venerdì 8 agosto 2025

Il “Blocco Elettorale Patriottico dei Socialisti, dei Comunisti, del Cuore e del Futuro della Moldavia” pronto a sconfiggere la destra liberal capitalista in Moldavia. Articolo di Luca Bagatin

 

Ufficializzata la presenza, alle elezioni parlamentari moldave del prossimo 28 settembre, della lista di sinistra patriottica, maggiore oppositrice del governo liberal capitalista attualmente in carica in Moldavia.

Il “Blocco Elettorale Patriottico dei Socialisti, dei Comunisti, del Cuore e del Futuro della Moldavia” è stato, infatti, ufficialmente registrato presso la Commissione elettorale centrale.

Tale lista, presentata già in conferenza stampa alla fine di luglio, comprende il Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldavia (PSRM), guidato dall'ex Presidente della Repubblica di Moldavia Igor Dodon; il Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldavia (PCRM), guidato da Vladimir Voronin; il Partito Repubblicano Cuore della Moldavia (o Inima Moldovei), guidato dall'ex governatrice comunista della Gagauzia, Irina Vlah e il Futuro della Moldavia, guidato dall'ex Primo Ministro comunista Vasile Tarlev.

La lista si propone l'obiettivo di porre fine all'attuale governo liberal capitalista e guerrafondaio, retto dalla liberale Maia Sandu e promuove un programma fondato sulla giustizia sociale; sul primato del settore pubblico nell'economia; sul recupero della sovranità nazionale e sul dialogo e la cooperazione con tutti i Paesi, recuperando il dialogo con la Federazione Russa.

Alla conferenza stampa di presentazione della lista, nel luglio scorso, i rappresentanti di tale blocco elettorale, avevano affermato che le prossime elezioni, in Moldavia, rappresenteranno uno spartiacque fra due modelli differenti: “Da un lato ci sono i partiti unionisti europei centristi. D'altra parte c'è la nostra proposta sovranista, il movimento per salvare il futuro della Moldavia, che cerca di porre fine alla dittatura di Soros e dei globalisti nella Repubblica moldava”.

Interessante anche il simbolo scelto per rappresentare tale blocco elettorale e che riassume i partiti che lo compongono.

Spiccano il bianco e il rosso, simbolo della purezza del cuore e del socialismo. Sono presenti la stella rosso-bianca dei socialisti e un cuore rosso, che racchiude una falce e martello bianca.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Prospettive di cooperazione economica fra Unione Europea e Repubblica Popolare della Cina e visioni globali. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

 

L’economia globale sta attraversando una fase di profonda trasformazione: tensioni geopolitiche, ritorno del protezionismo e ristrutturazione delle catene di approvvigionamento rendono sempre più complesso l’ambiente commerciale internazionale. Negli ultimi anni, gli accordi commerciali tra UE e Stati Uniti d’America hanno suscitato crescenti critiche in Europa, poiché considerati penalizzanti per l’autonomia strategica e la competitività europea. In questo contesto, rafforzare la cooperazione economica tra la Repubblica Popolare della Cina e l’Unione Europea non è solo una necessità contingente, ma una scelta strategica per il futuro.
Alcuni punti di riflessione sono i seguenti.
Lo sviluppo verde si deve porre contro la dipendenza dal fossile. L’opinione pubblica europea sottolinea che gli accordi con gli Stati Uniti d’America hanno comportato un forte aumento delle importazioni di energia fossile a prezzi elevati, e questo grava su imprese e famiglie. Inoltre la dipendenza dal fossile ostacola la transizione energetica, in quanto v’è un impatto ambientale che aumenta le emissioni e contraddice gli obiettivi climatici.
Al contrario, la RP della Cina esporta prodotti per energie rinnovabili a costi competitivi e tecnologia avanzata, come pannelli fotovoltaici, turbine eoliche e sistemi di accumulo. Queste forniture permettono di ridurre i costi della transizione verde europea, nonché accelerare l’aggiornamento del mix energetico, e favorire la protezione del clima e dell’ambiente globale.
L’energia rappresenta oggi uno dei settori più promettenti per un salto di qualità nella cooperazione sino-europea. Si intravvede in essa una complementarità industriale per costruire insieme avanzate catene del valore. Del resto le economie di RP della Cina e UE sono altamente complementari: l’Europa eccelle in tecnologia avanzata, standard verdi e capacità di innovazione; la RP della Cina possiede una catena produttiva completa, capacità manifatturiera su larga scala e accesso ai mercati emergenti. Collaborando in settori come manifattura intelligente, digitalizzazione e mobilità verde, le due parti possono aprire mercati reciproci; integrare catene industriali e di innovazione; creare nuovi stimoli di crescita.
In un contesto di catene di approvvigionamento globali instabili, questa complementarità rafforza la competitività e la resilienza di entrambe le economie. L’aumento del protezionismo e delle barriere commerciali ha fatto crescere i costi del commercio globale. L’UE esprime preoccupazione per un’eccessiva dipendenza dall’anzidetto mercato unico monodiretto poiché solo la liberalizzazione del commercio è l’antidoto al protezionismo.
Rafforzare i legami economici con la RP della Cina consente di diversificare i rischi; ampliare gli scambi e gli investimenti bilaterali; permette di attenuare le tensioni politiche internazionali; e ciò significa promuove un ordine economico mondiale più aperto e multipolare.
Attraverso l’integrazione tra la Belt and Road Initiative e le strategie digitali e verdi dell’UE, la cooperazione sino-europea può svolgere un ruolo costruttivo nella governance commerciale globale. Attualmente le sfide globali rappresentano una responsabilità condivisa quali clima, sicurezza energetica, ripresa economica: sfide che nessun Paese può affrontare da solo. Sul clima la RP della Cina e l’UE condividono l’impegno per gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici (22 aprile 2016). In merito all’innovazione tecnologica: è necessario ribadire lo sviluppo congiunto di energie pulite, intelligenza artificiale e industrie low-carbon, i quali condurranno a benefici mondiali.
Sulla governance internazionale è necessario un maggiore coordinamento sino-europeo, che contribuisca a rafforzare equilibrio e stabilità nell’ordine mondiale. Queste responsabilità condivise elevano la cooperazione sino-europea oltre l’ambito economico, a una dimensione strategica e al contempo umana.
Di fronte ad una energia costosa, ad ansie per la sicurezza industriale e incertezze nella governance globale, l’Europa nel complesso e l’UE nello specifico hanno bisogno di nuove partnership.
La cooperazione con gli Stati Uniti d’America, come abbiamo sottolineato sopra, comporta costi economici ed ambientali elevati; al contrario la cooperazione con la RP della Cina offre opportunità di sviluppo verde, efficiente e orientato al futuro.
Rafforzare i legami economici tra la RP della Cina e l’Unione Europa non solo risponde agli interessi di entrambe le parti, ma si lega anche alle esigenze dello sviluppo sostenibile mondiale.
In un pianeta minacciato da divisioni, la collaborazione tra RP della Cina ed Europa può garantire prosperità reciproca e portare stabilità e fiducia a livello globale.
E nel contesto di una profonda trasformazione dell’economia mondiale, la RP della Cina si trova oggi al crocevia tra percezioni mediatiche e realtà economica che mirano a prospettive di fiducia generali. Mentre nei Paesi occidentali prevalgono narrazioni incentrate su rallentamento e rischi – un’altra storia, più rilevante e concreta, sta emergendo: la RP della Cina guida una nuova ondata di competitività globale attraverso innovazione e upgrading industriale.
È innegabile che pure l’economia cinese stia vivendo le difficoltà di una fase di transizione: correzione del settore immobiliare, fiducia dei consumatori in recupero, frizioni geopolitiche. Tuttavia, questi ostacoli non hanno fermato l’emergere di nuovi motori di crescita, che testimoniano la resilienza reale dell’economia di quel Paese. I nuovi fattori sono: 1) intelligenza artificiale destinata a diventare il principale motore di sviluppo nei prossimi dieci anni; 2) veicoli elettrici ed energie verdi: la RP della Cina occupa già una posizione di leadership mondiale; 3) manifattura avanzata: robotica industriale, semiconduttori e smart manufacturing rafforzano la quota globale del Paese.
Queste forze endogene stanno ridefinendo la struttura industriale cinese e offrono sostegno stabile alle catene di fornitura globali.
Nei recenti anni, la politica economica cinese si è spostata da un approccio basato sul contenimento del rischio verso una fase che mira a stimolare l’innovazione e liberare il potenziale del mercato; quindi si tratta di una svolta nelle politiche di controllo all’empowerment.
Intervengono il sostegno alle imprese private e al settore tecnologico per attrarre capitali e accelerare l’innovazione; l’espansione della domanda interna e promozione dei consumi per sostituire il modello trainato dagli investimenti; le politiche verdi che integrano transizione energetica e upgrading industriale, rafforzando il ruolo della RP della Cina nella governance climatica globale.
Tale evoluzione normativa non solo stabilizza le aspettative interne, ma crea anche nuove opportunità per la cooperazione internazionale, scoprendo l’alto potenziale in un mercato sottovalutato. Il mercato dei capitali cinese presenta oggi valutazioni generalmente contenute, ma con un potenziale di crescita elevato. Un numero enorme di società quotate, con margini di crescita ancora inespressi; aziende leader nei settori predetti quali intelligenza artificiale, energie rinnovabili ed economia digitale continuano a crescere rapidamente.
La bassa partecipazione di investitori stranieri indica ampie opportunità di rendimento; la combinazione tra valutazioni basse e prospettive di crescita robuste rende il mercato cinese particolarmente attraente per chi investe con orizzonte di lungo periodo.
La RP della Cina non è solo beneficiaria del proprio sviluppo, ma rappresenta anche un attore chiave nelle reti globali di commercio e investimento per un’opportunità di cooperazione totalizzante.
Il suo vasto mercato e la catena di fornitura completa offrono una piattaforma stabile per la collaborazione internazionale; l’innovazione tecnologica e la transizione verde pongono spazi di cooperazione con partner di tutto il mondo; l’espansione dei progetti infrastrutturali e l’apertura dei mercati rafforzano la connettività globale e il dialogo economico. L’interazione favorisce non solo l’ottimizzazione delle catene di valore, ma contribuisce anche alla stabilità e alla crescita dell’economia mondiale.
Il futuro dell’economia cinese è una storia di resilienza, innovazione e opportunità. Le sfide sono reali, ma non oscurano le tendenze di lungo periodo. Per gli investitori, guardare alla RP della Cina con una prospettiva strategica significa cogliere uno dei mercati più promettenti al mondo; per i partner commerciali, approfondire la cooperazione con la RP della Cina vuol dire acquisire vantaggi in una fase di ristrutturazione delle catene di fornitura globali.
Nel prossimo decennio, la RP della Cina non sarà soltanto parte della narrazione del rischio, ma diventerà una delle principali fonti di fiducia per l’economia globale. Per chi possiede visione strategica e pazienza, l’economia cinese sta scrivendo un capitolo nuovo e coinvolgente: una storia di innovazione e sviluppo per una prosperità condivisa da tutti i Paesi del mondo che siano in buona fede.

Giancarlo Elia Valori

giovedì 7 agosto 2025

L'ex Presidente socialista della Bolivia, Evo Morales, in prima linea contro la destra liberal-capitalista, invita all'astensione. Articolo di Luca Bagatin

L'ex Presidente socialista boliviano, Evo Morales, non potrà candidarsi alle elezioni generali previste per il 17 agosto prossimo, in quanto la Corte costituzionale della Bolivia ha stabilito che non si può candidare chi è stato in carica per più di due mandati.

Morales ha sempre ritenuto ingiusta e politica tale sentenza e, celebrando i 200 anni dell'Indipendenza della Bolivia, ha sottolineato il rischio di un ritorno della destra oligarchica al potere.

Per questo ha invitato il popolo boliviano all'astensione di massa.

Egli, nell'ambito di una conferenza organizzata dal suo partito, “EVO Pueblo”, e circondato da leader indigeni e contadini, ha sottolineato che la Bolivia non dovrà più essere sottomessa agli interessi dell'imperialismo e, con il contributo di donne, comunità indigene, contadini e afrodiscendenti, dovrà continuare ad essere libera, così come riuscì nel passato a liberarsi dal colonialismo spagnolo.

Il pericolo che egli intravede è un ritorno del neoliberalismo al potere, ovvero il pericolo che le élite oligarchiche e anti-sociali tornino a governare.

Non potendo il suo partito essere presente, ha lanciato la campagna del “voto nullo”, quale forma di ribellione democratica, dichiarando dunque illegittima la prossima tornata elettorale, trasformando l'astensionismo in un “referendum elettorale”.

Torneremo più forti, con maggiore consapevolezza e con maggiore unità, perché ancora una volta non si tratta solo di resistere, ma di vincere ancora e ancora”, ha sottolineato l'ex Presidente Morales.

Egli ha ricordato che, durante i suoi anni di governo, dal 2006 al 2019, le aziende strategiche sono state nazionalizzate; il PIL crebbe da 9 miliardi di dollari a oltre 42 miliardi di dollari; gli investimenti pubblici aumentarono da 600 milioni di dollari a oltre 8 miliardi di dollari.

Ciò portò alla costruzione di infrastrutture e edifici scolastici e sanitari e all'eradicamento della povertà e dell'analfabetismo.

Egli è stato anche profondamente critico nei confronti dei governi degli ultimi anni, che a suo dire hanno tradito gli ideali socialisti, indebolendo lo status democratico del Paese.

Evo Morales, pur avendo vinto le elezioni nel 2019, fu vittima di un golpe – che lo costrinse all'esilio in Messico - che portò al governo la liberale Jeanine Anez, la quale, nel 2021, fu arrestata e condannata a dieci anni di reclusione, per il suo coinvolgimento nel golpe e per le violente repressioni contro i manifestanti, durante il suo breve mandato.

Indette nuove elezioni, nel 2020, vinse il socialista Luis Arce, in un primo tempo sostenuto da Morales, ma, nel corso del suo mandato, i rapporti fra i due divennero sempre più burrascosi, essendo Arce più tecnocratico ed avendo tradito molti punti del programma del Movimento per il Socialismo (MAS).

Nel marzo 2025, Evo Morales, ha fondato “EVO Pueblo”, nuovo partito socialista nato dalla scissione del Movimento per il Socialismo e i cui valori fondanti sono la lotta per la Natura, la pace e il socialismo autentico, antimperialista e anticapitalista.

I governi guidati da Evo Morales, effettivamente, ottennero successi senza precedenti, con una crescita economica del 5% annuo; un surplus fiscale; furono accumulati 15,5 miliardi di dollari in riserve internazionali; mezzo milione di persone uscirono dalla povertà e l'Unesco dichiarò la Bolivia Paese libero dall'analfabetismo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Dazi USA: il Brasile ottiene l'appoggio dalla Cina. Articolo di Luca Bagatin

Mentre Trump lancia dazi in ogni dove, illudendosi che questo sarà un bene per l'economia del suo Paese e un male per tutti gli altri, Wang Yi, membro dell'Ufficio politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ed ex Ministro degli Esteri, ha dichiarato che la Repubblica Popolare Cinese è fermamente intenzionata a sostenere il Brasile e a voler approfondire la cooperazione bilaterale.

Egli ha sottolineato come, tanto il Presidente cinese Xi Jinping, quanto il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, stiano lavorando per “promuovere la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per un mondo più giusto e un pianeta più sostenibile”.

L'obiettivo è quello di promuovere un mondo multipolare e sostenere le regole di un ordine internazionale che salvaguardi equità e giustizia globali.

Egli ha definito quelle di Trump – ovvero i dazi contro il Brasile al 50% - delle “pratiche intimidatorie” e ha ribadito come Cina e Brasile continueranno a sostenersi a vicenda, salvaguardando i loro legittimi interessi e quelli dei Paesi del Sud del mondo, nell'ambito dei BRICS.

Entrambi i Paesi, peraltro, nell'ambito della crisi ucraina, sono impegnati, attraverso il Gruppo degli Amici per la Pace, al fine di raggiungere il cessate il fuoco e promuovere il dialogo,

Il Presidente brasiliano Lula, relativamente ai dazi iniqui imposti da Trump, ha fatto ricorso presso il WTO, ovvero l'Organizzazione Mondiale del Commercio, dichiarando che non si lascerà umiliare dal Presidente USA, noto per il suo atteggiamento arrogante e irrispettoso.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 5 agosto 2025

Strage di Bologna e la suggestione dei “grembiulini massonici”… Commento di Luca Bagatin su Pensalibero.it

 

Scrivo questo breve commento commento, che non è propriamente un articolo, su amichevole sollecitazione del Direttore di Pensalibero Cesare Mannucci.

Relativamente all'articolo a firma Daniela Piesco, dal titolo “O si chiama quella bomba “fascista”, o si resta complici…”, del 3 agosto scorso (https://www.pensalibero.it/o-si-chiama-quella-bomba-fascista-o-si-resta-complici/), mi permetto di esprimere alcune perplessita su taluni aspetti.

In particolare non mi è sembrato corretto dare la colpa ai “grembiulini massonici”. E per almeno due ragioni.

La prima è che la Massoneria, storicamente perseguitata dalla Chiesa cattolica e dai totalitarismi novecenteschi, è sempre stata tirata in ballo a sproposito, per ogni cosa. Per quanto sia e rimanga unicamente una scuola iniziatica e di perfezionamento interiore (o, meglio, è un metodo/percorso di perfezionamento). Totalmente estranea a ogni bega politica.

La seconda è che, i riferimenti alla Loggia Propaganda nr. 2 nell'articolo, sono piuttosto fuoriluogo, considerando anche le assoluzioni di tutti i componenti di tale Loggia massonica, regolare e non segreta, da parte della Corte d’Assise di Roma - nel ’94 ed nel ’96 - dalle accuse di “complotto ai danni dello Stato”.

Tutto ciò, peraltro, fu ampiamente documentato anche dall'ottimo prof. Aldo A. Mola in molti suoi saggi, di cui peraltro ho parlato anche nel mio primo saggio, pubblicato nel 2012, “Universo Massonico” (Bastogi Editrice Italiana), con anche un'intervista allo stesso Mola.

Per il resto mi spiace che le tesi espresse allora dal Presidente Francesco Cossiga siano presto state messe da parte.

Forse perché non sarebbero risultate “suggestive” per certa grande stampa complottista o radical chic, in quanto non seguivano una “narrazione” che alcune forze, dal PCI alla sinistra DC, stavano cercando di cavalcare, per arrivare, un giorno, a governare il Paese (magari senza i socialisti, senza i democristiani più lungimiranti come Andreotti e Forlani)?

In quella tragica strage, il 2 agosto 1980, avevo un anno e rischiai di finirci anch'io e la mia famiglia. Viaggiavamo con il treno che da Roma (città dove sono nato), ci avrebbe condotti a Pordenone. Il treno passò pochi minuti dopo. Altrimenti non sarei qui a raccontarlo.

E penso che molte ancora siano le ombre. E ancora molte siano le verità che dovrebbero venire a galla. Compreso quanto accadde una decina di anni dopo da allora.

Quella falsa rivoluzione definita impropriamente “Mani Pulite”, che distrusse un'intera classe dirigente democratica, lungimirante e responsabile. Che gli opposti estremismi, giustamente, aveva tenuto fuori dal governo. Ma che allo stesso tempo dialogava con tutti, a livello internazionale, con grande equilibrio.

Dopo di allora, invece?

Gli opposti estremismi sono stati sdoganati. Sono andati al governo. Hanno seguito i desiderata di Washington e di Bruxelles e hanno finito per diventare non già difensori dell'Occidente, ma fondamentalisti di un atlantismo antistorico e fuori tempo massimo.

Sostenitori di nuove Guerre Fredde che sono pressoché diventate calde. E che mirano a distruggere ogni forma di cooperazione internazionale e di ordine multilaterale.

Su tutto ciò, ovvero sulla Storia degli ultimi quarant'anni, andrebbe fatta piena luce. O si resta complici.

Luca Bagatin

https://www.pensalibero.it/strage-di-bologna-e-la-suggestione-dei-grembiulini-massonici 

sabato 2 agosto 2025

L'UE non ne ha azzeccata una. Articolo di Luca Bagatin

 

L'UE, in questi decenni, ma soprattutto anni, non ne ha azzeccata una.

Anziché gettare acqua sul fuoco, ha preferito sostenere e armare una autocrazia (che ha messo al bando l'opposizione di sinistra), né appartenente all'UE, né alla NATO. Seguendo peraltro i desiderata della famiglia Biden.

Del resto, le cose sarebbero forse andate diversamente se si fosse ascoltato ciò che Silvio Berlusconi, forse l'ultimo e unico vero leader della Seconda Repubblica (il cui unico vero errore fu di sdoganare missini e leghisti), diceva e scriveva già il 9 maggio 2015, in una lettera, sul Corriere della Sera, riportata anche sul suo profilo Facebook:

Caro direttore, l’assenza dei leader occidentali alle celebrazioni a Mosca per il settantesimo anniversario della Seconda guerra mondiale è la dimostrazione di una miopia dell’Occidente che lascia amareggiato chi, come me, da presidente del Consiglio ha operato incessantemente per riportare la Russia, dopo decenni di Guerra fredda, a far parte dell’Occidente”.

E proseguiva, fra le altre cose, scrivendo: “È vero, con la Russia ci sono delle serie questioni aperte. Per esempio la crisi ucraina. Ma sono problemi che è ridicolo pensare di risolvere senza o contro Mosca. Anche perché in Ucraina coesistono due ragioni altrettanto legittime, quelle del governo di Kiev e quelle della popolazione di lingua, cultura e sentimenti russi. Si tratta di trovare un compromesso sostenibile fra queste ragioni, con Mosca e non contro Mosca”.

Egli peraltro, nel febbraio 2023, affermò: “Io a parlare con Zelensky se fossi stato il Presidente del Consiglio non ci sarei mai andato perché come sapete stiamo assistendo alla devastazione del suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili: bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe avvenuto, quindi giudico, molto, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore”.

Inascoltato anche e soprattutto dai suoi, che hanno fatto e continuano a fare l'opposto di ciò che egli disse e promosse.

Suoi che, come i post-comunisti (PD and Co.) e i loro alleati, non hanno minimamente una politica estera seria e chiara, come diversamente Berlusconi proponeva: multipolare, dialogante, con un Occidente che – pragmaticamente – arginasse ogni forma di estremismo.

Anche relativamente al Medio Oriente, l'UE, non ha una politica seria e coerente, quando sarebbe invece necessario lavorare, anche lì, per una mediazione, per riconoscere lo Stato della Palestina, lottare contro il terrorismo, per il rilascio degli ostaggi e arginare governi che bombardano i civili.

Non ne parliamo, poi, della questione dei dazi, ove, ancora una volta, la dirigenza UE si è inchinata ai desiderata del Presidente USA di turno.

Un Trump che, peraltro, oggi dice una cosa, poi ne fa un'altra e... chissà, ne farà e dirà altre ancora, dimostrando assai poca coerenza e molta inconsistenza nella sua leadership.

Del resto, anche i bambini sanno che i dazi sono un danno economico per tutti e, nel medio-lungo periodo, finiranno per ritorcersi contro gli stessi USA.

In tempi di globalizzazione, di e-commerce, di Intelligenza Artificiale, del resto, nessun Paese è e può essere autosufficiente. Ogni divisione ideologica è, dunque, controproducente e profondamente sciocca.

L'arroccamento su posizioni ideologiche, estremiste, vetero-conservatrici, assunte dalla dirigenza di USA e UE, appare tanto assurdo quanto profondamente controproducente.

Il già Ministro degli Esteri Gianni De Michelis (dal 1989 al 1992), che ebbi l'onore di conoscere una ventina di anni fa, riconobbe tanto la necessità di integrare la Russia nel sistema europeo, quanto riconobbe l'importanza del nuovo corso socialista riformista intrapreso dalla Repubblica Popolare Cinese, da Deng Xiaoping in poi.

Ovviamente inascoltato, se pensiamo anche che fu ingiustamente travolto, come accadde a molti politici della sua epoca e generazione, nell'ambito della falsa rivoluzione di Tangentopoli.

Da allora in poi, sappiamo com'è andata.

Il socialismo, in Italia e Europa, è pressoché scomparso. In Italia sono stati sdoganati post-fascisti e post-comunisti (che hanno ampiamente malgovernato il Paese e che ben presto sono diventati fondamentalisti atlantisti). I partiti democratici di Centro-Sinistra (l'unico, vero e inimitabile, non certo il caravanserraglio del PD and Co.), sono stati completamente distrutti e sono scomparsi (lasciamo stare i cespuglietti che oggi si richiamano ad alcuni di quei gloriosi partiti della gloriosa Prima Repubblica...).

Mentre i Paesi BRICS crescono e lavorano per un nuovo ordine multipolare, più equo e più giusto, noi siamo ancora fermi alla mentalità da Guerra Fredda.

Alle guerre economiche e agli inutili riarmi.

Quando, diversamente, sarebbe necessario un mondo più unito, con un'unica alleanza militare globale (come peraltro proposto recentemente anche dal Presidente socialista colombiano Gustavo Petro) e magari anche con un'unica moneta mondiale, come teorizzato dall'ottimo prof. Giancarlo Elia Valori (egli in particolare, in un suo interessante articolo scrisse: quando tutte le persone avranno coscienza di essere uguali, e di avere parità di condizioni economiche e benessere, potrebbe essere possibile unificare la moneta mondiale. Un’unica moneta come frutto di un’acquisizione prima di tutto umana e psicologica, e solo dopo di fattori macro- o microeconomici”).

Le sfide che abbiamo davanti sono molto serie e un mondo diviso non potrà che aggravarle e renderle sempre più impervie.

Con l'Intelligenza Artificiale, adeguatamente governata, potremmo avere un valido supporto per il comparto sanitario e della sicurezza interna e internazionale.

Ma senza una classe dirigente all'altezza, tutto ciò potrebbe essere vanificato.

Non saranno gli estremismi, i fondamentalismi, gli arroccamenti ideologici nei quali si è infilato il cosiddetto Occidente che potranno esserci d'aiuto.

L'Europa unita (se mai lo sia stata davvero), ha smesso da tempo di essere quel baluardo di equilibrio, ragionevolezza, pragmatismo, welfare. Ma si è trasformata nel suo contrario.

Diversamente, tale ruolo, è stato assunto dalla Repubblica Popolare Cinese del socialista riformista Xi Jinping, che, con moderazione e ragionevolezza, promuove una “comunità umana dal futuro condiviso”, sostenendo il Sud del Mondo, dialogando e commerciando con tutti e gettando acqua sul fuoco dei conflitto globali.

Anche il Brasile del socialista Lula, sta svolgendo un ruolo simile. Il Presidente Lula, anche recentemente, ha ribadito peraltro la necessità di diffondere democrazia, affermando al summit di Santiago del Cile, del 21 luglio scorso: “In questo momento in cui l'estremismo sta cercando di far rivivere pratiche interventiste, dobbiamo agire insieme. Difendere la democrazia non è responsabilità esclusiva dei governi; richiede la partecipazione attiva del mondo accademico, dei parlamenti, della società civile, dei media e del settore privato”.

Più democrazia, più investimenti nel welfare, nel comparto sanitario, nell'Intelligenza Artificiale (per il benessere della comunità, non per i giochini da smartphone), più cooperazione internazionale. Più meritocrazia nella selezione della classe dirigente.

Più sinergia con i Paesi BRICS e meno dipendenza e sudditanza nei confronti degli ideologici USA.

Di questo avremmo necessità.

Mi spiace, come spesso mi accade, scrivere nelle conclusioni che sono molto, molto pessimista in merito.

Perché, purtroppo, credo che si proseguirà inesorabilmente, invece, nell'ideologismo e nel fondamentalismo controproducente nel quale ci si è già infilati e tutto ciò finirà per disgregare l'Europa e non per unirla. Per impoverirla e non per migliorare le condizioni dei suoi cittadini.

Per svenderla e non per renderla parte di una comunità globale, nell'ambito della quale prosperare, assieme a tutti gli altri Paesi del mondo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 1 agosto 2025

Summit dei Movimenti di Liberazione in Sudafrica. Il Presidente Ramphosa: "Sostenere la visione di un ordine mondiale multipolare, multiculturale, equo, inclusivo e giusto". Articolo di Luca Bagatin

 

Dal 25 al 28 luglio scorso, in Sudafrica, a Johannesburg, si è tenuto il Summit dei Movimenti di Liberazione, ospitato dall'African National Congress (ANC), partito di governo socialista democratico e populista di sinistra.

Al Summit erano presenti rappresentanti del Movimento di Liberazione Popolare dell'Angola; dell'Organizzazione Popolare dell'Africa Sudoccidentale della Namibia (SWAPO); del Fronte di Liberazione del Mozambico (FRELIMO); dell'Unione Nazionale Africana dello Zimbabwe - Fronte patriottico (ZANU-PF); del Chama Cha Mapinduzi, ovvero del Partito Rivoluzionario della Tanzania (CCM); del Partito Comunista Cinese; del Partito Comunista di Cuba; del Fronte di Liberazione Nazionale dell'Algeria; del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale del Nicaragua; del Fronte Nazionale del Borswana; del Partito Democratico del Botswana e di Russia Unita. Sono giunti, peraltro, i saluti anche da parte del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF).

Tema del Summit: “Difendere le conquiste della liberazione, promuovere lo sviluppo socioeconomico integrato, rafforzare la solidarietà per un'Africa migliore”.

Nel suo discorso introduttivo, il Presidente del Sudafrica e leader dell'ANC, Cyril Ramphosa, ha affermato che “Insieme, i nostri movimenti sono stati forgiati nel calderone della lotta anti-apartheid e anticoloniale. Oggi, insieme, dobbiamo essere nuovamente forgiati nel fuoco di una nuova lotta. La lotta per la giustizia sociale ed economica per il nostro popolo, l'unità regionale, l'integrazione e la sovranità in un ordine globale sempre più ostile”.

Egli ha aggiunto che: “Ci riuniamo quest'anno in occasione del 64° anniversario dell'indipendenza della Tanzania, del 50° anniversario dell'Indipendenza di Angola e Mozambico, del 45° anniversario dell'indipendenza dello Zimbabwe e del 35° anniversario dell'indipendenza della Namibia. È un momento non solo di celebrazione, ma anche di riflessione critica. Dobbiamo onorare la memoria dei nostri giganti fondatori: Julius Nyerere, Eduardo Mondlane, Samora Machel, Agostinho Neto, Sam Nujoma, Robert Mugabe, Joshua Nkomo, Kenneth Kaunda, Oliver Tambo, Nelson Mandela e molti altri”.

Il Presidente Ramphosa ha infatti sottolineato che “La loro visione, il loro coraggio, la loro audacia, la loro bravura e il loro sacrificio hanno gettato le basi dell'Africa meridionale libera in cui viviamo oggi. Ricordiamo con profonda riverenza il compagno Sam Nujoma e il compagno Hage Geingob della Namibia, recentemente scomparsi, fedeli sostenitori della SWAPO e combattenti per tutta la vita per la giustizia, l'uguaglianza e la dignità. Anche noi, qui in Sudafrica, ricordiamo il recentemente scomparso David Dabede Mabuza, ex Presidente della Repubblica del Sudafrica e dell'African National Congress”.

Egli ha fatto presente come “l'Europa si è sviluppata attraverso lo stesso sottosviluppo dell'Africa” e come sia necessario “respingere la xenofobia in tutte le sue forme”.

In tal senso ha sottolineato che “La nostra libertà è stata conquistata non solo dalle instancabili lotte dei nostri popoli, ma anche dagli sforzi di persone provenienti da tutto il mondo”.

E come, sulla base di tale esperienza, “riaffermiamo il nostro sostegno ai popoli della Palestina, del Sahara Occidentale e di Cuba. Condanniamo con la massima fermezza i crimini contro l'umanità e il genocidio commessi dallo Stato di apartheid di Israele contro il popolo palestinese. Siamo particolarmente inorriditi dalla deliberata fame inflitta alla popolazione di Gaza.

Chiediamo allo Stato di Israele di consentire l'ingresso e la distribuzione di cibo e aiuti essenziali tra i palestinesi affamati. Chiediamo la fine immediata dei bombardamenti incessanti sui civili e della distruzione delle loro case, dei loro ospedali, dei loro luoghi di culto. Chiediamo al mondo di fermare l'uccisione di bambini e neonati per fame”. Sottolineando come “La nostra posizione rimane molto chiara. La liberazione è indivisibile. Non saremo veramente liberi finché tutti non saremo liberi…”.

Il Presidente Ramphosa ha proseguito affermando che “Dovremmo sostenere la visione di un ordine mondiale multipolare, multiculturale, equo, inclusivo e giusto. Dovremmo chiedere la riforma delle istituzioni di governance politica ed economica globale, la fine delle sanzioni unilaterali e la creazione di un sistema di governance globale giusto, radicato nella dignità e nell'equità. Collaborando con forze affini in tutto il mondo, dobbiamo essere gli architetti del nuovo ordine mondiale che cerchiamo”.

Il capo del Dipartimento internazionale del Partito Comunista Cinese (PCC), Liu Jianchao, è successivamente intervenuto portando i saluti dei 100 milioni di membri del PCC e del Presidente e Segretario Generale Xi Jinping.

Egli ha esaltato la lotta di liberazione economica e di rinascita delle civiltà africane, liberatesi dal giogo del colonialismo europeo, ricordando anche le lotte di Nelson Mandela. Egli ha altresì fatto presente come la stessa Cina abbia affrontato un percorso lungo e difficile verso l'emancipazione e la modernizzazione, che l'ha portata, attraverso la saggia guida del PCC, ad essere la seconda economia del mondo.

Relativamente all'Africa, Liu Jianchao ha affermato che “La Cina sosterrà l'Africa nel coltivare i motori della modernizzazione, vale a dire un'industrializzazione verde, equilibrata e sostenibile, la modernizzazione agricola e una forza lavoro qualificata per trasformare ogni risorsa, le ricche risorse e il dividendo demografico in veri e propri motori di crescita. E la Cina sosterrà l'Africa nel rivitalizzare le civiltà africane e nel trarre forza dalla sua splendida civiltà nel cammino verso la modernizzazione. Come disse una volta il compagno Nelson Mandela, la rinascita africana è ormai più di un'idea”.

E' stato inoltre letto un messaggio da parte del Partito Comunista della Federazione Russa, nel quale si afferma, fra le altre cose, che “Siamo orgogliosi che l'Unione Sovietica, guidata dal Partito Comunista, abbia dato un contributo significativo al sostegno della lotta di liberazione. Migliaia di attivisti dei vostri movimenti hanno ricevuto formazione nelle scuole e nelle università militari dell'allora Unione Sovietica. I nostri ufficiali militari hanno lavorato nei campi del movimento di liberazione in Africa. I diplomatici sovietici hanno difeso i vostri legittimi interessi alle Nazioni Unite. Abbiamo fornito questo supporto nonostante l'Occidente cercasse di etichettarvi come terroristi. Oggi, il potere politico appartiene ai governi democratici che riflettono gli interessi del popolo”.

Secondo i rappresentanti dell'African National Congress, partito che governa il Sudafrica, “L'ANC ritiene che la sopravvivenza politica, economica e culturale dell'eredità di liberazione dell'Africa meridionale richieda un'onesta introspezione, un apprendimento condiviso e un'unità concreta”.

In tal senso “Il Summit promuoverà quadri di collaborazione interpartitica, integrazione regionale, coinvolgimento dei giovani e governance delle risorse sovrane. Riaffermando valori condivisi e rafforzando alleanze, il Summit dei Movimenti di Liberazione del 2025 traccerà un percorso che protegga le conquiste del passato e costruisca al contempo un futuro africano giusto, inclusivo e autodeterminato”.

Il prossimo vertice dei Movimenti di Liberazione africana e panafricana, sarà ospitato dal Partito Rivoluzionario della Tanzania (CCM), che al momento governa in Paese, guidato da Samia Suluhu Hassan e che sarà anche la candidata alle elezioni presidenziali e parlamentari del 29 ottobre prossimo.

L'Africa sovrana e socialista, sostenuta dai BRICS, c'è e ribadisce e sostiene quella giustizia e quell'ordine internazionale equo e giusto, troppo spesso violato da chi ha fatto del colonialismo, del razzismo, del suprematismo e dell'ipocrisia, la sua bandiera.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it