'autunno scorso, a chiedere
asilo politico all'Argentina peronista, dopo essere stato accolto dal
Messico socialista di Obrador.