venerdì 17 novembre 2023

Elezioni presidenziali in Argentina. Il mondo democratico-socialista è con il peronista Sergio Massa. Articolo di Luca Bagatin

 

Domenica 19 novembre prossima si terrà il secondo turno delle elezioni Presidenziali argentine, che vedrà contrapposta la civiltà del peronista Sergio Massa, candidato della coalizione peronista, socialista e comunista “Unione per la Patria”, che al primo turno ha incassato il 36,68% dei voti e la barbarie incarnata da Javer Milei, esponente della destra antiperonista e anticomunista, che al primo turno aveva ottenuto il 29,98%, con la sua coalizione “La Libertà Avanza”.

Mai leader furono più diversi e opposti fra loro.

Massa, avvocato di origine italiana, classe 1972, peronista di sinistra, Ministro dell'Economia del governo uscente presieduto da Alberto Fernandez, sostenitore dei diritti sociali, dei diritti civili e di una politica estera multipolare e di integrazione dell'Argentina con i BRICS.

Milei, assurdo sin dalla sua assurda e folta capigliatura, conduttore radiofonico, classe 1970. Un programma che va dalla distruzione dello stato sociale, della sanità e della scuola pubbliche, fino abolizione dell'aborto, passando per il complottismo e il negazionismo per quanto riguarda il terrorismo di Stato in Argentina durante la dittatura militare anti-peronista e l'avvicinamento dell'Argentina al dollaro USA.

Una sciagura per l'Argentina, se malauguratamente dovesse vincere!

A livello internazionale, con Massa, si sono subito schierati il Presidente del Brasile Lula da Silva e il Presidente spagnolo Pedro Sanchez. Quest'ultimo ritiene che Sergio Massa rappresenta l'impegno per la convivenza democratica, per l'armonia e offre un progetto di unità, solidarietà, con opportunità per tutti”.

Il Presidente socialista Lula, in merito al suo sostegno a Massa ha affermato che “Ho buoni rapporti con molti ex Presidenti argentini. E chiedo che gli argentini ricordino che abbiamo bisogno di un Presidente che apprezzi la democrazia e valorizzi le relazioni tra i nostri Paesi”.

Al fianco del candidato peronista Massa anche altri leader socialisti latinoamericani, fra cui il Presidente del Messico, Manuel López Obrador, il quale – in conferenza stampa - ha definito Milei un “fascista ultraconservatore” che “E' perfino contro il Papa. Chiama comunista il Papa, perché il Papa è a favore della giustizia” e ha aggiunto che “Papa Francesco è uno dei Papi più coerenti che ci siano stati nella storia della Chiesa, più legato alla dottrina dell'amore del prossimo e della difesa dei poveri”. Obrador ha poi proseguito esaltando altri grandi argentini quali Juan Domingo Peron, lo scrittore Jorge Luis Borges e il calciatore Diego Armando Maradona.

Anche il Presidente di sinistra del Cile, Gabriel Boric, infine, ha criticato le proposte di Javier Milei, in particolare in politica estera, sostenendo che sarebbe assurdo per l'Argentina e, in generale, per l'America Latina, interrompere gli accordi di libero scambio con la Cina, con la quale ha ottimi relazioni bilaterali da oltre 50 anni.

Il mondo democratico-socialista è con Massa. Il fronte liberal-capitalista con Milei.

Civiltà contro barbarie, appunto.

Luca Bagatin

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lunedì 13 novembre 2023

Riflessioni sulla pubblicità commerciale, sulle telecomunicazioni e dintorni by Luca Bagatin

  

Siamo governati dalla pubblicità commerciale e dalle società private. Ovvero siamo governati dal danaro e dall'egoismo umano.

Per questo, molte società di telecomunicazione e del web ti obbligano, se vuoi continuare a usare i loro servizi “gratuiti” (che tali non sono, visto che comunque paghi la tua connessione telefonica all'operatore di telefonia che la gestisce), a sorbirti la sua pubblicità, che è frutto dei tuoi dati personali, che gratuitamente gli cedi.

Se ci ragioni bene, tutto ciò non è democratico. Ma è colpa del nostro attaccamento al danaro, alla materialità della vita, ovvero al nostro ego. Che è una malattia, non una possibilità che ci è offerta alla nascita.

(Luca Bagatin)

La pubblicità commerciale è un insulto all'intelligenza umana. E' una forma di lavaggio del cervello.

Il fatto che sia largamente usata quale pratica per accrescere ricchezza, significa che tale ricchezza è fondata sulla stupidità e su tutto ciò che la veicola.

(Luca Bagatin)

In generale non ho mai considerato troppo svegli quelli dell'estrema destra e dell'estrema sinistra, in Italia.

Ho sempre pensato fossero degli "utili idioti" al servizio inconsapevole del Potere.

Avevo 18 anni quando - da laico, libertario e socialista - lo pensavo e lo dicevo, ai giovani di AN e ai giovani di Rifondazione.

Prendendo da entrambi le distanze, politicamente parlando.

Oggi è tutto più chiaro.

Avete avuto al governo Bertinotti e la Meloni e sono stati i migliori amici degli USA e del capitalismo assoluto.

E io già ve lo dicevo 25 anni fa.

Ma dai!

Ma chi pensavate di prendere per il culo?

Ma dai!

Mi fate ridere da almeno 25 anni!

(Luca Bagatin)  

 


domenica 12 novembre 2023

La Colombia del socialista Gustavo Petro rafforza le relazioni con la Repubblica Popolare Cinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Il presidente socialista colombiano Gustavo Petro ha visitato la Repubblica Popolare Cinese dal 24 al 26 ottobre scorso, invitato dal suo omologo Xi Jinping, con il quale si è incontrato il 25 ottobre per promuovere il rafforzamento delle relazioni bilaterali fra Colombia e Cina.

Rafforzamento delle relazioni basate, come riconosciuto da entrambi i leader, “sull'uguaglianza e su risultati vantaggiosi per tutti”.

La Cina ha peraltro invitato la Colombia ad aderire al partenariato globale per la cooperazione sull'energia pulita e lo sviluppo verde.

Il Presidente cinese Xi Jinping si è congratulato con la Colombia per l'assunzione della presidenza di turno della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC) nel 2025 e ha sottolineato la grande importanza dello sviluppo delle relazioni con la CELAC.

Il Presidente colombiano Gustavo Petro, da parte sua, ha affermato come la Colombia attribuisca grande importanza alla Belt And Road Initiative (BRI), ovvero alla Nuova Via della Seta promossa dalla Cina e si è detto felice di rafforzare la cooperazione con la Repubblica Popolare Cinese nell'ambito delle infrastrutture, dell'energia pulita e in altri settori, oltre che ad accogliere gli investimenti delle aziende cinesi in Colombia, che aiuteranno il Paese a migliorare la propria stabilità e crescita occupazionale.

Per quanto concerne il conflitto israelo-palestinese, il Presidente Petro condivide le preoccupazioni della Cina e si è detto pronto a lavorare con essa per una soluzione tempestiva del conflitto e per porre fine alle ostilità.

Luca Bagatin

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venerdì 10 novembre 2023

Il prof. Giancarlo Elia Valori, la Cina contemporanea e il mondo multipolare. Articolo di Luca Bagatin

Il prof. Giancarlo Elia Valori e il Presidente cinese Xi Jinping durante la visita ufficiale a Malta, febbraio 2009

Giancarlo Elia Valori, classe 1940, veneto nato da genitori toscani, è manager di prestigiose società italiane e estere.

Docente universitario di importanti atenei (a New York, a Gerusalemme e Pechino), osservatore e analista di politica internazionale, ha ricevuto, negli anni, riconoscimenti nazionali e internazionali quali la nomina – da parte del Presidente della Repubblica italiana - a Grande ufficiale e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana; la nomina a Cavaliere del Lavoro; la nomina a Cavaliere della Legion d'Onore da parte del Presidente della Repubblica Francese François Mitterrand e numerose altre onorificenze, fra cui - nel 2002 - il titolo di “Honorable” della Académie des Sciences de l’Institut de France.

Autore, sin dagli Anni '60, di numerose pubblicazioni su economia, geopolitica, spiritualità e esoterismo, la Shoah e la lotta all'antisemitismo e il Risorgimento italiano, il prof. Valori è un'eccellenza italiana.

Presidente della Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica, amico degli umili e dei potenti, il prof. Valori – in quanto “rivoluzionario e alchimista dello Spirito”, come mi piace definirlo - potrebbe ricordare un po' sia il Principe di Sansevero Raimondo Di Sangro, esoterista, alchimista e illuminista, al quale egli stesso dedicò un saggio, nel 2014, che il Conte di origine portoghese Alessandro Cagliostro (che non fu certo l'imbroglione palermitano Giuseppe Balsamo, come vorrebbe certa vulgata e certa pessima storiografia).

Uomo di pace, dialogo e alchimia dello Spirito, appunto, il prof. Valori è una di quelle personalità in grado di illuminare questo triste mondo occidentale decadente, preda dell'insensatezza di un'Europa e di un'Italia tanto servili quanto senza cultura politica né prospettive.

Almeno sin da quando, dopo il 1993, decadde quella Prima Repubblica che ci regalò anche dolori, certamente, ma soprattutto ci regalò una classe politica lungimirante, colta, riformatrice, pragmatica e seria.

Un mondo occidentale che ha perduto ogni pragmatismo e ogni senso del buono, del bello e del vero, per lasciare – dietro di sé – solamente le macerie di guerre insensate; una sanità pubblica disastrata e appannaggio solo dei ricchi; città sempre meno sicure e prede della criminalità e delle baby gang; una scuola che ha smesso di formare e media e talk show rissosi, ideologici e privi di ogni forma di ragionamento, approfondimento e libertà di pensiero.

Leggo gli articoli del prof. Valori da diversi anni e sono per me fonte di grande ispirazione e consolazione, vista la profondità del suo pensiero e della sua apertura mentale.

Il 10 novembre alle ore 15.00, presso l'Auditorium Quilin della Facoltà delle Relazioni Internazionali dell'Università di Pechino – celebre per aver ospitato, nel 2006, il conferimento del Dottorato Onorario al prof. Henry Kissinger - il prof. Valori è stato insignito del titolo di Professore Benemerito della prestigiosa Peking University.

Tale onorificenza è stata concessa al prof. Valori dal Senato Accademico dell'Università, come riportato dal comunicato ufficiale, per l'“imponente e straordinaria attività del Professor Giancarlo Elia Valori, nella promozione della Pace, della solidarietà e della reciproca comprensione tra i popoli”.

Nell'occasione, egli ha tenuto un importante discorso – dal titolo “La Cina e il mondo contemporaneo” - nel quale ha spiegato il suo pensiero relativamente alla Cina contemporanea e alla necessità dello sviluppo di un mondo multipolare, pacifico e che promuova mutuo vantaggio per tutti i suoi abitanti.

E vorrei qui riportarne alcuni passi salienti, vista l'attualità e lucidità della sua analisi.

Nel suo discorso, il prof. Valori ha affermato che “rafforzare gli scambi culturali tra l’Italia e la Repubblica Popolare della Cina e gli altri Paesi è parte indispensabile del processo di modernizzazione che, considerato l’avanzamento che in Cina procede a passi da gigante, crea vantaggio per tutti i Paesi. (...) mantenendo la diversità della cultura mondiale e promuovendo la prosperità e lo sviluppo”.

Egli ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare l'amicizia e “la comprensione reciproca tra i Paesi e Popoli, favorendo relazioni amichevoli e cooperative con persone di tutti gli Stati del mondo, promuovendo la pace e lo sviluppo cercando di edificare un domani armonioso per tutti”.

Relativamente alla storia del socialismo con caratteristiche cinesi, egli ha affermato che “I punti salienti della storia cinese si possono riassumere nella presa di coscienza del Partito Comunista Cinese di essere uscito finalmente fuori dalle contraddizioni sia strutturali che sovrastrutturali, che hanno accompagnato la sua grandiosa lotta centenaria per il riscatto del Popolo e della Cina intera contro l’imperialismo occidentale, l’ex socialimperialismo sovietico, contro il colonialismo, il neocolonialismo.

La Repubblica Popolare della Cina e il Partito Comunista Cinese stanno dimostrando ai popoli calpestati dalle superpotenze del passato e di oggi, che è possibile affrancarsi dal dominazionismo di terzi attraverso la capacità di contare sulle proprie forze, pur essendo – come la Repubblica Popolare della Cina stessa – Paesi in via di sviluppo ed emergenti; ossia lottare per il multipolarismo in un mondo che non deve avere colonizzatori e colonizzati.”

Da attento conoscitore della Repubblica Popolare Cinese – che è stata anche oggetto di due suoi saggi, ovvero “L'eredità di Mao”, edito da Sugarco nel 1980 e “La via della Cina”, edito da Rizzoli nel 2010 – il prof. Valori ha spiegato che cosa differenzia il politici cinesi dal resto dei politici occidentali: “I politici cinesi sono persone che provengono da migliaia di anni di storia. Sono gli eredi dell’imperatore Qin Shi Huangdi, se non dell’Imperatore Giallo Xuanyuan Huangdi. Essi sono realistici e guardano al concreto e agli interessi del proprio Paese, in modo che si crei un’armonia fra le genti della terra, e nessuno possa sopravanzare gli altri”.

E non ha lesinato critiche ai politici del cosiddetto Occidente liberal-capitalista, in particolare europeo, ovvero: “I politici occidentali che si dice siano gli eredi del 1789, di rivoluzionario non hanno alcunché, e di concreto è il loro interesse al benessere di banche, e istituti di credito, anche a detrimento del welfare raggiunto dopo la II Guerra Mondiale, inoltre, si illudono di creare un’Europa unita e da ultimo, a traino dei diritti umani di odore statunitense, favoriscono gli interventi militari in Paesi lontani, dove stabilire il dominio del proprio referente senza scrupolo alcuno”.

In Italia, il prof. Valori ha giustamente nostalgia dei grandi uomini politici della Prima Repubblica e, infatti, nel suo discorso ha affermato che “per quanto riguarda noi italiani, il panorama è molto triste e di discosta dai grandi uomini politici del passato, quali Fanfani, Moro, Andreotti, Cossiga, Craxi e molti altri dell’opposizione”.

E, proseguendo la sua analisi relativa al PCC, ha fatto presente come le accuse mosse a quest'ultimo, da parte dei politici occidentali, di essere antidemocratico, siano totalmente fuorvianti e dettate dal pregiudizio politico: “Il più grande luogo comune sul PCC dei politici occidentali è che esso non sia democratico. Ovviamente per dir questo essi partono dal presupposto che la democrazia “vera” sia la propria. Quella che sgancia bombe sui popoli per imporla a ignoranti, arretrati e dittatori che, però, non siano loro amici. (…). A dire il vero le campagne diffamatorie contro la Repubblica Popolare della Cina sono dirette da Washington, e i Paesi della NATO e i loro governi, non possono far altro attraverso mass media, social network, stampa e televisioni che obbedire alla Casa Bianca. Il parere dei popoli di questi Stati ritengo sia molto differente”.

Molto interessante il passaggio del discorso del prof. Valori relativo ai rapporti privilegiati della Repubblica Popolare Cinese con i Paesi in via di sviluppo, in particolare l'Africa e del contributo dato da essa a questi ultimi, per il loro sviluppo ed emancipazione: “Non dimentichiamo il rapporto privilegiato della Repubblica Popolare della Cina con i Paesi in via di sviluppo, argomento che dà molto fastidio agli Stati Uniti d’America e ai Paesi già colonizzatori del passato. Nel fornire assistenza a Stati esteri, la Repubblica Popolare della Cina rispetta sempre la sovranità dei Paesi beneficiari, non pone vincoli di sorta e persegue risultati vantaggiosi per tutti. (...)

La cosiddetta “trappola del debito” cinese è una narrativa che gli Stati Uniti d’America e alcuni altri Paesi occidentali adottano per diffamare e calunniare la Cina, e interrompere la sua cooperazione con altri Paesi in via di sviluppo.

Il capitale occidentale costituisce il maggiore creditore dei Paesi in via di sviluppo. Secondo le statistiche del 2022 della Banca Mondiale sul debito internazionale, il 28,8% del debito estero in essere dell’Africa è dovuto a istituzioni finanziarie multilaterali e il 41,8% a creditori commerciali composti principalmente da istituzioni finanziarie occidentali. Questi due tipi di istituzioni insieme detengono quasi tre quarti del debito, il che li rende i principali creditori del debito africano. (...)

I dati del CARI (China Africa Research Initiative (CARI) presso la John Hopkins University di Baltimora (Maryland)) mostrano che la Repubblica Popolare della Cina detiene il 17% del debito estero complessivo dell’Africa, molto meno di quello occidentale. (...)

I Paesi occidentali non sono riusciti a promuovere veramente lo sviluppo economico, aumentare le entrate fiscali del governo e migliorare la bilancia dei pagamenti. Piuttosto, sono serviti come strumenti per controllare e causare danni in Africa.

La Repubblica Popolare della Cina rispetta sempre la volontà dei popoli africani e tiene a mente le reali esigenze dei loro Stati. Gli investimenti e i finanziamenti cinesi per l’Africa riguardano principalmente la costruzione di infrastrutture e i settori legati alla produzione”.

Per concludere, il prof. Valori, nel suo discorso presso l'Università di Pechino, ha messo a raffronto il pragmatismo del socialismo riformista cinese rispetto alla prospettiva liberal-capitalista occidentale odierna:

Oggi, lo ripetiamo, la differenza più significativa è tra la prospettiva internazionale cinese e quella liberale occidentale. Il socialismo in sé ha contenuti ideologici, storici, e tradizionali di integrazione ed è dedicato alla ricerca della cooperazione e della liberazione di tutti i popoli secondo i cinque principi della Conferenza di Bandung (18- 24 aprile 1955), sui quali la Repubblica Popolare della Cina ha sempre basato la sua politica estera con coerenza:

i) rispetto reciproco della sovranità e dell’integrità territoriale;

ii) non-aggressione reciproca;

iii) non interferenza reciproca negli affari interni di ciascuno;

iv) uguaglianza e reciproco beneficio;

v) coesistenza pacifica.

La prospettiva liberale, invece, persegue la globalizzazione in superficie, ma in realtà essa è guidata dai Paesi liberal-capitalisti occidentali al servizio dei loro interessi e delle proprie multinazionali. Al momento, i Paesi occidentali sviluppati a coda degli Stati Uniti d’America stanno apparendo come una forza anti-globalizzazione, il motivo è che scoprono che la globalizzazione si discosta sempre più dai desideri di colui che li domina”

A conclusione di ciò, il prof. Valori ha rilevato come le sfide che attualmente attendono il mondo sono la “sicurezza alimentare, la carenza di risorse, le esplosioni demografiche, l'inquinamento ambientale, la prevenzione e il controllo delle malattie infettive, le pandemie e i crimini transnazionali” e che, per affrontarle, occorre “l'accordo unanime”.

Un discorso molto lucido e profondo, che, purtroppo, difficilmente troverete nei talk show nostrani e nelle sedi istituzionali odierne, così lontane dalla realtà.

Luca Bagatin

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martedì 7 novembre 2023

Il Maestro indiano Sathya Sai Baba e Bettino Craxi. Un'intervista di Luca Bagatin a Ananda Craxi

Sai Baba, Bettino Craxi e la moglie Anna

Erano i primi anni 2000 quando, i miei studi e le mie ricerche in campo esoterico e spirituale, mi portarono ad iscrivermi alla Società Teosofica, organizzazione internazionale fondata a New York e in India, nel 1875, dall'occultista russa Madame Helena Petrovna Blavatsky, la quale, peraltro, istruì alla teosofia anche i nostri eroi del Risorgimento, Giuseppe Garibaldi (che la iniziò alla Massoneria e con lei partecipò finanche alla battaglia di Mentana) e Giuseppe Mazzini.

In quel periodo frequentavo, a Pordenone, la casa di due anziani teosofi, la romana Gerarda Cesarini, detta amichevolmente Gegè, e il napoletano verace Oscar Martino, i quali erano entrambi citati in numerose opere dedicate al Maestro spirituale indiano Sathya Sai Baba.

In particolare le opere dello psicologo Giancarlo Rosati, massimo studioso italiano del fenomeno Sai Baba.

Gegè ed Oscar sono stati, infatti, i primi fondatori di un Centro intitolato a Sai Baba in Italia, negli anni '60 a Roma, in via Benedetto Musolino, quando ancora era poco conosciuto e questa simpatica coppia fu anche in assoluto la più ricevuta dal Maestro indiano.

Molti sono gli aneddoti che potrei ricordare di loro, come la loro amicizia – negli Anni '60 - con il deputato socialista democratico Mario Zagari e i numerosissimi oggetti d'oro che Sai Baba materializzò dalle sue mani e che loro donò, senza chiedere nulla in cambio.

Sai Baba non ha mai fatto alcun proselitismo. Io stesso scrissi un solo articolo su di lui, nel 2010, sulla rivista del mistero “Secreta Magazine”, quando ancora usciva in edicola.

Per comprendere meglio la figura di Sai Baba, vorrei riportare alcuni stralci di quell'articolo:

Chi è Sathya Sai Baba?
Un mistico? Un santone? Un guru?
Nella poliedrica varietà di sadhu e mistici che popola il vastissimo continente asiatico, è facile confondere Sai Baba con uno di loro.
Ma Sai Baba è – in realtà - molto di più.

Nato a Puttaparthi - un piccolo villaggio dell'Andra Pradesh, regione dell'India meridionale - il 23 novembre del 1926, sin da bambino, dall'età di 10 anni, dimostra di possedere poteri sovrannaturali.
Sai Baba, studiato da numerosissimi ricercatori da decenni, possiede infatti poteri cognitivi come la chiaroveggenza, la psicodiagnosi, la telepatia; poteri psicocinetici come la capacità di materializzare oggetti, apportarli, moltiplicarli, anche sotto l'occhio vigile di chi gli si trova di fronte.
Ma egli stesso non sembra dare alcuna importanza ai miracoli che compie. Sai Baba sembra compiere miracoli unicamente per focalizzare l'attenzione di chi lo ascolta, per lanciare un messaggio di unità fra tutte le religioni (simboleggiato anche dal Suo vessillo, il
Sarva Dharma: un fior di loto contornato dal simbolo dell'Om Indù; dalla Ruota buddhista; dal Fuoco zoroastriano; dalla Stella di David; dalla Luna e la Stella dell'Islam e dalla Croce cristiana)."Esiste una sola religione", afferma Sai Baba, "la religione dell'Amore. Esiste una sola razza, quella dell'umanità. Esiste un solo Dio, che è onnipervadente".(...)

Per mezzo delle frequentazione dei coniugi Martino, sono rimasto letteralmente rapito nella descrizione delle loro esperienze dirette con il Maestro. Quando ad esempio ad Oscar materializzò un anello d'oro, preziosissimo, sotto i suoi stessi occhi, o quando regalò ad entrambi una cornice d'oro recante la sua effige ricavata dalla povere dorata che Baba stesso lanciò in aria per poi ricomporsi, magicamente, fra le sue mani.
Sai Baba, chissà perchè, amava moltissimo Gegè ed Oscar. Una coppia di teosofi adorabile, semplicissima e sempre pronta a dare una mano al prossimo. Una coppia che fu peraltro, per anni, in contatto con Madre Teresa di Calcutta e con Padre Anthony Elenjimittam, ultimo discepolo vivente del Mahatma Gandhi, alle cui missioni elargirono gran parte del loro patrimonio.
Si recarono in India, a Puttaparthi, sino in età avanzata, 90 anni Oscar e 80 Gegè. E puntualmente, pur fra una marea di devoti in attesa di uno sguardo dal Maestro, furono ricevuti in udienza privata.
Oscar, uomo sensibilissimo, mi raccontò che confidò a Sai Baba che avrebbe voluto morire prima della moglie, perché non avrebbe sopportato il dolore della sua scomparsa. Fu allora che Sai Baba predisse loro che sarebbero morti l'uno a distanza di due soli giorni dall'altra. Prima sarebbe morto Oscar e successivamente Gegè.
La scena mi commosse molto.
Ricordo inoltre ancora con affetto quando - conoscendo la mia golosità - Oscar mi ricopriva letteralmente di dolciumi e Gegè, pur non essendo consigliabile per la sua salute, ne approfittava per mangiarne in quantità.
Volevo molto bene a Gegè ed Oscar, che per me erano come dei nonni ai quali confidavo veramente tutto e fu un duro colpo quando appresi della loro morte.
Il Messaggero Veneto di Pordenone del 10 gennaio 2006 titolava, a tutta pagina: "Muore di dolore due giorni dopo il marito. Gerarda Cesarini e Oscar Martino sono rimasti legati fino all'ultimo da un'incredibile storia d'amore". Nell'articolo, ovviamente, si parlava anche di Sai Baba e della sua previsione e di come la coppia fosse a lui legata.
Persino il prete, in Chiesa, nonostante Sai Baba sia fortemente criticato ed osteggiato dalla Chiesa cattolica, si prodigò in elogi nei confronti di questo particolarissimo Maestro indiano dalla folta e curiosa capigliatura”.

Gegè e Oscar mi raccontarono che il fratello di Bettino Craxi, Antonio, era un devoto da anni di Sai Baba e che fu per molti anni loro amico. Mi raccontarono che aveva messo radici nell'ashram (ovvero la comunità religiosa) di Sai Baba e i suoi figli erano cresciuti lì.

Ero molto colpito, perché, fin da quando ero adolescente, ero un socialista autonomista e, quindi, craxiano. Craxi e Giuseppe Garibaldi (che sapevo essere teosofo, oltre che massone) erano per me, fin da ragazzino, due figure storiche e politiche di riferimento e...lo stava diventando anche Sai Baba, sul piano spirituale e sottile. I pezzi di un assurdo puzzle si stavano ricomponendo, nella casa di Gegè e Oscar!

Ho avuto la possibilità, l'onore e anche la fortuna di conoscere, recentemente, Ananda Craxi, figlia di Antonio Craxi, nipote di Bettino e... cresciuta per vent'anni – assieme alle sue sorelle e al fratellino - dal Maestro Sai Baba. Le ho, dunque, voluto proporre questa intervista.

Ananda, scrittrice e critica letteraria, ha peraltro scritto un saggio autobiografico, “Fuori Posto”, di cui parla nel suo sito web (https://anandacraxi.it)

Un saggio purtroppo attualmente fuori catalogo, ma che meriterebbe di essere quanto prima ripubblicato e fatto conoscere al grande pubblico.

Con lei ho voluto ripercorrere gli anni della sua infanzia e, tramite le sue parole, far conoscere tanto l'insegnamento di Sai Baba, quanto ricordare il grande leader e statista socialista, Bettino Craxi.

Luca Bagatin: La tua storia nasce in India, luogo in cui sei nata e cresciuta. Lo devi in particolare a tuo padre Antonio, che si avvicinò all'insegnamento spirituale del Maestro indiano Satya Sai Baba e decise di andare a vivere nel suo ashram, a Puttaparthi, nel Sud dell'India.

Ma, come nacque, per tuo padre, l'amore per la figura di Sai Baba e cosa lo spinse a lasciare, con la sua famiglia, l'Italia?

Ananda Craxi: Sì, si può dire che la mia vita inizia nel 1978 in questa terra sacra e unica, l’India. Sono nata a Milano, ma a soli sei mesi di vita i miei genitori mi portarono in India, nel profondo sud, dove poi rimasi per i primi vent’anni della mia vita. Fu una scelta dei miei genitori. Mio padre in quegli anni era un uomo d’affari di successo e un dottore commercialista con un portafoglio di clienti molto ricchi appartenenti alla classe più alta della società milanese dell’epoca.

Nel 1973 ebbero il primo figlio, Andrea, che purtroppo era affetto dalla Sindrome di West. Erano disperati e cercavano una cura ad ogni costo. Non volendo escludere nessuna opzione, provarono anche ad andare nelle Filippine dai “maestri” che asserivano di poter curare il bambino manipolando la sua aura per guarirlo. Ogni tentativo risultò vano.

Una mattina, mia madre, trovandosi in una libreria a Milano, fu fermata da un signore anziano con una barba lunga e bianca che le presentò un libro intitolato “L’Uomo dei Miracoli” scritto dall’autore Australiano Howard Murphet. Le consigliò di leggerlo e lei decise di farlo come “ultima spiaggia”, in questa ricerca che le sembrava infinita per trovare un sollievo alla sofferenza del loro primogenito e di riflesso a loro.

Il mese seguente i miei genitori si recarono a Puttaparthi. in India. nello Stato di Andhra Pradesh. Da lì in poi si innamorarono degli insegnamenti d’amore universale di Sai Baba e mio padre decise di lasciare la sua vecchia vita di Milano per imparare e mettere in pratica, il più possibile, la Sua parola.

Luca Bagatin: Tu Ananda, il cui nome, in sanscrito, significa “Beatitudine” o “Felicità” - sei cresciuta negli insegnamenti del Maestro Sai Baba e lui stesso fu tuo tutore legale e “padre” adottivo per quasi vent'anni. Ci sono molti testi, anche di autorevoli studiosi e finanche teologi (fra i quali il noto Don Mario Mazzoleni, che, pur non abbandonando gli insegnamenti cattolici, si avvicinò molto alla spiritualità di Sai Baba), che lo hanno considerato un'incarnazione Divina sulla terra. In India, molti, lo considerano addirittura l'ultima incarnazione del Dio Krishna. Altri, invece, lo hanno considerato un truffatore. Tu, che hai vissuto accanto a lui per così tanti anni, cosa puoi dirci di Sai Baba?

Ananda Craxi: Questa è una bella domanda, Luca! È un compito arduo per me poterti rispondere con parole adeguate. Vedi, la “parola” è una mera espressione per spiegare un concetto che appartiene maggiormente ad una logica supportata dai canoni della nostra mente. È decisamente limitata rispetto a ciò che noi siamo veramente e cioè energia o Spirito, che è infinito. La mente è solo uno strumento che possediamo, come del resto il nostro corpo. Appartiene alla dimensione “materiale” che ci viene data in prestito per provare le esperienze sensoriali che viviamo ogni giorno. Apparteniamo senza alcun dubbio ad un'unica fiamma divina aldilà di ogni credo religioso o culturale. Siamo tutti connessi e spesso e volentieri non ci diamo il lusso di poterlo sperimentare, perché ci identifichiamo troppo con la nostra mente. Swami (come amorevolmente chiamavamo noi allievi Sai Baba) diceva: fermatevi a riflettere sul perché diciamo “questo è il mio corpo, il mio nome è... oppure la mia testa fa male”. La semplice verità è che noi non siamo né il corpo né la mente, li usiamo per fare questo viaggio terreno.
Swami mi diceva… “Se impari ad essere il maestro della tua mente, conquisti il mondo perché il mondo intorno a te è solo un riflesso di ciò che sei dentro”.

Per poter esprimere a parole “l’esperienza Sai Baba”, posso dire che è “casa”. Stargli vicino era come provare il potere di un amore infinito e universale reso tangibile, con il quale potevo interagire, giocando da bambina. Più avanti, crescendo, è diventato il mio unico punto di riferimento d’amore genitoriale e di vita, da allora fino ad oggi. Il suo esempio di vita è un invito quotidiano, per me, a restare in contatto con quella fiamma divina che ci unisce tutti. Mi stimola a vedere l'unione che esiste attraverso le diversità, facendo buon uso dei miei sensi, affinché possa contagiare anche inconsapevolmente coloro i quali convivono con me in questa mia esperienza di vita terrena, contribuendo alla verità assoluta. Luca, sapere è memoria e rimane a livello intellettuale, ma la vera crescita avviene attraverso l’esperienza dell’anima. E Sai Baba, per me, era questa esperienza.

Luca Bagatin: Come passavate, tu e le tue sorelle, le giornate nell'ashram di Sai Baba? Cosa ricordi di quegli anni?

Ananda Craxi: Le giornate passate nell’Ashram per le mie due sorelle e fratello piccolo erano scandite da disciplina e autocontrollo. Siamo stati cresciuti nel collegio di Sai Baba in un ambiente “molto spartano”, ma “molto dignitoso”. Il virgolettato rappresenta le esatte parole di come mio zio Bettino descrisse la nostra scuola quando venne a trovarci nel 1986. Per noi era normale seguire quelle regole militaresche non conoscendo altro, ma ti posso garantire che ci hanno forgiato a diventare degli adulti, a sopportare e superare prove dure della vita. La mia fortuna più grande è stata poter fare questa esperienza apparentemente dura agli occhi degli occidentali, ma sin da piccolissima mi ha portato a trascendere ciò che vedevo esternamente con i miei occhi fisici e a guardare dentro di me. Così ho potuto sviluppare una visione interiore, restando in contatto con la nostra vera natura. Poter attingere a quel calore d’amore infinito che vive dentro ciascuno di noi, mi ha fatto attraversare ogni tempesta.

Sarei però ipocrita se non dicessi che tale meravigliosa e unica esperienza di vita mi è costata la relazione con i miei genitori. Essendo stata cresciuta lontana da loro ho avuto problemi che trascino ancora oggi. Semplicemente loro pretendevano che noi figli fossimo perfetti a seguito dell’opportunità che ci davano di vivere in quel contesto privilegiato. E siamo tutt’altro che perfetti.

Luca Bagatin: Tuo zio Bettino venne a trovarvi in India e conobbe Sai Baba, nella cui casa fu ospite. Se la memoria non mi tradisce, il suo fotografo e amico, Umberto Cicconi, in un saggio ricordò due cose che mi colpirono particolarmente. La prima che fece uno scatto fotografico a Craxi e Sai Baba, senza autorizzazione di quest'ultimo, ma, quando sviluppò la foto, Sai Baba – curiosamente - non era presente nella foto. L'altra cosa fu il fatto che Sai Baba predisse, molti anni prima, la fine politica che avrebbe fatto tuo zio.

Cosa puoi dirci del loro incontro, di cui parli anche nel tuo libro biografico “Fuori Posto”?

Ananda Craxi: Sì, mio zio Bettino è venuto una volta a trovarci in India all’Ashram di Sai Baba. È stato accolto tra le braccia di Swami con grande amore e attenzione. Gli zii erano ospiti a casa sua e Swami aveva organizzato tutto fino all’ultimo dettaglio per la loro visita, persino i pasti da servire loro, cucinati dalla sua cuoca personale. Lo zio era stato in Cina per una visita ufficiale e poi decise di dirottare il viaggio di ritorno e passare in India a vedere come e dove eravamo sistemati. Da allora ci ha sempre chiamati “i miei nipotini Indiani”. Ha fatto visita alla nostra scuola e voleva sapere esattamente cosa mangiavamo e dove dormivamo. Swami ha ricevuto tutta la famiglia in maniera ufficiale con gli onori del caso, essendo lo zio all’epoca il Presidente del Consiglio.

Lo zio era molto curioso di capire che cosa avesse trovato suo fratello in Sai Baba per lasciare tutti i suoi affari fiorenti a Milano e per condurre una vita così rudimentale e semplice.

Disse a Sai Baba di essere una persona diffidente e non credente e Sai Baba lo rassicurò dicendogli che non serviva credere in nessuno se non alla sua stessa coscienza, che era Dio. Sai Baba gli disse espressamente che i suoi colleghi erano tutti falsi e che lui aveva un cuore buono ed era per questo che il popolo Italiano lo amava. Gli intimò anche di non dare le sue dimissioni e che la maretta che c’era all’epoca sulla sua persona si sarebbe calmata se fosse rimasto al Governo. Swami ribadì che lo zio avrebbe dovuto farlo non per sé ma per la sua patria che amava moltissimo. Purtroppo a marzo dell’anno seguente lo zio diede le sue dimissioni e poi scoppiò Tangentopoli.

L’obiettivo era quello di eliminarlo perché non era d’accordo con il disegno propostogli dallo “stato profondo” che prevedeva la distruzione dell’economia, cultura e identità dell’Italia. Ed eccoci ad oggi in uno stato pietoso. L’Italia è stata svenduta nel lontano 1992, nel famoso incontro sul Britannia grazie ai nostri onorevoli che hanno presieduto la Seconda Repubblica. Lo zio fece ogni cosa in suo potere per fermare questa ondata, inutilmente. È doveroso ricordare che era completamente da solo. I potenti tentacoli dello “stato profondo” avevano già ben stretto la loro presa attorno a coloro che avevano scelto di vendere la propria anima, scelta ottima e sbrigativa per molti. Bettino a differenza loro era un vero patriota ed uomo di principi, ha sacrificato la sua vita per i valori per cui ha vissuto. Si è sempre battuto, in tutta la sua carriera politica, per la libertà, la verità e la pace non solo in e per l’Italia, ma anche per molti altri popoli oppressi. Altro che criminale come i mass media lo avevano dipinto! Il popolo italiano si è bevuto fino all’ultima goccia la coppa di veleno preparatagli dai media e dal sistema giudiziario, che hanno trattato mio zio come un ladro da eliminare a tutti i costi. Questo è un capitolo della nostra storia molto umiliante e indegno. Purtroppo chi ne pagherà le conseguenze sono i nostri figli e future generazioni. Sarebbe bastato un briciolo d’amore da parte di ognuno di noi per la nostra identità come italiani nel mondo per evitare la nostra distruzione. Purtroppo l’Italia ha perso la sua stessa memoria di Paese sovrano e con questo sono finiti nel dimenticatoio tutti gli sforzi che i nostri predecessori hanno fatto per renderci un Paese grande, indipendente e dignitoso nello scenario mondiale. Luca, confermo che il fotografo personale non ha potuto portare a casa uno scatto senza il volere di Sai Baba. Il volere Suo regna su ogni cosa/persona, semplicemente perché è amore puro. L’amore è la nostra vera natura, arriviamo dall’amore e ci ritorniamo alla fine della vita terrena!

Luca Bagatin: Amati moltissimo da milioni di persone, ma allo stesso tempo odiati e calunniati da molte altre, Sai Baba e Bettino Craxi – figure molto importanti se non fondamentali, della tua vita - hanno, forse, molte cose in comune.

Non è un caso forse se, nel sito web dedicato al tuo libro scrivi, fra le altre cose: Scopri attraverso questa storia vera come trasformare le ingiustizie subite in un’armatura impenetrabile nel campo della vita assicurandoti la vittoria per sempre”. E aggiungi “I mass media possono distruggerci? Assolutamente! Hanno questo potere. Questo libro ti svela il segreto personale dell’autrice su come potresti scansare gli effetti disastrosi delle bugie togliendogli ogni possibilità di rovinare la tua vita”.

Cosa puoi dirci, in merito?

Ananda Craxi: È proprio così come tu scrivi, entrambe le figure sono state amate da molti e calunniate da altri. Ciò che unisce questi due personaggi secondo me è che Sai Baba diceva “La mia Vita è il messaggio” ed era esattamente così. Essendo la forma più pura di un amore universale ha vissuto tra noi per ricordarci che l’amore è sempre la risposta ad ogni quesito, in questo viaggio terreno che facciamo. Sai Baba non solo lo diffondeva come messaggio, ma era Lui stesso un esempio vivente dei cinque valori umani che sono la verità, la retta via, la pace, l’amore e la non-violenza. Mio zio ci ha lasciato con questa dichiarazione: “La mia Vita equivale alla Mia libertà”. Vuole essere un messaggio esemplare per ciascuno di noi per ricordare che siamo un Paese grande e per rimanere tale, è vitale mantenere la nostra libertà intatta per poterci esprimere nel mondo nel rispetto della libertà e identità altrui.

Se si studiano bene i fatti storici della carriera di mio zio, non la narrativa che ci hanno proposto, è palese come lui abbia vissuto con gli stessi principi di Sai Baba. L’amore per la sua patria ed il popolo Italiano lo ha spinto a scegliere la retta via basandosi sulla verità, sulla pace e sulla non-violenza.

Luca, se me lo permetti, mi rivolgo qui ai lettori. Ma vi siete mai chiesti perché Bettino Craxi è stato allontanato dall’Italia?

Vi siete mai chiesti perché un “criminale così pericoloso” non avesse avuto un processo giusto e perché non è mai finito in galera? Vi hanno raccontato che era scappato per paura di essere incriminato. Dunque perché la giustizia italiana non si è preoccupata di andare a prenderlo dato che non era un segreto che mio zio fosse in Tunisia? O forse ci è perfino sfuggito il significato di “latitante”? Il codice di procedura penale Italiano, all’art. 296 dice che “E' latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare, agli arresti domiciliari, al divieto di espatrio, all'obbligo di dimora o a un ordine con cui si dispone la carcerazione”. Ebbene se leggete la testimonianza di Umberto Cicconi nel suo ultimo libro “Bettino Craxi - I suoi ultimi vent’anni”, saprete che mio zio è stato avvisato, gli hanno espressamente dato un invito a lasciare l’Italia e il fatto che sia partito da Roma con il suo passaporto regolare da cittadino Italiano per Tunisi, vi spiega quante falsità sono state raccontate su di lui. Addirittura mio zio chiese ai giudici di venire in Tunisia per processarlo, era pronto a rispondere a tutte le domande. Nessuno accolse tale richiesta.

La verità è che lui non doveva parlare! Non avendo nulla da nascondere rappresentava una minaccia troppo grande. Avrebbe svelato la natura della falsa rivoluzione della Seconda Repubblica, così il piano di eliminare una intera classe politica non avrebbe avuto successo. La memoria dei veri politici che hanno lasciato il loro sudore sul campo per renderci un Paese libero e grande dal dopoguerra, è stata sepolta. Vi invito a fare una carrellata, nella vostra memoria, di chi poi ha scaldato le poltrone del nostro governo nella cosiddetta Seconda Repubblica. Vi accorgerete che sono tutti personaggi tecnocrati, comici, imprenditori e venduti a un potere estraneo a noi. Mio zio la definiva “La mano Invisibile”! Bettino Craxi era troppo pericoloso perché non si è mai sottomesso a poteri esterni ed è stato l’unico politico italiano che ha risposto un secco “No” agli Stati Uniti (caso Sigonella), in qualche modo doveva pagare. Sì, l’ha fatto con la sua vita! Viva la verità, sempre!

Nel mio libro “Fuori Posto” racconto come per il solo fatto di chiamarmi “Craxi” ho dovuto subire umiliazioni e ingiustizie. Spiego come, con il tempo, io abbia imparato a rimandare ogni insulto al mittente senza sentirmi una vittima, senza dover necessariamente avere un confronto con loro. ma piuttosto lavorando su me stessa. Assicuro che chiunque lo faccia, si garantisce una vittoria sicura.

Luca Bagatin: Satya Sai Baba è noto per i suoi numerosi miracoli e poteri mistici. C'è chi pensa di essere riuscito a smascherarli e ritiene fossero truffe (non si capisce però ai danni di chi, visto che Sai Baba non ha mai chiesto danaro ma, anzi, ha spesso materializzato oggetti di valore, sempre donati ai suoi devoti), mentre altri (fra cui il sottoscritto), sono convinti che siano autentici e in più occasioni hanno avuto prova della loro autenticità.

Qual è il tuo punto di vista?

Ananda Craxi: Sì, lo confermo! Swami faceva i miracoli e materializzava oggetti. C’è chi diceva che fosse un truffatore e per la mia esperienza in vent’anni non ho mai visto nessuno danneggiato da questi poteri mistici. Ho solo visto tutti coloro che venivano in contatto con lui trarre benessere, gioia e conforto. Avendo solo amore da dare a tutti, ci incitava a credere in noi stessi e ripetutamente ricordava che queste materializzazioni le utilizzava per esprimere il suo amore. Ricordo un miracolo a cui assistetti personalmente, di un signore sulla cinquantina che arrivò nell’Ashram in sedia a rotelle per conoscere Sai Baba. Swami lo accolse davanti a tutti noi e passò la sue mani, contemporaneamente, su entrambe le gambe, molto rapidamente, dalla vita in giù. Subito dopo, Swami, gli disse: “Alzati”... Questo signore gli rispose che da molti anni non camminava e quindi non capì questa esortazione. A quel punto, Swami, cambiò tono e in modo perentorio gli “ordinò” di alzarsi… Era come se gli parlasse con la coscienza, trasmettendogli il credo, quella fiducia di potercela fare…e realmente ce la fece.

Senza andare nel tecnicismo del fenomeno della materializzazione, posso dire che nell’etere sono presenti tutti gli elementi. Il fatto che con i nostri occhi nudi non li vediamo, non significa che non esistano. Sai Baba diceva: “Quando materializzo oggetti applico un intento puro” e ribadiva che ognuno di noi dispone dello stesso potere. C’era però una differenza importante, che spiegava così: “Io so di avere questo potere, ma tu non hai ancora realizzato di possederlo”!

Luca Bagatin: Mai come in questo periodo storico, fra assurdi e sanguinari conflitti e una classe politica decadente, in Italia, Europa e in Occidente in generale, molto probabilmente, avremo necessità tanto di Sai Baba quanto di Bettino Craxi. Qual è il tuo pensiero in merito?

Ananda Craxi: Assolutamente, Luca! Oggi come non mai abbiamo un forte bisogno di prendere esempio sia dalla vita di Sai Baba che dall’esempio della vita e morte di mio zio. Entrambi sono personaggi che hanno vissuto rispetto ai principi che stavano loro a cuore, valori basati sull’umanità. Devo però menzionare che una differenza importante c’era tra i due e cioè Sai Baba era l’essenza della perfezione, mentre mio zio ha fatto degli errori, come facciamo tutti da umani.

Mio zio è senz’altro un esempio da seguire per come ha dimostrato al mondo di proteggere i suoi valori, Sai Baba è la versione più pura e assoluta di altruismo.

Luca Bagatin: Attualmente, di cosa ti occupi? Quanto hanno influito, nella tua vita, gli insegnamenti di Sai Baba e quelli di tuo zio Bettino?

Ananda Craxi: Mi definisco “una scrittrice fantasma”. Scrivo molto, leggo molto, studio e cerco di implementare i valori che ho appreso in India da Sai Baba. Nella tempesta di questa vita, quando è tutto nero ed il vento forte e le onde alte coprono il cielo, io so per certo che finirà per trasformarsi in un cielo sereno. Nel mentre, mi sorreggono le mie armi della gratitudine, della pazienza e dell’incorreggibile fede che tutto passa, che la dualità ci governa, che la notte precede il giorno e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

Con questa certezza riesco a diventare testimone della mia stessa vita senza identificarmi con essa ove possibile. Anche se né Sai Baba né mio zio si trovano tra noi fisicamente, vivono più che mai nel mio cuore ed è tutto ciò che mi serve. Non hanno certamente vissuto invano, la loro impronta mi guida e guiderà senz’altro le generazioni a venire. La nobiltà d’animo lascia sempre il suo segno nell'eternità.

Ora vivo e lavoro in Spagna con mio marito. Forniamo servizi e assistenza a tutti coloro che desiderano trasferirsi in questa meravigliosa terra, la Costa del Sol, baciata dal sole 300 giorni all’anno. Ho anche deciso di portare avanti qui da noi una delle attività dei miei genitori, per amore e rispetto verso di loro. L’attività consiste nel mandare avanti un allevamento di Cavalli e Asini Miniature Americane. Oltre che diffondere questa razza poco conosciuta in Europa, ho la fortuna di accudire questi angeli zoccolati (mia madre li chiama così) e vivere insieme a loro. Sono un dono dal cielo e dei veri messaggeri di Dio. L’unica cosa che sanno fare è dare a noi umani amore e fiducia totale, non sanno giudicare e seguono il ritmo di madre natura.

Del resto, avendo vissuto in India nella casa del mio Grande Maestro, ho potuto toccare con mano l’amore puro che Lui provava per il suo grande amico a quattro zampe, un elefante indiano chiamato “Sai Gita” (significa “canzone divina”), che ricambiava lo stesso amore a Swami in maniera disarmante ed unica. Alla sua morte ho visto piangere Swami per la prima volta nella mia vita, manifestando una fragilità umana.

Questi animali sono migliori rispetto all’essere umano di oggi? Direi di sì, sono diventati in questo scenario mondiale di guerre, sangue, armi e odio, dei veri Maestri di Vita.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Le foto a corredo del presente articolo sono state gentilmente concesse da Ananda Craxi

Sai Baba e Ananda Craxi bambina

Sai Baba e Ananda Craxi bambina

Sai Baba, Ananda Craxi bambina le sue sorelline e il fratellino

Sai Baba, Ananda Craxi bambina e le sue sorelline  

Ananda Craxi oggi

Le foto qui sotto fanno, invece, parte del mio repertorio di ricordi, di cui parlo nel mio articolo introduttivo


Oscar Martino, Gerarda Cesarini (detta Gegè) e Luca Bagatin, inverno 2005

Gegè e Luca Bagatin, inverno 2005

lunedì 6 novembre 2023

I socialisti democratici italiani e il centro-sinistra. Articolo di Luca Bagatin

 

L'azione dei socialisti democratici del PSLI – poi ribattezzato PSDI – fu fondamentale nella ricostruzione dell'Italia nel secondo dopoguerra, come ricordai in un recente articolo, rifacendomi al saggio del prof. Michele Donno “Socialisti democratici”, edito da Rubbettino (https://amoreeliberta.blogspot.com/2023/10/il-contributo-socialista-democratico.html).

Il prof. Donno ha proseguito le sue ricerche attraverso il suo “I socialisti democratici italiani e il centro-sinistra”, edito sempre da Rubbettino, nel quale viene spiegato come il Partito Socialista Democratico Italiano diede un forte contributo quale traghettatore del Partito Socialista Italiano di Pietro Nenni nei governi presieduti dalla DC, dal PRI e dallo stesso PSDI.

Nel solco della ricerca di una riunificazione socialista, consumatasi nel 1947, il PSDI, non sempre concorde con la DC e spesso rissoso nei confronti del PLI, fece il possibile per staccare il PSI dall'abbraccio mortale con il PCI e portarlo nell'area di governo, in modo da costituire un centro-sinistra organico, atto a portare avanti quelle riforme sociali che attendevano l'Italia da lungo tempo.

E ciò accadde nel dicembre del 1963, con il governo Moro, sostenuto, oltre che dalla DC, dai socialisti, dai socialisti democratici e dai repubblicani.

Un governo che vide il leader socialista Pietro Nenni alla Vicepresidenza del Consiglio e il leader socialista democratico Giuseppe Saragat al Ministero degli Esteri.

Un governo che si porponeva, fra le altre cose, di far eleggere il Parlamento europeo a suffragio universale, di sostenere il processo di distensione fra USA e URSS e, con il socialista democratico Roberto Tremelloni al Ministero delle Finanze, di razionalizzare la spesa pubblica, alleggerire la burocrazia e rilanciare produzione e occupazione.

Le basi di un riavvicinamento fra il PSDI e il PSI e di un avvicinamento di quest'ultimo, all'area governativa centrista, si videro già nel XXXII Congresso del PSI di Venezia nel febbraio 1957 e nel plauso verso i partiti socialisti dell'allora Papa Giovanni XXIII, il quale aprì la Chiesa cattolica alle istanze dei più deboli, all'emancipazione delle classi lavoratrici e alla distensione a livello internazionale fra le superpotenze.

Un PSI che, pur non riuniciando affatto alla sua base anticapitalista, divenne critico nei confronti di un PCI sempre più eterodiretto da Mosca e sempre meno alla ricerca di una sua autonomia.

L'autonomismo socialista divenne, infatti, la bandiera di Nenni e il PSDI si adoperò quale “cerniera” fra il PSI e una DC che, pur conservatrice su molte tematiche, veniva tenuta a bada proprio dalle posizioni più avanzate dei socialisti, sia in ambito economico-sociale che civile e democratico.

Come ricorda il prof. Donno nel suo saggio, l'azione dei socialisti democratici già nei governi De Gasperi e Fanfani fu molto avanzata e portò alla nazionalizzazione dell'energia elettrica; a una legge antimonopolistica; al potenziamento della Cassa del Mezzogiorno; a una più equa e rigorosa politica fiscale; alla lotta contro la speculazione in Borsa; a un programma di edilizia popolare; a una riforma del sistema previdenziale; a una riforma agraria in favore della piccola proprietà contadina; all'obbligo scolastico fino al quattordicesimo anno di età e all'affermazione della scuola laica.

Tutto ciò pur fra mille difficoltà, considerando la politica spesso clientelare e poco rigorosa operata dalla DC, che molto spesso mise in crisi il rigorosissimo Ministro socialista democratico Tremelloni, il quale occupò spesso, in quegli anni, ministeri a carattere economico e, nel terzo governo Moro, il ruolo di Ministro della Difesa.

Tremelloni, infatti, puntò molto sulla stabilità monetaria, la razionalizzazione della spesa pubblica, la sburocratizzazione e la programmazione economica e l'efficienza della pubblica amministrazione fu, per tutta la sua vita di Ministro e politico, la sua vera missione.

Non a caso, come ricorda il prof. Donno, Tremelloni si allontanò dalla vita politica in un periodo in cui osservò che il clientelismo e la “finanza allegra” tendevano a prevalere rispetto al pragmatismo e alla buona amministrazione.

Gli Anni '60 saranno, peraltro, periodo in cui il PSDI aumenterà i suoi consensi, passando dal 4,5% degli Anni '50, al 6%.

E, come ricorda il saggio del prof. Donno, gli anni del primo centro-sinistra organico, furono anche l'epoca del sostegno dell'Italia ai Paesi africani e del Terzo Mondo; della ricerca di una distensione a livello geopolitico fra le potenze; di ricerca di un policentrismo (oggi si direbbe multipolarismo) che garantisse equilibrio e benessere per tutti.

Il 28 dicembre 1964, per Saragat, giunse l'elezione a Presidente della Repubblica, facendo convergere – dopo numerose peripezie politiche - i voti, non solo dei socialisti democratici, ma anche del PSI, del PRI, della DC e del PCI.

Saragat, nonostante il nuovo ruolo ricoperto, non abbandonò mai l'idea di riunificare il PSI e il PSDI, anche per contrastare da una parte l'azione governativa conservatrice della DC al governo e quella del PCI all'opposizione, evitando che quest'ultimo si ponesse a capo del movimento operaio in Italia.

Fu così che, il 30 ottobre 1966, a Roma, nacque il Partito Socialista Unificato (PSU), ovvero il PSI-PSDI Unificati, unendo, nello stesso simbolo, quello del PSI con il libro aperto, la falce e martello e il sole nascente e quello del PSDI con il sole nascente.

Il nuovo partito, ad ogni modo, percorso comunque da continui contrasti fra i due partiti, alle successive elezioni del 1968 conquistò appena il 14,4% alla Camera e il 15,2% al Senato, ovvero meno della somma dei due elettorati storici (e infatti vennero persi ben 29 seggi, molti dei quali conquistati dal neonato Partito Socialista di Unità Proletaria, che ottenne il 4,45%).

Inutile dire che, tale sconfitta, portò allo scioglimento di tale partito e al ritorno nei ranghi dei rispettivi partiti socialisti.

Occasione mancata che, probabilmente, sarà sanata dall'elezione di Bettino Craxi a Segretario del PSI nel 1976. Questi, infatti, propose al contempo una politica di riformismo, senza rinunciare ai valori fondanti del socialismo originario. Occasione colta da molti esponenti del PSDI che, alla fine degli Anni '80, confluiranno nel PSI di Craxi, fra i quali Pier Luigi Romita e Pietro Longo.

Ma di questa storia, probabilmente, mi auguro parlerà un futuro saggio dell'ottimo prof. Michele Donno, a conclusione delle sue ottime ricerche sul socialismo democratico italiano.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it



venerdì 3 novembre 2023

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società de consumi. Articolo di Luca Bagatin del 30 agosto 2018

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società de consumi.

Articolo di Luca Bagatin del 30 agosto 2018 (contenuto anche nel suo saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore)


Pier Paolo Pasolini fu un intellettuale marxista contro la modernità, i cui insegnamenti e le cui previsioni oggi, a distanza di ben 43 anni dalla sua morte violenta, sono più che mai attuali.

La sua denuncia dell'avvento del capitalismo assoluto; del consumismo; di una sinistra e di una classe intellettuale tanto progressista quanto liberal-capitalista, che si disinteressa degli sfruttati e difende piuttosto gli sfruttatori; della perdita della sacralità dei sentimenti in nome del "laicismo consumistico", sono oggi, drammaticamente, il pane quitidiano di una Italia e di una Europa senza più prospettive sociali, ovvero senza più prospettive socialiste.

Ecco che le parole del Pasolini che scriveva su "Le Vie Nuove" del 18 ottobre 1962, ci presentano la sua idea di recupero della tradizione, che è una tradizione marxista e rivoluzionaria, ma, in quanto tradizione, profondamente anti-moderna, e, come tale, critica nei confronti dei tradizionalisti e dei borghesi: "E' un'idea sbagliata - dovuta come sempre alla mistificazione giornalistica - quella che io sia un...'modernista'. Anche i miei più seri sperimentalismi non prescindono mai da un determinante amore per la grande tradizione italiana e europea. Bisogna strappare ai tradizionalisti il Monopolio della tradizione, non le pare ? Solo la rivoluzione può salvare la tradizione: solo i marxisti amano il passato: i borghesi non amano nulla, le loro affermazioni retoriche di amore per il passato sono semplicemente ciniche e sacrileghe: comunque, nel migliore dei casi, tale amore è decorativo, o 'monumentale', come diceva Schopenhauer, non certo storicistico, cioè reale e capace di nuova storia".
Ed ecco come Pasolini qui parli già del concetto di amore, che esplica ancor meglio nel numero de "Le Vie Nuove" del successivo 22 novembre 1962, ove peraltro spiega il connubio fra i concetti di "tradizione" e di "marxismo": "Tradizione e marxismo. Sì, insisto: solo il marxismo salva la tradizione. Oh, ma capiscimi bene ! Per tradizione intendo la grande tradizione: la storia degli stili. Per amare questa tradizione occorre un grande amore per la vita. La borghesia non ama la vita: la possiede. E ciò implica cinismo, volgarità, mancanza reale di rispetto per una tradizione intesa come tradizione di privilegio e come blasone. Il marxismo, nel fatto stesso di essere critico e rivoluzionario, implica amore per la vita, e, con questo, la revisione rigenerante, energica, amorosa della storia dell'uomo, del suo passato".
Pasolini è dunque un intellettuale marxista antimoderno dall'impostazione romantica e sentimentale e lo si comprenderà ancor meglio nel 1976, con le sue "Lettere luterane", scritte dalle colonne del "Corriere della Sera" e de "Il Mondo", ove egli critica il progresso, che considera un falso progresso; il conformismo; il consumismo e l'avvento della televisione. In particolare una frase contenuta nelle sue "Lettere" è, a parer mio, particolarmente significativa: "Nell'insegnamento che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci".
Il fulcro dell'insegnamento pasoliniano - anticlericale sì, ma non antispirituale - è dunque la ricerca del Sacro e del Sentimento, oltre la fredda ragione, oltre quel "laicismo consumistico" che ha trasformato gli esseri umani in adoratori della materia, del danaro, del consumo.
E se andiamo a rileggere il testo dell'intervento che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto tenere al Congresso del Partito Radicale del 4 novembre 1975 (testo che fu letto postumo, in quanto Pasolini fu barbaramente ucciso due giorni prima), scorgiamo delle frasi di una profondità e lungimiranza politico-economica sbalorditiva. Oltre a fare l'elogio delle persone che Pasolini definisce "adorabili", ovvero quelle che non sanno di avere dei diritti, nel "Paragrafo Quinto" il Nostro - fra le altre cose - scrive: "I bisogni indotti dal vecchio capitalismo erano in fondo molto simili ai bisogni primari. I bisogni invece che il nuovo capitalismo può indurre sono totalmente e perfettamente inutili e artificiali. Ecco perché, attraverso essi, il nuovo capitalismo non si limiterebbe a cambiare storicamente un tipo d'uomo: ma l'umanità stessa. Va aggiunto che il consumismo può creare dei "rapporti sociali" immodificabili, sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clerico-fascismo un nuovo tecno-fascismo (che potrebbe comunque realizzarsi solo a patto di chiamarsi anti-fascismo); sia, com'è ormai più probabile, creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili. In ambedue i casi lo spazio per una reale alterità rivoluzionaria verrebbe ristretto all'utopia o al ricordo: riducendo quindi la funzione dei partiti marxisti ad una funzione socialdemocratica, sia pure, dal punto di vista storico, completamente nuova".
E qui, in queste poche righe, sembra di leggere la profezia di un Pasolini che sembra anticipare il mutamento in senso liberal-capitalista (o "socialdemocratico", come lo definisce Pasolini) dei partiti un tempo marxisti e socialisti europei: dagli eredi del PCI, oggi PD, finanche sino al PS francese e al PSOE spagnolo e non solo, ormai partiti in difesa del capitalismo assoluto e spesso più di destra della destra liberale (si pensi anche ai recenti elogi della sinistra al Senatore USA della destra guerrafondaia John McCain).
Ecco che al "Paragrafo Sesto" del discorso che non potè tenere, Pasolini, rivolgendosi a Pannella e Spadaccia, scrive: "Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne di cultura".
E nel "Paragrafo Settimo", parlando dei diritti civili, dell'aborto e del divorzio, il Nostro, scrive fra l'altro: "(...) A proposito delle difesa generica dell'alterità, a proposito del divorzio, a proposito dell'aborto, avete ottenuto dei grandi successi. Ciò - e voi lo sapete benissmo - costituisce un grande pericolo. Per voi - e voi sapete benissimo come reagire - ma anche per tutto il paese che invece, specialmente ai livelli culturali che dovrebbero essere più alti, reagisce regolarmente male (...)".
E prosegue nel "Paragrafo Ottavo, con frasi di una attualità incredibili: "(...) Io vi prospetto - in un momento di giusta euforia delle sinistre - quello che per me è il maggiore e peggiore pericolo che attende specialmente noi intellettuali nel prossimo futuro. Una nuova "trahison del clercs": una nuova accettazione; una nuova adesione; un nuovo cedimento al fatto compiuto; un nuovo regime sia pure ancora soltanto come nuova cultura e nuova qualità di vita.
Vi richiamo a quanto dicevo alla fine del paragrafo quinto: il consumismo può rendere immodificabili i nuovi rapporti sociali espressi dal nuovo modo di produzione "creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili".
Ora, la massa degli intellettuali che ha mutuato da voi, attraverso una marxistizzazione pragmatica di estremisti, la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto della bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità. Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera".
E' il Pasolini in dialogo con Pannella, ma anche critico nei confronti dei radicali che, se allora sembravano difendere i diritti di chi non sapeva di avere diritti, via via diventeranno partito del capitalismo assoluto, senza aver compreso o avendo del tutto dimenticato la lezione pasoliniana che poneva al centro la contrapposizione fra lo sfruttato e lo sfruttatore e, il Nostro, prenderà sempre le difese dello sfruttato e lo farà, forse fra i pochi intellettuali marxisti finanche del suo tempo - assieme al filosofo comunista francese Michel Clouscard - denunciando l'avvento di quel "nuovo fascismo" che nei fatti sarebbe stato il consumismo, l'edonismo, il materialismo borghese, il capitalismo assoluto.
In tal senso Pasolini nel 1963 disse: "Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell'uomo: l'epoca dell'alienazione industriale. Lei ne è già una vittima, in quanto il suo giudizio non è libero proprio nell'atto in cui crede di meglio attuare la propria libertà; io sono un'altra vittima in quanto la mia libera espressione viene fatta passare per 'altra da quella che essa è'. Il mondo si incammina per una strada orribile: il neocapitalismo illuminato e socialdemocratico, in realtà più duro e feroce che mai.".
Le parole di Pier Paolo Pasolini - queste e molte altre - poeta, intellettuale anticonformista, regista, narratore e cantore delle periferie, degli sconciati, dei diseredati, della civiltà dell'innocenza e di quella contadina, sono ancora oggi le uniche che ci guidano, illiminandoci, nella fitta nebbia del finto progresso, della finta libertà, del Capitale.
Pier Paolo non è mai morto. Perché Pier Paolo parla ancora al nostro cuore.

Luca Bagatin