venerdì 29 settembre 2023

Ambroise Croizat, Ministro comunista di De Gaulle che promosse la sicurezza sociale. Articolo di Luca Bagatin

 

Morì, a soli 50 anni, nel 1951, per un cancro ai polmoni, forse uno degli ultimi rappresentanti francesi e europei delle lotte per le conquiste sociali, ovvero il Ministro Ambroise Croizat.

Vale la pena ricordarlo, in un'Unione Europea che aborrisce il socialismo praticamente ovunque, nel mondo; che sta distruggendo i diritti sociali conquistati negli anni delle lotte civili e democratiche e in cui i sedicenti “socialisti” europei sono diventati liberal-capitalisti, esattamente come i popolari, i verdi e le destre.

Un'UE che ha distrutto la sovranità degli Stati nazionali e una Francia odierna che ha preferito annientare ogni protesta, come quella dei Gilet Gialli, che ha chiesto per mesi unicamente più democrazia e meno austerità.

Ambroise Croizat nacque in Savoia nel 1901. Nel 1917 si iscrisse all'organizzazione dei giovani socialisti francesi e, l'anno successivo, aderì al Partito Socialista (quando era ancora un partito operaio e non il partitino liberal-capitalista di Hollande e successori). Fu operaio metallurgico, guidò i grandi scioperi di Lione e sostenne l'affiliazione della Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO) all'Internazionale Comunista.

Dal 1920 al 1928 guidò la Lega dei Giovani Comunisti, quando ancora il Partito Comunista Francese si definiva semplicemente comunista e non, indistintamente, “di sinistra”, in quanto non partito borghese, ma squisitamente partito operaio e socialista.

Nel 1936 divenne Segretario Generale della Federazione dei Metalmeccanici della CGT, ovvero della Confederazione Generale del Lavoro, maggiore sindacato francese e parteciperà alle lotte che porteranno alle ferie pagate, alla riduzione dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali e alla legge che introdurrà i contratti collettivi nazionali.

Negli Anni '40, nella Francia occupata dai nazisti, fu arrestato assieme a molti suoi compagni comunisti e condannato a 5 anni di carcere nella colonia d'Algeria.

Dopo la Liberazione, Croizat, sarà eletto all'Assemblea Costituente e, successivamente, all'Assemblea Nazionale.

Diventerà Ministro del Lavoro del Governo De Gaulle dal 21 novembre 1945 al 26 gennaio 1946; successivamente Ministro della Previdenza Sociale dal 26 gennaio al 16 dicembre 1946 nei governi Gouin e Bidault e, infine, dal 22 gennaio al 4 maggio 1947 nel governo Ramadier.

Nel pur breve periodo del suo mandato introdusse e attuò: il sistema di protezione sociale; l'assicurazione sanitaria; il sistema pensionistico; raddoppiò l'importo degli assegni famigliari e migliorò il diritto del lavoro introducendo i consigli di fabbrica, la medicina del lavoro, la regolamentazione degli straordinari; lo statuto dei minori; la legge sugli infortuni sul lavoro.

Tutti aspetti, negli anni, via via sempre più attaccati e smantellati dai governi successivi, tanto pseudo gollisti che pseudo socialisti, per non parlare del liberale Macron e dei suoi attacchi al sistema sociale francese e ad ogni richiesta di maggiore democrazia diretta.

Celebre la frase pronunciata da Ambroise Croizat all'Assemblea Nazionale nel suo ultimo discorso, nell'ottobre 1950: “Non tollereremo mai la negazione di uno dei vantaggi della sicurezza sociale. Difenderemo sino alla morte e con tutte le forze, questa legge umana e di progresso”.

In un Occidente e in una UE che sta mettendo in vendita ogni cosa e ogni valore interiore e ove la libertà e la democrazia sembrano sempre più esistenti unicamente sulla carta, le idee di Ambroise Croizat ci illuminano ancora, come un faro, a dare nuovamente vita a quel Sol dell'Avvenire di garibaldina e socialista memoria.

Luca Bagatin

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Si rafforza la cooperazione fra Brasile e Cina nel segno del socialismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Si rafforza la cooperazione fra Brasile e Cina, già membri del gruppo dei BRICS.

Dal 18 al 22 settembre scorso, il brasiliano Partito dei Lavoratori (PT) - espressione del governo presieduto da Luiz Inácio Lula da Silva - ha invitato a visitare il Brasile Li Xi, membro del Comitato Permanente dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC).

Quest'ultimo ha affermato come Cina e Brasile siano i maggiori Paesi in via di sviluppo, rispettivamente nell'emisfero orientale e occidentale del pianeta.

Lula, da parte sua, ha affermato come Brasile e Cina siano ottimi amici e partner, i quali abbracciano entrambi una fruttuosa collaborazione in ambiti quali la politica, l'economia, il commercio e la visione multulaterale nell'ambito degli affari internazionali.

Sia Lula che Li Xi, hanno auspicato di rafforzare la cooperazione allo scopo da affrontere sfide globali quali povertà, diseguaglianza, cambiamento climatico e sviluppo di una cultura di pace, favorendo la prosperità nel mondo.

In questo senso, sia il PT che il PCC, hanno inteso approfondire le loro relazioni bilaterali e di amicizia fra i due popoli, fondate sulla comune adesione all'idea socialista e apprendere reciprocamente dalle rispettive esperienze di governo.

Luca Bagatin

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domenica 24 settembre 2023

Il Presidente colombiano Gustavo Petro, come quello brasiliano Lula, chiede a Biden di liberare Assange. Articolo di Luca Bagatin

 
Nell'ambito del suo soggiorno a New York per partecipare all'Assemblea dell'ONU, il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, ha rilasciato un'intervista al network statunitense Democracy Now, redatta da Amy Goodman, chiedendo la libertà del giornalista libertario Julian Assange, detenuto da tempo negli USA.

Julián Assange è un giornalista, punto. Quello che faceva era lavoro giornalistico, punto. Ed è in carcere da molto tempo per il suo lavoro giornalistico”, ha dichiarato – fra le altre cose – il Presidente Petro.

Gustavo Petro si è unito alle richieste del suo omologo brasiliano, il Presidente socialista Luiz Inácio Lula da Silva, il quale, in sede ONU, aveva richiesto di preservare la libertà di stampa e, pertanto, la liberazione di Assange, il quale è in carcere dal 2010, dopo aver denunciato i possibili crimini di guerra statunitensi in Iraq e Afghanistan.

Assange dovrebbe essere libero e noi lo abbiamo chiesto. L'ho chiesto. Lula ne ha fatto una bandiera. L’Ecuador, quando aveva un Presidente progressista, lo tutelava. I suoi avvocati vengono a trovarci a volte, disperati”, ha affermato, altresì, il Presidente colombiano.

E ha sottolineato come furono i Padri Fondatori degli Stati Uniti d'America a fondare i principi del proprio Paese sulla libertà di stampa. In merito, il Presidente Petro, ha dichiarato: “È la più grande presa in giro della libertà di stampa, ed è stata messa in pratica dal Paese che ha costruito il concetto. Era durante il periodo della Rivoluzione Americana. Quelli che qui chiamano i Padri Fondatori, sono loro che hanno detto che ci deve essere una stampa indipendente dal potere, dai poteri costituiti. A quel tempo, questo era inteso come potere politico. Oggi parlerei anche dei poteri economici, perché la stampa ha ceduto agli interessi del potere economico. Ma se prendiamo questo concetto fondamentale degli Stati Uniti, ciò che stanno facendo con Assange lo contraddice, negando il loro stesso principio fondamentale. Lo stesso governo degli Stati Uniti lo sta facendo. E quindi è una contraddizione in termini. È una contraddizione, di per sé, come società”.

Gustavo Petro, eletto un anno fa in Colombia con il 50,42% dei voti al secondo turno, si è proposto quale leader socialista nel suo Paese per combattere disuguaglianza, povertà, espandere programmi sociali, aumentare le tasse ai più ricchi, combattere la dipendenza da combustibili fossili, lottare contro il narcotraffico, favorire i diritti delle donne e delle persone LGBT e riaprire le relazioni con il vicino Venezuela.

Luca Bagatin

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venerdì 22 settembre 2023

Cuba. Vertice G77+Cina per rilanciare equità, giustizia, inclusione e pace. Articolo di Luca Bagatin

Il 15 e 16 settembre scorso si è tenuto, a L'Avana, il vertice G77+Cina.

Presenti 1300 delegati provenienti da 116 Paesi e da 12 organizzazioni e agenzie ONU.

Importante il risultato diplomatico ottenuto da Cuba, che ha incassato il sostegno contro l'assurdo e annoso embargo statunitense.

In rappresentanza della Repubblica Popolare Cinese, Li Xi, membro del Comitato Permanente dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC).

Li Xi ha affermato come Cuba abbia contribuito, in modo significativo, a promuovere la solidarietà dei Paesi in via di sviluppo nell'affrontare le sfide globali, promuovendo il multilateralismo e la lotta a ogni forma di egemonia.

Ha affermato, inoltre, come la Cina sia pronta ad aprire un nuovo capitolo nella cooperazione “Sud-Sud”, dichiarando: “Siamo pronti a lavorare con Cuba e gli altri membri del G77 per aprire un nuovo capitolo nella cooperazione Sud-Sud alla ricerca di un maggiore sviluppo attraverso una solidarietà più forte, costruire una comunità del Sud del mondo con un futuro condiviso e inaugurare una nuova era di sviluppo comune”.

Egli ha inoltre sottolineato la necessità, per i Paesi del G77, di “unire le forze per mantenere la pace e la tranquillità nel mondo e promuovere un ambiente internazionale favorevole allo sviluppo. In secondo luogo, sostenere l’equità, la giustizia e l'inclusione”.

Il G77, nato circa 60 anni fa, grazie alle lotte di indipendenza nazionale dei suoi membri, è un'organizzazione intergovernativa delle Nazioni Unite composta da 134 Paesi, prevalentemente in via di sviluppo.

La Cina, pur non considerandosi parte del G77, lo sostiene sin dal 1994.

Il rappresentante cinese, Li Xi, in occasione di tale vertice, ha incontrato – oltre all'ex Presidente e eroe della rivoluzione socialista cubana, Raul Castro - anche il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba (PCC), oltre che Presidente cubano Miguel Diaz-Canel, rilanciando la collaborazione fra i due Paesi, anche nell'ambito delle rispettive cause socialiste.

Luca Bagatin

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martedì 19 settembre 2023

Riflessioni socialiste, libertarie, ovvero conservatrici di Luca Bagatin


In generale, fra progressisti e conservatori, ho sempre preferito questi ultimi.

Il progressista è legato al danaro e al cambiamento, anche di ciò che funziona.

Il progressista potrebbe, con estrema facilità, distruggere quanto di buono è stato costruito. Per ricostruire e distruggere ancora.

Il progressista è l'incarnazione della borghesia. Ovvero la classe della depravazione e dell'ipocrisia.

Il conservatore, invece, può rappresentare tanto il proletariato quanto l'aristocrazia.

Ovvero lo spirito selvaggio e originario della Natura.

(Luca Bagatin)

La Repubblica Popolare Cinese funziona ed è una potenza anche perché non c'è ricambio di potere se non all'interno del Partito Comunista Cinese.

Ciò evita al Paese di subire la sciocca propaganda, tipica dei Paesi liberali, fatta di partiti/politicanti contrapposti, che, anziché fare il bene del Paese stesso, seguono bassi istinti elettorali e perseguono il loro interesse personale.

(Luca Bagatin)

Finché la politica continuerà a ragionare in termini di costi/benefici (al politico e all'apparato che lo protegge), non ci sarà alcun servizio alla comunità, che dovrebbe essere l'unica ragione per la quale uno Stato o un ente pubblico dovrebbe esistere.

In assenza di tale aspetto, Stato ed enti pubblici potrebbero benissimo estinguersi (in quanto dannosi e gravosi per la comunità) e il sedicente "voto democratico" andarsi a fare benedire.

(Luca Bagatin)

Non si tratta di essere o meno negazionisti del clima, ma di comprendere che il clima cambia, indipendentemente dalla volontà dell'essere umano.

I cambiamenti climatici esistono da secoli e millenni (come le pandemie).

Avete mai sentito parlare dell'Era Glaciale?

Non era solamente un film di animazione.

Il punto è che l'essere umano, nella sua infinità stupidità, pretende di regolare e di conoscere ogni cosa.

Mettere le mutande alla Natura, non è come metterle al proprio figlio!

Per questo dico: i cambiamenti climatici esistono e continueranno ad esistere. Idem le pandemie.

Mettiamoci l'anima in pace.

Nel lungo periodo saremo tutti morti, come diceva Keynes.

Certo, potrebbe capitare anche prima, se la Natura fa i capricci.

(Luca Bagatin)

Il borghese rimane e rimarrà sempre un soggetto inutilmente ricco, molle, fiacco, ipocrita, moralmente depravato e privo di eroismo.

La classe borghese è spiritualmente inuitile, parassitaria e dannosa.

Il fallimento della Rivoluzione Francese fu di non aver spazzato via la borghesia, anziché l'aristocrazia.

Il fallimento dell'UE nasce proprio dal fatto che la maggioranza della popolazione è composta di merda borghese.

La Cina moderna, benché socialista e evoluta, sta rischiando di tornare indietro proprio a causa dell'ampliamento della classe borghese.

Occorrerà che inizino a rifletterci.

(Luca Bagatin)

La religione divide, la spiritualità unisce.

Esattamente come l'informazione divide, mentre la formazione unisce e permette la comprensione.

(Luca Bagatin)

domenica 17 settembre 2023

Psicoanalisi della guerra, ovvero elaborazione del lutto. Articolo di Luca Bagatin

 
Mancavo da Pordenonelegge da diversi anni.

Francamente nemmeno quest'anno avrei voluto andarci, ma poi, trovandomi a Pordenone in questo periodo mi sono detto: “Ma sì, dai, andiamoci e seguiamo qualche conferenza”.

Alla fine, complice il fatto che fisicamente sono un po' a pezzi e faccio non poca fatica a camminare, l'unica conferenza che ho seguito davvero – ma con grande interesse - è stata quella di Massimo Recalcati, psicoanalista e saggista, il quale ha presentato la ripubblicazione – per Feltrinelli - di “Psicoanalisi della guerra”, di Franco Fornari.

Conferenza e saggio interessanti, in quanto di eterna attualità, vista l'impressionante sequela di guerre di cui è disseminata la Storia.

Franco Fornari (1921 – 1985), psicoanalista di lungo corso, fu professore di Recalcati, negli Anni '80.

E Recalcati ci ha parlato del perché ha deciso di far ripubblicare questo suo testo, curandone la prefazione. Ovvero il momento storico in cui viviamo.

Un momento storico di follia guerrafondaia da ogni parte e di rinascita – da una parte, quella filo statunitense - di una insana mentalità da Guerra Fredda.

Fornari, spiega Recalcati, essendo cresciuto in una famiglia numerosa, si è sempre occupato di problemi collettivi e sociali.

Il saggio “Psicoanalisi della guerra” - spiega Recalcati – viene pubblicato nel 1966, in piena Guerra Fredda, ma è concepito – da Fornari – due anni prima, nel '64.

Fornari è comprensibilmente preoccupato – come molti della sua generazione – della possibile escalation nucleare, innescata dalla contrapposizione fra due blocchi geopolitici e ideologici alternativi.

Pertanto, egli si interroga sulle origini psicologiche della guerra e ne trae le seguenti conclusioni: la guerra è una eleborazione paranoica del lutto.

La guerra sostiutisce l'eleborazione del lutto. E' – spiega Recalcati riferendosi al pensiero psicoanalitico di Fornari – una “proiezione aggressiva di tipo paranoico”. Un “lutto collettivo mancato”.

E qui, Recalcati, per spiegare le tesi di Fornari, ricorre a un saggio scritto da Freud nel 1915, di poche pagine, dal titolo “Considerazioni attuali sulla guerra e la morte”.

Nel saggio, Freud ritiene che gli esseri umani siano degli “assassini”, degli esseri che non si amano e ciò lo si può evincere dai sogni che fanno, spesso violenti, che manifestano un inconscio non altruistico e volto all'interesse personale.

Freud ritiene che la Storia sia un'eterna guerra fra i popoli e che, nei confronti di chi amiamo, siamo mossi da una profonda “ambivalenza emotiva”. Ciò ci causa dipendenza emotiva e siamo portati a odiare profondamente chi amiamo, nel momento in cui perdiamo la persona amata.

In tale frangente, spiega Recalcati, siamo travolti dal senso di colpa, in quanto la persona amata non c'è più e noi rimaniamo soli, ma, intimamente, finiamo per essere felici di questo.

Il legame affettivo è dunque ambivaente. L'amato è, al contempo, odiato, anche se non ne siamo consapevoli a livello conscio.

Tale odio, spiega Recalcati, sorge quando ci guardiamo allo specchio e riflettiamo un'immagine ideale. Scopriamo, dunque, che non possiamo raggiungere chi amiamo e farlo nostro, ovvero farlo esattamente come vorremmo nella nostra immagine ideale.

L'amore, ovvero il superamento di tale odio, sarà possibile solo quando accetteremo che la persona che amiamo non è nostra. Elaborando così il lutto causato dalla pardita della persona che amiamo.

Ecco che la guerra, secondo la visione di Fornari spiegata da Recalcati, è, appunto, il rifiuto del lutto, la mancata elaborazione di un lutto.

E qui Fecalcati fa l'esempio delle antiche tribù africane che, quando moriva il figlio del capotribù, lo sciamano attribuiva tale morte a un maleficio scatenato dallo sciamano della tribù limitrofa.

In questo modo, proiettando la colpa su qualcun altro in modo paranoide, si pongono le basi per scatenare una guerra.

L'unico modo, dunque, secondo Fornari per liberarsi dalla mentalità guerrafondaia è quello di eleborare, metabolizzare il lutto (tenendo presente che un lutto è un avvenimento irreversibile), senza incolpare nessuno, accettando. In senso più ampio, possiamo dire che l'eleborazione del lutto è il fondamento della democrazia, la quale obbliga al confronto fra una pluralità di punti di vista.

Tale confronto, porta a una perdita (un lutto, appunto) delle nostre convinzioni originarie e a una eleborazione/confronto di punti di vista differenti.

Fornari, come spiega Recalcati, analizza anche due aspetti, ovvero il gioco d'azzardo e la tossicomania, ritenendo che tali modalità vengano utilizzate da molti per elaborare, in modo purtuttavia autodistruttivo, il lutto. Attraverso, appunto, queste modalità che portano all'auto-annientamento, esattamente come l'escalation nucleare.

L'escalation nucleare, infatti, da parte dei governi, sembra far credere loro di essere “padroni del mondo” (come credono di esserlo i giocatori d'azzardo patologici e i tossicomani), ma in realtà tale “padronanza” si ribalta nel suo contrario, in quanto destinata a provocare l'autoannientamento del pianeta.

Come se ne esce, dunque? Secondo Fornari, spiegato da Recalcati, “prendendo su di sé la morte e consentendo così la vita”. Accettando la morte naturale, la fine di ogni cosa, che è irreversibile.

Luca Bagatin

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