giovedì 7 marzo 2019

Monologo d'Amore e Libertà by Luca Bagatin

Ho inziato ad avere le mie idee sin da quando ero molto piccolo.
Da allora non ho mai avuto una ideologia, ma mie idee, dettate dal mio modo di sentire e osservare le cose.
Per questo non sono e non voglio essere "incasallato" da nessuna parte e, del resto, sarebbe impossibile.
Posso anche decidere di "incasellarmi" io, per un certo periodo di tempo. Ma se lo faccio, lo faccio solo per portare avanti le mie idee.
E' autoreferenzialità ? Può essere. Amo molte cose con il prefisso "auto". Tranne le automobili.
Per certe cose sono un tradizionalista e un conservatore. Non amo la modernità e il progresso. Per me vivere in un ambiente naturale, senza automobili e cemento, sarebbe l'ideale (non guido e ho avuto la fortuna di crescere - da bambino - nel verde, che purtroppo, oggi, a causa dell'insensatezza della politica e dell'economia, non esiste più).
Per altri versi sono un libertario. Se una persona ama può amare chiunque. Non mi interessa il suo sesso o il colore della sua pelle. E troverei sciocco il contrario.
Per altri versi ancora sono un socialista. Penso che tutti potremmo vivere meglio se consumassimo di meno e mettessimo le cose in comune, a beneficio della comunità. Una comunità piccola, autogestita, in dialogo costante con le altre comunità, dove chi lavora lo fa non solo per sè, ma per tutti. Dove se una persona sta male, tutti si prendono cura di lei. E lo fanno senza chiedere nulla in cambio. I rapporti di gratuità sono alla base della convivialità.
Forse sono idee banali, semplici, puerili. Può essere.
Ma la penso così. Non mi è mai interessato il giudizio, che è pregiudizio, altrui.


No alla violenza contro i Gilet Gialli. Per un'Europa democratica, civile, libera dall'austerità e dal capitale. Articolo di Luca Bagatin

Finalmente l'ONU - attraverso l'Alto commissario per i diritti umani Michelle Bachelet - ha sollecitato “un'indagine approfondita su tutti i casi segnalati di uso eccessivo della forza” da parte delle forze dell'ordine nell'ambito delle manifestazioni organizzate dai Gilet Gialli, i quali manifestano da ben sedici settimane contro il governo Macron, che, ben lungi dal rassegnare le dimissioni e indire nuove elezioni, sembra non preoccuparsi minimamente dei numerosi casi di violenza contro manifestanti inermi. Il portavoce del governo francese, Benjamin Griveaux, si dice addirittura “stupito” dalla richiesta dell'Onu di avviare un'inchiesta sull'”uso eccessivo della forza” da parte della polizia francese durante le manifestazioni di Gilet Gialli.
C'è da stupirsi, è vero. C'è da stupirsi che ci sia chi si stupisca delle richieste dell'ONU. C'è da stupirsi che tutto ciò avvenga nel cuore dell'Europa. C'è da stupirsi che un governo non ascolti i suoi stessi cittadini e, peggio, che li faccia assalire, senza minimamente fare autocritica e cospargersi il capo di cenere. C'è da stupirsi che l'Unione Europea taccia su questo, ma, nel frattempo, sanzioni ben altri Paesi, come il Venezuela, non soltanto lontanissimi chilometri dall'Europa, ma ove il governo socialista in carica – che difende le conquiste sociali della Rivoluzione Bolivariana - è sostenuto dalla maggioranza della popolazione e lo è a dispetto di un deputato che si è autoproclamato, in barba alla legge, “Presidente ad interim” e che, guarda caso, ha il sostegno di gran parte dei Paesi europei (sic !).
In Francia ci sono stati, in questi mesi, migliaia di feriti fra manifestanti inermi e pacifici. Fra questi la ventenne studentessa di filosofia Fiorina Jacob Lignier e uno dei leader dei Gilet Gialli, Jerome Rodrigues, che, feriti dai lacrimogeni della polizia, hanno perso un occhio. C'è chi ha perso una mano e ci sono immagini ove addirittura vi sono manifestanti disabili aggrediti.
Però i grandi media preferiscono sottolineare altro, pare. Preferiscono ad esempio dare spazio ai facinorosi e ai violenti che si mescolano alle proteste, che insultano, che fomentano la violenza, ma che con le rivendicazioni democratiche e civili dei Gilet Gialli – sostenute da gran parte dei francesi - non c'entrano nulla.
Ai media sembrano interessare poco le richieste dei manifestanti, che da ben quattro mesi manifestano e lo fanno pacificamente, nel cuore di un'Europa preda dell'austerità imposta da istituzioni che non rappresentano e che non ascoltano i cittadini. Un'Europa che è in pericolo, come dice Macron, ma lo è proprio perché appare in deficit di democrazia.
Fra le proposte democratiche e civili dei Gilet Gialli la richiesta di un salario minimo di 1300 euro netti e di uno massimo a 15.000 euro; aumento dei fondi per i disabili; taglio delle tariffe di luce e gas, con rinazionalizzazione delle società energetiche; lotta alla povertà e eliminazione del problema dei senzatetto; abolizione del Senato e introduzione di una Assemblea dei cittadini; riduzione delle imposte sul reddito e inasprimento delle tasse sulle grandi imprese commerciali (McDonald, Google, Carrefour, Amazon); proibizione delle delocalizzazioni; affrontare le cause della migrazione forzata; divieto di vendita del patrimonio pubblico francese; mezzi adeguati alle forze di polizia e all'esercito, con straordinari pagati; pensioni a 60 anni; introduzione dei referendum popolari in Costituzione; abolizione dell'indennità Presidenziale a vita e altre misure che, ad oggi, nessun partito né della destra, né del centro, né della sinistra, ha mai proposto o attuato.
Proposte che sembrano andare in controtendenza rispetto al potere del danaro ed alle politiche del governo francese (ma non solo, se pensiamo che persino la Russia di Putin ha vergognosamente aumentato l'Iva e l'età pensionabile), del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea. Proposte che forse non superano il sistema del capitale, ma che vanno in una direzione più giusta e più umana.
Lo scrittore Eduard Limonov usò, a suo tempo, una frase emblematica per descrivere l'attuale situazione europea: "L'Europa sta mentendo quando afferma che difende il Bene, la democrazia, i diritti degli uomini. L'Europa, infatti, sta uccidendo i paesi dissidenti, i diversi paesi, i diversi uomini. L'Europa persegue il bene con tutti i mezzi del male. L'Europa è in profonda crisi, in crisi di coscienza" .
Per contro occorre che i cittadini, in ogni dove, risveglino le proprie coscienze, accantonino ogni spirito egoico e d'odio. Helena Petrovna Blavatsky, peraltro grande amica dei nostri eroi risorgimentali Mazzini e Garibaldi, nel suo “La Chiave della Teosofia”, scrisse queste parole: "Cercare di realizzare delle riforme politiche prima di avere riformato la natura umana è come mettere vino nuovo in bottiglie vecchie. Fate che gli uomini sentano e ravvisino nel profondo dei loro cuori ciò che è il loro reale, vero dovere verso l’umanità e allora spariranno da soli tutti i vecchi abusi di potere, tutte le leggi inique della politica nazionale che è basata sull’egoismo umano, sociale e politico. Folle è quel giardiniere che cerca di eliminare le piante velenose dalla sua aiuola tagliandole a livello del suolo, invece di estirparle con le radici. Non si possono realizzare delle riforme politiche durevoli, se restano al potere gli stessi egoisti di prima".
Riformare la natura umana è quanto di più difficile possa esistere, forse, specie in quest'epoca in cui è più facile essere preda dei beni materiali, dell'ideologia della crescita e del consumo, piuttosto che dei sentimenti e dell'amore verso il proprio prossimo.
Ma è l'unica strada per l'emancipazione e per la libertà dal bisogno. E' l'unica strada per salvare ciò che di buono, ancora, può esistere nell'essere umano.

Luca Bagatin

lunedì 4 marzo 2019

Solo l'Amore ci può salvare. Non la politica. Non l'economia. Non l'odio. Non il dolore. Non l'egoismo.

"Cercare di realizzare delle riforme politiche prima di avere riformato la natura umana è come mettere vino nuovo in bottiglie vecchie. Fate che gli uomini sentano e ravvisino nel profondo dei loro cuori ciò che è il loro reale, vero dovere verso l’umanità e allora spariranno da soli tutti i vecchi abusi di potere, tutte le leggi inique della politica nazionale che è basata sull’egoismo umano, sociale e politico. Folle è quel giardiniere che cerca di eliminare le piante velenose dalla sua aiuola tagliandole a livello del suolo, invece di estirparle con le radici. Non si possono realizzare delle riforme politiche durevoli, se restano al potere gli stessi egoisti di prima".

H.P. Blavatsky, "La Chiave della Teosofia"



sabato 2 marzo 2019

Socialismo contro la modernità, contro lo sfruttamento, contro il consumismo. Per la decenza comune, la sacralità dell'esistenza e dei sentimenti. Frasi e citazioni

L'estremismo mi fa orrore. Sono un conservatore di sinistra. Mi batto per il reddito universale, credo nella decrescita, sono ferocemente contrario al liberalismo.
(Alain De Benoist)

Il consumatore non è affatto un essere umano libero.
E' un essere condizionato.
Dalla pubblicità commerciale, dal mercato.
Finendo così, per non avere più nulla di umano.
Men che meno di libero.
(Luca Bagatin)

La mia convinzione è sempre stata che i valori aristocratici e i valori popolari siano fondamentalmente uguali o si completino a vicenda in modo naturale, e che entrambi si contrappongano direttamente ai valori borghesi. Per valori aristocratici intendo il senso dell'onore, il coraggio, la fedeltà alla parola data, il bisogno di sé stessi, il disinteresse, il senso del sacrificio e della gratuità. I valori popolari, anch'essi legati alla terra, li recuperano in gran parte, aggiungendo ad essi ciò che George Orwell riassumeva in una bellissima espressione: "decenza comune".
(Alain De Benoist)

Il problema con la sinistra è diverso. Essa è positiva nella sua opposizione all'ordine capitalista, ma manca di una dimensione spirituale.
La sinistra si presenta abitualmente come un'altra via verso la mondializzazione, da qui la ragione per la quale essa si oppone ai valori organici, alle tradizioni ed alla religione.
Sarebbe quindi una buona cosa veder apparire degli "Identitari di sinistra", che da un lato difendessero la giustizia sociale e attaccassero il capitalismo e, dall'altro, difendessero le tradizioni spirituali e attaccassero la modernità.
(Alexandr Dugin)

Sono di estrema sinistra nazionalista, sono un conservatore di sinistra nato in Urss e difendo il diritto all'autodeterminazione dei popoli.
(Zakhar Prilepin)

Se i sottoproletari si sono imborghesiti, i borghesi si sono sottoproletarizzati. La cultura che essi producono, essendo di carattere tecnologico e strettamente pragmatico, impedisce al vecchio “uomo” che è ancora in loro di svilupparsi. Da ciò deriva in essi una specie di rattrappimento delle facoltà intellettuali e morali.
(Pier Paolo Pasolini)

L'imbonimento consumistico e il mito della bella vita hanno legittimato la gratificazione delle pulsioni e l'Es non deve più scusarsi dei suoi desideri o dissimularne la portata. Ma questo stesso condizionamento ha reso intollerabili il fallimento e la sconfitta.
(Christopher Lasch)

giovedì 28 febbraio 2019

L'Africa libera agli africani ! Intervista al giornalista e studioso Filippo Bovo a cura di Luca Bagatin

In pochi sanno ciò che accade veramente in Africa da decenni, anzi, da secoli. In molti preferiscono voltare le spalle dall'altra parte, magari rinchiudendosi nel proprio intimo razzismo o nella xenofobia.
Altri invece, preferiscono acriticamente aprire i porti, accogliere tutti. Senza chiedersi se ciò sia davvero giusto, ovvero se sia giusto “deportare” esseri umani nei nostri Paesi, i quali magari finiscono nelle mani sbagliate, nei giri della malavita locale. Senza chiedersi – in sostanza - quali siano le cause delle migrazioni, ovvero aiutare gli africani a riappropriarsi delle proprie terre, della propria sovranità e aiutarli a non snaturarsi, a non disintegrarsi nella cultura occidentalista-capitalista, sempre più preda di un mercato che ha messo in vendita ogni cosa e che incita ad un consumo selvaggio e al conseguente sfruttamento dell'essere umano sull'essere umano.
Ecco che in pochi conoscono la storia di eroi panafricani quali Thomas Sankara, Patrice Lumumba, Kwame Nkrumah, Nelson Mandela, Mu'Ammar Gheddafi e molti altri leader. Tutti di ispirazione socialista, tutti eroi politici democratici che hanno combattuto, nelle rispettive terre, il colonialismo e il neocolonialismo europeo e statunitense. E per questo hanno spesso pagato con la vita.
Come europei dovremmo riflettere su questo. Siamo stati e siamo davvero un popolo civile e democratico, in rapporto a quello africano ?
Perché non cerchiamo di capire e di approfondire ?
Oggi la bandiera panafricana è ripresa in mano da attivisti come Kemi Seba, che nei giorni scorsi, con la sua ONG “Urgences Panafricanistes” ha organizzato diverse manifestazioni in Africa contro il sistema del Franco CFA. La tesi di Kemi Seba è quella di invitare i suoi fratelli africani a non emigrare, ma lottare nella propria terra d'origine, affinché torni ad essere finalmente libera e sovrana. Questa è anche la tesi di Mohamed Konare, che il 2 marzo ha organizzato a Roma, alle ore 10, una manifestazione di pace delle comunità africane italiane che partirà da Piazza dell'Esquilino per arrivare a Piazza della Madonna di Loreto. L'obiettivo è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica relativamente allo sfruttamento dei poteri economico-politici occidentali che depredano l'Africa delle sue risorse e costringono gli africani ad emigrare, imponendo così una “concorrenza al ribasso” fra lavoratori e nuove lotte fra poveri.
Filippo Bovo, giornalista e studioso di politica dell'Africa, nonché autore del saggio “Eritrea, avanguardia di una nuova Africa”, edito da Anteo, può spiegarci meglio il fenomeno panafricano e che cosa sta accadendo in Africa in questo momento.

Luca Bagatin: In Italia e in Europa si parla molto del fenomeno dell'immigrazione africana, ma molto poco delle ragioni di tale immigrazione e della situazione che stanno vivendo i Paesi e popoli africani da decenni. Cosa puoi dirci in merito ?
Filippo Bovo: È indubbiamente una tematica complessa. Riassumendo, potremmo dire che i frutti mai curati del colonialismo - insieme agli ulteriori peggioramenti causati dal neocolonialismo – abbiano, col tempo, prodotto una sempre più incontenibile crescita demografica, frutto delle attuali ondate migratorie. Di tale problematica già ci avvisava una grande figura come il Presidente algerino Houari Boumédiène negli Anni ’70. Già allora, poi, si intravedevano gli enormi pericoli che in futuro sarebbero sorti da gravi problemi climatici come la desertificazione, devastanti per l’autosufficienza alimentare di quei Paesi. Qualche anno dopo, anche un certo Bettino Craxi ci mise in guardia, in tempi decisamente non sospetti, sulla gravità di questa situazione, a suo giudizio prossima ad esplodere. Come Occidente e come Europa, su tutta questa faccenda, abbiamo dunque non soltanto dormito, ma persino proseguito ad oltranza con certi errori pensando che non ci sarebbero mai stati dei limiti di cui rendere conto. La storia è insomma molto lunga e i recenti conflitti causati da una visione “neocolonialista” dei rapporti fra Africa e Paesi occidentali sono stati un fiammifero acceso gettato in un bidone pieno di benzina. Costa d’Avorio, Libia, Congo, Ciad, Niger, Sudan, Sud Sudan, Etiopia-Eritrea, Somalia, Niger, Mali, sono tutte crisi locali o regionali che comunque compongono un più vasto quadro a livello continentale. La povertà e la precarietà che si vivono in molti Paesi africani, poi, hanno facilitato anche la vita a certi fenomeni di crimine organizzato, come le mafie nigeriana o senegalese, che ad un certo punto hanno deciso di colonizzare anche i nostri “mercati”. Ci troviamo dunque di fronte ad una situazione profondamente frastagliata ed eterogenea, non riassorbibile di certo con qualche slogan o frase fatta come qualche politico o governante, tanto in Africa quanto in Europa, crede che invece si possa fare.

Luca Bagatin: I panafricani francesi si stanno battendo in particolare contro il sistema del Franco CFA. Puoi spiegarci questo sistema, più nel dettaglio ?
Filippo Bovo: Il Franco CFA, stampato dalla Banca Nazionale Francese, consente a Parigi di controllare le economie dei Paesi africani un tempo sue colonie, quelli che in Francia ancora chiamano “Françafrique”. Più di metà delle transazioni economiche e commerciali di quei Paesi finiscono quindi alla Francia, per un ammontare che corrisponde grosso modo a 400 miliardi di euro all’anno. Come se ciò non bastasse, se un’impresa estera vuole instaurare con uno di questi Paesi un accordo economico o commerciale di una certa entità, deve prima di tutto ricevere il consenso del Ministero dell’Economia della Francia: non di quel Paese, ma della Francia. Sono dunque Paesi a sovranità limitata, e non solo in senso monetario. Si tratta, insomma, di un sistema di sfruttamento palese e mi meraviglio di chi, in Europa, ancora si ostini a difenderlo, dal momento che ho visto politici e giornalisti nostrani darsi anche a simili bassezze. È anche un sistema pensato per inibire l’iniziativa economica e produttiva locale, perché per esempio se si va in Camerun, tanto per fare un esempio, è impossibile trovare certi prodotti alimentari di produzione locale, dal momento che quelli in vendita sono tutti francesi. Eppure la materia prima abbonderebbe: è che, tra concorrenza sleale da una parte e mancanza di preparazione professionale dall’altra, è quasi utopistico trovare un macellaio che per esempio sappia fare le salsicce. Le salsicce vengono tutte dalla Francia e costano non meno di 10 Franchi CFA, un prezzo abnorme per un consumatore locale. Se fossero prodotte in loco, costerebbero molto meno di un terzo. Mi rendo conto di aver fatto un esempio un po’ “casereccio”, ma era tanto per dare un’idea. Quanto a Kemi Seba, di cui fai menzione, basti pensare che è stato persino incarcerato per aver protestato in pubblico contro il sistema di sfruttamento basato sul Franco CFA. In Senegal fu incarcerato, su impulso della locale Ambasciata Francese, per aver bruciato davanti alla folla una banconota di Franco CFA con l’accendino. Il Senegal, tutti lo sappiamo, non è certo fra i Paesi della “Françafrique” che versano in condizioni peggiori: eppure è potuto succedere questo. Figuriamoci altrove !

Luca Bagatin: Cosa ne pensi delle battaglie storiche e attuali dei movimenti panafricani ?
Filippo Bovo: Il panafricanismo ha goduto momenti d’oro a partire da Kwame Nkrumah, il grande Presidente del Ghana degli Anni ’60, morto poi in esilio in Romania negli Anni ’70 dopo che fu stato spodestato da un golpe “filo-colonialista”. Fu uno dei primi a parlare di Africa unita con un libro, “Africa Must Be United”, che per molto tempo riscosse una grande attenzione fra i giovani intellettuali e rivoluzionari africani e che ancor oggi, mai dimenticato, sta conoscendo un meritato revival. In tanti hanno raccolto o condiviso quella sua lezione. Di leader africani noti o meno noti che hanno detto cose bellissime sull’unità africana ce ne sono stati tantissimi e saggiamente Mu'Ammar Gheddafi aveva voluto che tutti fossero ricordati ed onorati. La sua eliminazione, nel 2011, ha procurato un grave stop a questo processo, che comunque oggi sta conoscendo un nuovo rilancio. Questo fenomeno ci consegna un insegnamento molto importante: si possono uccidere le persone e persino i sistemi che hanno creato, ma non le loro idee.

Luca Bagatin: Il tuo saggio parla dell'Eritrea. Uno di quei Paesi di cui si sente, purtroppo, parlare molto poco nei media nazionali. Che situazione politica sta vivendo attualmente ?
Filippo Bovo: L’Eritrea ha conquistato l’indipendenza nel biennio 1991-1993, dopo trent’anni di guerra per l’indipendenza, dapprima contro l’Etiopia del Negus e quindi contro quella del DERG di Menghistu. Ha instaurato fin da subito un sistema socialista innovativo, che teneva conto delle particolarità locali e degli errori dei sistemi socialisti del passato, da correggere. L’Eritrea di oggi si presenta come un Paese che, avendo investito soprattutto nelle campagne anziché nelle città, ha evitato il doloroso problema delle immense baraccopoli tanto comuni nelle grandi città delle altre nazioni africane e che - sempre rispetto ad esse - vanta non soltanto la quasi autosufficienza alimentare, ma anche ottimi standard, in rapporto al contesto africano, per quanto riguarda la sanità e l’istruzione. È inoltre uno dei pochissimi Paesi in Africa a lottare senza quartiere contro le mutilazioni genitali femminili e a lavorare per garantire pari opportunità fra uomini e donne, dall’esercito agli altri settori dello Stato, fino all’economia privata. Per anni il Paese è stato ingiustamente sotto sanzioni a causa di false accuse in merito al suo operato in Somalia: prove fabbricate dal vecchio governo etiopico, con cui il Paese ha combattuto una guerra fra il 1998 e il 2000 e dall’Amministrazione Obama hanno accusato l’Eritrea di aiutare le milizie di al-Shabaab in Somalia, legata ad al-Qaeda. Nella primavera del 2018 il vecchio governo etiopico, guidato dal Fronte Popolare di Liberazione del Tigray è caduto e al suo posto è arrivata una nuova coalizione, guidata dal 42enne Abiy Ahmed, che al contrario ha subito chiesto la pace con l’Eritrea. Nel 2000, a guerra finita, l’Eritrea aveva sottoscritto tutti i termini della pace con l’Etiopia, rappresentati dal Trattato di Algeri, ma la controparte si era sempre rifiutata. L’apertura dell’Etiopia, imprevedibile fino a pochi mesi prima, ha così dato una tardiva ma importante soddisfazione all’Eritrea, e soprattutto ha avviato un immenso processo d’integrazione regionale, che sta mettendo a collaborare insieme Etiopia, Eritrea, Somalia, Gibuti, Sudan, Sud Sudan, Kenya, ecc, in nome del benessere e della pace di tutta la regione. Già ora Etiopia ed Eritrea stanno collaborando per integrarsi a vicenda, cominciando dalle infrastrutture e non solo.

Luca Bagatin: Pensi che i popoli africani riusciranno a liberarsi finalmente dal neocolonialismo ?
Filippo Bovo: Il percorso è ancora molto lungo, però si vede già una luce in fondo al tunnel. Recentemente è nato il nuovo mercato comune africano, voluto dall’Unione Africana, l’AfCTA. Tra i suoi obiettivi vi sono quelli di far incrementare il commercio fra i vari Paesi africani, oggi davvero attestato a numeri minimi, ma anche quello di arrivare ad una moneta comune, sostitutiva di tutte quelle già esistenti e tra queste, tanto per tornare indietro di qualche riga, vi è anche il Franco CFA. Sappiamo che Nicolas Sarkozy volle la guerra contro Gheddafi anche perché quest’ultimo voleva introdurre una nuova valuta panafricana, il Dinaro agganciato all’oro, in luogo delle altre vecchie valute africane, cominciando proprio da quella “cartastraccia” di produzione francese. Il lascito di Gheddafi e degli altri panafricanisti che l’hanno accompagnato, dunque, è ancora molto forte, persino in istituzioni che a prima vista potrebbero sembrare un po’ troppo “abbottonate” come l’Unione Africana, ma che comunque nacque per volere proprio di Gheddafi. Il mercato comune africano può essere uno strumento per facilitare la “decolonizzazione” dell’Africa, sottraendola dalle vecchie potenze coloniali e neocoloniali. In ciò avranno sicuramente un ruolo importante le potenze e le economie emergenti, dalla Cina all’India fino alla Russia e non solo, che oggi vengono accusate di “colonialismo” soprattutto da quei Paesi che, il colonialismo vero, in Africa l’hanno fatto sul serio. Il volano di tutto questo meccanismo, in ogni caso, si è già messo in moto: al di là di tutte le polemiche, da oggi in poi i risultati li vedremo in maniera sempre più consistente.

Luca Bagatin

mercoledì 27 febbraio 2019

"Il Giorno dei Sentimenti". Poesia/canzone di Luca Bagatin

Il Giorno dei Sentimenti
poesia/canzone di Luca Bagatin
Foto di Antonio Rodríguez
Modella: María José Peón Márquez

Questi sono i tuoi occhi
Questo è il tuo bel viso
Del mio cuore senti i rintocchi
Quando osservo il tuo sorriso

Lassù una stella ci guarda
Lassù una stella ci guida
Lo vediamo dalla nostra mansarda
E' così da toda la vida

Da toda la vida

Ti accarezzo ora i capelli
Ti accarezzo ora le labbra
Sono sempre morbidi e belli
Sia alla luce che nella penombra

Che nella penombra

Nel tuo letto seduta tu stai
E mi parli di molti argomenti
Il mio sguardo è rapito come non mai
Questo è il gioco dei sentimenti

Dei sentimenti
Dei sentimenti
Sono questi i nostri argomenti
I nostri argomenti

Ed è così che un altro giorno è passato
Ed è così che un altro giorno è terminato
Ed è così che ti dico ancora di sì
E tu sei sempre lì, sei il mio buondì

Luca Bagatin

Videomessaggio d'Amore e Libertà (contro il golpismo, per il rispetto del diritto internazionale) del cantautore Roger Waters sul Venezuela



"Voglio essere nella trincea della vita
Io non voglio essere al quartier generale, io non voglio essere seduto in un albergo da qualche parte a guardare il mondo che cambia, voglio cambiarlo io.
Voglio essere impegnato.
Probabilmente, in un modo che mio padre forse approverebbe"

(George Roger Waters)