lunedì 13 gennaio 2025

In memoria di Julián Isaías Rodríguez Díaz, socialista democratico, ex Vicepresidente del Venezuela e Ambasciatore in Italia. Articolo di Luca Bagatin

Julián Isaías Rodríguez Díaz e Luca Bagatin nel 2016

Ho appreso con tristezza della scomparsa di Julián Isaías Rodríguez Díaz, che conobbi nel 2016, quando era Ambasciatore della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia e che, in quegli anni, intervistai due volte.

Isaías Rodríguez, oltre ad essere politico socialista democratico di lungo corso, era anche un poeta e uomo di grande cultura.

Mi invitò a pranzo nella sua casa di Roma - in quegli anni - e gli donai il mio saggio “Ritratti di Donna”, che ricordo apprezzò molto.

Classe 1942, giurista, iniziò la sua militanza politica nel partito socialista democratico venezuelano Azione Democratica, che abbandonò nel 1967 per aderire al Movimento Elettorale del Popolo, nato da una scissione a sinistra di AD. Nel MEP, Isaías Rodríguez, rimase fino al 1981.

Negli Anni '90, ricoprì il ruolo di procuratore dello Stato di Aragua e, nel 1998, aderendo al Movimento Quinta Repubblica, socialista e bolivariano, fondato da Hugo Chavez, fu eletto per la prima volta Senatore e, l'anno successivo, fu eletto Vicepresidente del Parlamento, ovvero dell'Assemblea Nazionale Costituente.

Nel gennaio 2000 fu chiamato da Chavez a ricoprire il ruolo di Vicepresidente del Venezuela e, nel dicembre dello stesso anno, fu nominato Procuratore Generale della Repubblica. Ruolo che ricoprì fino al 2007.

Ambasciatore del Venezuela in Spagna, dal 2009 al 2011, ricoprì il ruolo di Ambasciatore del Venezuela in Italia dal 2011 al 2019 e, dal 2017 in poi, fu eletto nuovamente Vicepresidente dell'Assemblea Nazionale Costituente.

Nella sua vita, oltre alla carriera politica, si annoverano molte opere poetiche, letterarie e giuridiche, pubblicate dal 1965 al 2007.

Lo conobbi come uomo franco, trasparente, intellettualmente e umanamente onesto.

Nelle interviste che mi rilasciò (e i cui link desidero riportare qui di seguito), disse cose molto importanti, a proposito del Venezuela, ingiustamente sanzionato da USA e UE e diffamato da troppa grande stampa europea e italiana, così come diffamato è il socialismo, almeno dal 1993 ad oggi.

Fra queste mi disse: "L’Unione Europea è stata sconsiderata e parzializzata politicamente contro il processo politico venezuelano. A nostro avviso si è lasciata influenzare dalla Spagna e da alcuni governi conservatori. Specialmente dal neoliberismo che porta avanti la politica dello sfruttamento. Le multinazionali ed il potere finanziario internazionale segnano le loro politiche, che non coincidono con quelle dell’America Latina in cerca della propria identità, integrazione, sovranità e capacità di negoziazione per difendere le proprie materie prime".

Il Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolas Maduro, così lo ha ricordato su Instagram: “Ci ha lasciato un grande uomo, avvocato, poeta, difensore dei lavoratori, impeccabile, leale e coerente con le giuste cause del popolo venezuelano, Isaías Rodríguez, un coraggioso rivoluzionario.
Illustre costituente degli anni 1999 e 2017, curatore degli articoli e dei capitoli fondamentali della nostra Magna Carta e che ci ha accompagnato nella fondazione della Quinta Repubblica, icona dell'eroica Storia venezuelana.
Lo ricordo in quei giorni di aprile del 2002, quando denunciò fermamente il colpo di Stato contro il comandante Hugo Chávez, fomentando in modo decisivo la ribellione rivoluzionaria che avrebbe riscattato l'istituzionalità e la democrazia.
Oggi, 12 gennaio, scrivo queste righe nel contesto della sua irreparabile scomparsa fisica che ci riempie di profondo dolore. Le mie condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici. Onore e gloria eterna a Isaias Rodriguez!”

Questi i link delle interviste che mi rilasciò, nel 2016 (https://amoreeliberta.blogspot.com/2016/03/intervista-di-luca-bagatin_31.html) e nel 2017 (https://amoreeliberta.blogspot.com/2017/06/intervista-di-luca-bagatin.html).

Luca Bagatin

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domenica 12 gennaio 2025

I regimi e il Potere secondo Eduard Limonov


"L’umanità civilizzata si è affrancata dai regimi duri, optando per i regimi molli. Se la violenza dura consiste nel reprimere fisicamente l’individuo, al contrario la violenza morbida si basa sullo sfruttamento delle sue debolezze. La prima tende a trasformare il mondo in una cella di massima sicurezza, mentre la seconda mira a fare dell’uomo un animale domestico"
 

sabato 11 gennaio 2025

venerdì 10 gennaio 2025

La Namibia a guida socialista rafforza la sua cooperazione con la Repubblica Popolare Cinese. Articolo di Luca Bagatin


Proficuo l'incontro del 6 gennaio scorso fra il governo socialista democratico della Namibia, presieduto da Nangolo Mbumba e rappresentato dalla Presidentessa eletta Netumbo Nandi-Ndaitwah (prima presidente donna eletta in Namibia) e il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, nell'ambito delle sue visite, dal 5 all'11 gennaio, in Namibia, Repubblica del Congo, Ciad e Nigeria .

Entrambe le parti sono impegnate a promuovere la cooperazione bilaterale, così come la Repubblica Popolare Cinese è impegnata, da molti decenni, nel rafforzare i rapporti con l'Africa e, in generale, il Sud del mondo e a promuoverne la modernizzazione.

Il Ministro Wang ha in particolare elogiato il partito socialista democratico della Namibia, ovvero l'Organizzazione Popolare dell'Africa del Sud-Ovest (SWAPO), in quanto ha adottato una governance fondata sulle necessità dei cittadini, guidando il Paese lungo un percorso di sviluppo, tenendo conto delle peculiarità nazionali del Paese.

Lo SWAPO, che alle ultime elezioni Parlamentari del 2024 ha ottenuto il 53% dei consensi e alle Presidenziali dello stesso anno il 58%, è partito socialista “con caratteristiche namibiane” affiliato all'Internazionale Socialista, che, ai tempi del colonialismo europeo, fu partito indipendentista legato al Movimento dei Paesi Non Allineati.

Il governo socialista della Namibia e la Repubblica Popolare Cinese, hanno così riaffermato la volontà di continuare a cooperare, nel segno dell'amicizia fra i popoli e del comune allineamento ideologico.

Luca Bagatin

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giovedì 9 gennaio 2025

Fra Primavere arabe e Golan. Articolo del prof. Giancarlo Elia Valori

Ve le ricordate le cosiddette “primavere” arabe? Confusione imperante dei sommovimenti eterodiretti da Stati Uniti d’America, Regno Unito e Francia nell’Africa settentrionale da gennaio 2011, che furono chiamate fraudolentemente “rivoluzioni”. Al contrario, come abbiamo ben visto, il sistema di produzione, nel Nord Africa è rimasto invariato ed, anzi, in Libia all’equilibrio di Gheddafi è succeduto il tribalismo di Sarkozy, con la benedizione di Washington, Parigi e Londra. L’Italia s’è dovuta accodare, minacciata dal bombardamento degli “alleati” UE sulle installazioni ENI: eventuale fuoco amico a firma Parigi e Londra (a quel tempo non ancora in odore di Brexit).
Leggiamo le chiavi di lettura “occidentali” dei fenomeni che avevano ancora sconvolto l’arco mediterraneo meridionale col tentato spaccio delle sedizioni in fattori richiamanti masse di musulmani che si stavano ribellando. Invece secondo certa stampa embedded-copia-e-incolla, essi, i rivoltosi, auspicavano forme di governo liberal-democratiche multipartitiche in cui trionfassero anche là gli dèi del capitalismo che vediamo adorare ogni giorno. Si sono adoperati vocaboli assurdi nel contesto – rivoluzione, controrivoluzione, primavere, agorà, dittature sultanali, nuovi “89”, laicità, uscita dal Medioevo, entrata nella modernità, tecnologia come progressismo (scordandosi di DĀ’IŠ e al-Qā’ida), ecc. – a masse che con l’Occidente nulla hanno avuto e hanno a che spartire, salvo colonizzarle e depredarle, e oggi in comune posseggono solo smartphone e internet.
Le “primavere” arabe miravano innanzitutto a distruggere il governo siriano e laico di Baššār Ḥāfiẓ ‘Alī al-Asad, alleato dell’Iran e testa di ponte della Via della Seta. Dopo tentativi durati tredici anni al-Asad è caduto l’8 dicembre 2024 in quest’ultima scaturigine delle infami “primavere” arabe, lasciando Israele in piena preoccupazione per le alture del Golan.
Le alture del Golan rappresentano un baluardo di difesa a settentrione, e come ci dice il Prof. Ahron Bregman, ne La vittoria maledetta. Storia di Israele e dei territori occupati (Einaudi, Torino, 2017): sono ben cinquant’anni che nelle alture del Golan, non si spara un colpo. Questo tipo di modus vivendi era possibile col laico al-Asad, e no di certo con l’attuale governo siriano formato da giadisti e salafiti.
Andiamo con ordine. La politica estera turca nei confronti del Medio Oriente dal 2013, sia in termini di grado di attività da parte di Ankara, sia in termini di cambio di direzione, va da una politica che fa ampio uso degli strumenti del soft power a una politica che si affida maggiormente agli strumenti dello hard power. Le cosiddette “primavere” arabe e le tendenze intra-turche a partire dal 2013 hanno portato Erdoğan a creare una sintesi unica nella storia della Turchia. Dalla politica estera repubblicana ha preso il nazionalismo, la militarizzazione e il sospetto verso il resto del mondo, e dal passato ottomano ha preso la dimensione religiosa, l’elemento di espansione e di revisionismo. Trattandosi di una sintesi, a volte prevale una dimensione e talvolta un’altra a seconda del soggetto e del periodo. Sebbene il pericolo per Israele sia chiaro se la dimensione islamica fosse più prominente nella politica estera turca, va anche notato che esistono pericoli derivanti da una linea nazionalista-indipendente nella politica estera turca, poiché la porta in conflitto con alcuni degli alleati di Israele. Inoltre, la linea nazionalista-indipendente incoraggia la Turchia a diventare sempre più autosufficiente e ad autoprodurre sistemi d’arma avanzati che, anche se non rappresentano una minaccia diretta e immediata per l’Israel Defense Forces, possono raggiungere elementi ostili a Israele.
Dalla politica estera repubblicana ha preso il nazionalismo, la militarizzazione e il sospetto verso il resto del mondo, e dal passato ottomano ha preso la dimensione religiosa, l’elemento di espansione e di revisionismo. Trattandosi di una sintesi, a volte prevale una dimensione e talvolta un’altra dimensione, a seconda del soggetto e del periodo.
La Turchia ha fondato un’entità nel nord della Siria controllata esclusivamente da Ankara, ed Erdoğan non immaginava che avrebbe avuto l’opportunità di proseguire verso Damasco attraverso le organizzazioni dell’opposizione siriana. Ankara non ha perso occasione quando la Russia, impegnata in Ucraina, e l’Iran, in conflitto con Israele sono usciti per il momento dalla scena. Di conseguenza, la Turchia sunnita sostituisce Russia cristiana e Iran sciita quale protettore della Siria.
La percezione prevalente in Medio Oriente, a partire dall’amministrazione Obama I e II e poi durante l’amministrazione Trump I, secondo cui gli Stati Uniti d’America stavano cercando di ridurre il proprio coinvolgimento nella regione, ha creato un vuoto che ha incoraggiato i Paesi della regione, e in particolare Ankara, ad intraprendere azioni indipendenti. In poche parole, gli strascichi delle “primavere” arabe si sono trasformate in azioni antisraeliane sotto regia turca.
Oltre a ciò, la comprensione ad Ankara dei cambiamenti avvenuti nella struttura del sistema internazionale, da un sistema unipolare in cui vigeva il predominio americano ad un sistema multipolare, in cui i fattori su cui si basano possono e devono essere diversificati, porta la Turchia a intraprendere sempre più azioni oltre ciò che ci si potrebbe aspettare da un membro fedele della NATO. La Turchia attua una forma doppiogiochista: islamista ma con propensione entrare nell’Unione Europea.
Uno dei termini che spesso compaiono nella descrizione della politica estera della Turchia è “neo-ottomanismo”. Sono molti i commentatori, sia nei media che nel mondo della ricerca, che amano chiamare Erdoğan “Sultano” e definiscono la sua politica neo-ottomana. L’uso del termine neo-ottomanesimo non è iniziato con Erdoğan, ma è stato ampiamente utilizzato per la prima volta per descrivere i cambiamenti introdotti dal presidente turco Turgut Özal nella politica turca negli anni Ottanta. Viene a indicare cambiamenti rivoluzionari rispetto alla politica repubblicana della Turchia dai tempi di Atatürk, che sosteneva il mantenimento dello statu quo, e si riferisce alla crescente attività della Turchia nella regione e all’ingresso di elementi pan-turchi e islamici nella narrativa politica.
Oggi, l’uso dell’espressione neo-ottomanesimo presso l’opinione pubblica internazionale è spesso pronunciata da elementi ostili alla Turchia, che la utilizzano per indicare intenzioni espansionistiche turche o per condannare misure non in linea con gli interessi dell’Occidente, a cui la Turchia aspira a farne parte. Nella presentazione estrema del termine, viene utilizzato per accusare Erdoğan di voler stabilire un’area sotto il controllo o l’influenza turca sulla falsariga del vecchio impero ottomano, o addirittura di “ristabilire l’impero ottomano”.
Il passato ottomano occupa sempre più spazio nell’intera società turca e in particolare nelle dichiarazioni di Erdoğan, che lo usa per giustificare alcune delle sue attività, anche nella sua politica estera.
Tuttavia, si può sostenere che la politica estera turca è neo-ottomana nel senso di attivismo e di maggiore attività turca, ed è anche impossibile negare l’ombra ottomana presente in diversi passi turchi sulla scena internazionale. Sebbene la dirigenza turca eviti di usare l’espressione neo-ottomanesimo, soprattutto per definire le proprie politiche, il passato ottomano occupa sempre più spazio nell’intera società turca e in particolare nelle dichiarazioni di Erdoğan, che lo usa per giustificare alcune delle sue attività, anche nella sua politica estera. Ad esempio, il presidente turco ha giustificato la sua posizione riguardo a Gerusalemme nell’ottobre 2020 con le parole: “In questa città che abbiamo lasciato in lacrime durante la prima guerra mondiale, si possono ancora vedere i resti della resistenza ottomana. Pertanto, Gerusalemme è la nostra città, è la nostra città”. È anche possibile notare l’importanza delle aree che appartenevano all’Impero Ottomano negli sforzi internazionali turchi in Siria, Iraq, Libia, nel Mediterraneo orientale e, in una certa misura, nei Balcani. La nostalgia per l’Impero Ottomano gioca un ruolo importante anche nella politica di soft power della Turchia, come dimostrato dal grande successo delle serie televisive “storiche” turche in Medio Oriente, nel mondo musulmano e persino nei Balcani.
Ad esempio, le operazioni turche nel nord della Siria e nel nord dell’Iraq si svolgono in aree che il Movimento nazionale turco ha definito come terra turca, finché Atatürk non ha accettato di rinunciarvi. Per molti sostenitori di Erdoğan, l’ingresso delle forze turche in quelle zone è un risultato che compensa questa concessione. Allo stesso modo, i problemi relativi alla delimitazione dei confini marittimi nel Mediterraneo orientale derivano da alcune disposizioni del Trattato di Losanna (24 luglio 1923), firmato da Atatürk dopo la Guerra d’indipendenza turca. Anche in questo ambito Erdoğan può presentarsi un passo avanti rispetto al suo famoso predecessore. In molti casi, la visione storica del presidente turco è quella di paragonarsi al laico Atatürk in un modo che lo lusinga più che essere un “nuovo sultano”.
In conclusioni desidero riaffermare e ripetere che – mio parere – le “primavere” arabe sono state un dono occidentale al neo-ottomanesimo turco, per tenere a freno le spinte di Ankara verso l’UE. Non ci voleva un genio per capire che tutto questo si sarebbe trasformato successivamente in manovre antisraeliane.

Giancarlo Elia Valori

lunedì 6 gennaio 2025

Cuba festeggia i suoi 66 anni di Rivoluzione socialista entrando nei BRICS. Articolo di Luca Bagatin


Cuba, nel 66esimo anniversario del trionfo della Rivoluzione socialista, che la liberò da oppressione e corruzione, entra a far parte dei BRICS, ovvero l'alleanza economica guidata da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.

Alleanza che comprende, dal 2024, anche Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia ed Iran e che, dal 1 gennaio 2025, si allarga, oltre che a Cuba, anche a Bolivia, Bielorussia, Indonesia, Kazakistan, Malesia, Thailandia, Uganda e Uzbekistan.

Soddisfazione da parte del Presidente Miguel Diaz-Canel, il quale ha dichiarato che tale alleanza offre “una grande speranza per i Paesi del Sud nella loro lotta per un ordine internazionale più giusto e democratico”, rappresentando anche un modo per aggirare l'assurdo e ingiusto embargo statunitense, che da decenni causa problemi economici all'Isola caraibica.

In tal modo, Cuba, potrà aprirsi a nuovi mercati e ridurre la sua dipendenza dal dollaro USA.

Recentemente, peraltro, Cuba ha ricevuto in dono dalla Repubblica Popolare Cinese quasi 70 tonnellate di componenti e accessori per i generatori di energia dell'Isola, che si trova spesso ad affrontare gravi crisi energetiche causate anche dall'embargo statunitense.

La Cina sta infatti collaborando con Cuba, aiutandola a modernizzare la propria infrastruttura energetica, sviluppando fonti energetiche rinnovabili, come il fotovoltaico, che la porteranno a risparmiare fino a sette milioni di dollari USA.

Certo, sarebbe interessante e auspicabile se anche i Paesi UE valutassero la possibile entrata nei BRICS, uscendo da ambiguità neocoloniali e irresponsabilità geopolitiche, che li attanagliano da troppo tempo.

Di tutto ciò e da molti anni, ne parla solo il prof. Giancarlo Elia Valori, autorevole manager e analista geopolitico di lunghissimo corso.

Egli propone, peraltro, la creazione di un tavolo/organismo di confronto europeo fondato proprio sullo studio e l'applicazione delle prospettive dei BRICS.

Prospettive fondate su pace, sicurezza, sviluppo, cooperazione, prosperità, modernizzazione e collaborazione con un Sud del mondo in crescita e che rappresenta il futuro di un Pianeta che non può più essere governato da un unilateralismo protezionista, sanzionatorio e omologato alle vecchie logiche della Guerra Fredda.

Luca Bagatin

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sabato 4 gennaio 2025

“Thelema”, l'emancipatorio sistema filosofico-spirituale diffuso da Aleister Crowley spiegato da Cosimo Salvatorelli. Articolo di Luca Bagatin


Aleister Crowley (1875 - 1947), poeta, esoterista, mago, massone, oltre che alpinista britannico, vissuto a cavallo fra la fine dell'800 e il '900, sviluppò, nel corso della sua vita, una particolare filosofia che, egli disse, gli fu trasmessa direttamente da un essere “preterumano”, ovvero da un'entità incorporea chiamata Aiwass, che egli incontrò, per la prima volta, in Egitto, nel 1904 e che gli trasmise il cosiddetto “Libro della Legge” (o “Liber AL vel Legis”).

Tale filosofia egli la chiamò “Thelema”, dal greco “Volontà” e tale termine compare, per la prima volta, nel romanzo “Gargantua” di François Rebelais, nel 1534. Una filosofia tutt'altro che dogmatica che si fondava e fonda sul principio, da Crowley enunciato: "Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge. Amore è la legge, amore sotto la volontà".

Di questo tratta l'interessante saggio di Cosimo Salvatorelli, “Thelema – Introduzione alla via d'Iniziazione”, edito dall'associazione Casa 418 (www.casa418.it), che si occupa proprio di diffondere le opere relative a tale filosofia.

Cosimo Salvatorelli è un ricercatore spirituale e studente di Thelema, che ha già all'attivo diversi saggi relativi all'esoterismo e alla Massoneria, editi da importanti case editrici tematiche quali Bastogi e Atanor.

Nel suo “Thelema – Introduzione alla via d'Iniziazione”, egli introduce il lettore alla filosofia thelemica.

Un percorso di ricerca che, potremmo dire, è volto a superare i desideri egoistici, per giungere alla propria autentica Volontà/Divinità, libera da ogni forma di ego, esteriorità e condizionamento.

Secondo gli insegnamenti di Crowley, infatti, il Divino risiede in ciascun essere vivente e non esiste alcuna forma di divinità esteriore da adorare. Così come non esiste alcun peccato e relativo senso di colpa.

Le teorie mistiche e magiche di Thelema” - scrive Salvatorelli sin dalle prime pagine - “descrivono la Volontà come l'espressione della natura essenziale del genere umano (…) compito peculiare di ogni individuo consiste nel rendersi cosciente di ciò”.

I principi di Thelema sono sintetizzati, come spiegato da Salvatorelli, nelle massime: “Non c'è altra legge oltre Fai ciò che vuoi”; “Ogni fenomeno è un Atto d'Amore”; “Non vi è alcun peccato e non vi è alcuna salvezza”; “In Homini Salus”.

Cosimo Salvatorelli, fin dai primi capitoli, spiega anche la cosiddetta teoria degli Eoni, o ere. E spiega come Crowley, attraverso Aiwass, nel 1904, sia venuto ad annunciare l'”Eone del Bambino”, o “Eone di Horus”. Un Eone completamente nuovo rispetto a quelli precedenti, ovvero all'”Eone della Madre”, fondato su principi matriarcali e introversi e all'”Eone del Padre”, fondato sul patriarcato e l'estroversione.

Nell'Eone del Bambino, caratterizzato dalla centroversione, dalla volontà e dalla forza creativa, “Ogni uomo e ogni donna è una stella” e può diventare Dio e intraprendere il suo viaggio nel mondo. La Legge che lo regola, manifesta i principi di “Luce, Vita, Amore e Libertà”.

L'Autore spiega come i principi di Thelema siano in accordo, non solo con la religione degli Antichi Egizi, ma anche con i principi del Taoismo, del Buddhismo e del Sufismo, ovvero siano principi adogmatici, che mirano alla ricerca interiore e rilevano come la realtà esteriore sia solamente un riflesso di quella interiore e, dunque, sia fondamentalmente illusoria.

Principi che Crowley promosse nell'ambito di un sistema spirituale – quello di Thelema appunto – che definì Illuminismo Scientifico, incorporando il metodo scientifico nell'ambito della ricerca spirituale.

Come spiega l'Autore, Crowley intendeva la Magia (che peraltro è alla base di Thelema) quale aspetto “indissolubilmente legato alla Volontà”, ovvero, Crowley spiegò che: “La magia è la Scienza e l'Arte di indurre il Cambiamento a verificarsi in conformità con la Volontà”.

In tal senso, Crowley, sviluppò la confraternita A.'.A.'., organizzazione iniziatica i cui componenti sono, ancora oggi e in tutto il mondo, dediti al “progresso dell'umanità e al perfezionamento dell'individuo”.

Accanto a tale confraternita, Crowley diffuse la filosofia di Thelema nell'ambito dell'Ordo Templi Orientis (O.T.O.), organizzazione iniziatica fondata nel 1895 da teosofi, scienziati, occultisti e massoni quali il chimico, magnate industriale e massone Carl Kellner, il giornalista, esoterista, massone e anarchico Theodor Reuss e il medico e teosofo bavarese (già collaboratore, in India, della fondatrice della Società Teosofica, Madame Helena Petrovna Blavatsky) Franz Hartmann.

L'O.T.O., sotto la guida di Crowley e negli anni successivi alla sua morte, promosse e diffuse la cosiddetta “Legge di Thelema”.

Come spiega Cosimo Salvatorelli, l'O.T.O. si diffuse anche in Italia e i primi aderenti furono il celebre filosofo, matematico, teosofo, martinista e massone Arturo Reghini e il massone Eduardo Frosini. Entrambi furono iniziati da Aleister Crowley nel 1913, a Firenze, affiliandoli alla Sezione Inglese, non esistendo corpi ufficiali dell'O.T.O. in Italia.

Sarà Crowley che, nel 1920, cercherà di fondare i primi corpi rituali dell'O.T.O., fondando l'Abazia di Thelema a Cefalù, in Sicilia, che attirò subito studenti da tutto il mondo. Questo fino alla sua espulsione dall'Italia, da parte della dittatura fascista, nel 1923.

Salvatorelli, nel suo saggio, ripercorre tutta la storia dell'Ordo Templi Orientis sino ai nostri giorni. Organizzazione iniziatica - in armonia con i principi della Libera Muratoria - che è attiva ancora oggi in tutto il mondo e promuove la filosofia Thelema e i conseguenti ideali di libertà individuale, fratellanza universale attraverso forme di società cooperative, autodisciplina, autoconoscenza e emancipazione femminile, contro ogni forma di discriminazione.

In Italia, l'O.T.O, dal 2014, è organizzato come Gran Loggia e, infatti, il suo nome ufficiale è Ordo Templi Orientis – Gran Loggia d'Italia e, per chi volesse saperne di più, può visitare il suo sito web ufficiale: www.otoitalia.it.

Il saggio di Cosimo Salvatorelli ci introduce in tutto ciò e in molto altro ancora.

Ovvero a un sistema filosofico-spirituale probabilmente sconosciuto ai più, che molto fu diffamato, come accadde in vita allo stesso Crowley, proprio per il grande senso di libertà, autoconsapevolezza, emancipazione (anche e soprattutto sessuale e femminile, come già sottolineato) che veicola e che non poteva che infastidire e scandalizzare ogni forma di clericalismo, religione istituzionalizzata e ogni totalitarismo politico.

“Thelema – Introduzione alla via d'Iniziazione”, che consta anche di una interessante prefazione di Jean Matthieu Kleemann e di una riflessione, in appendice, di Giuseppe Zappia, è certamente un saggio illuminante per tutti i sinceri ricercatori dello Spirito.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it