giovedì 16 dicembre 2021
Superare l'egoismo per superare l'illusione della mente
mercoledì 15 dicembre 2021
Adriano Celentano Presidente della Repubblica. Articolo di Luca Bagatin
Il prossimo Presidente della Repubblica sarà eletto a inizio 2022.
Come al solito è partito il consueto balletto dei politici, sempre più slegati dai problemi del Paese, sempre più uniti da un sistema economico che favorisce i più abbienti, il sistema bancario, il sistema delle imprese e quello di una crescita economica (niente affatto illimitata), volta alla distruzione del Pianeta e allo sfruttamento del lavoro.
Un sistema, peraltro, governato sempre più dalle logiche di Washington e di Bruxelles.
Così è da almeno quasi trent'anni. E oggi, con un governo espressione praticamente di tutto il Parlamento e di tutti i poteri forti internazionali, è ancora più evidente.
In tutto ciò, non potrà che essere eletto il solito Presidente espressione dei veti incrociati fra i politici e gradito ai poteri forti internazionali.
Ma ciò, non ci toglie il piacere di sognare e di immaginare come, per una volta, sarebbe bello eleggere un Presidente totalmente fuori dai giochi.
In questo senso trovo che Adriano Celentano sarebbe la persona più giusta e lo dico tanto seriamente quanto, proprio per questo, sono consapevole che non potrebbe mai e poi mai, non solo essere eletto, ma nemmeno essere preso in considerazione.
E ciò non in quanto Celentano è uomo di spettacolo (lo sono gran parte dei politici italiani più noti, ormai da qualche decennio), ma in quanto Celentano ha sempre usato la sua immagine e popolarità per fare politica. O, meglio (anti)politica. Che è la politica più alta che possa esistere, in quanto volta alla sovversione della realpolitik e del Potere prostituito (prima ancora che costituito) alle logiche del mercato e dell'economia.
Celentano, dicevamo, ha sempre fatto politica. Non partitica, anzi. Non ha mai fatto parte di alcun partito. Ma, sin dagli Anni '80 almeno, ha sollevato questioni sociali e politiche molto forti. Per quanto scarsamente comprese, in un'Italia che ha preferito lasciarsi abbindolare dalla pubblicità commerciale (sin da tempi non sospetti) e dalla propaganda partitica.
Nel 1985, Celentano, realizzò un bellissimo quanto dimenticato film: “Joan Lui – Ma un giorno nel paese arrivo io di lunedì”. Un film a tratti comico, ma anche profondamente crudo e drammatico.
Un film nel quale, il Molleggiato, vestiva i panni del Messia o, quantomeno, di un Messia. Un Messia moderno/antimoderno, che tentava di illuminare il cammino di un'umanità preda della dittatura tecno-mercantile e consumista. Una dittatura già denunciata, qualche tempo prima, da Pier Paolo Pasolini, totalmente inascoltato.
E Celentano ha proseguito su questo filone, pur prendendosi critiche e perdendo finanche in popolarità.
Non era già più il Celentano semplice cantante “molleggiato” degli Anni '50 e '60, o quello divertente e a tratti romantico delle commedie di Castellano & Pipolo, con Ornella Muti.
Era qualcosa che mirava a scuotere le coscienze, usando per la prima volta il mezzo televisivo volto all'intrattenimento.
Nel 1987, in una puntata di “Fantastico”, da lui diretta, realizzò un monologo nel quale si definì, provocatoriamente “figlio della foca” e lanciò lo slogan “La caccia è contro l'amore”, che i cittadini avrebbero dovuto scrivere sulla scheda elettorale dei referendum abrogativi, che si tenevano in quei giorni.
La cosa costò a Celentano un processo da parte della Corte di Assise di Roma, nel febbraio 1988, che portò alla sua assoluzione nel 1989.
Ma, per la prima volta, una star della televisione faceva apertamente politica o, meglio, (anti)politica, sovvertendo le regole del gioco e parlando al cuore delle persone.
Ecco, Celentano, da allora, iniziò a parlare al cuore delle persone.
Contro la caccia, per la tutela dell'ambiente (decenni prima del fenomeno mediatico Greta Thumberg, che non ha mai rischiato alcun processo), per una società diversa e più giusta.
E lo farà negli anni successivi, con i suoi show e con molte delle sue canzoni (pensiamo ad esempio a “Arrivano gli uomini” e a “Facciamo finta che sia vero”).
E lo farà anche con il purtroppo ignorato cartone animato-serie evento “Adrian”, del 2019.
Una serie animata nella quale lui stesso si trasforma in una sorta di supereroe che abita nelle periferie di Milano e diviene, così, una bandiera post-ideologica.
La bandiera dei più deboli, schiacciati dal cemento, dalla mafia, dai soprusi di una politica autoreferenziale e di una economia che promuove la dittatura del danaro e del consumo e lo fa in modo subdolo, strisciante, come il peggiore dei totalitarismi.
Una serie animata sulla realtà che stiamo vivendo e su quella ancora peggiore che potremmo vivere, se non acquisiremo consapevolezza della deriva che sta prendendo questa sedicente “civiltà”.
“Solo l'Amore ci può salvare”, fu il leitmotiv che accompagnava tale serie tv, dedicata a Gino Santercole e prodotta da Claudia Mori, la cui bellissima immagine fu rappresentata anche nel cartone quale compagna di Adrian.
“Solo l'Amore ci può salvare” è una frase apparentemente banale, ma che dice tutto.
Solo ciò che non si può ancora vendere e comprare ci può salvare. Perché ci stiamo condannando e non ce ne stiamo nemmeno rendendo conto.
E i governi di tutti il Pianeta ci stanno condannando. Da secoli, da decenni.
Sarebbe bello che, a ricordarcelo, a livello istituzionale, fosse un Adriano Celentano nelle vesti di Presidente della Repubblica. Per la prima volta un Presidente superpartes e oltre ogni forma di Potere.
Sarebbe bello, ma, come dicevo, purtroppo, non accadrà.
Luca Bagatin
martedì 14 dicembre 2021
Russia, 14 dicembre 2004. Attivisti del Partito NazionalBolscevico di Eduard Limonov occuparono gli uffici governativi. Articolo di Luca Bagatin
Il 14 dicembre 2004, quaranta attivisti del Partito NazionalBolscevico - fondato dallo scrittore Eduard Limonov - provenienti da sedici regioni della Russia, tennero la più grande azione dimostrativa che la Russia ricordi, negli ultimi decenni.
Tennero infatti un comizio in difesa della Costiituzione, poco lontano dagli uffici del Presidente Vladimir Putin.
Il loro obiettivo era chiedere un incontro con il Presidente, cosa che fu loro negata.
Fu così che, gli attivisti, occuparono gli uffici governativi, inneggiando slogan del tipo: “Non abbiamo bisogno di un Presidente del genere”; “Ti insegneremo ad amare la Costituzione!”; “Lo zarismo non passerà”; “Putin si dimetta!”; “Abbasso l'autocrazia”; “Libertà per i prigionieri politici” ed altri ancora.
Nel corso dell'azione, gli attivisti nazionalbolscevichi, distribuirono volantini nei quali erano elencate un insieme di accuse mosse al governo russo, presieduto da Putin.
Fra queste: denuncia di falsificazione delle elezioni (sia parlamentari che presidenziali); denuncia di privazione del diritto di voto dei cittadini, attraverso la nomina dei governatori, senza passare dalle elezioni; denuncia delle privatizzazioni dell'apparato pubblico; denuncia dell'emergere di basi militari statunitensi in Asia centrale; denuncia della cessione di territori russi alla Cina; denuncia dell'amicizia fra il governo russo e il dittatore Saparmyrat Nyýazow, il quale aveva fatto espellere i russi dal Turkmenistan; denuncia della chiusura di canali televisivi indipendenti; ingerenze nelle elezioni di Abkhazia e Ucraina; denuncia della situazione in Cecenia; denuncia della repressione contro gli attivisti nazionalbolscevichi, in tutta la Russia.
Per tutto ciò, gli attivisti nazionalbolscevichi, chiesero, dunque, le immediate dimissioni di Putin e del suo governo, considerato oligarchico e autocratico e, dunque, incostituzionale.
Per tutta risposta, gli attivisti, furono arrestati in massa e condannati a vent'anni di carcere, con l'accusa di “rivolta di massa”.
Nel dicembre 2005, 8 attivisti nazbol, saranno condannati chi a 2, chi a 3 e chi a 5 anni di carcere. Altri sono furono messi in prova e alcuni furono rilasciati.
Il tutto fu documentato dalla giornalista Anna Politkovskaja, uccisa nel 2006, la quale fu una sostenitrice delle azioni degli attivisti del partito di Eduard Limonov.
Eduard Limonov definì quel processo: “Il più terribile processo contro i giovani della Russia dalla fine del XIX secolo”.
Su Anna Politkovskaja scrisse: “Lei ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".
Anna Politkovskaja, degli attivisti nazionalbolscevichi scrisse, fra le altre cose: “Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.
(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.
(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.
(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese”.
Il Partito NazionalBolscevico fu messo fuorilegge nel 2007. Rinacque sotto la denominazione “Altra Russia”, nel 2010, e, oggi, dopo la morte di Limonov, ha assunto la denominazione “L'Altra Russia di Eduard Limonov”.
Partito di sinistra patriottica, continua ad essere il partito più perseguitato nella Russia di Putin e gli è impedito di presentare liste elettorali.
Nel suo programma: la riunificazione del mondo russo, attraverso il socialismo popolare; la nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia; la restituzione del potere al popolo, attreverso dei nuovi Soviet; l'abbassamento della maggiore età a 14 anni; la libertà di parola e elezioni libere.
Luca Bagatin
sabato 11 dicembre 2021
Kazakistan. Attivista dei diritti umani condannato a 10 anni difeso dal partito di Eduard Limonov. Articolo di Luca Bagatin
Alcuni giorni fa, all'attivista, sono stati aggiunti ben 3 anni di carcere, per un totale di 10 anni.
Ermek Taychibekov era stato arrestato nel settembre 2020, con l'accusa di “incitamento al separatismo e alla discordia nazionale” e così condannato.
Gli unici a prendere le sue difese e a denunciare il suo caso, gli attivisti del partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, che, attraverso uno dei coordinatori, Mihail Axel, su Facebook, ribadiscono il loro sostegno e denunciano l'allungamento della pena all'attivista. Il quale, peraltro, non ha mai incitato alla violenza.
Il tutto, ricordano gli attivisti nazionalbolscevichi, nella totale indifferenza delle autorità statali russe, le quali preferiscono mantenere ottimi rapporti socio-economici con il vicino Kazakistan.
Già nel 1998, lo scrittore Eduard Limonov, fece presente come, nel nord del Kazakistan, vivessero ancora oltre 4 milioni di russi e come quelle zone fossero stare brutalmente “kazakizzate” dal presidente Nursultan Nazarbaïev, al potere dal 1990, esattamente come quanto accadde in Ucraina e in tutte le zone post-sovietiche.
Limonov, nel 2001, fu anche arrestato e condannato, scontando due anni e mezzo di carcere, con l'accusa di "tentativo di colpo di Stato in Kazakistan".
Eduard Limonov e il suo partito si sono sempre occupati di riunificare il mondo russo ex sovietico, promuovendo il socialismo popolare, in tutte le Repubbliche ex Sovietiche, contro ogni forma di nazifascismo e di sciovinismo, purtroppo sempre più presenti, dopo la fine dell'URSS.
Luca Bagatin
Julian Assange rischia l'estradizione negli USA. A rischio la libertà di espressione. Articolo di Luca Bagatin
Julian Assange, il giornalista libertario, fondatore di WikiLeaks, noto per aver fatto conoscere al mondo documenti segreti, mettendo a nudo gran parte delle nefandezze del mondo politico internazionale, rischia di essere estradato negli USA. Paese nel quale è accusato, per la sua attività giornalistica, di “spionaggio e pirateria informatica”, per aver contribuito a diffondere file riservati relativi, fra gli altri, ai crimini di guerra compiuti dagli Stati Uniti d'America, in Afghanistan e Iraq.
Accuse che costerebbero, ad Assange, una condanna a ben 175 anni di reclusione.
L'Alta Corte di Londra ha, infatti, ribaltato la sentenza di primo grado che negava l'estradizione di Assange, dalla Gran Bretagna agli USA.
Il ricorso presso l'Alta Corte, era stato depositato dal team di legali statunitensi, che si opponeva al divieto di estradizione, sulla base del rischio di suicidio legato al trattamento carcerario negli USA.
“Un grave errore giudiziario”, ha affermato Stella Moris, compagna di Julian Assange, oltre che uno dei suoi legali, la quale ha aggiunto: “E' stato vergognoso e cinico prendere una decisione come questa nella giornata mondiale dei diritti umani” e si è chiesta: “Come può essere possibile estradare Julian nello stesso Paese che ha complottato per ucciderlo?”.
Il governo russo, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, parla di “Sentenza vergnogosa”, facendo presente che “Si tratta di un vergognoso verdetto nell'ambito di un caso politico contro un giornalista e attivista pubblico. E' un'altra manifestazione di una visione del mondo cannibale del tandem anglosassone” e Amnesty International parla apertamente di “Giustizia farsa”.
Mentre l'Italia si è rifiutata di considerare Assange un rifugiato politico, votando a maggioranza una risoluzione in questo senso, il governo socialista del Messico, presieduto da Andrés Manuel López Obrador, da tempo ha chiesto la sua liberazione e così il governo socialista cubano, che, attraverso il Ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez, parla di “Vendetta degli USA contro Assange”, facendo presente che “Gli Stati Uniti si pongono come esempio contro chiunque ne denunci la condotta criminale” e ciò finisce per avere “gravi conseguenze per il giornalismo e la libertà di espressione”.
Luca Bagatin
martedì 7 dicembre 2021
CONGIUNZIONI ASTRATTE. Racconto surRenale by Luca Bagatin
CONGIUNZIONI ASTRATTE
di Luca Bagatin
Il mio nome è Aceto.
Aceto Balsamico.
Sono di Cinisello Balsamo, città nota in quanto, i suoi abitanti, hanno i capelli particolarmente morbidi.
Sono un tipo cinico, ma amo vestire acetato.
Ero innamorato di Irene.
Una ragazza alta, bionda, bellissimi occhi azzurri e tutti gli annessi & connessi.
Irene era una Sacerdotessa del Tempio di Amon-Ra in incognito.
Irene conosceva un sacco di formule magiche, che aveva appreso da altrettanti grimori d'epoca sconosciuta.
Irene sembrava una ragazza piuttosto tenera, ma aveva le zanne.
Mentre io la mangiavo con gli occhi, lei mi avrebbe sbranato con i denti.
Sarei stato un tenero bocconcino, se non fosse che lei era vegetariana, oltre che appassionata di giardinaggio.
Fu così che mi feci forza (& coraggio!) e la invitai a una romantica cena a lume di candela e a base di tofu.
Il ristorante era gestito dai fratelli Sano & Salvo, una coppia di gemelli siamesi nani.
Sano & Salvo giunsero a prendere le nostre ordinazioni, miagolando (in quanto siamesi!).
Irene prese del tofu insaporito con noci di macadamia e frutti di bosco. Abbinamento insolitamente insolito. Specie per una donna con le zanne, sebbene Sacerdotessa del Tempio di Amon-Ra (ma in incognito!).
Io presi una pizza con i fichi. Abbinamento decisamente solito per un amante dei grassi saturi, insaturi e dei polisaccaridi, tutti mischiati assieme.
“La macadamia è un genere di piante perenni appartenente alla famiglia delle Proteaceae, endemico dell'Australia orientale, formato da quattro specie. Il nome del genere è un omaggio allo scienziato e uomo politico John Macadam, collega del botanico Ferdinand von Mueller che per primo le descrisse”, le dissi, d'un fiato, mostrandomi colto, mentre, in realtà, per fare colpo su di lei, mi ero imparato a memoria praticamente tutto l'elenco delle descrizioni delle piante presenti su Wikipedia, conoscendo la sua passione per il giardinaggio.
Avrei potuto imparare l'elenco di tutte le formule magiche relative ai grimori d'epoca sconosciuta presenti sulla terra. Ma Wikipedia, al momento, ne era sguarnita.
Irene sorrise, mostrando le zanne. Poi si fece seria e iniziò a raccontare.
“Mi sono lasciata con il mio ex – mio ex dentista – a causa dei miei denti. Lui voleva a tutti i costi sistemarmeli, mentre io li ho sempre amati così come sono. Famelicamente famelici. Felicemente felinici”. Le scese una lacrima.
Le strinsi le mani e le dissi: “Secondo me i tuoi denti sono praticamente perfetti. Una ragazza dall'aria tenera come te, non può che avere dei denti come i tuoi. Per ammorbidire tutto ciò che mangia. Per incutere quel giusto terrore nelle prede. Per sfamare la prole nel momento del bisogno, disossando la carne altrui...”. Farneticai in un discorso che voleva essere romantico, ma risultò stucchevole.
Ciò, infatti, la lasciò di stucco.
“Dici così solo perché vuoi consolarmi!”, si arrabbiò.
“Più che altro dico così perché voglio conquistarti, così come tu hai conquistato me. E mica per i denti, ma per tutti gli annessi & i connessi. Fra noi ci sono connessioni e congiuzioni astrali che ci uniscono, congiuntivi, avverbi e finanche proverbi. Tanto va la gatta al lardo, che preferisce quello di colonnata! Mica scema, la gatta! Il lardo di colonnata è stagionato in conche di marmo di Carrara, per dire!”.
Irene sorrise: “Sei un tipo buffo, mi piaci per questo”.
Mi avvicinai, ma, prima di darci un bacio (finalmente, questo sì, romantico), Sano & Salvo, ci portarono le pietanze o, meglio, inciampando entrambi (essendo siamesi!), ce le rovesciarono direttamente addosso.
Sano & Salvo non si erano fatti nulla. Erano praticamente sani e salvi. Le pietanze, l'esatto opposto, mentre Irene ed io fummo benedetti dal tofu insaporito con noci di macadamia e frutti di bosco, oltre che da una pizza con i fichi.
Fortunatamente senza lardo di colonnata.
Luca Bagatin
Venezuela. L'ONU: "Legittimo il governo Maduro". Articolo di Luca Bagatin
L'Assemblea delle Nazioni Unite (ONU), ha riconosciuto il governo presieduto dal socialista Nicolas Maduro, come legittimo.
Solamente 16 su 193 Paesi rappresentati all'Assemblea dell'ONU, si sono rifiutati di riconoscere la sua legittimità, mentre nel 2019, erano molti di più i Paesi che non lo riconoscevano quale Presidente legittimo.
Samuel Moncada, rappresentante del Venezuela all'ONU, ha dichiarato su Twitter, in merito e riferendosi sll'autoproclamatosi Presidente Juan Guaidò (sostenuto dagli USA), che: “Nel 2019, lo schiavo coloniale creato dagli Stati Uniti per depredare il Venezuela ha avuto il sostegno di 60 Paesi. Oggi, nell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, solo 16 dei 193 Paesi hanno rifiutato di riconoscere il presidente Maduro. E' la vittoria del diritto internazionale e dell'autodeterminazione dei popoli”.
Il governo venezuelano ha sempre chiesto “il rispetto della sovranità nazionale, il diritto all'autodeterminazione dei popoli, l'integrità territoriale e la non ingerenza negli affari interni, nonché l'obbligo di non minacciare la pace e la sicurezza”.
Il governo Maduro ha, in questo senso, più volte accusato gli USA e i suoi alleati di promuovere piani di destabilizzazione del Paese, sostenendo appunto l'autoproclamatosi Presidente “ad interim” Juan Guaidò e i suoi numerosi tentativi di golpe.
La coalizione di Juan Guaidò, peraltro, è stata sonoramente sconfitta alle elezioni amministrative del novembre scorso, stravinte dal socialismo chavista e riconisciute come legittime anche dagli osservatori internazionali.
Nicolas Maduro è stato rieletto per il suo secondo mandato nel 2018, con il 68% dei consensi ed il suo mandato durerà sino al 2025.
Luca Bagatin