martedì 30 dicembre 2025

Il bilancio diplomatico del Ministro degli esteri cinese Wang Yi. Parole chiave: apertura, cooperazione globale, sviluppo del Sud del mondo, salvaguardia degli interessi nazionali. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Ministro degli esteri cinese, Wang Yi, ha tracciato un bilancio di fine anno, relativamente alla politica estera della Repubblica Popolare Cinese.

Egli ha ricordato l'importante 80esimo anniversario della Guerra di Resistenza Popolare Cinese contro l'aggressione giapponese e della Guerra Mondiale Antifascista. Evento indimenticato nella Storia della Cina e parte integrante della costruzione stessa della Repubblica Popolare e dell'unità del popolo cinese, che si oppose, con fermezza, alle barbarie dell'imperialismo militarista giapponese, alleato ai nazifascismi europei.

Dobbiamo rimanere estremamente vigili di fronte alla rinascita del militarismo in Giappone, difendere con fermezza i risultati vittoriosi della Seconda Guerra Mondiale, ottenuti con grande sacrificio, e salvaguardare efficacemente la pace e la stabilità duramente conquistate”, ha sottolineato il Ministro Wang, peraltro componente dell'Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese.

Egli ha sottolineato come l'attuale Premier giapponese, Sanae Takaichi, esponente della destra, abbia pubblicamente messo in discussione l'integrità territoriale della Cina, sostenendo il separatismo di Taiwan e mettendo così in discussione “l'ordine internazionale del dopoguerra”.

In merito, peraltro, va sottolineato che la Premier giapponese, aveva ricevuto critiche anche da parte dell'opposizione di centro-sinistra e sinistra, ovvero da parte del Partito Costituzionale Democratico del Giappone, del Partito Socialdemocratico Giapponese (che ne ha chiesto le dimissioni) e del Partito Comunista Giapponese.

Nel suo discorso, Wang Yi, ha poi sottolineato la necessità che Cina e USA trovino il modo di andare d'accordo, sulla base dei principi di uguaglianza, rispetto reciproco e reciprocità.

Egli ha fatto presente che la Cina ritiene fondamentale la coesistenza pacifica e la cooperazione reciprocamente vantaggiosa fra i due Paesi, al fine di garantire stabilità, sviluppo e prosperità del mondo.

Egli ha spiegato come la Cina sia e sia stata impegnata, a livello di diplomazia internazionale, quale forza stabilizzatrice, difendendo giustizia e equità e abbia cercato di mantenere stabile il panorama del commercio internazionale.

Il Ministro Wang ha, inoltre, delineato le prospettive della diplomazia cinese per il 2026.

In primo luogo” – ha affermato Wang - “forniremo un maggiore supporto strategico per lo sviluppo e il rinnovamento del nostro Paese. In secondo luogo, apriremo nuove strade per forgiare un nuovo tipo di relazioni tra i Paesi più importanti. In terzo luogo, lavoreremo più attivamente per costruire una comunità con un futuro condiviso con i Paesi vicini” E, ha proseguito: “In quarto luogo, promuoveremo una maggiore sinergia per la marcia congiunta del Sud del mondo verso la modernizzazione. In quinto luogo, daremo un maggiore impulso all'apertura e alla cooperazione globale. In sesto luogo, daremo un maggiore contributo alla riforma e al miglioramento della governance globale. In settimo luogo, agiremo con un più forte senso di missione e responsabilità nella salvaguardia degli interessi nazionali”.

Mentre c'è chi, nel mondo Occidentale sedicente libero, in realtà sempre più autarchico, autocratico e bellicista, soffia sui venti di guerra, promuove dazi, cerca di destabilizzare il Sud globale, c'è qualcun altro che ricerca, invece, la concordia, l'uso consapevole delle tecnologie e dell'economia, a beneficio delle comunità, la cooperazione e il mutuo vantaggio.

Il “socialismo dai colori cinesi”, come lo definì il Sen. Vittorino Colombo (già Presidente del Senato e Ministro di lungo corso), grande amico della Cina moderna, rappresenta oggi un'ancora di speranza in un mondo in decadenza.

Chi non lo comprende ancora, dovrebbe mettersi a studiare, senza gli sciocchi paraocchi dell'ideologia e senza la stupidità della tifoseria, che dimostrano unicamente superficialità, pregiudizio e scarso approfondimento della realtà storica, economica e geopolitica.

Luca Bagatin

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lunedì 29 dicembre 2025

I risultati del sondaggio lanciato da "Global Times" promuovono la Cina e il socialismo con caratteristiche cinesi. Articolo di Luca Bagatin

 

Il tabloid cinese “Global Times”, come ogni anno, ha condotto un sondaggio – fra agosto e ottobre di quest'anno - che ha coinvolto 46 Paesi e un campione di circa 51.700 intervistati, dal titolo “Sondaggio globale sull'impressione e la comprensione della Cina”.

Lo scopo è comprendere come, a livello globale, viene percepita la Repubblica Popolare Cinese e il socialismo con caratteristiche cinesi.

Il campione ha compreso 15 Paesi sviluppati e 31 Paesi in via di sviluppo. Fra i quali Paesi del G20; 9 Paesi BRICS, 10 Paesi membri dell'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico). La Cina, ovviamente, è stata esclusa dal sondaggio.

La metodologia del sondaggio è stata condotta attraverso: interviste faccia a faccia, telefoniche tramite il computer e sondaggi panel online.

Il target è stato composto da persone fra i 18 e i 70 anni.

Dai risultati del sondaggio, come riportato da “Global Times”, è emerso un consenso di circa l'80% relativamente ad alcuni concetti chiave di quello che in Cina viene definito “Pensiero di Xi Jinping relativo al socialismo con caratteristiche cinesi per la Nuova Era”.

Ovvero ciò che sta facendo l'attuale Presidente Xi per modernizzare il Paese, in ogni suo aspetto, sviluppando un socialismo di mercato adatto ai tempi e promuovendo apertura e riforme.

Il consenso dell'80% è emerso, in particolare, relativamente al concetto di “costruzione di una comunità dal futuro condiviso per l'umanità” e la tematica ambientalista, riassunta nella massima “Acque cristalline e montagne lussureggianti sono beni inestimabili”.

Il 70% lo hanno avuto, invece, concetti come “Promuovere il pieno e rigoroso autogoverno del Partito”; “Approfondire ulteriormente le riforme in modo completo” e “Filosofia di sviluppo incentrata sulle persone”.

Il consenso maggiore, relativamente a tali concetti, si è avuto in particolare fra gli intervistati dei Paesi in Via di Sviluppo, mentre fra gli intervistati dei Paesi sviluppati ha ottenuto oltre il 60%. Dato comunque rilevante.

Apprezzamenti di oltre il 70% anche per quanto riguarda le iniziative relative allo sviluppo globale e alla sicurezza globale, intraprese in questi anni dalla Cina.
La gran parte degli intervistati, inoltre, ha concordato sul fatto che i membri dei partiti al governo dovrebbero tendere a standard più rigorosi e elevanti, rispetto ai cittadini comuni. Ovvero dovrebbero servire la popolazione e essere moralmente irreprensibili.

Tale aspetto ha raggiunto il 70% dei consensi nei Paesi BRICS, ASEAN e africani e il 60% nei Paesi europei e mediorientali.

La gran parte degli intervistati – in particolare dei Paesi BRICS, mediorientali, ASEAN e africani - ha espresso apprezzamento anche relativamente all'ultimo Piano Quinquennale cinese, ritenendolo un meccanismo importante per lo sviluppo socio-economico cinese.

L'80% degli intervistati ha espresso valutazioni positive relativamente alla crescita economica cinese nel 2025 e quasi il 90% degli intervistati ha espresso fiducia sulle prospettive future della Cina, in termini di crescita economica.

Il 69% degli intervistati ha un'impressione positiva della Cina. 6 punti percentuali in più rispetto al 2024. Impressione positiva che raggiunge l'80% per quanto riguarda gli intervistati dei Paesi BRICS.
In particolare viene valutato positivamente lo spirito laborioso e innovativo del popolo cinese, lo sviluppo della scienza e della tecnologia.
Aree di maggiore interesse per gli intervistati si sono rivelate lo shopping online su e-commerce cinesi; il social TikTok; lo sviluppo di robot, droni e veicoli a guida intelligente.
Oltre il 60% degli intervistati auspica che la Cina svolga un ruolo più attivo nella promozione della risoluzione delle crisi interazionali, in particolare nella crisi ucraina, nel conflitto fra Palestina e Israele e quello fra Israele e Iran.

E, oltre il 70% degli intervistati, auspica che la Cina partecipi maggiormente alle questioni internazionali, svolgendo un ruolo più importante in futuro, auspicando che possa contribuire a costruire un ordine internazionale più equo e giusto.

Il 58% degli intervistati auspica la costruzione di un ordine internazionale multipolare, equo e ordinato, nel quale ciascun Paese possa partecipare equamente agli affari internazionale.
Quasi il 70% degli intervistati si è detto favorevole all'attuale sistema internazionale fondato sulle Nazioni Unite, mentre il 36% vorrebbe migliorarlo.

Il 40% degli intervistati auspica un miglioramento delle relazioni fra Cina e USA e il 30% auspica un mantenimento dello status quo.

Nel confronto fra Cina e USA, il 39% degli intervistati sceglierebbe la Cina, contro il 26% degli intervistati che sceglierebbero gli USA.

Oltre il 60% ha espresso parere negativo relativamente ai dazi elevati dal governo USA, ritenendolo “un palese atto di egemonia unilaterale”. Il 43% ritiene che ciò potrebbe peraltro aumentare il costo della vita.

Circa il 70% ritiene che posizioni del governo USA, quali la rivendicazione sul Canale di Panama; la rivendicazione della sovranità sulla Groenlandia; gli attacchi militari contro l'Iran, possano avere un impatto negativo sulla comunità internazionale e rappresentino forme di nuovo imperialismo.

La gran parte degli intervistati dei Paesi BRICS, africani mediorientali e ASEAN, ritiene la Cina un “partner di cooperazione strategica” o “Paese amico”, mentre la gran parte degli intervistati dei Paesi sviluppati e europei considerano la Cina un “Paese con cui avere relazioni normali”.

La gran parte degli intervistati auspica un miglioramento delle relazioni fra il proprio Paese e la Cina (80% intervistati dei Paesi BRICS, mediorientali e africani; 60% intervistati dei Paesi ASEAN e europei).

Gli intervistati più giovani e quelli con livelli di istruzione più elevati si sono detti più disposti a interagire con la Cina e ne nutrono maggiore simpatia. Dato in linea con i risultati del sondaggio dell'anno precedente.

Luca Bagatin

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sabato 27 dicembre 2025

L'oppositore di sinistra Sergey Udaltsov condannato a sei anni. Anche in Russia, come ovunque, nel mondo liberal-capitalista, il socialismo è perseguitato. Articolo di Luca Bagatin

 

In pochi, probabilmente, sanno che, nella Russia post-sovietica, esistono dei dissidenti autentici (di cui ho molto scritto nel mio saggio “L'Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo), che, per il fatto di difendere il socialismo, ovvero l'anticapitalismo, la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, non piacciono né al regime liberal capitalista di Putin, ma nemmeno all'Occidente liberal-capitalista.

Occidente liberal-capitalista che, spesso e volentieri, li ha sempre o spesso ignorati. Se non denigrati, considerandoli “controversi” (sic!).

Fra tali dissidenti, lo scrittore e fondatore del Partito NazionalBolscevico, oltre che della coalizione “L'Altra Russia” (oggi “L'Altra Russia di Eduard Limonov”) Eduard Limonov e Sergey Udaltsov, leader del Fronte di Sinistra che, ironia della sorte, viene condannato a 6 anni di carcere nei giorni che ricordano la dissoluzione dell'URSS, quel tragico 25 dicembre 1991, che trasformò la Russia e le Repubbliche post-sovietiche nella terra delle oligarchie, delle mafie e dell'estremismo di destra.

Limonov e Udaltsov, autentici dissidenti della sinistra russa, hanno spesso manifestato assieme, contro le misure antisociali e di austerità dei governi Putin-Medvedev. E spesso sono stati arrestati assieme.

Hanno sostenuto il ritorno del socialismo popolare in Russia, la libertà di parola e il ritorno delle aree storicamente russe alla Russia, quali la Crimea e il Donbass. E lo hanno fatto per primi, denunciando il nazionalismo russofobo ucraino e quello nelle Repubbliche post-sovietiche, diventate liberal capitaliste e governate dall'estrema destra.

Limonov è sempre rimasto un dissidente integrale, ha sempre rifiutato di allearsi al Partito Comunista della Federazione Russa e, al suo partito, composto soprattutto di giovani e giovanissimi, spesso artisti, ancora oggi, non viene permesso di presentarsi alle elezioni. Il suo Partito NazionaBolscevico fu addirittura messo fuorilegge dalla Corte Suprema russa, nel 2007, con accuse infondate di “estremismo” e “incitamento all'odio”. Accuse che la Corte Europea dei Diritti Umani (CEDU) ha considerato palesi violazioni dei diritti umani.

Udaltsov, anch'egli spesso arrestato con l'accusa – mai provata – di “incitamento a disordini di massa”, ha spesso collaborato, invece, con il maggiore partito di opposizione, ovvero il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) e sua moglie, Anastasia, ex attivista del Partito NazionalBolscevico, è deputata alla Duma nelle fila di questo partito.

Udaltsov è stato condannato e per l'ennesima volta, nei giorni scorsi, a 6 anni di carcere duro, con l'accusa di aver pubblicato, sul sito del Fronte di Sinistra, nel 2023, due articoli dal titolo “Come i marxisti sono diventati terroristi. Gli attivisti di Ufa languiscono in prigione da un anno con accuse assurde” e “Smettete di perseguitare i comunisti! Il Fronte di Sinistra ha tenuto una manifestazione a Mosca in difesa dei prigionieri politici”.

Entrambi articoli in difesa del circolo marxista di Ufa, i cui componenti sono stati arrestati e condannati a pene detentive dai 16 ai 22 anni, con l'accusa di “terrorismo”.

Sergey Udaltsov ha dichiarato di voler intraprendere uno “sciopero della fame a tempo indeterminato”, sottolineando come la condanna che ha ricevuto sia stata frutto di “una decisione vergognosa”.

Egli, durante l'udienza in tribunale, ha dichiarato, relativamente ai suoi articoli in difesa dei componenti del circolo marxista di Ufa che: “C'è stata una sostituzione di concetti. Non sono per un'assoluzione, ma rilevo dubbi sulla loro colpevolezza: questo è ciò che contengono tutte le mie pubblicazioni. E ora dubito della loro colpevolezza e ho il diritto di farlo, perché il verdetto non è ancora entrato in vigore”.

Nel mondo post-sovietico, diventato liberal-capitalista, tanto quanto in quello Occidentale, dunque, la caccia al socialista e al comunista rimane sempre presente.

A vario titolo, a vario modo. In gran parte delle Repubbliche post-sovietiche, dai Paesi Baltici all'Ucraina (ma anche in Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca), i Partiti Comunisti e in generale di sinistra, sono stati pressoché messi al bando (e gli attivisti spesso perseguitati). In Russia vengono spesso perseguitati o, quantomeno, tenuti a bada.

Gli USA cercano di destabilizzare il socialismo in ogni dove. Dalla Jugoslavia alla Siria, passando per la Libia e il Venezuela (oltre che l'Italia, quando governava il PSI di Bettino Craxi).

L'UE, che è sempre al traino degli USA e degli estremismi di destra, vorrebbe equiparare il comunismo al nazifascismo. Come se la giustizia sociale potesse essere equiparata al razzismo e al suprematismo!

E siamo sempre lì. Tutto il mondo pseudo-libero (in realtà liberal-capitalista) è paese. Anzi, è palesemente anti-sociale e anti-socialista.

Luca Bagatin

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martedì 23 dicembre 2025

Crisi della democrazia in Italia ed Europa. Un video-dibattito, sul canale della Fondazione Giuseppe Saragat, fra Luca Bagatin, Paola Bergamo, Giorgio Pizzol, Marco Gianfranceschi e Luciano Calì

 

"Crisi della democrazia in Italia ed Europa" con Luca Bagatin, blogger e scrittore; Paola Bergamo, imprenditrice e Presidente Centro Studi MB2; Giorgio Pizzol, ex senartore del PSI e del PSDI; Luciano Calì, portavoce del PSDI; Marco Gianfranceschi, Presidente Fondazione Giuseppe Saragat.

domenica 21 dicembre 2025

Buon Solstizio ! Buone festività di Yule ! Buon Natale del Sole Invincibile !

  ... Il solstizio, in celtico Yule, rappresenta un passaggio fondamentale per tutte le persone impegnate sul sentiero spirituale, da comprendere ed interiorizzare. È il momento in cui la luce vince l'oscurità, il momento in cui la Dea partorisce il Bambino Sacro, il momento in cui la vibrazione della speranza si diffonde come un'onda sulla Terra...

 Fai ciò che vuoi sarà tutta la Legge.

“Ascoltami, Signore delle Stelle,
Per te ho sempre pregato
Con macchie, dolori e cicatrici,
Con gioiosa, gioiosa Dedizione.
Ascoltami, o capro candido come un giglio,
Fragile come un roveto spinoso,
Con un collare d'oro al collo,
Un fiocco scarlatto sulle corna.”

Aleister Crowley, "La Sacerdotessa di Panormita", da The Winged Beetle.

Amore è la legge, amore sotto la volontà.

Solstizio d'inverno, Yule, Festa della Luce e del Natale del Sole Invincibile. 

Articolo di Luca Bagatin  

Il Natale è una forma rituale antica il cui significato originario andò perduto già per molti versi con l’avvento del cristianesimo, il quale utilizzò la festività pagana del Sol Invictus ovvero del Dies Natalis Solis Invicti (Giorno Natale del Sole Invincibile), la festività di Yule secondo il calendario celtico e dei Saturnalia secondo quello romano, per decretare – attraverso l’Imperatore Costantino – la nascita di Gesù detto Il Cristo.

Il Solstizio d’Inverno, in celtico Yule, rappresenta dunque un passaggio fondamentale per tutte le persone impegnate sul sentiero spirituale, da comprendere e interiorizzare. È il momento in cui la luce vince sull’oscurità, il momento in cui la Dea partorisce il Bambino Sacro, il momento in cui la vibrazione della speranza si diffonde come un’onda sulla Terra.

Simbolicamente, ad ogni modo, anche la nascita (simbolica ma non storica) del Cristo può indicare la Luce, il Sole che illumina d’amore le coscienze terrene e le invita al dono ed è in questo senso che il Natale può essere celebrato e vissuto. Non dovrebbe, in sostanza, essere certo la festa del commercio, del consumo, dello spreco, tanto in voga nell’occidente liberal-capitalista.

Ricordo che, anni fa, partecipai alla presentazione di un illuminante saggio dell’amico prof. Claudio Bonvecchio, dall’emblematico titolo “Filosofia del Natale”.

Un saggio senza tempo, che merita di essere conosciuto, in quanto va ad approfondire il significato di questa festività, troppo relegata al consumismo e molto poco al suo profondo significato spirituale, gnostico ed esoterico.

Il testo del prof. Bonvecchio spiega infatti come il Natale, Yule, la Festa della Luce o, appunto, il “Giorno Natale del Sole Invincibile”, fosse festeggiato tanto dalle popolazioni indo-iraniche devote al dio del sole Mithra, quanto dagli antichi romani, attraverso le celebrazioni dei “Saturnalia” in onore, appunto, di Saturno, il mitico dio della pace e della felicità.

Con l’avvento del cristianesimo, come spiegato anche dal prof. Bonvecchio, per volontà dell’Imperatore romano Costantino, fu deciso di cumulare la festa del Sol Invictus con quella della nascita del Cristo, considerato, appunto, la “Luce del Mondo” e fu così che il 25 dicembre divenne la data ufficiale della festività del Natale.

Di quel Natale ricco di simboli antichissimi, dunque, tutti spiegati nel testo del buon prof. Bonvecchio: dall’Albero natalizio – simbolo dell’unione fra Cielo e Terra – passando per il significato della stella di Natale, del vischio, dei cibi natalizi, dei canti di Natale e via via sino agli ornamenti dell’albero di Natale stesso e del presepe.

In particolare il prof. Bonvecchio si sofferma sulla spiegazione del simbolismo della grotta, ovvero della capanna nella quale, secondo quanto scritto nei Vangeli Apocrifi (e non in quelli canonici), nacque il Cristo. La grotta, secondo tutte le tradizioni simboliche, rappresenta infatti l’“uterus mundi”, ovvero il luogo nel quale si trovano le acque primordiali che, come il liquido amniotico per il feto, portano alla nascita/rinascita di una nuova vita. Oltretutto, come spiegato nel saggio, le grotte erano i luoghi nei quali non solo nascevano le grandi divinità, ma erano anche il santuario nel quale venivano praticati i rituali in onore alla Grande Madre o al dio Mithra, imperniati non a caso sulla morte simbolica e sulla rinascita dell’iniziando.

Altra figura simbolica del Natale è quella relativa a Babbo Natale, il quale incarna la figura di San Nicola, vescovo in Asia Minore e protettore dei bambini ai quali, come tradizione vuole, porta in dono dei regali. I bambini, peraltro, secondo tutte le tradizioni simboliche, sono considerati l’incarnazione degli antenati morti che, peraltro, erano i veri protagonisti della festività romana dei “Saturnalia”. E’ così che, per allontanare l’immagine della morte dalla società e farci credere nella vita, Babbo Natale colma i bambini di doni, propiziandosi così anche le anime degli antenati defunti.

Anche il prof. Bonvecchio, in conclusione del suo saggio, sempre attuale, pone l’accento sul drammatico abbandono dello spirito del Sacro da parte di un’incalzante società occidentale liberal capitalista, mercantilista e dei consumi, che ha trasformato il Natale nel solito happening del commercio, figlio di una società sempre più relativista, nichilista, fredda, tecnologica, edonista, globalizzata.

Una società neo-oscurantista, potremmo dire, laddove le tenebre sono rappresentate da questi aspetti materialistici e volti al profitto individuale, anziché al bene collettivo e comunitario.

Una società, quella occidentale liberal capitalista, che oggi è persino volta e votata a riarmi contro nemici esterni inesistenti (ma le sfuggono quelli interni, che, figli dell'edonismo di cui sopra, perpetrano violenze e prevaricazioni di ogni tipo, contro i più deboli e indifesi) e soffia sui venti di guerra, anziché ricercare cooperazione e concordia. 

Ecco dunque la necessità di invertire la rotta, di ricercare la luce dentro noi stessi, attraverso la riscoperta della dimensione del Sacro: restituendo dignità al simbolo, alla simbolica, alla filosofia del Natale, liberando così la società della metaforiche tenebre che l’avvolgono.

Solo allora potremo assistere ad una nuova rinascita del Vero, del Buono, del Bello, ovvero nel momento in cui ci riapproprieremo dell’autentico significato gnostico della festività natalizia.

Non il Natale del consumismo, non il Natale della guerra, dunque, ma il Natale della Luce, del Sole, dell’innocenza dei bambini non più resi adulti da una società senza coscienza, ma aperti alla conoscenza di sé stessi per costruire, da adulti, un mondo d’amore, armonia, di giustizia sociale e fratellanza universale.

Luca Bagatin

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sabato 20 dicembre 2025

Il nemico degli USA e del liberal capitalismo rimane il socialismo, ovvero la giustizia sociale e la sovranità nazionale. Articolo di Luca Bagatin

 

E' evidente che, il nemico degli USA e del mondo sedicente “libero”, ma in realtà liberal capitalista e oligarchico, sia il socialismo.

Lo abbiamo visto più volte, nel corso della Storia.

Alcuni esempi?

La defenestrazione dei leader socialisti latinoamericani, da Allende a Peron; i tentativi di destabilizzazione in Venezuela (passati e recentissimi); l'embargo a Cuba; i tentativi, purtroppo riusciti, di far crollare il socialismo nei Paesi dell'Est (a iniziare dalla Jugoslavia); la defenestrazione di Bettino Craxi e del PSI (oltre ai partiti democratici di governo, in Italia); la defenestrazione del socialismo arabo nella Libia di Gheddafi e di quello baathista siriano di Assad.

Questi solo alcuni esempi, ma se ne potrebbero citare moltissimi altri, di cui ad ogni modo, in altri articoli, mi sono occupato.

Per contrastare il socialismo, a livello internazionale, gli USA e i loro alleati, hanno persino fomentato e sostenuto l'islam radicale. In Siria, guarda un po', da quando governa l'islamista Ahmad al-Shara', l'UE ha allentato le sanzioni e gli USA le hanno recentemente addirittura tolte.

E questa la chiamerebbero “difesa della democrazia e della libertà”? Ma dai! Non siamo ipocriti.

La NATO stessa, da strumento di difesa comune, ha perduto il suo ruolo originario, come ricordato anche di recente dal prof. Giancarlo Elia Valori, al convegno di presentazione del saggio di Paola Bergamo, “Ritrovare i sentieri dell'Europa”.

Gli USA vorrebbero persino vendere armi ai separatisti di Taiwan, in chiave anti-cinese, ovvero anti-socialista cinese.

E, come se non bastasse, il flirt di Trump con Putin, pur dettato dalla logica e dal buonsenso (una logica che ad ogni modo aveva avuto per primo Silvio Berlusconi e, prima di lui, Gianni De Michelis, che avrebbe voluto integrare la Russia nel sistema comunitario europeo e creare un dialogo fra Occidente e Oriente, in sinergia con la Cina), sembra piuttosto volto ad allontanare la Russia dalla Cina.

Una Cina che, grazie alla sua economia socialista di mercato, sta arrivando a superare in ogni settore gli USA, il cui sistema oligarchico liberal capitalista, è destinato a crollare.

In tutto ciò, assistiamo a continue violazioni del diritto internazionale da parte degli USA, non ultima la situazione in Venezuela, di cui ho ampiamente scritto e sulla quale è intervenuta anche la Vicepresidente esecutiva del Venezuela, Delcy Rodriguez, la quale ha denunciato il tentativo di aggressione da parte degli USA, sottolineando che il Paese non ha alcun debito in sospeso con il governo di Trump, mentre è Washington ad avere debiti con il popolo venezuelano.

Ella si è riferita al saccheggio finanziario perpetrato ai danni dei beni venezuelani all'estero.

E ha denunciato le sanzioni unilaterali statunitensi contro il Venezuela, la cui unica “colpa” è quella di avere un governo socialista che difende giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

Guarda caso...

E siamo sempre lì, con gli USA che, governanti dalle due destre, “democratica” e/o “repubblicana”, perseguono sempre il medesimo obiettivo. Saccheggiare chi difende il proprio diritto all'autogoverno e promuove un sistema fondato sulla giustizia sociale e la pianificazione economica.

L'UE – esclusa la Slovacchia (e pochi altri), governata non a caso da un autentico socialista democratico senza equivoci, quale è Robert Fico - da tempo va loro dietro e, anche quando non lo fa, preferisce sostenere una autocrazia corrotta di destra a essa estranea, in una escalation che potrebbe condurre a un conflitto allargato dalle conseguenze imprevedibili.

La cura ad ogni modo esiste. Si chiama socialismo senza equivoci. Ovvero autogoverno, autogestione dei popoli, sovranità e indipendenza economica.

In poche parole: razionalità, cooperazione, libertà, fratellanza e uguaglianza.

Luca Bagatin

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giovedì 18 dicembre 2025

Crescono le voci di protesta contro Trump per le minacce al Venezuela sovrano e socialista. Articolo di Luca Bagatin

 

Da più parti si levano voci di protesta contro il regime di Trump, che ha minacciato il blocco navale delle petroliere venezuelane.

Numerosi deputati del Partito Democratico USA della Commissione Affari Esteri della Camera dei Rappresentanti degli USA, hanno condannato l'amministrazione Trump relativamente alle minacce contro il Venezuela.

Costoro, hanno peraltro messo in dubbio la legalità delle azioni militari poste in essere da Trump contro le navi venezuelane, senza la certezza che queste rappresentino una minaccia per il popolo statunitense.

I deputati democratici hanno parlato di “grave abuso di potere” da parte di Trump ed hanno sottolineato che La nostra risoluzione sui poteri di guerra ha cercato di porre fine a questi attacchi extragiudiziali, ma la maggioranza dei repubblicani ha preferito la lealtà a Donald Trump rispetto al giuramento alla Costituzione”.

Il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo venezuelano, Yván Gil, il quale lo ha informato sulla situazione in Venezuela, sottolineando come il governo e il popolo venezuelano intendono salvaguardare fermamente la sovranità e indipendenza del Paese, rifiutando qualsiasi minaccia esterna.

Il Ministro Wang ha ribadito la partnership strategica fra la Cina e il Venezuela e la posizione cinese, in merito, è molto chiara, ovvero si oppone a “ogni forma di intimidazione unilaterale e sostiene i Paesi nella salvaguardia della loro sovranità e dignità nazionale”, esortando la comunità internazionale a sostenere la posizione del Venezuela.

In una recente conferenza stampa, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Guo Jakun, ha espresso il sostegno della Repubblica Popolare Cinese alla richiesta del Venezuela di una sessione d'urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni unite per risolvere la situazione.

Guo ha fatto presente che: “La Cina si oppone a tutti gli atti di unilateralismo e prepotenza e sostiene i Paesi nella difesa della propria sovranità e dignità nazionale. Il Venezuela ha il diritto di sviluppare autonomamente una cooperazione reciprocamente vantaggiosa con altri Paesi. Crediamo che la comunità internazionale possa comprendere e sostenere la posizione del Venezuela volta a proteggere i propri legittimi diritti e interessi. La Cina sostiene la richiesta del Venezuela di tenere una sessione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

Anche il Ministero degli Esteri russo, in un comunicato, ha espresso preoccupazione per le decisioni unilaterali del governo USA, che potrebbero rappresentare una minaccia per la navigazione internazionale.

Il Ministero degli Esteri russo ha invitato l'amministrazione di Trump ad adottare un “approccio razionale e pragmatico”, evitando un'escalation che potrebbe avere “conseguenze imprevedibili per l'intero emisfero occidentale” ed ha esortato al dialogo fra Washington e Caracas, fondato sul diritto internazionale. Il comunicato ha ribadito la posizione russa, volta al mantenimento della pace in America Latina e nei Caraibi.

Sulla questione è intervenuto anche il Presidente socialista del Brasile, Lula, il quale si è detto anch'egli “molto preoccupato” per la crisi fra Venezuela e USA.

Egli ha esortato Trump a dialogare con il governo venezuelano, al fine di trovare una soluzione.

Lula ha ribadito di voler offrire sia a Trump che al Presidente socialista Maduro l'aiuto del Brasile, al fine di “evitare un conflitto armato qui in America Latina”.

In merito vorrebbe parlare prima di Natale con Trump “in modo che possiamo raggiungere un accordo diplomatico e non una guerra fratricida”.

Il Presidente Lula ha altresì sottolineato che “Non può trattarsi solo di rovesciare Maduro. Quali sono gli altri interessi di cui non siamo ancora a conoscenza?” riferendosi di non sapere se in gioco, da parte degli USA, ci sia solo il petrolio venezuelano, altri minerali essenziali o le terre rare.

Il Presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela, Jorge Rodriguez, ha lanciato un appello ai parlamentari venezuelani invitandoli a mobilitarsi, a fianco del popolo, al fine di difendere la pace del Paese, contro le “grottesche minacce” del governo USA che intende “rubare petrolio, minerali e terre venezuelane”.

Nel frattempo, il giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, ha presentato una denuncia contro la Fondazione Nobel, per aver conferito il Nobel per la Pace all'esponente della destra venezuelana, Maria Corina Machado, la quale ha incoraggiato l'escalation militare USA contro il Venezuela.

Secondo Assange, il Premio Nobel per la Pace non può essere trasformato, giustamente, in uno “strumento di guerra”.

La Machado, peraltro, come denunciato da Assange, aveva peraltro sostenuto anche il criminale regime di Netanyahu.

Luca Bagatin

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martedì 16 dicembre 2025

Amore (socialismo) e Libertà (interiore) contro censura e totalitarismo (materialismo, liberal capitalismo). Riflessioni di Luca Bagatin

 

Il sinistrismo borghese vede fascisti ovunque.

Il destrismo borghese vede comunisti ovunque.

Entrambi si guardano bene dal denunciare il peggiore, aberrante e più pericoloso totalitarismo (che genera alienazione, violenza, odio, noia, sfruttamento sia fisico che mentale e persino sessuale....), ovvero il liberal capitalismo.

Perché entrambi, sinistrismo e destrismo borghesi, sono parti integranti di questo totalitarismo.

E sono il nuovo nazifascismo.

Viva il Socialismo!

Abbasso il liberal capitalismo!

(Luca Bagatin) 

Per essere davvero libero devi isolarti da tutto, ma farlo progressivamente.

Devi distaccarti da ogni cosa.

Essere consapevole che, nel mondo, prevalgono ipocrisia, egoismo, stupidità e ignoranza.

Devi essere consapevole che non potrai sradicarle, ma potrai osservarle e evitare che ti contaminino.

Potrai affrontarle, anzi, dovrai affrontarle, ma con il giusto distacco. E con pari determinazione.

Non lasciarti prendere dal vortice delle passioni rabbiose, ad ogni modo, ma l'unica passione alla quale dovresti abbeverati è quella erotica. Ovvero mistica.

La libertà è dentro di te, non là fuori.

Là fuori c'è solo menzogna.

Osservala, come un film comico.

Perché la gran parte di coloro i quali si prendono troppo sul serio o credono di farlo, sono attori. Comici.

(Luca Bagatin)  

La libertà assoluta non è di questo mondo.

Penso sia anche per questo che a me, di vivere, non è mai interessato granché.

Un giorno penso ci scriverò un lungo articolo (testamento?).

In realtà, in ogni mio articolo, riflessione, saggio, c'è questa spasmodica volontà di andare oltre la banalità, oltre l'ideologia, la retorica, l'ipocisia.

Ero così anche quando ero bambino e riflettevo su ogni cosa.

Perché ero curioso e vorace di tutto quanto il mondo avesse da offrirmi.

Ero però spesso triste, perché il mondo mi metteva regole e paletti.

Che derivavano dalla stupidità e del pregiudizio, che ho scoperto essere, al pari dell'ego, le malattie ataviche dell'umanità.

Ma ero felice ogniquavolta abbattevo regole e paletti.

E facevo di testa mia.

Anche crescendo è sempre stato così.

Alla lunga però, la vita, le persone, mi sono venute a noia.

Perché ragionano per compartimenti stagni e i paletti li hanno nel cervello.

Dubito che, alla lunga, in quest'epoca di stupidità, ignoranza e censura, avrò voglia di proseguire.

(Luca Bagatin)  

Detesto la banalità, l'ignoranze e l'ipocrisia.
Profondamente.
Al punto dall'aver imparato a selezionare moltissimo le persone da frequentare.
Penso che banalità, ignoranza e ipocrisia siano malattie umane molto gravi e che possano essere debellate solamente isolando chi ne è affetto.
Invitandolo, ovviamente, a curarsi.
Ma raramente chi è banale, ignorante e ipocrita, vorrà curarsi.
Meglio escluderlo dalle frequentazioni, quindi.

(Luca Bagatin) 

 

Meglio essere meno letti che ricercare compromessi con chi, anche una sola volta, ti ha censurato (per questo non sono pentito di non aver più inviato miei articoli nè a Electomagazine, nè al Nuovo Giornale Nazionale, nè ad altre testate che, senza motivazione valida, mi hanno cansurato, anche un solo articolo).
La libertà di pensiero (che deriva dalla libertà interiore, che a sua volta deriva dalla propria Vera Volontà) non può accettare compromessi.
Perché non può essere compromessa.
Va preservata.
 
(Luca Bagatin) 

lunedì 15 dicembre 2025

La Repubblica Popolare Cinese dalla parte dei popoli oppressi. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Popolare Cinese, oltre che volta allo sviluppo delle forze produttive, nell'ambito della costruzione del socialismo con caratteristiche cinesi, a livello interno e per la promozione della pace e stabilità, a livello globale, si conferma impegnata in prima linea dalla parte dei popoli oppressi.

Il Presidente cinese Xi Jinping, ha infatti annunciato, lo scorso 4 dicembre, nell'ambito della conferenza stampa congiunta con il Presidente francese Macron, in visita in Cina, che fornirà alla Palestina 100 milioni di dollari, al fine di alleviare la crisi umanitaria a Gaza e sostenere la ricostruzione del Paese.

Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jian, ha altresì dichiarato che la Cina continuerà a sostenere la causa del popolo palestinese, per quanto riguarda i suoi legittimi diritti nazionali e a lavorare per il completo cessate il fuoco a Gaza

E, sempre il 4 dicembre scorso, a Pechino, si è tenuto un seminario teorico – sull'esperienza della modernizzazione socialista attraverso la pianificazione e lo sviluppo scientifico - che ha visto la comune partecipazione del Partito Comunista Cinese e del Partito Comunista di Cuba.

Nell'ambito del seminario, sono intervenuti Li Shulei, membro dell'Ufficio politico del Comitato centrale del PCC e Gladys Martinez Verdecia, membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba.

Quest'ultima ha sottolineato il ruolo degli scambi fra i due partiti comunisti fratelli, volti a rafforzare la cooperazione bilaterale, nella costruzione di una comunità dal futuro condiviso.

Ella ha denunciato l'inasprimento dell'embargo statunitense contro Cuba, sia in ambito economico, commerciale e finanziario, oltre all'arbitraria e assurda inclusione di Cuba fra i Paesi “sponsor del terrorismo”, da parte degli USA.

Aspetti peraltro sempre denunciati dalla Repubblica Popolare Cinese, che Gladys Martinez Verdecia ha ringraziato, anche per il sostegno della Cina in settori chiave quali l'agroalimentare, l'energia e la sicurezza informatica.

Tale seminario è il terzo effettuato di recente, assieme a quelli tenutisi fra il PCC e il Partito Rivoluzionario Popolare del Laos e il Partito Comunista del Vietnam.

Li Shulei, da parte sua, ha ricordato che quest'anno ricorrono i 65 anni di relazioni diplomatiche fra Cina e Cuba e sottolineato la necessità di far progredire gli scambi bilaterali fra questi due Paesi, oltre alla necessità di elaborare piani a medio e lungo termine, volti al reciproco sviluppo socioeconomico.

Il seminario ha riguardato gli aspetti ideologici, economici e anticorruzione e i partecipanti hanno approfondito tali tematiche.

Luca Bagatin

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Con l'elezione dell'estremista di destra Kast a Presidente del Cile l'America Latina libertaria e socialista arretra ulteriormente. La denuncia del Presidente colombiano Gustavo Petro. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, ha commentato molto duramente l'esito del secondo turno delle elezioni presidenziali in Cile che, domenica 14 dicembre scorsa, hanno visto la vittoria dell'estremista di destra José Antonio Kast, il quale ha ottenuto il 58% dei voti, contro il 41,8% della candidata della coalizione socialista, comunista e democratico cristiana, Jeannette Jara.

Il Presidente Petro ha affermato che “Stanno arrivando venti di morte” e ha paragonato Kast a Pinochet, Hitler e altri dittatori. E, sui social, ha altresì affermato che “il fascismo avanza, non stringerò mai la mano a un nazista o al figlio di un nazista”, ricordando che Kast è figlio del nazista Michael Kast, emigrato dalla Germania in Cile per sfuggire alle forze Alleate che lo avevano arrestato e, in Cile, collaborò con la dittatura militare di Augusto Pinochet.

Il Presidente Petro ha affermato che “È triste che Pinochet abbia dovuto imporsi con la forza, ma è ancora più triste ora che le persone scelgono il loro Pinochet: eletti o no, sono figli di Hitler, e Hitler ha ucciso milioni di persone”.

Il Presidente colombiano Petro ha esortato la gioventù cilena a vegliare sulla tomba di Neruda. E a resistere al fascismo, invitando i giovani cileni a “abbracciare la vita e non unitevi mai alla morte”.

Il Presidente cileno eletto, José Antonio Kast, ha ricevuto il plauso dall'estrema destra internazionale, ovvero da Donald Trump passando per Bolsonaro, Milei, Fujimori, la Meloni e Salvini (sic!).

Decisamente un passo in dietro per l'America Latina libertaria e socialista, che si oppone anche fermamente alle recenti interferenze statunitensi in Colombia e in Venezuela, ree di essere governate da socialisti che hanno permesso ai rispettivi popoli di riappropriarsi delle risorse naturali.

In merito, peraltro, è intervenuto anche il Senatore indipendente statunitense Bernie Sanders, il quale ha affermato che Trump cerca di distogliere l'attenzione dai problemi interni degli USA, attraverso la sua campagna di aggressione contro il Venezuela.

Sanders, in merito, ha pubblicato un post su X, scrivendo cheI costi dell'assistenza sanitaria stanno salendo alle stelle. I costi degli alloggi stanno salendo alle stelle. I costi del cibo stanno salendo alle stelle. NO. Non abbiamo bisogno che Trump ci trascini in una guerra illegale e incostituzionale con il Venezuela per distogliere l'attenzione dalle crisi che il nostro Paese sta affrontando. Che fine ha fatto lo slogan "America First"?”.

Anche nell'ambito del 25esimo vertice dei Capi di Stato e di Governo dell'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America - Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP), tenutosi domenica 14 dicembre scorsa, vi è stata una condanna unanime relativamente agli atti di pirateria statunitensi al largo delle coste del Venezuela e contro ogni nuova colonialista “Dottrina Monroe”.

Stessa condanna era già stata espressa anche dalla Repubblica Popolare Cinese, il cui governo ha affermato l'impegno a difendere la sovranità del Venezuela e le sue risorse naturali e ha sostenuto la richiesta di Caracas di fare appello alle Nazioni Unite, per fermare le minacce militari statunitensi nella regione dei Caraibi.

La Repubblica Popolare Cinese è peraltro il principale acquirente del petrolio venezuelano. E' chiaro che i tentativi di Trump sono direttamente e/o indirettamente volti contro la Cina, in una ridicola quanto anti-storica riedizione della Guerra Fredda. Con la differenza che ad essere autocratici, autarchici e protezionisti sono gli USA, non certo la Cina.

La Repubblica Popolare Cinese, infatti, a differenza degli USA, promuove, pragmaticamente, dialogo, commercio e pace con tutti i popoli e i Paesi. E pensare che questo dovrebbe essere uno dei fondamenti della Costituzione degli Stati Uniti d'America (da sempre ampiamente tradita da tutti i Presidenti USA)!

Luca Bagatin

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sabato 13 dicembre 2025

Resoconto del convegno di presentazione del saggio di Paola Bergamo "Ritrovare i sentieri dell'Europa - Sulla via tracciata da Mario Bergamo"

 

Giovedì 11 dicembre scorso, in una gremita Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto – Camera dei Deputati, si è tenuto il convegno di presentazione del saggio di Paola Bergamo “Ritrovare i sentieri dell'Europa – Sulla via tracciata da Mario Bergamo”.

Il convegno, moderato dallo scrittore e blogger Luca Bagatin, ha visto la partecipazione, quali relatori, oltre all'Autrice, il prof. Giancarlo Elia Valori, il Gen. Di Corpo d'Armata Antonio Bettelli e Augusto Vasselli.

Dopo aver portato i saluti di rito da parte dell'On. Paolo Barelli, Presidente Gruppo Parlamentare di Forza Italia, che non ha potuto essere presente per motivi istituzionali e aver dato la parola all'On. Giandiego Gatta, per i saluti da parte della Camera dei Deputati, Luca Bagatin ha introdotto il convegno.

Egli ha voluto focalizzare l'attenzione sulla figura volutamente dimenticata di Mario Bergamo, che, oltre ad essere illustre nonno dell'Autrice del saggio, fu eroe e esule antifascista.

Già Segretario e ricostruttore del Partito Repubblicano Italiano nel suo esilio francese, nel 1925 – ha ricordato Bagatin - fu capostipite della corrente denominata “Repubblica Sociale”, la quale mirava a recuperare l'ideale autogestionario e cooperativista di Giuseppe Mazzini.

Ovvero mirava a unire il capitale e il lavoro nelle stesse mani, a liberare i lavoratori dallo sfruttamento del salario, a renderli emancipati e proprietari del proprio lavoro.

Mario Bergamo propugnava, dunque, un'alleanza fra repubblicani e socialisti, come nella Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864” - ha sottolineato Bagatin – “che vide per la prima volta nella Storia uniti, contro lo sfruttamento, l'imperialismo e le oligarchie europee, mazziniani, garibaldini, socialisti, marxisti e anarchici”. Egli sognava un'Italia e un'Europa ove la giustizia sociale, la sovranità nazionale, l'indipendenza economica e la laicità, trionfassero su ogni forma di dogmatismo e totalitarismo”.

Il saggio dell'amica Paola” - ha fatto presente il moderatore - “che agli ideali di suo nonno e di suo padre, Giorgio Mario Bergamo, si ispira, ci parla di un'Europa che ci sarebbe potuta essere, ma che non c'è. Un'Europa mazziniana, libertaria, democratica, affratellata, sociale e sovrana. Un'Europa che non ha nulla a che spartire con l'attuale UE autoreferenziale, oligarchica, servile e bellicista”.

Bagatin, nel ringraziarlo per averlo scelto quale moderatore, unitamente a Paola Bergamo, ha successivamente ceduto la parola al prof. Giancarlo Elia Valori, già importante manager pubblico, oltre che fine analista geopolitico, nonché Presidente della Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica, "Honorable" dell'Accademia delle Scienze dell'Institut de France nel 2002 e Professore Onorario all'Università di Pechino.

Il prof. Valori ha tenuto una vera e propria lectio magistralis.

Egli, nel sottolineare l'empatia con la quale Paola Bergamo ha scritto il suo libro e la sua capacità di collegare e porre in evidenza i dettagli e “collegare cose apparentemente lontane fra loro”, ha sottolineato come l’Europa di oggi e non quella che pensavano i padri fondatori”.

Ed ha proseguito sottolineando che “L’Europa attualmente è una figura indifesa e direi patetica – specie in relazione alle recenti proposte di pace degli Stati Uniti d’America per l’Ucraina – perché priva di un piano alternativo unificato. Essa annaspa per far sentire almeno la sua voce ininfluente mentre Washington e Mosca negoziano un accordo che potrebbe mettere da parte non solo gli interessi europei, ma pure quel minimo di credibilità diplomatica che l’è rimasta.

La dipendenza dell’Europa dagli aiuti militari degli Stati Uniti d’America - comprati a caro prezzo - l’ha resa strategicamente vulnerabile e politicamente debole, mentre i leader europei stanno spingendo nei loro tentativi di pace per un maggiore coinvolgimento personalistico e niente di più”.

Il prof. Valori ha dunque evocato la figura dello storico e indimenticato Presidente francese Charles de Gaulle. Ed ha fatto presente come egli fosse “l’esatto opposto di un euroscettico”.

Sottolineando come “De Gaulle aveva colto istintivamente il principio di sussidiarietà, una delle cui applicazioni era che l’Europa non poteva essere costruita contro gli Stati nazionali”.

Ed ha proseguito facendo presente come l’indipendenza fosse un valore cardinale per de Gaulle “importante tanto per le nazioni europee quanto per l’Europa nel suo complesso: non poteva esserci un’Europa indipendente se le sue componenti nazionali non erano indipendenti”.

Il prof. Valori ha voluto dunque contrapporre la figura di De Gaulle a quella di Jean Monnet, fra i padri fondatori dell'UE ed ha affermato che “Al contrario l’ideale europeo di Jean Monnet era estraneo alla civiltà europea in sé; era la sezione continentale dell’internazionale globalista dominata allora dagli Stati Uniti d’America, il banco di prova di uno Stato mondiale, come egli stesso afferma nell’ultima riga delle sue Mémoires (Parigi, 2022, p. 794): «la Comunità europea è solo un passo verso le forme di organizzazione del mondo di domani»”.

Egli ha voluto sottolineare altresì che “oggi l’Europa non esiste perché ha perso la sua indipendenza dall’alleato statunitense, fino al punto di abbracciare ormai ciecamente, sotto la bandiera di una NATO in gran parte fuori dal suo ruolo originario, tutte le cause in cui gli uomini che comandano a Washington, soprattutto i “neoconservatori”, sono riusciti a trascinarla: la guerra nei Balcani, i cambi di regime in Medio Oriente - le cosiddette illusorie “primavere arabe”- , l’Afghanistan, la guerra in Ucraina, le sanzioni contro la Russia o le esercitazioni militari nei Paesi baltici”. Ed ha fatto presente che “Oggi Bruxelles non oserebbe nemmeno inviare un corriere per la spedizione di un pacco natalizio in quella regione senza l’approvazione del Dipartimento di Stato. Il passo strategico in questa involuzione fu il Trattato di Maastricht, che subordina esplicitamente la Politica di Sicurezza Comune Europea (PESC) a quella della NATO (articolo J 4)”.

Il prof. Giancarlo Elia Valori ha elogiato, dunque, la visione lungimirante di Charles de Gaulle, il quale “rifiutò un’Europa sovranazionale e sostenne invece, come abbiamo visto, un’Europa di Stati sovrani”.

Egli ha dunque concluso il suo intervento affermando che “L’8 dicembre scorso si leggono le parole di Elon Musk, che a distanza di oltre mezzo secolo danno ragione a de Gaulle e non al filo-staunitense Jean Monnet: «L’Unione Europea dovrebbe essere abolita e la sovranità restituita ai singoli Paesi, in modo che i governi possano rappresentare meglio i loro popoli». Va bene che l’ha detto per i propri interessi, ma nessuno lo direbbe per uno Stato che esistesse sul serio. Trump non affermerebbe mai: «La Repubblica Popolare della Cina dovrebbe essere abolita». La Cina esiste, l’Europa non è mai esistita come unità e soggetto di diritto internazionale”.

Il moderatore del convegno, Luca Bagatin, condividendo in pieno il discorso del prof. Valori, ha sottolineato che anche l'Italia ha avuto il suo De Gaulle, ma di sinistra, nel Presidente del Consiglio Bettino Craxi e nella politica del Ministro degli Esteri Gianni De Michelis. Figure, non a caso, volutamente prese di mira e estromesse dalla politica, dai poteri forti internazionali, all'epoca.

Successivamente, è intervenuto Augusto Vasselli, Presidente del Nuovo Giornale Nazionale, un passato in Bankitalia ed esperto di economia e finanza, oltre che autore dell'introduzione al saggio di Paola Bergamo.

Vasselli ha ricordato come la BCE sia una banca centrale senza Stato di riferimento. E come la nostra sia stata una Repubblica nata su “basi consociative, che non ha saputo riprendere il cammino statuale risorgimentale, reciso nel corso del Ventennio”.

Egli ha esaltato la lungimiranza dell'idea di Mario Bergamo nel voler fondere il Partito Repubblicano Italiano e il Partito Socialista Italiano: “Partiti nella sostanza analoghi e utili al governo del Paese” e la cui mancata unione ha purtroppo favorito da un lato la DC e dall'altro il PCI.

Luca Bagatin ha ripreso la parola, ricordando come ad ogni modo un abbozzo di unificazione fra la cultura repubblicana e quella socialista vi sia stata, in Italia, grazie a Guido Bergamo, fratello di Mario, il quale – staccandosi dal PRI – fondò, nel 1947, il Partito Repubblicano Sociale, che alle elezioni del 1948 confluirà nel Fronte Democratico Popolare, nel quale, oltre a socialisti e comunisti, vide candidare anche repubblicani sociali e ex aderenti al PRI.

Esperienza – ha ricordato Bagatin - non troppo dissimile dalla corrente “Socialista mazziniana” all'interno del PRI, guidata da Alfredo Bottai e Giulio Andrea Belloni e che sarà marginalizzata, ben presto, da Ugo La Malfa e dalla corrente liberale e anti-mazziniana del PRI.

Successivamente ha parlato il Gen. Di Corpo d'Armata della Riserva dell'Esercito Italiano, Antonio Bettelli, il quale ha partecipato a numerose missioni all'estero, fra le quali Antica Babilonia in Iraq; UNIFIL in Libano e l'operazione militare Resolute Support in Afghanistan, guidata dalla NATO.

Il Gen. Bettelli, oltre ad essere autore della prefazione al libro di Paola Bergamo è egli stesso uno scrittore, avendo pubblicato il libro “Leonte”, sempre edito da Futura Libri.

Il Gen. Bettelli ha voluto sottolineare lo straordinario rapporto che lega Paola Bergamo al valore della libertà, ricordando l’aneddoto che vide Paola nascere, per volontà del padre Giorgio Mario, a San Marino “e ciò a dispetto delle consolidate e antiche tradizioni venete della famiglia Bergamo”.

Egli ha affermato che “San Marino è la Repubblica più antica, nonché più antica terra di libertà, che l’umanità annoveri nella sua storia. Fondata nel 301 d.C. per opera di un tagliatore di pietre di origine dalmate, Marino appunto, fuggito alle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano e rifugiatosi sul monte Titano, uno dei colli dell’attuale Repubblica, la comunità di San Marino divenne luogo di protezione per chiunque fosse fatto oggetto di tribolazione, angheria e sopruso. Anche Garibaldi ne fu ospite”.

Il Gen. Bettelli ha proseguito ricordando che “In punto di morte, si narra che Marino, prima di spirare, lasciò ai suoi concittadini una fondamentale testimonianza della vocazione libertaria della comunità da lui fondata; lo fece con una frase divenuta poi celebre: “relinquo vos liberos ab utroque homine”, vi lascio liberi da entrambi gli uomini, intendendo che i due uomini fossero il papa e l’imperatore. Sotto questa stella vocazionale di libertà, Paola Bergamo è nata nello stesso anno e nello stesso mese della scomparsa dell’amato nonno Mario, morte sopraggiunta a Parigi, luogo di esilio volontario per l’eroe della Repubblica Bergamina nell’ultima fase del suo cammino di vita”.

Egli ha fatto presente che “Sappiamo che quella scelta di coerenza radicale, coraggiosamente sferzante nei riguardi di una Repubblica nata, dopo il lungo travaglio del fascismo, con i segnali già compromissivi dei valori democratici e sociali d’ispirazione mazziniana per i quali l’Italia sarebbe dovuta nascere libera e appartenente a un’Europa ispirata al laicismo e alla giustizia sociale. Così non accadde, e oggi ci tocca tristemente fare i conti con il fallimento preannunciato dall’atto di rinuncia di Mario Bergamo”.

Il Gen. Bettelli ha poi voluto entrare nel merito dell'attualità, con un'analisi puntuale e precisa: “Parlando di Europa e di difesa, tema di straordinaria e drammatica attualità, mi sento di dire che se da un lato è inconfutabile che non esista alcuna credibile “Difesa Europea”, dall’altro è egualmente inconfutabile che esiste, invece, la “Difesa dell’Europa”: una difesa messa in campo dai punti del trattato nordatlantico, dai piani strategici e operativi della NATO e dallo schieramento di unità e di assetti militari degli stati europei dell’Alleanza e degli stessi Stati Uniti, ancora oggi massicciamente presenti in Europa nonostante le invettive dell’attuale amministrazione di Washington a danno del continente europeo e dei suoi Paesi. Caso mai, sarebbe necessario focalizzare l’attenzione su quale sia il reale ambito di questa architettura difensiva: cioè chi va difeso e da che cosa. L’aggettivo “europea” associato al temine della difesa NATO va infatti riferito a un’Europa, meglio a un’area euro-atlantica, che comprende gli stati europei dell’Alleanza e l’Oceano Atlantico con le linee di comunicazione marittima che congiungono il continente americano a quello europeo. Non si tratta di un’Europa geografica tout-court, neppure dell’Unione Europea dei 27 stati, neppure di un’Europa estesa all’Ucraina oggi afflitta dall’aggressione russa. E poi qual è la reale minaccia a danno dell’Europa nordatlantica? Se essa si disvelasse sarebbe con molto probabilità una minaccia non in grado di ledere così gravemente come talora si vorrebbe far credere. Ho dunque l’impressione che si faccia, forse non del tutto inconsapevolmente da parte di taluni, un po' di confusione. Non è, appunto, una confusione casuale e, forse, neppure una confusione non voluta”.

E' successivamente intervenuta l'Autrice del libro, Paola Bergamo, imprenditrice veneta, Presidente del Centro Studi MB2 Monte Bianco-Mario Bergamo per dare un tetto all'Europa; Animatrice Perpetua del prestigioso circolo “La Caduta” e Presidente del Premio “Scoiattolo d'Oro” di Cortina.

Paola Bergamo ha esordito spiegando come “Ritrovare i sentieri dell'Europa – Sulla via tracciata da Mario Bergamo” sia prima di tutto un “Manifesto politico e battaglia di libertà”.

Ella ha spiegato come proprio noi italiani dovremmo farci promotori di una “nuova Europa, cioè di una unione perfetta, come la sognava Mario Bergamo, fatta di giustizia sociale e laicismo integrale, considerando le nazioni come sono le classi sociali all'interno di uno stesso Paese”.

E ha sottolineato come, per Mario Bergamo, libertà e giustizia sociale dovessero andare di pari passo.

Paola Bergamo ha affermato che è necessario costruire un'Europa Federale, ma “questo non può essere a opera di una Holding Finanziaria qual è la UE. Un’unione imperfetta, che ha mancato l’appuntamento con la Storia”.

Ed ha sottolineato che l'UE è “rimasta mercatale, un burosauro in cui vi è un Parlamento che di fatto è una grande lobby e comanda una Commissione di funzionari che eseguono i diktat della grande finanza. Funzionari che si danno al miglior offerente, attenti solo al loro profitto personale e al profitto dei loro mandanti, non certo dei cittadini ridotti a sudditi. Una UE inadatta a far fronte alla multipolarità in cui operano gli Imperi in quel vortice che è un tempo scomposto, peraltro aforisma coniato dal Gen. Bettelli, qual è la nostra contemporaneità”.

Ricordando il nonno, Mario Bergamo, Paola ha ricordato che “il suo Repubblicanesimo Sociale, valido per il suo programma nazionale, ma anche europeista era per definizione Antimperialista, Antimilitarista, Antiplutocrazia e Anticlericale. Ecco che tutto invece va in direzione opposta e allora il mio auspicio è di Ritrovare quei Sentieri che lui delineò ed io ho fatto miei, e, traslitterando Garibaldi :“O si fa l'Europa Federale e sociale o si muore!”.

Paola Bergamo ha spiegato come, nel suo saggio, abbia affrontato temi come la democrazia, la guerra, la globalizzazione, la deglobalizzazione, il capitalismo, il socialismo, il liberalismo e l'ambientalismo. Ma sempre prendendo il “meglio di ciò che contengono, in un rapporto di complementarietà”.

Ella ha sottolineato come nel mondo di oggi manca la “concordia”, mentre occorre ritrovare una “necessaria armonia”, “concetto che dal Confucianesimo si è riversato nelle parole spesso pronunciate dal Presidente Xi Jinping”.

Paola Bergamo ha ringraziato per l'intervento il prof. Giancarlo Elia Valori, il quale “ha anche detto che nei miei articoli ci sono dei dettagli di cose che solo apparentemente sembrano lontani tra loro mentre implicano dei collegamenti particolari” Ed ha proseguito sottolineando che “Ci sono cose che talvolta paiono banali come per esempio quel viaggio di Putin a Pechino per le Olimpiadi Invernali del 2022 che si sono svolte dal 4 al 20 febbraio 2022. Ora quel viaggio che ai più deve essere sembrato banale, a me ha sempre colpito per la sua importanza geopolitica e geostrategica e geoeconomica tanto più che la Russia era esclusa dai giochi olimpici poiché condannata per doping di stato dalla Wada e per gli atleti russi in gara, ad ogni medaglia vinta veniva suonato non l’inno nazionale ma un brano di Igor Stravinsky . Però molte furono le foto scattate dell’incontro nel nome dello sport tra Putin e Xi Jinping solo che a soli quattro giorni dalla conclusione dei giochi la Russia inizia la sua “Operazione Speciale” in Ucraina. Insomma a me piace leggere le cose in ciò che serbano dietro e spesso una cosa banale diventa un segnale essenziale”.

Paola, parlando dell'Italia, ha affermato che “Occorre che l’Italia non usi il passato per far guerriglia politica ma per fare i conti con la propria Storia e trasformi il 25 aprile nella festa di una ritrovata libertà, ricucendo la frattura sociale latente, figlia di una guerra civile mai del tutto sopita”.

Per Paola vi è la necessità, dunque, di “un'Italia pacificata, pacifica e unita, che sappia chiudere la sua travagliata epopea risorgimentale” e si ponga quale “alfiere per un'Europa unita, sulle tracce di Mario Bergamo, nel quale si ritrovano i più genuini ideali del nostro Risorgimento”.

Paola Bergamo ha ricordato come suo nonno Mario, peraltro, oltre a non voler tornare in Italia, dal suo esilio antifascista, rifiutò, assieme al fratello Guido, la “seggiola di Senatore, sua di diritto in quanto Aventiniano”.

Una scelta sofferta, ma fatta in quanto “la nascente Repubblica non era come lui l'aveva sperata e per la quale aveva lottato e che definì concetta nel dolore e che non avrebbe preso parte al vituperio. Quale dolere e vituperio? Quello degli italiani che si erano combattuti l'un l'altro in una cruenta guerra civile piena di regolamenti di conti, che con la lotta per la libertà poco c'entravano”.

Paola Bergamo ha ricordato come suo nonno, durante il fascismo, per le sue idee, fu brutalmente picchiato dalla vile marmaglia fascista, fu costretto a bere l'olio di ricino, il suo studio legale fu devastato e fu esposto, nudo, in vetrina al ristorante Diana, di Via Indipendenza, a Bologna.

Ella ha ricordato come fuggì dal Paese, prima a Lugano e poi a Parigi, in maniera rocambolesca, assieme a Pietro Nenni, con l'aiuto della moglie e di Ferruccio Parri.

E a Parigi, aiutato dalla Massoneria francese, riprese la lotta contro la dittatura, ricostituendo il PRI, fondando la Concentrazione Antifascista e aderendo alla LIDU.

A Parigi, peraltro, mise più volte a repentaglio la sua vita per salvare ebrei e perseguitati politici.

Paola ha ricordato come suo nonno non si sarebbe mai riconosciuto nell'UE di oggi, che lei ha definito “una Holding economico-affaristico finanziaria”.

Ed ha affermato che, probabilmente, se negli Anni '20 del '900 ci fosse stata la fusione del PRI con il PSI, sulla base della giustizia sociale e del laicismo integrale, come auspicato da Mario Bergamo, ci saremmo risparmiati il Ventennio fascista e tutto ciò che è venuto dopo.

Paola ha comunque spiegato che “Il pensiero di Mario Bergamo ha avuto una applicazione in quella che fu la Repubblica di Montebelluna, altrimenti detta Repubblica Bergamina, fondata da mio nonno, dal mio prozio Guido e dal mio bisnonno Luigi e durò dal 1919 al 1921.

Immaginate una Repubblica Sociale che portò armonia e concordia tra le classi sociali in un Veneto bianco e monarchico dove svettava, con tanto di bandiera e inno una Repubblica poi distrutta dal fascismo. Una Repubblica nata dal Consorzio di sette Comuni della Marca Trevigiana con centrale Montebelluna, oggi Capitale dello Sport System, e la creazione di 43 cooperative con 3000 iscritti alle leghe, dove furono riscritti i patti colonici mettendo capitale e lavoro nelle stesse mani e la comunanza di beni di prima necessità raggiungendo la concordia che mio nonno diceva essere un accordo di gente di buona fede” .

Paola Bergamo ha altresì ringraziato l'amico moderatore, Luca Bagatin, ricordando quanto egli sia estimatore della “portata rivoluzionaria del pensiero di Mario Bergamo, tanto che lo cita spesso nei suoi articoli”.

E Luca Bagatin ha concluso l'evento, riprendendo due concetti espressi da Paola Bergamo, in particolare. Ovvero il “principio di complementarietà” e quello di “armonia”.

Egli ha affermato pertanto che, “Per ritrovare i sentieri dell'Europa e quelli del mondo intero, probabilmente, occorre riunire ciò che è stato sparso. Ricomporre ciò che è stato e che qualcuno, in particolare, vuole e vorrebbe dividere. Ricomporre le divisioni con pragmatismo, a partire dai valori umani, tanto cari a Mario Bergamo, ma, prima di lui, al conte Alessandro Cagliostro, a Giuseppe Mazzini e a Giuseppe Garibaldi: Fratellanza, Uguaglianza, Libertà e Giustizia Sociale”.


Il Gen. Antonio Bettelli; Paola Bergamo; il prof. Giancarlo Elia Valori; Augusto Vasselli; Luca Bagatin; l'On. Giandiego Gatta

Luca Bagatin, Paola Bergamo, Amelia Scrocco, Mariangela Petruzzelli

Il Gen. Antonio Bettelli e Luca Bagatin

venerdì 12 dicembre 2025

Anche con Trump la musica non cambia. L'obiettivo è sempre quello di distruggere il socialismo, a iniziare da quello latinoamericano. Articolo di Luca Bagatin

 

Gli USA di Trump, per quanto riguarda l'America Latina, sembrano non aver rinunciato all'idea di distruggere e/o destabilizzare i governi socialisti, come nel desiderata di tutti i precedenti Presidenti USA, che del resto hanno da sempre storicamente operato per fare in modo di distruggere il socialismo, ovvero la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, tanto in America Latina quanto in Europa, Libia, Siria e via discorrendo.

E continuano a farlo, con il pretesto, questa volta, della cosiddetta “lotta al narcotraffico”, puntando il dito contro i governi socialisti di Colombia e Venezuela.

In merito, nei giorni scorsi, oltre al Ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, al deputato peronista argentino Jorge Taiana e alla portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, era già intervenuto il Presidente socialista della Colombia Gustavo Petro, il quale è tornato sull'argomento.

Il Presidente Petro, sui social, ha affermato che: “Trump è molto disinformato sulla Colombia. È un peccato, perché sta liquidando il Paese che più di tutti sa del traffico di cocaina.
Durante la mia amministrazione, la Colombia ha condotto 1.446 scontri armati e 13 attentati contro i cartelli della droga, sequestrando 2.700 tonnellate di cocaina, la quantità più alta mai registrata al mondo, equivalente a 32 miliardi di dosi che non hanno mai raggiunto i Paesi consumatori.
18.000 laboratori rudimentali sono stati distrutti senza un solo morto e 30.000 ettari di coca sono già stati registrati dagli agricoltori per la sostituzione delle colture, con il supporto di aziende private statunitensi.
Questa terribile disinformazione da parte del Presidente degli Stati Uniti lo porta a rilasciare dichiarazioni e ad adottare misure che non possono essere dirette contro un presidente democraticamente eletto dalla maggioranza della società colombiana. È così che la Colombia viene mancata di rispetto.
Invito gli Stati Uniti a sostenere il controllo delle grandi spedizioni di cocaina attraverso le acque territoriali colombiane. Insieme accelereremo la costruzione di navi della nostra marina: motoscafi ad alta velocità, fregate porta-elicotteri e altro ancora.
La Colombia non ha bisogno che la sua sovranità venga violata: siamo i più interessati a fermare le mafie che hanno causato 300.000 vittime in mezzo secolo, e questo Stato ha affrontato questa violenza con decisione.
Non sono mai stato ostile agli Stati Uniti, ma non accetto imposizioni basate sulla disinformazione alimentata da politici colombiani alleati con le mafie o da ex ufficiali militari accusati di gravi violazioni dei diritti umani e di loschi affari”.

Egli ha anche denunciato il sequestro della petroliera venezuelana da parte degli USA, al largo delle coste del Venezuela. Il Presidente Petro ha parlato di atto di pirateria volto a sequestrare il petrolio venezuelano.

E anche il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, aveva espresso la sua solidarietà e appoggio al governo socialista venezuelano sulla vicenda.

Cuba esprime il suo pieno appoggio alla dichiarazione di denuncia del governo venezuelano e condanna fermamente l'assalto a una petroliera nel Mar dei Caraibi, perpetrato dalle Forze Armate degli Stati Uniti” aveva affermato Diaz-Canel su X.

Anch'egli ha parlato di “atto di pirateria”, di “violazione del diritto internazionale” e di “escalation di aggressione contro un Paese fratello”.

Il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, in merito, ha affermato che “è stato smascherato il vero obiettivo dell'offensiva imperiale: il desiderio ossessivo di impossessarsi delle sue risorse naturali”.

Egli ha spiegato come la petroliera trasportasse petrolio greggio venezuelano verso i mercati internazionali nei Caraibi e che l'atto delle forze militari USA va considerato come atto di pirateria navale.

Egli ha anche fatto presente che “Se il Venezuela non avesse le maggiori riserve petrolifere del mondo, il Venezuela non esisterebbe per i miliardari e i suprematisti degli Stati Uniti. Vogliono rubare il petrolio del Venezuela e non pagarlo”, e ha concluso affermando che “fin dai tempi di Bolívar, per decreto presidenziale, tutto ciò che si trova sottoterra – oro, minerali, petrolio e gas – appartiene al popolo sovrano del Venezuela per mandato costituzionale, e nessuno e niente può rubare le risorse naturali e la ricchezza del popolo”.

Anche la Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Guo Jakun, ha ribadito di opporsi fermamente alle sanzioni unilaterali illegali, prive di fondamento nel diritto internazionale e non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Luca Bagatin

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