giovedì 2 aprile 2026

Ritrovare i sentieri perduti del mondo, riunire ciò che è sparso. Articolo di Paola Bergamo e Luca Bagatin

 

Di fronte alla destabilizzazione globale, alla quale ha ampiamente contribuito Donald Trump, nel solco dei suoi predecessori, ma in modo ancora più smaccatamente evidente e invasivo, oggi accade pure che quest'ultimo minacci l’uscita degli USA dalla NATO, colpevolizzando i Paesi europei di non assecondarlo nella sua “crociata” contro l’Iran.

Un ennesimo colpo di teatro, perché Trump sa perfettamente di non poter certo decidere da solo di uscire dall’Alleanza Atlantica, visto che ci vuole la maggioranza di 2/3 del Congresso degli Stati Uniti.
Ma l’atteggiamento del Presidente Trump è due volte paradossale, perché la guerra in Iran è di fatto illegale, nasce come “preemptive strike”, manca del coinvolgimento delle Nazioni Unite imposto dalla Carta dell’ONU e, in fondo, non si vede perché i Paesi membri della NATO dovrebbero farsi coinvolgere, posto che l’Alleanza è nata con natura difensiva.

E’ proprio questa fondamentale caratteristica ad aver permesso che l’Italia, nel 1949, potesse aderire in perfetta coerenza e conformità, all’Art. 11 della nostra Costituzione, che mette un punto fermo tra i Principi Fondamentali: noi si “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Trump cerca di coinvolgere gli alleati nella sua battaglia per mantenere un unipolarismo “manu militari”, al fine di ostacolare e impedire il transito verso il multipolarismo che vedrebbe prevalere la visione del “Land Power” sul “Sea Power”.

L’attacco all’Iran non risponde semplicemente al desiderio statunitense di supportare e sostenere Israele. Forse addirittura il regime statunitense sta sfruttando la questione di Israele per attaccare un perno fondamentale per il ricompattamento euroasiatico, qual è l’Iran e in funzione proprio anti-cinese.

E’ tale tesi che induce a riflettere che l’Iran non sarà mai abbandonato al proprio destino e che la guerra scatenata congiuntamente da USA e Israele, non solo ha messo ko il mercato globale, ma potrebbe scatenare, in ipotesi di escalation, un conflitto di dimensioni mondiali.

Detto questo, se Trump trasformasse la minaccia di uscirsene dalla NATO in fatto compiuto, probabilmente potrebbe anche rendere i Paesi membri più indipendenti da una entità, gli USA, che ha sempre più spesso operato per la destabilizzazione e divisione – nel solco del “Divide et Impera” – piuttosto che per la concordia e la cooperazione.

Concordia e cooperazione, in questi anni, è stata invece invocata, praticata e promossa dalla Repubblica Popolare Cinese, all'avanguardia in moltissimi settori economici e strategici e che si appresta a diventare la prima potenza mondiale.

La Cina sta offrendo un modello su cui riflettere: si può diventare grandi e prosperare, sia individualmente che collettivamente, attraverso la cooperazione, la logica “win-win”, ovvero attraverso il mutuo vantaggio, con pragmatismo, non ingerenza e non uso della forza.

E, del resto, il Presidente Xi Jinping non solo più volte ha richiamato il principio di “Armonia” di confuciana memoria come pilastro della politica interna al proprio Paese, ma anche come fondamento della diplomazia cinese in contrapposizione al sistema colonialista, egemonico, prevaricatore e d’interferenza dell’Occidente nelle relazioni internazionali.

Nel 2023, a San Francisco, nel suo vertice negli States con l’allora Presidente Joe Biden, il Presidente cinese sottolineava che “Planet Earth is big enought for the two countries to succeed!”, sancendo cioè il rifiuto del gioco a somma zero; la propensione a una coesistenza pacifica; la tensione a garantire la stabilità globale; la consapevolezza che nel mondo siamo interconnessi e interdipendenti.

Dunque, se ci si chiedesse che cosa hanno in comune l’Iran e il Venezuela, è più che evidente che si tratti del petrolio. Di qui la decisione di prendersi, con l’uso della forza, materie prime che servono al mondo.

Ma non solo.

Colpire il Venezuela socialista, significa anche colpire Cuba socialista, in modo da soffocarla ulteriormente, impedendole l'approvvigionamento di petrolio venezuelano. E, quindi destabilizzare anche il socialismo cubano e via via quello latinoamericano, che ha fatto dell'autogestione, della cooperazione e della democrazia diretta, dagli Anni '90 ad oggi, un modello alternativo a quello predatorio degli USA e di un Occidente sconsiderato, liberal turbo-capitalista e pseudo-democratico.

Quanto all'Iran, tanto quanto il Venezuela, è Paese partner e amico della Repubblica Popolare Cinese e non dimentichiamoci che è Paese BRICS dal 2024. Colpirlo significa voler destabilizzare i BRICS e tentare di destabilizzare la Repubblica Popolare Cinese, che ha un sistema alternativo a quello statunitense. Un sistema socialista di mercato, pragmatico e volto tanto alla realizzazione della persona, quanto allo sviluppo della comunità nel suo insieme.

Profondamente alternativo e diverso rispetto a quello di un Occidente a guida anglofona, sia esso a guida britannica (come avveniva ai tempi della potenza coloniale della Gran Bretagna) o statunitense. Realtà che hanno fatto della prevaricazione sugli altri popoli, del suprematismo e dell'esportazione dei propri sistemi politico-economici, la loro bandiera, facendola diventare anche la nostra e facendoci credere che quella fosse la “bandiera della libertà”.

Di quale “libertà”?

Non certo quella fondata su giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica. Ovvero di quella propugnata dall'Illuminismo francese; dalla Repubblica Romana mazziniana e garibaldina del 1849; dalla Comune di Parigi del 1871, primo governo socialista al mondo; dalla Carta del Carnaro di Alceste De Ambris e promulgata da Gabriele d’Annunzio del 1920 o della Repubblica di Montebelluna del 1919/1921, fondata da Mario, Guido e dal padre Luigi Bergamo, ma potremmo dire anche della Rivoluzione russa del 1905 e per molti versi di quella del 1917, con particolare riferimento all'esperienza della Comune di Kronstadt, quando ancora si difendevano i Soviet originari, ovvero i Consigli degli operai e dei contadini, lontani da ogni autoritarismo e burocratismo, solo per citare alcuni dei fenomeni libertari della Storia europea.

La “bandiera della libertà” a guida statunitense appare piuttosto quella di reprimere le peculiarità dei popoli. Quella di uccidere le differenze, di omologare a un pensiero unico privato di ogni identità originaria.

Una “libertà” fondata sul glamour, sulla sessualizzazione (che non è certo l'erotismo decantato da D'Annunzio!), persino dei minori. Sulla prevaricazione/abuso dei più deboli.

Una “libertà” appannaggio dei più ricchi, dei più furbi, dei più spregiudicati.

Una “libertà” che ignora il principio di uguaglianza.

Una “libertà” che porta dritta ai Peter Thiel di turno, che promuovono un uso completamente distorto e oligarchico/monopolista della tecnologia e che potremmo dire corporativo, nel senso di fondato sulle Corporation, che è il sistema oligarchico sul quale gli USA si reggono.

Una “libertà” e una tecnologia, nella fattispecie, che sfugga a ogni controllo pubblico, ovvero della comunità, ma sia di esclusiva proprietà di pochi “eletti”, capaci di plasmare il destino di una umanità alla quale non sarà permessa alcuna voce in capitolo. Il tutto, ovviamente, sfidando ogni regola naturale. Ecco, dunque, manifestata, la famosa religione dei transumanisti, dove “Technè” viene elevata a nuova “dea” e le masse sono considerate un insieme di gente inutile.

In tutto ciò, costoro, novelli oscurantisti ma, sarebbe preferibile chiamarli “Oscuri”, ritirano fuori la figura biblica dell'Anticristo che, nella loro visione, sarebbe chiunque promuova un ordine mondiale fondato su pace, sicurezza, stabilità, controllo pubblico e quindi consapevole delle tecnologie.

Chiunque, insomma, controlli l’indole dietro la tecnologia fonte della loro ricchezza e ponga fine alla loro “libertà”, quella di distruggere la Natura e di plasmare l'essere umano a loro immagine e somiglianza.

In tutto ciò, se dalla NATO gli USA dovessero andarsene davvero, sarebbe il momento di aprire l'Alleanza a altri player, magari proprio a Cina e Russia e ciò andrebbe visto non come una provocazione, ma come aspetto pragmatico, volto a un mondo sempre più multipolare, fondato su cooperazione e stabilità, trasformando la NATO in qualcosa di molto diverso e molto più potente come avrebbe potuto essere fin dal 1994, quando la Russia aveva già aderito al PfP, Partnership For Peace della NATO, anticamera per una successiva adesione all’Alleanza, che invece subì una voluta battuta d’arresto per parte statunitense, step by step, costruendo un sistema espansivo ad est percepito dai russi una minaccia esistenziale.

Una nuova NATO intercontinentale, sicuramente europea, anche considerando che la Russia è Europa e che entrambe sono Eurasia e, a tutti gli effetti, non solo rappresenterebbero il ricompattamento dell’Heartland che spaventa a morte gli statunitensi, ma di fatto sia Russia che Cina, assieme, hanno combattuto e stanno combattendo l'Islam radicale.

Cosa che non si può dire degli USA, che spesso lo hanno fomentato e sostenuto. Afghanistan, Libia, Siria, “Primavere” Arabe restano lì come memento e ci si augura monito!

Paola Bergamo e Luca Bagatin

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Lettera aperta di un ebreo errante a Benjamin Netanyahu di Dominique Intini

Signor Primo Ministro,
Le scrivo con gravità.
Questa gravità è intima. Sono ebreo. Sono legato all’esistenza dello Stato d’Israele, alla sua sicurezza e alla sua legittimità.
So cosa significa, nella storia, essere privati di una terra, di una protezione, del diritto stesso di esistere.

L’esistenza dello Stato d’Israele non è, per me, un dato astratto: è il compimento di una storia tragica e la condizione concreta di una sicurezza a lungo negata agli ebrei. Ha permesso di rompere con una vulnerabilità secolare. Ha reso possibile ciò che, per secoli, non lo è stato: non dipendere più dal buon volere, né unicamente dalla protezione degli altri, per sopravvivere.

Durante la Rivoluzione francese, Stanislas de Clermont-Tonnerre affermava che bisognava «rifiutare tutto agli ebrei come nazione e concedere tutto agli ebrei come individui». Questa frase riassume una lunga storia: quella di un popolo al quale si riconoscevano talvolta dei diritti, ma al quale si negava il diritto di esistere collettivamente.
E per molti, ancora oggi, questa idea sembra persistere — non più come una dottrina esplicita, ma come un riflesso, un presupposto implicito dei giudizi rivolti a Israele, anche da parte di coloro che non ne conoscono né l’origine né l’autore.
Lo Stato d’Israele è nato anche da questa negazione. Ha posto fine ad essa.
Ma proprio per questo, Israele non può che essere uno Stato esemplare nel suo rapporto con il diritto, con la vita umana e con la giustizia.

Nessuno contesta l’orrore del 7 ottobre 2023. Nessuno contesta il diritto di Israele a difendersi, né a difendere il proprio diritto di esistere come nazione. Ma ciò che è stato fatto da allora sotto la sua autorità eccede questo diritto. A Gaza, la guerra è diventata distruzione. Ha causato decine di migliaia di morti, ha devastato città, ha distrutto le strutture essenziali alla sopravvivenza di una popolazione civile. Ha imposto la fame, lo sfollamento, la paura permanente.
Spingendo questa logica fino alle sue estreme conseguenze, le cose si rovesciano contro l’obiettivo iniziale. Ciò che doveva proteggere Israele lo espone. Ciò che doveva garantire la sua sicurezza ne compromette la legittimità.
Una politica può essere militarmente potente e strategicamente distruttiva.
Questa deriva è anche politica.

Lei governa un Paese profondamente diviso, mentre è personalmente coinvolto in diversi procedimenti penali.
Si mantiene al potere in un momento in cui la fiducia si sgretola, in cui la guerra sembra prolungare una necessità politica tanto quanto una strategia militare, confondendo pericolosamente il confine tra l’interesse di un uomo e quello di uno Stato.

Allo stesso tempo, il suo governo sostiene e promuove testi volti ad estendere il ricorso alla pena di morte nei confronti dei palestinesi.
Un simile orientamento, fondato su una differenziazione di trattamento in base all’origine o all’appartenenza, fa emergere l’idea di un diritto d’eccezione.
Per chi conosce la storia, esso richiama quei dispositivi giuridici che assegnavano agli ebrei uno status particolare, distinto, sempre a scapito dei loro diritti.
Non è così che si difende uno Stato di diritto. È così che se ne alterano le fondamenta.

Mai, nella sua storia recente, Israele era stato così isolato. Sono stati avviati procedimenti davanti alla Corte internazionale di giustizia. È stato emesso un mandato di arresto dalla Corte penale internazionale. Al di là dei dibattiti giuridici, un fatto resta: l’immagine di Israele è colpita come non lo era mai stata.
Ed è qui che il pericolo diventa ancora più profondo.
Perché questo scivolamento non riguarda solo un governo. Agli occhi di una parte crescente del mondo, è Israele nel suo insieme — e, per un inquietante slittamento, gli ebrei stessi — ad essere ritenuti responsabili.
Questa confusione è ingiusta. È pericolosa. Alimenta amalgami di cui la storia ha già mostrato le conseguenze più tragiche.

Il popolo ebraico, nel corso dei secoli, ha invece portato una tradizione intellettuale e morale di straordinaria ricchezza.
Ha contribuito in modo decisivo al pensiero, al diritto, alla scienza, alla medicina, alla filosofia, alla letteratura.
Da Baruch Spinoza a Albert Einstein, da Sigmund Freud a Hannah Arendt, da Franz Kafka a Claude Lévi-Strauss, ha spesso opposto alla violenza del mondo un’esigenza di lucidità, di giustizia e di dignità — nonostante persecuzioni, espulsioni e massacri.
È proprio questa storia che rende oggi la situazione insostenibile.

Rifiuto che questa tradizione venga deformata.
Rifiuto che la memoria ebraica venga invocata per giustificare politiche che espongono nuovamente gli ebrei del mondo alla confusione, all’ostilità e all’odio.
Rifiuto che il nome di Israele sia associato all’idea che una democrazia possa sopravvivere alla distruzione illimitata di un altro popolo senza distruggere se stessa.

Non capisco più come Lei possa ancora governare. Non capisco più come un leader così contestato, perseguito e isolato possa continuare a impegnare il
destino di un Paese di cui compromette ogni giorno di più la credibilità, la sicurezza a lungo termine e l’onore.
Ci sono momenti in cui il potere non protegge più uno Stato, ma lo espone.
Ci sono momenti in cui restare diventa una colpa.
Ci sono momenti in cui andarsene diventa un’esigenza.
Questo momento è arrivato.

Se ne vada!

Dominique Intini

https://www.centrostudimb2.eu/2026/04/02/lettera-aperta-di-un-ebreo-errante-a-benjamin-netanyahou-di-dominique-intini/ 

Dominique Intini, calsse 1958, è avvocato e vive a Parigi. Di origini ebraiche da parte di madre, Nevski Landau, scrive qui a titolo personale.

martedì 31 marzo 2026

Un piano di pace promosso da Cina e Pakistan per la pace in Medio Oriente e nel Golfo. Articolo di Luca Bagatin

Ancora una volta in prima linea per promuovere accordi di pace, in un'epoca in cui l'Occidente sembra aver perduto ogni logica e lume della ragione, la Repubblica Popolare Cinese.

A Pechino si sono infatti tenuti colloqui fra il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri del Pakistan Mohammad Ishaq Dar.

Entrambe le parti hanno presentato cinque punti per il ripristino della pace e della stabilità nell'area del Golfo e in Medio Oriente.

Proposte che comprendono: cessazione immediata delle ostilità; avvio urgente dei colloqui di pace; garanzia di sicurezza degli obiettivi non militari; garanzia della sicurezza della navigazione e salvaguardia dei principi della Carta delle Nazioni Unite.

Nel corso dell'incontro il Ministro Wang ha affermato che “Gli sforzi del Pakistan per mediare tra le parti al fine di promuovere la pace e porre fine ai combattimenti dimostrano il suo fermo impegno a salvaguardare la pace regionale e globale. La tempestiva comunicazione strategica tra Cina e Pakistan sulle principali questioni internazionali e regionali e l'approfondimento del coordinamento strategico incarnano l'essenza della comunità sino-pakistana con un futuro condiviso. La Cina sostiene e auspica che il Pakistan svolga un ruolo unico e importante nella de-escalation delle tensioni e nel ripristino dei colloqui di pace. Questo processo non sarà facile, ma gli sforzi di mediazione del Pakistan sono in linea con gli interessi comuni di tutte le parti”.

Cina e Pakistan hanno sottolineato la necessità di rispettare la sovranità, integrità territoriale, indipendenza e sicurezza dell'Iran e dei Paesi del Golfo. Esortando le parti a cessare ogni attacco contro i civili e gli obiettivi non militari, a dialogare e a rispettare il diritto internazionale.

Entrambi i Paesi hanno peraltro sostenuto la necessità di rafforzare il ruolo dell'ONU e dei suoi principi fondamentali, al fine di promuovere pace e stabilità a livello globale.

Luca Bagatin

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Sull'ultimo numero di "Critica Sociale" un articolo di Luca Bagatin sulla Rivoluzione bolivariana che resiste, nonostante il rapimento del Presidente Maduro

 

Per info e abbonamenti alla prestigiosa rivista del Socialismo italiano, fondata da Filippo Turati nel 1891:
 

lunedì 30 marzo 2026

Appunti sul XV Piano Quinquennale della Repubblica Popolare della Cina. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

Il Segretario Generale Xi Jinping ha sottolineato che l’elaborazione e l’attuazione del XV Piano Quinquennale (2026-2030) per lo sviluppo economico e sociale nazionale rappresentano un modo importante per il Partito di governare il Paese. Il periodo del XV PQ costituisce la prima fase per il raggiungimento del secondo obiettivo del centenario del Partito e un periodo cruciale per la Repubblica Popolare della Cina per progredire verso la sostanziale modernizzazione entro il 2035.
Il XV PQ, elemento cruciale per il progresso del Paese verso il raggiungimento della modernizzazione entro il 2035, riveste grande importanza per orientare lo sviluppo economico e sociale nei prossimi cinque anni e oltre. In questa nuova era, il XV PQ dovrà affrontare sfide quali i rapidi cambiamenti dell’economia globale, le profonde mutate normative e le discrepanze tra il posizionamento strategico e l’effettiva attuazione. La Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma e le agenzie locali competenti hanno avviato una ricerca preliminare per garantire che i piani locali siano in grado di cogliere appieno le esigenze del momento e promuovere uno sviluppo economico e sociale di alta qualità.
Il XV PQ per lo sviluppo economico e sociale nazionale della RP della Cina è stato elaborato in conformità con i «Suggerimenti del Comitato Centrale del PCC per la formulazione del piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale nazionale». Esso chiarisce principalmente gli obiettivi strategici del Paese, definisce i compiti chiave del governo e guida e regola il comportamento degli enti sociali. Rappresenta il progetto fondamentale per la costruzione di un moderno Paese socialista sotto ogni aspetto e il programma d’azione comune per tutti i gruppi etnici del Paese.
Il periodo del XV PQ riveste un ruolo cruciale nel processo di realizzazione sostanziale della modernizzazione socialista, fungendo da anello di congiunzione tra passato e futuro. È un periodo critico per consolidare le basi e compiere sforzi a tutto campo. Si proseguirà la lotta per ottenere importanti progressi nelle attività strategiche relative alla situazione generale della modernizzazione in stile cinese, al fine di gettare basi più solide per la realizzazione sostanziale della modernizzazione socialista.
Partendo da un nuovo punto, le basi per lo sviluppo cinese sono più solide, il contesto in cui si inserisce ha subìto profondi e complessi cambiamenti e si trova ad affrontare nuove opportunità e sfide.
Già durante il XIV PQ (2021-2025), la Cina ha compiuto progressi significativi nel suo sviluppo. Questo periodo ha segnato l’inizio di un nuovo cammino verso la costruzione di un moderno Paese socialista sotto ogni aspetto, e lo sviluppo della RP della Cina è stato un processo straordinario e notevole. Di fronte a una situazione internazionale complessa e instabile e ad ardui compiti interni di riforma, sviluppo e stabilità, il Comitato Centrale del PCC, diretto da Xi Jinping, ha unito e guidato l’intero Partito e il popolo di tutte le etnie del Paese per superare le difficoltà e guardare avanti. Ha resistito al grave impatto della pandemia di COVID-19, ha risposto efficacemente a una serie di rischi e sfide importanti e ha spinto la causa del Partito e del Paese verso nuovi e significativi traguardi.
Dal centenario della fondazione del Partito Comunista Cinese (2021) è iniziato un nuovo percorso, che attraversa e attraverserà di tre piani quinquennali – il XIV, il XV e il XVI (2031-2035) – per realizzare la modernizzazione socialista entro il predetto anno. Il XV PQ (2026-2030) sarà cruciale in quanto collegherà il passato al futuro.
A partire dalla valutazione intermedia del XIV PQ, iniziarono già le ricerche preliminari per il XV, incentrate principalmente su tendenze, strategie, politiche e progetti di rilievo. In particolare, i progetti di maggiore portata hanno richiesto un periodo di ricerca e sperimentazione più lungo.
Sulla base di studi preliminari, le parti interessate si sono ulteriormente concentrate su aree chiave, hanno affrontato diverse questioni importanti, hanno formulato le idee fondamentali per il XV PQ; effettuato analisi e valutazioni chiave del contesto e delle condizioni di sviluppo a livello internazionale e nazionale; individuato le principali contraddizioni e i rischi nello sviluppo economico e sociale; proposto obiettivi di sviluppo per i prossimi cinque anni in linea con i compiti strategici a lungo termine; e hanno formulato considerazioni generali per la promozione dello sviluppo.
L’ambiente di sviluppo è una componente importante dell’analisi strategica che deve essere condotta nella formulazione dei piani così come la RP della Cina li formula. Solo analizzando correttamente l’ambiente di sviluppo e valutando con precisione le tendenze è possibile proporre scientificamente obiettivi e compiti.
Da una prospettiva internazionale, il mondo è entrato in un nuovo periodo di turbolenza e cambiamento, con una trasformazione epocale che sta accelerando, e un aumento vertiginoso delle incertezze. Rispetto al XIV PQ, il cambiamento più significativo del XV è proprio il contesto internazionale, profondamente mutatosi durante la fase di pianificazione, con un netto aumento delle sfide e dei fattori sfavorevoli. La competizione e la rivalità tra le grandi potenze potrebbero intensificarsi ulteriormente, con potenziali lotte per il controllo e l’influenza in un numero sempre maggiore di settori; rispetto a cinque anni fa, la struttura di governance globale si trova ad affrontare una maggiore instabilità, l’ordine internazionale potrebbe essere ridefinito e i conflitti geopolitici e i rischi per la sicurezza sicuramente aumenteranno.
Nel campo della scienza e della tecnologia la RP della Cina si trova in una fase di accelerazione dei progressi in una nuova ondata di rivoluzione tecnologica e trasformazione industriale, soprattutto dopo che la tecnologia dell’intelligenza artificiale è entrata nella fase di piena applicazione. Da un lato, la competizione nel campo della ricerca di base si intensificherà ulteriormente, il che potrebbe avere un effetto “collo di bottiglia”; dall’altro, se si riuscirà a realizzare una profonda integrazione tra le nuove tecnologie e i vantaggi industriali, la RP della Cina potrebbe essere in grado di assumere un ruolo di primo piano nella futura competizione globale.
Per quanto riguarda il commercio si ritiene che durante il periodo del XV PQ, la posizione dei Paesi lungo la Via della Seta nell’àmbito del commercio estero cinese continuerà a migliorare; la tendenza allo sviluppo relativamente rapido dei servizi e dell’aspetto di scambi digitali proseguirà, e prodotti e più competitivi – prestazioni aziendali, forniture professionali, assistenza, attività di supporto, soluzioni operative, distribuzione, erogazione, consulenza e attività di marketing – raggiungeranno la scena mondiale.
Durante il periodo del XV PQ, la RP della Cina inaugurerà un’èra di esplorazione ed espansione internazionale a tutto tondo. Sono solo un preludio Black Myth: Wukong e Ne Zha 2 i due giganti del 2024-2025 che stanno proiettando la mitologia cinese e la relativa animazione/gaming nel panorama mondiale, con un successo artistico e commerciale senza precedenti: Ne Zha 2 ha infranto record al botteghino, mentre Wukong ha ridefinito gli Action RPG. Gli Action RPG (detti anche GDR d’azione) sono un sottogenere videoludico che fonde la progressione e la narrazione dei giochi di ruolo (RPG) con il combattimento in tempo reale tipico dei giochi d’azione. A differenza dei classici RPG a turni, richiedono riflessi rapidi, abilità manuale e strategia in tempo reale, offrendo un gameplay fluido e dinamico. Ciò che la RP della Cina condividerà con il mondo non saranno solo prodotti, cultura e creatività cinesi, ma anche l’estetica e gli stili di vita del popolo cinese: il cosiddetto soft power, oggi dominato dagli Stati Uniti d’America.
Dal punto di vista interno, si continuerà a dover affrontare una domanda effettiva insufficiente, con problemi a breve termine e questioni strutturali a medio-lungo termine strettamente interconnesse. La RP della Cina si trova attualmente in una fase in cui la pressione al ribasso sull’economia è ancora relativamente elevata, in particolare la contraddizione di una domanda effettiva bassa è ancora molto evidente. Allo stesso tempo, permangono anche problematiche quali le aspettative delle imprese, i rischi nei settori immobiliare e finanziario e così via. Questi problemi, nell’attuale contesto economico, potrebbero protrarsi anche nelle prime fasi del XV PQ. Ed anche questo rappresenterebbe un cambiamento significativo. Nella pianificazione del XV PQ, è necessario tenere conto delle sfide e dei problemi che l’economia si trova ad affrontare attualmente. Alcuni di questi problemi sono di natura strutturale e ciclica e potrebbero continuare a rappresentare una sfida durante il periodo di attuazione del Piano.
Va pure menzionata la questione demografica. I fattori demografici sono potenti e significativi, un tipico “rinoceronte grigio”, che influenza costantemente i cambiamenti complessivi del panorama economico e sociale. Nel 2021, il picco demografico della RP della Cina è stato raggiunto in anticipo rispetto alle previsioni. La crescita demografica negativa, il calo del tasso di natalità e l’invecchiamento della popolazione diventeranno le condizioni di base per la RP della Cina in futuro. Si devono anticipare i cambiamenti e pianificare le questioni demografiche in modo sistematico.
Oltre a pianificare lo sviluppo dal 2021 al 2025, il XIV PQ fornì anche una visione a lungo termine per i successivi quindici anni 2021-2035. Il XIV PQ affinò ulteriormente la tempistica e la tabella di marcia per gli obiettivi già definiti al XIX Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese (18 al 24 ottobre 2017), dimostrando appieno la guida dei piani quinquennali cinesi per i cicli e le fasi di sviluppo, nonché per il lavoro a medio e lungo termine, e riflettendo anche il “ritmo” della promozione dello sviluppo. Il XX Congresso nazionale del PCC (16-22 ottobre 2022) ha ulteriormente delineato gli obiettivi per il 2035, e la pianificazione e la formulazione del XV PQ è aggiornata di conseguenza.
Gli obiettivi di sviluppo includono sia descrizioni qualitative che indicatori quantitativi. Gli obiettivi a lungo termine per il 2035 sono principalmente di natura qualitativa, ma mantenere un certo tasso di crescita economica è altrettanto importante. Oggi per la RP della Cina è necessario studiare come collegare gli obiettivi del 2030 e del 2035 e proporre alcuni indicatori quantitativi con una pianificazione a fasi.
Il trascorso programma del XIV PQ non fissava un obiettivi di crescita media annua del PIL per cinque anni, ma affermava piuttosto che si sarebbe mantenuto entro un intervallo ragionevole, con obiettivi annuali proposti a seconda delle necessità. Attualmente, e per un certo periodo a venire, la RP della Cina ha come sfida principale, nel XV PQ, se l’economia riuscirà a mantenere un certo tasso di crescita. I problemi che sorgono nello sviluppo devono essere risolti attraverso lo sviluppo stesso. Il XV PQ si concentrerà sull’espansione della domanda interna e sul salto complessivo nella produttività di nuova qualità come temi principali. L’espansione della domanda interna non è una misura tampone, ma una mossa strategica. Le “due priorità” (l’attuazione delle principali strategie nazionali e il rafforzamento delle capacità di sicurezza in settori chiave) e le “due nuove politiche” (l’ammodernamento su larga scala delle attrezzature e i programmi di permuta per i beni di consumo) lanciate dal 2024 si sono dimostrate molto precise ed efficaci. Durante il periodo del XV PQ, ci sarà un approccio più sistematico per espandere la domanda interna.
Lo sviluppo di nuove tipologie di forze produttive rappresenta una questione cruciale per il quadro generale e per lo sviluppo a lungo termine. Nel marzo 2024, il responsabile della Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma ha dichiarato pubblicamente la necessità di sfruttare il ruolo guida dei piani a medio e lungo termine e dei piani annuali, per definire e scomporre efficacemente i compiti strategici volti allo sviluppo di nuove tipologie di forze produttive e per fare di tale sviluppo un punto focale della ricerca sui princìpi cardine del XV PQ. Nella pianificazione degli obiettivi principali, degli indicatori, dei compiti strategici più importanti, delle misure di riforma basilari e dei progetti chiave per lo sviluppo economico e sociale durante il periodo del XV PQ, sarà fondamentale considerare appieno le esigenze pratiche per lo sviluppo di nuove tipologie di forze produttive, e in particolare è necessario studiare e proporre i compiti e piani fondamentali per promuovere tale sviluppo.
I grandi progetti sono strettamente collegati alle principali strategie, piani e politiche nazionali. Implicano investimenti su larga scala e lunghi periodi di costruzione, rappresentando uno strumento cruciale per promuoverne l’attuazione.
Ad esempio, a partire dall’XI PQ (2006-2010), i grandi progetti sono stati inseriti in sezioni dedicate all’interno dei documenti di pianificazione, rendendo i relativi contenuti più facilmente reperibili. Mentre il XIII PQ (2016-2020) ha individuato 165 grandi progetti in 23 sezioni dedicate, ed il XIV PQ (2021-2025) ne ha proposti 102 in 17 sezioni dedicate.
Negli ultimi due piani quinquennali, si è posta particolare enfasi sul monitoraggio dei principali progetti di ingegneria: tale pianificazione necessariamente confronta di continuo i risultati con quelli di vari dipartimenti e regioni. Non si tratta semplicemente di elencare progetti di diversi settori, ma anche di effettuare un bilancio complessivo e di evidenziare le priorità.
Oltre al “pacchetto di progetti”, si sono studiati e lanciati simultaneamente una serie di “pacchetti politici”, che rendono il PQ una raccolta di importanti iniziative a medio e lungo termine: quali politiche di sostegno per lo sviluppo di nuove forze produttive, e di politiche relative ad aree strettamente connesse al sostentamento delle persone, come la sanità, l’istruzione e la sicurezza sociale. Questi “pacchetti di politici” sono proposti chiaramente nel XV PQ, e definiscono i requisiti direzionali per poi introdurre politiche specifiche.
Già a partire dal VII PQ (1986-1990), i piani cinesi non sono stati solo di sviluppo, ma anche piani di riforma. La III Sessione Plenaria del XX Comitato Centrale del PCC (15-18 luglio 2024) ha definito oltre 300 compiti di riforma, specificando che tutti dovranno essere completati entro il 2029. Il XV PQ sarà maggiormente integrato con la tempistica e la tabella di marcia per le principali riforme. Ripensando alla Terza Sessione Plenaria del XVIII Comitato Centrale del PCC (9-12 novembre 2013) essa si è concentrata sull’approfondimento complessivo dei compiti di riforma, ed essi sono stati tutti completati entro il 2020, ed infatti l’intero periodo del XIII PQ (2016-2020) è stato dedicato ai suddetti compiti assegnati dalla predetta III Sessione Plenaria.
Dalla riforma alla riforma globale e approfondita, il percorso di modernizzazione della RP della Cina è proceduto in modo costante ed esteso, seguendo le logica stabilite dalle istituzioni. La riforma globale e approfondita significa contrastare i fattori negativi, eliminare per quanto possibile le incertezze e cogliere le certezze e le iniziative che si possono trovare in un contesto di cambiamenti senza precedenti, il più importante del secolo.
Il XV PQ rifletterà l’attuazione del nuovo ciclo di riforme globali e approfondite durante il suo processo di pianificazione. La Decisione della predetta III Sessione Plenaria del 2024 ha proposto di «promuovere vantaggi complementari e uno sviluppo comune tra le diverse economie proprietarie». Inoltre, all’inizio del 2024, la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma ha richiesto pubblicamente argomenti di ricerca per il XV PQ, uno dei quali era «Ricerca sulla costruzione di un nuovo modello di sviluppo coordinato di alta qualità tra imprese statali e private». Ad esempio, l’anzidetta Decisione ha proposto di «stabilire una chiara divisione delle responsabilità, risorse finanziarie coordinate e relazioni fiscali regionali equilibrate tra il governo centrale e i governi locali». Anche la «ricerca sull’ottimizzazione del rapporto fiscale tra il governo centrale e i governi locali» è tra i suddetti argomenti di ricerca per il XV PQ.
Il XV PQ è al contempo una questione nazionale e riguarda anche le famiglie. All’incrocio di molteplici riforme e obiettivi di pianificazione, si garantiscono la stabilità e la felicità di centinaia di milioni di persone. Prendiamo ad esempio la combinazione tra l’espansione della domanda interna e il miglioramento del sistema di distribuzione del reddito. Si ritiene che l’attuale scarsa domanda effettiva sia dovuta principalmente a una domanda interna insufficiente, la quale a sua volta è dovuta principalmente a consumi minimi da parte delle famiglie. Il reddito è il fondamento e il prerequisito per il consumo. La Decisione ha previsto disposizioni per il miglioramento del sistema di distribuzione del reddito, affermando esplicitamente la necessità di «aumentare la quota di reddito dei residenti nella distribuzione del reddito nazionale».
La costruzione di un Paese con un forte senso di benessere per i cittadini è considerata un importante obiettivo di sviluppo e che l’aumento del reddito e dei consumi dei residenti dovrebbe assumere un ruolo più rilevante, in modo che il miglioramento del potere d’acquisto sia sincronizzato con il miglioramento della produttività. Ovviamente si tratta di un compito a lungo termine e di un progetto sistematico, che richiede un impegno globale in tutti i suoi aspetti, comprese le riforme; ed esso non può certo risolversi in breve tempo.
È basilare la necessità di sviluppare e rafforzare il settore privato e di attuare una politica che privilegi l’occupazione. La logica fondamentale per aumentare la spesa dei cittadini è stabilizzare le imprese, l’occupazione e il reddito e, in definitiva, i consumi. Inoltre, solo affrontando le preoccupazioni di donne e uomini in materia di assistenza sanitaria, istruzione e assistenza agli anziani si possono realmente stimolare i consumi. Tutto si manifesterà col combinare l’espansione della domanda interna con la promozione della prosperità comune, in maniera che l’ampliamento della fascia di reddito medio, favorisca il crescere delle fasce a basso reddito.

Giancarlo Elia Valori 

sabato 28 marzo 2026

Vi è qualche speranza per un Occidente sconsiderato? Articolo di Luca Bagatin

 

Se in un primo tempo Trump – cercando di far ragionare lo sconsiderato Zelensky - appariva uomo di pace, in breve tempo si è rivelato non meno irresponsabile dei dirigenti UE, che si ostinano a sostenere, ad Est, una autocrazia guerrafondaia corrotta né UE, né NATO, anche a costo di pagare lo sconsiderato prezzo di aver rotto i rapporti con la Russia. Maggiore detentrice di riserve di gas naturale al mondo e, fino a pochi anni fa, maggior fornitrice dell'UE.

Ma torniamo a Trump.

Con l'introduzione di dazi sconsiderati, anche nei confronti di Paesi considerati “amici” del regime USA; con le minacce alla sovranità della Groenlandia; con l'attacco illegale al Venezuela (e il rapimento del suo legittimo Presidente e della first lady); con l'inasprimento dell'embargo a Cuba; con l'attacco illegale all'Iran, per sostenere il regime dell'estremista di destra Netanyahu, Trump ha posto gli USA, definitivamente e in modo sempre più evidente, fuori da ogni regola democratica e dal diritto internazionale. Oltre che danneggiato l'economia globale. Occidentale in primis.

Assurdo e inquietante che ci siano ancora Paesi, compreso il nostro, che agli USA vogliano ancora essere alleati e non chiedano, invece, di rivedere i trattati internazionali.

Del resto, contro il regime di Trump, si sono schierati sia deputati Democratici che Repubblicani statunitensi e da chiedersi se Trump riuscirà ad arrivare alla fine del suo mandato indenne.

In tutto questo, c'è qualche politico che, in Occidente, ancora ragiona.

Fra questi il Premier socialista slovacco Robert Fico, che non accetta i diktat di quella autocrazia corrotta né UE, né NATO e chiede di riallacciare i rapporti con la Russia. Dello stesso avviso il suo omologo ungherese Orban.

Fra questi il Premier socialista spagnolo Pedro Sanchez, che ha condannato il massacro dei palestinesi a Gaza da parte del regime di Netanyahu e gli attacchi illegali all'Iran, rifiutandosi di ubbidire al regime di Trump. Oltre che denunciato l'attacco illegale contro il Venezuela.

Fra questi il leader dell'opposizione francese, il socialista autentico Jean Luc-Mélenchon, che ha condannato da subito l'espansionismo della NATO ad Est, all'origine del conflitto russo-ucraino e esortato l'UE a lavorare per vie diplomatiche, evitando l'invio di armi a chicchessia. Ed ha criticato il regime di Trump su tutta la linea, oltre che proposto la nascita di una commissione d'inchiesta parlamentare sugli Epstein Files.

Dello stesso avviso anche la socialista autentica tedesca Sahra Wagenknecht e i socialisti autentici britannici George Galloway e Jeremy Corbyn.

Quest'ultimo, peraltro, si è recentemente recato a Cuba per consegnare aiuti umanitari, assieme al deputato laburista Richard Burgon.

Da far presente, per inciso, che, a proposito delle iniziative del regime trumpiano contro Cuba, ben 109 membri del Parlamento britannico le hanno respinte. E fra i firmatari non vi sono solo esponenti socialisti, verdi e socialdemocratici, ma anche laburisti e liberaldemocratici.

Vi è insomma da capire se, in un Occidente sconsiderato, sciocco, ignorante, alla deriva e sempre più disumano e disumanizzante (i crimini contro i più deboli, nelle nostre società, stanno aumentando in maniera esponenziale, di pari passo con l'indifferenza generale), vi sia ancora un barlume di speranza.

Francamente e sinceramente, lo speriamo davvero.

Luca Bagatin

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venerdì 27 marzo 2026

E' uscito il numero 2 della rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”

E' uscito il numero 2 della nuova rivista di geopolitica, attualità e cultura, “BRICS & Friends”, dedicata al mondo multipolare e alla giustizia sociale.

In questo numero, fra le altre cose, vi sono approfondimenti sul Russia, Venezuela, Argentina, Iran, India, Sudafrica e un lungo articolo di Luca Bagatin sul socialismo con caratteristiche cinesi e il Partito Comunista Cinese.

Trovate le modalità di abbonamento a questo link: https://areapascale.wixsite.com/mpascaleeditore/brics-friends

Il sito web della rivista, ove potete leggere altri articoli di attualità è: https://bricsandfriends.com

giovedì 26 marzo 2026

Seconda udienza per il Presidente Maduro e sua moglie. Migliaia di manifestanti chiedono la loro liberazione. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 26 marzo inizierà, a New York, la seconda udienza per il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e per sua moglie, Cilia Flores, rapiti, nella loro casa, lo scorso 3 gennaio – attraverso un'azione militare condotta in territorio venezuelano - da parte di un commando inviato dal regime degli Stati Uniti d'America, che li ha accusati, senza alcuna prova e violando il diritto internazionale, di narcotraffico.

Da 83 giorni, i coniugi Maduro, sono pertanto illegalmente detenuti negli USA.

Il Presidente Maduro si è dichiarato, nella prima udienza del 5 gennaio scorso, “prigioniero di guerra”, respingendo ogni accusa contro di lui.

Il Presidente, rapito nella sua casa, a Caracas, ha ribadito come l'azione militare statunitense abbia violato sia la sua immunità presidenziale che la sovranità del suo Paese.

Anche la first lady, Cilia Flores, si è dichiarata non colpevole, richiedendo anche una visita consolare per sé e per il marito.

Il Presidente Maduro, peraltro, aveva spiegato come durante l'udienza non fosse stato messo a conoscenza delle accuse a suo carico.

Migliaia di venezuelani si sono riuniti per una funzione religiosa, il 25 marzo, difronte al Palazzo di Giustizia a Caracas, per pregare e manifestare la richiesta di liberazione del Presidente Maduro e di sua moglie.

Numerosi i manifestanti anche nella mattinata del 26 marzo, difronte al Tribunale federale del Distretto Meridionale di Manhattan, a New York, per esprimere il loro sostegno alla coppia presidenziale.

Fra i primi a manifestare il suo sostegno al Presidente Maduro e a sua moglie, fin dal loro rapimento, il cantautore britannico Roger Waters, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Roger Waters, da sempre al fianco della Rivoluzione socialista bolivariana e che si oppone anche all'attacco illegale contro l'Iran, aveva definito il regime USA composto da “sciocchi bambini in un cortile di scuola”.

Nel frattempo, al Presidente Maduro e alla moglie, continuano ad essere negati i finanziamenti per l'assistenza legale, che dovrebbero arrivare dal governo del Venezuela, attualmente presieduto dalla Presidente facente funzioni Delcy Rodriguez, la quale ha più volte richiesto la liberazione del Presidente costituzionalmente eletto Maduro e di sua moglie Cilia.

Il Presidente Maduro e la first lady sono difesi dall'avvocato Barry J. Pollack, già difensore del giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.

Luca Bagatin

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mercoledì 25 marzo 2026

Il Vietnam rafforza la cooperazione con Cina e Russia. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Socialista del Vietnam, nei giorni scorsi, ha rafforzato i suoi rapporti sia con la Repubblica Popolare Cinese che con la Federazione Russa.

Il 17 marzo scorso, ad Hanoi, si è tenuta la riunione del Comitato direttivo sino-vietnamita per la cooperazione bilaterale.

Presenti il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Vice Primo Ministro vietnamita Bui Thanh Son.

Durante la riunione, entrambe le parti hanno convenuto nell'unire le forze per progredire sulla strada della modernizzazione socialista, oltre a promuovere il rafforzamento dell'autosufficienza e unità del Sud del mondo.

Un Sud del mondo volto alla promozione della pace e della stabilità internazionale e regionale, in particolare in questo turbolento momento storico.

Il Ministro Wang ha inteso rilanciare la cooperazione con in Vietnam nel settore agricolo, ferroviario, energetico, finanziario, minerario, commerciale, dell'innovazione tecnologica e in materia di difesa e sicurezza, mentre il Vice Primo Ministro vietnamita ha sottolineato che considera la Cina un punto di riferimento strategico e ha spiegato come il Vietnam aderisca alla politica di “una sola Cina”, rifiutando ogni forma di separatismo da parte di Taiwan.

Nei giorni scorsi, il Primo Ministro vietnamita Pham Minh Chinh ha visitato la Federazione Russa e rafforzato con essa la cooperazione nei settori strategici infrastrutturali e dei trasporti.

In Russia, il Premier vietnamita ha incontrato anche le delegazioni dell'Associazione di amicizia Russia-Vietnam e l'Associazione dei veterani di guerra in Vietnam.

Egli ha altresì incontrato il Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, leader del maggior partito di opposizione russo alla Duma.

Il Premier Pham Minh Chinh ha ricordato e sottolineato l'importanza degli storici legami fra Vietnam e Russia, ribadendo che il Vietnam intende proseguire la sua collaborazione con la Federazione Russa e consolidare il partenariato strategico che lega i due Paesi.

Il Presidente Zjuganov ha apprezzato la visita del Premier vietnamita e si è congratulato con il Vietnam per l'organizzazione del XIV Congresso Nazionale del Partito Comunista e il suo processo democratico, oltre che per l'affidabilità del Vietnam quale storico partner della Federazione Russa.

Luca Bagatin

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martedì 24 marzo 2026

Gli orizzonti del mondo. Articolo di Paola Bergamo

Ci sono più modi per analizzare i conflitti del mondo: la cosa che li accomuna tutti è che ciascun contendente ritiene di giocare la partita della propria sopravvivenza.
La battaglia in atto non è più solo quella tra talassocrazie e tellurocrazie (secondo le celebri teorie del Rimland di Spykman e dell’Heartland di Mackinder) ma è lotta di civiltà e allora ecco che cambiano gli orizzonti del mondo!

Alcuni attori se ne sono resi conto e si ergono ad artefici del cambiamento epocale, anche attraverso l’intransigenza dei loro “no”.

Penso al Presidente Putin, forse finalmente compreso dal Presidente Trump, come è apparso ad Anchorage, ma anche alla ponderata prudenza con cui si muove, sullo scacchiere mondiale, il Presidente Xi Jinping.

Altri, invece, europei compresi, faticano a cogliere i cambi di paradigma restando ancorati a un mondo che è passato.

È piuttosto interessante che Sir Halford Mackinder, l’inventore dell’Heartland, “fortezza naturale della Terra”, fondatore della geopolitica, abbia formulato la sua teoria proprio dopo essere stato Alto Commissario dell’Intesa per l’Ucraina, che, assieme a Polonia e ai Paesi dell’Europa orientale, faceva parte del “cordon sanitaire2 di Inghilterra e Francia, all’epoca alleate.

Allora si comprendono meglio certe aspirazioni dei così detti “Volenterosi” della nostra contemporaneità, quasi una replica storica, simile ma mai uguale a sé stessa, come sosterrebbe Parmenide col suo realismo metafisico.

Ebbene, potrei spingermi a sostenere che vi è un qualcosa di metafisico anche nell’Heartland Theory, disvelandosi non un semplice elemento nell’ampia scacchiera internazionale, bensì un cuore pulsante con funzione quasi di “Catechon” geopolitico, come ha intuito il Professor Lorenzo Maria Pacini, filosofo, sociologo esperto di cratesiologia, bioetica e geopolitica, guardando in ispecie al pensiero di Aleksandr Gel’evič Dugin a proposito di Heartland.

Premesso che la Russia è sempre stata oggetto di conquista da parte delle potenze colonialiste anche per l’appetibilità delle enormi quantità di ricchezze nel suo sottosuolo, ecco che accerchiarla, isolarla, frammentarla, indebolirla è sempre stato l’obiettivo delle Potenze del Mare (Sea Power) per garantire a sé stesse l’egemonia nella politica mondiale.

La complessa, tortuosa e conflittuale transizione in atto da un mondo unipolare, cioè egemonizzato soprattutto da un’unica potenza verso un mondo multipolare, ci obbliga a riflettere sugli orizzonti del mondo.

La geopolitica si occupa dei fattori geografici che condizionano le interazioni tra i diversi player dello scacchiere mondiale e la loro azione politica.

Chi si occupa di geopolitica, di solito, riesce a svolgere una certa attività predittiva, riuscendo a leggere in anticipo gli eventi, forte delle tracce inscritte nella storia, fondendoli con gli elementi nuovi che emergono magmaticamente, come, per esempio, le nuove forme di sovranità.

Mi riferisco a quel sistema di sovranità identitaria fatta di cultura, cioè lingua, tradizione, religioni e valori che oggi esprimono un senso di rifiuto verso la visione occidentale imposta come preminente, puntando, invece, su una qualità civilizzazionale per cui ogni civiltà ha il diritto di essere quello che è e di seguire un proprio percorso storico.

Se nel passato il Sea Power, fosse Inghilterra o fosse America, ha prevalso e, per quello che concerne noi europei relegati in una sorta di terra di mezzo, è riuscito a bloccare il potere dell’Heartland attraverso il contenimento della Russia, oggi questo non è più possibile in un mondo in viaggio verso la multipolarità.

Ma è altrettanto vero che, se di multipolarità si tratta, la Russia, a sua volta, non può più essere considerato l’unico Heartland della terra.

Aleksander Dugin, non a caso, ha parlato di “Heartland distribuito”. Non più, quindi, un’unica area pivot, ma più perni: quello russo, quello europeo, quello cinese, quello islamico, quello sudamericano, quello africano e, infine, quello americano.

L’Heartland distribuito è quindi una rete di poli che sfidano l’egemonia occidentale secondo una geopolitica che promuove il multipolarismo culturale e politico, non solo territoriale.
La costruzione di una realtà mondiale multipolare richiede, quindi, nuove tabelle di marcia.

La multipolarità è, ad un tempo, strategia e progetto per il futuro, orientata a costruire qualcosa di completamente nuovo, multidimensionale, a geometrie variabili ed eterogenee, dove entrano in relazione e si sovrappongono tra loro matrici identificative diverse: non più solo popoli e nazioni, siamo ben oltre il secondo e terzo nomos della terra, per dirla alla Carl Smith.

La multipolarità sostituisce presente e passato, è un “quarto nomos”, come “quarta” è la Via di Dugin, dove le grandi narrazioni non reggono più nell’epoca della post-modernità. Si affermano le identità locali, muta lo stesso concetto di “limes”.

A ogni società, nel contesto multipolare, si deve quindi riconoscere il diritto inalienabile di essere ciò che vuole anche se a noi occidentali ciò infastidisse o addirittura inorridisse.
Se la cartografia non deve quindi più scoprire nulla del nostro pianeta, vi è un nuovo spazio inesplorato, la Multipolarità, in cui agiscono non più solo gli attori di sempre ma anche nuove entità non statali.

Se il mio punto d’osservazione resta quello di una europea italiana, quello che accade sta comunque sconvolgendo tutto il mondo: lo scopo della mia analisi è, quindi, di intrecciare  l’Heartland di Mackinder con la Quarta Teoria Politica di Dugin, partendo dall’assunto che le cose in atto originano da un crocevia storico ma necessitano di una comprensione etno-sociologica che riguarda i popoli, le loro volontà, i loro obiettivi.

Nella multipolarità vi è una multidimensionalità, eppure taluni ripropongono il tentativo anacronistico di perpetrare ancora un Sea Power con lo scopo di circondare un Heartland non più contenibile se, per l’appunto, ora è “distribuito”, come sostiene Dugin.

La comparazione del Heartland di Mackinder con la Quarta Teoria Politica di Dugin diventa perciò utile strumento interpretativo nel contesto del riordino mondiale multipolare per comprendere tra fatto geografico e aspetto ideologico, le guerre in corso, in special modo con riguardo al conflitto in Ucraina e Medio Oriente.

Se per Mackinder, la potenza mondiale dipende dal controllo dell’Heartland, il cuore dell’Eurafrasia (Eurasia + Africa), enorme spazio continentale incredibilmente ricco di risorse naturali e strategicamente protetto dalle coste, e la geopolitica è, quindi, analisi strategica volta a cogliere il conflitto tra poteri terrestri (land power) e poteri marittimi (sea power), Dugin va oltre e sostiene, ideologicamente, che la geopolitica non è solo scontro di poteri ma conflitto di civiltà e modelli esistenziali.

La sua visione è evidente che sia fortemente influenzata dal Tradizionalismo Spirituale (Heidegger, Evola, Guénon), con una profonda critica all’Occidente liberale e un rifiuto radicale dell’universalismo.

Dugin sostiene che il mondo contemporaneo stia passando da un ordine unipolare, dominato dagli Stati Uniti e dall’Occidente liberale, a un ordine multipolare in cui diverse civiltà (e non solo gli Stati) costituiscono poli autonomi e pretendono pari dignità e giustizia.

Questa visione si radica nell’eurasianismo e nella critica al liberalismo come ideologia totalitaria globale.

Tuttavia, per Dugin, la multipolarità non è semplicemente equilibrio di poteri tra Hertland distribuiti, cioè tra superpotenze in competizione tra loro, ma è una controstoria rispetto alla civiltà occidentale: ogni civiltà deve quindi poter mantenere la propria identità culturale e modelli politici propri.

Il fondamento ideologico sta nel suo libro “The Fourth Political Theory”, dove propone il superamento delle tre grandi correnti della modernità: Liberalismo, Comunismo e Fascismo che hanno dominato (e spesso fallito) nel regolare i conflitti e creare stabilità duratura.

La quarta teoria politica cerca di risignificare il soggetto politico attorno all’esistenza collettiva (Dasein, cioè l’esserci heideggeriano collettivizzato, però, da Dugin) e alla sovranità culturale.

In questa prospettiva, lo Stato – nazione e la civiltà diventano soggetti storici autonomi: ogni cultura ha il diritto di decidere il proprio destino politico, lontano dall’universalismo occidentale e dall’egemonia globale.

Alla luce di quanto detto, la Multipolarità per non essere conflittuale, pur nella competitività di ciascun contendente sullo scacchiere mondiale, necessita di accettazione e cooperazione. Là dove non c’è cooperazione e accettazione c’è guerra e il conflitto in Ucraina è “guerra multipolare”. Mosca non combatte solo contro Kiev ma contro il sistema egemonico occidentale per il riconoscimento di un ordine internazionale non unipolare.

Se dal punto di vista di Mackinder, il conflitto è interpretabile come scontro per il controllo geopolitico dell’Eurasia e l’Ucraina, posta al confine tra l’Heartland e la “periferia” europea, diventa il teatro di una lotta simbolica e materiale tra pretendenti alla leadership continentale, nel linguaggio di Dugin, l’Ucraina è molto più di un oggetto geografico: è teatro di un conflitto di civilizzazione contro il dominio liberale-atlantico, e la Russia è vista come difensore di modelli culturali alternativi.

La retorica ufficiale russa è intrisa delle idee di Dugin, filosofo e stratega che ispira e nel contempo interpreta lo spirito politico russo, come un “termometro ideologico” delle élite russe. Ma anche le tensioni e le guerre in Medio Oriente possono essere lette attraverso queste lenti.

Se secondo l’approccio geopolitico classico, il controllo delle vie energetiche, il posizionamento di alleanze e basi militari e la competizione tra potenze marittime e terrestri sono parte di una storia strategica coerente con Mackinder, Spykman e i loro successori, per Dugin e la sua “Quarta Teoria Politica”, le battaglie in Medio Oriente rappresentano la resistenza a modelli di ordine internazionale imposti dall’esterno – siano essi occidentalisti o qualsiasi altro universalismo – e l’affermazione del diritto civile e identitario delle culture locali.

In questa cornice, Stati come Iran o poteri regionali vengono spesso interpretati come poli di contro-egemonia nel mondo multipolare, non semplici pedine. Ed è sull’onda di questa riflessione che appare chiaro che l’Iran non sarà lasciato solo dalla Russia.

L’integrazione tra l’Heartland di Mackinder e quello “distribuito” di Dugin porta quindi a una visione duale: Mackinder offre un quadro analitico e geopolitico, centrato sul territorio, sulle risorse e sugli equilibri di potenza (mare contro terra).

Dugin propone una narrazione incentrata sul conflitto tra civiltà, dove la multipolarità è non solo spaziale ma culturale per una nuova ontologia politica con culture diverse che non devono lasciarsi schiacciare dal progetto unipolare occidentale ma poter vivere in un ordine globale che riconosca la pluralità dei mondi, o meglio dei tanti “orizzonti” del mondo.

Non più solo conflitti per il controllo geopolitico della terra (e delle sue risorse) ma lotta per permettere la convivenza di modelli multipolari, poliedrici in difesa delle differenze culturali in quella che possiamo definire “sovranità delle civiltà”.

Paola Bergamo 

Paola Bergamo è imprenditrice di formazione classico giuridica, scrittrice e opinionista, si occupa di cultura e politica. Presidente del Centro Studi MB2, Animatore perpetuo del Circolo Culturale La Caduta, è Presidente del Premio Mario e Guido Bergamo e del Premio Scoiattolo d’Oro. 

sabato 21 marzo 2026

Un Referendum su una Riforma Bluff. Articolo dell'ex Sen. Giorgio Pizzol

 

Una Legge Costituzionale scritta per Non entrare mai in vigore

Cominciamo leggendo il testo della Legge sottoposta al Referendum dall’ultimo articolo.

Articolo 8 Disposizioni transitorie

  1. Le leggi sul Consiglio superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare sono adeguate alle disposizioni della presente legge costituzionale entro un anno dalla data della sua entrata in vigore.
  2. Fino alla data di entrata in vigore delle leggi di cui al comma1 continuano a osservarsi,  nelle materie ivi indicate, le norme vigenti alla data di entrata in vigore della  presente legge costituzionale.

In sintesi l’articolo dice: questa legge di Riforma della Costituzione non entrerà in vigore se non dopo l’emanazione di una serie di leggi ordinarie (non di riforma costituzionale) che avranno dettato nuove norme: sul Consiglio superiore della magistratura, sull’ordinamento giudiziario e sulla giurisdizione disciplinare.

Usando una metafora descriviamo il discorso come segue. Questa riforma è un’automobile nuova con un motore nuovo. Ma l’automobile non potrà funzionare ed essere usata se non dopo che le sarà cambiato il vecchio motore con un motore nuovo che deve ancora essere costruito.

Chiunque legga questo articolo si domanda: perché, prima di fare la riforma non sono state approvate le leggi ordinarie nelle materie su indicate?

A questa domanda si deve rispondere così. Con una nuova normativa sull’Ordinamento giudiziario e sulla Giurisdizione disciplinare non sarebbe più necessaria una riforma della Costituzione.

Tornando alla metafora. Una volta costruito il motore nuovo lo si installa nell’automobile vecchia, che col nuovo motore può essere considerata nuova.

Il testo dell’art. 8 della legge di riforma rende il Referendum privo di senso

Quel che è comunque certo è questo. L’articolo in questione rende privo di senso il Referendum.

Che vinca il Sì o il No tutto resterà esattamente come è oggi. Non ci sarà nessuna riforma della Costituzione. Non ci sarà:

1) la separazione delle carriere, con la corrispondente creazione di un doppio C.S.M., uno per la magistratura giudicante, l’altro per la magistratura requirente;

2) la riforma del sistema elettorale dei due Consigli superiori della magistratura;

3) l’istituzione dell’Alta corte disciplinare.

Soprattutto non ci sarà un miglioramento delle gravissime disfunzioni dell’amministrazione della Giustizia in Italia. Di cui abbiamo notizia, tra molte altre fonti dal libro Alle 4 del mattino, libro che raccoglie cento storie vere di vite stravolte da errori giudiziari: arresti all’alba, famiglie spezzate, reputazioni distrutte. Un libro che dà VOCE a chi è finito nel tritacarne della giustizia senza aver fatto nulla”. Presunto innocente.

O dal libro MAGISTRATI L’ULTRACASTA di Stefano Livadiotti Magistrati L’Ultracasta Stefano-Livadiotti Secondo questo autore “Quella dei Giudici e dei Pubblici ministeri è la madre di tutte le caste. Uno stato nello stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda alla politica.

In particolare ci parla del CSM il libro di Alessadro Sallusti Il Sistema Palamara.  La Feltrinelli Il Sistema di potere, politica, affari. Alessandro Sallusti Luca Palamara

Da queste letture si comprende che  la causa del grave malfunzionamento della giustizia italiana è una sola. Ed è costituita dal fatto che un certo numero di Magistrati (non tutti ovviamente) svolgono il loro lavoro violando i loro obblighi istituzionali e perciò abusando del loro potere. Ma per questo comportamento non vengono mai chiamati a rispondere né davanti al Consiglio Superiore della Magistratura né davanti al Giudice ordinario ai sensi della L. 117/1988  (Legge sulla responsabilità civile dei Magistrati).

Far rispettare le norme attualmente vigenti in materia disciplinare e di responsabilità civile dei magistrati.

Ciò osservato, constatiamo che per contrastare il malfunzionamento della giustizia sarebbe necessario soltanto far rispettare le norme attualmente vigenti in materia disciplinare e di responsabilità civile dei magistrati.

Non si tratta quindi di riformare le leggi (e tanto meno la Costituzione) che regolano la Magistratura – requirente e giudicante – si tratta di far rispettare le leggi vigenti per lo svolgimento delle funzioni dei magistrati.

Tornando alla nostra metafora, diremo: l’automobile funzionerebbe bene col motore attuale e non ha bisogno di un motore nuovo. Non funziona perché l’autista non la usa correttamente.

Non ha nessuna importanza che vinca il Sì o il No in questo Referendum.

In conclusione. Non ha nessuna importanza che vinca il Sì o il No in questo Referendum. Se si vuole davvero che l’amministrazione della giustizia funzioni si facciano funzionare le leggi che dispongono in materia di disciplina e di responsabilità civile dei giudici.

Per questo scopo devono impegnarsi: innanzitutto gli stessi Magistrati, il Governo, il Parlamento,  i Mezzi di informazione e comunicazione; i cittadini tutti che devono sentirsi responsabili del buon funzionamento della Costituzione e delle leggi come vuole l”art.  54 della Carta.

Giorgio Pizzol 

Gli USA, dopo averli rapiti, impediscono al Presidente Maduro e alla moglie di ricevere i finanziamenti necessari per difendersi in tribunale. Articolo di Luca Bagatin

 

L'avvocato del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro - rapito assieme alla moglie dal regime statunitense, il 3 gennaio scorso, con la mai provata accusa di narcotraffico - Barry J. Pollack ha depositato, presso il Trubunale distrettuale del Distretto Meridionale di New York, una memoria che sostiene l'archiviazione di tutte le accuse contro il Presidente Maduro e sua moglie, Cilia Flores.

Il regime di Washington, peraltro, ha revocato da tempo, senza alcuna spiegazione, i finanziamenti della causa legale del Presidente Maduro, che sarebbero dovuti arrivare dal governo venezuelano, come previsto dalla legge.

E tutto questo nonostante gli USA abbiano riaperto i canali diplomatici e commerciali con il Venezuela, attraverso la Presidente incaricata, Delcy Rodriguez.

Ciò, come denunciato dalla difesa del Presidente Maduro, in palese violazione del Sesto Emendamento della Costituzione statunitense, relativo al diritto al giusto processo.

Nel caso in cui la causa legale del Presidente Maduro non potesse essere finanziata dal governo venezuelano, come rilevato dalla difesa, il tribunale dovrebbe nominare degli avvocati e scaricare i costi della difesa del signor Maduro sui contribuenti degli Stati Uniti, nonostante la disponibilità e l'obbligo del governo venezuelano di sostenere tali spese”.

Trump, insomma, dopo aver scaricato sulle spalle dei contribuenti statunitensi gli attacchi contro il Venezuela e l'Iran, intende scaricare anche le spese legali del Presidente del Venezuela!

Come rilevato dall'avvocato Pollack, il Presidente Maduro sostiene dunque che vi sia “un'interferenza da parte del governo degli Stati Uniti con il suo diritto all'assistenza legale, sancito dal Sesto Emendamento, e con il suo diritto a presentare una difesa, garantito dalla clausola del giusto processo”.

Nel documento presentato dall'avvocato Pollack è stata inclusa anche una dichiarazione del giurista venezuelano Henry Rodriguez Facchinetti, che certifica che la legge venezuelana obbliga il Paese a coprire le spese legali del suo Presidente quando questi non disponga di risorse per la propria difesa.

L'avvocato che difende il Presidente Maduro e sua moglie Cilia è noto per aver difeso il giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.

Luca Bagatin

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venerdì 20 marzo 2026

La Cina condanna gli attacchi contro l'Iran e invita alla de-escalation. Articolo di Luca Bagatin

Relativamente agli attacchi dei regimi USA e israeliano all'Iran, è intervenuto nei giorni scorsi l'Ambasciatore cinese presso le Nazioni Unite Fu Cong, presso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

L'Ambasciatore Cong ha dichiarato, fra le altre cose che: “Innanzitutto l'uso della forza non è il modo giusto per risolvere le controversie internazionali. La sovranità, la sicurezza e l'integrità territoriale dell'Iran devono essere rispettate. Gli Stati Uniti e Israele dovrebbero interrompere immediatamente le loro operazioni militari, astenersi dall'attaccare gli impianti nucleari iraniani protetti dalle salvaguardie dell'AIEA, evitare un'ulteriore escalation e impedire che il conflitto si diffonda in tutto il Medio Oriente. Tutte le parti dovrebbero mantenere la calma e la moderazione, adempiere ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e proteggere efficacemente i civili e le infrastrutture civili. La comunità internazionale dovrebbe inviare un messaggio chiaro e inequivocabile opponendosi a qualsiasi ritorno del mondo alla legge della giungla”.

Successivamente ha spiegato che: “In secondo luogo, la questione nucleare iraniana dovrebbe infine tornare a una soluzione politica e diplomatica. Desidero sottolineare che è stato il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal JCPOA a innescare la crisi nucleare iraniana. Gli Stati Uniti hanno inoltre compromesso la propria credibilità e, insieme a Israele, hanno fatto ricorso per ben due volte all'uso della forza contro l'Iran durante i negoziati, provocando il fallimento degli sforzi diplomatici. Essendo la causa principale della crisi nucleare iraniana, le azioni degli Stati Uniti violano il diritto internazionale e i principi e gli scopi della Carta delle Nazioni Unite. La Cina condanna fermamente questo comportamento. Esortiamo gli Stati Uniti a tornare immediatamente ai negoziati diplomatici, a impegnarsi chiaramente a non ricorrere più alla forza, a impegnarsi in un dialogo sincero con l'Iran e a raggiungere una soluzione in linea con le aspettative della comunità internazionale. I Paesi europei interessati dovrebbero smettere di alimentare le tensioni e svolgere invece un ruolo costruttivo per allentare la tensione. La Cina apprezza gli sforzi di mediazione dei Paesi della regione e dell'AIEA e sostiene il loro continuo supporto per il ripristino dei negoziati volti a promuovere una risoluzione pacifica della questione nucleare iraniana”.

L'Ambasciatore Cong ha poi spiegato che è necessario garantire il diritto dell'Iran “all'uso pacifico dell'energia nucleare, in quanto Stato parte del Trattato di non proliferazione nucleare (TNP)”.

L'Ambasciatore cinese ha infine sottolineato come il Consiglio di Sicurezza dell'ONU dovrebbe fare di tutto per allentare le tensioni e a lavorare al fine di garantire pace e stabilità a lungo termine in Medio Oriente.

Come ha giustamente scritto il prof. Giancarlo Elia Valori di recente: “Difronte a una situazione internazionale complessa e in continua evoluzione, e a crescenti incertezze e fattori imprevedibili, la Repubblica Popolare della Cina porta avanti lo spirito di iniziativa storica della propria bimillenaria diplomazia, per cercare di stabilire e praticare una corretta visione dell’operato; mantenere la focalizzazione strategica in situazioni complesse; osare assumersi la responsabilità di fronte a rischi e sfide; creare buoni risultati al servizio e a favore della pace nel mondo”.

Luca Bagatin

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Il tradizionale equilibrio della politica estera cinese. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

 

Nel primo quarto del secolo XXI ad oggi, abbiamo visto come tutti gli Stati con diritto di veto componenti il Consiglio di Sicurezza dell’ONU abbiano fomentato guerre in ogni parte del mondo: ma fra questi, solo la Repubblica Popolare della Cina – nonostante abbia una provincia staccata dalla Madrepatria – non sia stata fomite di eventi bellici. Ciò a dimostrazione del tradizionale equilibrio della sua politica estera, che cerca di risolvere le questioni di grave peso mondiale attraverso il dialogo e la diplomazia, affinché esse sfocino nella pace.

Conseguire successi nella politica estera richiede di affrontare le domande su per chi, quali risultati e come realizzarli – in altre parole, di definire la propria visione degli affari esteri. Governare un Paese si fonda su principi immutabili, ma il benessere del popolo è fondamentale e di conseguenza l’evitare guerre è alla base della politica estera cinese. Con l’avvento di una nuova era per il socialismo con caratteristiche cinesi, la principale contraddizione che la società cinese si trova ad affrontare si è trasformata in quella tra il bisogno sempre crescente del popolo di una vita migliore e uno sviluppo non ancora all’altezza delle intenzioni. Il processo di soddisfare costantemente il bisogno del popolo di una vita migliore e di consentirgli di vivere meglio è il processo di risoluzione di questa contraddizione fondamentale e di promozione dello sviluppo e del progresso sociale.

Il Segretario Generale Xi Jinping ha sottolineato: «Il popolo è la fonte della forza del nostro Partito; il fondamento del nostro Partito risiede nel popolo, la sua linfa vitale risiede nel popolo, e dobbiamo porre il popolo al primo posto nei nostri cuori e considerare sempre il suo cuore come il nostro». Poi ha aggiunto: «I nostri obiettivi sono grandi ma semplici; in definitiva, consistono nel consentire al popolo di vivere una vita migliore».

Aderire alla filosofia di sviluppo centrata sul popolo, sostenendo i principi secondo cui lo sviluppo è per il popolo, è l’orientamento valoriale fondamentale del Partito Comunista Cinese. I membri e i quadri del Partito devono comprendere a fondo le domande fondamentali «Chi sono?», «Per chi lavoro?», «Su chi faccio affidamento?» – domande che rappresentano la loro aspirazione e missione originarie – rafforzando la consapevolezza del servizio pubblico, perseguendo la dimensione spirituale di essere all’altezza delle aspettative, stabilendo una visione della performance che avvantaggi la gente, diventando consapevolmente contributrice disinteressata dedita al benessere generale.

La ricerca della verità a partire dai fatti è l’essenza del marxismo secondo la visione cinese, ed è il requisito fondamentale per comprendere e cercare di trasformare in meglio le relazioni internazionali, nonché il principio ideologico, operativo e di guifa del PCC. Ripensando ai 105 anni di storia del PCC, il Partito ha costantemente aderito all’approccio scientifico della ricerca della verità a partire dai fatti, unendo e guidando il popolo attraverso ardue esplorazioni e grandi pratiche di lotte di liberazione prima e rivoluzione interna dopo, ma mai col presupposto di voler esportare e imporre la lotta di classe o rivolgimenti verso altri Paesi come tuttora sta accadendo in alcuni soggetti di diritto internazionale, o perlomeno ciò che resta dello ius gentium.

I progetti di costruzione e riforma, che hanno inaugurato i grandi passi in avanti della nazione cinese – che è passata dall’essere un popolo prima oppresso e sfruttato da imperialismo e colonialismo, e poi dal 1949 uno Stato in ascesa sulla via della prosperità con un popolo forte – stanno continuando ad avanzare verso il grande obiettivo della rinascita del Paese, quale pure decisore pacifico dei problemi internazionali.

Xi Jinping ha sottolineato: «Tutti i membri del Partito devono impegnarsi a emancipare la mente, a ricercare la verità a partire dai fatti e a stare al passo con i tempi, ed essere pronti in qualsiasi momento a difendere la verità e a correggere gli errori». Ricercare la verità nei fatti è un’arma cruciale per comprendere veramente perché il PCC sia capace di percorrere strade di pace e perché il socialismo con caratteristiche cinesi è positivo. Tutti i risultati ottenuti dalla Repubblica Popolare della Cina sono radicati nel terreno fertile del realismo. Attenersi al principio di partire dalla realtà e agire consapevolmente in conformità con le leggi nazionali, internazionali e della Carta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, è l’essenza e il significato centrale dell’instaurare e praticare una visione corretta dell’operato sia interno che esterno.

Il principio di valutazione delle prestazioni è strettamente legato al concetto di sviluppo. Uno sviluppo di alta qualità è il compito primario nella costruzione di un moderno Paese socialista sotto ogni aspetto, ed è anche il tema dello sviluppo economico e sociale durante il periodo del XV Piano quinquennale (2026-2030) e anche oltre: il benessere che si raggiunge attraverso la pace interna e con gli attori internazionali. Promuovere uno sviluppo di alta qualità è un progetto sistematico che richiede l’attuazione completa, accurata e globale della nuova filosofia dello sviluppo. Richiede una considerazione esaustiva di diversi fattori, tra cui considerazioni di politica interna ed estera, nonché progetti economici di largo respiro, realtà attuali e storiche, fattori materiali e culturali, sviluppo e sostentamento delle persone, risorse ed ecologia.

Richiede inoltre una gestione adeguata delle relazioni internazionali tra stabilità e progresso, creazioni astratte che diventino concrete, analisi di sintomi e cause profonde a breve e lungo termine. Il Partito e lo Stato s’impegnano a prendere decisioni scientifiche e lavorare diligentemente per tracciare un percorso di sviluppo che si adatti alle realtà cinesi e abbia caratteristiche locali senza interferire esternamente. Gli organi direttivi e i quadri a tutti i livelli stabiliscono con fermezza il chiaro principio che «i successi si ottengono con il duro lavoro, e solo lavorando davvero sodo si possono raggiungere risultati concreti».

L’opposizione al formalismo e alla burocrazia è basilare, poiché nelle realtà terze, queste sono le cause della formazione nella classi dirigenti esterne delle cosiddette visioni “democratiche”. Ai decisori favorevoli alla guerra “si oppone” la corrente contraria che è solo uno specchietto delle allodole per dimostrare la “democraticità” dei Paesi seminatori di morte e discordia. La cosiddetta commedia “dei falchi e delle colombe”: sappiamo bene che in uno scontro fra questi volatili, i primi vinceranno sempre, mentre i secondi sono solo cibo, e quando va bene si trasformano in comprimari ben retribuiti.

Per cui il lavoro diplomatico cinese si sviluppa di generazione in generazione, un passo alla volta, dimostrandosi tenace e pragmatico nella costruzione della pace. L’adesione a un approccio orientato alla risoluzione dei problemi è un requisito imprescindibile e un metodo fondamentale per promuovere una governance completa e rigorosa che si rifletta pure nelle relazioni con altri Paesi. L’educazione alla definizione e alla pratica di una corretta visione delle prestazioni deve combinare un orientamento per la risoluzione dei problemi con un approccio mirato agli obiettivi, garantendo che sia diretto alla risoluzione che permei l’intero processo costitutivo, proponendo continuamente nuove idee, meccanismi e metodi per risolvere e superare concretamente ogni ostacolo che si frappone alla pace fra gli Stati.

Nella Repubblica Popolare della Cina, la consapevolezza che alcuni dirigenti e quadri locali e di unità nutrono ancora visioni distorte e fuorvianti su questi argoment è sempre all’attenzione. Ad esempio, si attuano ed escludono selettivamente le decisioni e delle disposizioni del Comitato Centrale del PCC, contrarie agli interessi dello Stato; si segnalano i funzionari che ignorano gli impegni passati, che sono miopi, che attuano atteggiamenti plateali, falsificazioni, azioni sconsiderate, pianificazione politica incoerente. Questi problemi e fenomeni danneggiano gravemente gli interessi del Paese e il rapporto tra il PCC e il popolo. Se non vengono corretti in tempo e lasciati diffondere, scuotono le fondamenta del governo. Per cui è basilare la conduzione d’un’azione di rettifica mirata a promuovere l’attuazione di misure correttive attraverso l’educazione, utilizzandola per una corretta visione del comportamento onde guidare l’intero Partito a instaurare un nuovo stile e un’atmosfera retta, e a costruire una salda politica interna ed estera.

Xi Jinping ha sottolineato che «l’autocritica e l’autorivoluzione del Partito si concentra sul potere di governo, e circoscrivere tale potere attraverso regolamenti è un compito fondamentale per dirigere il Paese in modo completo e rigoroso nella nuova era». I problemi relativi alla valutazione delle prestazioni sono strettamente legati all’abuso arbitrario del potere, e quest’ultimo deve essere circoscritto da regolamenti. S’individuano lacune, carenze e debolezze del sistema attraverso l’apprendimento, la formazione e la correzione degli errori. La promozione e l’istituzione di norme e regolamenti in modo regolare e a lungo termine, definiscono chiaramente cosa si può e non si può fare, per chi si fa e come si deve fare. S’istituiscono e migliorano i meccanismi efficaci per prevenire e correggere le deviazioni nella valutazione delle decisioni in politica estera, rendendo il sistema più maturo e ben definito. Si stabilisce un orientamento corretto per la selezione e la nomina del personale diplomatco, rendendo l’istituzione e la pratica di una corretta valutazione delle prestazioni parte integrante della valutazione dei quadri e un fondamento cruciale per la selezione, la nomina e la valutazione delle prestazioni degli stessi.

Nella Repubblica Popolare della Cina ci si attiene a una combinazione di gestione rigorosa e attenta nell’attuare le “tre distinzioni”: 1) osare sostenere chi si assume responsabilità; 2) chiedere conto a chi risponde del proprio operato; e 3) difendere chi porta a termine i compiti.

Migliorare il sistema di valutazione per lo sviluppo di alta qualità dei quadri diplomatici e il sistema di valutazione delle prestazioni degli stessi, rafforza la pertinenza e la scientificità di decisioni e comportamenti all’estero. La costruzione di una nazione forte e la grande rinascita della Repubblica Popolare della Cina, attraverso una modernizzazione in stile cinese, è il compito centrale in questo cammino di rinnovamento.

Di fronte a una situazione internazionale complessa e in continua evoluzione, e a crescenti incertezze e fattori imprevedibili, la Repubblica Popolare della Cina porta avanti lo spirito di iniziativa storica della propria bimillenaria diplomazia, per cercare di stabilire e praticare una corretta visione dell’operato; mantenere la focalizzazione strategica in situazioni complesse; osare assumersi la responsabilità di fronte a rischi e sfide; creare buoni risultati al servizio e a favore della pace nel mondo.

Giancarlo Elia Valori