venerdì 9 ottobre 2020

Ernesto Che Guevara e John Lennon. Eroi d'Amore e Libertà


C'è chi il 9 ottobre è nato.

E chi il 9 ottobre è morto.

C'è chi ha lottato per ideali di emancipazione e liberAzione.

E chi è stato ucciso, per questo.

John e Ernesto.

Simbolo dell'Eroe che lotta, nel mondo della materia, e che nel mondo della materia è sconfitto.

Per rinascere nello Spirito dell'Amore e della Libertà.


mercoledì 7 ottobre 2020

Anna Politkovskaja e i nazionalbolscevichi di Eduard Limonov. Un rapporto indissolubile


"Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d'accordo con ciò che dicono i Nazbol. L'unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.
(...) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l'attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.
(...) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.
(...) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese."
(Anna Politkovskaja)
 
 
"(...) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi ? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l'atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo".
(...) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all'ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C'erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja".
(Eduard Limonov) 
 

martedì 6 ottobre 2020

Lo Spirito contro la materia

Dietro a ogni donna selvaggia, c'è uno strato di sofferenza.
Anche dietro a un uomo selvaggio.
Donne e uomini selvaggi si celano dietro a una corazza, che non è affatto una maschera, ma una protezione da un mondo che non comprendono o che, meglio, contrastano.
Il mondo della materia non è fatto per anime spirituali.
Esse sono intrappolate e, intravedendo la via di uscita, ma vedendola ancora lontana, si creano una loro dimensione.
E all'esterno lottano incessantemente, ricoprendo il ruolo di Maghi e Streghe o di eterni combattenti gnostici.
Perché la lotta è il destino dell'Eroe e dell'Amazzone nel mondo materiale.
E l'Eroe e l'Amazzone, che trionfano nel mondo dello Spirito, vengono sconfitti in quello della materia, in quanto creato da un falso dio (Yaldabaoth).

(Luca Bagatin)

Le riserve auree del Venezuela non andranno a Guaidó. Articolo di Luca Bagatin

Ennesima vittoria del Presidente socialista del Venezuela Nicolas Maduro, dopo i numerosi tentativi di golpe sventati: la Corte d'Appello della Gran Bretagna ha annullato la sentenza giudiziaria che concedeva all'autoproclamatosi Presidente, Juan Guaidó, l'accesso alle riserve auree che il Venezuela aveva depositato in Gran Bretagna.

Tali riserve – comprendenti 31 tonnellate d'oro - sono valutate attorno a 1,2 miliardi di dollari.

La sentenza che assegnava tali riserve a Guaidó era motivata dal fatto che il governo britannico lo avesse riconosciuto quale Presidente, pur non essendo mai stato eletto a tale carica ed essendo un semplice deputato dell'opposizione.

Il ricorso presentato dalla Banca Centrale del Venezuela è stato accolto, anche sulla base del fatto che la Gran Bretagna non ha mai rotto le sue relazioni diplomatiche con il Paese latinoamericano e che il rappresentante di Guaidó non ha mai avuto alcun riconoscimento ufficiale a Londra.

Tale decisione della Corte d'Appello, ad ogni modo, non stabilisce il passaggio automatico delle riserve auree al Venezuela, sino a che il governo britannico presieduto da Boris Johnson non riconoscerà Maduro come legittimo Presidente.

Maduro, da parte sua, giovedì 1 ottobre scorso, ha annunciato di aver consegnato – nell'ambito del programma sociale Gran Misión Vivienda Venezuela - l'abitazione popolare numero 3.200.000, nonostante le ingiuste sanzioni degli USA e dell'UE e nonostante la pandemia.

Il 6 dicembre sono previste, in Venezuela, le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea legislativa.

Luca Bagatin

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Le donne cubane, ovvero l'altra metà della Rivoluzione nel saggio della studiosa Maddalena Celano. Articolo di Luca Bagatin

 

Cuba – meravigliosa e storica Isola dei Caraibi - è forse la più piccola e allo stesso tempo più grande democrazia al mondo.

Con il suo sistema sociale, economico e civile socialista, comunitario, autogestionario.

Con il suo sistema elettorale che parte dalla selezioni dei candidati, attraverso assemblee di base di quartiere; senza alcun partito a dirigere il processo e a manipolarlo. In quanto il Partito Comunista Cubano è semplicemente simbolico e a garanzia della volontà popolare e del sistema socialista, edificato con la Rivoluzione degli Anni '50, guidata da Fidel Castro e Che Guevara.

Cuba è una rivoluzione nella rivoluzione e ce ne parla diffusamente l'ultimo saggio di Maddalena Celano, studiosa, saggista, fotografa, attivista dell'emencipazione femminile - già autrice del saggio sull'eroina latinoamericana Manuela Sáenz Aizpuru - nonché responsabile del Dipartimento Esteri di Convergenza Socialista, oltre che collaboratrice dell'Associazione la Villetta per Cuba.

“Le donne cubane – l'altra metà della Rivoluzione” - edito da Libeccio Edizioni - è un saggio che parte da lontano, per inquadrare la volontà di libertà e emancipazione del popolo cubano.

Cuba fu, sin dalla fine del XVIII secolo, una realtà soggetta alla volontà egenomica della Spagna e degli Stati Uniti d'America, per ragioni strategiche, economiche e geopolitiche.

Una volontà egemonica che privò l'Isola delle sue risorse fondamentali: produzione dello zucchero, trasporti, industria delle costruzioni e ogni aspetto che potesse generare un profitto e assolvere ai bisogni essenziali della popolazione.

Come ci spiega il saggio di Maddalena Celano, ecco giungere – nel corso del XIX secolo - sulla scena politica dell'Isola caraibica, una figura cruciale, ovvero colui il quale diverrà l'Eroe della Nazione: José Martì (1853 – 1895).

Politico, scrittore, poeta, giornalista, filosofo e massone, primo leader dell'indipendenza del suo Paese, il quale passerà alla Storia dell'Isola come l'”Apostolo”, esattamente come il suo contemporaneo italiano Giuseppe Mazzini (1805 – 1872).

E come Mazzini, come spiegato da Celano stessa, anche Martì sarà influenzato – pur non avendone mai fatto parte, non essendo egli nato e non avendo vissuto in Europa - dagli aneliti emancipatori e rivoluzionari della Prima Internazionale dei Lavoratori (1864), che vide unire i primi spiriti socialisti, anarchici, garibaldini e nazional-patriottici, per l'indipendenza e emancipazione dei popoli.

Ad ogni modo, quello spirito battagliero fu all'origine della sua avversione per lo schiavismo, che lo porterà– giovanissimo – ad essere arrestato per appartenenza a gruppi separatisti.

Successivamente, nel 1894, si pose a capo della prima rivoluzione dell'Isola e giungendo, l'anno seguente, a garantire l'Indipendenza di Cuba.

Morirà in battaglia quello stesso anno, combattendo contro le truppe spagnole.

Maddalena Celano analizza il pensiero di Martì, non solo sotto il profilo storico e politico patriottico e antimperialista, ma anche la sua concezione del mondo femminile, avanzatissima per l'epoca (e anche su questo potremmo ravvisare delle similitudini con Mazzini e Garibaldi, antesignani dell'emancipazione femminile in Europa).

Una sensibilità verso il femminile, che traspare dai suoi scritti, che lo porta ad equiparare intellettualmente la donna all'uomo, aspetto tutt'altro che scontato per l'epoca. Ovvero riconoscere la necessità che le donne possano ricevere la medesima istruzione degli uomini. Oltre che riconoscerle quali valide e fondamentali combattenti in guerra.

Ne “Le donne cubane” sono infatti citate e descritte le quattordici donne che affiancarono Martì e i primi rivoluzionari nella lotta per l'indipendenza, fra le quali Ana Cruz Aguero, elevata al grado di Capitano, la quale fu assegnata al comando dei reparti di artiglieria.

Donne che diedero il loro contributo alla lotta nazionale e anticoloniale dell'Isola.

E' ad ogni modo con la Rivoluzione castrista del 1958, che iniziano a costituirsi delle vere e proprie truppe femminili a Cuba e, con il trionfo della Rivoluzione stessa, si inizieranno a consolidare i diritti delle donne.

Con la Riforma Agraria, simbolicamente, il primo titolo di proprietà terriera viene infatti concesso a una contadina di colore, collocata nella zona più povera del Paese.

Nel 1960 – come ampiamente descritto nel saggio – sarà costituita la FMC, ovvero la Federazione della Donne Cubane, che raggrupperà ben 800 associazioni femminili preesistenti.

Il compito della FMC è quello di garantire pari diritti fra donne e uomini in ogni ambito sociale, civile, politico e economico, promuovendo peraltro anche attività nell'ambito dell'istruzione, della sanità e dell'educazione sessuale e pianificazione famigliare.

Come ci spiega il saggio di Celano, Cuba fu il primo Paese al mondo a firmare la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, nel 1979 e il secondo al mondo a ratificarla.

Cuba fu peraltro Paese che iniziò sin da subito a investire massicciamente in istruzione, sanità e ricerca, ottenendo risultati encomiabili.

“Le donne cubane” spiega come, nel 1961, l'UNESCO dichiarò l'Isola “il primo territorio libero dall'analfabetismo”.

Interi capitoli del saggio di Maddalena Celano, sono dedicati alle nuove politiche a Cuba, quali ad esempio l'introduzione della nuova Costituzione, nel 2019.

Una Costituzione ancora più inclusiva per le donne, ma anche per gli omosessuali, che non solo non dovranno più essere discriminati, ma rimane una porta aperta finanche al matrimonio per persone dello stesso sesso.

Riforme peraltro volute fortemente dalla deputata Mariela Castro, figlia dell'ex Presidente Raul Castro e Presidente del CENESEX, ovvero il Centro Nazionale di Educazione Sessuale di Cuba.

Nella nuova Costituzione, inoltre, si riafferma l'economia socialista dell'Isola, sottolineado come lo Stato controlli, regoli e diriga l'attività economica, ma si sancisce anche la partecipazione diretta dei lavoratori alla direzione, all'ordinamento e al controllo dell'attività economica nazionale. Al contempo si riconoscono nuove forme di proprietà e il ruolo del mercato, ma si pone un tetto all'accumulazione della ricchezza, in modo da non creare diseguaglianze sociali.

“Le donne cubane – l'altra metà della Rivoluzione”, oltre a presentare aspetti poco conosciuti della condizione femminile nella società cubana, è un compendio della situazione passata e recente di Cuba.

Comprende scritti di Manuel Santoro, attuale Segretario nazionale del movimento Convergenza Socialista e direttore della rivista “L'Ideologia Socialista”. Oltre che interviste inedite e esclusive di Maddalena Celano a Maria Teresa Peña Gonzalez, storica guerrigliera e femminista cubana e alla psicologa cubana Leidy León Veloz, docente dell'Università di Pinar del Rio “Hermanos Saiz Montes de Oca”, relativamente alla condizione delle donne a Cuba e sulle politiche attuate al fine di debellare la piaga della prostituzione e del neo-schiavismo femminile nell'Isola.

Luca Bagatin

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domenica 4 ottobre 2020

4 ottobre 1993: Eltsin bombardò il Parlamento. I cittadini in piazza in difesa del socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Il 4 ottobre 1993 i commandos russi, su ordine di Boris Eltsin, bombardarono il Parlamento, ovvero il Congresso dei Deputati del Popolo.

Fu il culmine del golpe bianco liberale contro la Repubblica Socialista Federativa Russa (RSFR).

Quasi 2500 le vittime.

Il tutto nacque con la crisi costituzionale del 21 settembre 1993, allorquando Eltsin, Presidente della RSFR, decise di sciogliere il Congresso dei Deputati del Popolo e il suo Soviet Supremo, accusando i deputati di essere “troppo comunisti”.

Un atto totalmente incostituzionale, autoritario, golpista, ma fatto passare dai media occidentali come un atto di grande democrazia, così come ogni nefandezza di Eltsin. Ovvero il piano di svendita del patrimonio statale sovietico e la sua conseguente spartizione fra oligarchi e criminali.

Il Parlamento russo si oppose a tale piano definito “riformista”.

Il Vicepresidente Aleksandr Ruckoj – che si pose a difesa del Parlamento - denunciò il programma liberale di Eltsin definendolo una forma di “genocidio economico”, anche in quanto impoverì drammaticamente e drasticamente la popolazione.

Il Parlamento – dopo la richiesta di scioglimento - si affrettò dunque a sostituire Eltsin con Ruckoj, ma il Presidente rispose, dal 3 al 4 ottobre, inviando le forze speciali e i carri armati, bombardando la sede della democrazia sovietica, con i deputati chiusi all'interno.

Durissimi gli scontri, anche di piazza, fra le forze speciali e cittadini scesi a difendere – con tanto di bandiere rosse con la falce e martello e ritratti di Lenin in mano - la legittimità del Parlamento e ciò che rimaneva delle conquiste socialiste e sovietiche.

Nonostante la resistenza popolare eroica, le forze di Eltsin accerchiarono la Casa Bianca, sede del Parlamento, che fu conquistata.

Il resto è Storia che conosciamo.

Se da una parte gli oppositori al golpe liberale eltsiniano si riunirono nel Fronte Patriottico, composto dai comunisti di Zjuganov, dai nazionalbolscevichi di Limonov (il quale partecipò attivamente alla difesa del Parlamento) e da elementi nazionalisti, l'oligarchia ebbe la meglio.

In Russia il comunismo – che dal 1917 aveva emancipato il popolo - fu, se non bandito, considerato alla stregua del fascismo. E continuarono le svendite di Stato e lo smembramento delle Repubbliche ex sovietiche, ormai preda di oligarchi, affaristi, mafiosi e neonazisti. Una svendita ancora per nulla terminata con il passaggio delle consegne da Eltsin a Putin, che ha proseguito nello smantellamento del sistema sociale e economico sovietico.

Il 3 ottobre scorso, a Mosca, si è tenuta una commemorazione degli eroi della resistenza al golpe di Eltsin, presso il monumento dedicato ai difensori della Casa Bianca. Erano presenti le forze della sinistra patriottica russa, fra cui il partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, che hanno ricoperto il monumento di garofani rossi, simbolo del socialismo.

Luca Bagatin

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sabato 3 ottobre 2020

In Ecuador e Bolivia si avvicinano le elezioni. I socialisti in testa. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni presidenziali ecuadoriane del 7 febbraio 2021, Rafael Correa, ex Presidente socialista, non potrà essere candidato alla vicepresidenza.

Lo ha reso noto il tribunale nazionale dell'Ecuador, che ha confermato la sentenza di corruzione, sebbene mai provata, contro di lui, impendendogli la candidatura.

La coalizione che sostiene, ovvero il Movimento Unione Nazionale per la Speranza” (costituita dai partiti “Rivoluzione Cittadina” (socialista) e “Centro Democratico” (centrosinistra)) va avanti comunque. Forte anche del sostegno dei sondaggi, che la danno in testa.

Candida infatti Andres Arauz, classe 1985, già Ministro del Patrimonio e della Cultura sotto la presidenza di Correa, nel 2017. Economista e ex direttore generale della Banca Centrale dell'Ecuador.

Alla vicepresidenza, a sostituire Correa, ci sarà il celebre giornalista e professionista della comunicazione Carlos Rabascall. Persona particolarmente sensibile alle questioni legate al sociale, allo sviluppo locale e territoriale, all'economia popolare e all'inclusione nel mondo del lavoro delle persone disabili.

Numerosissimi i candidati in lizza alla competizione elettorale: Guilermo Celi, candidato sostenuto dal Presidente Lenin Moreno e candidato del partito liberale “Società Unita più Azione (SUMA); Lucio Gutierrez, candidato nazionalista di destra con il partito “Società Patriottica”; Cesar Montufar Macheno del partito centrista “Movimento Concertazione”; Ferdando Balda sarà il candidato di “Libertà è Popolo” (partito di Gary Moreno, fratello del Presidente in carica, Lenin Moreno); Paul Carrasco, candidato del partito di sinistra “Insieme possiamo”; Abdalá Bucaram, candidato del partito di centrodestra “Forza Ecuador”; Isidoro Romero per il partito di centrosinistra “Avanza”; Guillermo Lasso per il partito liberale “Credo”; Yaku Perez, candidato indigenista per il partito “Pachakutik”, anticapitalista, indigenista e socialista, ma da sempre fortemente critico con la Presidenza di Correa. Possibile anche la candidatura dell'imprenditore Otto Sonnenholzner, vicepresidente di Lenin Moreno.

Arauz promette un programma che impedisca che l'Ecuador torni nelle mani dei neoliberali e degli oligarchi filo statunitensi e che la Rivoluzione Cittadina portata avanti dal 2007 da Correa venga spazzata via.

Situazione molto simile in Bolivia, ove, dopo il golpe bianco liberal-conservatore che ha cacciato dal Paese il Presidente legittimamente eletto, Evo Morales, ha visto precipitare la situazione sociale e economica.

L'autoproclamatasi Presidente Jeanine Anez - una Juan Guaidò al femminile - ha infatti riportato indietro il Paese di decenni, generando tensioni in tutto il Paese.

In caduta libera nei sondaggi, la Anez ha deciso di ritirare la sua candidatura dalle elezioni presidenziali, previste il 18 ottobre prossimo.

L'obiettivo della Anez è compattare il fronte anti-socialista, visto che il candidato socialista di Evo Morales, Luis Arce, anche'egli economista come l'ecuadoriano Arauz, è da tempo in testa in tutti i sondaggi con il 44,4%. A seguire il candidato di centrosinistra liberale Carlos Mesa, con il 34% e al terzo posto l'estremista di destra e fondamentalista religioso – molto attivo durante il golpe contro Morales, assieme alla Anez - Fernando Camacho, con il 15,2%.

Luca Bagatin

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