giovedì 22 febbraio 2018
Recensione di Luca Bagatin al saggio storico sul sindacalista rivoluzionario Filippo Corridoni sull'ultimo numero della rivista garibaldina "Camicia Rossa"
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lunedì 19 febbraio 2018
Fra mistero e poesia: intervista di Luca Bagatin al musicista Fabio Mengozzi
Fabio Mengozzi,
astigiano, classe 1980, è un musicista di fama internazionale che
già in passato ho avuto modo di intervistare e della cui musica ho
già avuto modo di parlare.
Fabio è un amico
conosciuto quasi per caso ormai diversi anni fa, la cui musica è un
inno alla gnosi ed alla spiritualità. Musica che si avvale di
relazioni matematiche fra le note, attraverso il procedimento caro a
Pitagora di trasformare i numeri in note musicali, appunto.
Fabio ha dato alla luce
proprio in questi giorni il suo primo disco, "Mistero e poesia",
pubblicato da Stradivarius
(http://www.stradivarius.it/scheda.php?ID=801157037094500),
che si compone di diciotto brani.
Di seguito l'intervista
che mi ha concesso in merito.
Luca Bagatin: Come
nasce l'idea di questo disco ?
Fabio Mengozzi:
Negli ultimi anni ho composto numerosi brani dedicati al
mio strumento, il pianoforte. Tuttavia ho destinato ai pubblici
concerti solo una parte di essi. Di conseguenza molti brani, nati
unicamente dalla mia esigenza interiore, erano rimasti nel cassetto e
così ho pensato di selezionare alcuni fra i brani più
rappresentativi e riunirli assieme in un'unica pubblicazione
discografica.
Luca Bagatin: Qual
è il "mistero" celato dietro al titolo del tuo disco ?
Fabio Mengozzi: Un
mistero lo è a tutti gli effetti quando non si è in grado di
rappresentarlo a parole. Tutti facciamo esperienza del mistero e del
Divino, perché sono celati in ogni atomo del creato. Ne è conferma
il fatto che l'uomo si pone interrogativi dalla epoche più remote. E
fa bene a farlo, anche quando rimane senza risposte.
La musica è un
linguaggio particolarmente ineffabile. Non so se sia in grado di
disvelare misteri, ma certamente rivolgendosi direttamente alla parte
più profonda dell'essere umano, ben si presta a sospingere
l'ascoltatore verso lidi incontaminati, inducendo a guardare dentro
noi stessi.
Luca Bagatin: La
copertina del disco è un'allegoria di simboli legati alla
spiritualità ed al mondo onirico. Un faro nel mare, una stella
cadente, una sfinge... Mi hai detto di averlo ideato tu. Che cosa
vuole rappresentare ?
Fabio Mengozzi: E'
opera dell'artista Lia Rinetti, che l'ha fedelmente realizzata in
modo mirabile, seguendo l'idea che mi era venuta nel primo mattino di
una fredda giornata invernale.
Posto che il soggetto
centrale di un disco è e sempre deve essere la musica, mi sono
domandato quale potesse essere il contenuto grafico con il quale
proporre il disco agli ascoltatori. In fondo, la copertina è il
biglietto da visita di un disco. Ho così immaginato di accorpare in
un'unica rappresentazione alcuni dei simboli cui si riferiscono i
brani del disco. Il tutto è ambientato di notte, senza presenza
umana. Una cometa (ndr. il CD
contiene un brano intitolato “Cometa nella notte”), che
tradizionalmente è considerata un evento astronomico legato al fato,
sfavilla in un cielo stellato sul quale si staglia la penetrante luce
d'un faro, riferimento al brano “Faro notturno”. Al centro della
scena, immobile e possente una Sfinge evoca il senso più alto di
sacralità, assoluto e mistero. Si ritrovano anche gli Elementi. A
terra un compasso, simbolo di spiritualità, incuneato nella sabbia.
Luca Bagatin: La
tua musica è suonata ormai da tempo in tutto il mondo. Come immagini
sarà accolto "Mistero e poesia" dal pubblico ?
Fabio Mengozzi: La
mia speranza è che le persone, in qualche modo, possano trarre
beneficio dall'ascolto della mia musica. Si tratta di una musica
“stratificata”, ovvero convivono in essa differenti piani. Spero
che in molti vogliano approfondire e addentrarsi oltre il livello più
superficiale dell'ascolto.
Luca
Bagatin
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sabato 17 febbraio 2018
Riflessioni panafricane (alternative al neocolonialismo liberale, allo sfruttamento e all'immigrazione quale fenomeno padronale)
Il fenomeno migratorio, nei secoli, è servito sempre ai potenti
per depotenziare gli oppressi."La tua terra è feccia, povera, vai via" nel mentre loro saccheggiano tesori e dignità, salvo schiavizzare l'indigeno nei loro Paesi.
L'immigrazione era prima un'arma dei coloni, oggi del capitalismo coloniale.
Con in testa il mito dell'emigrazione la nostra lotta non sarebbe mai nata.
Una volta una suora belga mi chiese "perché ti curi tanto della tua terra?"
"Per non lasciare che siate solo voi a curarvene"" risposi.
(Samora Machel, ex Presidente socialista del Mozambico
indipendente ed eroe panafricano)
"L'imperialismo è un sistema di sfruttamento che si esprime
non solo nella forma brutale della conquista armata del territorio.
L'imperialismo si presenta spesso in forme più sottili: un prestito,
aiuti alimentari, ricatti. Stiamo combattendo questo sistema che
consente a un pugno di uomini sulla Terra di governare tutta
l'umanità".
(Thomas Sankara, ex Presidente socialista del Burkina Faso ed eroe
panafricano)
Questa mattina quando sono uscito di casa ho visto un
extracomunitario pulire le strade del quartiere di sua spontanea
iniziativa, chiedendo l'elemosina.Mi ha fatto riflettere.
Mi ha fatto riflettere del fatto che noi uomini bianchi abbiamo costretto queste persone a emigrare dal loro Paese, attraverso guerre e nuove forme di colonizzazione economica. E nel nostro Paese cosa abbiamo fatto ? Abbiamo ridotto la spesa per i servizi pubblici, fra cui quello della nettezza urbana.
Senza rendercene conto stiamo doppiamente sfruttando i più deboli e stiamo abolendo totalmente il pubblico.
L'elemosina e l'immigrazione non dovrebbero proprio esistere. Sono fenomeni di sfruttamento tipici del sistema capitalista e liberale.
Del peggior sistema totalitario odierno, che sembriamo non voler vedere.
C è chi dice che gli immigrati ci pagano le pensioni, ma questo è vero solo perché i politicanti liberali hanno ridotto il ruolo dello Stato nei servizi pubblici. Che infatti vanno a rotoli.
È il liberalismo, bellezza.
Per questo dico più Eurasia e più Africa unite all' Europa e all'America Latina socialiste nella lotta contro il mondialismo liberale !
(Luca Bagatin)
Europa
e Africa: unite nella lotta conto il mondialismo ! Intervista di Luca
Bagatin all'attivista panafricano Dany Colin (versione italiana e
francese) (clikka per poterla leggere)
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mercoledì 14 febbraio 2018
Riflessioni sull'asocialità contemporanea. Articolo di Luca Bagatin
L'Italia è quel Paese in cui da un fatto di cronaca
nera, ad esempio, si scrivono fiumi di inchiostro (ormai di pixel).
E' quel Paese ove si creano contrapposizioni politiche, unicamente
mediatiche e dunque serve del Potere. Di qualsiasi potere. Di destra
e di sinistra.Si uccide così ogni possibile pacata discussione.
Si innalzano muri. Si richiamano in vita antichi fantasmi. Il
dibattito diviene unicamente rabbia da reality show, peggio ancora se
tale rabbia si sfoga nelle strade (anzichè fondare le piazze, le
strade, i paesi, le città sull'antica e civile Agorà, ovvero sulla
discussione pacata, seria, democratica).E, così, la coscienza collettiva muore. Ancora una volta.
E' più facile, dunque, giudicare - attraverso il
proprio pre-giudizio, ovvero attraverso il proprio personale metro di
giudizio - piuttosto che approfondire. E' più facile fare questo,
appunto, piuttosto che "fare la fatica" di conoscere chi ha
punti di vista differenti o è diverso rispetto a noi stessi.
Siamo isole sociali, ma non sappiamo nemmeno di
essere tali. Viviamo in non-luoghi di autoreferenzialità e di
asocialità. Diamo la colpa agli altri della nostra condizione
(qualsiasi essa sia), ma ci rifiutiamo di analizzare la realtà nella
sua globalità e storicità.
Abbiamo venduto i sentimenti. Elevato il denaro ed
il successo facile a Divinità assoluta. Ci siamo perduti, senza mai
più ritrovarci se non nella virtualità vuota quanto selvaggia.
L'onanismo da "social"network sembra
infatti essere protagonista assoluto, in prima linea: con la
benedizione dei frustrati, dei sessualmente repressi, dei
fondamentalisti ideologici, della pubblicità commerciale, del
caravanserraglio gossipparo e mediatico dei bisogni e dei consumi
indotti.
Nulla di nuovo. Aspetti già analizzati nel recente
passato. Tanto da Pasolini quanto da Christopher Lasch.
Aspetti che riguardano la nostra democrazia, alla
quale sembra stiamo volutamente rinunciando senza esserne consapevoli
e/o spostando l'attenzione altrove (alle ideologie, al gossip, alla
politica delle fazioni...).
Luca Bagatin
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sabato 10 febbraio 2018
"L'Eterno fluire". Poesia di Luca Bagatin
L'Eterno
fluire.
Poesia di
Luca Bagatin
Foto
di Antonio Rodríguez
Modella:
María José Peón Márquez
neri,
morbidamente fluenti,
con le cui punte tu giochi.
Mentre con i tuoi
occhi,
che penetrano il mio pensiero
mi guardi,
dischiudendo appena
le tue rosse labbra.
Labbra,
che m'invitano a baciarti.
Labbra,
che m'invitano ad amarti.
Labbra,
che m'invitano a perdermi
nei meandri del piacere.
Di quel piacere che ci unisce
e mai ci ferisce.
I tuoi seni sono lo scrigno.
Lo scrigno del tuo cuore.
Lo scrigno del piacere.
Lo scrigno del tuo amore.
Il tuo sguardo mi guida,
laddove la mia anima
sembra perdersi.
Per poi ritrovarsi.
In te.
Da dove nasce la passione ?
Non trovo risposte
alle mie domande
se non
nell'irrazionale
ed irrefrenabile
scintilla che scaturisce
dall'unione perfetta
fra i nostri corpi
e le nostre anime.
Esse sono gemelle ?
A dirlo
sarà solo l'Eterno
fluire
del tempo.
Luca Bagatin
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giovedì 8 febbraio 2018
Alain De Benoist: eretico anticapitalista, antirazzista e anticolonialista del nostro tempo. Articolo di Luca Bagatin
Chi contesta il filosofo
Alain De Benoist, da sinistra o da destra, semplicemente non l'ha mai
letto.
Se l'avesse fatto avrebbe
potuto condividerlo o meno, ma sicuramente non avrebbe innalzato
assurdi muri, anacronistiche barriere ideologiche o agitato poco
democratiche censure.
I saggi e gli studi di De
Benoist vertono tutti, come ho avuto modo di scrivere nel recente
passato, essendo io un avido lettore delle sue opere, sull'analisi ed
il recupero - fra l'altro - del socialismo originario e popolare.
Quello di Pierre Leroux e della Prima Internazionale dei Lavoratori.
Ma questo, nell'Italia
delle contrapposizioni arcaiche e anacronistiche, dei
fascismi/antifascismi, sembra non lo si sappia. Preferendo bersi
tutto ciò che il mainstream mediatico-mediocre e politico tende ad
offrire.
Alain De Benoist è un
critico del capitalismo e del liberalismo e, in questo senso,
dell'immigrazione di massa, che danneggia prima di tutto gli
immigrati stessi ed i più poveri.
Egli è per il recupero
del panafricanismo e delle lotte per l'emancipazione dei popoli
africani in Africa, i quali sono stanchi di essere sfruttati dal
neocolonialismo.
Tutte cose di cui in
Italia poco o niente si parla. E così in Europa. Una Europa
autoreferenziale ed ecnomicistica, ancora oggi preda delle politiche
della NATO e del Fondo Monetario Internazionale, ove i partiti
socialisti sono diventati capitalisti e liberali tanto quanto i
partiti della destra, dimenticando la loro funzione originaria di
avanguardia delle classi popolari.
Avete mai sentito parlare
diffusamente, in Italia e in Europa, ad esempio, delle lotte
panafricane di Thomas Sankara, di Patrice Lumumba, di Kwamé Nkrumah,
di Nelson Mandela, di Mu'Ammar Gheddafi e, più di recente, di Kemi
Séba ? Ne dubito. Sono spesso state soffocate dall'"uomo
bianco" in nome del neocolonialismo capitalista.
Nei suoi saggi Alain De
Benoist parla anche di questo, così come ne parla l'altrettanto
inascoltato Noam Chomsky. Penso ad esempio al suo ultimo, intitolato
"Populismo" (da me recensito al seguente link:
http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/08/populismo-lultimo-saggio-di-alain-de.html),
nel quale De Benoist scrive, a proposito della globalizzazione: "La
globalizzazione produce molti vincitori tra le élite, ma milioni di
perdenti nel popolo, il quale comprende per di più che la
globalizzazione economica apre la strada alla globalizzazione
culturale, suscitando al tempo stesso nuove frammentazioni".
Ed
a proposito dell'immigrazione egli ha affermato giustamente, con
autentico spirito socialista e profondamente antirazzista:
"L'immigrazione
è un fenomeno padronale. Chi critica il capitalismo approvando
l'immigrazione, di cui la classe operaia è la prima vittima, farebbe
meglio a tacere. Chi critica l'immigrazione restando muto sul
capitalismo, dovrebbe fare altrettanto". Ed
ancora, criticando i partiti anti-immigrazione: "I
partiti politici specializzati nella denuncia anti-immigratoria non
sono nient'altro che partiti demagogici piccolo-borghesi, che cercano
di capitalizzare sulle paure e sulle miserie del mondo attuale
praticando la politica del capro espiatorio. L'esperienza storica ci
ha mostrato verso cosa conducono tali flautisti! Bisogna adesso
distinguere l'immigrazione e gli immigrati. L'immigrazione è un
fenomeno negativo, in quanto è essa stessa il frutto della miseria e
della necessità, e i seri problemi che pone sono ben conosciuti. È
quindi necessario cercare, se non di sopprimerla, almeno di rimuovere
il carattere troppo rapido e troppo massiccio che la caratterizza
attualmente. È chiaramente evidente che non risolveremo i problemi
del Terzo Mondo invitando i suoi popoli a venire ad installarsi in
massa nei paesi occidentali! Nello stesso tempo, bisogna avere uno
sguardo più globale dei problemi. Credere che sia l'immigrazione a
minacciare principalmente l'identità collettiva del Paese
d'accoglienza è un errore. Ciò che minaccia le identità
collettiva, è inanzitutto il tipo di esistenza che prevale oggi nei
paesi occidentali e che rischia di estendersi progressivamente al
mondo intero. Non è colpa degli immigrati se gli Europei non sono
più capaci di dare al mondo l'esempio di un modo di vita che sia
loro! L'immigrazione, da questo punto di vista, è una conseguenza
prima di essere un causa: costituisce un problema perché, di fronte
a degli immigrati che hanno spesso saputo conservare le loro
tradizioni, gli Occidentali hanno già scelto di rinunciare alle
loro.
L'americanizzazione
del mondo, l'omogeneità dei modi di produzione e di consumazione, il
regno della merce, l'estensione del mercato planetario, l'erosione
sistematica delle culture sotto l'effetto della mondializzazione
mettono in pericolo l'identità dei popoli molto di più
dell'immigrazione"
Proprio
su queste tematiche ho intervistato nell'autunno scorso il cineasta,
nonché militante panafricano congolese Dany Colin, altro
appassionato lettore di De Benoist, la cui intervista potete trovare
al sequente link:
http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/10/europa-e-africa-unite-nella-lotta-conto.html
Le
critiche mosse da talune intellighenzie a De Benoist mi ricordano
tanto quelle che subì Pier Paolo Pasolini, altro eretico, altro
grande socialista originario e popolare, oltre che autentico
comunista del nostro tempo. E a quelle che subì il filosofo
comunista francese Michel Clouscard, che, con Pasolini e Guy Debord,
condivideva la critica alla società dei consumi, a quella dello
spettacolo, al liberalismo che tutto mercifica, anche l'amore, che
diviene una forma di consumo e mero soddisfacimento di un desiderio
(sic !).
Il
nemico principale, secondo De Benoist e prima di lui Pasolini,
Debord, Clouscard, è dunque il capitalismo, la società dei consumi,
l'omologazione monoculturale che genera miseria e sradica i popoli e
li rende schiavi del sistema nasci-produci-consuma-crepa.
Questo,
a parer mio, non significa essere di destra o di sinistra, ma
significa essere amanti della libertà dal bisogno. Essere alla
ricerca dell'amore fra tutti gli esseri umani, nel rispetto della
propria identità, cultura, modo di essere e di vivere. La ricerca,
dunque, di quell'agognata fratellanza universale mai ancora praticata
da nessuno nella realtà.
Debbo
dire che mi è molto piaciuta la risposta di De Benoist interpellato
in questi giorni dal quotidiano italiano "Il Foglio"
(https://www.ilfoglio.it/cultura/2018/02/05/news/gli-intello-mettono-il-bavaglio-al-filosofo-di-destra-177173/),
a proposito della richiesta di sospensione di una sua recente
conferenza in Italia: “Mi pare che ci sia
un grosso problema. Non sono membro di nessun partito politico. Sono
uno scrittore e un filosofo, specializzato in filosofia politica e
nella storia delle idee. Ho pubblicato 110 libri, inclusi tre libri
contro il razzismo e la xenofobia, 2000 articoli e fatto più di 700
interviste. Oltre 45 di questi libri sono stati tradotti in Italia.
Ma mi sembra abbastanza evidente che le persone che hanno firmato la
lettera non hanno la benché minima idea di ciò che ho scritto. Non
mi leggono. Hanno chiesto la soppressione della conferenza perché
hanno sentito questo o quello, o solo per ragioni collegate alla
politica italiana. Questo tipo di persone ha un problema reale con le
idee e il free speech. Non sanno che cos’è un dibattito
intellettuale (o forse sono semplicemente incapaci di dibattere, a
causa delle loro modeste abilità cognitive). In ogni caso è un
peccato. La storia recente ha dimostrato che quando uno comincia a
impedire le discussioni intellettuali, poi arriva un momento in cui i
libri vengono bruciati, poi arriva un altro momento in cui le stesse
persone vengono bruciate. È la logica base della caccia alle
streghe”.
Il dibattito,
l'approfondimento, è cultura. La cultura è confronto. La cultura ed
il confronto sono alla base di ogni democrazia. Il confronto e
l'approfondimento sono ad ogni modo due aspetti che sembrano mancare
nell'epoca dei cosiddetti "social". Che di sociale non
hanno davvero nulla, ma sembrano piuttosto fomentare ulteriori
divisioni e nuove "isole" di pensiero. Un po' come i media
tradizionali, già stigmatizzati da Pasolini.
Luca Bagatin
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domenica 4 febbraio 2018
Dio e Popolo, i fondamenti della Repubblica Romana e di ogni Repubblica che si rispetti !
Le vere Repubbliche sono fondate su Dio e sul Popolo, ove l'uno e l'altro sono espressione massima di DEMOCRAZIA SOCIALISTA, SPIRITUALISTA, SENTIMENTALE E REPUBBLICANA.

http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/9-febbraio-1849-nasce-lunica-repubblica.html
Dio rappresenta la Divinità che è in tutti gli Esseri, mentre il Popolo rappresenta il fondamento di ogni Democrazia.
(Luca Bagatin)
(Luca Bagatin)

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