sabato 14 febbraio 2026
Innamorati di tutti i Paesi, unitevi!
venerdì 13 febbraio 2026
Venezuela. La Presidente incaricata Delcy Rodriguez ribadisce che il Presidente legittimo è Nicolas Maduro. Articolo di Luca Bagatin
La Presidente incaricata del Venezuela, la socialista Delcy Rodriguez, in un'intervista rilasciata alla rete statunitense NBC News, ha dichiarato che il Presidente legittimo del Venezuela è e romane Nicolas Maduro, illegalmente detenuto negli Stati Uniti d'America dallo scorso 3 gennaio, dopo il suo rapimento, assieme alla moglie Cilia, durante l'aggressione statunitense al Paese, che ha causato oltre 100 morti e numerosi feriti.
La Presidente ha sottolineato come, la sua Amministrazione, aderisca alla Costituzione venezuelana che, infatti, prevede la figura del Presidente incaricato, nel caso di impossibilità del Presidente legittimo di governare.
E ha affermato come il suo sia “un lavoro molto duro”.
“Sia il presidente Maduro che Cilia Flores sono innocenti”, ha sottolineato Delcy Rodriguez, parlando anche nelle vesti di avvocato.
La Presidente ha affermato di essere stata invitata negli USA, spiegando che “Stiamo valutando di andarci una volta che avremo stabilito questa cooperazione e potremo procedere con tutto”.
Ha ribadito, altresì, la necessità che sia posta fine alle misure coercitive imposte al Paese da parte degli USA, che ne ostacolano la crescita.
Relativamente alla questione elettorale, la Presidente Rodriguez ha affermato che “Tenere elezioni libere ed eque in Venezuela significa anche avere un Paese libero, dove la giustizia può essere fatta. Paese libero da sanzioni”.
La Presidente ha ricevuto, peraltro, il Segretario all'Energia degli USA, Christopher Wright, presso il Palazzo Miraflores di Caracas.
L'incontro mira a redigere un'agenda energetica vantaggiosa per entrambi i Paesi, nel quadro della sovranità energetica del Venezuela, che si sta sforzando di aumentare la produzione di petrolio greggio, diversificare le esportazioni e stringere nuove alleanze energetiche.
All'incontro era presente anche il Presidente della società petrolifera nazionale venezuelana PDVSA, Héctor Obregon Pérez e il rappresentante diplomatico del Venezuela negli USA, Félix Plasencia.
Relativamente al ritorno in Venezuela dell'esponente dell'estrema destra venezuelana, Maria Corina Machado, la quale ha consegnato il suo controverso Nobel per la “Pace” a Trump, la Presidente Rodriguez ha affermato che la Machado “dovrà rispondere al Venezuela per aver richiesto interventi militari e sanzioni e per aver celebrato l'aggressione statunitense del 3 gennaio”.
Il dialogo con gli USA, in sostanza, è stato intrapreso, nel quadro del mantenimento della sovranità energetica venezuelana e ribadendo la necessità di liberare il Presidente Maduro e sua moglie, illegalmente detenuti, senza alcuna fondata accusa, e rapiti illegalmente sul territorio venezuelano.
Il Presidente Maduro, prigioniero a New York, in una conversazione con il figlio, il deputato socialista Nicolas Ernesto Maduro Guerra, ha affermato di sostenere il governo incaricato di Delcy Rodriguez e le azioni che sta portando avanti: “State facendo esattamente ciò che dovete fare e state prendendo le misure giuste” - ha dichiarato il Presidente Maduro - “La nostra tranquillità qui deriva dall'unità del popolo, dall'unità con l'Alto Comando e con la mia squadra, che è la squadra della patria”.
Luca Bagatin
martedì 10 febbraio 2026
La Presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, dalla parte del popolo cubano contro l'embargo USA. Articolo di Luca Bagatin
La Presidente socialista del Messico, Claudia Sheinbaum, lunedì 9 febbraio scorso, ha ribadito il suo sostegno all'invio di aiuti umanitari a Cuba, pesantemente minacciata dal regime statunitense.
La Presidente, ha sottolineato come il popolo messicano si sia sempre distinto per il valore della fraternità, affermando che il suo governo non può rimanere indifferente difronte alle difficoltà che il popolo cubano si trova ad affrontare, a causa dell'inasprimento dell'embargo statunitense contro l'Isola, che prevede, peraltro, un inasprimento dei dazi per quei Paesi che venderanno petrolio a Cuba.
Agli aiuti umanitari messicani si sono aggiunti, recentemente, anche quelli cinesi.
Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha espresso la sua profonda gratitudine alla Presidente Sheinbaum per il sostegno del Messico, in particolare in questo momento in cui gli USA stanno cercando di soffocare l'economia dell'Isola con ogni mezzo possibile.
La Presidente Sheinbaum, ha affermato che le politiche di Trump colpiscono direttamente il popolo cubano, ostacolando, fra le altre cose, servizi essenziali come il comparto sanitario e scolastico.
La Presidente del Messico, in particolare, ha sottolineato che “Gli unici che possono decidere come governare sono i cittadini stessi; questo è molto importante. Non si può danneggiare il popolo, anche se non si è d'accordo con il governo; non si può far soffrire un popolo”.
E ha, inoltre, lanciato un appello internazionale per denunciare l'imposizione di dazi punitivi USA per chiunque venda petrolio a Cuba.
Si è detta, inoltre, disposta a fungere da mediatore fra Washington e L'Avana, per risolvere le controversie fra i due Paesi.
Infine, ha sottolineato come la politica estera messicana darà sempre priorità alla cooperazione e al benessere delle popolazioni latinoamericane, contro ogni imperialismo esterno.
Mentre in Italia e UE continuiamo a servire Washington e a inviare armi a autocrazie corrotte, né facenti parte dell'UE, né della NATO (che peraltro non sono nemmeno riconoscenti nei nostri confronti), Washington soffoca il popolo cubano.
I cui medici, durante la pandemia da Covid19, hanno fornito all'Italia e a diversi Paesi europei, un contributo fondamentale.
Evidentemente o lo abbiamo dimenticato o... ipocritamente facciamo orecchie da mercante.
Grave, in entrambi i casi.
Ma, da queste parti, funziona così.
Luca Bagatin
lunedì 9 febbraio 2026
9 febbraio 1849: proclamazione della Repubblica Romana. Articolo di Luca Bagatin
Il 9 febbraio merita di essere ricordato e celebrato in quanto, in quella data, nel 1849, fu proclamata l'unica vera Repubblica che l'Italia abbia mai davvero conosciuto.
Proclamata dal Triumvirato costituito da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini, conquistata con il sangue di patrioti garibaldini che fecero fuggire il Papa Re a Gaeta, fu fondata sulla sovranità del Popolo, sull'eguaglianza, la libertà e la fraternità, senza alcun privilegio, nonché sulla piena libertà religiosa e di culto.
Durò, purtroppo, solamente cinque mesi, soffocata brutalmente dai francesi di Napoleone III (personaggio storico che ad ogni modo merita di essere studiato e approfondito, in quanto fu comunque, in politica interna, un grande riformatore sociale), alleati del Papa dei cattolici.
Una Repubblica indipendente, quella Romana del 1849, non solo dal potere religioso-statuale, ma anche da quello monarchico dei Savoia.
Una Repubblica che consacrò ad eroina quella Anita Garibaldi che morirà poco dopo, moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessera di partito, ovvero Giuseppe Garibaldi. Eroina dei Due Mondi, tanto lei – nata in Brasile - quanto il marito, in quanto lottò con lui, sia in America Latina che in Italia, contro ogni forma di oppressione, sopruso, tirannide.
Una Repubblica – quella Romana del 1849 - dimenticata e la cui memoria fu offuscata persino dall'attuale “Repubblica dei partiti”, fondata nel 1948, la cui Costituzione è nata dal compromesso di interessi di potere contrapposti, la quale oggi è totalmente serva di logiche internazionali, dal Fondo Monetario, alla Banca Centrale Europea, passando per la NATO e l'UE.
Entità lontane dalle genti e che tanto ricordano l'Impero Asburgico e i difensori dell'Ancien Régime, opposti ad ogni forma di sovranità popolare diretta e, dunque, lontano da ogni forma di democrazia autentica, così come la intendevano Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi.
Solo la Libera Repubblica di Fiume di Gabriele d'Annunzio e del mazziniano Alceste De Ambris del 1919, riuscirà ad eguagliare lo spirito della Repubblica Romana di mazziniana e garibaldina memoria, persino caratterizzando questa nuova impresa con aspetti libertari, anarco-comunisti, erotici e teosofici.
Si pensi – peraltro - che la Costituzione della Repubblica di Fiume, ovvero la Carta del Carnaro prevedeva aspetti avanzatissimi per l'epoca, al punto che nemmeno oggi, alcuni aspetti, sono garantiti dalla Costituzione italiana, ovvero: libertà di associazione, libertà di divorziare, libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luoghi pubblici, assistenza ai disoccupati e ai non abbienti, promozione di referendum, promozione della scuola pubblica, risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario, inviolabilità del domicilio.
Anche questa nuova impresa di ispirazione libertaria, garibaldina e mazziniana sarà soffocata dall'imperialismo internazionale e dal governo italiano retto da Giovanni Giolitti che, nel 1920, inviò le truppe italiane a sgomberare a cannonate i legionari di d'Annunzio.
Uno spaccato di Storia italiana ed europea, insomma. Antica e più moderna. Che vide contrapporsi eroi e martiri da una parte e politicanti imperialisti dall'altra.
La Storia è sempre destinata, tristemente, a ripetersi. Ma non va mai dimenticata e sempre approfondita.
Luca Bagatin
sabato 7 febbraio 2026
Brasile. Il Presidente Lula celebra i 46 anni del Partito dei Lavoratori e rilancia la sfida socialista contro l'estrema destra e le ingerenze USA. Articolo di Luca Bagatin
Il socialista Partito dei Lavoratori brasiliano, ovvero il Partido dos Trabalhadores (PT), compie 46 anni e, il Presidente del Brasile, nonché Presidente del PT, Luiz Inácio Lula da Silva, durante le celebrazioni dell'anniversario, a Salvador, ha esortato i militanti a prepararsi per le prossime elezioni Presidenziali, che si terranno il 4 ottobre prossimo.
Lula è infatti pronto per un nuovo mandato ed è pronto a battere il figlio di Bolsonaro, Flavio, estremista di destra, che si presenta con il conservatore Partito Liberale.
Lula, ha affermato che i militanti del PT dovranno smascherare ogni menzogna raccontata dall'estrema destra.
“Preparatevi. Queste elezioni saranno una guerra e dovremo essere preparati. Dobbiamo essere più audaci, perché loro lo sono. Non possiamo restare in silenzio. Non è più sufficiente gridare 'Lula Pace e Amore'”, ha affermato il Presidente.
Il Presidente Lula, che si ricandida - per il quarto mandato - all'età di 80 anni, ha affermato altresì che sta vivendo il suo momento migliore, sia a livello fisico che mentale e che si sente motivato oggi più di quando aveva 50 anni.
Egli ha invitato i militanti del PT a non abbassare la guardia, anche perché i risultati positivi delle politiche sociali portate avanti dal suo governo non saranno sufficienti, da soli, a garantirgli la vittoria.
“Dobbiamo pensare a un altro progetto per questo Paese. Quale progetto presenteremo per risvegliare nei cuori di ragazze e ragazzi, uomini e donne, giovani e adulti, l'aspettativa di poter costruire un altro Paese? Questo è ciò che mobiliterà il nostro popolo”, ha sottolineato Lula.
Egli ha spiegato come alle prossime elezioni non è in gioco solo la vittoria alla Presidenza della Repubblica, ma soprattutto se il Brasile continuerà ad essere un Paese democratico, oppure, se esso sarà consegnato, come già accaduto con Bolsonaro padre, a un fascista.
Egli ha spiegato come il PD debba lavorare per creare alleanze con altre forze politiche e ha ringraziato tutti gli attivisti, non solo del PT, ma anche del PSB (Partito Socialista Brasiliano); PcdoB (Partito Comunista del Brasile) e PDT (Partito Democratico dei Lavoratori), ovvero i partiti che supportano il suo attuale governo.
Egli, inoltre, ha ricordato il suo attivismo sindacale a partire dagli Anni '70 e ricordato la fondazione del PT.
“Non c'è nulla di simile al PT nel mondo. Stiamo accumulando molti errori, ma non c'è nulla di simile”, ha ricordato Lula, aggiungendo che esso “è stato creato dai lavoratori, guidato dai lavoratori”.
Lula ha ricordato di come, da leader sindacale, viaggiasse tra le fabbriche a bordo del suo Maggiolino Volkswagen, gridando con un megafono, per convincere i lavoratori a creare un loro partito. Un partito che deve continuare ad “ascoltare le periferie”, ha sottolineato il Presidente.
Egli ha, altresì, puntato il dito contro la corruzione, che si sta diffondendo nella politica brasiliana e ha sottolineato la necessità di mantenere il PT fuori da ogni forma di mercificazione.
“Avete l'obbligo morale di non permettere che questo partito finisca nel fosso comune della politica di questo Paese”, ha esortato il Presidente Lula.
Nel suo discorso, Lula, ha inoltre solidarizzato con il popolo cubano, per le continue vessazioni che subisce a causa del regime statunitense e, relativamente all'aggressione statunitense al Venezuela, ha affermato che “Dobbiamo dire forte e chiaro che il problema del Venezuela deve essere risolto dal popolo del Venezuela, non da Trump”.
Egli ha, inoltre, elogiato il parteneriato siglato, recentemente, fra Brasile e Repubblica Popolare Cinese.
Oltre al Presidente Lula, alla celebrazione, conclusasi con una festa, sono intervenuti anche il presidente del PT, Edinho Silva, il governatore di Bahia, Jerônimo Rodrigues, la senatrice Tereza Leitão (PT-PE) e il Presidente del PT di Bahia, Tássio Brito.
Luca Bagatin
venerdì 6 febbraio 2026
Intervista a Luca Bagatin sul Socialismo con caratteristiche cinesi, sul canale YouTube "Rosso Fastidio"
mercoledì 4 febbraio 2026
George Galloway (Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna) bacchetta le scelte scellerate di UE e Gran Bretagna e ritiene che il sole sorga ad Est e nel Sud del mondo. Articolo di Luca Bagatin
Il 25 gennaio scorso, il tabloid cinese Global Times ha pubblicato un'interessante intervista fatta a George Galloway, più volte parlamentare britannico e attuale leader del socialista Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain).
Galloway fu deputato laburista, per la prima volta, nel 1987 e fu espulso dal Partito Laburista nel 2003 con la pretestuosa accusa di “gettare discredito” nel partito solo perché fu fra i primi a denunciare il nuovo corso liberal capitalista e guerrafondaio inaugurato da Tony Blair, oggi seguito da Keir Starmer.
Egli fu rieletto al Parlamento britannico nel 2012, con il Respect Party, partito socialista anticapitalista e antimperialista. Dal 2019, guida il Workers Party of Britain, partito socialista e populista di sinistra – che, fra le altre cose – propone la partecipazione e il controllo delle imprese da parte dei lavoratori - fondato da supporter dell'ex leader laburista Jeremy Corbyn.
Galloway fu rieletto, nelle fila di tale partito, al Parlamento, nel febbraio 2024, ottenendo il 39,7% e battendo, nel suo collegio, candidati indipendenti, conservatori, laburisti, liberaldemocratici e destre euroscettiche.
Nell'intervista condotta da Global Times, Galloway, denuncia il fatto che il negoziato fra USA e NATO, relativamente al destino della Groenlandia, sia un fatto senza precedenti, perché è totalmente assente dal negoziato sia il legittimo proprietario, ovvero il Regno di Danimarca, che la popolazione della Groenlandia stessa.
Egli parla dunque di “gangsterismo mafioso” da parte dell'amministrazione statunitense relativamente a tale questione. Un atteggiamento “apertamente aggressivo, belligerante e minaccioso nei confronti di un Paese come la Danimarca, che è sempre stata un sostenitore incondizionato di tutto ciò che gli Stati Uniti le hanno sempre chiesto”.
Galloway, relativamente alle relazioni fra USA e Europa, ritiene che queste siano ormai “completamente rovinate”, al punto che oggi i leader europei, come quello canadese, si stanno avvicinando alla Cina.
Egli ha sottolineato che gli interessi dell'UE e della Gran Bretagna sono “diametralmente opposti a quelli degli Stati Uniti”.
“Gli Stati Uniti” - ha spiegato Galloway - “stanno cercando disperatamente di aggrapparsi al loro impero, che sta perdendo ogni giorno. È ora che imparino ciò che il Regno Unito ha impiegato fin troppo tempo a imparare: non sono più il capo. Gli altri Paesi non prendono più ordini da lui. Perché l'amicizia internazionale sia assicurata, deve esserci una vittoria per tutte le parti coinvolte”.
Egli, nell'intervista, ha sostenuto che l'Europa dovrebbe “fare pace e stringere amicizia con la Cina e con la Russia, e stringere nuovi accordi con le potenze emergenti del mondo, invece di aggrapparsi alle potenze in declino”.
Ma egli non crede, ad ogni modo, che ciò avverrà perché le attuali leadership politiche europee “sono così immerse nel sangue che è difficile sapere se andranno avanti o torneranno indietro”.
Galloway ha sottolineato come il mondo sia cambiato e ha lodato il discorso del Premier canadese Carney a Davos, il quale ha spiegato come l'ordine fondato sulle regole “non solo sta scomparendo, ma è sempre stato una bugia”. Una bugia da noi conosciuta, ma che “abbiamo accettato perché ci tornava utile”.
George Galloway ha altresì sottolineato come le leadership europee, anziché cambiare radicalmente passo, allontanarsi dai desiderata di Washington e lavorare per gli interessi dell'Europa, abbiano, invece, “rovinato le proprie economie e deindustrializzato i propri Paesi”, gettando le basi per una crisi delle rispettive società in ambito “culturale, sociale, economico e politico”.
Gallowey, diversamente, ritiene che “Il sole è sorto ad Est” e che “La cosa saggia per le persone in Occidente sarebbe riconoscere questa realtà piuttosto che aggrapparsi al passato. L'Europa dovrebbe cercare di avvicinarsi al sole, traendone calore e nutrimento”.
Egli, relativamente all'ONU, pensa che purtroppo oggi sia stato completamente marginalizzato dal dibattito politico e stia subendo “la stessa sorte della Società delle Nazioni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale”.
Gallowey ritiene dunque che, oggi solo i BRICS, la SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shangai), le organizzazioni del Sud del mondo, l'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico) e l'Unione Africana, possano essere “la fonte di nuove relazioni internazionali, nuovi accordi internazionali e nuovi orientamenti internazionali”.
Luca Bagatin
sabato 31 gennaio 2026
Nuovi atti di coercizione e aggressione da parte degli USA contro Cuba. Articolo di Luca Bagatin
Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha denunciato la nuova escalation di aggressione da parte del regime statunitense contro l'Isola caraibica.
Gli USA hanno infatti imposto dazi punitivi a qualsiasi Paese venda petrolio a Cuba.
Il Presidente Diaz-Canel ha affermato che, tale ennesima misura contro Cuba, è volta a strangolare l'economia dell'Isola attraverso falsi pretesti e unicamente a beneficio di interessi politici e economici della “cricca” che si è arricchita facendo politica contro il popolo cubano.
Su X, in particolare, il Presidente Diaz-Canel ha scritto: “Il Segretario di Stato e i suoi compari non hanno forse affermato che il blocco non esisteva? Dove sono quelli che ci annoiano con le loro false storie sul fatto che si tratti di un semplice 'embargo commerciale bilaterale'?”.
Trump ha giustificato l'ennesimo atto di coercizione contro Cuba parlando di “influenza maligna” de L'Avana e di rischio per la “sicurezza nazionale” degli Stati Uniti d'America.
Stesso ridicolo pretesto che Trump ha usato per attaccare il Venezuela e rapire, illegalmente, il suo legittimo Presidente, Nicolas Maduro, assieme alla moglie, Cilia Flores, accusandolo ingiustamente di narcotraffico.
Sono peraltro sei decenni che, gli USA, hanno imposto a Cuba un embargo di natura economica, commerciale e finanziaria, i cui effetti hanno avuto ripercussioni devastanti sulla popolazione.
E anche il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, ha parlato di “brutale atto di aggressione contro il popolo cubano”, che rivela la “vera natura delle vessazioni imperialiste”.
La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Guo Jakun, ha affermato che la Cina “sostiene fermamente Cuba nella difesa della sua sovranità e sicurezza nazionale” e “si oppone fermamente a qualsiasi azione e pratica disumana che privi il popolo cubano del suo diritto alla sussistenza e allo sviluppo”.
La Repubblica Popolare Cinese, peraltro, in tutti questi anni ha inviato, anche di recente, aiuti umanitari a Cuba e ha mantenuto con essa rapporti di cooperazione commerciale e finanziaria.
Luca Bagatin
venerdì 30 gennaio 2026
La Presidente socialista ad interim, Delcy Rodriguez, gradita dal 79% dei venezuelani. Articolo di Luca Bagatin
Secondo un sondaggio condotto dall'istituto Hinterlaces, la Presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodriguez, avrebbe un indice di gradimento, da parte della popolazione, del 79% e fra i cittadini che si definiscono “chavisti”, ovvero sostenitori della corrente socialista fondata dal compianto Presidente Hugo Chavez, il sostegno alla Presidente sarebbe pari al 92%.
Il 91% degli intervistati ritiene, peraltro, che sia necessario sostenere la Presidente Rodriguez, al fine di garantire la stabilità del Paese.
Lo stesso sondaggio rileva come il 95% degli intervistati abbia espresso condanna per l'azione militare statunitense contro il Venezuela e, l'84% degli intervistati, ritiene di avere la capacità necessaria per superare gli ostacoli di fronte alle avversità.
Il sondaggio è stato condotto intervistando circa 1.200 cittadini residenti in Venezuela nel corso del mese di gennaio.
Delcy Rodriguez, 56 anni, avvocato, è figlia del rivoluzionario Jorge Antonio Rodriguez, fondatore della Lega Socialista, morto nel 1976 a soli 34 anni a causa delle torture subite dai servizi di sicurezza venezuelani dell'epoca.
Membro della direzione nazionale del Partito Socialista Unito del Venezuela, Delcy Rodriguez iniziò la sua carriera politica nel 2002, rivendicando l'eredità politica socialista di suo padre e sostenendo il Presidente socialista Hugo Chavez, il quale - in quell'anno - subì il suo primo tentativo di golpe, sostenuto dagli USA e guidato dall'imprenditore Pedro Carmona Estanga.
Con Chavez fu nominata Ministro per gli Affari Presidenziali nel 2006 e, nel 2014, fu nominata dal Presidente Nicolas Maduro Ministro degli Affari Esteri, carica che ricoprì fino al 2017. Dal 2017 al 2018 fu Presidente dell'Assemblea Nazionale Costituente e, successivamente, fu nominata Vicepresidente del Venezuela.
Leale alla Rivoluzione Bolivariana, ispirata agli ideali di Simon Bolivar, il Giuseppe Garibaldi dell'America Latina, ovvero alla difesa di giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica, Delcy Rodriguez, da Presidente ad interim, dopo l'attacco statunitense e il rapimento del Presidente Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, lo scorso 3 gennaio, da parte del regime di Donald Trump, ha giurato di difendere il Venezuela dai suoi nemici esterni.
In tal senso ha annunciato la creazione di un Ufficio Nazionale per la Difesa e la Sicurezza Informatica, al fine di proteggere lo spazio digitale del Paese da attacchi tecnologici come quelli usati dalle stesse autorità statunitensi.
La Presidente ha anche annunciato la necessità di rafforzare la giustizia sociale e in particolare il comparto sanitario, oltre a riaffermare la sovranità delle risorse energetiche del Venezuela, attraverso una legge di riforma degli idrocarburi, votata anche dalle opposizioni.
Le entrate relative alla vendita di idrocarburi saranno investite, oltre che nella modernizzazione del settore energetico, anche in implementazione dell'istruzione e dell'assistenza sanitaria pubblica e in aumenti salariali.
Luca Bagatin
mercoledì 28 gennaio 2026
Colloqui fruttuosi fra Xi Jinping e Lula per rafforzare gli accordi bilaterali e salvaguardare pace e stabilità latinoamericana e globale. Articolo di Luca Bagatin
Il 23 gennaio scorso si è svolto un fruttuoso colloquio telefonico fra il Presidente della Repubblica Popolare Cinese - Xi Jinping - e il Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva.
Perfetta unità di vedute fra i due leader socialisti, i quali, a partire dal 2024, come sottolineato da Xi, hanno elevato le relazioni bilaterali fra i due Paesi, trovandosi concordi sulla costruzione di un mondo più giusto e un pianeta più sostenibile.
I due Paesi sono peraltro entrambi importanti membri del Sud del mondo e sono impegnati nel sostenere pace e stabilità globali, giustizia internazionale e equità, combattendo ogni forma di bullismo unilaterale e neo-colonialismo.
Il Presidente Lula si è detto concorde nel rafforzare, assieme alla Cina, il multilateralismo e il libero scambio e, data la preoccupante situazione internazionale, che vede sistematiche violazioni del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti d'America, culminate con l'illegale rapimento del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores e le continue minacce alla sovranità di Cuba, Messico e Colombia, intende collaborare strettamente con la Repubblica Popolare Cinese per difendere l'autorità delle Nazioni Unite, rafforzare la cooperazione fra i Paesi BRICS e salvaguardare pace e stabilità nella regione dell'America Latina e a livello globale.
E, nel frattempo, anche la Gran Bretagna di Starmer, dopo Canada e Finlandia, riallaccia i rapporti con Pechino, dopo i continui atti di bullismo protezionistico e geopolitico di Trump.
Alla fine, chissà, anche in Europa, forse, prevarrà il buonsenso e il pragmatismo, fondati su cooperazione, sviluppo e dialogo, rispetto alle sciocche e ideologiche logiche da Guerra Fredda fuori tempo massimo e rincorse da sempre, purtroppo, dagli USA e da chi va loro irresponsabilmente dietro.
Luca Bagatin
Le contraddizioni dell’Unione Europea in Africa e le proposte fattive e realistiche dei Brics. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori
La marginalizzazione dell’Unione Europea e dei Paesi europei in
Africa ha cause recenti. In questo Continente ricco di risorse e in
piena crescita demografica, le grandi potenze si contendono le
opportunità di cooperazione più vantaggiose.
Le relazioni tra l’UE ed
alcuni Paesi dell’Africa mediterranea e, di conseguenza, i Paesi del
Maghreb e dell’Africa subsahariana (regione del Sahel) rivelano
complessi cambiamenti geopolitici e diplomatici. Quali sono le cause
profonde della frattura tra l’UE e alcuni Paesi africani? Quali errori
ha commesso l’UE? Quale impatto hanno avuto questi errori sulle loro
interazioni? Nel mondo odierno, in rapida evoluzione e attraversato da
crisi, quali aggiustamenti geopolitici e diplomatici sono necessari per
superare queste fratture e rivitalizzare la cooperazione?
A detta di
Omar al-Bah – professore presso il Centro di Parigi per la diplomazia e
gli studi strategici, e consigliere delle Nazioni Unite e dell’Unione
Africana – i tre principali errori commessi dall’UE in Africa e il loro
impatto sulle relazioni diplomatiche e strategiche bilaterali sono:
l’intervento della NATO in Libia sostenuto dall’UE; l’ambiguità dell’UE
sulla questione del Sahara; e i doppi standard dell’UE; e la questione
relativa alle tradizioni africane che gli Occidentali vorrebbero
cancellare in nome di una “modernizzazione” della moralità.
I
bombardamenti della NATO sulla Libia hanno superato l’ambito
dell’autorizzazione della Risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite (17 marzo 2011). Tale risoluzione prevedeva solo una
no-fly zone e non autorizzava l’uso della forza contro la Libia.
Tuttavia, i Paesi occidentali hanno utilizzato questa autorizzazione per
affermare all’opinione pubblica internazionale che la NATO aveva il
mandato ONU di rovesciare il regime libico, colpire Gheddafi e
distruggere la Libia. Tutto ciò sembrava essere a sostegno dei ribelli
“pro-democrazia” che sostenevano una Libia “moderna e progressista”.
Tuttavia, dal 2011, la Libia è afflitta da una guerra civile e non ha
una guida governativa unitaria e universalmente accettata. Nel 2020, la
Libia rimaneva divisa in tre distinte regioni ostili l’un l’altra.
Questa
divisione tripartita indica che ci sono tre governi: a) governo di
unità nazionale a Tripoli: guidato dal primo ministro Abdul Hamid
Dbeibah: controlla la capitale e l’ovest del Paese, sostenuto dalla
comunità internazionale e dalla Turchia; b) governo di Bengasi/Est:
diretto dal primo ministro Osama Hammad, supportato dal parlamento
(Camera dei Rappresentanti) con sede a Tobruch e controllato dal gen.
Khalifa Haftar e dal suo Esercito Nazionale Libico; c) Alto Consiglio di
Stato: un organo consultivo con sede a Tripoli che, sebbene non sia un
governo esecutivo indipendente, svolge un ruolo cruciale nelle
negoziazioni politiche e si contrappone al parlamento di Tobruch. Oltre
al fatto che ci sono zone grigie dominate da milizie armate: forze con
intrinseche caratteristiche terroristiche che propugnano uno Stato
teocratico in Libia.
Tale situazione mina gravemente il processo di
ricostruzione nazionale, interrompe un dialogo nazionale inclusivo e
sostenibile, ostacola lo svolgimento di elezioni regolari e impedisce le
riforme strutturali volte a promuovere una ripresa di alta qualità
dalla crisi e a raggiungere la rivitalizzazione nazionale postbellica.
L’errore
che ne è derivato risiede nel fatto che i Paesi occidentali hanno
scelto una strada interventista ideologicamente motivata e
apparentemente benevola: l’uso della forza contro uno Stato sovrano nel
contesto della “primavera araba”, ignorando le riserve sollevate
dall’Unione Africana. L’UA aveva chiaramente sostenuto una risoluzione
pacifica della crisi attraverso meccanismi di mediazione guidati
dall’Africa.
L’incapacità dell’Occidente e dell’UE di proporre una
chiara soluzione postbellica ha costituito un errore fondamentale, che
va oltre la mera violazione degli articoli 2(3) e 4 della Carta delle
Nazioni Unite. La maggior parte delle voci a sostegno dell’intervento
invocava la cosiddetta “responsabilità di proteggere”, considerandola
uno strumento per minare sia la sovranità della Libia che il principio
di non ingerenza negli affari interni.
In effetti, sia a livello
macroeconomico che microeconomico, la situazione della Libia sotto
Gheddafi era di gran lunga migliore di quella attuale. D’altro canto, il
Consiglio Nazionale di Transizione, salito al potere dopo la Guida
Suprema, non è mai riuscito a chiarire la destinazione finale dei beni
finanziari libici congelati e confiscati a livello globale. Si stima che
questi beni, principalmente localizzati negli Stati Uniti d’America e
nell’UE, ammontino a un valore compreso tra 100 e 160 miliardi di
dollari.
Il crollo della Libia ha avuto un impatto negativo anche sul
processo di integrazione monetaria panafricana promosso dall’UA, ha
ostacolato significativamente il lancio di una moneta unica africana
(l’Eco per la Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale)
che è stato posticipato al 2027 a causa di ostacoli economici e
politici. Mentre alcune iniziative collegano l’integrazione monetaria a
lungo termine all’Agenda 2063 dell’UA, la data del 2027 rimane
l’obiettivo attuale per l’Africa occidentale.
Di fatto, l’UA
inizialmente ha fatto molto affidamento sul consistente sostegno
finanziario della Libia per avviare il processo di unificazione
monetaria nel quadro dell’Area di Libero Scambio Continentale Africana
(AfCFTA, African Continental Free Trade Area). L’AfCFTA è il più grande
accordo di libero scambio al mondo per numero di Paesi coinvolti, attivo
dal 1° gennaio 2021. Promosso dall’UA, mira a creare un mercato unico
per 54 Stati (tranne l’Eritrea), eliminando il 90% dei dazi doganali per
incrementare il commercio intra-africano, industrializzare il
Continente e facilitare la circolazione di merci e servizi. Ciò in linea
con la teoria dell’economista canadese Robert Mundell sulle aree
valutarie ottimali e il loro impatto positivo sulla mobilità del lavoro,
nonché con la visione generale del XXXVIII Vertice dei Capi di Stato e
di Governo dell’UA tenutosi ad Addis Abeba nel febbraio 2025.
Il
secondo errore riguarda la posizione ambigua dell’UE sulla Repubblica
Araba Democratica del Sahara. Esso è stato ed è un gioco strategico
basato sul cosiddetto equilibrio fra il Regno del Marocco, la predetta
RADS e la Repubblica Democratica Popolare dell’Algeria.
Cambiamenti
di posizione complessi e sottili sono comuni nella politica estera
dell’UE. Il 4 ottobre 2024, la Corte di giustizia europea ha emesso tre
sentenze che impongono agli Stati membri di garantire il rispetto dei
diritti sui beni e servizi originari della RADS nell’attuazione di due
accordi commerciali firmati con il Regno del Marocco. Lo stesso giorno,
il Ministero francese dell’Europa e degli Affari Esteri ha rilasciato
una dichiarazione in cui ribadisce i principi fondamentali della
politica estera francese nella regione del Maghreb. La Francia ha
dichiarato di non commentare mai le sentenze giudiziarie, ma allo stesso
tempo ha ribadito che il presidente e il governo francesi danno sempre
priorità al “partenariato strategico speciale” tra Francia e Marocco al
di là dell’UE.
Per cui questa posizione diplomatica, parallela alle
sentenze della Corte di giustizia europea, ha creato una significativa
tensione tra lo Stato di diritto dell’UE e gli interessi nazionali
francesi a livello diplomatico, economico, finanziario e persino
strategico e storico (al tempo del colonialismo diretto l’attuale RADS
era il Sahara spagnolo). La contraddizione non solo non è riuscita a
placare le emozioni delle parti coinvolte nella regione del Màghreb, ma
non è nemmeno riuscita a chiarire in modo sostanziale la vera posizione
di Bruxelles su questa delicata questione. Per rafforzare la credibilità
e coordinare le posizioni diplomatiche e strategiche, l’UE avrebbe
dovuto dimostrare maggiore coerenza.
Nel frattempo, l’UE si trova
intrappolata tra due principi sulla questione della RADS: da un lato, il
sostegno dell’Algeria al diritto all’autodeterminazione del popolo
della RADS; dall’altro, la rivendicazione di sovranità del Marocco su
alcuni territori della RADS (già membro dell’ex Organizzazione
dell’Unità Africana dal 1982 e oggi membro dell’UA) basata sul principio
di inviolabilità delle frontiere. Il Marocco propone di concedere
l’autonomia alla regione entro quelli che Rabat stabilisce siano i suoi
“confini naturali”, sottolineandone la priorità storica e geografica. La
posizione alquanto parziale del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni
Unite nei confronti dell’approccio marocchino potrebbe offrire all’UE
un’opportunità per ridefinire la propria posizione diplomatica.
Il
terzo errore ha a che fare coi doppi standard dell’UE in nome della
democrazia, dello Stato di diritto, della moralità, del buon governo e
dei diritti umani. Nella maggior parte dei Paesi del Màghreb e
dell’Africa subsahariana, l’UE, come altri attori occidentali, spesso
privilegia l’appello a questi concetti ideologici per giustificare il
proprio intervento negli affari interni dei Paesi africani, imponendo
sanzioni o condizioni. Questi discorsi hanno spesso un tono
condiscendente e “civile” mirando a indebolire regimi ed élite
disobbedienti, favorendo così la creazione di deleghe e salvaguardando i
propri interessi strategici. Questa pratica ha suscitato diffuse
critiche ai doppi standard dell’UE in Africa.
Nonostante l’UE abbia
ripetutamente sottolineato il suo fermo impegno nei confronti di questi
valori, affermando che il suo obiettivo è quello di sostenere “valori
universali” come la pace, la sicurezza, la stabilità, lo Stato di
diritto, la moralità, il buon governo, la lotta alla corruzione, i
diritti umani e blablablà, la frattura tra l’UE e l’Africa persiste.
La
frattura è particolarmente pronunciata nella regione del Sahel. Gli
interventi di sicurezza dell’UE e della comunità internazionale, come la
i) Task Force Takuba dell’UE dal 2021 (strumento ideato da Macron per
coinvolgere l’Europa nel Sahel, dove le forze francesi stentano a
mantenere la stabilità del territorio; e va detto pure che – nonostante
si fossero inizialmente dichiarati favorevoli all’iniziativa francese –
non tutti gli undici Paesi firmatari della dichiarazione di adesione
hanno inviato unità operative sul terreno, mentre uno di essi, la
Germania, ha rifiutato ben due volte la richiesta francese); ii) il G5
Sahel (quadro di cooperazione intergovernativa istituito nel 2014 da
Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger per affrontare sfide comuni
di sicurezza e sviluppo) e iii) la Missione Multidimensionale Integrata
delle Nazioni Unite per la Stabilizzazione in Mali, non sono riusciti a
sradicare completamente il terrorismo e la criminalità transnazionale.
Anche con il ritiro delle truppe straniere, queste minacce persistono.
Mentre i soldati francesi ed europei sono riusciti a fermare l’avanzata
delle forze giadiste in alcune aree, il mancato raggiungimento di un
obiettivo decisivo ha ulteriormente esacerbato le incomprensioni tra
Francia, UE e l’Associazione degli Stati del Sahel, spingendo
quest’ultima verso Mosca, Pechino e il sistema BRICS. Questo cambiamento
geopolitico rappresenta una sfida diplomatica estremamente difficile
per l’UE e la Francia.
Inoltre va sottolineato che il meccanismo di
pattugliamento anti-migranti Frontex dell’UE (Agenzia europea della
guardia di frontiera e costiera con sede a Varsavia) e la sua pressione
diplomatica e strategica sui Paesi di transito del Màghreb e sui Paesi
di partenza africani hanno ulteriormente esacerbato le tensioni tra l’UE
e l’Africa. Le rotte marittime del Mediterraneo e dell’Atlantico sono
diventate canali di immigrazione illegale, causando migliaia di morti
ogni anno. Ciò non solo innesca attriti tra i Paesi costieri meridionali
dell’UE e i Paesi di destinazione settentrionali, ma aggrava anche i
conflitti con il Màghreb e l’Africa nel suo complesso.
Molti africani
ritengono che l’UE sfrutti le risorse naturali dell’Africa rifiutandosi
di fornire canali legali per la migrazione africana. Allo stesso tempo,
l’UE si trova ad affrontare la pressione dell’ascesa del nazionalismo
anti-immigrati di estrema destra, che sfrutta i cambiamenti demografici,
gli abusi del welfare e la “teoria della sostituzione demografica” per
creare panico e dipingere la migrazione come una minaccia. Questa
retorica è spesso esagerata nel contesto di una realtà complessa e
interdipendente.
Inoltre altro errore è il discorso occidentale sul
genere e le sue diverse forme, che ha incontrato una forte resistenza da
parte dei valori tradizionali, religiosi e culturali in Africa e nel
Sud del mondo. Ciò sottolinea l’importanza del rispetto dell’identità e
delle usanze nelle relazioni internazionali per preservare la diversità
dei Paesi e degli Stati nazionali.
L’UE è ben noto sia un importante
partner strategico per l’Africa, e viceversa. Tuttavia, le frequenti
fratture nelle relazioni riflettono l’inadeguatezza dell’UE
nell’adattare la propria politica estera ai cambiamenti nelle élite
africane, nell’opinione pubblica e nel sistema internazionale
multipolare. Queste linee di frattura geopolitiche dovrebbero indurre
entrambe le parti a ripensare i propri modelli di interazione
multistrato basati sul rispetto reciproco.
L’Africa sostiene i
principi di uguaglianza tra gli Stati, rispetto della sovranità e non
ingerenza negli affari interni, evitando al contempo la sostituzione di
un’egemonia con un’altra, mantenendo così una vera autonomia strategica.
Ed infatti solo preservando il non-allineamento, la resilienza e
l’iniziativa, l’Africa può promuovere più efficacemente le agende
globali, quali la riorganizzazione del sistema economico e finanziario
globale, e la riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite
basata sull’Ezulwini Consensus, ossia la posizione comune dell’UA
adottata nel 2005 per la riforma del Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni Unite, mirata a correggere l’ingiustizia storica della mancata
rappresentanza africana: chiede almeno due seggi permanenti (con diritto
di veto) e cinque seggi non permanenti per l’Africa, lasciando il resto
immutato.
In tale processo, l’UE rimane pur un partner
indispensabile per l’Africa. Il Màghreb, l’Africa subsahariana, l’UE e
altre grandi potenze hanno la responsabilità di costruire un nuovo
sistema di relazioni internazionali più pacifico, ordinato, giusto e
reciprocamente vantaggioso attraverso il dialogo e la fiducia reciproca,
e di promuovere l’istituzione di un nuovo ordine mondiale non esclusivo
basato non sulle chiacchiere politicamente corrette, bensì sul rispetto
reciproco, sugli interessi comuni e sul diritto internazionale come
garanzia duratura per la pace, la sicurezza e la stabilità globali.
Però
– a parte le belle parole di circostanza dell’UE, rappresentante di
Paesi che hanno da sempre sfruttato l’Africa – sono i BRICS che si
stanno rendendo maggiormente credibili al cospetto dei Paesi di quel
Continente.
La cooperazione tra i Paesi BRICS e l’Africa si sta
rapidamente rafforzando. Anche Egitto ed Etiopia sono diventati membri a
pieno titolo, mentre Nigeria, Uganda (Stati associati) e Algeria e
Senegal (Stati candidati). Ciò rappresenta l’ascesa del “Sud globale”,
che mira a promuovere la multipolarità geopolitica, la dedollarizzazione
commerciale e lo sviluppo delle infrastrutture, rafforzando così in
modo significativo l’influenza dell’Africa nel panorama politico ed
economico internazionale.
Per cui i Paesi BRICS e l’UA stanno
formando un modello interconnesso, concentrandosi su piattaforme di
negoziazione multilaterali per promuovere la decolonizzazione economica,
la cooperazione energetica e l’accordo sulla valuta locale. Obiettivo
comune è l’attenzione rivolta alla riforma delle istituzioni di
governance globale e alla promozione della rappresentanza dei Paesi in
via di sviluppo negli affari internazionali.
Per quanto riguarda
infrastrutture e sviluppo i Paesi BRICS si sono impegnati ad assistere
il Continente africano nello sviluppo delle risorse e nel potenziamento
delle infrastrutture. Attraverso la partnership con l’Africa, i Paesi
BRICS stanno rafforzando la solidarietà nel “Sud del mondo” e lavorando
per costruire un ordine internazionale più equo.
Dall’espansione del
2024, l’Africa conta ora altri due Stati membri a pieno titolo (i
predetto Egitto ed Etiopia): l’adesione di questi Paesi rafforza
l’influenza strategica dei BRICS nell’Africa nordorientale.
Su valuta
digitale e dedollarizzazione, l’India ha proposto di discutere
l’integrazione delle valute digitali delle banche centrali al vertice
BRICS del 2026 per semplificare gli accordi commerciali tra l’Africa e
gli altri Stati membri e ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense.
Per
ciò che concerne esercitazioni militari congiunte nel gennaio 2026,
nelle acque al largo della Repubblica Sudafricana si è tenuta la prima
esercitazione Peace Will 2026, guidata dalla Repubblica Popolare della
Cina, che ha segnato un passo avanti nella cooperazione in materia di
sicurezza.
I principali ambiti di cooperazione sono: il finanziamento
delle infrastrutture : la New Development Bank continua a erogare
prestiti ai Paesi africani, avendo approvato oltre 30 miliardi di
dollari per progetti infrastrutturali e di sviluppo sostenibile a
partire dal 2023 .
Su agricoltura e sicurezza alimentare l’obiettivo
della cooperazione è condividere tecnologie agricole per migliorare la
produttività e sradicare la povertà nel Continente africano.
Per la
cooperazione energetica RP della Cina e Russia stanno promuovendo
diversi progetti su larga scala in Africa, come la centrale nucleare di
El-Dabaa in Egitto e la costruzione di diverse reti di energia solare.
I
Paesi BRICS hanno offerto all’Africa un’alternativa ai sistemi dominati
dall’Occidente, come il FMI o la Banca Mondiale. I Paesi africani
stanno utilizzando la piattaforma BRICS per promuovere lo sviluppo
dell’Area di libero scambio continentale africana (AfCFTA) e cercare
maggiore rappresentanza e autonomia nella governance globale, a parte le
frasi fatte di circostanza dell’UE e degli Occidentali, i quali appena
l’Africa cerca di risolvere i propri problemi da sé, essi intervengono
per stabilire zone d’influenza, sfruttamento e divisione: emblematico il
caso libico, con cui abbiamo aperto tale contributo.
Giancarlo Elia Valori
martedì 27 gennaio 2026
Giornata della Memoria. Per non dimenticare. Mai.
Profondamente sbagliato equiparare nazismo a comunismo (come vorrebbe la destra peggiore). Articolo di Luca Bagatin del 25 gennaio 2025
In una UE sempre più censoria e sempre meno democratica e in cui la pericolosa estrema destra avanza, appare ancora più pericoloso l'ulteriore tentativo del Parlamento europeo di equiparare il nazifascismo al comunismo sovietico.
Peraltro a pochi giorni dalla celebrazione della Giornata della Memoria.
Si vorrebbe forse dimenticare il sacrificio dell'Armata Rossa e di oltre 20 milioni di sovietici, i quali combatterono contro il nazifascismo e che, il 27 gennaio 1945, liberarono il campo di sterminio nazista di Auschwitz?
Il Parlamento europeo, poi, sembra o ignorare o voler dimenticare che fu grazie alla Rivoluzione socialista sovietica dell'Ottobre 1917, guidata da Vladimir Lenin, se venne posta la parola fine all'antisemitismo zarista. E, nel 1918, l'URSS legalizzò il divorzio, l'aborto, depenalizzò l'omosessualità e legalizzò la convivenza fuori dal matrimonio. Molto prima di molti altri Paesi europei che si dicono “avanzati”!
Come se non bastasse, si deve all'URSS un importante contributo nell'edificazione dello Stato di Israele, fondato e guidato dal socialista David Ben Gurion, il cui sistema dei kibbutz affascinò molto anche la Jugoslavia socialista di Josip Broz Tito, che riconobbe e sostenne immediatamente tale Stato. Così come peraltro fece la Romania socialista, che con Israele non ruppe mai le relazioni diplomatiche.
Equiparare il socialismo sovietico al nazifascismo, anche solo per queste importanti ragioni, dovrebbe apparire una follia e un insulto alla memoria storica, oltre che all'onestà intellettuale.
Nel 2021 scrissi peraltro già un articolo, sempre in risposta a coloro i quali (il partito della Meloni in primis) avrebbero voluto equiparare tali aspetti storico-politici, diametralmente opposti e allo scopo ultimo, in definitiva, di bandire definitivamente dall'Europa la memoria storica socialista e comunista (cosa già peraltro ampiamente fatto a partire dal 1993, come più volte ho scritto).
Così scrivevo: “Equiparare comunismo a nazifascismo non solo è storicamente sbagliato, ma anche ideologico e pretestuoso.
Se il primo fu un esempio di emancipazione civile e sociale (sia nella sua versione marxista-leninista che anarchica e socialista), declinato nei secoli nelle varie “vie nazionali al socialismo”, il secondo fu un fenomeno essenzialmente capitalista e razzista, come peraltro rilevato negli Anni '20 – quindi agli albori del fenomeno hitleriano - dai nazionalbolscevichi tedeschi Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel.
E' pretestuoso in quanto equiparazione sbandierata già in sede UE dai liberal-capitalisti e da tempo applicata in Paesi semi-autoritari quali Polonia, Ucraina, Paesi Baltici, Slovacchia e Ungheria”.
E continuavo:
“Preoccupante, dunque, la proposta di legge del partito della Meloni, che vorrebbe identificare il comunismo quale “totalitario” (dimenticando che totalitario è piuttosto il liberal-capitalismo, che sta mettendo e mette ogni cosa in vendita, persino le vite delle persone) (…).
Puntare il dito poi contro Cina, Vietnam, Corea del Nord e Cuba, quali Paesi comunisti “totalitari”, significa non solo non conoscerne i meccanismi politici e socio-economici, ovvero il significato di che cosa sono le democrazie popolari, ma anche pensare che tali sistemi siano uguali fra loro, quando invece ciascuno segue la propria personale via nazionale al socialismo, adattata non solo alle caratteristiche sociali, culturali e economiche, ma anche alla volontà dei rispettivi popoli (senza contare che ciascuno di questi Paesi presenta sistemi elettorali e finanche aspetti di democrazia diretta).
Parimenti, puntare il dito contro l'Unione Sovietica quale “dittatura totalitaria”, da parte del partito della Meloni, è altrettanto scorretto, in quanto l'URSS fu un sistema socio-economico e geopolitico ampiamente condiviso dalla popolazione (al punto che questa votò a maggioranza - 77,8% - per la sua conservazione, in un celebre referendum – nel marzo 1991 - poi disatteso dal golpismo di Eltsin), del quale ha ancora oggi nostalgia”.
Da tener presente, poi, che nella Federazione Russa, esistono oggi numerosi partiti comunisti e sono tutti all'opposizione del governo liberal capitalista di Putin, il quale, spesso, o impedisce loro di presentare liste elettorali, o, talvolta, li mette anche in galera. O falsa i risultati elettorali, in modo che, i comunisti, non abbiano mai sufficienti voti per governare.
Che differenza c'è, dunque, fra le politiche di Putin e ciò che vorrebbe il Parlamento europeo?
Mi piace poi ricordare che il Vate della letteratura italiana, Gabriele d'Annunzio, si definì egli stesso comunista e disse, nell'intervista a una rivista anarchica: “Io sono per il comunismo senza dittatura […] È mia intenzione di fare di questa città (Fiume) un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse”.
Da notare, peraltro, come proprio l'Unione Sovietica leninista fosse l'unica ad aver riconosciuto la Reggenza del Carnaro dannunziana e come Lenin, a proposito di d'Annunzio, lo elogiasse quale “unico rivoluzionario in Italia”.
Il simbolo della falce e martello, il cui utilizzo, qualcuno (compresi tanti finti "socialisti" europei), vorrebbe abolire in UE, fu il simbolo anche del primo partito politico italiano, ovvero il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani, di Filippo Turati e Anna Kuliscioff, fondato nel 1892. E tale simbolo fu usato persino da Giuseppe Saragat, che mai si definì anticomunista, nel 1947, fondando il PSLI (poi PSDI), che comprendeva anche trotzkisti che alla Rivoluzione bolscevica, comunque, si ispiravano (e nelle fila di quel partito militò la grande rivoluzionaria e femminista Angelica Balabanoff).
Studiare la Storia, senza pregiudizio, sarebbe sempre bene per tutti. Anche perché, in UE, fra ignoranza di andata, ritorno e veicolata dai media, oltre che da una politica che favorisce sempre di più gli autoritarismi (quelli veri) striscianti, sino a sdoganarli... un ritorno agli inquietanti Anni '30 è tutt'altro che lontano dalla realtà.
Luca Bagatin
lunedì 26 gennaio 2026
Gli Stati Uniti d'America secondo Hunter S. Thompson
Concluso il 14esimo Congresso del Partito Comunista del Vietnam. Parole d'ordine: sviluppo sostenibile, modernizzazione, efficienza, giustizia sociale, indipendenza. Articolo di Luca Bagatin
Si è concluso il 14esimo Congresso nazionale del Partito Comunista del Vietnam (PCV), che ha rieletto, per il quarto mandato, il Segretario Generale To Lam.
To Lam ha dichiarato che, l'obiettivo del Vietnam, è quello di raggiungere una crescita economica superiore al 10% all'anno per i prossimi dieci anni.
Il Vietnam è fra i Paesi che stanno crescendo di più al mondo e, l'obiettivo che si è posta la leadership del PCV, è di proseguire in tal senso, attraverso l'innovazione, lo sviluppo tecnologico, l'espansione delle infrastrutture e la modernizzazione industriale, continuando a ridurre la povertà, a ridistribuire equamente il reddito e a porre attenzione alla sostenibilità ambientale.
Il PIL vietnamita è cresciuto, nel 2025, dell'8% e il PCV ha stabilito che il Paese dovrà raggiungere un alto reddito pro capite entro il 2045, sviluppando, in particolare, tecnologie verdi, intelligenza artificiale e infrastrutture digitali.
La leadership comunista vietnamita vuole, inoltre, puntare ad aumentare l'efficienza, in particolare nel settore commerciale e degli investimenti economici e, conseguentemente, ridurre la burocrazia.
E' previsto che, tale crescita, sia inclusiva, ovvero miri a ridurre la povertà a meno dell'1% della popolazione entro il 2030, promuovendo eguaglianza sociale e una distribuzione equilibrata del reddito, assicurando una copertura sanitaria pubblica a oltre il 95% della popolazione.
La povertà, in Vietnam, è peraltro già scesa, dal 2021 al 2025, dal 4,4% all'1,3%.
Il PCV, come discusso in ambito congressuale, intende, inoltre, puntare a rafforzare il settore delle piccole e medie imprese, quali motori dello sviluppo di nuovi posti di lavoro, potenziando anche gli investimenti pubblici in istruzione e formazione professionale.
Sviluppo sostenibile, modernizzazione, efficienza, giustizia sociale, saranno dunque le chiavi dello sviluppo sulle quali sarà, sempre più, fondata l'economia socialista del Vietnam.
Il Congresso nazionale del PCV ha eletto anche i 200 membri del Comitato Centrale, di cui 180 membri effettivi e 20 supplenti e sarà responsabile della guida del Paese fino al 2031.
Il Segretario Generale To Lam ha sottolineato, altresì, l'importanza dell'integrazione del PCV nella società, attraverso associazioni di base, cooperative, sindacati e promuovendo, in questo modo, la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese.
Egli ha anche ribadito l'orientamento del Paese nell'ambito della politica estera, fondato su sovranità, indipendenza, multipolarismo e non allineamento, volta alla promozione della cooperazione economica e diplomatica con Cina, USA e UE ed ha altresì ricordato la storica amicizia che lega il Vietnam a Paesi socialisti fraterni quali Cuba e Venezuela.
Luca Bagatin
domenica 25 gennaio 2026
Venezuela. La Presidente ad interim Delcy Rodriguez invita all'unità del Paese contro l'imperialismo statunitense. Articolo di Luca Bagatin
Lo scorso sabato 24 gennaio, la Presidente ad interim della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodriguez, ha partecipato alla Giornata dell'Assistenza Sociale Integrale nella città di Catia La Mar, fornendo assistenza diretta a oltre 5.500 famiglie del Circuito Comunitario della città.
Il governo socialista del Venezuela, dopo l'aggressione statunitense dello scorso 3 gennaio, ha iniziato a potenziare le politiche sociali e ad attuare opere di risanamento dei danni provocati dall'aggressione stessa, che ha causato oltre cento vittime, fra civili e militari e ha colpito infrastrutture mediche, scientifiche e abitative.
La Presidente ha dichiarato che “non può esserci pace economica senza pace sociale” e ha spiegato come il governo stia lavorando per garantire un'abitazione a quelle famiglie che hanno perso la casa durante l'attacco, aggiungendo che “sappiamo anche che la dignità del popolo venezuelano il primo scudo che abbiamo per preservare la nostra integrità come popolo, integrità territoriale e l'indipendenza nazionale”.
La Presidente Rodriguez ha altresì sottolineato che “c'è un urgente bisogno di unità nazionale per salvaguardare la pace e la tranquillità del nostro popolo. Non possono esserci differenze politiche o di partito quando si tratta della pace del Venezuela. Non possono esserci divisioni. Il Venezuela deve essere unito come un'unica nazione”.
E, riferendosi all'estremista di destra Machado, che ha addirittura consegnato l'immeritato Nobel per la Pace al Trump, ha aggiunto che “È vergognoso vedere una donna venezuelana, che si dichiara venezuelana, andare a ringraziare per i bombardamenti e l'aggressione militare straniera contro il Venezuela. Non credo che sia venezuelana, perché il popolo venezuelano rifiuta qualsiasi tipo di aggressione che causi sofferenza al nostro popolo”.
La Presidente ha poi concluso il suo discorso affermando: “Da qui, rivolgo un appello a tutto il Venezuela. Lo dico dal 5 gennaio, quando ho prestato giuramento a seguito del sequestro del Presidente Nicolás Maduro e della First Lady Cilia Flores. Ho giurato sui bambini del Venezuela, sui giovani; ho giurato di proteggere il popolo e che dobbiamo prenderci cura gli uni degli altri. E un modo per prenderci cura gli uni degli altri è saper preservare e garantire la convivenza democratica nella nostra diversità. Esiste la diversità, esiste la pluralità, esistono le differenze, ma ci sono valori supremi, e uno di questi è la pace, che deve unirci; un valore supremo è l'indipendenza, la dignità del Venezuela, che deve unirci. E ho visto molti settori, divergenti in politica, uniti in questa posizione”.
L'unità nella diversità. Questo dovrebbe contare. Il socialismo cura, l'imperialismo distrugge e uccide. E negli USA lo stiamo vedendo da tempo ed è così anche nelle nostre società europee, sempre più allo sbando, sempre più servili, sempre meno in grado di educare le nuove generazioni e di sviluppare una coscienza sociale e civile.
Luca Bagatin
giovedì 22 gennaio 2026
La Cina invia aiuti a Cuba e rafforza le relazioni bilaterali, nel segno del socialismo. E anche la Finlandia guarda alla Cina per rafforzare i rapporti commerciali. Articolo di Luca Bagatin
L'embargo economico, commerciale e finanziario imposto da decenni dagli USA a Cuba e ulteriormente rafforzato dall'attuale regime, sta causando ulteriori problemi all'Isola caraibica.
E' per questo che la Repubblica Popolare Cinese, a partire dal 19 gennaio scorso, ha iniziato a inviare aiuti sotto forma di derrate alimentari di riso, per un ammontare complessivo di 60.000 tonnellate. Oltre ad aver previsto uno stanziamento di 80 milioni di dollari per l'acquisto di apparecchiature elettriche e per ogni tipo di necessità della popolazione.
Alla cerimonia di consegna hanno partecipato il Vice Primo Ministro cubano Oscar Perez-Oliva Fraga, il Ministro del Commercio interno Betsy Díaz Velázquez, il Vice Ministro del Commercio estero Déborah Rivas Saavedra e l'Ambasciatore cinese a Cuba, Hua Xin.
Il Vicepremier cubano, ringraziando la Cina per la donazione, ha parlato di “un'espressione concreta della cooperazione esemplare, incondizionata e disinteressata della Cina nei confronti di Cuba”.
Ricordando come la Cina cooperi con Cuba anche nel settore energetico e in altri settori chiave dell'economia dell'Isola.
“Riconosciamo e apprezziamo profondamente questo aiuto in tempi complessi, in cui i livelli di aggressione aumentano e il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro il popolo cubano si intensifica in modo senza precedenti”, ha sottolineato Oscar Perez-Oliva Fraga.
L'Ambasciatore cinese, Hua Xin, ha spiegato come questo aiuto “incarna i profondi legami di speciale amicizia tra le due nazioni”, ricordando come la Cina stia supportando il popolo cubano inviando, oltre a derrate alimentari, anche pannelli solari, materassi e materiali per l'edilizia.
“Sappiamo bene che la vera amicizia si rivela nei momenti di maggiore bisogno”, ha sottolineato Hua Xin, aggiungendo che “ogni chicco di riso consegnato oggi rappresenta l'impegno indissolubile del popolo cinese” nei confronti di Cuba.
L'Ambasciatore cinese ha altresì sottolineato come la cooperazione con Cuba sarà ulteriormente rafforzata e che “nessun blocco potrà spegnere la luce della speranza, né alcuna difficoltà potrà ostacolare il cammino da percorrere”.
Il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, su X, riferendosi al contributo cinese ha affermato che esso “è un segno della stretta fratellanza e dei legami storici di amicizia e solidarietà che uniscono entrambe le nazioni”.
Nazioni unite dal socialismo, dall'antimperialismo, dall'antirazzismo e dalla giustizia sociale.
Il 20 gennaio scorso, il Primo Segretario del Partito Comunista Cubano e Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, ha incontrato l'Ambasciatore cinese Hua Xin per ringraziare la Repubblica Popolare Cinese per gli aiuti ricevuti e per rafforzare in rapporti fra i due Paesi nel segno della “costruzione di una comunità dal futuro condiviso”, come spesso ha ricordato il Presidente cinese Xi Jinping.
Cuba, così come il Venezuela, sono da sempre amici e partner fraterni della Repubblica Popolare Cinese. Ed è grazie ad essa se l'imperialismo statunitense viene arginato e contrastato, nonostante l'aggressività del regime a Stelle e Strisce, che ancora oggi detiene, in maniera arbitraria e illegale, il Presidente del Venezuela, Nicolas Maduro e sua moglie, Cilia Flore.
Ed anche la Finlandia, dopo il Canada, attraverso il Primo Ministro Petteri Orpo, liberal conservatore, ha intenzione di intensificare i rapporti commerciali con la Cina.
Il Premier finlandese, infatti, si recherà in Cina dal 25 al 28 gennaio, su invito del Premier cinese Li Qiang.
Il Premer Orpo sarà accompagnato, nella sua visita, da dirigenti di oltre 20 aziende finlandesi del settore dell'energia pulita, dell'alimentazione, della silvicoltura e dell'innovazione.
Scopo della visita proprio quello di intensificare le relazioni economiche e commerciali bilaterali.
Il pragmatismo, l'antimperialismo, il libero commercio e la cooperazione multilaterale, in sostanza, sono l'unico argine alle manie di grandezza e di saccheggio portate avanti dall'imperialismo USA, che con Trump ha semplicemente mostrato e sta mostrando a tutti, anche ai più scettici e ideologizzati, il suo vero volto.
Luca Bagatin
mercoledì 21 gennaio 2026
Conoscenza, approfondimento e pragmatismo, contro dogmatismo, stupidità, ignoranza e interesse egoistico. Riflessioni di Luca Bagatin
I seguaci del dogma religioso o politico, se potessero, ci metterebbero al rogo.
Ieri come oggi e in qualsiasi società siano presenti.
C'è una differenza fondamentale, però, fra chi segue la sua Vera Volontà, ovvero ricerca la sua Stella e chi, invece, vomita dogmi come veleno.
I primi non hanno paura di nulla, perché hanno già esplorato l'Abisso. E hanno scelto l'Amore.
I secondi, invece, usano i loro dogmi perché, nella loro ignoranza, è l'unica cosa che pensano li possa tenere lontani dalla paura.
Ma saranno sconfitti proprio dal loro stesso odio e dalla loro stupidità.
(Luca Bagatin)
Ciò che si regge sull'interesse economico, non è destinato a durare.
Ciò che si regge sulle questioni di principio, invece sì.
Perché?
Perché anche l'essere più ricco del mondo è destinato a invecchiare, soffrire e morire. Potrà lasciare una eredità materiale, ma chi la riceverà, se non sarà in grado di usarla per questioni di principio, farà la stessa fine.
Ma colui il quale costruirà qualcosa sulla base dei suoi principi, è destinato a lasciare un'impronta e a tramandarla, negli anni.
E' per questo che, mentre i popoli occidentali ragionano nel breve periodo e sono destinati al collasso (vedi i vari Imperi), altri popoli, che fondano la loro volontà sulle questioni di principio, sono destinati a evolvere e lasciare un'impronta.
(Luca Bagatin)
La società in cui viviamo è sempre più aggressiva, violenta e deresponsabilizzata.
Ciò è dovuto essenzialmente alla mancanza di rigore in ogni settore, a partire da quello scolastico, per non parlare di quello famigliare.
Oggi si giustificano tutti, ma non li si educano.
Si lasciano i minori allo stato brado, spesso in balia di uno strumento, lo smartphone e il web, che dovrebbe essere permesso, invece, solamente dopo il 18esimo anno di età.
Questo lassismo si riverbera anche in leggi ultra garantiste, che violano i diritti umani delle vittime, ma garantiscono e ampiamente quelli dei carnefici.
Personalmente non credo alle sedicenti democrazie liberali, perché non sono né democratiche, né garantiscono le libertà degli onesti, ma solo quelle dei delinquenti, degli ipocriti e dei disonesti.
Preferirei una società moralizzata, in cui la classe dirigente viene selezionata in base al merito e alle effettive competenze e fondata sul dovere, prima che sul diritto (perché il diritto è conseguente al dovere e non viceversa).
Tutto ciò non è certo utopia in Paesi seri e che funzionano.
Occorre cambiare le menti, perché i regolamenti, da soli, non funzionano.
Lo disse un saggio Mao Tse-Tung.
(Luca Bagatin)
In pochi vogliono osservare questo fenomeno (da me ampiamente descritto in articoli e saggi), ma, a partire dal 1993 in poi, c'è stata, in Italia (e in UE) una convergenza dei postcomunisti, dei postfascisti, dei post democristiani e dei liberali verso un'agenda ultra liberale in ambito economico e ultra atlantista in ambito geopolitico.
Una agenda che si potrebbe tranquillamente chiamare Agenda Draghi (o Agenda Soros).
Chi tentò di fermarli?
Principalmente Bettino Craxi e, per certi versi, persino Silvio Berlusconi.
Non vederlo è da miopi, da stupidi o, peggio, da complici.
(Luca Bagatin)
Sono socialista per logica e non per ideologia.
L'ideologia mi ha sempre interessato molto poco.
Se una cosa funziona, a decretarlo, sono i fatti, non le ideologie.
Ho abbandonato i miei ideali liberali di gioventù non perché io non sostenga la libertà (che è interiore, prima di tutto, cosa molto spesso totalmente ignorata), ma perché i liberali sono ipocriti che hanno ampiamente tradito ogni senso di libertà. E manipolato la Storia a loro uso e consumo.
L'unica "libertà" che conoscono è quella di opprimere chi non la pensa come loro.
Esattamente come i fascisti o chi si dice tale.
Il socialismo, rettamente inteso, è pragmatismo: se le persone sono trattate con giustizia e rispetto, il sistema funziona meglio. Se c'è indipendenza economica e sovranità nazionale, il sistema funziona meglio.
Personalmente divido il mondo fra stupidi ignoranti e intelligenti che approfondiscono le cose, senza pregiudizio.
Il resto conta molto poco.
(Luca Bagatin)



















