lunedì 18 settembre 2017

"Todos Somos Venezuela": dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana. Articolo tratto da TeleSur e l'Antidiplomatico



Circa 197 delegati internazionali provenienti dai cinque continenti del mondo si riuniscono da oggi presso il Teatro Teresa Carreño di Caracas, capitale del Venezuela, con l’obiettivo di dialogare in favore della pace nel paese sudamericano.
Per l’iniziativa ‘Todos Somos Venezuela’: dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana, che si terrà fino al prossimo 19 settembre, dove sarà approvato un piano internazionale di azione di solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana.
Questa giornata mondiale si svilupperà in due fasi. Tra il 16 e il 17 si insedieranno cinque tavoli di lavoro che culmineranno nella Dichiarazione dei Popoli in Difesa della Rivoluzione Bolivariana (Dichiarazione di Caracas).
Nei tavoli di lavoro saranno dibattuti temi che riguardano la difesa della sovranità e la pace, la lotta contro la guerra, l’imperialismo, il suprematismo razziale, la controrivoluzione finanziaria globale e i diritti della madre terra.
Nei giorni 18 e 19 gli invitati internazionali conosceranno alcune esperienze del processo rivoluzionario venezuelano, con visite presso urbanizzazioni della Gran Misión Vivienda Venezuela (GMVV) e incontri con realtà produttive.
In questi due giorni saranno inoltre organizzati dei forum sulla difesa integrale della nazione, l'unione civico-militare e l'antimperialismo. Le sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti contro la nazione sudamericana saranno uno degli argomenti da discutere.
Il presidente venezuelano Nicolás Maduro, che ha convocato i popoli a prendere parte a questa giornata internazionale il 20 agosto, ha ribadito il suo invito alla vigilia.
«Invito tutto il popolo, il movimento popolare, i movimenti di opinione, gli intellettuali venezuelani, i movimenti sociali del Venezuela, i movimenti politici, i partiti del Gran Polo Patriottico a questa giornata mondiale che si sta per sviluppare a Caracas per il dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana del Venezuela», ha esortato.
Nelle riunioni preparatorie della giornata internazionale hanno preso parte, tra gli altri, il Movimento Patria Grande dell’Argentina, il Movimento dei Lavoratori Sin Tierra del Brasile, i Circoli Bolivariani di New York, il Movimento dei Poveri degli Stati Uniti, la France Insoumise e il Frente Amplio dell’Uruguay.
«La consegna è una sola: Todos Somos Venezuela e ci saranno una serie di iniziative a livello di reti sociali (…) in vari idiomi ci saranno campagne mondiali, un gran dialogo perché il Venezuela ha diritto a difendersi e ha chi lo difende qui e nel mondo intero», ha sottolineato il presidente.

(Traduzione dallo spagnolo per l'AntiDiplomatico di Fabrizio Verde)

(Manifestazione a sostegno del Venezuela in Gran Bretagna, 17 settembre 2017)

giovedì 14 settembre 2017

Giornate mondiali di sostegno al Venezuela sovrano ed alla Rivoluzione Bolivariana. Articolo di Luca Bagatin

Dal 15 al 19 settembre si terranno, in tutto il mondo, in contemporanea con Caracas, delle manifestazioni di sostegno alla Rivoluzione Bolivariana ed al Venezuela sovrano, minacciato dagli Stati Uniti d'America di Donald Trump, il quale ha annunciato contro il Paese sudamericano sanzioni economiche ed un intervento militare con l'obiettivo di rovesciare il governo venezuelano democraticamente eletto e guidato dal Presidente socialista Nicolas Maduro.
Non è la prima volta che gli USA, nella Storia, intervengono militarmente per destabilizzare l'America Latina ed il Terzo Mondo in particolare. E' solo di pochi giorni fa il ricordo del compianto Presidente socialista cileno democraticamente eletto Salvador Allende, il cui governo fu rovesciato da un Colpo di Stato fomentato dalla CIA l'11 settembre del 1973 e che portò al governo il dittatore liberista Augusto Pinochet.
L'America Latina socialista e sovrana merita di essere difesa da tutto il mondo autenticamente libero e democratico ed è per questo che il Venezuela ha organizzato un evento al Teatro Teresa Carreño di Caracas, che si terrà dal 16 al 19 settembre prossimi dal titolo "Todos somos Venezuela (Tutti siamo Venezuela) - dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana" e, dunque, in numerosi Paesi, fra i quali Italia (il 15 settembre alle ore 17.00 a Roma presso il Parco Simon Bolivar di Montesacro) e Gran Bretagna (il 17 settembre a Londra alle ore 12.00 presso l'Ambasciata del Venezuela), si terranno in quei giorni manifestazioni concomitanti in sostegno a tale iniziativa.
Va peraltro ricordato che già nei primi giorni di agosto, nel Consiglio di Diritti Umani dell'Onu riunito a Ginevra, 57 Stati firmarono un documento in appoggio al legittimo governo del Venezuela contro ogni ingerenza straniera.
All'evento di Caracas sarà in prima linea presente il Presidente socialista della Bolivia Evo Morales al seguito di numerosi movimenti sociali in difesa della Rivoluzione Bolivariana.
Non va dimenticato, peraltro, parlando di America Latina e nella fattispecie in questo caso di Argentina, che cresce il malumore e l'indignazione per la scomparsa dell'attivista Santiago Maldonado, il 28enne della provincia di Buenos Aires scomparso il 1 di agosto agosto dopo una manifestazione - repressa nel sangue dalla polizia - in sostegno agli indigeni Mapuche le cui terre sono minacciate dalle multinazionali straniere.
Santiago Maldonado sembra dunque il primo desaparecido di un governo, quello del liberale Mauricio Macri, cha già dal suo insediamento sta via via distruggendo ogni conquista sociale attuata dal peronismo kirchnerista, in particolare per quanto riguarda i diritti dei disabili e bloccando addirittura ogni sostegno all'associazione delle Nonne di Plaza de Mayo per identificare i bambini sottratti alle madri durante le dittature antiperoniste.
L'America Latina del Socialismo del XXI secolo, dal Venezuela all'Argentina, sembra dunque sempre più in pericolo. Non facciamole mancare la nostra vicinanza. Civile, democratica, socialista e libertaria.

Luca Bagatin

mercoledì 13 settembre 2017

Gabriele D'Annunzio fondatore della prima ed autentica Repubblica libertaria e dell'Amore

«Io sono per il comunismo senza dittatura […] È mia intenzione di fare di questa città un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse»
(Gabriele D'Annunzio)




L'8 settembre 1920 il Vate Gabriele D'Annunzio - a conclusione dell'Impresa di Fiume - proclama la Reggenza del Carnaro, ovvero quella che amo definire la prima ed autentica Repubblica libertaria e dell'Amore che sia mai stata fondata.
A memoria di ciò desidero riportare due articoli che dedicai a D'Annunzio ed alla sua celebre impresa.

Luca Bagatin


Il "Manuale del Rivoluzionario" di Gabriele D'Annunzio.
Articolo di Luca Bagatin del 25 agosto 2014
 

La fantasia al potere, attraverso una critica del potere stesso, la porterà certamente Gabriele D'Annunzio (e non certo i figli di papà del '68 italiano), il Vate della letteratura italiana per eccellenza, il poeta armato, l'eroe dell'impresa di Fiume e che fece della città di Fiume – occupata con soli 1500 uomini e senza sparare un colpo – una città libera, liberata e libertaria.
Gabriele D'Annunzio fu, secondo le parole di Lenin, l'unico rivoluzionario dell'Italia dei suoi tempi e da molti fu considerato un novello Giuseppe Garibaldi, per il suo ardimento e per la sua portata socialisteggiante, dagli echi mazziniani e garibaldini.
Ce ne ha parlato a lungo lo storico Giordano Bruno Guerri, ma ce ne parla diffusamente – proprio attraverso gli scritti ed i discorsi di D'Annunzo stesso – il “suo” “Manuale del Rivoluzionario”, a cura di Emiliano Cannone ed edito dalla Tre Editori (www.treditori.com). Un bellissimo saggio che abbiamo scoperto e che desideriamo far conoscere e diffondere.
Un Manuale che, non a caso, reca in copertina un D'Annunzio nei panni di Lenin, contornato da bandiere rosse nell'atto di prendere d'assalto il Palazzo d'Inverno.
Il Palazzo d'Inverno di D'Annunzio fu il potere, la casta politica, il governo di Nitti, di Vittorio Emanuele Orlando e di Giolitti, ovvero dei parrucconi della sua epoca. Ma il Palazzo d'Inverno di D'Annunzio fu anche l'avanzante fascismo e quel Mussolini che cercò, in tutti i modi ma senza riuscirvi, di zittire il Vate della Nuova Italia.
Nel Manuale è rappresentata tutta l'anima anarchica, socialisteggiante, libertaria, antiparlamentare ed internazionalista del Nostro. Un D'Annunzio che, non a caso, dichiara che egli aspira ad un “comunismo senza dittatura” e che – ben prima e meglio di altri – lancerà invettive contro la “casta politica”, dichiarando, fra le altre cose: “La casta politica che insudicia l'Italia da cinquant'anni, non è capace se non di amministrare la sua propria immondizia, pronta a tutte le turpitudini, pur che sia lasciata fingere di godersi il suo potere impotente”.
D'Annunzio, in questo senso fu un eroe (anti)politico e, dunque, un eroe della vera democrazia, contro i soprusi e le ruberie del potere ed in questo senso non mancherà mai in D'Annunzio il suo appello all'Antica Grecia, al mito greco, all'arte ed alla bellezza in tutte le sue forme, quale valori fondanti per l'emancipazione umana. In questo senso – lo si evince dal Manuale stesso – egli scorgerà la natura della crisi dei suoi tempi, che poi è anche la natura della crisi economica e sociale dei nostri, ravvisando l'origine del problema nell'espansionismo capitalistico e nell'imperialismo anglosassone e statunitense, ovvero di coloro i quali egli definisce i “divoratori di carne cruda”. In questo senso D'Annunzio scrive: “La lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, porta il pericolo delle più terribili conflagrazioni marziali”. Ora sappiamo che fu profetico e nelle sue parole non possiamo non scorgere quanto avvenne nella Seconda Guerra Mondiale, durante la Guerra Fredda e, oggi, nel Medioriente martoriato ed ove non vi sono eroi, bensì criminali che uccidono, in ogni dove, vittime innocenti.
Ricchezza e potere all'origine della morte dell'umanità stessa, dunque.
Con l'impresa di Fiume possiamo dire che il D'Annunzio concretizzerà i suoi ideali ed i suoi principi. Nel 1919, infatti, in opposizione al Trattato di Versailles che negava la città di Fiume all'Italia, D'Annunzio - alla testa di un drappello di legionari - la occupò e ne fece una città libera in tutti i sensi, al punto che a Fiume erano tollerate e praticate le libertà sessuali, nonché era tollerata l'omosessualità e, grazie al contributo dell'aviatore Guido Keller e dello scrittore Giovanni Comisso, fu fondato il gruppo Yoga – avente per simbolo la svastica di origine vedica (che nulla aveva a che spartire con il nazismo, anzi !) ed una rosa a cinque petali - e che proponeva una visione esoterica e spirituale della realtà.
Non solo, in collaborazione con il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, D'Annunzio redasse la famosa Costitituzione di Fiume o Carta del Carnaro, la quale fu un documento avanzatissimo per l'epoca, prevedendo: libertà di associazione, libertà di divorziare, libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luogi pubblici, assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, promozione di referendum, promozione della scuola pubblica, risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario, inviolabilità del domicilio e altro ancora che, peraltro, non fu mai garantito nemmeno dalla Costituzione della Repubblica italiana partitocratica, fondata nel 1948 e nella quale viviamo tutt'oggi. Una Costituzione tanto decantata, ma assai poco approfondita e che poco aveva a che spartire con la vera democrazia della Repubblica Romana del 1849 e con la Carta del Carnaro, fondata da spiriti rivoluzionari e non già da canuti uomini politici, servi dei partiti e delle ideologie e che il potere ha reso schiavi.
Un'impresa unica nella Storia, dunque, quella di Fiume, purtroppo soffocata dall'imperialismo internazionale e dal governo italiano di Giovanni Giolitti (tutt'altro che un liberale, bensì un famoso Ministro della malavita come lo soprannominò Gaetano Salvemini !) che, nel 1920, inviò le truppe italiane a sgomberare a cannonate i legionari.

Da non dimenticare frasi come queste, contenute nel “Manuale del Rivoluzionario”, che D'Annunzio lancia quali invettive ai governanti dell'Europa e del mondo di ieri, non dissimili da quelli di oggi. Frasi oggi attualissime, se osserviamo la geopolitica mondiale, europea, oltre che i flussi di migranti che approdano giornalmente sulle nostre coste, costretti ad emigrare a causa di una crisi voluta dai Governi e dal sistema economico-monetario: “In tutta Europa, in tutto il mondo, il potere politico è al servizio dell'alta banca meticcia, è sottomesso alle impostazioni ignobili dei rubatori e dei frodatori costituiti in consorzi legali. Neppure nel peggior tempo dei barbareschi e dei negrieri le genti furono mercanteggiate con così fredda crudeltà. Le nazioni sono cose da mercato. La vita pubblica non è se non un baratto immondo esercitato nel cerchio delle istituzioni e delle leggi esauste. Fino a quando ?”.
Il “Manuale del Rivoluzionario”, che raccoglie gli scritti anarco-libertari, socialisti, internazionalisti ed umanitari di D'Annunzio è certamente una fortunata opera editoriale ed il merito va certamente all'ottimo Emiliano Cannone, giovane dottore di ricerca in italianistica, per averlo curato con, peraltro, un'ottima nota introduttiva e precise note a piè di pagina.
La veste editoriale del saggio, poi, curata dalla Tre Editori, è elegantissima, anche a dispetto dell'economico prezzo di copertina. Da notare che, la fine di ogni capitolo del Manuale, reca il simbolo della bandiera della Reggenza del Carnaro: un uroboro – ovvero un serpente che si morde la coda – antico simbolo esoterico e gnostico a rappresentare la natura ciclica delle cose, ovvero simbolo di immortalità (si rammenti che Gabriele D'Annunzio fu peraltro iniziato alla Massoneria della Serenissima Gran Loggia d'Italia, oggi Gran Loggia d'Italia degli ALAM e non ne fece mai mistero), con al centro le sette stelle dell'Orsa Maggiore.
Ulteriori spunti su cui riflettere ed approfondire attorno ad un personaggio poliedrico quale fu Gabriele D'Annunzio, troppo frettolosamente relegato fra i “poeti del nostro Paese”, senza rammentarne (o preferendo piuttosto oscurarne) la portata rivoluzionaria, libertaria ed eminentemente (anti)politica e (contro)culturale.

Luca Bagatin


Giorgia Meloni sbaglia a contrapporre D'Annunzio a Che Guevara, due eroi anti-casta e per l'emancipazione sociale oltre la destra e la sinistra.
Articolo di Luca Bagatin del 9 agosto 2016


Giorgia Meloni informa i suoi “amici virtuali” di Facebook che ogni giorno, per tutto il mese di agosto, pubblicherà un aforisma – iniziando da quello celebre di D'Annunzio “Memento audere semper” - e tale notizia, tutto sommato abbastanza marginale, viene ripresa anche da alcuni organi di informazione, in particolare per informare che la sig.ra Meloni intende contrapporre la figura di D'Annunzio a quella di Che Guevara.
Lei infatti scrive che i ragazzi dovrebbero “studiare sui libri di scuola in maniera più approfondita la figura di D'Annunzio”, “un grande italiano che non ha nulla da invidiare a un qualunque Che Guevara, che pure tanti giovani amano indossare sulle loro magliette” ed afferma ciò esaltando l'impresa di Fiume del 1919.
Lodevole il fatto che la Meloni esalti e ricordi l'impresa di Fiume, meno lodevole il suo tentativo di contrapporre la figura del rivoluzionario anti-casta e libertario D'Annunzio all'altro rivoluzionario anti-casta e libertario Che Guevara.
In questo senso, sia gli studenti che la sig.ra Meloni dovrebbero studiarsi approfonditamente sia la figura di D'Annunzio che quella di Che Guevara, ma su testi che hanno trattato tali figure in modo obiettivo e non ideologizzato.
Per quanto concerne Gabriele D'Annunzio, il “Poeta soldato”, il “Vate” per eccellenza, qualche anno fa segnalammo e recensimmo l'ottimo “Manuale del Rivoluzionario”, edito dalla Tre Editori e curato da Emiliano Cannone (http://www.opinione.it/cultura/2014/08/28/bagatin_cultura-2808.aspx). In questo saggio sono riportati discorsi ed aforismi del Vate e che lo consacrano quale miglior rappresentante della cultura socialista rivoluzionaria, anarchica, antiparlamentare ed internazionalista, oltre e contro la destra (rappresentante delle élite monarchiche ed oligarchiche) e oltre e contro la sinistra (rappresentante della borghesia industrialista ed affamapopoli).
Nel saggio, infatti, fra le altre, si riportano le parole ad una celebre intervista a D'Annunzio, il quale affermava che egli ambiva ad un “comunismo senza dittatura” (esattamente come Che Guevara peraltro !) e non a caso fu ammirato da Lenin (il quale inizialmente, nella costituzione dei Soviet, si ispirò agli ideali anarchici) e la Repubblica di Fiume - costituita con il contributo di socialisti rivoluzionari e mazziniani quali ad esempio Alceste De Ambriis - fu l'inveramento di quel comunismo libertario d'annunziano che permise le libertà sessuali (con relativa tolleranza e pratica dell'omosessualità), la libertà di associazione, la libertà di divorziare, la libertà religiosa e la libera ricerca spirituale (l'aviatore Guido Keller e lo scrittore Giovanni Comisso fondarono la rivista “Yoga”, che proponeva una visione esoterica e spirituale della realtà), la proibizione dei crocifissi nei luoghi pubblici, l'assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, la promozione dei referendum, la promozione ed il sostegno alla scuola pubblica, il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario ecc... tutte cose che nemmeno l'attuale Repubblica italiana di cui Giorgia Meloni è rappresentante, sembra garantire appieno.
Ci chiediamo, peraltro, se queste cose la sig.ra Meloni le sappia (visto che diversi dei punti del programma della d'annunziana e fiumana “Carta del Carnaro” sono in aperto contrasto con gli ideali da lei stessa propugnati). Così come ci chiediamo se la sig.ra Meloni sappia che Gabriele D'Annunzio fosse apertamente e dichiaratamente massone (massone lo fu anche Che Guevara e la gran parte dei rivoluzionari cubani, oltre che fiumani), appartenente alla Serenissima Gran Loggia d'Italia (oggi Gran Loggia d'Italia degli ALAM) e che la stessa bandiera della Reggenza del Carnaro fosse un chiaro richiamo al simbolismo gnostico e massonico, ovvero un uroboro (un serpente che si morde la coda) con al centro le sette stelle dell'Orsa Maggiore.
Gabriele D'Annunzio e gli eroi di Fiume, così come il Che e gli eroi di Cuba osarono ed osarono sempre, inverando appunto il motto “Memento audere semper”. Eroi (anti)politici e contro la realpolitik, alla quale contrapposero l'amore per le genti, per l'umanità, per la libertà intesa come libertà dal bisogno per approdare al sogno di una società o, meglio, di una civiltà umanitaria e comunitaria diversa ed alternativa a quella dei politicanti, degli oligarchi e degli industriali affamapopoli.
Eroi senza compromessi al punto che furono purtroppo sconfitti. La Repubblica di Fiume fu smantellata dall'esercito del Regno d'Italia nel 1921, non senza scontri (si ricordi in proposito il famoso “Natale di sangue”) e, per quanto riguarda Che Guevara, in polemica con il sostegno sovietico dell'Urss a Cuba e con le posizioni di Fidel Castro in merito, si dimise da tutte le cariche e da Ministro dell'Industria ed andò a combattere per i popoli oppressi in Congo ed infine in Bolivia, ove fu ucciso.
Ecco gli eroi da ricordare, celebrare, emulare da tutti e soprattutto dai giovani d'oggi, amebizzati dagli smartphone e dagli (a)socialnetwork. Eroi senza macchia che lottarono a sprezzo del pericolo e mai furono mantenuti ad ufo dai contribuenti.
Ecco perché è errato, come fa la Meloni, tentare di contrapporre D'Annunzio (accreditandolo magari “a destra”, niente di più sbagliato) a Che Guevara (che comunque non va assimilato alla “sinistra”, ma fu personaggio e studioso che andò ben oltre le ideologie illuministico-borghesi).
Nell'ambito del pensatoio che ho fondato - “Amore e Libertà (www.amoreeliberta.blogspot.itwww.amoreeliberta.altervista.org) – non a caso, tanto D'Annunzio che Che Guevara, sono inseriti nel “pantheon” dei nostri ispiratori (si veda il link: http://www.amoreeliberta.altervista.org/html/manifesto.htm) e proprio per le motivazioni che ho già scritto qui, come in altri articoli.
Dunque la Meloni approfitti della “pausa estiva” per leggere gli scritti ed i discorsi politici di D'Annunzio, la Carta del Carnaro e magari i saggi dello storico Giordano Bruno Guerri in proposito, oltre che il saggio a cura di Emiliano Cannone già citato un questo articolo. Eviterà di fare affermazioni imprecise e di contrapporre dei veri combattenti per l'emancipazione dei popoli, i cui ideali, oggi, nella società liquida dei consumi e della casta politica autoconservativa, mancano enormemente.

Luca Bagatin


Jim Channon, lo sviluppo del potenziale umano ed il fallimento delle politiche militari (specie made in USA)

Il 10 settembre scorso è venuto a mancare Jim Channon, fondatore, alla fine degli Anni '70, di quello che chiamò Primo Battagline Terra, ovvero un esercito composto da "monaci guerrieri" in grado di agire sul nemico attraverso strumenti di pace. Un'idea rivoluzionaria che, personalmente, mi colpì molto.
Per questo nell'agosto del 2014 ne scrissi un articolo, rifacendomi alla ricostruzione che ne fece Jon Ronson.
Di seguito desidero riportare l'intero articolo. In memoria di Jim Channon e di tutti gli hippie rivoluzionari come lui.

Luca Bagatin 


L'uomo che fissa le capre, Jim Channon, lo sviluppo del potenziale umano ed il fallimento delle politiche militari (specie made in USA).
Articolo di Luca Bagatin del 2 agosto 2014 

Ne hanno fatto anche un film.
Abbastanza grottesco. Come grottesca è la vicenda. Più che di vicenda, si tratta in realtà dell'esistenza di assurde attività praticate all'interno dell'esercito statunitense, sin dagli Anni '50.
Attività che sconfinano nel paranormale al punto che in un luogo militare chiamato Fort Bragg, a capo di un personaggio assurdo - benché Generale Maggiore - chiamato Albert Stubblebine, si stenta a credere che siano stati praticati i più curiosi esperimenti: dallo stordimento di ignari greggi di capre, sino al tentativo di attraversamento dei muri da parte di soldati addestrati all'uopo.
E' una storia che potrebbe essere stata partorita da qualche romanzo di fantascienza e/o di fantapolitica ed in realtà è la storia ricostruita dal giornalista Jon Ronson un decennio fa, attraverso il saggio "L'uomo che fissa le capre", dal quale di recente è stato tratto l'omonimo film-commedia con George Clooney.

E' una ricostruzione suggestiva e a tratti irriverente, quella di Ronson, ma profondamente inquietante.
E' inquietante, infatti, pensare che quella che si definisce o si tende a definire "la più grande democrazia del mondo", ovvero gli USA, abbia speso fior fior di quattrini in progetti così assurdi che nella maggior parte dei casi non hanno prodotto alcun risultato concreto se non il proliferarsi di progetti correlati/collaterali, quali l'utilizzo di tecniche di tortura praticati nell'ambito della cosiddeta guerra al Terrore, oppure in missioni speciali della CIA altrettanto umanamente distruttive.
Eh sì, perché la CIA sa bene come avvalersi di tecniche apparentemente "non invasive" per torturare il "nemico". Peccato che, da una democrazia, non ti aspetteresti l'utilizzo di tecniche di tortura. Così come dall'esercito degli Stati Uniti d'America non ti aspetteresti che siano mai esistiti progetti che scadono facilmente nell'imbecillità.
Purtuttavia così è stato e così pare continui ad essere. Gli USA patria anche della stupidita, verrebbe da dire. Infondo il celebre umorista statunitense Mark Twain - a noi tanto caro - scrisse: È stato meraviglioso trovare l'America, ma sarebbe stato ancor più meraviglioso perderla.
Jon Ronson racconta tutto ciò con dovizia di particolari, con interviste alla mano, attraverso ricerche ed inchieste.
Purtuttavia - psicosi paramilitari a parte - nel saggio sono raccontate personalità interessanti. Una di queste è certamente Jim Channon, fondatore - alla fine degli Anni '70 - del Primo Battaglione Terra, ovvero l'idea di un escercito composto da supersoldati o "monaci guerrieri" in grado di agire sul nemico attraverso strumenti di pace tipici dei movimenti New Age e legati alla spiritualità.
Ma chi è Jim Channon ? Tenente Colonnello dell'esercito USA, al termine della Guerra del Vietnam, Channon decise di approdare al cosiddetto "movimento del potenziale umano", frequentando gruppi spiritualeggianti, new age, misticheggianti, tipici in particolare della California ed ispirati al movimento beatnik ed hippie. Fu lì che apprese diverse tecniche di meditazione e di sviluppo, appunto, del potenziale umano.
Tornato nell'esercito decise di rendere operative queste tecniche, attraverso il manuale del Primo Battaglione Terra, di cui tutt'oggi si può trovare traccia presso il sito ufficiale: www.firstearthbattalion.org
Jim Channon è decisamente un personaggio "sui generis". E' un ex militare, ma è anche un hippie nel vero senso della parola. E' una persona molto razionale, ma nel contempo sogna un esercito di pace, che porti effettivamente la pace nel mondo, ovvero che armonizzi la politica in nome della Terra e del pianeta attraverso la ricerca della risoluzione dei conflitti per mezzo di metodi non distruttivi.
Nel film "L'uomo che fissa le capre" il Tenente Colonnello Channon è interpretato da Jeff Bridges e si chiama Bill Django. Un capellone in uniforme, così come lo era, di fatto, lo stesso Channon.
Oggi Jim Channon è un consulente aziendale e cerca di portare, nel mondo degli affari, quel tipo di valori etici che cercò di insegnare all'esercito di Reagan.

Consiglio a chiunque la lettura de "L'uomo che fissa le capre" di Jon Ronson, molto di più della visione del film che, in realtà, ne è una squinternata parodia.
Il saggio di Ronson, che si legge come un romanzo e che sembra davvero un romanzo, aprirà certamente molte menti e farà riflettere. Farà riflettere sugli USA, sul loro sistema (im)politico, sui media, su vere o presunte cospirazioni, ma soprattutto sulla necessità di nuove forme di comunicazione fra gli individui. E sulla ricerca del bene più prezioso, che nessuno Stato e nessuna forma politica ci può fornire (anzi !), ovvero la ricerca della pace interiore, premessa per la pace dell'intero pianeta.
Persone come Jim Channon hanno forse aperto una piccola via in questo senso.

Luca Bagatin

sabato 9 settembre 2017

Intervista di Luca Bagatin alla ballerina e coreografa internazionale Ralitza Kavaldjieva

Non so cosa mi colpì di Ralitza Kavaldjieva. Forse il naso, gli occhi, il sorriso.
Quando vengo colpito dal fascino di una donna ho come una specie di epifania religiosa che mi fa comprendere subito, sulla base dei tratti esteriori, l'interiorità di un animo femminile profondo.
Fu così che decisi di contattare Ralitza, conoscerla, intervistarla. E scoprii che avevamo non poche affinità ideali, caratteriali, spirituali, artistico-creative.
Ralitza è una giovane ballerina bulgara di livello internazionale. Classe 1981 manifestò già a 5 anni la passione per la danza, trasmessale da una famiglia di artisti. La nonna - Antonova Zdravka - era infatti una famosa cantante lirica, mentre la madre, Nadezdha Ivanova Miteva, fu giovane campionessa di ginnastica ritmica nel suo Paese e lo zio, Petar Antonov, fu affermato attore dei Paesi dell'Est e le permise di preparare l'esame statale che la porterà ad entrare nella Scuola Nazionale delle Belle Arti Dobri Hristov (Teatro dell'Opera di Varna).
A 9 anni Ralitza ha un sogno: diventare ricca e famosa, ma non per sé stessa. Bensì per poter avere le risorse per poter accudire quanti più cani e animali randagi possibile. I beni materiali non le interessano, ciò che le sta a cuore è l'amore per gli animali. E così ad appena 10 anni d'età sostiene il già citato esame statale per poter essere ammessa al Teatro dell'Opera di Varna, la sua città natale. Viene ammessa e l'anno seguente, a soli 11 anni, è ammessa alla Scala di Milano e qui si trasferirà con la famiglia divenendo, anni dopo, Prima Ballerina presso la Compagnia Nazionale di Raffaele Paganini.
Diplomata e laureata presso l'Accademia Nazionale di Danza, Ralitza Kavaldjieva ha aperto la Scuola di Danza dell'Est presso Ardea (Roma), che ha permesso a molti bambini di imparare non solo a danzare, ma anche a conoscere meglio il linguaggio del corpo e a "sentire la propria voce interiore". Ralitza, attraverso questo ed altri progetti e coreagrafie da lei scritti e realizzati ha voluto e vuole lanciare principalmente un messaggio di denuncia nei confronti dei disastri naturali (o "snaturali" come li definisce lei) che devastano il Pianeta Terra e di speranza attraverso un percorso di decondizionamento delle menti e di risveglio spirituale delle anime, a partire da quelle dei più piccoli. Perché i bambini, come ama dire lei, "sono speciali ed uniche anime sagge poratrici d'amore per l'umanità".
Affascinato da questa incantevole donna e dai suoi progetti di impegno artistico e soprattutto sociale, e proponendole una futura collaborazione, ho deciso ed avuto l'opportunità di intervistarla e farla conoscere meglio al pubblico, in quanto personaggio non mediatico e, come tale, destinato a diventare protagonista di un presente ed un futuro di grande rinascita spirituale per il Pianeta.

Luca Bagatin: Iniziamo con una domanda di rito: come nasce la tua passione per la danza, Rali ?
Ralitza Kavaldjieva: La mia passione nasce con la musica di Michael Jackson e Madonna. Madonna era adoratissima da mio zio, il quale me la trasmise attraverso i poster che addobbavano la mia cameretta e che furono le prime immagini che vedevo quando aprivo gli occhi la mattina.
Sognai subito di divenire una pop star come lei, allo scopo di poter salvare i cani randagi di tutto il mondo! Successivamente, frequentando il Teatro dell'Opera, ho scoperto la lirica ed il mio "spirito" si è riconosciuto in quel tipo di musica, più remota e arcaica.

Luca Bagatin: Nel mio articolo introduttivo ho riassunto il tuo percorso artistico e lavorativo. Puoi parlarcene più dettagliatamente ?
Ralitza Kavaldjieva: Hai fatto bene a riassumerlo perché il mio percorso artistico è molto lungo e ampio e ci vorrebbe il mio curriculum intero per descriverlo. Preferirei riassumerlo dicendo che è un percorso che comprende ruoli nei quali il mio carattere grintoso si riconosce molto.

Luca Bagatin: Come e quando è nata l'idea di aprire la Scuola di Danza dell'Est ?
Ralitza Kavaldjieva: Scuola di Danza dell'Est nasce ad Ardea nel 2009, nel momento in cui decisi di dare un calcio al sistema ed al mondo dello spettacolo in generale. Ed è nata dalla mia volontà di trasmettere qualcosa, soprattutto ai giovani. Ma prima di tutto, per poter fare ciò, ho dovuto essere una brava allieva.

Luca Bagatin: Come ho scritto e come mi hai spesso raccontato, le tue coreografie ed i tuoi spettacoli hanno sempre un doppio significato: artistico e spirituale. Ovvero vogliono lanciare un messaggio e coinvolgere i partecipanti, siano essi attori che spettatori. Quali sono i messaggi che vuoi lanciare ?
Ralitza Kavaldjieva: I miei spettacoli nascono da un'idea di base che solitamente si manifesta in me molto tempo prima di iniziare a realizzarli. Così inizio ad osservare tutto ciò che mi circonda e che "in realtà" è creato dalla mente materiale. Siamo un tutt'uno con ciò che vediamo, ma non ce ne rendiamo conto in quanto i nostri sensi sono limitati dalla materia. Così unisco tutto ciò in un unico pensiero attraverso più energie e creo del potenziale artistico. Un po' come fanno le formiche: assieme ed unite riescono ad abbattere ogni barriera, pur essendo microscopiche.
I miei spettacoli lanciano messaggi spirituali per coloro i quali li sanno cogliere. I bambini ai quali insegno sono degli strumenti che, assieme alla musica, possono raggiungere gli adulti e rompere i loro schemi mentali precostituiti. Il mio obiettivo è così, attraverso la danza e la musica, quello di risvegliare i loro cuori. Ritengo che le persone abbiano un potenziale Divino, ma siano cadute in una sorta di profonda "amnesia" a causa del sistema materialistico da loro stesse creato. Hanno la fortuna di abitare in un pianeta bellissimo, ma non se ne rendono conto e pensano che l'unico modo di vivere sia quello di accumulare ed utilizzare il danaro. Attraverso i miei spettacoli cerco di rompere ogni schema materialistico e raggiungere i cuori umani.
Luca Bagatin: Puoi citarci alcuni degli spettacoli da te scritti e messi in scena ?
Ralitza Kavaldjieva: Sono molti. Fra gli ultimi posso dirti che ho montato la Snow Queen in Germania due anni fa al Grand Teatro di Flansburg. Con i primi ballerini dell'Opera di Belgrado
ho ricevuto la proposta di montare la produzione del Conte di Montecristo all'Opera di Sofia e Varna, ma ho dovuto rifiutare perché stavo preparando il mio show per un importante concorso a Milano che ha vinto un premio all'American Ballet. Ho fatto poi molte altre esperienze importanti, come il Festival Intercontinentale di musica jazz e poesia, interamente dipinta su tutto il corpo con la tecnica del body painting. In quell'occasione ho rappresentato il futurismo, accompagnata dalla famosa violinista Anila Kraja. Collaboro costantemente con la Fenice ed il centro culturale bulgaro di Roma ed ho interpretato diversi ruoli nei teatri italiani più famosi. Fra i quali la Carmen di Bizet, assieme a Raffaele Paganini.

Luca Bagatin: Al mondo dello spettacolo e della televisione hai preferito un percorso tuo personale, non mediatico, indipendente, al di fuori di tutti i canali tradizionali. Come mai questa coerente ed ammirevole scelta ?
Ralitza Kavaldjieva: Perché non sono una persona disposta a scendere a compromessi. Così ho preferito seguire il mio percorso da indipendente. Opponendomi al sistema. Nel mio piccolo faccio molta beneficienza, mantenendo le bambine di alcune famiglie italiane che a causa del sistema capitalista perdono il lavoro e la possibilità di istruire i propri figli.
Ci sono bambine che vedono in me una "maestra di vita", ma non voglio insegnare nulla a nessuno. Solo aiutarle a ritrovare la loro autostima, facendo loro da semplice guida. Da ogni bambino cerco di tirar fuori il meglio. Per fare questo mi ispiro per molti versi ai concetti spirituali dei bambini indaco e cristallo, ovvero anime che hanno la missione di risvegliare la coscienza delle persone.

Luca Bagatin: Che tipo di donna è, in sostanza, Ralitza Kavaldjieva ?
Ralitza Kavaldjieva: Una donna combattiva, fedele, coraggiosa e grande lavoratrice.


Luca Bagatin (nella foto con Ralitza)

Una società basata sul danaro e sul lavoro salariato non è libera né emancipata


Una società basata sul denaro non può rivendicare la grandezza o la giustizia.
(Albert Camus)


Non direi tanto che la prostituzione non è un lavoro, quanto piuttosto che il lavoro in cambio di danaro è una forma di prostituzione.
Solo una società senza danaro può essere una società libera ed emancipata. 
(Luca Bagatin) 

Il lavoro è, per la sua stessa essenza, l'attività non libera, inumana, asociale.
(Karl Marx da "Critica dell'economia politica")

Il lavoro consiste nel vendere la tua vita per soldi, il che significa che il denaro è più importante della tua stessa vita.
(tratto dalla pagina facebook "Aufhebung")

mercoledì 6 settembre 2017

"Democrazia diretta e socialismo". Brevi riflessioni di Luca Bagatin

Ambisco ad una società nella quale si lavori per piacere, nella quale ciascuno possa scegliere il proprio lavoro, nella quale ciascuno abbia l'indispensabile di che vivere e poter gestire il proprio tempo per la cura dei propri cari e degli amici.
Una società autogestita ed ove il potere non esiste, perché tutti vivono in armonia fra loro.

Utopia ?
Certo, se si ragiona ancora con il vegongoso paradigma egoistico capitalista lo è .

Al liberale stato di diritto anteporrei il mazziniano stato di dovere.
Dovere verso la comunità innanzitutto.


Preferisco un liberale che diviene comunista piuttosto che, come spesso è accaduto, un comunista che diviene liberale.



Se in Libia tornasse il socialismo forse finirebbe anche lo scafismo.


Ogni popolo ha diritto allo sviluppo e al benessere nel proprio paese di origine.
Il cosmopolitismo è sfruttamento. Viva il panafricanismo e il terzomondismo laico e socialista!